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ELLY SCHLEIN VUOLE CANDIDARE L’EX DIRETTORE DELL’AVVENIRE TARQUINI, CATTOLICO STIMATO DA TUTTI, MA GLI EX RENZIANI RIMASTI NEL PD GLI CONTESTANO LA LINEA PACIFISTA (MA RINGRAZIATE ELLY CHE ALTRIMENTI IL PARTITO SAREBBE AL 10%)

Marzo 28th, 2024 Riccardo Fucile

ANDREA ORLANDO REPLICA: “UN PASSO INDIETRO SULLA CANDIDATURA SAREBBE UNA ROTTURA CON IL MONDO CATTOLICO”…. GLI ELETTORI ALLE PRIMARIE HANNO SCELTO ELLY PERCHE’ NON NE POSSONO PIU’ DI SOPPORTARE I GIOCHINI CORRENTIZI, LEI CI METTE LA FACCIA E LEI CANDIDA CHI GLI PARE

Da settimane circola l’ipotesi che Marco Tarquinio, ex direttore di Avvenire e volto noto nel mondo cattolico, ma anche del pacifismo italiano, possa essere candidato dal Partito democratico alle prossime elezioni europee.
In passato il suo nome era stato accostato anche al Movimento 5 stelle, ma sembra ormai chiaro che siano i dem ad aver ottenuto la disponibilità del giornalista. Il suo nome, però, non è ancora stato annunciato.
Negli scorsi giorni il Pd ha ufficializzato altre candidature di spicco, anche dal mondo civico: Antonio Decaro e Lucia Annunziata. Il motivo per cui invece il ruolo di Tarquinio non è ancora stato ufficializzato è una spaccatura interna, che vede una parte del partito favorevole alla sua candidatura e un’altra fortemente contraria.
Andrea Orlando, ex ministro della Giustizia e del Lavoro, a Fanpage.it ha commentato la vicenda: “A me sembra che questa discussione sia un po’ da matti. Abbiamo la disponibilità dell’ex direttore di Avvenire, che parla di un tema importante: la pace. Parla al mondo cattolico, con cui il Pd dice di voler costruire un rapporto più solido e forte”.
Ora invece “si apre una discussione su rendite territoriali, candidature che sono in campo e che questa candidatura potrebbe in qualche modo disturbare… Io credo che dopo che questo nome è stato messo in pista, noi possiamo e dobbiamo soltanto sostenerlo con grandissima forza”.
Le voci scettiche vengono soprattutto dalla corrente riformista. Ci sarebbe anche quella di Pina Picierno, vicina al presidente del partito Stefano Bonaccini.
A complicare la vicenda c’è la questione della candidatura della segretaria Schlein: un’ipotesi al momento è che si presenti in tutte le circoscrizioni, ma non da capolista, lasciando il primo posto a un nome ‘civico’. Questo però penalizzerebbe la classe dirigente del Pd, e in particolare le donne, ha insistito una parte dei dem.
A sollevare dubbi per quanto riguarda Tarquinio sarebbe anche la sua posizione pacifista, che allontanerebbe i dem dal supporto militare all’Ucraina. Sul tema, Lorenzo Guerini ha detto al Corriere della Sera: “La nostra linea sull’Ucraina è stata ed è chiara. Vogliamo forse aprire su un punto su cui siamo uniti in campagna elettorale?”.
Dalla Nazione, invece, il presidente della Toscana Eugenio Giani ha affermato che è “positivo” aprire le liste ai candidati civici, ma ha frenato su Tarquinio: “Ritengo che in questo collegio ci siano già persone in grado di rappresentarlo. Da Dario Nardella a Nicola Zingaretti, alla stessa segretaria Elly Schlein. Ci sono poi Matteo Ricci e Alessia Morani”.
Sempre a Fanpage, Orlando ha concluso che “a questo punto un passo indietro” sulla candidatura di Tarquinio “sarebbe una rottura con il mondo cattolico. Ed è strano che si debba segnalare questa cosa proprio alle parti del partito che tempo pongono la questione del rapporto con quel mondo.”
(da Fanpage)

