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BUDANOV, IL “CERVELLO” DELL’INTELLIGENCE MILITARE UCRAINA, DA TEMPO È NEL MIRINO DEL CREMLINO E VIVE COME UN LATITANTE

Marzo 28th, 2024 Riccardo Fucile

NEL 2019 SFUGGÌ A UN ATTENTATO PERCHÉ LA BOMBA SOTTO LA SUA MACCHINA SCOPPIÒ IN ANTICIPO. LO SCORSO GIUGNO I MEDIA RUSSI L’AVEVANO DATO PER MORTO. LA MOGLIE È STATA AVVELENATA MA SI È SALVATA – PUTIN LO VUOLE FARE FUORI PERCHE’ HA DIMOSTRATO DI SAPER COLPIRE I RUSSI NEL LORO TERRITORIO

Quando l’intelligence russa due giorni fa ha indicato nel generale ucraino Kirlo Budanov il mandante della strage di Mosca non lo ha trasformato in un bersaglio, perché è già un bersaglio da molto tempo. Nel 2019 sfuggì a un attentato perché un sicario russo che stava piazzando una bomba sotto la sua macchina commise un errore e la fece esplodere in anticipo. Budanov è poi diventato direttore dell’intelligence militare ucraina (Gur) e in quel ruolo è sopravvissuto, secondo il portavoce dell’agenzia, a «più di una decina di tentativi di uccisione»
Il perché dell’insistenza omicida della Russia è facile da comprendere. All’inizio dell’invasione il Gur scoprì in anticipo i piani militari del Cremlino, e con una battaglia combattuta in condizioni di emergenza all’aeroporto di Hostomel, a trenta minuti dal centro di Kiev, fermò l’attacco aviotrasportato dei parà russi che avrebbe spalancato le porte della capitale.
Con la credibilità acquistata sul campo quel giorno Budanov ha ideato e diretto una sequenza di campagne contro il sistema di Putin che potrebbero riassumersi così: fa il sicario russo meglio dei sicari russi. È probabile che ci sia il Gur dietro all’assassinio di Valden Tatarsky, il propagandista filoputiniano ucciso da una bomba nascosta dentro una statuetta-regalo, e anche dietro all’uccisione di Daria Dugina, figlia di Alexander Dugin – un altro bersaglio simbolo.
Budanov arruola e gestisce i contingenti di volontari stranieri, inclusi gli estremisti di destra russi che ogni pochi mesi invadono la Russia nella regione di Belgorod. Tiene i contatti con le unità clandestine di partigiani che fanno sabotaggi nell’Ucraina occupata. Ed è alla guida dei programmi segreti per lanciare i droni in territorio russo, fino a Mosca, e i droni marittimi che danno la caccia e affondano le navi da guerra nel Mar Nero.
In due anni, Budanov agli occhi del pubblico è diventato il paladino misterioso che difende l’Ucraina con ogni mezzo: le operazioni del Gur tirano su il morale alla popolazione.
I servizi segreti russi danno la caccia al generale ucraino, che vive come un quasi latitante. Il quartier generale del Gur, su un isolotto in mezzo al fiume Dnipro a Kiev, è stato l’obiettivo di bombardamenti con missili. A novembre la moglie Marianna Budanova è stata ricoverata per un avvelenamento che si pensa fosse diretto soprattutto contro di lui. Ha poi recuperato.
A oggi l’avvelenamento è stato il tentativo più preoccupante, perché dimostra che i servizi russi riescono a penetrare persino la base dove i Budanov passano quasi tutto il loro tempo. Se fosse riuscito, sarebbe stato un assassinio firmato: un metodo usato in altri casi conosciuti, e tra questi c’era anche Alexei Navalny, l’oppositore più famoso di Putin.
(da agenzie)

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I SERVIZI SEGRETI UCRAINI HANNO MESSO UN PIEDI UNA CAMPAGNA DI OMICIDI MIRATI PER ELIMINARE I “COLLABORAZIONISTI” CON LA RUSSIA

Marzo 28th, 2024 Riccardo Fucile

LE SPIE UCRAINE IN DUE ANNI DI GUERRA HANNO PRESO DI MIRA “MOLTISSIME PERSONE”, TRA CUI IL PROPAGANDISTA FILO-RUSSO VLADLEN TATARSKY, UCCISO IN UN BAR DI SAN PIETROBURGO

