Marzo 12th, 2024 Riccardo Fucile
DOPO LE EUROPEE TEMONO FACCIA CADERE IL GOVERNO
Sembra un paradosso, ma anche gli alleati hanno iniziato da tempo a porsi il problema della debolezza di Salvini. Ieri, conversando in via informale con alcuni suoi parlamentari, Tajani si è mostrato soddisfatto del risultato di FI, ma preoccupato per gli equilibri della maggioranza.
Se troppo mortificato nelle urne – è stato il senso dei ragionamenti del vicepremier berlusconiano, riportati da diverse fonti – il leghista potrebbe reagire male facendo saltare il banco dopo le Europee. Chi si ritrova senza via d’uscite politiche, può cedere a colpi di testa, fratture inaspettate, tentazioni di crisi. Magari favorite dalla cavalcata di Donald Trump negli Stati Uniti.
È lo stesso incubo dell’animale ferito che preoccupa a giorni alterni anche Meloni. A giorni alterni perché dopo la sconfitta sarda, ad esempio, la premier aveva giurato terribile vendetta politica contro Salvini. E anche la recente mossa di portare a Palazzo Chigi come sherpa del G7 Elisabetta Belloni, attualmente direttrice del Dis, mostra la volontà della leader di rafforzarsi, blindarsi, mandare un segnale ad amici e avversari.
Ma anche la presidente del Consiglio teme che un’eccessiva mortificazione dell’alleato possa provocare risultati deflagranti sull’esecutivo, dopo le Europee. Potesse decidere, raccontano i fedelissimi che la consigliano, indebolirebbe ancora il segretario del Carroccio, ma senza arrivare al punto di rottura.
Per questo, anche la candidatura della premier per l’Europarlamento resta in bilico: vorrebbe correre, pensa che alla fine sarà inevitabile, ma sa che potrebbe danneggiare irrimediabilmente Salvini.
E siccome anche Tajani accarezza l’opzione di presentarsi alle Europee, l’effetto potrebbe assomigliare a quello di una tenaglia.
(da la Repubblica)
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Marzo 12th, 2024 Riccardo Fucile
L’IMMUNOLOGA HA TOLTO DALLA STRADA UNA COPPIA CHE VIVEVA IN AUTO INSIEME A DUE BIMBI A PADOVA … IL RACCONTO: “LI ABBIAMO PORTATI IN CASA NOSTRA, DOVE ABBIAMO CONVISSUTO PER UN MESE. POI ABBIAMO COMPRATO UN APPARTAMENTO PER POTERLO AFFITTARE AD UN PREZZO ONESTO”
Lo scorso ottobre diversi quotidiani locali parlarono della storia
di Asma e Nadir, una coppia tunisina con due bambini che viveva in auto e che era stata “salvata” da una coppia padovana, che prima li aveva ospitati in casa e poi aveva comprato una casa da dare poi in affitto ad un prezzo equo.
Diversi mesi dopo emerge l’identità di chi li aveva aiutati, e si tratta di un volto decisamente noto: l’immunologa Antonella Viola. A raccontarlo è lei stessa in un post su Facebook in cui spiega di aver rotto il silenzio per chiarire alcune imprecisioni raccontate sul web. «Avevo deciso di tenere questa cosa assolutamente privata e riservata, ma oggi l’indignazione è tale che mi sento di raccontare la verità».
L’immunologa scrive: «Leggo su un articolo: “Haddad e Asma hanno due bambini piccoli. Vengono dalla Tunisia, lui è un operaio edile, lei ha da poco trovato lavoro come cameriera. Sono usciti dal sistema di accoglienza perché Haddad ha firmato un contratto per una ditta dell’alto Padovano, eppure per mesi non sono riusciti a trovare una casa per loro e per i loro figlioletti.
Hanno dormito anche in macchina. Davanti a un bar, così da poter scaldare l’acqua per il latte in polvere della più piccola. Poi la Fillea Cgil, insieme a Caritas e Avvocati di strada, è riuscita a trovare una soluzione”. Bellissimo, peccato che sia tutto falso».