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ORA ANCHE FRONTEX AMMETTE CHE LE ONG NON SONO UN PULL FACTOR PER I MIGRANTI

Marzo 28th, 2024 Riccardo Fucile

LO DICE HANS LEIJTENS, IL DIRETTORE ESECUTIVO… SAPETE CHI SOSTENEVA QUESTA TEORIA IN FRONTEX? FABRICE LEGGERI CHE OGGI E’ CANDIDATO CON MARINE LE PEN ALLE ELEZIONI EUROPEE… E’ L’INTERNAZIONALE XENOFOBA SOVRANISTA

Le navi Ong non sono pull factor per i migranti che attraversano il Mediterraneo nel tentativo di arrivare in Europa, lo dice anche Frontex. L’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera smentisce una teoria avvallata a più riprese in questi anni da diversi esponenti della destra, per giustificare le loro politiche di criminalizzazione delle navi umanitarie che salvano i migranti in mare. Non solo, la stessa Agenzia in passato aveva sostenuto questa teoria. Hans Leijtens, direttore esecutivo di Frontex, ora però ribadisce che non è mai stato dimostrato che le Ong funzionino da fattore di attrazione per i profughi.
Non è la prima volta che Leijtens interviene su questo punto. Ora, all’emittente radiotelevisiva Ard, sottolinea di essere consapevole che “si discute molto” sul ruolo delle Ong e sul cosiddetto pull factor, ma di non aver “mai” avuto alcuna prova a sostegno di questa tesi. “In ogni caso non sarebbe un problema, noi dobbiamo salvare chi è in difficoltà in mare. Non importa come”, aggiunge.
Già durante un’audizione davanti al Comitato Schengen a dicembre 2023 Leijtens aveva detto: “Non so se i migranti pensino che valga la pena rischiare perché c’è una nave umanitaria. Fossi in loro non rischierei a salire su barche costruite in 24 ore”. E aveva ribadito che non ci fossero prove a sostegno di questa tesi. Una teoria a cui in passato la stessa Frontex aveva aperto, in particolare quando era guidata da Fabrice Leggeri, oggi candidato alle elezioni europee con Marine Le Pen.
Leggeri è stato a capo dell’Agenzia tra il 2015 e il 2022, quando si è dimesso dopo le accuse di varie Ong sulle sue politiche, di stampo decisamente conservatore. A differenza del suo successore, aveva più volte accusato le navi umanitarie di fungere da fattore di attrazione per i profughi. Oggi invece, Leggeri punta il dito contro Bruxelles, affermando che “incoraggia la sommersione migratoria”.
(da agenzie)

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IN MIGLIAIA IN PIAZZA A BUDAPEST CONTRO IL GOVERNO ORBAN

Marzo 28th, 2024 Riccardo Fucile

UNA REGISTRAZIONE AUDIO DIMOSTRA UN CASO DI CORRUZIONE DI UN MEMBRO DEL GOVERNO … PAESE CHE VAI SOVRANISTA CORROTTO CHE TROVI

