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AL CONFOTER, DALLO SCORSO 4 DICEMBRE, VANNACCI SI È PRESENTATO IN UFFICIO SOLO 6 VOLTE. UN PO’ POCO PER UN “SERVITORE INDEFESSO DELLO STATO”

Gennaio 17th, 2024 Riccardo Fucile

VANNACCI SI È ISCRITTO A “SIAMO ESERCITO”, IL SINDACATO MILITARE PIÙ CRITICO CON IL MINISTRO DELLA DIFESA, CHE HA AVVIATO CONTRO DI LUI UN PROCEDIMENTO DISCIPLINARE PER IL LIBRO “IL MONDO AL CONTRARIO”

In pole per candidarsi alle Europee di giugno, Roberto Vannacci si è iscritto intanto a Siamo esercito (Sindacato italiano autonomo militare organizzato). Si tratta della formazione sindacale più critica con il ministro della Difesa Guido Crosetto, il quale, in agosto, aveva definito il generale un «farneticante» — con seguito di richiesta di azione disciplinare — alla luce del libro Il mondo al contrario carico di opinioni criticate per essere «omofobe, razziste e sessiste».
Siamo esercito, guidato dal segretario generale Daniele Lepore, ha accolto ora Vannacci dicendosi preoccupato del fatto «che un membro del governo, in un momento storico caratterizzato da guerre internazionali, dedichi particolare attenzione a un alto ufficiale dell’esercito, dando, per lo più, impressione di parzialità e mancanza di equidistanza. Vigileremo».
L’iscrizione del generale ha l’obiettivo di tutelarlo al massimo. Il timore dichiarato è quello «di una condanna senza appello già emessa da chi ora si appresterebbe a giudicarlo in esito a un procedimento disciplinare viziato all’origine».
Non a un sindacato qualsiasi ma “per la precisione, al Siamo, un sindacato autonomo dell’esercito; il quale subito si adopera in sua difesa con un appello al ministro della Difesa Guido Crosetto, affinché ci siano ‘ponderazione e dialogo’ nell’esaminare il procedimento aperto che riguarda il generale”.
Una fonte bene informata, che conosce alcuni dossier alla Difesa, segnala qualche numero interessante. “Vannacci il 4 dicembre è stato assegnato al Confoter come capo di stato maggiore. Lui definì l’incarico molto prestigioso e ringraziò. Il 4 stesso chiede licenza per motivi familiari fino al 26 dicembre. Rientra in ufficio il 27, fa le vacanze di fine anno e il 4 gennaio richiede una nuova licenza per motivi famigliari. Il 16, ieri, torna al lavoro e finalmente assume l’incarico ‘prestigioso’.
Su 42 giorni ne ha lavorati 6. O meglio è stato formalmente in ufficio per 6 giorni. Fulgido esempio di servitore indefesso dello stato”.
(da Il Foglio)

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“I CARABINIERI HANNO SENTITO GIOVANNA PEDRETTI PRIMA DEL SUICIDIO. CERCAVANO L’AUTORE DEL POST DISCRIMINATORIO, LA SIGNORA AVEVA CONFERMATO TUTTO”