Antonella Viola continua: «Io e mio marito abbiamo tolto dalla strada la famiglia di Asma, portandoli dapprima in casa nostra, dove abbiamo convissuto per un mese, e poi comprando un appartamento che andasse bene per le loro esigenze per poterlo affittare ad un prezzo onesto. Non ho mai visto la Cigl, né la Caritas né alcuna altra associazione. Ho speso tantissimo tempo nel girare di agenzia in agenzia per trovare una soluzione confortevole, rapida e alla portata delle mie risorse economiche.
La situazione di questa famiglia l’abbiamo risolta io e mio marito, senza ricevere alcun aiuto. Ho voluto farlo in silenzio perché le cose importanti non si fanno per raccontarle ma per il loro valore. E mai ne avrei parlato se non avessi letto queste falsità. Assurdo speculare sul dolore. Assurdo prendersi meriti inesistenti».
Come spiega il Corriere del Veneto, all’immunologa non è davvero andato giù il fatto che il sindacato Fillea Cgil e gli Avvocati di strada si siano intestati i meriti per il caso risolto. E dal sindacato fanno marcia indietro: «L’articolo era scritto male, lo abbiamo corretto, la professoressa Viola ha ragione», spiega al Corriere Barbara Schiavo, della Fillea Cgil.
(da agenzie)
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Marzo 12th, 2024 Riccardo Fucile
SEMPRE MENO CREDIBILE LA LEADERSHIP DEL CAPITONE, CHE POTREBBE FAR ENTRARE NELLA SEGRETERIA DEL PARTITO, COME VICESEGRATRIO, UN RAPPRESENTANTE DEL DISSENSO INTERNO, MAGARI UNO “ZAIA-BOY”…. MA CHI SACRIFICARE? IL PRESIDENTE DELLA CAMERA, LORENZO FONTANA, OPPURE IL FEDELISSIMO, ANDREA CRIPPA
Nella sua analisi della vittoria in Abruzzo, Matteo Salvini fatica a trovare un dato positivo a cui appigliarsi. Deve andare a guardare nel campo degli sconfitti, per evitare di guardare in casa propria: «Un buon risultato della Lega, che supera i Cinque stelle». Parliamo del 7,56 leghista contro il 7,01 per cento del Movimento. Una differenza di 3.187 voti. Si gioca una partita tra le macerie.
E dire che Salvini era sicuro di prendere «il 10%», solo pochi giorni fa. I leghisti abruzzesi, seppur meno ottimisti, si sarebbero accontentati di non scendere sotto l’8%. Ma niente è andato come doveva andare. La Lega ha perso più di 6mila voti rispetto alle Politiche di un anno e mezzo fa, mentre cresce Forza Italia, il competitor interno alla coalizione. Ed è la seconda secchiata d’acqua fredda in due settimane, perché in Sardegna Salvini aveva già fatto i conti con la perdita di oltre 17mila voti.
A livello locale, poi, la percezione è quella della disfatta totale. Non solo per il risultato nelle urne, ma anche per lo stato di salute del progetto di una Lega nazionale.
Dalla Sardegna all’Abruzzo, e via via nelle regioni del Centro e del Sud Italia, i referenti locali del Carroccio vedono un progetto morente. «Ma se anche cambiasse il leader, dopo le Europee, e vedessimo arrivare dal Veneto Luca Zaia o dal Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, che prospettive potrebbero esserci per noi? Probabilmente, cercherebbero di riportare la Lega a essere un partito a trazione nordista», ragiona Marcello Antonelli, presidente del Consiglio comunale a Pescara.
Ora all’orizzonte c’è la Basilicata, dove i più pessimisti nel partito temono di vedere un ulteriore perdita di voti, dal 9% delle Politiche a una percentuale che oscilla «tra il 7 e l’8 per cento».
La difficoltà della Lega nazionale nel Centro-Sud, inoltre, è solo uno dei tre problemi “casalinghi” che in questi giorni affliggono il segretario. Gli altri due hanno a che fare con il Veneto e la Lombardia, le culle del leghismo. Nel Nord Est l’espulsione dell’europarlamentare Toni da Re, colpevole di aver criticato la linea sovranista e di aver dato pubblicamente del “cretino” a Salvini, se da un lato è stato un avvertimento molto forte ai dissidenti interni, dall’altro sta facendo traballare ancora di più il consenso dei luogotenenti salviniani, a cominciare dal segretario regionale Alberto Stefani.