Migliaia di persone hanno partecipato il 26 marzo a una manifestazione a Budapest per chiedere le dimissioni del primo ministro Viktor Orbán, dopo la pubblicazione di una registrazione audio che dimostrerebbe il coinvolgimento di un membro del governo in un caso di corruzione.
L’audio era stato diffuso poche ore prima da Péter Magyar, avvocato ed ex collaboratore del governo nazionalista ungherese.
“Non permetteremo al potere d’insabbiare il più grande scandalo politico e giudiziario degli ultimi trent’anni”, ha affermato Magyar in un discorso tenuto durante la manifestazione, chiedendo anche le dimissioni del procuratore generale Péter Polt.
Magyar ha diffuso un audio di due minuti in cui lui e l’ex moglie Judit Varga, ministra della giustizia fino al luglio 2023, discutono di un’inchiesta per corruzione che coinvolgeva esponenti del governo.
L’uomo sostiene che si tratti di una conversazione avuta nel gennaio 2023 con Varga, che all’epoca era sua moglie, in cui lei parla di Antal Rogán, un membro del gabinetto di Viktor Orbán, e di altri funzionari. “L’hanno fatta franca”, dice Varga. Secondo Magyar, l’audio dimostra che l’inchiesta è stata insabbiata.
Varga ha reagito alla diffusione dell’audio accusando Magyar di averla costretta a fare quelle dichiarazioni.
Magyar sostiene invece di aver registrato le parole di Varga dopo che lei aveva definito “mafioso” il governo. Ha aggiunto di avere altri audio che riguardano membri dell’esecutivo.
(da agenzie)

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L’AVVOCATO DI ILARIA SALIS RIVELA: “IL GOVERNO ITALIANO AVEVA GARANTITO NIENTE CATENE IN TRIBUNALE, INVECE E’ SUCCESSO DI NUOVO”

Marzo 28th, 2024 Riccardo Fucile

GOVERNO ITALIANO RIDICOLO O COMPLICE… CONSIGLIO AI LEGALI DELLA SALIS: LA PROSSIMA VOLTA CHE QUALCHE NEONAZISTA VI INSULTA E VI FOTOGRAFA DAVANTI AL TRIBUNALE FOTOGRAFATELI ANCHE VOI E POI PUBBLICATE LE FOTO DI QUESTI RIFIUTI UMANI, POSSONO SEMPRE ESSERE UTILI IN TANTI MODI

No alla richiesta dei domiciliari per Ilaria Salis: l’attivista antifascista italiana, detenuta in Ungheria dal febbraio 2023, accusata di aver aggredito due neonazisti del raduno “Giorno d’onore”, rimane in carcere. “È una misura incomprensibile, – spiega a Fanpage.it Eugenio Losco, legale di Salis – “il giudice ha ritenuto di non poter modificare la misura cautelare in considerazione del fatto che consiste ancora il pericolo di fuga. Ma questo il giudice lo desume dal fatto che a Ilaria viene contestato un reato molto grave, si tratta di una considerazione priva di fondamento, abbiamo posto nuovi elementi, come un domicilio in Ungheria a Budapest e quindi la garanzia della presenza di Ilaria alle successive udienze”.
All’udienza Salis è arrivata ancora ammanettata e con catene alle caviglie: “Nonostante le garanzie fornite dal Governo italiano (la premier Meloni aveva anche sentito telefonicamente Orban, ndr) , nuovamente Ilaria è stata portata con i ceppi ai polsi, le catene, il guinzaglio, tenuta per più di tre ore in queste condizioni in palese violazione di tutte le normative europee in particolare l’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, è il momento che ci sia un intervento di tipo diplomatico governativo più forte”, continua Losco.
Nonostante le voci di protesta sollevate dall’Italia dopo la prima udienza del 29 gennaio, quando Ilaria Salis fu accompagnata in udienza ammanettata, con i ceppi alle caviglie e scortata da agenti ungheresi in passamontagna, la scena si è ripetuta anche all’udienza del 28 marzo. La stessa Salis ha dato autorizzazione, con una lettera consegnata ai suoi legali, alla pubblicazione delle immagini che l’avrebbero ritratta in quelle condizioni durante l’udienza.
“Vi spacchiamo la faccia”
Intanto, fuori dal tribunale, il clima intorno al processo Salis preoccupa. Prima di entrare in tribunale, racconta Losco, “siamo stati avvicinati da cinque sei persone di estrema destra, neonazisti che hanno incominciato a osservarci con tono minacciosa, in ungherese ci hanno detto ‘vi spacchiamo la faccia’, ci siamo un po’ intimoriti però non è questo che ci fermerà dalla difesa di Ilaria”. Tra i sostenitori di Salis c’era anche il fumettista Zerocalcare.
(da agenzie)

