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QUEL CIALTRONE DI PETE HEGSETH HA APERTO UNA FALLA ENORME NELLA SICUREZZA NAZIONALE AMERICANA: NUOVI GUAI PER LO SVALVOLATO CAPO DEL PENTAGONO

Aprile 26th, 2025 Riccardo Fucile

IL SUO NUMERO DI TELEFONO E’ STATO TROVATO SU SOCIAL, SITI DI FANTACALCIO E DI SCOMMESSE SPORTIVE … PER L’EX DIRETTORE DEL CONTROSPIONAGGIO AMERICANO, MIKE CASEY, “CI SONO ZERO POSSIBILITÀ CHE QUALCUNO NON ABBIA CERCATO DI INSTALLARE UN SOFTWARE SPIA SUL SUO TELEFONINO”

Il segretario alla Difesa Pete Hegseth era la porta d’accesso al Pentagono per gli hacker di tutto il mondo. Non bastava aver svelato su una piattaforma non protetta notizie riservate su un attacco militare in Yemen, e neanche aver passato a moglie, fratello e al proprio avvocato piani che un generale gli aveva
inviato su una linea segreta.
Il numero del suo cellulare personale, secondo il New York Times , era sui social, a disposizione dei pirati informatici. È stato trovato su Whatsapp, Facebook, Microsoft Teams, Airbnb, su un sito di fantacalcio e uno di scommesse sportive, dove l’ex conduttore televisivo si era registrato come “PeteHegseth”.
Quel numero è diventato lo stesso utilizzato dal capo del Pentagono per accedere alla piattaforma online Signal, sulla quale ha condiviso con due gruppi informazioni riservate su operazioni militari. La piattaforma non era tra quelle autorizzate dall’intelligence. Nessuno al Pentagono aveva mai usato il proprio cellulare per comunicazioni riservate.
Hegseth ha violato tutti i protocolli creando una falla gigantesca nella sicurezza. Secondo l’ex direttore del controspionaggio americano Mike Casey, «ci sono zero possibilità che qualcuno non abbia cercato di installare Pegasus o un altro software spia sul telefonino di Hegseth». Poche ore prima dello scoop del New York Times , il Wall Street Journal aveva confermato la notizia, uscita a marzo, che Hegseth voleva far partecipare Elon Musk a un briefing in cui si sarebbe parlato di notizie riservate sulla Cina, Paese con cui il capo di Tesla ha forti legami.
Uscita la storia, il capo del Pentagono è andato in paranoia e ha scatenato una caccia alla gola profonda. «Ti attacco a una fottuta macchina della verità», avrebbe urlato all’ammiraglio Christopher Grady, allora presidente ad interim dei Capi di Stato Maggiore Uniti. Hegseth pretendeva una prova che Grady non avesse fatto trapelare la notizia del briefing. […] Da allora cinque consiglieri sono stati cacciati. Il capo dello staff, Joe Kasper, si è dimesso.
Trump, che ha sempre difeso pubblicamente Hegseth, è infuriato. Nessuno sa cos’altro ha combinato il segretario alla Difesa e vorrebbero saperlo subito, prima di doverlo scoprire sui giornali.
(da “la Repubblica”)

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SE TRUMP NON FA QUALCOSA, IN DUE SETTIMANE GLI SCAFFALI DEI SUPERMERCATI AMERICANI SARANNO VUOTI

Aprile 26th, 2025 Riccardo Fucile

I CAPOCCIA DEI PIÙ GRANDI GRUPPI DI GRANDE DISTRIBUZIONE DEGLI USA (WALMART, TARGET, HOME DEPOT) HANNO FATTO PRESENTE AL TYCOON CHE SE NON AMMORBIDISCE I DAZI, SARANNO CAZZI … SMALTITO IL BOOM DI ORDINI PRE-GUERRA COMMERCIALE, IL TRAFFICO DI CONTAINER GIÀ DALLA PROSSIMA SETTIMANA CROLLERÀ