Il clima è teso anche in Lombardia. C’è l’ex segretario regionale Paolo Grimoldi, portavoce del Comitato Nord lanciato da Umberto Bossi, che ieri dopo il risultato abruzzese è tornato a chiedere al segretario un passo di lato perché «o cambiamo finalmente nome togliendo la dicitura “Salvini premier” dal simbolo o alle Europee sarà un tracollo».
Ma ci sono soprattutto le tensioni sul congresso regionale, in stand by da mesi dopo che il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo ha dato la sua disponibilità a candidarsi. In campo, oltre a lui, c’è Fabrizio Cecchetti, attuale commissario e da sempre vicinissimo a Salvini. La base “lumbard” chiede un segnale, ma dalle parti di via Bellerio tutto tace.
Come affrontare questo scontento che dal Nord al Sud investe ormai tutto il partito? Qualcuno ipotizza che Salvini, anche per silenziare le voci di un passaggio di consegne soft a una figura super partes come quella di Roberto Calderoli, o a un triumvirato dei governatori composto da Luca Zaia, Massimiliano Fedriga e Attilio Fontana, potrebbe intervenire sulla governance.
Come? Sacrificando uno dei suoi tre vicesegretari per dare un segnale, se non di rinnovamento, almeno di discontinuità e di maggiore collegialità. Dato che per molte ragioni il ministro del Tesoro Giancarlo Giorgetti non verrebbe coinvolto in queste manovre, a fare un passo indietro potrebbero essere il presidente della Camera Lorenzo Fontana o l’ex assistente di Salvini Andrea Crippa. Per il primo, figura di riferimento del segretario in Veneto, si tratterebbe di un passaggio quasi naturale dato che occupa la terza carica dello Stato.
Al suo posto potrebbe andare un esponente della Liga, magari più vicino agli Zaia boys in rivolta. Chiedere a Crippa di farsi da parte, invece, vorrebbe dire per Salvini rinunciare al suo ariete, sempre in prima linea quando il “capo” non può esporsi in prima persona.
Uno dei nomi che circola, in questo risiko, è quello dell’ex ministro Massimo Garavaglia, oggi presidente della Commissione Finanze del Senato.
(da agenzie)
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Marzo 12th, 2024 Riccardo Fucile
LA POPSTAR, CHE È LA CANTANTE FRANCOFONA PIÙ ASCOLTATA AL MONDO, AVREBBE GIA’ PARLATO CON MACRON PER INTERPRETARE UN BRANO DI EDITH PIAF
È bastata un’indiscrezione trapelata a mezzo stampa (e non
ancora confermata) per mandare su tutte le furie l’estrema destra francese: secondo il settimanale L’Express, a febbraio la cantante franco-maliana Aya Nakamura avrebbe parlato con il presidente Emmanuel Macron di una sua possibile performance alla cerimonia inaugurale delle Olimpiadi di Parigi, che si terrà questa estate sulla Senna. Inaccettabile per i patrioti d’oltralpe, che all’idea di veder rappresentato il proprio Paese in mondovisione da un’artista nata 28 anni fa a Bamako e cresciuta nella banlieue parigina sono insorti in difesa delle tradizioni e dei costumi nazionali.
Poco importa se Nakamura è considerata dai media transalpini come la cantante francofona più ascoltata al mondo, tanto più che l’artista potrebbe interpretare un brano di Edith Piaf, figura simbolo della chanson d’autore (anche se i presunti nazionalisti forse dimenticano che la cantautrice scomparsa nel 1963 era figlia di Line Marsa, nata a Livorno da padre francese e madre di origini italiane e berbere).
Ma dalle tante reazioni circolate sui social al momento l’unica vergogna è l’ondata di razzismo e odio che ha travolto Nakamura.
Su X (ex Twitter) il gruppo di estrema destra Les Natifs (I Nativi, in italiano) ha pubblicato la foto di alcuni militanti che sulle rive della Senna mostrano uno striscione con scritto «Non c’è modo Aya. Questa è Parigi, non il mercato di Bamako». L’immagine è stata accompagnata da una nota nella quale si denunciava «l’africanizzazione» del Paese, sostenendo che «i francesi hanno il diritto di essere rappresentati da artisti conformi alla loro cultura».