Gennaio 17th, 2024 Riccardo Fucile

LA PROCURA DI LODI INDAGA PER ISTIGAZIONE AL SUICIDIO

La procura di Lodi conferma ciò che già era emerso nei giornali negli ultimi giorni, ovvero di aver sentito la ristoratrice Giovanna Pedretti il giorno prima del suicidio. «Sabato 13 gennaio, i carabinieri di Sant’Angelo Lodigiano, ipotizzando il reato ex art. 604 bis C.P. (propaganda ed istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa), al fine di informare la Procura della Repubblica competente, convocavano in caserma la signora Pedretti con riferimento ad una recensione pubblicata su Google, e poi rimossa, da un anonimo cliente del suo ristorante», spiega in una nota. «La signora – aggiungono gli inquirenti – veniva sentita nel pomeriggio dello stesso giorno come persona informata sui fatti, quale potenziale vittima dell’intera vicenda. Il colloquio durava pochi minuti e la medesima confermava il contenuto della recensione, ma non era in grado di fornire ulteriori dettagli sull’identità del cliente». La titolare della pizzeria Le Vignole a Sant’Angelo Lodigiano aveva due cellulari. Uno è stato ritrovato nella sua Panda sulle rive del Lambro. Quello personale è finito in acqua con lei. E in uno dei due ci dovrebbe essere lo screenshot rimosso, a cui la donna rispose usando un “programmino”, come raccontò ai militari. Il marito Aniello D’Avino detto Nello, che l’ha accompagnata al colloquio con i militari, ha detto che la moglie «era ossessionata da quei commenti negativi».
Nello, racconta Il Fatto Quotidiano, ha anche spiegato ai carabinieri che la moglie era diventata silenziosa nelle ore precedenti alla morte. Non aveva risposto alle sue esortazioni a dimenticare tutto. Ossessionata dall’idea di essere diventata prima un’eroina e poi una truffatrice in poche ore. Gli inquirenti analizzeranno anche le celle telefoniche. E le chiamate, per cercare di capire se qualcuno ne abbia fatta una che ha fatto crollare la donna. Che ha ribadito anche ai carabinieri l’esistenza del post prima della sua cancellazione.
«Non l’ho scritto io, il post esiste», avrebbe ripetuto. Sostenendo anche che aver rivisto la persona che secondo lei aveva scritto la recensione nel locale l’ha fatta decidere di realizzare e pubblicare la risposta artefatta. Lo screenshot nel telefono, ha ricordato, era datato «aprile 2023». Il procuratore di Lodi Maurizio Romanelli potrà accertare la verità, sempre che Google collabori. Giovanna aveva sofferto molto per la morte del fratello Stefano, anche lui suicida. In quei giorni cadeva la ricorrenza della morte. La famiglia ha nominato un’avvocata, Simona Callegari. Gestirà i rapporti con la stampa dopo gli assedi di questi giorni. Angela Giulia, cugina di Giovanna, ha spiegato all’agenzia di stampa Ansa che il lavoro era la priorità della donna. Proprio sul lavoro «è stata bastonata», ha detto. Ed è per questo che non avrebbe retto.
Attualmente la procura di Lodi indaga per istigazione al suicidio. Senza indagati. Oltre all’autopsia e all’analisi degli smartphone decisiva sarà la risposta di Google che, sollecitata dagli inquirenti, dovrà confermare o meno l’esistenza della recensione.
(da Open)

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ZAIA HA PERSO LA SUA BATTAGLIA PER LA LEGGE SUL FINE VITA: ALL’ASSEMBLEA REGIONALE IL TESTO È STATO BOCCIATO DA FORZA ITALIA, DA FDI E DAGLI 11 LEGHISTI SALVINIANI (CONTRO I 16 FEDELISSIMI DEL “DOGE” CHE HANNO VOTATO A FAVORE)

Gennaio 17th, 2024 Riccardo Fucile

IL GOVERNATORE ATTACCA: “TROVO IPOCRITA DA PARTE DI QUALCUNO FAR FINTA CHE NON ESISTA LA SENTENZA DELLA CONSULTA CHE AUTORIZZA IL FINE VITA. UNA LEGGE È NECESSARIA, COME SI FA A NEGARLO?”… MA TI SEI ACCORTO ADESSO DELLA FOGNA CUI TI ACCOMPAGNI?