Sono stati rivelati i dettagli di una campagna segreta di omicidi “probabilmente” gestita dal servizio di spionaggio ucraino per eliminare i cittadini ucraini che collaborano con la Russia. In un’intervista televisiva di un’ora, riportata da Sky News, Vasyl Malyuk, ufficiale senior della SBU, ha affermato che le spie ucraine hanno preso di mira “moltissime” persone responsabili di crimini di guerra e attacchi contro cittadini ucraini.
Una campagna di omicidi condotta attraverso reti di agenti segreti e agenti clandestini. Malyuk ha detto che l’Ucraina non può assumersi formalmente la responsabilità degli omicidi, dicendo all’emittente nazionale ICTV: “Ufficialmente, non lo ammetteremo. Ma allo stesso tempo possiamo offrire alcuni dettagli”.
Un obiettivo di alto profilo era il propagandista filo-russo Vladlen Tatarsky, nato in Ucraina. È stato ucciso l’anno scorso quando gli è stata consegnata una statuetta piena di esplosivo in un caffè di San Pietroburgo. Malyuk, riporta il Guardian, ha detto che è stato preso di mira per il suo servizio militare contro l’Ucraina e per i suoi appelli all’eliminazione degli ucraini.
(da agenzie)

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CI SONO MINISTRI COCAINOMANI? IL PROCURATORE CAPO DI NAPOLI, NICOLA GRATTERI, VA ALLA GUERRA CONTRO IL GOVERNO

Marzo 28th, 2024 Riccardo Fucile

AL TG1 FA UNA PESANTE ALLUSIONE: “UN POLITICO CHE GOVERNA PUÒ ESSERE RICATTATO SE È FOTOGRAFATO O È STATO FOTOGRAFATO VICINO A DELLA COCAINA”… SI RIFERISCE A QUALCHE MEMBRO DEL GOVERNO IN PARTICOLARE?

Nicola Gratteri, procuratore capo di Napoli, ha il dono del parlar chiaro. Alcune sue battute lasciano il segno. Così come l’ultima, a proposito dei test psico-attitudinali per i magistrati: «Io sono pronto a sottopormi a qualsiasi test. Ma facciamoli a tutti, anche a chi governa. E mettiamoci anche alcol e droga».
Procuratore, scandalizzato per i test?
«Sicuramente sorpreso. Sia per il merito del provvedimento, di cui non riesco a cogliere il senso, che per le modalità, essendo inserito nell’articolato attuativo della riforma Cartabia che non lo prevedeva affatto. Quindi doppiamente incostituzionale».
Anche lei vede un implicito attacco ai giudici italiani?
«Si va a innestare nel quadro complessivo di riforme che a partire dalla legge Cartabia tendono a vedere con sfiducia l’operato dei magistrati: dalla riduzione significativa dei rapporti con gli organi di stampa, alla riforma delle intercettazioni, passando per la separazione delle carriere. La sensazione è che i problemi della giustizia, di cui non nego l’esistenza, vengano addebitati ai magistrati, come se non esistesse la carenza di uomini e mezzi, e una legislazione inadeguata e inutilmente macchinosa».
Citando la nota intervista di Silvio Berlusconi: siete tutti matti a voler vestire la toga?
«Assolutamente no! Questa professione richiede senso di responsabilità, sacrifici, rinunce e anche rischi. Se questo significa essere matto, sono orgoglioso di esserlo».
Lei ha già rilanciato: allora testiamo tutti.
«Se si devono introdurre i test, lo si faccia oltre che per i magistrati, anche per i medici che devono curare le persone, per i tecnici pubblici o incaricati dalle stazioni appaltanti per valutare complessi progetti ingegneristici (tipo il ponte di Messina) e, perché no, per chi ricopre cariche pubbliche, dovendo assumere scelte strategiche per la comunità».
Arriva il nuovo fascicolo del magistrato. La preoccupa?
«Assolutamente sì. Perché la cosiddetta pagella del magistrato si fonda su un presupposto sbagliato: l’esito processuale delle cause. Sbagliato perché si basa anche e soprattutto su fattori che esulano dalla bravura del magistrato sottoposto a valutazione. Ma poi nel fascicolo si inseriscono non solo i provvedimenti (sentenze, ordinanze cautelari), ma tutti gli atti indistintamente. Ma chi pensa a queste riforme, sa quante migliaia di atti scrive un magistrato durante l’anno? Che senso ha inserire la convocazione di un testimone a un processo? E chi se li legge tutti questi atti? Ma veramente vogliamo essere seri? Così si devono valutare i magistrati? ».
Quanto inciderà l’impossibilità di usare le intercettazioni in fascicoli diversi da quelli per cui sono state autorizzate?
«Inciderà parecchio, incrementando la giustizia di classe. Se un soggetto intercettato per altra ragione confida al suo interlocutore di avere rubato un pezzo di formaggio del valore di 20 euro questa conversazione costituisce piena prova. Se rivela di essersi fatto corrompere con una mazzetta di 200.000 euro sotto forma di consulenza, no».
Della separazione delle carriere che ne pensa?
«Il mio pensiero è chiaro e lo ribadisco. Le carriere unificate arricchiscono professionalmente i magistrati, salvaguardando la cultura della giurisdizione, che significa, in parole povere, che il Pm ragiona come un giudice, avendo autonomia decisionale e rispondendo, nell’esercizio delle sue funzioni, a un solo superiore gerarchico: la legge».
(da La Stampa)