«Potete essere razzisti ma non sordi… È questo che vi fa male», ha reagito via social Nakamura, che ha ricevuto il sostegno di molti colleghi e di una sparuta parte del mondo politico e istituzionale (l’Eliseo ieri sera non aveva ancora reagito e la ministra della Cultura Rachida Dati non ha voluto rilasciare dichiarazioni in merito).
«Se ne freghi», le ha consigliato in un tweet la ministra dello Sport Amélie Oudéa-Castéra, mentre alcuni esponenti di sinistra hanno denunciato gli attacchi xenofobi. Gli organizzatori dei Giochi si sono detti «scioccati» per gli «attacchi razzisti» contro l’artista, evitando però di commentare le indiscrezioni su una sua eventuale partecipazione alla cerimonia inaugurale.
(da agenzie)
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Marzo 12th, 2024 Riccardo Fucile
LE CONDIZIONI DI SFRUTTAMENTO DEI GIOVANI: “QUANDO HO DETTO CHE ME NE SAREI ANDATA MI HANNO PURE DATO DELLA PRESUNTUOSA”
Sei mesi di ricerche, centinaia di curricula inviati in azienda e qualche colloquio: alla fine per Camilla (nome di fantasia) è arrivata la prospettiva di un nuovo lavoro in un albergo romano appena aperto. Le sembrava un sogno, ma presto ha dovuto lasciare spazio alla sua delusione.
“Mi hanno assunta come stagista nonostante avessi già esperienza. Ma visto che nel Lazio lo stipendio minimo per legge è di 800 euro, per pagarmi meno mi hanno fatto firmare la collaborazione con un’azienda che ha sede in Veneto. Prendevo 500 euro al mese per fare qualsiasi cosa e lavorare 10 ore al giorno – racconta Camilla a Fanpage.it – Qualche mese dopo, quando mi sono lamentata con i datori di lavoro mi sono sentita dire che ero una presuntuosa”.
Il lavoro in hotel
“Ho iniziato a lavorare in un famoso hotel a cinque stelle superior di Roma, con uno stage pagato, come da legge, 800 euro, poi mi hanno assunto con un determinato in sostituzione maternità. Alla prima scadenza utile mi hanno dovuto licenziare. È successo subito dopo il covid, erano in difficoltà – racconta Camilla – Così per me è iniziato un calvario, comune a molti, fatto di curricula, annunci, colloqui. E tante porte in faccia. Poi ho trovato una speranza, l’apertura di un nuovo hotel, stavolta di livello più basso, a quattro stelle”.
Ha consegnato il suo curriculum online, a mano, nel sito con candidatura spontanea e in risposta ad un annuncio per un contratto a tempo determinato. “Sono passati altri mesi, stavo per mollare tutto. Ma finalmente sono stata considerata ed ottengo un colloquio”, continua.
La proposta di stage a 500 euro al mese
“Erano entusiasti delle mie competenze: l’hotel era associato alla catena in cui avevo già lavorato, avevo già la formazione necessaria, conoscevo i programmi e gli standard del servizio. Sarei potuta essere operativa da subito”. Poi la doccia fredda: “Dopo altri giorni mi hanno chiamato: per il posto a tempo determinato avevano scelto un ragazzo. Viste le tue competenze potresti esserci utile, vorremmo offrirti uno stage, mi hanno detto. Ero disperata e ho accettato, nella speranza che potesse darmi qualche competenza e possibilità in più”.
Gli hotel che fanno parte della stessa nota catena usano gli stessi programmi e software, ma vengono vengono gestiti da società diverse. “E l’albergo in cui ero stata assunta era gestito da una società con sede in Veneto e, di conseguenza, con stage da 500 euro al mese, retribuzione prevista dalla Regione Veneto”, sottolinea Camilla.
Il lavoro in hotel: “Ogni giorno due ore di straordinario”
“Non appena ho iniziato a lavorare in hotel mi hanno coperta di complimenti: al quarto giorno di lavoro sono stata lasciata da sola alla reception. Non soltanto: mi hanno chiesto di supervisionare l’altra stagista, formalmente assunta per l’ufficio prenotazioni, ma, per le carenze di personale, spesso in reception”.
