Luglio 17th, 2025 Riccardo Fucile
IN VISTA DELLE ELEZIONI CHE SI TERRANNO IN AUTUNNO, LA CONFERMA CHE IL CAMPO LARGO E’ AVANTI RISPETTO AL GOVERNATORE MELONIANO USCENTE
Matteo Ricci passa in testa. Nell’ultimo sondaggio commissionato da Izi spa sul voto
nella Regione Marche, il candidato del centrosinistra è avanti sul governatore uscente di Fratelli d’Italia, Francesco Acquaroli.
Secondo la rilevazione, Ricci si attesta al 50,5% mentre Acquaroli al 49,5%. Mentre gli astenuti e incerti sono il 36,6%. Le elezioni si dovrebbero tenere il prossimo autunno.
(da agenzie)
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Luglio 17th, 2025 Riccardo Fucile
E ANCHE COSTA (FORZA ITALIA): “IL CENTRODESTRA NON CAVALCHI L’INCHIESTA”
“A Milano una parte della magistratura vuole sostituirsi al legislatore”. A dirlo, a proposito dell’inchiesta che vede indagato anche il sindaco Beppe Sala, è il ministro della Difesa Guido Crosetto. Nelle file del centrodestra anche Enrico Costa, deputato di Forza Italia e vicepresidente della commissione Giustizia della Camera. invita la sua parte politica “a non cavalcare l’inchiesta di Milano”.
Crosetto: “Magistratura vuole sostiturisi al legislatore”
Il ministro Crosetto scrive su X: “So che nessuno si stupirà della mia posizione perché i principi vengono prima di qualunque posizione politica e partitica e quindi continuo a pensare che la magistratura non debba e non possa sostituirsi al corpo elettorale. A Milano una parte della magistratura inquirente ha anche deciso di sostituirsi al legislatore, nel campo dell’urbanistica, del fisco, del lavoro, attraverso interpretazioni normative che a me sembrano, in molte parti, lontane dalle disposizioni di legge ed anzi molto pericolose (a titolo esemplificativo quello che sta avvenendo contro alcune aziende della moda e del lusso, per solo livore ideologico, è incredibile)”.
“Spesso – evidenzia ancora il ministro – si cercano di utilizzare queste vicende come occasione per sbarazzarsi dell’avversario di turno, perché a parti inverse si è sempre fatto così. Basta pensare a centinaia di vicende, poi concluse con l’assoluzione, che hanno portato a dimissioni e calvari politici”.
“Per me invece – prosegue – questa è l’ennesima occasione per dimostrare la diversità di chi è garantista sempre, di chi cerca di capire leggendo gli atti (non fermarsi alle conferenze stampa ed ai titoli), di chi crede nei principi liberali sempre, a maggior ragione quando toccano gli avversari politici. Spero che, nei tempi veloci che richiedono vicende di tale rilevanza, si possa capire quale è la verità ma nel frattempo continuo a basare i miei giudizi sulla presunzione di innocenza”.
Costa: “Centrodestra non cavalchi inchiesta di Milano”
Sempre su X, Costa scrive: “Il centrodestra non cavalchi l’inchiesta di Milano. Respinga la tentazione di una spallata giudiziaria che è su un piatto d’argento, ma che assegnerebbe alla magistratura il potere di sostituirsi al corpo elettorale”.
Il deputato azzurro prosegue: “A Milano la magistratura inquirente ha deciso, sottolineo, ha deciso, di sostituirsi al legislatore, nel campo dell’urbanistica e del fisco, attraverso interpretazioni normative molto discutibili. Una politica matura deve avere questa consapevolezza, prima di tutto, prima di leggere queste vicende come l’occasione per sbarazzarsi dell’avversario di turno. È vero che se fosse accaduto a parti invertite, come è accaduto il Liguria con Toti, quelli del Campo Largo sarebbero a sfilare con la bava alla bocca invocando immediate dimissioni, ma questa è l’occasione per dimostrare che noi siamo diversi, che crediamo nei principi liberali sempre, e li affermiamo innanzitutto quando certe vicende toccano gli avversari politici”.
