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ALTRO COLPO DI SCENA SUL PORTO D’ARMI CONCESSO A POZZOLO: LA PREFETTURA DI BIELLA COME DA PRASSI CHIESE IL PARERE DEI CARABINIERI CHE DIEDERO RISPOSTA NEGATIVA: NON RAVVISARONO RISCHI PER LA SICUREZZA DI POZZOLO DA CONCEDERGLI DI GIRARE ARMATO

Gennaio 14th, 2024 Riccardo Fucile

DI SOLITO BASTEREBBE QUESTO PERCHÉ UNA RICHIESTA VENGA RESPINTA… CHI HA FIRMATO IL VIA LIBERA CONTRO IL PARERE DEI CARABINIERI?

Il deputato con la pistola Emanuele Pozzolo nega, si ritrae, ma allude. Non vorrebbe parlarne, però si lascia sfuggire con il quotidiano Il Foglio, che «dentro Fratelli d’Italia stanno accadendo cose strane, si cerca di uccidere me per salvare altri». Lui che ha brigato tanto per potersi mettere un revolver in tasca.
Quando chiese il porto d’armi, infatti, non contento del permesso al tiro sportivo, i carabinieri avevano dato parere negativo. Ma poi la forza della politica aveva avuto il sopravvento e la prefettura di Biella gli aveva consegnato l’agognato porto d’armi. Avveniva a metà dicembre scorso, giusto in tempo per armarsi la notte di Capodanno.
Ora è più chiaro l’iter del porto d’armi. Pozzolo l’aveva chiesto per motivi di difesa personale negli ultimi mesi dell’anno scorso alla Prefettura di Biella. E si era rivolto alla prefettura di Biella perché nel settembre 2022 ha preso la residenza in una baita di montagna nel comune di Campiglia Cervo.
Il porto d’armi l’aveva chiesto dopo aver partecipato a un convegno sulla situazione dei cristiani in Iran, che segue per la commissione Esteri della Camera, sentendosi in pericolo per una possibile ritorsione da parte dei pasdaran.
A Biella, però, quella per il porto d’armi, soprattutto negli ultimi anni, è una pratica difficile. Molti permessi non sono stati rinnovati, pochissimi quelli concessi. Come da prassi, quindi, era stato richiesto il parere dei carabinieri. E qui salta fuori la novità. Il parere era stato negativo. Le forze dell’ordine non ravvedevano rischi così gravi per la sicurezza del deputato da concedergli di girare armato.
Di solito basterebbe questo perché una richiesta venga respinta. Per il deputato Pozzolo invece la contrarietà dell’Arma era stata superata e il porto d’armi per difesa personale regolarmente consegnato dalla prefettura. Avveniva solo qualche decina di giorni prima della serata di Rosazza.
Adesso il permesso gli è stato sospeso e sono in corso le pratiche per il ritiro anche delle altre armi di cui dispone il deputato. Ritiro e non sequestro perché non ci sarebbero gli estremi. Si tratta di sei armi, per la maggior pare carabine per uso sportivo, che il deputato conserva nella sua abitazione di Vercelli.
(da La Stampa)

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SALVINI VUOLE INCORONARE ZAIA A VITA (PER EVITARE DI VEDERSELO CONTRO PER LA SEGRETERIA DELLA LEGA)