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FRATOIANNI ERA PRESENTE ALL’UDIENZA PER ILARIA SALIS: “VERGOGNOSI I RITARDI DEL GOVERNO MELONI”

Marzo 28th, 2024 Riccardo Fucile

“IL GIUDICE, SENZA NEANCHE RITIRARSI PER QUALCHE MINUTI DI RIFLESSIONE, HA DELIBERATO RESPINGENDO LA RICHIESTA DEI DOMICILIARI”

Ilaria Salis resterà in cella. Il tribunale di Budapest all’udienza di questa mattina ha respinto infatti la richiesta di passare ai domiciliari in Ungheria, presentata dai legali della donna.
Il segretario di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni, insieme alla senatrice di Avs Ilaria Cucchi, si sono recati a Budapest insieme a una delegazione di attivisti e politici italiani, per assistere all’udienza di Ilaria Salis. Oltre ai rappresentanti di Alleanza Verdi e Sinistra, in tribunale erano presenti anche esponenti M5s, Pd, Italia Viva.
La 39enne, insegnante milanese detenuta a Budapest da oltre un anno con l’accusa di aggressione ai danni di tre militanti neo-fascisti nel corso di una manifestazione, è stata condotta in tribunale ancora una volta legata con catene e guinzaglio.
Un gruppo di amici e attivisti della detenuta ha denunciato di aver ricevuto minacce, e hanno raccontato di essere stati apostrofati con frasi come Stai “zitto o ti spacco la testa”. Del gruppo di una quindicina di persone italiane aggredite verbalmente faceva parte anche Zerocalcare, oltre a esponenti di Giuristi democratici.
Fanpage.it ha contattato telefonicamente il deputato di Avs e leader di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni subito dopo l’udienza, mentre si trovava ancora all’interno del tribunale.
Ci racconta cosa è successo oggi in tribunale?
È stato un processo molto veloce, che è stato ridotto fin dall’inizio nella sua portata, segnato da problemi tecnici che non hanno consentito il collegamento con i testimoni. L’avvocato ungherese di Ilaria ha chiesto che venissero concessi i domiciliari, fornendo un luogo in Ungheria per scontare la pena, offrendo anche una cauzione di 16 milioni di fiorini, che corrispondono a 40mila euro, dichiarando la disponibilità della detenuta a indossare il braccialetto elettronico di controllo. Di fronte a tutto questo è stata sottolineata anche l’enorme sproporzione non solo nella richiesta di condanna, ma anche nella pena già scontata. Ilaria si trova da oltre 13 mesi nelle carceri ungheresi. Siamo in presenza di una palese e gigantesca sproporzione. La Procura si è limitata a opporsi, e il giudice, senza neanche ritirarsi per prendersi un minuto di riflessione, ha deliberato respingendo la richiesta dei domiciliari.
Quale luogo era stato indicato per i domiciliari?
Era stata individuata una casa a Budapest.
Vi aspettavate questa decisione sui domiciliari? Il giudice ha detto che “Le circostanze non sono cambiate”. Significa che Ilaria resterà in cella nei prossimi mesi?