(da agenzie)
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Luglio 17th, 2025 Riccardo Fucile
TAJANI SOGNA DI DIVENTARE PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA NEL 2029, INTORTATO DA GIORGIA MELONI CHE HA PROMESSO I VOTI DI FRATELLI D’ITALIA. UN SOGNO DESTINATO A SVANIRE QUANDO L’EX MONARCHICO SI RITROVERÀ COME CANDIDATO AL QUIRINALE UN ALTRO NOME CHE CIRCOLA NEI PALAZZI DEL POTERE ROMANO, QUELLO DI ALFREDO MANTOVANO
Era in agenda lunedì 14 luglio, alle 12.30, ma il faccia a faccia meneghino con la
Cavaliera Marina Berlusconi, sollecitato da un Antonio Tajani in totale stato di choc, non è avvenuto.
Di fronte alla possibile discesa in campo del fratello, Marina non ha mai mostrato alcun segno di entusiasmo.
La ragione è racchiusa in un “eccesso di affetto”: teme che Pier Silvio, una volta messo piede in parlamento, venga travolto da uno tsunami di inchieste giudiziarie e faccia la fine di Papi Silvio.
La primogenita del Cav, affiancata dai suoi “consigliori” Gianni Letta e Deborah Bergamin, ha preferito soprassedere. A pesare sulla sua decisione, ovviamente, è stato l’intervento “politico” di Pier Silvio alla presentazione dei palinsesti di Mediaset.
In quella circostanza, il boss del Biscione ha nuovamente evocato la sua possibile discesa in campo e ha assestato due-tre colpi da ko alla dirigenza del “suo” partito: “Bravissimi Tajani, Gasparri, Dalla Chiesa, ma servono leader e volti nuovi”.
Alle battagliere parole di Pier Silvio, la primogenita di Silvio, da sempre contrarissima alla smania politica del fratellino, ha preferito tacere.
Ma sul tasto della governance in mano ai “laziali” di Forza Italia, la presidente di Mondadori la pensa come Pier Silvio e ha continuato a parlare, discutere e confrontarsi con vari esponenti di Forza Italia, come il governatore della Calabria, Roberto Occhiuto, il cui bacino di voti è parte fondamentale di quell’8% che rappresenta elettoralmente il partito.
Marina non intende recedere dal suo ruolo ponte tra la famiglia e il partito, ma si è resa conto di doverlo fare con discrezione.
In un colloquio telefonico, ha ribadito a Tajani che Forza Italia è un partito liberale, che deve far sentire maggiormente la sua
voce all’interno della maggioranza di governo, aggiungendo alcuni temi per le future battaglie del partito, tra le quali non deve esserci solo lo Ius scholae, tanto caro al ciociaro Tajani.
Quel che molti si sono chiesti, dopo il rimbombante intervento alla presentazione dei palinsesti, è perché Pier Silvio abbia deciso proprio ora di rendere pubblica, confermando le tante indiscrezioni passate, la sua voglia di emulare le gesta del padre.
L’indiscrezione che circola a Milano è che i suoi principali collaboratori, Nicolò Querci (consigliere per la politica) e Stefano Sala (ad della concessionaria Publitalia e gestore della “cassa” del Biscione), e alcuni giornalisti amici, abbiano riferito all’ad di Mediaset quello che ormai è il segreto di Pulcinella: Tajani sogna di diventare presidente della Repubblica nel 2029.
Un’ambizione smodata, incoraggiata dalle rassicurazioni della camaleontica Giorgia Meloni, che ha promesso di mettere a disposizione i voti di Fratelli d’Italia per accompagnare l’ex monarchico al Colle.
Un sogno destinato a svanire quando Tajani si ritroverà come candidato al Quirinale un altro nome che circola nei palazzi del potere, quello di Alfredo Mantovano.
Il disvelamento del progetto istituzionale di Tajani è stata la conferma, per l’ex “Pier Dudi”, che il segretario di Forza Italia giochi di sponda con la premier per le proprie ambizioni. Un comportamento che lo ha reso, negli anni, sempre più accondiscendente e malleabile verso i diktat della Ducetta.