Gennaio 14th, 2024 Riccardo Fucile

FDI SI OPPONE A UN TERZO MANDATO

A 24 ore dalla presentazione dei simboli elettorali, non si sblocca la partita del candidato del centrodestra in Sardegna. Ieri il meloniano sindaco di Cagliari Paolo Truzzu ha lanciato la sua candidatura a Quartu Sant’Elena chiedendo al Partito Sardo d’Azione leghista e al governatore Christian Solinas di fare un passo indietro.
Ma a bloccare tutto è Matteo Salvini: venerdì, durante una riunione di partito, Solinas avrebbe voluto ritirarsi ma è stato fermato dal leader del Carroccio. Quest’ultimo, infatti, sa benissimo che Solinas alla fine dovrà fare un passo indietro e la coalizione correrà unita con Truzzu, ma per annunciarlo sta cercando di ottenere qualcosa in cambio.
Il grande obiettivo sarebbe la legge sul terzo mandato per i presidenti di Regione che “sbloccherebbe” Luca Zaia in Veneto, ma Fratelli d’Italia non ha alcuna intenzione di concedergliela, almeno prima delle elezioni europee.
Così Salvini le sta provando tutte per prendersi la Basilicata, o comunque ottenere un candidato civico di centrodestra diverso dal forzista Vito Bardi che possa permettere a Salvini e Antonio Tajani di esultare.
Non è un incastro facile. Perché la premier Giorgia Meloni sa che in questo caso chiuderebbe il fronte con la Lega ma aprirebbe quello con Forza Italia. Nel frattempo Salvini ha bloccato Solinas: nessun passo indietro ufficiale prima dell’incontro, che si terrà la prossima settimana, forse già martedì a margine del Consiglio dei ministri, tra il vicepremier leghista e Meloni a Palazzo Chigi per il chiarimento definitivo che non è arrivato nel vertice di giovedì a pranzo.
A bloccare la trattativa è stato proprio Salvini che per domani ha convocato il consiglio federale della Lega. I meloniani stavano cercando una via d’uscita con i leghisti Stefano Locatelli (responsabile Enti Locali) e Roberto Calderoli: un candidato civico in Basilicata o un’apertura sul Veneto.
Ma a stoppare tutto sono state le dichiarazioni di mercoledì del vicesegretario della Lega, Andrea Crippa, che ha minacciato lo strappo. A quel punto sia FdI che FI si sono irrigiditi. Tant’è che adesso difficilmente il Carroccio potrà ottenere il candidato in Basilicata, ma teme di perdere anche l’Umbria (si vota in autunno, dopo le Europee) dove la governatrice leghista Donatella Tesei ha tenuto fuori FdI dalla giunta. Alla fine, è la previsione dei vertici meloniani, è probabile che, di fronte allo scontro aperto, l’unico cambio possa essere in Sardegna: FdI potrà esultare per avere ottenuto Truzzu, Forza Italia per aver riconfermato Bardi in Basilicata e la Lega Tesei in Umbria.
E Solinas ritirarsi per il “bene della coalizione”. Ieri intanto Truzzu ha aperto la campagna elettorale a un evento di Fratelli d’Italia e Azione Giovani. Durante la kermesse ha chiesto agli alleati di sostenerlo: “Il vostro posto è qui, state al nostro fianco. E se avete un dubbio la cosa che vi chiedo è che lo sciogliate subito, per rispetto di tutti. Questo tira e molla non aiuta nessuno”. Nessuna risposta da Lega e Partito Sardo D’Azione.
Fratelli d’Italia invece non ha intenzione di fare concessioni sul terzo mandato. La Lega ha presentato alla Camera una proposta di legge costruita su misura per Zaia in Veneto che scade nel 2025. Con una novità: la legge è scritta in maniera tale che il governatore possa rimanere al suo posto non per un solo altro mandato ma addirittura per altri tre, per un totale di sei. Non più quindi 15 anni al massimo, ma ben 30. All’articolo 2 della proposta del segretario regionale Alberto Stefani, depositata alla Camera, infatti si legge che “le disposizioni della presente legge si applicano con riferimento ai mandati successivi alle elezioni effettuate dopo la data di entrata in vigore delle leggi regionali di attuazione”. Traduzione: i tre mandati partono dal momento in cui la Regione recepisce la legge. Secondo il Corriere del Veneto, infatti, sarebbero già emersi i primi dubbi da parte degli uffici legislativi della Camera. Ed è anche per questo che Fratelli d’Italia si dice contraria. Fino alle elezioni europee non ci sarà alcuna apertura su questo fronte.
(da Il Fatto Quotidiano)

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CARA MELONI, C’E’ ODOR DI “RICATTUCCI”

Gennaio 14th, 2024 Riccardo Fucile

LA FRASE DI POZZOLO: “QUELLI DI FDI MI SCARICANO PER DIFENDERE DELMASTRO”