Donald Trump ha tenuto il mondo in tensione con una politica commerciale che sembra cambiare di giorno in giorno. Finora i consumatori americani sono stati al riparo da gran parte dell’impatto. Ma mentre il mondo del trasporto marittimo internazionale si adegua alle sue politiche, il presidente si trova ad affrontare una potenziale resa dei conti.
Con la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina che inizia a intasare il traffico di container tra le due maggiori economie mondiali, le compagnie di trasporto mettono in guardia da un crollo delle prenotazioni e da un aumento delle “partenze in bianco”, in cui i porti vengono saltati o i viaggi vengono annullati del tutto.
All’inizio di questa settimana, i più potenti dirigenti del commercio al dettaglio americano si sono recati alla Casa Bianca per formulare una prognosi cruda: i dazi sulle merci cinesi rischiano di causare “scaffali vuoti” in due settimane senza un cambiamento di rotta.
Le tre aziende che hanno partecipato all’incontro – Walmart, Target e Home
Depot – sono tra le più esposte alle politiche del presidente, che prevedono dazi fino al 145% sulle merci cinesi e tasse portuali più alte per le imbarcazioni di produzione cinese.
Secondo una ricerca di Reuters, Walmart si rifornisce in Cina per circa il 60% delle sue importazioni, tra cui abbigliamento, elettronica e giocattoli, mentre circa il 50% dei fornitori di Target ha sede in Cina.
Molti rivenditori e produttori disporranno di una “riserva” di scorte nei magazzini e in altre strutture di stoccaggio che inizialmente consentiranno loro di far fronte a eventuali interruzioni.
Ma queste scorte possono durare solo fino a un certo punto, di solito una manciata di settimane. Dopo di che, i rivenditori si troveranno di fronte a una scelta: pagare le tariffe e sopportare i costi aggiuntivi o scaricarli sui clienti; oppure smettere di acquistare prodotti dalla Cina e accettare la carenza sugli scaffali.
Secondo i dati pubblicati dal Porto di Los Angeles, che gestisce grandi quantità di merci spedite dai porti cinesi, tra cui Shanghai, questa settimana il traffico di container è stato superiore del 56% rispetto all’anno precedente, riflettendo probabilmente un’ondata di ordini effettuati poco prima dell’annuncio delle tariffe del “giorno della liberazione” di Trump, il 2 aprile. Ma la prossima settimana si prevede un traffico inferiore dell’11% e del 33% la settimana successiva.
Il calo degli arrivi previsti a Los Angeles fa seguito a quanto riportato dal fornitore di dati Vizion, che ha parlato di un “crollo” delle prenotazioni di container nel mese di aprile. Per le spedizioni dalla Cina agli Stati Uniti, le prenotazioni sono calate del 64% nella prima settimana del mese rispetto alla settimana precedente.
Gli analisti hanno attribuito il crollo agli importatori che hanno cancellato le spedizioni per “rivalutare i costi, le tempistiche e la strategia commerciale più ampia”.
Ciò lascia un numero maggiore di navi portacontainer semivuote e spinge le compagnie di navigazione a cancellare i viaggi nel tentativo di ridurre le perdite e impedire il crollo delle tariffe.
“Se analizziamo i dati, è evidente che l’impatto della guerra commerciale ha indotto molti caricatori a sospendere o cancellare le spedizioni”, hanno dichiarato giovedì gli analisti della società.
Questo a sua volta riduce la domanda di capacità sulle navi portacontainer e i vettori rispondono cancellando le partenze”.
“Questo livello di escalation della capacità annullata illustra un cambiamento drammatico nel mercato”.
In definitiva, l’uscita dalla guerra commerciale a condizioni accettabili per Washington non è solo nelle possibilità di Trump. Pechino ha risposto con tariffe del 125% sulle esportazioni americane.
Nonostante le sue affermazioni che le due parti sono in contatto regolare, giovedì un portavoce del ministero degli Esteri cinese ha respinto questa affermazione, dicendo ai giornalisti che il suggerimento era “privo di fondamento e non ha alcuna base fattuale”.
(da agenzie)