Tutto ciò, si dice, ha fatto scattare una molla, una reazione istintiva in Pier Silvio: non solo perché vede uno storico
subalterno di Papi Silvio subordinare le sorti del suo partito al proprio interesse, ma soprattutto si è ricordato che il Quirinale è stato il sogno impossibile di suo padre. Perché dovrebbe realizzarlo l’insostenibile Tajani?
Agli occhi di Pier Silvio, l’ex monarchico è diventato un “usurpatore”, raccontano gli “addetti ai livori”. Da qui, le legnate al segretario di Forza Italia e alla sua “banda dei laziali”, dove si iniziano a intravedere delle crepe.Il già fedelissimo Paolo Barelli sta iniziando a smarcarsi da Tajani, mentre Maurizio Gasparri è in rotta con la famiglia di Arcore, chiede al segretario di tenere il punto, convinto che siano senatori e deputati a tenere in piedi il partito.
Dimentica, però, che la Famiglia è proprietaria del simbolo e vanta un credito da 90 milioni di euro in fidejussioni con gli azzurri, sommetta per niente facile da trovare.
Senza contare che il tesoriere, Fabio Roscioli, è stato scelto da Marina (è uno degli storici avvocati del Cavaliere).
Di fronte alla possibile discesa in campo del fratello, Marina non ha mai mostrato alcun segno di entusiasmo.
La ragione è racchiusa in un “eccesso di affetto”: teme che Pier Silvio, una volta messo piede in parlamento, venga travolto da uno tsunami di inchieste giudiziarie per conflitto di interessi e tasse non pagate, accompagnato da sputtananti campagne stampa, che ha profondamente segnato il ventennio politico di Silvio Berlusconi.
Dal “Bunga-Bunga” ai casi Noemi, Ruby, D’Addario, olgettine varie e avariate, Marina non vuole rivivere la sofferenza di
ritrovarsi sotto attacco, con indiscrezioni torbide sulla vita privata che penalizzerebbero anche le aziende di famiglia.
Eppure, nonostante la propria netta contrarietà, la Cavaliera ha assicurato i consigliori Letta e Bergamin che non ci sarà alcuna spaccatura tra lei e il fratello: se Pier Silvio decidesse, un giorno, di prendere le redini di Forza Italia, lei lo sosterrà.
Se ad Arcore c’è unità, a casa Tajani non si brinda: “l’Otelma di Ferentino”, uno che sbaglia ogni previsione in politica estera, ha preso malissimo le scudisciate di Pier Silvio e il successivo annullamento dell’incontro con Marina.
Sente la propria fragile leadership polverizzarsi di giorno in giorno, incalzata dalla famiglia Berlusconi da un lato, e dall’opposizione interna al partito, dall’altro, insofferente per la gestione a trazione romanocentrica.
E Giorgia Meloni come ha preso il sommovimento in Forza Italia? Che l’abbia vissuto con pesante fastidio, è confermato dal fatto che nessun esponente di Fratelli d’Italia ha commentato le parole di Pier Silvio sulla possibile discesa in campo. Gli ex missini hanno sfruttato solo la parte del discorso in cui padrone di Mediaset elogiava il governo Meloni (“Ha creato il miglior governo d’Europa”).
Ps. A incoraggiare Pier Silvio a seguire le orme paterne c’è il suo consigliere-principe, Nicolò Querci. Se un giorno del 2027 il secondogenito del Cav sbarcasse in Parlamento, Querci si vede già a Cologno Monzese a gestire l’impero Mediaset per procura.
(da Dagoreport)
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Luglio 17th, 2025 Riccardo Fucile
IL RICORDO DURANTE L’INAUGURAZIONE DI UN MURALES RAFFIGURANTE IL PADRE
«Mio padre era un inguaribile ottimista. Lui la voleva vincere questa guerra» contro la mafia. «Ma gli è stato impedito, da tanti». «Forse anche da troppe persone vicine a lui, del suo mondo lavorativo. Ancora siamo alla ricerca di questo ‘amico’
che lo ha tradito. Lui venne lasciato da solo. Non soltanto dalle istituzioni, ma è stato lasciato solo anche dal mondo professionale, giudiziario e lavorativo che lo circondava. Che invece, più di altri, avrebbero dovuto proteggerlo e salvaguardarlo».