Quando Emanuele Pozzolo, il deputato pistolero di Rosazza, dice al “Foglio” che quelli di FdI lo “scaricano per difendere Delmastro che non era certo a Canicattì”, la premier (nella versione di leader suprema del partito) avrà sentito puzza di bruciato. Perché in quello che all’inizio poteva sembrare il cinepanettone di un generone politico a cui il potere ha dato alla testa – l’onorevole su di giri che per fare il ganzo si esibisce la notte di Capodanno con un pistolino da borsetta da cui parte un colpo che ferisce alla gamba il genero del caposcorta del sottosegretario alla Giustizia – giorno dopo giorno cresce un certo retrogusto come di ricattucci. Inevitabile pensarlo davanti ad almeno tre versioni contrastanti.
C’è chi giura che alla Pro Loco lui non c’era e dunque non sa chi ha sparato (Delmastro). C’è chi s’è beccato il proiettile (il genero) ma che sull’identità dello sparatore dice e non dice. C’è chi nega di aver sparato (Pozzolo), ma dopo la sospensione dagli incarichi si trincera dietro una frase minacciosetta: “È un momento complesso, ma confido che la verità emerga”. Tradotta qualche riga dopo con quel: “Chi vuole tutelare Delmastro sappia che non mi lascerò ‘buttare dalla torre’”. Caspita. Ci sono tutti gli ingredienti perché la storia vada avanti a colpi di accuse e controaccuse, nel solito fuoco incrociato di “verità” contrapposte (non si escludono memoriali) presso la Procura di Vercelli. Un gran casino che la dice lunga su quanto possa andare fuori controllo (e fuori di testa) una classe dirigente improvvisata perché arruolata troppo spesso sulla base delle convenienze di questo o quel capataz locale. Con una non-selezione che avviene nel vuoto delle non-competenze e non-esperienze che può riguardare più o meno l’intero sistema partitico. Ma se lo scollamento rischia di mettere in crisi pezzi dell’architrave che sostiene il presidente del Consiglio allora il richiamo di Giorgia Meloni alle persone “che sono intorno a me e non capiscono la responsabilità che abbiamo addosso” si fa pressante. Perché se lei non è ricattabile, ma lo sono coloro che le stanno “intorno”, allora come si difende?
(da Il Fatto Quotidiano)