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SONDAGGIO IPSOS PAGNONCELLI: PD OLTRE IL 20%, FORZA ITALIA SORPASSA LA LEGA

Marzo 28th, 2024 Riccardo Fucile

FDI 27,5%, PD 20,5%, M5S 16,1%, FORZA ITALIA 8,7%. LEGA 8%

I sondaggi di Ipsos illustrati oggi da Nando Pagnoncelli sul Corriere della Sera dicono che Fratelli d’Italia è il primo partito con il 27,5% e cresce di mezzo punto percentuale.
Dietro c’è il Partito Democratico, staccato ma al di sopra della soglia «psicologica» al 20,5% e in crescita di un punto e mezzo.
Segue il Movimento 5 Stelle con il 16,1% ma in calo dell’1,3%. Intanto Forza Italia supera la Lega arrivando all’8,7% contro l’8% del Carroccio.
L’Alleanza Verdi Sinistra e Italia Viva hanno il 3,3% ciascuno, segue Più Europa con il 2,8% ed Azione con il 2,5%. Pace Terra Dignità, la nuova “creatura” di Michele Santoro, è accreditata dell’1,5%, così come Italexit.
Infine, i leader di partito. Oggi il più popolare è Antonio Tajani con un gradimento del 36%, seguito da Giuseppe Conte con il 31 ed Elly Schlein con il 27. Matteo Salvini è al 24% e Maurizio Lupi di Noi Moderati al 21%. Chiudono la classifica Carlo Calenda con il 17% di consensi e Matteo Renzi con il 15.
(da agenzie)

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L’IDEA DI ELLY E’ PIU’ REALISTICA CHE MAI: CANDIDARE ILARIA SALIS ALLE ELEZIONI EUROPEE PER DARLE L’IMMUNITA’ E FARLA USCIRE DAL CARCERE

Marzo 28th, 2024 Riccardo Fucile

UN ATTO DI GIUSTIZIA E CORAGGIO, UN SEGNALE POLITICO IMPORTANTE (INFATTI C’E’ QUALCUNO NEL PD CHE STORCE IL NASO, TI PAREVA)

Il Partito Democratico vuole candidare Ilaria Salis al Parlamento Europeo. L’idea viene direttamente dalla segretaria Elly Schlein, che ne ha parlato in una riunione con i fedelissimi prima della segreteria sulle elezioni europee.
L’insegnante antifascista è detenuta da oltre un anno a Budapest in Ungheria con l’accusa sensa prove di aver aggredito insieme ad altri alcuni neonazisti durante una manifestazione. Lei è stata anche ritratta impiccata in un murale a Budapest.
Della candidatura di Ilaria Salis alle elezioni europee di giugno Schlein ha parlato con i suoi fedelissimi. La Repubblica racconta di un pre-vertice prima della segreteria in cui erano presenti, tra gli altri, Marco Furfaro, Igor Taruffi, Marco Sarracino, Alessandro Zan e Marina Sereni. E poi la coordinatrice Marta Bonafoni e la vice-presidente del Pd, Chiara Gribaudo. Infine, i capigruppo Chiara Braga e Francesco Boccia. Tutti insieme fanno parte dell’E-Team di Elly, ovvero una chat su WhatsApp che prende il nome dall’A-Team del telefilm degli Anni Ottanta. C’è anche chi, come Sereni, ha espresso dubbi sull’opportunità dell’idea.
La famiglia Salis per ora ha escluso un impegno politico. La sua candidatura all’europarlamento permetterebbe alla supplente di scuola secondaria di avere l’immunità ed evitare la detenzione. Schlein ha chiesto al suo piccolo gruppo di valutare l’ipotesi, senza prendere ancora una decisione.
Mentre è arrivato l’ok alla candidatura di Ivan Pedretti, ex capo dei pensionati della Cgil, che rinforzerebbe il legame tra il partito e il sindacato. Intanto nel partito si ragiona anche intorno alla candidatura di Schlein. Il problema dell’alternanza uomo-donna che penalizzerebbe le altre nel partito è stato risolto con la formula del panino. Che prevederebbe cinque donne della società civile in cima all’elenco nelle circoscrizioni, con la leader al terzo posto.
(da agenzie)