«Qualcuno ha voluto far passare il messaggio, scorretto oltre che sbagliato, che la legge autorizzasse il fine vita. Ma non è così. Questa possibilità esiste già in forza di una sentenza della Corte costituzionale del 2019. Puntava a regolare modalità e tempi».
Di fronte al pareggio che ha decretato il rinvio in commissione (e quindi, sul binario morto) il progetto di legge sul suicidio medicalmente assistito, il presidente della Regione Veneto Luca Zaia rigetta la lettura politica che dà il centrodestra spaccato (FdI e FI hanno votato contro, nella Lega qualcuno si è detto a favore, qualcuno contro, due si sono astenuti).
Presidente, davvero non è stato un voto politico?
«Non scherziamo. Dovevamo votare su un tema etico, non politico. Ognuno si è espresso secondo coscienza. Per quanto riguarda la Lega non abbiamo mai fatto una riunione per contare i voti. Avrei trovato vomitevole il contrario».
Tutti vanno a guardare i voti, la divaricazione è evidente.
«Guardi che anche il centrosinistra si è spaccato. Sui temi etici, vedi l’aborto, non ci sarebbe l’unanimità in nessuno schieramento».
L’esito l’ha sorpresa?
«No, penso che sia uscita una rappresentazione della spaccatura che su questi temi vive l’intero Paese. Anche se in cuor loro, credo, i cittadini sarebbero favorevoli ad avere una legge che regola i comportamenti che si possono tenere in situazioni così delicate anche dal punto di vista etico. Io, comunque, rispetto tutte le posizioni. Anche quelle di chi non ha avuto rispetto per le mie».
Con chi ce l’ha?
«Con chi nega l’evidenza, con gli ipocriti che fingono di non vedere che il suicidio assistito c’è già ma respingono la necessità di adottare una legge per regolamentarlo».
C’era l’occasione e non è stata sfruttata.
«Esatto. E ricordo che non era una legge voluta da me o dalla mia giunta, ma era una iniziativa popolare sostenuta da una raccolta di 9 mila firme da parte dell’associazione Coscioni che è stata presentata in tutte le Regioni».
Non era lei il promotore ma la Regione l’ha portata avanti.
«Certo, lo Statuto del Veneto prevede che i progetti di legge di iniziativa popolari debbano essere discussi entro sei mesi. E così è stato».
In Consiglio i contrari le hanno obiettato che il compito di varare una legge tocca al Parlamento.
§«Hanno ragione, ma a oggi nulla di fatto. L’ufficio legale del Consiglio regionale ha detto che l’iniziativa era comunque legittima e quindi le ha dato corso. Ma, ripeto, non è questo il punto».
E qual è, allora?§
«Dobbiamo ricordare che tutto parte dalla sentenza della Corte costituzionale che rende possibile, a determinate condizioni, il fine vita».
Quali condizioni?
«Una malattia con esito infausto; vivere grazie ad un supporto vitale; l’insostenibilità del dolore fisico e psicologico; la libertà di scelta e la capacità di intendere e di volere».
E allora, che altro serve?
«Serve normare nel dettaglio le procedure e i tempi, a tutela estrema del paziente, aspetti non contenuti nella sentenza della Consulta».
Lei comunque condivideva la proposta di legge.
«L’ho scritto nel mio libro I pessimisti non fanno fortuna. Io sono per il rispetto della scelta individuale. Rispetto tutti ma vorrei essere libero di scegliere se dovesse capitare a me di trovarmi in una certa situazione».
C’è un ampio fronte, ben rappresentato nel centrodestra, che è contrario.
«Tutte le posizioni sono rispettabili e le rispetto fino in fondo. Trovo però ipocrita da parte di qualcuno far finta che non esista nemmeno la sentenza della Consulta che autorizza il fine vita».
Lei ha detto che è «immorale» che la politica non faccia la sua parte.
«Sì, perché al di là di tanti bei discorsi di principio, c’è la vita che bussa alla nostra porta. Noi amministratori siamo chiamati a dare risposte ai cittadini, anche o soprattutto di fronte a situazioni così delicate. In Veneto dal 2019 sono state presentate sette richieste: cinque sono state rigettate e due accolte dai nostri comitati bioetici (una è stata portata a termine e l’altra è in attesa, ndr) . Si sono mossi con scrupolosità e rigore».
(da La Stampa)

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SCONTRI VIOLENTI NELLA REPUBBLICA RUSSA DELLA BASCHIRIA, RIVOLTA DI PIAZZA CONTRO PUTIN PER L’ARRESTO DI UN ATTIVISTA