Queste le parole, commosse, di Manfredi Borsellino, figlio del giudice Paolo Borsellino, che oggi ha partecipato alla inaugurazione di un murales raffigurante il padre, nei pressi di via D’Amelio, dove il 19 luglio 1992 venne ucciso con cinque agenti della scorta.
L’opera è stata realizzata da Andrea Buglisi. Sul punto sorgerà un centro sportivo, che sarà inaugurato a ottobre grazie alla collaborazione di Vivi Sano onlus di Daniele Giliberti.
«Io non dirò “è tutto finito”»
«Anche da un murales come questo rinasce tutto. Può rinascere una città. Io non dirò ‘È tutto finito’, come disse all’indomani della morte di mio padre, no. È ripartito tutto, anche da un murales. I miei figli percorrono sempre questa strada e per me sarà molto emozionante che i loro figli, i miei nipoti un giorno potranno vedere il murales e soprattutto osservarlo in un gesto di vittoria, perché mio padre era un ottimista», ha spiegato l’uomo.
(da agenzie)
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Luglio 17th, 2025 Riccardo Fucile
LO SCERIFFO DI SALERNO AVREBBE DATO L’OK ALL’EX PRESIDENTE DELLA CAMERA, IN CAMBIO DE LUCA POTREBBE CHIEDERE DI INDICARE IL VICEPRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE E L’ASSESSORE ALLA SANITA’… E UN RUOLO NELLA SEGRETERIA NAZIONALE DEL PD PER IL FIGLIO PIERO
Si sblocca la candidatura di Roberto Fico in Campania, Elly Schlein ha incontrato il
presidente uscente Vincenzo De Luca e, secondo quanto si apprende sarebbe caduta la pregiudiziale sull’ex presidente della Camera. De Luca avrebbe avuto rassicurazioni sul riconoscimento del lavoro svolto in questi anni e avrebbe ribadito l’intenzione di presentare una sua lista alle regionali del prossimo autunno.
La segretaria del Pd Elly Schlein ha incontrato in queste ore il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca. “Nell’incontro, svolto in un clima positivo e proficuo, si è fatto il punto in vista delle prossime elezioni regionali”. Lo rendono
noto fonti del Nazareno.
“Si è condivisa l’opportunità – viene spiegato – che proprio partendo dalla convergenza sul programma, in sintonia con i territori, si possano e si debbano creare le condizioni per la sintesi finale volta ad individuare, senza veti o posizioni pregiudiziali, il candidato presidente in grado di rappresentare e fare sintesi in tutta l’area progressista”.
Nell’incontro, viene spiegato “è stata condivisa la necessità di concentrarsi anzitutto sui punti programmatici dell’agenda di governo, da costruire partendo dall’importante lavoro svolto in questi anni in Campania, con l’obiettivo di continuare ad assicurare stabilità in una Regione così strategica per il Paese, nell’esclusivo interesse dei cittadini campani”
(da agenzie)
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Luglio 17th, 2025 Riccardo Fucile
LE AUTORITÀ TEDESCHE STANNO VALUTANDO IL PROFILO DEL FERMATO, PER CUI POTREBBE GIUNGERE A MOMENTI LA RICHIESTA DI ESTRADIZIONE DAVANTI ALLA CORTE PENALE INTERNAZIONALE
È stato arrestato in Germania il “socio” del generale libico Almasri, su cui pendevano le indagini della corte penale internazionale. Si tratta di Khaled al Hisri, detto “Al Buti”, tra gli uomini al vertice della polizia-milizia Rada, la cosiddetta forza di intervento rapido che a sua volta controllava la “Polizia giudiziaria” del generale Al Masri. Entrambi i gruppi armati, originariamente affiliati al governo centrale, sono in via di scioglimento in Libia.