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IL PADRE DI ILARIA SALIS: “IL GOVERNO ITALIANO FACCIA UN ESAME DI COSCIENZA”

Marzo 28th, 2024 Riccardo Fucile

“I NOSTRI MINISTRI NON HANNO FATTO UNA BELLA FIGURA”… “ABBIAMO SEGUITO LE INDICAZIONI DI NORDIO, QUESTO E’ IL RISULTATO!”… RENZI: “CI GOVERNANO I FRATELLI D’ITALIA O I SUDDITI DI UNGHERIA?”

“I nostri ministri non hanno fatto una bella figura e il governo italiano dovrebbe fare un esame di coscienza”: è quanto ha detto Roberto Salis, il padre di Ilaria, a cui oggi sono stati negati i domiciliari in Ungheria. “Le catene non dipendono dal giudice ma dal sistema carcerario e quindi esecutivo e il governo italiano può e deve fare qualcosa perché mia figlia non sia trattata come un cane” ha aggiunto.
“L’Ungheria se ne infischia delle direttive europee”
“Mi pare palese – ha aggiunto Salis – che ci sia una posizione del governo ungherese di infischiarsene delle direttive europee e questo leva anche un po’ il velo sulle responsabilità del governo italiano” dato che “il governo ungherese ha deciso di perpetrare questo atteggiamento inaccettabile per uno Stato che appartiene all’Unione europea”.
“I nostri ministri non hanno fatto una bella figura”
“I nostri ministri non hanno fatto bella figura. Nordio – ha ricordato – ci aveva accusato di aver perso tempo ma non è cambiato nulla. Per cui c’è da convivere con la giustizia ungherese, con le istituzioni italiane”. “Ci dobbiamo aspettare che ci sia una protesta contro l’immobilismo italiano”, ha concluso.
Le reazioni politiche
“Il governo italiano deve chiedere spiegazioni al governo ungherese, perché l’Ungheria non è un Paese dove vige il principio europeo della separazione dei poteri tra legislativo e giudiziario. Meloni intervenga, chiami Orban e metta fine a questo scempio: il processo alla Salis è un processo politico, anche considerando che le presunte vittime non hanno sporto denuncia”, affermano il segretario di +Europa, Riccardo Magi, e il deputato di +E, Benedetto Della Vedova
“Non è accettabile che una cittadina italiana sia trattata così in Ungheria – ha scritto su X il lader di Iv, Matteo Renzi – Giorgia Meloni deve essere realmente patriota e spiegare a Viktor Orban che o l’Ungheria rispetta la regole dello stato di diritto o nessun euro delle tasse degli italiani deve finire a Budapest come invece accade oggi. Il Governo italiano deve lavorare per i cittadini italiani. Presidente Meloni, si faccia sentire. Ci governano i Fratelli d’Italia o i sudditi d’Ungheria?”
“Ilaria Salis resterà in carcere a Budapest. Dopo essere stata portata ancora una volta in aula catene ai polsi, alle caviglie e guinzaglio, oggi i giudici ungheresi hanno deciso anche di negarle gli arresti domiciliari. Uno schiaffo irricevibile ai diritti di una persona detenuta, di una nostra connazionale. Ci aspettiamo che il governo di Giorgia Meloni reagisca, subito”, ha commentato la segretaria del Pd Elly Schlein
(da agenzie)

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L’ULTIMA REPRESSIONE DI PUTIN: CONDANNARE LA COFONDATRICE DI PUSSY RIOT A 6 ANNI DI CARCERE PER UN TWEET