Gennaio 17th, 2024 Riccardo Fucile

IL CREMLINO MANDA LA GUARDIA NAZIONALE

Nel distretto Baymaksky della Baschiria, dove questa mattina sono iniziati violenti scontri tra manifestanti e forze di sicurezza durante una manifestazione di molte migliaia di persone, sono stati avvistati veicoli della Guardia Nazionale, riporta il Moscow Times.
Le persone si sono radunate nella piazza davanti al tribunale distrettuale di Baymak per chiedere il rilascio dell’attivista Fail Alsynov, che il 17 gennaio è stato condannato a 4 anni di carcere con l’accusa di “incitamento all’odio etnico”.
Il comitato investigativo ha aperto il caso contro Alsynov sulla base della denuncia del capo della Bschiria, Radiy Khabirov.
Testimoni oculari riferiscono di almeno tre carri con cavalli di frisa in un convoglio di autobus e camion con rinforzi.
Forse le forze di sicurezza li useranno per trattenere i cittadini, riferisce RusNews.
Diverse decine di persone sono state arrestate e molte sono state picchiate durante la repressione da parte delle autorità baschire di una manifestazione di protesta nella città di Baymak, che è diventata la più grande dopo le proteste a sostegno di Navalny.
Le forze di sicurezza picchiano i manifestanti, usano gas lacrimogeni, granate stordenti, scudi e manganelli. I manifestanti segnalano “scontri violenti” con gli agenti di polizia.
(da agenzie)

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MELONI TEMPOREGGIA SULLE EUROPEE PER SNERVARE LEGA E FI

Gennaio 17th, 2024 Riccardo Fucile

STALLO IN SARDEGNA

Siccome un po’ tutto si tiene, la prima conseguenza delle tensioni sulle regionali è lo slittamento della decisione di Giorgia Meloni sulle europee. La premier oscilla, come un pendolo, tra il sì, il no e il forse. I pro (il partito) e i contro (la presidenza del G7). Ha tempo fino all’8 maggio per prendere una decisione. Quanto basta per friggere gli alleati di Lega e Forza Italia. Tra accelerazioni e frenate, la leader di Fdi sa che così può tenere tutti sulla corda. La sua presenza come capolista può valere, secondo i dati che girano in via della Scrofa, fra il 3 e il 5 per cento in più per le liste dei patrioti. Lo spread, insomma, che passa fra un successo annunciato e una vittoria in carrozza che veleggia verso quota 30 per cento. Tutti questi ragionamenti sembrano slegati rispetto alla partita sarda, che si porta dietro quelle abruzzese, lucana e piemontese. Ma non è così. Meloni sa di avere la forza di dare le carte. E quindi aspetta. Convinta che l’idea di concordare con Antonio Tajani e Matteo Salvini una linea comune sulle europee sia stata superata dai fatti. Il capo del Carroccio si è sfilato, quello di Forza Italia preferirebbe evitare di correre, anche se dice che ci starebbe pensando. E così si arriva alla Sardegna, caso ormai nazionale.
Dalle parti di Fdi sono convinti che ormai la spunterà il sindaco di Cagliari Paolo Truzzu sul governatore uscente Christian Solinas, diventato la linea Maginot di Salvini. Che fa esclamare ad Andrea Crippa, vicesegretario leghista: “Ah, quando c’era Silvio! Berlusconi sì che era un capo della coalizione generoso”. Nostalgia canaglia.
Sempre Crippa (che è l’oggetto contundente usato da Salvini) prima che i leader si vedessero a Palazzo Chigi ieri sera, spiegava che le minacce di Francesco Lollobrigida non gli fanno perdere il sonno e che insomma lui si sarebbe trovato meglio a dialogare con Giovanni Donzelli, coordinatore nazionale del partito. Schermaglie su schermaglie: questo offriva il menu in attesa che la grande capa riunisse i leader prima di cena per arrivare a una decisione che però non c’è stata (si rivedranno oggi: la premier ha parlato in privato con il leader leghista).
Si sa che in Sardegna bisogna presentare le liste entro il 22 gennaio e il nome del candidato governatore a loro collegato entro il 25. Salvini continua a dire – chissà se è vero – che l’indipendentista Solinas potrebbe appoggiare, se fatto fuori, Renato Soru. E il tutto a favore di Alessandra Todde, candidata rossogialla di espressione M5s che zitta zitta si è già fatta 40 tappe elettorali sull’isola mentre il centrodestra locale e nazionale si prende ancora a piatti in faccia. Alla fine Meloni, Tajani e Salvini – tra cabina di regia sul Pnrr e Consiglio dei ministri – parlano, si confrontano ma senza trovare un accordo. Ormai la Sardegna si trascina dietro anche la Basilicata dove il forzista Vito Bardi non è proprio sicurissimo della ricandidatura. Anzi. Sempre da Fratelli d’Italia, dove ormai la parola chiave è “riequilibrio”, si scommette una pizza sul fatto che alla fine la spunterà un candidato civico (si parla del presidente locale di Confindustria Francesco Somma). “Ma noi allora mettiamo in discussione anche l’Abruzzo di Marsilio”, ripete senza crederci nemmeno troppo Crippa, vice Salvini con licenza di menare fendenti. Di fatto il tavolo è destinato ad aggiornarsi. Magari a oggi, quando Meloni sarà tornata dalla visita in Emilia Romagna con Ursula von der Leyen. A Forlì si parlerà di alluvione, ma si respirerà aria europea. Quanto basta a far crescere suggestioni e timori dentro Lega e Forza Italia.
(da agenzie)

