Luglio 17th, 2025 Riccardo Fucile
“HO VISSUTO SULLA MIA PELLE UN PROCESSO INGIUSTO DA CUI SONO USCITO INNOCENTE. A CHI CHIEDE SFRACELLI CONTRO L’AMMINISTRAZIONE DICO CHE SERVE EQUILIBRIO“
Gabriele Albertini, la Milano dei grattacieli ha una storia lunga che parte con lei: Citylife, gli albori di Porta Nuova.
«La trasformazione di Milano parte da lontano, dalla metà degli anni 90 e va avanti fino a Expo. Il Comune di Milano, durante i miei due mandati, ha investito oltre 6 miliardi di euro in opere pubbliche: una cifra mai vista prima nella storia della città. E siamo arrivati a catalizzare più di 30 miliardi di investimenti urbanistici da parte di soggetti privati. Tutto questo, senza un solo avviso di garanzia».
Cos’è cambiato oggi?
«Vedo un’amministrazione che, con molti meno investimenti, si
trova invece sotto assedio giudiziario. Abbiamo 1.600 famiglie che rischiano di perdere la casa, imprese che potrebbero fallire, e un blocco potenziale dello sviluppo urbano. Se i capitali vengono dirottati altrove, anche il reddito pro capite della città ne soffrirà. Ricordo quello che diceva Luigi Einaudi a proposito degli investitori: “Hanno una memora di elefante, cuore di coniglio e gambe di lepre”».
Le accuse oggi in campo sono gravi, dalla corruzione al falso. Che idea si è fatto
“ Mi domando come mai noi siamo riusciti a spendere più di tutti, anche nel mio doppio ruolo di commissario per il depuratore e il traffico, e non abbiamo avuto problemi con la giustizia, mentre il povero Sala che ha gestito Expo con la metà dei capitali investiti è finito a processo».
Che risposta si dà?
«Abbiamo adottato una linea durissima. niente incarichi a chi aveva ricevuto anche solo un avviso di garanzia. E c’era un rapporto di trasparenza con la Procura. Quando presentavo dei nomi, il procuratore Borrelli mi avvisava se fossero sotto indagine, anche in modo riservato e anche se le indagini non erano ancora note».
Quali altri strumenti avevate attivato?
«Abbiamo anticipato di 20 anni l’Anac di Cantone. L’avevamo chiamato “Alì Babà”: tre pm in servizio e tre dirigenti comunali di alto livello presidiavano gli atti per verificarne la vulnerabilità. Introducemmo i “patti di integrità”: se un’impresa truccava le gare o si accordava sottobanco, veniva espulsa. Abbiamo escluso 600 aziende. Abbiamo attivato l’ internal auditing . Una ventina di impiegati, autorizzati ad accedere a tutti gli atti amministrativi. Analizzavano sia la forma sia la sostanza».
Il centrodestra chiede le dimissioni di Sala. Lei?
«Io sono di centrodestra ma voglio difendere l’amministrazione, e lo faccio su due piani. Primo: non credo che persone come Catella o Tancredi, che conosco personalmente, siano prive di integrità. E Boeri è un architetto stimato in tutto il mondo. Secondo: ho vissuto sulla mia pelle un processo ingiusto da cui sono uscito totalmente innocente con sentenza definitiva. Da senatore, ho raccolto 194 firme per una legge che risarcisse le spese legali di chi ha subito un’ingiusta imputazione. Valida solo per chi è stato riconosciuto pienamente innocente per non aver commesso il fatto o perché il fatto non sussiste o non costituisce un reato. Sa quanti sono?».
No.
«Sono 90 mila ogni anno. A chi chiede sfracelli contro l’amministrazione dico che serve equilibrio: non posso pensare che siano tutti delinquenti e che il magistrato solo per il fatto di esercitare il controllo di legalità sia un genio o un santo»
(da Corriere della Sera)
argomento: Politica | Commenta »
Luglio 17th, 2025 Riccardo Fucile
SUCCESSI, POLEMICHE E LEGGENDE DELL’IMMOBILIARISTA DEL GRUPPO COIMA, DAL NUOVO PONTE DEI SOSPIRI ALL’OPERAZIONE DA QUASI 2,5 MILIARDI CON IL FONDO SOVRANO DEL QATAR DIVENUTO PROPRIETARIO DI “PORTA NUOVA” … IL RAPPORTO CON SALVATORE LIGRESTI (EREDITATO DAL PADRE) E LE SFIDE DELLO SCALO FARINI E DEL VILLAGGIO OLIMPICO
Per raccontare l’affilata personalità di Manfredi Catella si può partire da un episodio.