Le autorità tedesche, a quanto apprende “Avvenire”, stanno valutando il profilo del fermato per cui potrebbe giungere a momenti la richiesta di estradizione davanti alla Corte penale internazionale dell’Aja.
Due giorni fa il governo di Tripoli aveva cancellato tutte le immunità funzionali attribuite al generale Almasri, che rimane ricercato dalla corte penale internazionale e su cui pende un mandato di comparizione della procura di Tripoli, dove più volte è stato minacciato di arresto e trasferimento all’Aja dopo che il 19 gennaio venne arrestato in Italia e il 21 rimpatriato a Tripoli con un volo organizzato dalle autorità di Roma.
Fonti investigative internazionali hanno confermato da “Avvenire” il fermo di al Buti, e nelle prossime ore potrebbe arrivare la richiesta di arresto ed estradizione da parte della corte penale internazionale che su di lui aveva ricevuto denunce circostanziate.
Nei mesi scorsi la procura dell’Aja aveva preannunciato davanti al consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite l’emissione di una mezza dozzina di nuovi mandati di cattura per i crimini commessi in Libia. Molti di questi mandati sono coperti dal
segreto e al momento non è stato confermato se tra i nomi vi è quello di al Buti
Già nel 2021 il “Panel of experts”, il gruppo di investigatori incaricato dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per le indagini sulla Libia, segnalava una serie di crimini commessi da al Buti nella stessa prigione controllata da Almasri.
Il Panel “continua a ricevere testimonianze da ex detenuti della Special Defense Force, tenuti nella prigione di Mitiga”, si leggeva nel rapporto di 548 pagine. Come per Almasri erano state raccolte denunce e riscontri su “detenzione arbitraria, tortura, confisca di beni, abusi e umiliazioni sessuali a danno delle detenute donne da parte dei guardiani”. Al Buti è stato identificato tra le figure con un ruolo di vertice. Gli ispettori delle Nazioni Unite avevano chiesto un confronto con la Special Deterrence Force libica “ma invano”, scrivevano.
Di recente si erano perse le tracce di “Al Buti”, secondo alcune fonti addirittura protetto da non meglio chiariti “incarichi diplomatici”. Se così fosse, anche un eventuale “passaporto diplomatico”, non lo metterebbe al riparto da un eventuale mandato di cattura internazionale.
Se Al Hisri venisse trasferito all’Aja potrebbe essere aperto il processo internazionale sui crimini in Libia, provocando un vero terremoto non solo a Tripoli, ma anche tra i governi europei che pur davanti alle denunce, hanno continuato a cooperare con le autorità di Tripoli, fino al recente caso AlMasri su cui resta aperto l’approfondimento della Corte penale internazionale riguardo alle scelte dell’Italia
(da Avvenire)
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Luglio 17th, 2025 Riccardo Fucile
L’OPERAZIONE HA COINVOLTO LE FORZE DI 12 PAESI (TRA CUI ANCHE L’ITALIA). TRA LE MOLTE OPERAZIONI IN TUTTA EUROPA, È STATA PARTICOLARMENTE COLPITA LA SPAGNA (CON PIÙ DI 500 ATTACCHI),,, 13 LE PERSONE INTERROGATE E OLTRE 600 I SERVER SMANTELLATI
Una maxi operazione internazionale denominata ‘Eastwood’ ha permesso di
smantellare l’infrastruttura di NoName057(16), un’organizzazione di hackers filorussi legata al regime di Vladimir Putin.
L’operazione ha coinvolto le forze di polizia di 12 Paesi, tra cui Germania, Italia, Stati Uniti e Spagna, dove è stata arrestata una persona. Sono state effettuate 5 perquisizioni e sono stati smantellati decine di server, informano fonti di polizia citate oggi dai media iberici.