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SCONCIO ITALICO: A TRANI SOLDI PER RIDURRE LE LISTE DI ATTESA ALL’OSPEDALE

Gennaio 17th, 2024 Riccardo Fucile

ARRESTATI UN MEDICO E UN’INFERMIERA

I tempi di attesa negli ospedali per visite ed esami medici, annoso problema della sanità negli ultimi anni, possono essere angosciosi per chi ne ha urgentemente bisogno. Così, un medico e un’infermiera del punto territoriale assistenziale di Trani avrebbero escogitato un escamotage. Una corsia preferenziale per chi era disposto a pagare sottobanco. Questa è l’accusa che oggi, 17 gennaio, ha fatto finire i due agli arresti domiciliari. La misura cautelare è stata eseguita dagli agenti della polizia di Stato. Le accuse, in concorso e a vario titolo, sono quelle di concussione, peculato e truffa aggravata ai danni dello Stato. L’indagine, avviata dopo la segnalazione di alcune irregolarità, si è concentrata nel periodo compreso fra febbraio e marzo 2023. E si è avvalsa anche di intercettazioni ambientali e telefoniche. Che hanno permesso di ricostruire il modus operandi dei due accusati.
Un meccanismo ben oleato
Gli incontri avvenivano all’interno dell’ufficio del dirigente medico, con alcuni dei pazienti dell’ospedale, spesso affetti da patologie gravi. Proprio a causa della loro «soggezione psicologica» venivano poi indotti o costretti a consegnare delle somme di denaro, che variavano attorno alle 100 euro 150 euro. In cambio, e in spregio della lista di attesa ospedaliera, venivano fornite le prestazioni necessarie. Come esami diagnostici tipo tac, radiografie e risonanze magnetiche. Un meccanismo ben oleato, andato in scena in almeno 30 casi diversi. Ovviamente, a essere privilegiati erano anche parenti amici, che non solo eludevano le liste ma non pagavano nemmeno il ticket. Questo almeno quando il medico in questione si trovava in ospedale: in alcuni casi infatti avrebbe attestato falsamente la sua presenza.
(da Open)

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AL TERMINE DELLA RIUNIONE DELL’EUROGRUPPO, IL PRESIDENTE PASCAL DONOHOE AVREBBE VALUTATO UN PIANO B PER AGGIRARE IL NO ITALIANO AL MES

Gennaio 17th, 2024 Riccardo Fucile

SAREBBE PARTITO UN SONDAGGIO INFORMALE TRA I 19 PAESI CHE L’HANNO GIÀ RATIFICATO PER SAPERE QUANTI ERANO D’ACCORDO A FAR FUORI L’ITALIA DELLA DUCETTA DAL FONDO SALVA STATI. UNA QUINDICINA AVREBBERO ACCETTATO. E VISTI I REGOLAMENTI, L’OPERAZIONE PUÒ ANDARE IN PORTO