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OGNUNO HA I SUOI IMPEGNI

Aprile 26th, 2025 Riccardo Fucile

TRUMP E’ RIENTRATO SUBITO NEGLI STATES PERCHE’ IL SABATO POMERIGGIO DEVE GIOCARE A GOLF

Trump si è fermato a Roma solo poche ore perché nel pomeriggio di sabato è atteso nel suo golf club di riferimento in America. Il classico impegno irrinunciabile: è sabato, che diamine, il giorno più adatto per le attività ricreative.
Quelli che fanno la coda per “baciargli il culo” (parole sue) hanno modo di riflettere, e soprattutto di dotarsi di agende all’altezza di quella di Trump: lunedì ho il dentista, martedì non posso perché devo accompagnare mia figlia a judo, mercoledì ho il corso di cucina, il giovedì è dedicato a mia mamma che non sta bene, venerdì c’è il torneo di burraco.
Della supremazia americana sul resto del mondo si può pensare bene o male, dipende dalle opinioni; ma non si può che pensare male della mancanza di dignità che il resto del mondo, con poche eccezioni (la Cina perché è troppo grossa e troppo antica, la Russia perché è troppo imperialista e dunque troppo uguale all’America), mostra nei rapporti con gli Stati Uniti, anche da prima di Trump. Finché aspettano tutti di essere ricevuti o convocati, non se ne esce. Non è una relazione paritaria, specie adesso che la statura politica, umana e culturale del Presidente tutto suggerisce, tranne che reverenza.
Basta sentire come parla (ha un vocabolario ridotto a quanto basta per ordinare un hamburger) per stabilire che Trump ha qualcosa da imparare da chiunque, anche dal reggente del più trascurabile staterello.
Come sarebbe bello, e come sarebbe nuovo, se gli altri governanti del mondo gli dicessero che sì, sono disposti a incontrarlo, non per dovere ma per buona educazione; ma compatibilmente con i rispettivi impegni, tutti ugualmente importanti e rispettabili, per non dare l’impressione che uno solo riceva, e gli altri siano in coda per essere ricevuti. Utopia. L’uguaglianza tra le Nazioni è un’utopia, tal quale l’uguaglianza tra gli esseri umani. Non per questo è meno giusta e desiderabile.
(da repubblica.it)

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“PAPA FRANCESCO? AVEVAMO UN RAPPORTO STRAODINARIO”: LA GRANDE FAMIGLIA POSTUMA DEGLI IPOCRITI

Aprile 26th, 2025 Riccardo Fucile

ORA CHE E’ MORTO SONO DIVENTATI TUTTO AMICI SUOI, DALLA MELONI A SALVINI

Papa Francesco aveva moltissimi amici ed estimatori tra i politici italiani, solo che non lo sapeva: lo sta scoprendo ora che non c’è più. Da quando è morto, s’è alzato il coro imbarazzantissimo di quelli “molto vicini” al pontefice. Dalla premier in giù, una grande famiglia postuma.