Un viaggio in cantiere a Porta Nuova, agli albori della Milano internazionale proiettata verso il cielo di cui l’immobiliarista è il protagonista indiscusso.
«Vedete quel ponte laggiù?» diceva. Sguardo magnetico e sfuggente, impeccabile gessato yuppie, indicava un anonimo
passaggio soprelevato, tra le nuove costruzioni, in verità più simile a una passerella: «Lo chiameremo Ponte dei sospiri!».
L’ambizione, la visione in grande — per alcuni la megalomania — sono infatti alcuni dei tratti distintivi del «re dei grattacieli» milanesi, colui che dopo aver sviluppato la rigenerazione della più grande area in un centro cittadino europeo nell’ultimo ventennio, è riuscito a venderla al fondo sovrano del Qatar — contro le previsioni delle cassandre — grazie a una straordinaria capacità di relazioni internazionali, in un’operazione da quasi 2,5 miliardi, conclusa ormai dieci anni fa, nel 2015.
Manfredi Catella è un livornese «di mondo». Classe 1968, figlio di genitori siciliani di Caltanissetta, laurea in Economia aziendale alla Cattolica (tesi sull’economia urbanistica) e master al Politecnico di Torino. A curriculum esperienze da Parigi (Caisse centrale des Banques populaires e Hsbc) a Chicago (Heitman) e in Jp Morgan e presenze negli advisory board di Politecnico e Sda Bocconi.
Cresciuto all’insegna di finanza e mattone seguendo le orme del padre Riccardo, tra i pionieri del settore immobiliare italiano, e poi del grande costruttore americano Gerry Hines, suo mentore, per il quale aprì la filiale italiana di Hines. Una scuola immobiliare sul campo di prim’ordine e un rapporto ereditato dal padre con una terza figura chiave nel suo percorso: Salvatore Ligresti.
Porta Nuova è l’ highlight della trentennale carriera. Torre Unicredit, piazza Gae Aulenti, le torri del Bosco Verticale, la Biblioteca degli alberi (Bam). Con la vendita al Qatar, Catella
lascia Hines e si concentra su Coima, real estate di famiglia fondato nel 1974 dal padre, a cui Manfredi aveva dedicato il primo pezzo del progetto — la Fondazione Riccardo Catella — in una palazzina ristrutturata nella Bam all’ombra delle torri.
Resta, infatti, il dominus del quartiere, il cui feudo verte proprio attorno alla Fondazione e al ristorante Ratanà, anche se il suo campo di azione privato si muove di più verso la vicina Brera, che frequenta con la moglie, con la quale ha cinque figli, l’americana Kelly Russell, plenipotenziaria responsabile della sua comunicazione, e dove non era raro vederlo in coda alla Latteria
Coima, oggi, gestisce oltre 30 fondi immobiliari per dieci miliardi di investimenti con i grandi player del sistema bancario (o Cdp) quali compagni di ventura.
E il campo d’azione si è allargato, con l’operazione sugli scali ferroviari (maxi-aree da rigenerare attorno al centro di Milano).
Due i bandi vinti: per lo scalo più grande, il Farini, dove s’ipotizzò anche di trasferire lo stadio, e per il Romana, dove, assieme a Covivio e Prada (che qui ha la sua acclamata Fondazione), Catella decide di formare una cordata per realizzare sull’area il nuovo grande business del mattone milanese, gli studentati, ma solo dopo aver ospitato il Villaggio olimpico 2026, altra vetrina internazionale.
Un progetto discusso, sia per la natura «privata» di un intervento «pubblico», con tanto di trattativa con il governo sul pagamento degli extracosti, lievitati nel post Covid, sia per il suo risultato estetico.