Il giudice ha detto sostanzialmente che non ci sono nel caso novità significative, continuando a indicare non ben precisate condizioni di pericolo di fuga, condizioni del tutto assenti evidentemente e lungamente smontate dall’avvocato. Il risultato è che Ilaria oggi è ancora un prigione.
Ilaria Salis è stata portata in manette e catene, poi le sono state tolte?
Oggi è stata condotta per l’ennesima volta in tribunale con le catene ai polsi e ai piedi. A un certo punto le sono state allentate. Dopo l’udienza è stata nuovamente portata via da agenti con il cappuccio in testa, come era entrata. Una situazione vergognosa e impressionante, ben lontana da quello che concepiamo come Stato di diritto. Bisognava vederla l’Aula: una stanza piccola, piena, con Ilaria Salis circondata da agenti speciali, come se davvero la detenuta potesse costituire un pericolo.
Gli attivisti e amici di Ilaria Salis sono stati insultati e minacciati da estremisti di estrema destra? Cosa è accaduto?
Io e Ilaria Cucchi personalmente non abbiamo assistito all’aggressione, ma ci è stato raccontato che all’arrivo di fronte al tribunale c’era un gruppetto di personaggi che riprendeva la scena con i telefonini, e che in ungherese avrebbero minacciato di rompere la testa agli attivisti amici di Ilaria e ai suoi legali. Le frasi ci sono state riportate e confermate dall’interprete.
La prossima udienza è fissata la 24 maggio. Cosa succederà nel frattempo?
Da qui al 24 maggio presumibilmente nulla cambierà, il suo avvocato ha annunciato il ricorso contro la decisione di oggi. Dunque ci sarà l’opportunità di valutare ancora i domiciliari. Difficile immaginare che il giudice da ora al 24 maggio valuti autonomamente un cambio delle condizioni tale da richiedere un suo intervento.
Secondo il ministro degli Esteri Antonio Tajani è un errore un’eventuale candidatura di Ilaria Salis alle europee, perché sarebbe sbagliato politicizzare il processo. Lei cosa ne pensa?
Penso innanzi tutto che in casi come questi la priorità sia la tutela della persona, di una donna italiana che vive una vicenda del tutto parossistica e drammatica. Il tema non è speculare, il tema è evitare ogni azione che possa per lei costituire un problema, piuttosto che una soluzione. È una questione troppo seria e delicata per lei per essere affrontata in modo avventato. Tajani dice che il caso non va politicizzato, ma il punto non è questo. C’è invece un enorme problema politico che riguarda Orban, che riguarda l’Ungheria. Serve eccome fare polemica politica sul premier ungherese e sull’inazione del governo italiano, sui ritardi della sua iniziativa. Tutt’altra questione è invece l’ipotesi di una candidatura, di cui si sta parlando. Decisioni di questo tipo vanno prese solo nell’interesse della persona.
(da Fanpage)