Il lavoro continua e, qualche giorno più tardi, Camilla scopre che il ragazzo che aveva ottenuto il posto a tempo determinato se ne era andato dopo un mese scarso di lavoro. “Mi sono chiesta per quale motivo non avessero offerto a me quel posto che non si era voluto tenere lui. Ma ho fatto finta di niente e sono andata avanti”.
In Camilla iniziano ad instaurarsi i primi dubbi. “I colleghi cominciano a spostarmi sempre più spesso in ufficio (che, formalmente, non era luogo dove avrei dovuto lavorare), perché hanno notato le mie competenze nel settore. Io non mi sono lamentata, anzi mi sono trovata a mio agio. Meglio così che stare per più di 9 ore in piedi sui tacchi, a stento avere il tempo di andare a mangiare visto che siamo pochi ed è difficile darsi il cambio e fare straordinari non pagati perché eravamo pochi e bisognava essere flessibili – continua a raccontare Camilla – Ma erano pochi anche in ufficio. Così, dopo aver terminato le mie 8 ore previste dallo stage e il maggior numero possibile di pratiche, la capoufficio, anche lei, entusiasta di avermi in squadra per la velocità e le capacità, mi piazzava sempre sulla scrivania almeno un’altra pila di fogli. E una o due ore in più mi toccavano ogni giorno”.
“Cercavano personale, ho riconsegnato il curriculum”
“Ti fanno fare lo stage perché non vogliono assumerti. È quello che pensano tutti. E forse è anche vero. L’ho iniziato a pensare anche io quando mi sono resa conto che stavano aprendo posizioni per assumere a contratto e ricevevano candidature – ricorda Camilla – Poteva essere il mio momento. Così ho detto alle mie referenti, quella ufficiale del front desk e quella non ufficiale, delle prenotazioni, che ero interessata. E porto ancora una volta il curriculum, come se non lo avessero già”.
Una sera a fine turno si è ritrovata in spogliatoio con la referente del reparto prenotazioni: “Mi ha fatto una sorta di colloquio informale. Le ho dovuto ricordare le mie esperienze pregresse e l’hotel per cui avevo lavorato in precedenza. È stato in quel momento che ha iniziato a sminuirmi: Le tue capacità sono settorializzate e l’albergo per cui hai lavorato prima non è niente di che, mi ha detto”, un livello più alto rispetto al quattro stelle dove lavora in stage.
La decisione: la fine del lavoro in albergo
“I giorni passavano e io continuavo a farmi in quattro. Ma di passare dallo stage al contratto non se ne è mai parlato. Nessuno mi ha mai preso in considerazione. Ed è finito per essere assunto un altro ragazzo che aveva soltanto esperienza negli ostelli – ricorda con l’amaro in bocca Camilla – Per me la vita continuava a scorrere come prima: io avevo i turni sia in reception che in ufficio e dovevo essere in ogni caso disponibile ad allungare la mia giornata lavorativa da 8 a 10 o 11 ore”.
Sotto Natale, l’azienda ha organizzato una festa nella sede centrale in Veneto ed ha invitato tutti i dipendenti dislocati negli alberghi d’Italia. “Il sabato l’ufficio prenotazione è sempre stato chiuso. Ma per la prima, forse anche l’ultima volta, hanno deciso di lasciarlo aperto con un’unica persona in servizio. Ovviamente ero io”. Camilla non ne poteva più: così ha deciso di interrompere lo stage.
Addio allo stage: il confronto con il capo
“In quel momento è stato troppo. Ho deciso di interrompere lo stage. Non avevo l’obbligo di comunicare nulla a nessuno, eppure l’ho fatto. Sabato per me è l’ultimo giorno, ho detto. Mi hanno supplicato di coprire anche il turno serale del lunedì, perché continuavano a stare sotto organico. E, forse per buon cuore, ho accettato”. Ma proprio nella giornata di lunedì, è successo qualcosa che non si aspettava.
“A fine turno sono stata chiamata nell’ufficio del direttore d’albergo, voleva conoscere il motivo della mia interruzione prematura. Ho provato ad essere il più diplomatica e pacata possibile. Forse non ci sono riuscita – racconta Camilla – Gli ho detto che, se avevano così bisogno di me da divedermi in due reparti e farmi fare continui straordinari, non capivo perché non venisse presa in considerazione la possibilità di assumermi”.