Con il tempo, gli occhi si spostano verso il resto d’Italia, per replicare il modello Milano nella capitale Roma. Ma, nel quartier generale di Porta Nuova, l’espansione continua. Ancora con al seguito polemiche, di natura urbanistica e politica, a tema «cubature». Tra i grandi annunci, talvolta destinati a restare sulla carta o materia di pressioni politiche, nel 2021 presenta una high line alla newyorkese, una passerella floreale sopraelevata da donare alla città «in cambio» di volumetrie per costruire altre residenze, altri «boschi verticali». Un braccio di ferro in Regione e in Comune, sugli strumenti di regolazione del territorio ma soprattutto le deroghe ai limiti di edificabilità.
Tanto che nell’ambiente era diffusa l’espressione «leggi Catella», a dimostrazione dell’influenza di un immobiliarista a cui — lo riconoscono anche i detrattori del suo modello di sviluppo urbano — si deve il poderoso avvio della rivoluzione urbanistica milanese.
(da Il Corriere della Sera)
argomento: Politica | Commenta »
Luglio 17th, 2025 Riccardo Fucile
CI SONO DUE MORTI E SEI FERITI GRAVI, MENTRE IL PARROCO, PADRE GABRIEL ROMANELLI, SAREBBE LEGGERMENTE FERITO A UNA GAMBA… LO STATO EBRAICO, SENZA VERGOGNA PARLA DI “ERRORE DI TIRO” (COME IL PRESUNTO “MALFUNZIONAMENTO” DIETRO LA STRAGE DI BAMBINI IN FILA PER L’ACQUA)… L’IPOCRITA GIORGIA MELONI SI SVEGLIA: “DA MESI ATTACCHI INACCETTABILI CONTRO LA POPOLAZIONE CIVILE. NESSUNA AZIONE MILITARE PUÒ GIUSTIFICARE UN TALE ATTEGGIAMENTO”
E’ stata colpita da un raid la chiesa della Sacra Famiglia a Gaza. Secondo quanto apprende l’ANSA, ci sarebbero due morti e 6 feriti gravi mentre padre Gabriel Romanelli, il parroco, sarebbe rimasto leggermente ferito ad una gamba. Secondo quanto risulta all’ANSA, da fonti vicine al Patriarcato di Gerusalemme, Israele si sarebbe giustificato affermando che si sarebbe trattato di “un errore di tiro”.
“I raid israeliani su Gaza colpiscono anche la chiesa della Sacra Famiglia. Sono inaccettabili gli attacchi contro la popolazione civile che Israele sta dimostrando da mesi. Nessuna azione militare può giustificare un tale atteggiamento”. Lo dichiara la premier Giorgia Meloni.
“Gli attacchi dell’esercito israeliano contro la popolazione civile a Gaza non sono più ammissibili. Nel raid di questa mattina è stata colpita anche la Chiesa della Sacra Famiglia a Gaza, un atto grave contro un luogo di culto cristiano. Tutta la mia vicinanza a Padre Romanelli, rimasto ferito durante il raid. È tempo di fermarsi e trovare la pace”. Lo scrive su X il ministro degli Esteri Antonio Tajani.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Luglio 17th, 2025 Riccardo Fucile
IL COLLEGIO DI APPELLO HA CONFERMATO LA DECISIONE DEL PRIMO GRADO
Resta il taglio dei vitalizi per 800 ex deputati. Il Collegio di Appello della Camera dei
deputati, in pratica la Cassazione di Montecitorio, ha esaminato l’appello relativo alla sentenza di primo grado sul taglio ai vitalizi, confermando l’impianto complessivo della delibera n. 14 del 2018. In pratica ha confermato il “niet” pronunciato in primo grado al ricorso presentato da circa 800 ex deputati per eliminare il taglio ai propri vitalizi, su cui aveva invece deciso favorevolmente il Senato nel 2022. Il taglio era stato deciso nel 2018 sotto la presidenza di Roberto Fico.