NoName057(16) è emerso nel marzo 2022, all’inizio dell’invasione russa in Ucraina e ha rivendicato numerosi attacchi a paesi che hanno sostenuto Kiev. In Spagna è accusata di aver messo a segno oltre 500 attacchi informatici dal 2022. Nel mirino sono finite pagine web di vari ministeri, della Banca di Spagna, della Casa reale e di aziende del settore della difesa, come Navantia e Indra. Il gruppo è accusato di tentato sabotaggio del sito del ministero dell’Interno durante le elezioni politiche del 23 luglio 2023.
In totale l’operazione, supportata da Europol ed Eurojust, ha portato a due arresti, uno in Spagna e l’altro in Francia, sette mandati di cattura internazionali – inclusi i due presunti cervelli del gruppo, entrambi russi – 24 perquisizioni domiciliari (cinque delle quali in Spagna, a Madrid, Barcellona e Saragozza) all’interrogatorio di 13 persone e all’identificazione di oltre 1.000 simpatizzanti.
L’infrastruttura smantellata include almeno 600 server dai quali venivano mossi gli attacchi. In Spagna il gruppo, attraverso i servizi di messaggeria istantanea, aveva reclutato “un gran numero di persone” coinvolte nei cyberattacchi mediante un software denominato ‘DdoSia’, segnala la polizia nazionale. Per incentivare la fidelizzazione, gli hacker filorussi offrivano pagamenti in criptovaluta e “utilizzavano tecniche di videogames orientate ad attirare i più giovani”. L’operazione è stata coordinata dal tribunale dell’Audiencia Nacional, competente per i reati di terrorismo.
(da agenzie)
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Luglio 17th, 2025 Riccardo Fucile
IL GIOVANE GESTIVA DEGLI ACCOUNT CHE SI CHIAMAVANO “WHITE LIVES MATTER” (IL RICHIAMO È AL MOVIMENTO AMERICANO “BLACK LIVES MATTER”)… SECONDO I PM, IL 21ENNE DIFFONDEVA TEORIE SECONDO CUI LA RAZZA BIANCA È SUPERIORE RISPETTO ALLE ALTRE E MINACCIAVA AZIONI VIOLENTE CONTRO MIGRANTI E OMOSESSUALI … 26 LE PERQUISIZIONI IN TUTTA ITALIA
Un 21enne bresciano è stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare con l’accusa di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa. Disposte dal pm di Brescia, Caty Bressanelli, 2
6perquisizioni su tutto il territorio nazionale nei confronti di persone tutte sospettate di appartenere a gruppi virtuali di estrema destra con posizioni radicali neonaziste, suprematiste, xenofobe e antisemite.
L’indagine effettuata dai Carabinieri dei Ros. L’indagine, condotta dai carabinieri del Ros di Brescia è stata avviata nel dicembre del 2023 e si è sviluppata attraverso il monitoraggio dei profili social Telegram e TikTok del ventunenne. Si tratta di canali denominati White lives matter italia “intriso di contenuti espressivi di idee inneggianti alla classificazione della popolazione umana in razze e alla superiorità della razza bianca in termini discriminatori delle altre etnie/razze – scrivono gli inquirenti − Wannawaffen tm, con contenuti di propaganda di idee inneggianti al nazismo, all’accelerazionismo, alla classificazione della popolazione umana in razze, alla superiorità della razza bianca in termini denigratori e discriminatori delle altre etnie/razze/religioni e apologetici di azioni violente in danno di persone di colore, immigrati, persone di religione islamica e afferenti alla galassia LGBTQ”.