E poi è arrivata la doccia fredda: “È bello che abbia un’alta autostima di se stessa, ma forse dovrebbe incensarsi di meno. In pratica mi ha dato della presuntuosa. Se vuole dimostrare qualcosa, può concludere il suo stage e aspirare ad un contratto determinato. Forse. Ho declinato l’offerta. Ho finito il turno alle 23, anche stavolta senza cenare perché non c’era tempo e me ne sono andata. Credo sia stata la scelta migliore della mia vita. Il futuro incerto mi ha fatto meno paura della consapevolezza di continuare ad essere sfruttata”.
(da Fanpage)
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Marzo 12th, 2024 Riccardo Fucile
COSI’ PROVA A METTERE FINE ALLE POLEMICHE
Il cardinale al Corriere della Sera prova a metter fine alla
polemica su Papa Francesco in merito al conflitto russo-ucraino. «La Santa Sede persegue questa linea e continua a chiedere il “cessate il fuoco” — e a cessare il fuoco dovrebbero essere innanzitutto gli aggressori — e quindi l’apertura di trattative»
«L’appello del Pontefice è che ‘si creino le condizioni per una soluzione diplomatica alla ricerca di una pace giusta e duratura’. In tal senso è ovvio che la creazione di tali condizioni non spetta solo ad una delle parti, bensì ad entrambe, e la prima condizione mi pare sia proprio quella di mettere fine all’aggressione. Non bisogna mai dimenticare il contesto, la domanda che è stata rivolta al Papa, il quale, in risposta, ha parlato del negoziato e, in particolare, del coraggio del negoziato, che non è mai una resa». A dirlo è il segretario di stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin in un’intervista rilasciata al Corriere.it. Il collaboratore più stretto del Papa, colui che guida la diplomazia della Santa Sede, non ha dubbi: «La Santa Sede persegue questa linea e continua a chiedere il “cessate il fuoco” — e a cessare il fuoco dovrebbero essere innanzitutto gli aggressori — e quindi l’apertura di trattative. Il Santo Padre spiega che negoziare non è debolezza, ma è forza. Non è resa, ma è coraggio. E ci dice che dobbiamo avere una maggiore considerazione per la vita umana, per le centinaia di migliaia di vite umane che sono state sacrificate in questa guerra nel cuore dell’Europa. Sono parole che valgono per l’Ucraina come per la Terra Santa e per gli altri conflitti che insanguinano il mondo».
La paura di un conflitto più grande
La Santa Sede, spiega, teme un allargamento della guerra. Tuttavia «trattandosi di decisioni che dipendono dalla volontà umana, rimane sempre la possibilità di arrivare a una soluzione diplomatica». E sul conflitto in corso a Gaza aggiunge: «Le due situazioni (rispetto al fronte russo ucraino, ndr) hanno certamente in comune il fatto che si sono pericolosamente allargate oltre ogni limite accettabile, che non si riesce a risolverle, che hanno dei riflessi in diversi Paesi, e che non possono trovare una soluzione senza un negoziato serio. Mi preoccupa l’odio che stanno generando. Quando mai si potranno rimarginare ferite così profonde?».
(da agenzie)
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Marzo 12th, 2024 Riccardo Fucile
“IL TUO SORRISO ERA LUCE. ERI SEMPRE PRONTA A BATTERTI PER I TUOI IDEALI”: L’ITALIA CIVILE E NON RAZZISTA (QUINDI IL 55%) SI INCHINA DAVANTI A UNA DONNA CORAGGIOSA
Avrebbe compiuto 38 anni ieri Silvia Longatti, l’operatrice umanitaria di Emergency di stanza a Kabul morta nei giorni scorsi.
Silvia era originaria di San Cassiano di Prata Camportaccio, in Valchiavenna, dove tutti la conoscevano.
Aveva studiato Scienze Internazionali e Diplomatiche all’università di Genova e International relations alla Luiss Guido Carli di Roma. “Silvia – si legge sui social della ong fondata da Gino Strada – era con noi da molti anni. Era stimata come collega ed era amata come persona sempre disponibile e attenta a chi aveva intorno. Siamo vicini alla sua famiglia, ai suoi amici, ai colleghi che hanno condiviso con lei il suo tempo. Il nostro pensiero è costantemente con loro”.