L’ipotesi di un appello in sede politica
A rendere nota la decisione è stato un comunicato di Montecitorio. I ricorrenti hanno esaurito gli organi giurisdizionali interni ed ora dovranno decidere se rivolgere un appello in sede politica all’ufficio di Presidenza, oggi guidato da
Lorenzo Fontana. La decisione, si legge in una nota diffusa in tarda serata, è stata assunta dall’organismo composto dai deputati: Ylenja Lucaselli, Ingrid Bisa, Marco Lacarra, Pietro Pittalis e Vittoria Baldino. Sono state inoltre confermate le misure di mitigazione già introdotte dall’Ufficio di Presidenza della scorsa legislatura, in attuazione di sentenze parziali adottate dagli organi di tutela di quella Legislatura. L’attuale situazione complessiva riguardante il ricalcolo dei vitalizi e le relative misure di mitigazione rimane quindi invariata, conclude la nota.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Luglio 17th, 2025 Riccardo Fucile
SALVINI E TAJANI PUNTANO A SOPRAVVIVERE, NON ESISTE UNO SCATTO DI DIGNITA’
Essere arrivati a mille giorni è già di per sé un successo che pochi premier italiani possono vantare. Arrivarci senza una crisi, un rimpasto, un voto di fiducia a rischio, è un inedito quasi assoluto e pure il paragone con i precedenti di Bettino Craxi, Silvio Berlusconi e Matteo Renzi regge poco perché è assai probabile che Giorgia Meloni li superi tutti e arrivi con facilità all’en plein della legislatura e oltre.
Aver confinato i suoi alleati a ruoli assai poco rilevanti è il suo principale successo. Matteo Salvini (che ieri un sondaggio presentava come il ministro più impopolare del governo) è ormai un controcantista usurato, strilla molto ma resta inchiodato a percentuali a una cifra e ha perso il monopolio dei consensi al Nord.
Antonio Tajani è una spalla appagata dalla sopravvivenza di Forza Italia alla scomparsa del fondatore, capo, padrone assoluto: non era scontato, tutto il resto è manna dal cielo.
In Italia le maggioranze sono sempre cadute per le impuntature o le ambizioni dei soci di minoranza: averne due nella categoria “il meglio è dietro le spalle” è per Meloni una assicurazione sulla vita molto solida. Anche per questo la premier non si è mai disturbata a rimbeccare gli alleati. I titoli “Gelo Meloni-Salvini,
Gelo tra Meloni-Tajani, Gelo Tajani-Salvini” sono un classico dei mille giorni, e tuttavia: mai una parola da lei. Aquila non captat muscas. Tradotto: lasciateli cantare, tanto nessuno avrà il coraggio dei passi definitivi che rompono le coalizioni e condannano i governi.
L’altro atout è arrivato dalla Storia, quella con la maiuscola, che ha incrociato questa prima esperienza della destra-destra di governo con eventi mondiali enormi e crisi internazionali di prima grandezza.
È il contesto che fa sentire Meloni ogni giorno “sul paracadute”, un lancio spericolato dopo l’altro, ma anche quello che le ha consentito di spostare verso Bruxelles, Washington, Berlino e persino Parigi i riflettori della visibilità lasciando in ombra il resto, e cioè una routine nazionale senza grandi exploit.
Per di più, la guerra e i dazi hanno aiutato a mettere in sicurezza da un rischio: i misteriosi complotti dei poteri forti a cui la destra ha sempre attribuito ogni disgrazia. Anche volendo, nessuno può permettersi di mettere in difficoltà l’Italia.
Cosa deve temere, allora, Meloni? Assai poco, al momento. Forse solo quel tipo di capriccio tipico dell’elettorato italiano che a un certo punto si stufa, ne ha abbastanza, vuole provare qualcosa di nuovo, e dalle stelle alle stalle è un attimo. E in second’ordine i pasticci di quelli che le preparano il paracadute, che non a caso ha citato nella sua metafora aeronautica.
Poi, certo, c’è l’incognita Donald Trump. Dazi punitivi, tra due settimane, diventerebbero un problema politico difficile da fronteggiare per chi si è proposta come garante del Made in
Italy, pontiere con la Casa Bianca, madrina del Make Occidente Great Again.