Sul rifiuto italiano alla ratifica del Fondo salva-Stati, il direttore del Mes, Pierre Gramegna, ha chiesto una relazione al ministro Giancarlo Giorgetti. Il semolino varesotto ha biascicato la poesia di natale della Meloni: ‘sto Mes è troppo vincolante. L’ipotesi della Ducetta di apportare modifiche è stata subito sfanculata dall’Eurogruppo: per apportare cambiamenti occorrono da uno a due anni.
“Una fonte di un paese Ue informata sulla discussione all’Eurogruppo ha indicato che è difficile che 19 paesi su 20 che hanno già ratificato il trattato possano e vogliano cambiarlo perché un paese non rispetta l’impegno alla ratifica: semmai occorre definire una narrativa positiva sul ruolo del Mes affinché il trattato venga ratificato dall’Italia, aiutando il ministro italiano in questa direzione”, informa il Sole24ore.it.
Al termine della riunione, i soliti beni informati riferiscono che il presidente dell’Eurogruppo, Pascal Donohoe, avrebbe valutato un piano B per aggirare l’ostacolo italiano. Sarebbe partito un sondaggio informale tra i 19 paesi che hanno già ratificato il Mes per sapere quanti erano d’accordo a far fuori dal Fondo l’Italia della Ducetta.
Una quindicina avrebbero accettato. E visti i regolamenti, l’operazione può andare in porto, tra le titubanze di rito di Paolo Gentiloni in modalità Saponetta. La prossima riunione, che dovrebbe essere fatale per far abbassare le penne alla Meloni, è in agenda il prossimo mese.
(da Dagoreport)

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CASE DI LUSSO ACCATASTATE COME POPOLARI E CI SONO 8 MILIONI DI IMMOBILI, IL 12,3% DEL TOTALE, DI CUI PER UNA METÀ “NON È STATO RICOSTRUITO L’UTILIZZO”, MENTRE PER L’ALTRA NON C’È TRACCIA IN ALCUNA DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Gennaio 17th, 2024 Riccardo Fucile

PER IL RESTO LE FAMIGLIE TIRANO A CAMPARE, SALVATE SOLO DALLA GRANDE PROPENSIONE AL RISPARMIO: IL PATRIMONIO DEGLI ITALIANI VALE 11 MILIARDI DI EURO

Undicimila miliardi di euro. A tanto ammonta il patrimonio delle famiglie italiane. Quasi sei volte il Pil del Paese, poco più di 4 volte il debito pubblico tricolore. Abbastanza perché ciclicamente, nel dibattito politico, si riaffacci la proposta di una patrimoniale per mettere in sicurezza i conti pubblici e rilanciare una crescita strozzata da un debito che non scende dal 140% del Pil.
Una sorta di proposta alternativa a quell’austerity che i falchi tedeschi chiedono costantemente ai governi italiani.
L’inflazione che morde le tasche degli italiani sta riducendo la propensione al risparmio delle famiglie: per far fronte alle spese corrente si intaccano i risparmi di una vita, addirittura la fine dell’anno scorso ha registrato un boom delle vendite di appartamenti in nuda proprietà tra quegli anziani che con la sola pensione non riescono ad arrivare a fine mese.
Eppure, nonostante lo scenario difficile, il risparmio privato italiano resta tra i più alti d’Europa. La ricchezza media delle famiglie è di 350 mila euro e lo stock complessivo si avvicina agli 11 mila miliardi di euro. Gli immobili, secondo l’ultima rilevazione dell’Agenzia delle Entrate, dello scorso 30 settembre, hanno un valore di mercato di circa 6 mila miliardi di euro: il resto è diviso tra contanti, depositi bancari e investimenti.
Tradotto: il mattone è l’asset su cui la larga maggioranza degli italiani ha costruito la propria sicurezza. Sul fronte fiscale, però, la situazione è molto più complessa. Secondo i valori catastali in vigore, l’intero patrimonio del Paese ha una rendita di 37,7 miliardi di euro: lo 0,62 per cento della valutazione di mercato. Motivo per cui ogni proposta di aggiornamento catastale viene equiparata a una patrimoniale.
D’altra parte, una ricognizione seria del patrimonio immobiliare italiano rivelerebbe quante case di lusso siano ancora accatastate come popolari. Non solo, a complicare la situazione ci sono 8 milioni di immobili, il 12,3% del totale, di cui per una metà «non è stato ricostruito l’utilizzo», mentre per l’altra non c’è traccia in alcuna dichiarazione dei redditi. Come a dire che sono completamente nascosti al fisco.
Abbastanza per capire quanto sia vasto e importante il patrimonio immobiliare italiano. Per la stragrande maggioranza delle famiglie, tuttavia, la prima casa non rappresenta un asset finanziario, ma semplicemente un rifugio verso il quale convogliare i propri risparmi. L’ultimo rapporto Censis mostra come il 70,8% viva in casa propria, l’8,7% ne utilizzi una di famiglia a titolo gratuito e solo il 20,5% vive in affitto. Il 12,8%, invece, sta pagando un mutuo sulla proprietà.
(da La Stampa)