La giovane sarebbe stata vinta, secondo fonti non ancora confermate, da una polmonite. “Ricordiamo la ragazza solare e sorridente che proprio ieri avrebbe compiuto 38 anni, il suo impegno civile per i diritti e le cause umanitarie che l’hanno portata sin da giovanissima a seguire progetti nei posti più difficili del mondo. Piena di idee e iniziative, perdiamo troppo presto una donna che si batteva con passione per i suoi ideali. Ci stringiamo ai suoi familiari, ai suoi cari e a tutti quanti hanno collaborato con lei, certi che il suo sorriso contagioso non è passato inosservato”, spiega il sindaco di Prata, Davide Tarabini che la conosceva da decenni e la descrive come una ragazza “molto generosa, che attraverso la sua attività con Croce Rossa prima, varie Ong ed Emergency ha vissuto ed è stata testimone nei luoghi degli ultimi battendosi per i diritti dei deboli. Era spesso lontano da casa ma quando aveva l’occasione tornava da noi ed era sempre molto cordiale con tutti in paese e in Valchiavenna, dove aveva molti amici”.
Le pratiche per il rientro della salma in Italia dall’Afghanistan sono ancora in corso.
Tantissimi i messaggi diffusi sui social di amici, colleghi e conoscenti: “Ti ho conosciuta così, pronta a partire per una missione insieme nel 2020…Abbiamo passato tanti momenti insieme, tanti turni estenuanti, tante chiaccherate rinfrancanti.Tu hai continuato a donare la tua vita per aiutare gli ultimi, i più deboli e oggi te ne sei andata.Conoscerti è stato un grande onore per me, e perderti sarà un gran dolore per tutti e tutte.Che la terra ti sia davvero lieve”, ha scritto un’operatrice della Croce Rossa su Facebook.
(da agenzie)
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Marzo 12th, 2024 Riccardo Fucile
IN MENO DI UN MESE IL PARTITO DELLA PREMIER E’ SCESO DAL 28.2% AL 27,1%… IL PD SALE AL 20,2%, M5S IN AFFANNO
L’Abruzzo, con la conferma di Marco Marsilio, fa tirare un
sospiro di sollievo a Giorgia Meloni, ma su Fratelli d’Italia non torna a splendere il sole.
Secondo il sondaggio realizzato da Swg per La7 il partito della premier perde ancora consensi: nell’ultima settimana si sono sbriciolati altri due decimi ed è il terzo segno meno consecutivo. Nel complesso, in meno di un mese è evaporato più di un punto percentuale se si considera che il 19 febbraio sempre Swg accreditava FdI del 28,2% e ora invece lo attesta al 27,1%.
Un risultato che pesa sulla coalizione di centrodestra. Forza Italia, che nelle settimane precedenti aveva registrato una crescita consistente, e la Lega sono sostanzialmente stabili: gli azzurri guidati da Antonio Tajani sono al 7,6%, il Carroccio di Matteo Salvini all’8,1% ma il sorpasso è ancora nel mirino.
L’effetto della contrazione del maggiore partito di governo è una riduzione della forbice con il Pd, prima sigla del centrosinistra e diretto inseguitore dei Fratelli d’Italia. Nell’ultima settimana Elly Schlein ha visto una crescita speculare al calo di Meloni e i due decimi di incremento portano i dem al 20,2%. Il divario tra i due principali partiti scende quindi sotto ai sette punti percentuali.
A frenare il centrosinistra c’è però il marcato ripiegamento del M5S: Giuseppe Conte, che ha festeggiato il successo di Alessandra Todde in Sardegna ma è uscito ammaccato dalla corsa in Abruzzo, nell’ultima settimana ha visto svanire quattro decimi nelle intenzioni di voto nazionali, cancellando di fatto la crescita che si era registrata nelle settimane precedenti.
Restano sopra alla soglia del 4% Azione di Carlo Calenda, che guadagna due decimi e sale al 4,5%, e Avs, in lieve flessione al 4,1%. Italia Viva di Matteo Renzi è ferma al 3,1%, +Europa al 2,7%.
(da agenzie)
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Marzo 12th, 2024 Riccardo Fucile
“RENZI E CALENDA? OGNUNO DOVRA’ RISPONDERE AGLI ELETTORI DELLA PROPRIA COERENZA”
Poche ore dopo la batosta, Roberto Fico è in un’auto, in viaggio nella sua Campania. “Sto andando a un incontro sull’autonomia differenziata, non smetto di vedere gente, di parlare di politica e dei nostri programmi” racconta l’ex presidente della Camera.