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REGIONALI SARDEGNA, CENTRODESTRA NELA CAOS TOTALE

Gennaio 14th, 2024 Riccardo Fucile

LA COALIZIONE ORA SI RITROVA CON TRE CANDIDATI A DUE GIORNI DALLA PRESENTAZIONE DEI SIMBOLI

Il centrodestra, a due giorni dalla presentazione dei simboli per le regionali in Sardegna, è ancora in confusione.
E a cascata regna il caos anche per le altre Regioni al voto nei prossimi mesi, Basilicata, Abruzzo, Molise e Piemonte.
Uno scontro durissimo, un tutti contro tutti, che rende difficile al momento trovare la quadra nella coalizione di governo. Perché, mentre si cerca una soluzione tra Lega e Fratelli d’Italia per evitare strappi in Sardegna, con il meloniano Paolo Truzzu ieri ufficialmente in campagna elettorale al posto dell’uscente Christian Solinas sostenuto dalla Lega, arriva la conferma che a spaccarsi adesso è Forza Italia: la vicepresidente sarda Alessandra Zedda, una calamita del voto, ribadisce la sua intenzione di scendere in pista nella corsa a governatore anche da autonoma nonostante il segretario del suo partito, Antonio Tajani, pur di difendere l’uscente forzista Vito Bardi in Basilicata, abbia dato disco verde all’imposizione di FdI su Truzzu.
Scontri e veleni che rischiano di avere conseguenze anche al governo e in Parlamento per la maggioranza guidata da Giorgia Meloni.
Entro domani alle 20 in Sardegna vanno presentati i simboli e sia dal fronte Meloni sia da quello Salvini si ribadisce che le posizioni «restano immutate». E cioè che per la presidente del Consiglio il candidato in Sardegna è Truzzu e non si torna indietro; mentre per Salvini deve essere l’uscente Christian Solinas.
In realtà ieri da via Bellerio aprivano a una soluzione dando per scontato che comunque la Lega non romperà la coalizione di governo per la Sardegna. «Alla fine a noi potrebbero andare la candidatura a sindaco di Cagliari e quella a presidente della Basilicata, in attesa di capire la vera partita che sarà il Veneto nel 2025: Regione che non possiamo mollare nonostante Meloni dica che adesso spetti a lei», sostengono dal quartier generale della Lega.
Solinas, dal canto suo, forte dei voti del Partito sardo d’azione (dopo aver piazzato diversi esponenti degli autonomisti nel sottogoverno) prova a tirare la corda prima di fare un passo indietro e chiede di essere capolista alle europee per la Lega nel collegio dell’Italia centrale, posto che Salvini vuole dare però al generale Roberto Vannacci; oppure di andare a fare il presidente dell’autorità portuale sarda.
Ma mentre è in corso questa trattativa, scoppia il caso Forza Italia: la vice presidente Zedda, che in questo scenario non avrebbe spazio come governatrice, e il partito a sua volta non avrebbe alcuna voce in capitolo nemmeno nella scelta del sindaco di Cagliari, annuncia che si candida comunque a presidente della Regione con liste civiche e senza simbolo di FI: «Nelle prossime ore depositeremo il nostro simbolo in Corte d’appello, noi ci proponiamo come forza esterna», dice Zedda.
I forzisti sardi sono sul piede di guerra e in vista delle europee non è un buon segno per Tajani, che nel collegio Sicilia-Sardegna punta a portare a Bruxelles il siciliano Marco Falcone, fedelissimo di Maurizio Gasparri.
Tajani, all’incontro sulle regionali con Meloni e Salvini di giovedì scorso, si è poi impuntato per difendere in Basilicata l’uscente Bardi. Al momento il segretario di Forza Italia rischia di perdere tutto: sia la Basilicata, dove potrebbe essere candidato un civico, come suggerito da Meloni e Salvini, sia il posto blindato a Bruxelles per il fedelissimo del capogruppo azzurro al Senato.
Ma restando sul fronte centrodestra, perfino tra i centristi è scontro aperto. Uno scontro che potrebbe addirittura far slittare il voto in Sardegna: ieri sul palco di Truzzu, che ha lanciato ufficialmente la sua candidatura, c’erano tra gli altri anche l’eurodeputata Francesca Donato per la Dc di Salvatore Cuffaro e un rappresentante della Dc di Gianfranco Rotondi: entrambi rivendicano il simbolo della Democrazia cristiana e sono pronti a presentare ricorsi e contro ricorsi per chi deve mettere lo Scudocrociato nelle liste sarde.
Insomma, nel centrodestra regna il caos: in Sardegna ma non solo. Ed è comunque molto freddo il dialogo tra i leader, con Meloni che vuole più spazio e uno tra Salvini e Tajani che dovrà rinunciare a qualcosa di importante in queste regionali. Rinunce in cambio di che cosa, poi? Meloni non sembra intenzionata a fare molte concessioni in generale agli alleati.
(da La Repubblica)

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SULL’ALTRA INDAGINE SGARBI TENTA DI “DEPISTARE” SPACCIANDO UN MORTO PER TITOLARE