(da lastampa.it)
argomento: Politica | Commenta »
Luglio 17th, 2025 Riccardo Fucile
COMMETTERE REATI “PER DIVENTARE FAMOSI”
Forse è vero che i due trentenni inglesi che hanno abbattuto, parecchio ubriachi, un
celebre albero secolare, con grande scandalo di un’opinione pubblica molto “verde”, lo hanno fatto solo “per diventare famosi”, come suggerisce la severa sentenza di condanna a quattro anni.
È lo stesso probabile movente dell’assassino di John Lennon —
il non famoso che uccide il famosissimo per regolare i conti — e di non poche nefandezze (pestaggi, bullismi, violenze di branco) fatte con l’esplicito scopo di avere un gran numero di clic, che è diventata l’unità di misura della fama.
Una delle grandi domande dell’epoca sarebbe dunque: ma che cosa ha di così orribile, l’anonimato?
Come hanno potuto sopravvivere alla non-fama, alla normalità di vite magari piene, magari virtuose, e però consumate nella più assoluta privatezza, miliardi di nostri antenati? Erano frustrati senza saperlo? Erano dannati incapaci di immaginare una redenzione?
Oppure siamo noi contemporanei ad avere ribaltato le regole e mortificato la fama, per sua natura piuttosto rara e legata a meriti speciali e imprese eccezionali, declassandola a diritto universale? Così che chi ne è sprovvisto si vede nella necessità di provvedere a ottenerla con ogni mezzo, nella convinzione che la fama dei già famosi sia usurpata e dunque ognuno possa averla con uno strappo improvviso e violento, come si fa con lo scippo?
È un mistero, questo, la cui soluzione non è probabilmente alla nostra portata. Saranno i posteri a capirci qualcosa, magari quando la fama sarà così banalizzata, così inflazionata, che alcune avanguardie (rigorosamente anonime) riscopriranno il privilegio di vivere da sconosciuti, e conosciuti solamente a se stessi e ai pochi amati, e che ti amano.
(da repubblica.it)
argomento: Politica | Commenta »
Luglio 17th, 2025 Riccardo Fucile
PERPLESSITA’ SULL’ IPOTESI DI REATO: FALSE DICHIARAZIONI E INDUZIONE INDEBITA A DARE O PROMETTERE PUBBLICHE UTILITA’
Anche il sindaco di Milano, Beppe Sala, è indagato nell’inchiesta che mercoledì ha spinto la Procura a chiedere all’Ufficio Gip gli arresti domiciliari per sei persone tra le quali non soltanto il suo assessore all’Urbanistica, Giancarlo Tancredi, e l’ex presidente della Commissione Paesaggio, Giuseppe Marinoni, ma anche uno dei maggiori sviluppatori immobiliari italiani, Manfredi Catella, che da anni sta ridisegnando la mappa della metropoli con la sua pure indagata Coima Sgr, gruppo che gestisce 10 miliardi di euro di capitali raccolti in 33 fondi presso un centinaio di investitori istituzionali come i fondi sovrani di Singapore, Qatar e Abu Dhabi. Sono 21
gli indagati e perquisiti dal Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza, compreso di nuovo l’archistar Stefano Boeri già interdetto cinque mesi fa da incarichi e concorsi nella pubblica amministrazione.
Un’inchiesta a sua volta gemella di quella che, arrestando in marzo l’ex direttore dello Sportello Unico Edilizia comunale, Giovanni Oggioni, aveva fatto affiorare i retroscena del tentativo (a quel punto abortito) di dettare a parlamentari un qualche condono «Salva-Milano».