Perché il M5S è andato così male, appena al 7 per cento?
Innanzitutto vanno fatti i complimenti a Marco Marsilio. Detto questo, il risultato non è certo quello che volevamo. Ma in Abruzzo venivamo da una situazione molto difficile, con una scissione che ha lasciato cicatrici (l’ex candidata presidente Sara Marcozzi, dimaiana, è passata a Forza Italia, ndr). È stato fatto un lavoro di ricostruzione per cui ringrazio il coordinatore regionale, Gianluca Castaldi (che ieri ha rimesso l’incarico nelle mani di Giuseppe Conte, ndr). E il 7 per cento di domenica è un primo mattone.
“Non siamo riusciti a portare la gente a votare” ha detto Castaldi.
Questo livello di astensione purtroppo è da tempo strutturale, quasi uno su due non vota, ed è un nodo per tutta la politica. Per riportare la gente alle urne bisogna affrontare davvero i problemi, e coinvolgerla,
Il Pd ha preso il 20 per cento. Se campo largo doveva essere, è stato a due velocità…
Nelle elezioni locali il Movimento ha spesso avuto un minore radicamento, tant’è che non abbiamo un gran numero di eletti. Alessandra Todde è la prima presidente di Regione della storia del Movimento. Questo ha inciso. Ora il punto è insistere sui territori, tramite i vari gruppi locali. È un lavoro su cui siamo molto impegnati e su cui dobbiamo fare sempre meglio.
Magari sarebbe il caso di cominciare a valutare di aprire le liste a esterni che abbiano voti, con i paletti del caso. Nel M5S se ne discute da tempo, no?
Noi siamo aperti a chi ha progetti e voglia di partecipare, ma questo cosa vorrebbe dire? Dobbiamo cercare persone che hanno pacchetti di preferenze?
Forse basterebbe convincere persone riconosciute a livello locale.
Non abbiamo nulla contro le persone conosciute, ovviamente. Ma cerchiamo sempre di costruire delle squadre attorno a dei progetti, con un lavoro di qualità. Non si parte dalle preferenze.
E dal perimetro della coalizione? Attivisti ed eletti criticano il fatto di aver corso in Abruzzo assieme a Azione e Iv. Ed è un nodo anche a livello nazionale.
Il perimetro, locale o nazionale che sia, si costruisce sui temi e sui programmi. Poi ognuno dimostrerà la propria coerenza sul campo innanzi tutto ai propri elettori. Dal canto nostro, giusto dialogare sempre, ma con chiarezza e fermezza.
Ora Conte tornerà a distanziarsi dal Pd, ad attaccare i dem anche pensando alle Europee.
Non facciamo processi alle intenzioni. Abbiamo sempre detto che noi e il Pd siamo due partiti diversi, però possiamo lavorare su un terreno comune sulla base dei programmi. La direzione è quella verso un campo progressista. E non si torna indietro.
Le Amministrative e le Europee sono dietro l’angolo.
Non bisogna avere fretta, questo lavoro richiede del tempo. Ci siamo dati un orizzonte di legislatura. Non casca il mondo con la sconfitta in Abruzzo, 15 giorni dopo la bellissima vittoria in Sardegna.
Ci sarebbe un candidato da trovare in Basilicata, dove si vota tra 40 giorni. Ma Angelo Chiorazzo è ancora lì…
Si sta lavorando per un progetto comune. Ma non è giusto accettare un candidato che non rappresenti le idee della nostra parte politica.
Se nelle urne per Bruxelles finirete molto distanti dal Pd, dovrete accettare una posizione subordinata.
I sondaggi a livello nazionale ci danno tutti in crescita, non lontani dai dem.
Ma nelle Europee tradizionalmente soffrite, per l’alto tasso di astensione nel Sud e nelle isole.
È in parte vero. Ma speriamo di fare bene.
Se Roberto Fico potesse candidarsi forse sarebbe utile. Ma c’è sempre la regola dei due mandati…
Finché ci sarà questa regola, io la rispetterò.
(da ilfattoquotidiano.it)
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