Marzo 28th, 2024 Riccardo Fucile

MA LUCY SHTEIN E’ GIA’ FUGGITA ALL’ESTERO E LO HA FREGATO

L’ultimo capitolo della follia sovranista della Russia contemporanea si è toccato stamattina, quando una delle fondatrici di Pussy Riot, Lucy Shtein, è stata condannata in contumacia dal tribunale distrettuale Basmannyj di Mosca, il luogo infausto di queste procedure dell’orrore putiniano. Sei anni di carcere a causa di un tweet.
Shtein aveva scritto, il 27 marzo 2022, tre giorni dopo l’invasione su larga scala della Russia in Ucraina, commentando un video in cui i soldati ucraini avrebbero sparato alle gambe dei russi catturati: «I ragazzi sono venuti per bombardare le città di altre persone e uccidere le persone, in risposta hanno sparato loro alle gambe, anche i ceceni avevano paura di tali torture».
Era sembrata un’accusa particolarmente sarcastica verso l’operato delle forze armate di Putin, e naturalmente lo era. Ma non si può condannare qualcuno per sarcasmo, così i documenti del processo indicavano che le parole della cofondatrice di Pussy Riot erano state inizialmente viste come «giustificazione dell’uso della tortura» contro i soldati russi.
Solo che persino gli “esperti”, che per conto del tribunale avevano condotto l’esame linguistico nel giugno 2022, non avevano trovato nei tweet di Shtein una giustificazione della tortura. Così hanno ripiegato sull’accusa relativi a generici crimini riguardanti la guerra e falsi sull’esercito.
Le accuse sono in effetti ridicole dal punto di vista formale: Shtein è condannata per aver diffuso «falsità» sull’esercito per motivi di odio politico (paragrafo E della parte 2 dell’articolo 207.3 del Codice penale). Per fortuna lei, una delle più celebri attiviste della Russia, aveva già lasciato il paese nella primavera del 2022, assieme alla sua compagna Maria Alekhina, frontwoman delle Pussy Riot, con l’aiuto dell’artista islandese Ragnar Kjartansson.
Shtein fece anche della sua fuga una provocazione: si travestì da fattorino di un fast food: «È stato davvero comodo – prese ij giro il regime – che i corrieri abbiano borse così grandi. Sono anche riuscita a mettere il mio amato Mr Rat nella borsa. Siamo ormai abituati ai corrieri che girano per Mosca, quindi è stato un modo infallibile per fuggire».
Quella volta era stata arrestata e condannata con accuse anche lì inventate e quasi comiche (aver violato le restrizioni Covid), e stava scontando un anno quando è saggiamente fuggita.
Secondo gli investigatori, Shtein avrebbe anche la gravissima colpa di aver invitato sui social a partecipare a una manifestazione a sostegno di Alexei Navalny, sempre nel 2022. Oltre alla pena principale, alla Shtein – che ha ottenuto la cittadinanza islandese all’inizio di quest’anno – è stato anche vietato di amministrare siti web per tre anni e mezzo. Putin ha più volte ormai annunciato al mondo la caccia ai «traditori della nazione» e alle «quinte colonne» dell’occidente.
Lucy rientra appiento in questa paranoia del dittatore. Pussy Riot assurge sempre di più a simbolo. Anche se, come raccontò Shtein stessa, ormai bisogna farlo quasi più dall’estero che Russia. Questo collettivo politico di opposizione e militanza artistica punk, che negli ultimi anni ha agito anche in collegamento con il team Navalny in molte azioni anti-putiniane, in Russia e all’estero (a Berlino dopo la morte di Navalny sfilarono sotto le scritte “Putin assassino”), resta odiatissimo da Putin per una ragione semplice: lo prende in giro.
Lo chiamano assassino, ma anche nonno. Nel 2012 interruppero una messa nella chiesa di Mosca con musica punk e ballando in topless. L’ortodossia e il regime, denudati loro sì in un colpo solo. Shtein e le sue compagne, adesso, hanno iniziato una serie di spettacoli in Europa e negli Stati Unti, per raccogliere fondi per i rifugiati ucraini.
(da agenzie)

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FINALMENTE I SOVRANISTI, ESPERTI IN TRASFORMISMI, HANNO TROVATO UN “IRRIDUCIBILE”: POZZOLO CONTINUA A NEGARE DI AVER SPARATO LUI A CAPODANNO