Gennaio 14th, 2024 Riccardo Fucile

L’ESPORTAZIONE SENZA AUTORIZZAZIONE DEL DE BOULOGNE SU CUI INDAGA IMPERIA

Per depistare giornalisti e inquirenti Sgarbi ha scomodato pure i morti, cui ha accollato la proprietà di un’opera e i relativi reati. Ma a smentirlo, ancora una volta, sono i documenti esclusivi e le testimonianze che il Fatto e Report mostreranno la sera di domenica 14 gennaio su Rai3. Inchiodano il sottosegretario all’altra inchiesta in cui è indagato, quella su una tela che vale ben 5 milioni di euro.
Si chiama “Concerto con Bevitore” ed è attribuita a Valentin de Boulogne, forse il più importante dei pittori caravaggeschi. Secondo la procura di Imperia che lo indaga, Sgarbi avrebbe tentato di esportarla illegalmente con l’intermediazione della sua compagna, Sabrina Colle, e di un suo amico, l’impresario d’arte Gianni Filippini.
I Carabinieri l’hanno sequestrata a giugno 2021 a Montecarlo. Il prezioso carico era partito da Ro Ferrarese, cioè proprio da casa Sgarbi. La proprietà dell’opera era certificata dal contratto firmato da Hestia Srl (società della Colle, a sua volta indagata, ma riconducibile al professore) e la Switz Art di Mirella Setzu. Gallerista cagliaritana trasferitasi per affari a Montecarlo, la Setzu si era impegnata a garantire la collocazione dell’opera sul mercato internazionale, a partire da un’esposizione d’arte che di lì a poco si sarebbe svolta a Maastricht.
Sgarbi ha sempre sostenuto che il dipinto fosse una copia che deteneva temporaneamente per conto di un privato cui doveva fare “un’expertise”. Però, sia il famoso Manetti che il Valentin, vengono consegnati per conto di Sgarbi al suo allora restauratore di fiducia, Gianfranco Mingardi. L’orignale della prima viene portato al laboratorio G-Lab di Correggio per essere scansionato e riprodotto: come vi abbiamo già raccontato, quella copia sarebbe poi finita in mostra al posto della di quella autentica, forse per rendere meno identificabili le manomissioni, come la famosa candela. Per la seconda opera, invece, Vittorio Sgarbi fa spalancare le porte della Chigiana di Siena, che detiene una delle tre versioni coeve del capolavoro, al fine di riprodurla e – è una delle ipotesi – sostituirla all’originale che voleva vendere all’estero senza permessi.
Ai giornalisti il sottosegretario ripete la sua versione: “Non ho mai fatto attribuzioni al Valentin, mai scritta, mai detta, perché non ero convinto, era quello che sperava il povero Tota che ne era proprietario”.
Si riferisce ad Augusto Agosto Tota, editore reggiano appassionato del pittore Antonio Ligabue con cui collaborò per molti anni ma sul quale scarica la proprietà e dunque il tentativo di esportazione illecita.
La figlia di Tota, Simona, che incontriamo a Reggio Emilia, ci spiega che “è una cosa totalmente falsa. Quel quadro non l’ho mai visto negli uffici di mio padre, né nella sua sua abitazione. Soprattutto, non me ne ha mai parlato. Lui era un fervido appassionato dell’arte contemporanea e soprattutto di Ligabue”. Perché Sgarbi tira in mezzo suo padre? “Perché è morto un anno fa e non può difendersi”, spiega la figlia: “E’ una vera infamia”.
Un documento esclusivo, di cui i giornalisti del Fatto e di Report sono entrati in possesso riconduce però la proprietà del “Concerto con Bevitore” ancora a Vittorio Sgarbi che, dunque, avrebbe mentito ancora una volta. A farlo filtrare è una fonte che ha lavorato con lui a lungo. È una mail inviata il 24 febbraio 2020 dall’indirizzo segreteria.sgarbi@gmail.com (che riporta anche l’indirizzo fisico indicato di Ro Ferrarese, cioè l’abitazione di famiglia del critico) destinata all’impresario e amico Filippini. Costui la girerà agli intermediari della vendita e contiene proprio l’expertise del dipinto per accreditarne autenticità e valore. Oggetto: “Scheda corretta Valentin De Boulogne, Concerto con Bevitore, olio su tela 97×133 cm”. Molti elementi, si legge, indicano che “si abbia a che fare con la mano di Valentin”. Del resto, a quanto pare, basta vederla.
Ed è proprio quel che hanno fatto ieri i giornalisti recandosi presso il Nucleo di Tutela dei Beni Culturali di Roma, dove si trova l’opera sequestrata. Insieme a loro il professor Alessandro Bagnoli la scruta da vicino e ha pochi dubbi: “È un dipinto autografo del de Boulogne, ma di qualità altissima, potrebbe essere proprio l’originale, frutto del lavoro del grande maestro, da cui sono scaturite le tre copie note finora. Andrebbe acquisito al patrimonio dello Stato ed esposto in un grande museo nazionale”. Questo bene culturale da tutelare, è l’accusa, veniva invece trafugato all’estero. E proprio dall’attuale sottosegretario ai beni culturali.
(da Il Fatto Quotidiano)

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IL COMITATO PER VANNACCI PRONTO A DIVENTARE PARTITO: PARTE IL TESSERAMENTO PRIMA DELLE EUROPEE

Gennaio 14th, 2024 Riccardo Fucile

LA STRUTTURA PRENDE FORMA: SEGRETARIO UN EX DI FORZA NUOVA E CASAPOUND, MOLTI EX MILITARI… OBIETTIVO: “RIALLACCIARE RAPPORTI CON LA RUSSIA DI PUTIN”