Giorgia Meloni. “Tutto il mondo lo ricorderà per essere stato il papa della gente, il papa degli ultimi. Mancherà anche a me, avevamo uno straordinario rapporto personale, molto più assiduo di quanto si vedesse, molto oltre i nostri ruoli istituzionali. Sono orgogliosa di averlo convinto a venire al G7, è la prima volta per un pontefice. È una delle cose che ho fatto in questi due anni e mezzo di cui vado più fiera. Lui teneva da parte disegni che mia figlia gli aveva regalato nel cassetto del suo ufficio. Era capace di piccoli gesti che erano straordinari”. (Francesco ha posto al centro del suo magistero l’accoglienza dei migranti, la critica al neoliberismo e all’individualismo esasperato, l’attenzione ai poveri, la denuncia del cambiamento climatico e soprattutto la “scomunica” del riarmo. Praticamente il contrario dei valori della destra di governo)
Matteo Salvini. “Papa Francesco ha raggiunto la Casa del Padre”, con tre emoticon di mani congiunte in preghiera. (È lo stesso Salvini che nel 2016, da uno stand leghista, esibiva una sobria t-shirt con l’effigie di Bergoglio e lo slogan: “Il mio papa è Benedetto”)
Carlo Nordio. “Nella sua grande misericordia, Francesco era molto sensibile alle sofferenze dei carcerati. Nel suo nome lavoreremo per rendere il sistema
penitenziario sempre più umano”. (Da quando è Guardasigilli, Nordio ha ostacolato le misure alternative alla detenzione, sostanzialmente ignorato l’emergenza suicidi e ha messo in pratica l’ideologia securitaria che è uno dei distintivi della cultura politica del governo Meloni)
Matteo Piantedosi. “Lo stesso Papa Francesco affermò in più occasioni come non si potesse accogliere illimitatamente, ma che l’accoglienza dovesse essere ragionevole per potersi tradurre in reale integrazione”. (Bergoglio, tra le altre cose, commentò la tragedia di Cutro con parole lapidarie: “Dio ce ne chiederà conto”. Sostenere che fosse a favore di politiche restrittive sull’immigrazione è un pensiero lisergico)
Maurizio Gasparri. “Il papa non ha mai piegato la testa davanti a nessuno, ha rappresentato le sue idee. Alcuni le hanno rispettate quando gli facevano comodo e le hanno ignorate quando non erano utili al loro disegno. Parlo soprattutto della sinistra che è papista a fasi alterne”. Manolo Lanaro, giornalista de ilfattoquotidiano.it, gli domanda: “Perché non cita le frasi sui migranti e sul riarmo che voi non avete seguito?”, Gasparri: “Quando la incontrerò in chiesa condividerò i miei argomenti con lei, non la vedo mai in chiesa. Le nostre non sono incoerenze, siamo per la pace”. Altra domanda: “Ma voi non avete sostenuto ReArm Europe?”. Gasparri: “Le faccio sapere la mia parrocchia”.
Paolo Gentiloni. “Papa Francesco mostrava una cristiana compassione per i politici”. (Talmente compassionevole con i politici che nel 2022 disertò il forum Mediterraneo: “Se c’è Minniti, non vado”. Marco Minniti, da ministro dell’Interno, fu l’artefice degli accordi con la Libia per trattenere i migranti nei lager. Indovinate chi era il premier? Gentiloni)
(da ilfattoquotidiano.it)