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GABRIELE MARCHESI NON ANDRA’ IN CARCERE IN UNGHERIA, I GIUDICI DI MILANO RESPINGONO LA CONSEGNA ALLA GIUSTIZIA FARSA DI ORBAN: “RISCHIO TRATTAMENTO DISUMANO E DEGRADANTE NELLE CARCERI UNGHERESI”

Marzo 28th, 2024 Riccardo Fucile

“ASSURDO CONTESTARE ‘LESIONI POTENZIALMENTE LETALI’ QUANDO LA PROGNOSI E’ TRE GIORNI”

Dopo sei udienze la Corte d’appello di Milano ha respinto la richiesta di consegna all’Ungheria di Gabriele Marchesi. Il ventitreenne è accusato di aver partecipato con Ilaria Salis agli scontri del 10 febbraio 2023 a Budapest e di aver aggredito tre neonazisti durante le celebrazioni del giorno dell’onore, che ricorda la memoria dei soldati nazisti
Con ii suoi avvocati Eugenio Losco e Mauro Straini, l’anarchico milanese, agli arresti domiciliari dal 21 novembre, si è sempre opposto alla consegna. E in base alla decisione quadro 829/09 del Consiglio europeo ha chiesto di poter affrontare il processo rimanendo ai domiciliari in Italia. Un’istanza rispedita al mittente dalle autorità ungheresi che hanno insistito per la carcerazione.
La decisione dei giudici milanesi è arrivata qualche ora dopo quella della collega József Sòs che ha respinto la richiesta di domiciliari per la trentanovenne insegnante milanese, oggi comparsa ancora una volta in aula con le manette ai polsi e le catene ai piedi.
Anche il sostituto procuratore generale di Milano Cuno Jakob Tarfusser ha ribadito davanti alla Corte della quinta sezione penale la necessità di non dare seguito all’istanza ungherese perché le «lesioni potenzialmente letali» contestate dalla procura di Budapest al ventitreenne «hanno generato solo 3-5 giorni di prognosi alle presunte vittime che in Italia sarebbero state considerate lievissime».
Quindi, se è vero che il «principio di proporzionalità è onnicomprensivo e pervasivo» non si può che «respingere la richiesta di consegna, al di là della questione Salis. Quindici minuti di discussione in tutto in cui la difesa si è rifatta alle parole del magistrato.
Nelle motivazioni della decisione della Corte, i giudici fanno riferimento al «rischio reale di un trattamento inumano e degradante», lo stesso denunciato dalla concittadina Salis in numerose lettere dalla detenzione e che oggi – 28 marzo – è riapparsa in manette in tribunale, dove le sono stati negati i domiciliari, e la «fondatezza di timori di reali rischi di violazione dei diritti fondamentali».
(da agenzie)

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A 5 MESI DALLE ELEZIONI , IL SOVRANISTA GEERT WILDERS È COSTRETTO A RINUNCIARE AI SUOI SOGNI DI GUIDARE IL GOVERNO

Marzo 28th, 2024 Riccardo Fucile

È UN AVVISO PER TUTTI I SOVRANISTI D’EUROPA: LE POSIZIONI TROPPO ESTREME, PRIMA O POI, VENGONO “NEUTRALIZZATE”… WILDERS FARÀ PARTE DI UNA COALIZIONE DI DESTRA CON LIBERALI, CENTRISTI E CONTADINI, MA IL PREMIER SARÀ QUALCUN ALTRO

Ci sono i Liberali dell’ex premier Rutte: «con lui mai», poi hanno negoziato turandosi il naso. I centristi, prima viceversa aperti e poi indisponibili per «ragioni etiche». I Contadini, con lui da subito: ma hanno pochi seggi.
Alla festa di Geert Wilders, vincitore del voto olandese di novembre, non si è presentato quasi nessuno: Wilders, di estrema destra e anti-Islam, è stato per anni un paria nella politica, e nemmeno ora che il popolo gli ha dato 37 seggi sui 150 della Camera si è tolto questa aura.
Così rinuncerà a guidare il governo, e si abbasserà a far parte di una coalizione di destra con le tre forze di cui sopra, ma a guida altrui. Da 5 mesi l’Olanda aspetta il nuovo premier, e non è strano: le coalizioni all’Aia sono lente.
Il Rutte IV si fece aspettare 271 giorni. Ma ora c’è un ingrediente in più: l’eversivo Wilders non ha credenziali oltre ai voti. Il suo partito ha un solo iscritto, lui stesso. E il programma ha così tanti punti incostituzionali che gli altri gli han chiesto di giurare fedeltà alla Costituzione. Lo stallo olandese mostra un apparente paradosso delle democrazie: le urne hanno sdoganato Wilders e proprio la democrazia, con i suoi pesi e contrappesi, lo tiene fuori.
(da agenzie)

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“POZZOLO IMPUGNAVA LA SUA PISTOLA E FACEVA LO SPLENDIDO”: LA PERIZIA INCASTRA IL DEPUTATO MELONIANO E I TESTIMONI PRESENTI LA NOTTE DI CAPODANNO A ROSAZZA SMENTISCONO LA SUA VERSIONE

Marzo 28th, 2024 Riccardo Fucile

IL FERITO: “DOPO CHE AVEVA APPOGGIATO SUL TAVOLO L’ARMA RICORDO SOLO UN GIOCO DI MANI, HO SENTITO IL RUMORE DI UN COLPO DI PISTOLA E DOLORE ALLA GAMBA SINISTRA”… MORELLO, CAPOSCORTA DEL SOTTOSEGRETARIO DELMASTRO: “POZZOLO HA CONTINUATO A MANEGGIARE LA PISTOLA FINO A QUANDO GLI HO DETTO “TOGLI STA COSA”, ERA TOTALMENTE INESPERTO NELL’USO DELLE ARMI”