Marzo 28th, 2024 Riccardo Fucile

“NON SONO STATO IO MA NON VOGLIO DIRE CHI E’ STATO. LA PERIZIA? SI SBAGLIANO”… QUINDI SECONDO LUI TUTTI I TESTIMONI AVREBBERO MENTITO, CALUNNIANDOLO

Emanuele Pozzolo è davvero un irriducibile. Anche se una perizia balistica dice che è stato lui a sparare la notte di Capodanno a Rosazza in provincia di Biella, lui continua a negare.
«Non sono stato io a sparare. Perché non faccio il nome di chi è stato? Non spetta a me. Generalmente tra persone civili e leali non c’è bisogno che ci sia uno che accusa. Non ho sparato io. È la verità», dice oggi all’edizione torinese di Repubblica.
«Quel colpo non è partito dalla mia mano. Questa non è la mia versione, è la semplice verità. Punto. L’ho detto dal primo momento ai carabinieri. Poi durante un’intervista. E lo dico anche adesso dopo che sono uscite le notizie sulla perizia. Notizie che dalla procura evidentemente sono arrivate prima alla stampa che al mio avvocato e a me», precisa.
Falsità e calunnie
Ma Pozzolo non vuole accusare nessuno. Nemmeno chi era vicino a lui quella sera, ovvero il caposcorta di Andrea Delmastro Pablito Morello: «È chi fa le indagini che dovrebbe valutare attentamente non solo questa osservazione, ma anche quello che io ho dichiarato quella notte. Non spetta certo a me dire da quale mano è partito quel colpo». E questo «perché generalmente tra persone civili e leali, che si trovano insieme, non c’è bisogno che ci sia uno che accusa. Siccome poi nell’incidente accaduto non c’era alcun intento doloso, questo concetto lo penso in maniera ancora più forte». Poi va all’attacco: «Credo che in troppi abbiano dichiarato cose del tutto inesatte. E’ inevitabile, purtroppo, che qualcuno in questa vicenda si sia reso responsabile di comportamenti poco nobili. Insieme ai miei legali stiamo valutando di procedere contro chi ha reso testimonianze false e ha calunniato».
Il suo silenzio
Poi il deputato di FdI spiega il suo silenzio: «Io ho detto pochissime parole. Ma le ho dette. E ho detto la verità. A me delle ripercussioni politiche importa fino a che non si lede la mia persona e non si attacca la mia famiglia. La politica è la mia passione da sempre e credo di essere sempre stato leale. Conosco le dinamiche politiche e la delicatezza della comunicazione. E rispetto alcune decisioni. Ma darmi del pistolero è una stronzata. Purtroppo i tempi del giornalismo e quelli della giustizia sono diversi. Su questo fatto c’è un’oggettiva sproporzione dettata principalmente da ragioni di carattere politico».
(da Open)

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I SEDICENTI GIUDICI ORBANIANI DEL REGIME UNGHERESE NEGANO I DOMICILIARI A ILARIA SALIS PERCHE’ “LE CIRCOSTANZE NON SONO CAMBIATE”

Marzo 28th, 2024 Riccardo Fucile

IN EFFETTI LE CIRCOSTANZE RESTANO LE STESSE: CHE UN PAESE CHE E’ LA VERGOGNA D’EUROPA NON SIA CACCIATO A CALCI IN CULO DALLA UE … IL GOVERNO ITALIANO NON HA OTTENUTO UNA MAZZA: TAJANI SI DIMETTA SE NON SA TUTELARE UNA ITALIANA

Ilaria Salis, la 39enne docente milanese da 13 mesi in carcere a Budapest con l’accusa di aver aggredito tre militanti di estrema destra, resta in carcere.
Il tribunale ha respinto la richiesta di passare ai domiciliari in Ungheria presentata dai suoi legali. «Le circostanze non sono cambiate», ha detto il giudice Jozsef Sós aggiungendo che «esiste sempre il pericolo di fuga».
Il padre di Ilaria, Roberto Salis, è uscito dall’aula subito dopo che il magistrato ha reso noto il verdetto.
Salis è entrata oggi, giovedì 28 marzo, nell’aula del tribunale, ancora in manette e catene.
Dopo tante chiacchiere, Tajani dovrebbe trarre le conclusioni del suo fallimento e rassegnare le dimissioni
(da agenzie)

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