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LE DEPORTAZIONI DI TRUMP COLPISCONO ANCHE I BAMBINI: TRE ESPULSI DAGLI STATI UNITI INSIEME ALLE MADRI, LA PIU’ PICCOLA HA 2 ANNI, UNO E’ MALATO DI CANCRO

Aprile 26th, 2025 Riccardo Fucile

PERSINO UN GIUDICE CONSERVATORE DELLA LOUSIANA SI RIBELLA: “QUELLE ESPULSIONI SONO ILLEGALI”

Tre bambini di età inferiore ai sette anni, tutti cittadini statunitensi, sono stati espulsi insieme alle loro madri perché prive di documenti. Lo ha reso noto l’Unione americana per le libertà civili (Aclu), secondo cui i tre bambini in questione avrebbero 2, 4 e 7 anni.
Le loro famiglie, si legge in un comunicato dell’associazione, vivevano da anni negli Stati Uniti e sono state espulse per via del controverso piano di deportazioni avviato dal presidente Donald Trump. Gli agenti dell’Ice, l’agenzia federale statunitense che si occupa di immigrazione e sicurezza delle frontiere, hanno fermato la prima famiglia con minore lo scorso 22 febbraio. Il 24 aprile la stessa sorte è toccata a un’altra madre e ai suoi figli.
L’isolamento e l’espulsione
In entrambi i casi, denuncia l’Aclu, le forze dell’ordine hanno tenuto le famiglie in isolamento. Rifiutando o non rispondendo ai molteplici tentativi di avvocati e familiari di contattarle. Le due madri erano candidate per l’assistenza all’immigrazione. Ma poiché l’Ice ha negato loro l’accesso ai loro avvocati, non hanno potuto riceverla e sono state entrambe deportate insieme ai figli.
«Queste azioni violano apertamente le direttive scritte e informali dell’Ice, che impongono il coordinamento della cura dei minori con tutori disponibili, indipendentemente dal loro status di immigrazione, quando vengono eseguite le espulsioni», attacca l’Unione americana per le libertà civili.
La madre incinta e il bambino malato di cancro
Uno dei tre bambini espulsi dagli Stati Uniti, si legge nel comunicato dell’Aclu, è affetto da una rara forma di cancro metastatico. È stato deportato senza ricevere farmaci né avere la possibilità di consultare i medici curanti. Tutto questo, precisa l’associazione, è accaduto nonostante gli agenti dell’Ice fossero stati informati in anticipo delle urgenti esigenze mediche del bambino. Una delle madri espulse, inoltre, è attualmente incinta e le forze dell’ordine americane hanno deciso di espellerla dal Paese senza garantire la continuità delle cure prenatali o la supervisione medica.
Verso una battaglia in tribunale?
Oltre che indignare una parte dell’opinione pubblica americana, l’espulsione dei tre bambini di cittadinanza statunitense solleva più di qualche perplessità giuridica. Terry Doughty, un giudice federale della Louisiana nominato proprio da Trump, ha mostrato preoccupazione per la decisione di espellere una bambina di due anni in Honduras senza nemmeno che si sia celebrato un processo. «Il governo sostiene che tutto questo va bene perché la madre desidera che la bambina venga deportato con lei. Ma la corte non sa se è davvero così», ha scritto il giudice, peraltro di orientamento conservatore. Il togato ricorda quindi che «è illegale e incostituzionale deportare» un cittadino statunitense. E visto che la bambina in questione è nata sul suolo americano, è a tutti gli effetti una cittadina americana. Il prossimo 16 maggio si terrà un’udienza per verificare gli aspetti legali del caso.
La tensione tra Trump e giudici sul piano di deportazioni
La vicenda dei tre bambini americani espulsi dagli Stati Uniti è destinata a riaccendere ancora una volta lo scontro tra Casa Bianca e potere giudiziario sul controverso piano di deportazioni avviato da Trump. Nei giorni scorsi, l’Fbi è
arrivato addirittura ad arrestare Hannah Dugan, giudice della corte distrettuale di Milwaukee, con l’accusa di aver aiutato un immigrato senza documenti a scampare all’arresto.
(da Open)