Impugnava la sua pistola «sorridendo e facendo lo splendido» il deputato vercellese Emanuele Pozzolo quando, la notte di Capodanno a Rosazza, è partito il colpo che ha ferito Luca Campana 33 anni, alla festa del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro.
A ricordarlo è lo stesso ferito, interrogato quattro giorni dopo in Procura: «Ha estratto la pistola dalla tasca dei jeans, la teneva nel palmo della mano e protendeva il braccio per mostrarla a me e a mio suocero». La testimonianza è allegata alla perizia balistica consegnata dall’esperta nominata dalla Procura, Raffaella Sorropago, secondo la quale «la ricostruzione tecnico balistica per ciò che concerne attori e posizioni» è concordante con quella offerta dal Campana.
«Incuriosito gli ho domandato se fosse vera o finta – prosegue il ferito – ma lui non dava risposta. Insistevo che fosse finta». Pozzolo avrebbe quindi «iniziato a muovere il cane della pistola e a maneggiarla per una manciata di secondi. Penso volesse farmi vedere un proiettile per darmi conferma che fosse vera».
Dopo che l’aveva appoggiata sul tavolo «ricordo solo un gioco di mani, ho sentito il rumore di un colpo di pistola e un piccolo dolore alla gamba sinistra. Ero sinceramente incredulo, ho guardato Morello e Pozzolo, li ho visti pietrificati».
L’ispettore della penitenziaria, caposcorta del sottosegretario, aveva iniziato a preoccuparsi non appena il parlamentare aveva estratto l’arma: «Gli abbiamo domandato se fosse vera o no, lui non rispondeva alle nostre domande e si limitava a sorriderci facendo un ghigno. Ha continuato a maneggiarla fino a quando gli ho detto “togli sta cosa”, facendogli un gesto con la mano sinistra.
Ma proprio quando ho intimato a Pozzolo di mettere via l’arma mi sono reso conto che era partito un colpo, in quanto ho sentito un forte calore vicino alla mano».
Morello poi, sentito anche lui dopo qualche giorno, chiede di precisare: «Per come maneggiava l’arma ho avuto l’impressione che si trattasse di una persona totalmente inesperta nell’uso delle armi e della relativa messa in sicurezza».
Una volta esploso il colpo, Morello prende l’arma dalle mani del deputato: «Lui era ancora più silenzioso di prima, sembrava non comprendere cosa stesse succedendo».
Secondo la perizia «il revolver in sequestro era impugnato da Pozzolo Emanuele, che si trovava in posizione eretta sul lato lungo del tavolo rivolto verso il muro». Nel momento in cui ha sparato, la piccola pistola North America («arma non facile da maneggiare» precisa il perito) si trovava a un’altezza tra i 3 e i 5 centimetri dal piano del tavolo, con la canna diretta verso la posizione di Campana.
Il proiettile, dopo aver urtato il tavolo, terminava la sua corsa contro la coscia dell’uomo, a una distanza di 80/90 centimetri dal punto di partenza e a un’altezza di circa 78 centimetri dal piano di calpestio. Dalle prove effettuate risulterebbe che nel caso di caduta accidentale dell’arma non spara e lo stesso per un urto accidentale sul bordo del tavolo, a meno che il bossolo non sia innescato e il cane armato. Invece le dichiarazioni di Pozzolo, rese la mattina dopo ai carabinieri (la pistola gli sarebbe caduta dalla tasca del giaccone, con qualcuno non identificato che l’avrebbe raccolta lasciando partire il colpo) «non possono essere verificate né confrontate con le evidenze di natura balistica».
Nonostante i risultati della perizia, il deputato indagato per lesioni non cambia la propria versione e oggi la ribadisce. «Semplicemente continuo a dire quello che è stato – dichiara -. C’è chi mi crede e chi non mi crede. Il colpo di quella pistola che è mia, non è partito dalla mia mano. Punto. Ci possono essere mille perizie differenti ma la mia è una verità che non cambia”
(da la Stampa)