La discesa in campo del generale Roberto Vannacci è ancora tutta da definire, almeno nell’individuazione della lista che potrebbe farlo correre per un seggio alle prossime elezioni Europee. Ma dietro al militare sarebbe già in moto e da tempo un comitato, ormai sempre più strutturato come un partito. Se sarà la Lega a dare ospitalità al nome del generale, sarà lui stesso a confermalo, come ha tenuto a chiarire dopo l’ultima apertura da parte di Matteo Salvini. Di certo l’avventura elettorale non sarà solitaria, ma accompagnata da una struttura sempre più definita e composta da una serie di colleghi di lunga data.
Dopo la pubblicazione del libro “Il mondo al contrario” che ha fatto la fortuna di Vannacci, era nato una sorta di comitato a sostegno del generale. Come racconta Repubblica, da qualche giorno quel comitato sta prendendo corpo con uno statuto, un regolamento e un tesseramento.
A capo della nascente struttura c’è un presidente, il tenente colonnello in pensione Fabio Filomeni. Per anni paracadutista e incursore proprio con Vannacci, Filomeni avrebbe dato vita a un soggetto che ha sempre più l’aria di una forza politica: Europa sovrana e indipendente.
All’inizio del 2024, dopo il bagno di Capodanno del generale a Livorno, era stato proprio Filomeni a smentire la nascita del presunto partito. E Vannacci aveva detto al Corriere della Sera: «Filomeni è un amico con cui vado a mangiare una bistecca due volte al mese».
L’organigramma
Tra un pranzo e l’altro, la macchina organizzativa però sembra essere andata avanti. Con Filomeni impegnato a riempire tutte le caselle dell’organigramma e proseguire con la raccolta di adesioni al comitato che sostiene il «pensiero del generale». Vice di Filomeni è diventato l’ex campione paralimpico Norberto De Angelis, che svolge anche il ruolo di coordinatore nazionale.
A fare il segretario c’è Bruno Spatara, continua Repubblica, ex Forza Nuova e CasaPound, poi in Azione identitaria. E infine il tesoriere Gianluca Priolo, anche lui ex incursore. Tesserarsi al comitato di Vannacci costa 30 euro, gratis per i minorenni. Repubblica cita Filomeni che smentisce il legame del nascente gruppo politico con il generale Vannacci. L’obiettivo è quello di avviare un «progetto embrionale che annovera tra le sue fila ex militari e ambasciatori», con la ferma intenzione di «riallacciare relazioni politiche e commerciali con la Federazione Russa».
(da agenzie)

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IL WASHINGTON POST: “ERA RATZINGER A PROTEGGERE FRANCESCO DAI CONSERVATORI, DOPO LA SUA MORTE NON C’E’ PIU’ FRENO”