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I PRIMI CENTO GIORNI DI TRUMP? ”CAOTICI E SPAVENTOSI”, I DAZI HANNO FATTO CROLLARE LA POPOLARITA’ DEL PRESIDENTE

Aprile 26th, 2025 Riccardo Fucile

SONDAGGI IMPIETOSI: IL 54% DEGLI ELETTORI RITIENE CHE TRUMP ABBIA SUPERATO I POTERI CONCESSI DALLA COSTITUZIONE… ORA SI ACCORGONO CHE SI SONO AFFIDATI A UN EVERSORE, MA C’E’ ANCORA UN 40% DI DEMENTI RAZZISTI CHE GLI CONCEDE FIDUCIA

«Caotici» e «Spaventosi». Sono questi i due aggettivi più scelti dagli americani per descrivere i (quasi) primi cento giorni di Donald Trump alla Casa Bianca. L’ultimo sondaggio commissionato dal New York Times mostra una crescente disaffezione degli elettori statunitensi per l’operato del loro presidente, in particolare per quanto riguarda i suoi ripetuti tentativi di ampliare i poteri esecutivi ai danni di giudici, governatori statali e società civile.
A tre mesi dal suo ritorno a Washington, Trump ha un indice di approvazione del 42%. Una percentuale, fa notare il New York Times, insolitamente bassa, soprattutto se si considera che i primi mesi alla Casa Bianca coincidono in genere con una «luna di miele» tra il presidente e i suoi elettori.
L’opinione pubblica boccia la guerra dei dazi
A far storcere il naso agli americani non è solo la smania di potere di Trump, che con la sua raffica di ordini esecutivi ha avviato un vero e proprio braccio di ferro con il potere giudiziario, ma anche – se non soprattutto – le sue politiche economiche. Soltanto il 43% del campione intervistato nel sondaggio ha un’opinione favorevole di come la Casa Bianca ha gestito l’economia americana nei primi tre mesi dell’anno.
Se si parla espressamente di dazi, poi, il malcontento si allarga ulteriormente. Il 55% degli elettori, scrive il New York Times, si oppone alla guerra commerciale scatenata da Trump, che ha causato peraltro un terremoto sui mercati finanziari in tutto il mondo.
La svolta autoritaria e i timori degli americani
Ma a preoccupare, come detto, non sono solo le politiche economiche. Per la maggior parte degli americani (il 54%), Trump ha agito «superando i poteri a sua disposizione». In particolare, sull’applicazione ferrea delle nuove leggi
sull’immigrazione (che hanno portato, tra le altre cose, all’espulsione di bambini di cittadinanza statunitense) e sui licenziamenti di massa del personale federale su consiglio del Doge, il neonato dipartimento per l’efficienza governativa gestito da Elon Musk.
Non la vedono allo stesso modo gli elettori più radicali del partito repubblicano. Il 40% di loro crede, infatti, che il presidente degli Stati Uniti dovrebbe essere libero di fare tutto ciò che ritiene opportuno, anche se ciò potrebbe richiedergli di andare al di là dei poteri che la Costituzione gli attribuisce.
Soltanto l’8% degli elettori repubblicani afferma che le azioni di Trump rappresentano «una minaccia unica per il nostro sistema di governo».
(da agenzie)