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ALLE ELEZIONI EUROPEE VOTANO ANCHE I RUSSI: CON GLI HACKER

Marzo 28th, 2024 Riccardo Fucile

GLI 007 DELLA REPUBBLICA CECA RIVELANO L’ESISTENZA DI UNA RETE, ORGANIZZATA DA MOSCA, CHE HA CERCATO DI INFLUENZARE LE ELEZIONI DEL PARLAMENTO UE – ANCHE I SERVIZI POLACCHI SONO IN ALLERTA E STANNO CONDUCENDO UN’OPERAZIONE CONTRO UNA RETE DI SPIONAGGIO DA PARTE DI MOSCA

Il Security information service (Bis) della Repubblica Ceca ha rivelato che una rete organizzata dalla Russia ha cercato di influenzare le elezioni del Parlamento Ue in diversi Paesi europei.
Lo riferisce il quotidiano ceco Denik N spiegando che alcuni politici europei che hanno collaborato con il sito filo-Mosca ‘voice-of-europe.eu’ sono stati pagati con fondi russi, che in alcuni casi hanno coperto anche la loro campagna elettorale per le elezioni europee 2024. I pagamenti hanno riguardato politici di Belgio, Francia, Germania, Ungheria, Paesi Bassi e Polonia, afferma Denik N, citando una fonte del ministero degli Esteri ceco.
I servizi di sicurezza di Varsavia hanno annunciato che è in corso un’operazione contro la rete di spionaggio russa. Nel corso dell’operazione, iniziata mercoledì, i servizi di sicurezza polacchi (Abw) hanno effettuato perquisizioni a Varsavia e a Tychy (nel sud) e “interrogato alcune persone”.
L’operazione è stata il risultato della cooperazione tra l’Abw e diversi servizi europei, tra cui le autorità ceche: Praga ha annunciato un’operazione analoga ieri. L’obiettivo della rete presa di mira dall’operazione era “raggiungere gli obiettivi di politica estera del Cremlino, in particolare indebolire la posizione della Polonia sulla scena internazionale, screditare l’Ucraina e l’immagine delle istituzioni dell’Unione europea”, ha scritto l’Abw in una nota stampa.
Questi obiettivi dovevano essere raggiunti attraverso il sito web filorusso “voice-of-europe.eu”. L’operazione è stata anche il risultato dell’incriminazione a gennaio di un cittadino polacco sospettato di spionaggio per i servizi segreti russi, ha aggiunto Abw. “L’uomo, che si infiltrava tra i parlamentari polacchi ed europei, svolgeva compiti commissionati e finanziati da collaboratori dei servizi segreti russi. (ANSA-AFP).
L’operazione del controspionaggio polacco (Abw) avviene in coordinamento con i servizi di altri Paesi: “L’Abw sta agendo nell’ambito di un’indagine sulle attività di spionaggio condotte in nome della Russia contro Stati e istituzioni dell’Unione Europea”, ha scritto su X Jacek Dobrzynski, portavoce dei servizi speciali polacchi.
Ieri il ministero della Difesa polacco ha annunciato di aver richiamato nel Paese il comandante polacco dello Stato maggiore unico dell’Eurocorps, a seguito di un’indagine di controspionaggio militare. In un comunicato, il ministero ha affermato che l’intelligence militare ha aperto un’indagine “riguardo al nulla osta di sicurezza personale del generale Jaroslaw Gromadzinski” aggiungendo che ha ordinato il suo ritorno “immediato” in Polonia.
(da agenzie)

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