E poi ancora Sangue e suolo “al cui interno – sempre secondo chi indaga – sono pubblicati contenuti consistenti in chiare espressioni di idee di natura suprematista, neo-nazista, negazionista della Shoah, anti-semita e di apologia del fascismo” e Spirito fascista, “inneggiante al fascismo, al nazismo, alla superiorità di razza, all’anti-semitismo e a teorie negazioniste della Shoah, oltre a divulgazione di post di derisione politica, etnica e sociale”. Le investigazioni si sono
quindi estese a questi canali social, consentendo di identificare ulteriori 29 membri, molti dei quali di età compresa tra 18 e 25 anni (cinque dei quali minorenni all’epoca dei fatti), residenti su tutto il territorio nazionale e sottoposti a indagine
(da agenzie)
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Luglio 17th, 2025 Riccardo Fucile
LA DECISIONE DELLA CASSAZIONE SUL CASO DI UN UOMO CON UNO STIPENDIO DI 1.400 EURO AL MESE CHE DOVEVA VERSARNE ALLA FIGLIA 600 … SECONDO LA CORTE L’ASSEGNO È UN CONTRIBUTO CHE DEVE ESSERE SOSTENIBILE E PROPORZIONATO ALLE CAPACITÀ ECONOMICHE DEGLI EX CONIUGI
La Corte di Cassazione taglia l’assegno ai padri separati in difficoltà economiche. Con
un’ordinanza i giudici del Palazzaccio hanno deciso che se il genitore non riesce a mantenere i figli perché il suo stipendio è troppo basso rispetto all’assegno di mantenimento, quest’ultimo va ridotto.
Il caso riguardava un padre separato con uno stipendio che negli ultimi anni è sceso a 1.400 euro al mese, che doveva versarne alla figlia 600. Secondo la Corte l’assegno è un contributo che deve essere sostenibile e proporzionato alle capacità economiche degli ex coniugi.
La decisione
A riportare la decisione è oggi Il Messaggero. L’articolo 337 ter del Codice civile stabilisce che «ciascuno dei genitori provvede al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito». La Corte di Appello di Bologna aveva deciso sul caso di un padre che aveva cambiato lavoro e stipendio all’interno dell’impresa di famiglia, diventando a tutti gli effetti un
lavoratore dipendente.
La madre, invece, aveva una «posizione economica ben più florida» dell’ex marito. Il tribunale di Piacenza aveva deciso per 600 euro di mantenimento mensile e il pagamento del 50% delle spese straordinarie. Mentre erano «irrilevanti le intervenute modifiche peggiorative dei redditi del padre che, per una scelta unilaterale, aveva modificato il suo rapporto di lavoro».
La figlia e la madre
L’appello ha anche stabilito che la cifra era ancora attuale perché la ragazza era cresciuta e insieme a lei le sue esigenze. Nel ricorso in Cassazione l’uomo ha puntato sul principio di proporzionalità. Ora in Corte d’Appello dovrà essere rideterminato l’assegno di mantenimento. Secondo i giudici non c’è stata un’effettiva verifica della «proporzionalità parametrata ai redditi, su cui all’attualità incideva una mutata situazione di fatto».
Il quotidiano parla anche con Matteo, 35 anni, operaio metalmeccanico che vive in una cohousing del comune di Padova. «Prima di lasciare mia moglie non riuscivo a chiudere occhio, passavo le notti a cercare su Google “come arrivare a fine mese dopo una separazione?”. Ho avuto paura di dormire in macchina», spiega. Matteo ha vissuto in Lombardia fino al 2016, poi si è trasferito a Padova.
«Sposato nel 2020, separato quattro anni dopo. Ho chiesto la separazione per proteggere me e mio figlio: troppi problemi, incomprensioni, abuso di alcol da parte di lei. Ho coinvolto i servizi sociali, ma alla fine mi sono ritrovato senza casa, con imutuo sulle spalle e senza possibilità di permettermi un affitto. Ho avuto paura di finire in macchina. Gli assistenti sociali mi hanno indirizzato qui: una soluzione provvisoria, con stanze private e spazi comuni».
Matteo guadagna 1.700 euro al mese. «Ma tra 400 di mutuo, 220 di assegno a lei e le spese fisse della macchina arrivo a fine mese con poco più di 300 euro. Affittare casa è impossibile, ho provato ma nessuno mi dava fiducia senza garanzie. La cohousing mi ha permesso di respirare, di avere un tetto, ma è una soluzione temporanea». Il figlio «lo vedo il mercoledì e nei weekend. Sognavo l’affido esclusivo, vivere con lui, nella nostra casa. Non è stato possibile, ma lotterò sempre per esserci. Gli assegni servono, ma devono essere proporzionati. Non puoi togliere a un padre la possibilità di vivere dignitosamente».
(da Open)
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