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È IL MOMENTO DEI DIVI DELLA CHIESA, I CARDINALI: “CHE FRANCESCO LI PERDONI. AGGHINDATI CON I LORO PESANTI CROCEFISSI D’ORO MASSICCIO, L’ABITO TALARE ROSSO PORPORA COMPLETO DI ZUCCOTTO DENTRO VESTITI NERI DI STOFFE PREZIOSE, I BOTTONI DI VERO CORNO, PERCHÉ SI VEDE, REVERENDISSIME EMINENZE, CHE VI PIACE SERVIRVI DA SARTI DI GRAN MESTIERE” (AD ECCEZIONE DI ZUPPI)

Aprile 25th, 2025 Riccardo Fucile

CHI LI INCONTRA, GUARDANDOLI COME PER DIRE ALLORA, CHE DICI? RICEVE RISPOSTE SECCHE: “ESCLUSO, NON TOCCHERÀ A ME”. LA VERITÀ È CHE SE DIPENDESSE TUTTO SOLO DALLO SPIRITO SANTO, SAREBBE PIÙ FACILE”

Arrivano come divi della Chiesa, che Francesco li perdoni. Agghindati con i loro pesanti crocefissi d’oro massiccio, l’abito talare rosso porpora completo di zuccotto: ma anche, quelli più sciolti, dentro vestiti neri di stoffe preziose, le giacche ben tagliate, con le asole ricamate, i bottoni di vero corno, perché si vede, reverendissime eminenze, che vi piace servirvi da sarti di gran mestiere (certo non è un vezzo che appartiene a Matteo Zuppi, tra i pochissimi ad avere un’autentica aria da prete, da pastore, e chissà se per lo Spirito Santo potrà essere un buon indizio)
Vedremo se tra questi cardinali c’è davvero un degno erede di Bergoglio, capace di continuare la sua rivoluzionaria azione da militante della Misericordia, tra i poveri e i perdenti: intanto, però, eccoli entrare dentro piazza San Pietro, certi provenienti da Porta Sant’Anna, dove hanno prudentemente lasciato la Mercedes con l’autista, eccoli lanciare un’occhiata distratta ai fedeli ancora in coda per raggiungere la Basilica e inginocchiarsi davanti al feretro di Papa Francesco, e poi via, a passi veloci, chi s’infila sotto l’Arco delle Campane, chi sparisce dietro porte misteriose, dentro corridoi nella penombra, con l’odore dell’incenso e di quel certo potere curiale, hanno tutti fretta gli attori protagonisti del grandioso evento che comincerà presto, il Conclave.
Così vengono inseguiti dai fotografi e dai cameraman, blanditi e riveriti nel solito mischione. Eminenza! Santità! («Ma sei scemo? Mica è il Papa»). C’è chi abbassa la testa e tira diritto, tipo Raymond Leo Burke, il fantasmagorico cardinale trumpiano che si fa portare il mantello dai chierichetti e, certe volte, quando gli viene lo sghiribizzo, va in giro con un cappello a tesa larga così fru fru, che al confronto, Benedetto XVI, con le sue scarpette rosse, sembrava un tipo sobrio. Ma c’è pure chi si ferma, come Gianfranco Ravasi, davanti al microfono di SkyTg24, e dice, con la consueta arguzia: «Il testamento di Francesco? Semplice, come la sua esistenza».
Ecco, a proposito di semplicità: la corrispondente della televisione giapponese parte e va a cercare il cardinal Tarcisio Bertone. Ma che gli puoi chiedere a Bertone? Abita in un attico di 500 metri quadrati, putti alle pareti e lampadari sempre accesi come a Versailles, lo sfarzo più assoluto racchiuso in storie
memorabili, come quella della sua festa di compleanno, quando organizzò una strepitosa tartufata vuotando bottiglie di Barolo, perché siccome è di origini piemontesi, gli piaceva celebrare con la tavola imbandita di cose buone della sua terra. Bertone ha 90 anni; Giovanni Battista Re, uno di più: il che lo rende decano, e quindi toccherà a lui celebrare la messa funebre di domani e quella che precede l’apertura del Conclave
Stanno arrivando da tutto il mondo. Quelli destinati a riunirsi per decidere il nome del nuovo erede di Pietro sarebbero 135: ma, considerati i due preannunciati forfait per ragioni di salute, diventano 133. Gestirli non sarà semplice. Da molti punti di vista. Per questo, la vera star di queste ore è diventato Kevin Joseph Farrel, 77 anni: il Camerlengo.
Se fai il vaticanista e sei suo amico, hai risolto molti dei tuoi problemi con le notizie. È lui che, in questa fase, decide tutto. Se ci sono i divi, dev’esserci il regista. Entra in gioco con l’inizio della «sede vacante», ovvero il periodo che inizia con la morte del Papa e si conclude con l’elezione del successore
Farrel sta lavorando a stretto contatto con il segretario di Stato, Pietro Parolin, e con l’arcivescovo Diego Ravelli, maestro delle celebrazioni liturgiche: devono trovare il modo di alloggiare tutti i cardinali dentro la Domus Santa Marta e assicurare la totale segretezza di quanto avverrà poi nella clausura della Cappella Sistina. Un’impresa. Alcuni cardinali fanno i capricci: certi hanno già espresso perplessità sulla qualità dell’alloggio (come se Francesco, in quel residence, non avesse abitato per dodici anni). Altri hanno fatto pervenire specifiche richieste alimentari. L’unico che, pur di esserci, sarebbe disposto a digiunare e a dormire anche sul pavimento, è Angelo Becciu
Il cardinale arcivescovo di Colonia, Rainer Maria Woelki, prevede «un Conclave lungo, perché tra noi ci conosciamo poco». Forse anche per questo fioccano le interviste. I cardinali si posizionano. I bookmaker del Regno Unito, però, non modificano le quote: il favorito è Parolin, dietro c’è il filippino Tagle. Poi Zuppi e Pizzaballa.
Chi li incontra, e ha un po’ di confidenza, e li sfruguglia, guardandoli come per dire allora, che dici? riceve risposte secche: «Escluso, non toccherà a me». La verità è che se dipendesse tutto solo dallo Spirito Santo, sarebbe più facile.
(da Il Corriere della Sera)