Gennaio 14th, 2024 Riccardo Fucile

“PAPA VILIPESO E INSULTATO ANCHE DA CARDINALI”… LA FOGNA SOVRANISTA ORMAI IMPUZZOLISCE ANCHE IL MONDO DELLA CHIESA

Finché è stato in vita Joseph Ratzinger papa Francesco è stato sì criticato dai più conservatori nella Chiesa, ma mai in modo violento e personale: Benedetto XVI riusciva a tenerli a freno nei limiti del possibile.
La tesi è del Washington Post in un lungo servizio firmato da tre giornalisti, fra cui il capo della sede di corrispondenza a Roma, Anthony Faiola. Il quotidiano americano ribalta la tesi comune di una certa confusione esistente in Vaticano con la coabitazione di due capi vestiti di bianco: il Papa emerito e il Papa effettivo, e sostiene che l’uno proteggeva l’altro, tanto è che con la scomparsa di Ratzinger l’opposizione all’unico Papa è tracimata, senza più freni di sorta.
Scrive il Washington Post che secondo alcuni dei molti esperti consultati per il servizio «il fatto che Benedetto non sia più presente per temperare il dissenso dei conservatori potrebbe avere giocato a sfavore di Francesco».
Nell’ultimo anno, infatti, sono state numerosi gli attacchi «violenti e talvolta blasfemi» nei confronti di Papa Bergoglio anche prima della reazione alle nuove linee guida che consentono la benedizione delle coppie omosessuali.
Il quotidiano Usa ne cita alcuni ad esempio. «Il cardinale tedesco Gerhard Müller ha definito blasfemia la nuova guida del Papa che permette ai sacerdoti di benedire le coppie dello stesso sesso. Un sacerdote italiano si è ritrovato rapidamente scomunicato dopo aver definito Francesco, nell’omelia di Capodanno, “un usurpatore antipapa con uno sguardo cadaverico, verso il nulla“.
Ancora aggrappato al suo titolo è l’arcivescovo italiano Carlo Maria Viganò, che ha recentemente definito il pontefice un servo di Satana e ha annunciato un seminario per formare sacerdoti liberi dalle “deviazioni di Bergoglio“».
Al Papa «gli attacchi più feroci» dopo il divieto di pillola di Paolo VI
Scrive il quotidiano americano che «Francesco sta subendo un livello di rimprovero che, secondo alcuni osservatori, è il più feroce dai tempi in cui Papa Paolo VI riaffermò il divieto della Chiesa sul controllo artificiale delle nascite nel 1968. Le critiche di oggi sono ulteriormente amplificate dai media sociali e digitali. Una distinzione ancora più sorprendente, tuttavia, potrebbe essere il palese disprezzo che alcuni chierici stanno mostrando nei confronti di un uomo che i cattolici considerano il vicario di Cristo in cima al trono di San Pietro».
Il biografo di Francesco, Austen Ivereigh, fa il parallelo con gli attacchi a Paolo VI per il divieto di pillola nella Humanae Vitae, ma aggiunge: «Ciò che è nuovo è la mancanza di rispetto, la mancanza di deferenza verso l’autorità papale, che è diventata in qualche modo ammissibile in questo pontificato in un modo che non ho mai visto prima».
Concorda con lui John Carr, già lobbista della conferenza episcopale Usa: «L’opposizione a Francesco è senza precedenti. E riguarda soprattutto il potere ecclesiastico, economico e politico. Non hanno detto che Giovanni Paolo II non era Papa. Non hanno detto a Benedetto che era illegittimo. Questo fa parte di un progetto più ampio per minare la sua credibilità».
L’attacco diretto di due vescovi del Kazakistan
Ora, continua il quotidiano americano, «il numero di chierici cattolici che annunciano a gran voce e con orgoglio la loro intenzione di non rispettare il Papa è cresciuto il mese scorso, dopo che Francesco ha modificato le linee guida del Vaticano e ha autorizzato le benedizioni sacerdotali di coppie dello stesso sesso, a condizione che tali benedizioni siano tenute separate dal matrimonio». I vescovi Usa sono stati prudenti nelle reazioni, ma «anche alcuni vescovi fedeli a Francesco, tuttavia, sono apparsi sinceramente confusi su come tali benedizioni siano significativamente diverse dall’approvazione delle unioni omosessuali, e su come il Vaticano possa sostenere le benedizioni omosessuali pur sostenendo che le tendenze omosessuali sono ‘intrinsecamente disordinate’ e gli atti omosessuali ‘immorali’. C’è stata la rivolta delle conferenze episcopali africane, che però hanno ribadito la loro fedeltà a Francesco. Ma anche qualcosa in più: “Due vescovi del Kazakistan, in una lettera che proibisce ai loro sacerdoti di obbedire all’editto vaticano, hanno rispettosamente affermato che il Papa non cammina rettamente secondo la verità del Vangelo“».
Gli esperti: «Mai viste critiche così in piazza»
Il Washington Post ricorda che «secondo le norme ecclesiastiche, i chierici possono mettere in discussione il Papa, anche se in modo rispettoso e ragionevole», ma non è il tono di questo ultimo anno. «Sono sbalordito dalle critiche mosse a Papa Francesco dai conservatori», dice John McGreevy, storico del cattolicesimo e rettore dell’Università di Notre Dame. «Questa natura estremamente pubblica delle critiche papali è totalmente nuova e moderna. Gli attacchi all’istituzione sono il simbolo di un populismo a cui si pensava che il cattolicesimo fosse immune, perché è l’istituzione burocratica per eccellenza». Il quotidiano Usa sente anche lo storico italiano della Chiesa, Alberto Melloni che rafforza la tesi iniziale: «Le benedizioni per le persone dello stesso sesso sono state la prima azione importante che Francesco ha intrapreso dopo la morte di Ratzinger. Ma questa volta Ratzinger non è più lì a dire agli altri: “Chi se ne frega se non vi piace, è il Papa e dovete obbedire“».
(da agenzie)