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MARINE LE PEN APRE A UN’ALLEANZA CON FRATELLI D’ITALIA IN VISTA DELLE EUROPEE

Gennaio 17th, 2024 Riccardo Fucile

MA NON HA FATTO I CONTI CON IL VETO DEL PARTITO POPOLARE EUROPEO

Prove di dialogo tra Marine Le Pen e Giorgia Meloni. Il canale di comunicazione non è stato ancora aperto ma la leader francese raccoglie con soddisfazione le ultime dichiarazioni della premier italiana che nella sua conferenza stampa di inizio anno ha sottolineato «l’evoluzione interessante» del Rassemblement National. «In passato, era stata ben più reticente a lanciare segnali dialoganti», ironizzano i lepenisti nei Salons Hoche, tra marmi rosa e lampadari di cristallo, dove ieri si è tenuto il rituale incontro del nuovo anno con Jordan Bardella.
«Vogliamo lavorare anche con Giorgia Meloni», dice senza mezzi termini il giovane presidente del partito, capolista alle prossime europee. Davanti a lui, Le Pen è seduta in prima fila e osserva il suo delfino che vola nei sondaggi fino al 30 per cento delle intenzioni di voto.
Le Pen e Meloni, pur conoscendosi bene, non hanno più avuto contatti diretti da quando la leader di Fratelli d’Italia è arrivata al potere. Da Palazzo Chigi, Meloni ha cercato faticosamente di allacciare un rapporto con Emmanuel Macron. E Le Pen ha continuato a restare fedele a Matteo Salvini, suo alleato storico. Ma i venti della campagna per le europee aprono nuovi orizzonti.
Le Pen ha bisogno di “istituzionalizzarsi” e Meloni rappresenta una sponda politica preziosa. E quindi il segnale arrivato dalla premier italiana viene apprezzato dalla leader francese che sta lanciando la sua conquista al potere. Anche se Bardella è stato qualche mese fa al raduno leghista dei sovranisti europei a Firenze, ieri aveva parole di apprezzamento per Meloni che «ha gestito una situazione finanziaria delicata », evitando di far esplodere lo spread, pur sottolineando che Salvini ha una «risposta più dura» sull’immigrazione. Sfumature di sovranismo che ormai, viste da Parigi, non escludono più contatti con Fratelli d’Italia.
Le Pen ieri non ha voluto parlare ufficialmente ma ha fatto capire ai suoi di essere colpita favorevolmente dalle parole della premier e si è detta disponibile a prove di dialogo con Fdl. Tra i lepenisti c’è chi ironizza sul fatto che la premier avrebbe da tempo il progetto di andare dal Ppe senza riuscirci. «Ed è meglio così, anche per lei». Per la leader francese cominciare un percorso anche con Fdl ha il vantaggio di mettere in difficoltà i rivali di Reconquête guidati da Eric Zemmour e Marion Maréchal. La nipote di Le Pen, sposata all’eurodeputato di Fdl Vincenzo Sofo, sarà capolista alle prossime europee, sfidando indirettamente la zia.
Alla leader di estrema destra — che rifiuta questa etichetta e preferisce definirsi “patriota” — piace anche l’idea di spezzare l’esilo filo che lega Meloni a Emmanuel Macron. La premier italiana e il capo di Stato francese hanno faticosamente normalizzato i loro rapporti e stanno riuscendo a lavorare insieme su alcuni dossier. Macron scommette sul fatto che Meloni possa far parte di una “coalizione Ursula” per un nuovo mandato dell’attuale presidente della Commissione dell’Ue, o magari chissà di un candidato come Mario Draghi.
(da La Repubblica)

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