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NEL MIRINO DEI CORVI SOVRANISTI FINISCE OVVIAMENTE ANCHE IL CARDINALE TAGLE: L’ATTACCO PARTITO DA UN SITO DELLA ESTREMA DESTRA CATTOLICA CANADESE

Aprile 25th, 2025 Riccardo Fucile

PER LA FOGNA SOVRANISTA IMAGINE DI LENNON E’ “UN INNO ATEO CHE RIFIUTA LA RELIGIONE, IL PARADINO E CRISTO”… URGE RICOVERO A PSICHIATRIA

Papa Francesco non è ancora stato sepolto, ma in Vaticano si parla già da tempo del suo successore. Complici i diversi ricoveri del Pontefice, e i tanti «corvi» che già da martedì si sono levati in volo sopra San Pietro con l’obiettivo del Conclave, la riunione (e la stanza) da cui uscirà il nuovo Papa, il 266esimo successore di Pietro.
Colui che dovrà raccogliere l’eredità lasciata da Franciscus. I primi bersagli, il segretario di Stato uscente Pietro Parolin e il cardinale africano Robert Sarah. Entrambi per presunti problemi di salute, risalenti ad anni fa. Ma l’opposizione ai cosiddetti “papabili”, in tutto 137, si sa, lavora molto spesso in Rete e ha il suo centro nelle sfere più conservatrici della Chiesa cattolica d’Oltreoceano.
L’attacco partito da un sito della destra cattolica canadese
E proprio da lì, dal Canada che è partito un nuovo attacco. Questa volta, la vittima è Luis Antonio Gokim Tagle, “Il Bergoglio asiatico”, cardinale filippino tra i più accreditati alla successione di Francesco.
Un sito della destra cattolica canadese, anti-abortista, LifeSite News, ha infatti tirato fuori – con tanto di scandalo – un video di Tagle che canta vestito civilmente «Imagine» dei Beatles, testo tradizionalmente ritenuto anticristiano. «Scioccante: il cardinale Tagle canta “Imagine” di John Lennon. Un tradimento dell’insegnamento cattolico? – scrive il sito in un post su X – Si tratta di un inno ateo che rifiuta la religione, il paradiso e la regalità di Cristo. E il testo della canzone contraddice apertamente la dottrina cattolica («Non c’è inferno sotto di noi… nemmeno la religione»). Si tratta di scandalo o di ignoranza?».
Il sito accusa, inoltre, Tagle di aver cantato – durante un’esibizione di cinque anni fa – la strofa di Lennon che recita: «Immagina che non ci sia il Paradiso», ma il video integrale smentisce questa tesi.
Tagle ha conquistato nel tempo grande seguito, anche sui social, grazie ai suoi interventi, ma anche ai video che pubblica su X e Fecebook, dove ha oltre 600.000 follower, in cui si esibisce come cantante ai vari eventi. Insomma, dopo Parolin e Tagle, ora chi sarà il prossimo?
(da agenzie)

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APPENDE UNO STRISCIONE PER IL 25 APRILE FUORI DAL PANIFICIO, IDENTIFICATA DUE VOLTE DALLA POLIZIA: “QUALE REGOLA HO INFRANTO?”

Aprile 25th, 2025 Riccardo Fucile

E’ ACCADUTO AD ASCOLI PICENO: “SONO STATA TRATTATA COME UNA POTENZIALE CRIMINALE”

«Buono come il pane, bello come l’antifascismo»: è il messaggio dello striscione affisso da Lorenza Roiati questa mattina, venerdì 25 aprile, in occasione della Festa della Liberazione, fuori dal suo panificio “L’assalto ai forni” ad Ascoli Piceno, nelle Marche.
Un gesto simbolico e pacifico che, tuttavia, sembra aver attirato l’attenzione delle forze dell’ordine. Stando alla testimonianza della titolare sui social e ripresa dai media locali, quindici minuti dopo aver affisso il cartellone all’esterno della pluripremiata attività commerciale, è stata avvicinata e identificata dalla polizia di Stato. «Non ho parole – commenta Roiata con i giornali locali – mi sono sentita trattata come una potenziale criminale. Quale
regola ho rischiato di infrangere? – si chiede – Antifascismo non si può scrivere? Voglio ricordare che mio nonno Lorenzo e suo fratello Vittorio, proprietari di queste mura (dove la titolare ha deciso di appendere lo striscione, ndr) sono stata insigniti della medaglia al Valor Militare per attività partigiana, come tanti altri ascolani», afferma.
«È la prima volta che subisco un sopruso, sulla mia pelle – continua al Resto del Carlino -. E questa cosa va raccontata, deve uscire. Qualcuno deve rispondere di quello che è successo».
La seconda identificazione
Dopo poche ore dalla prima identificazione da parte della polizia di Stato, al panificio si sono presentati tre agenti in borghese questa volta della polizia locale per un secondo accertamento: «Attorno alle 12.15 – spiega Roiati al Corriere della Sera -, nel panificio sono entrate tre persone. Una di loro mi ha mostrato il distintivo della polizia locale. “Voi c’entrate qualcosa con questa affissione? Ve ne assumete la paternità? Ha un documento?”, mi ha chiesto. Ho fatto notare che la polizia di Stato era già passata in mattinata e, di nuovo, ho chiesto spiegazioni nel merito. Ho anche domandato che tipo di reato avessi commesso esponendo sulla facciata della mia casa di famiglia uno striscione con la parola “antifascismo”. Non è una parolaccia. Mi è stato risposto che non c’era a mio carico alcuna contestazione di reato e non avevano alcuna intenzione di intimorirmi, ma si trattava di “accertamenti che sono già stati disposti”.
Hanno poi aggiunto: “Procederemo con gli accertamenti d’ufficio che ci competono e se ci sarà qualche contestazione, sarà in un secondo momento”», conclude Roiati. L’intera conversazione è stata ripresa con lo smartphone dalla panificatrice in un video, che in queste ore sta circolando sui social.
(da Open)

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