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NON C’E’ LIMITE ALL’INFAMIA: MARTINA ROSSI, PRECIPITATA DAL SESTO PIANO PER SCAMPARE A UNO STUPRO. PER I CONDANNATI “FU ANCHE COLPA SUA”

Gennaio 14th, 2024 Riccardo Fucile

LA RABBIA DEL PADRE DELLA RAGAZZA: “ABERRANTE”

Sono stati condannati per tentato stupro, assolti (perché il reato è stato prescritto) per morte come conseguenza di altro reato. Martina Rossi precipitò dal sesto piano di un hotel di Palma di Majorca per sfuggire a una violenza sessuale. Ma adesso, tredici anni dopo la sua morte, Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi chiedono, tramite i loro legali, che il giudice civile di Arezzo – dove è in corso la causa per il risarcimento del danno – riconosca un grado di responsabilità alla vittima appena ventenne. Vittima che in quell’hotel, precipitando, perse la vita. Una tesi che Bruno Rossi, padre di Martina, definisce «aberrante». Secondo quanto riporta La Nazione, Albertoni e Vanneschi una nuova perizia sulla caduta. Attualmente i due si trovano in carcere per scontare la pena in regime di semilibertà.
«Si comportano come se non fosse successo niente e continuano a mentire – ha dichiarato Bruno Rossi parlandone col quotidiano La Nazione – Ci sono responsabilità oggettive che provano a introdurre, come se invece non ci fossero stati 11 anni di sentenze e mia figlia non fosse stata ammazzata da questi due».
Il padre di Martina ha infine dichiarato «Mia figlia è morta. La mia sensazione è che vengono fatti questi tentativi quasi come non fosse successo niente. Continuano a dire le stesse, cose, continuano a mentire».
(da agenzie)

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PARTENZA FIACCHISSIMA PER I SALDI INVERNALI: LE VENDITE HANNO REGISTRATO UNA FLESSIONE DEL 8%

Gennaio 14th, 2024 Riccardo Fucile

LA VERITA’ E’ CHE L’INFLAZIONE E IL CARO-VITA HANNO DRENATO SOLDI AGLI ITALIANI CHE NON HANNO SOLDI DA SPENDERE

Partenza fiacca per i saldi invernali. Stando a un primo monitoraggio sulle imprese associate a Federazione Moda Italia-Confcommercio che hanno risposto al questionario sull’andamento dell’avvio dei saldi invernali, le vendite hanno registrato una flessione del 8%.
Nella prima settimana dello shopping in saldo, il 55% delle imprese ha rilevato un calo a fronte di un 24% che ha riscontrato un trend stabile e un 21% che ha registrato un incremento delle vendite rispetto allo stesso periodo del 2023. Un dato che è ancora parziale, tenuto conto che i saldi sono appena all’inizio e durano generalmente circa sessanta giorni.
Per il Presidente di Federazione Moda Italia-Confcommercio, Giulio Felloni: “Sicuramente alcuni fattori come il maltempo non hanno favorito una partenza dei saldi così brillante. Siamo comunque fiduciosi che, con il miglioramento della situazione climatica di questo fine settimana, verranno confermate le aspettative con un incremento dei clienti nei centri storici, nelle vie e piazze delle nostre città e dei nostri paesi. Per i consumatori ci sarà una grande possibilità di avere articoli di stagione a prezzi estremamente competitivi”.
“Di certo – conclude Felloni – le continue campagne di sconti ‘selvaggi’ lungo tutto l’anno dovranno essere oggetto di una seria regolamentazione. Sono sempre più convinto che le Istituzioni dovranno sostenere la presenza dei negozi di moda all’interno delle nostre città e che la via della ripresa potrà passare lungo tre direttrici che abbiamo indicato al Tavolo della Moda: un’Iva agevolata sui prodotti di moda e in particolare su quelli Made in Italy, un bonus moda per l’acquisto di prodotti ecosostenibili e un canone di locazione commerciale concordato tra locatori e conduttori per ridurre il peso degli affitti”.
(da agenzie)

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