Sala, le ipotesi di reato
Le ipotesi di reato ventilate in questa fase sul sindaco sono due. Una è «false dichiarazioni su qualità personali proprie o di altre persone», che si riferisce all’attestazione di assenza di conflitti di interesse di Marinoni con costruttori o progettisti di lavori esaminati dalla Commissione, nel momento in cui, pur essendo quei conflitti noti a Sala secondo i pm, Marinoni già indagato venne riconfermato dal sindaco nel dicembre 2024 presidente per il 2025/2029 dell’organismo, poi sciolto e tutt’oggi acefalo. Gli inquirenti esprimono la convinzione che «il sindaco sia stato indotto dall’assessore Tancredi a scegliere Marinoni come presidente della Commissione Paesaggio, conferendogli un potere da cui è pacifico che sia Tancredi per primo a trarre illeciti benefici, e nella consapevolezza che dalla Coima di Catella, così come da altri imprenditori, Marinoni riceva incarichi privati che lo condizionano nelle decisioni sugli interventi di loro interesse».
Le pressioni per il Pirellino
L’altra ipotesi su Sala è un concorso in «induzione indebita a dare o promettere utilità» intorno al progetto di Catella e Boeri sul grattacielo «Pirellino» (tutt’ora al centro di contenziosi). Nell’ottica dell’accusa, riguarda il fatto che «Tancredi, pressato da Boeri e da Catella, e minacciato della “rottura” che la mancata approvazione del progetto avrebbe provocato», avrebbe «insistito a sua volta dietro le quinte con Marinoni, riferendogli anche che il sindaco Sala aveva ricevuto le rimostranze di Catella e Boeri affinché si decidesse ad esprimersi favorevolmente, confezionando ad arte e “trovando argomenti” per un parere almeno “favorevole condizionato” per mettersi al riparo dagli attacchi di Catella e Boeri».
Marinoni e altri componenti la Commissione il 23 marzo e 18 maggio 2023 avevano già giudicato il progetto inammissibile per l’impatto («praticamente una barriera di 30 metri per 40 alta 100», commentava Marinoni). Ma il 22 giugno 2023 la Commissione ammorbidisce il no e inizia a esprimere un parere «favorevole condizionato». Che ha un retroscena 24 ore prima, allorché «Boeri invia un messaggio vocale con il quale informa Catella di un incontro avvenuto in Comune con Tancredi e Malangone, aggiungendo che occorre far intervenire su Marinoni il sindaco Sala, a cui lui aveva già mandato un messaggio». Boeri scrive a Catella: «Ciao Manfredi, sono stato in Comune oggi da Christian (Malangone, direttore generale del Comune, ndr.) e c’era lì anche Giancarlo (Tancredi, ndr.) casualmente, poi è arrivato anche Mario (forse Vanni, allora capo di gabinetto di Sala, ndr)… Puoi immaginare tutto lo stress
e le mie grandi preoccupazioni in vista di domani. Come sempre Giancarlo molto sfuggente, mi è sembrato che Christian e Mario abbiano colto il vero rischio, che si vada ad una rottura che sarebbe davvero dolorosa per tutti (…) Però bisogna che Beppe (Sala, ndr) convochi Marinoni e ci parli, io ho sentito anche Beppe e gli ho inviato un messaggio dicendo: “Guarda, a livello personale, da amico ad amico, ti dico che c’è una situazione che mi fa paura, non fa bene…”».
Da Boeri «warning» a Sala. E arriva il cambio di parere
Per gli inquirenti, poi, quel 21 giugno 2023 «Tancredi pressa Marinoni affinché il giorno dopo dia un parere favorevole al progetto di Boeri, sottolineando che così avrebbero evitato attacchi a lui personalmente (cioè a Tancredi, ndr.) e ripercussioni negative per tutti gli altri, e informandolo che Boeri “ovviamente” aveva già parlato con il sindaco Sala». Nelle parole di Tancredi «prevale — per i pm — la subordinazione a Boeri e Catella, e l’unica preoccupazione di evitare grane e ritorsioni da parte loro». Marinoni risponde a Tancredi che Boeri, non modificando il progetto secondo le indicazioni della Commissione, gli ha complicato la motivazione di un parere, che tuttavia assicura darà favorevole a Boeri e Catella.
Qui la GdF pesca nello smartphone sequestrato mesi fa a Boeri il whatsapp a Sala. «I toni di Boeri nei confronti del sindaco sono molto risoluti e di comando», notano gli inquirenti, «e Boeri chiude il messaggio a Sala scrivendo: “Prendilo come warning per domani”». Il sindaco risponde: «Mi dicono che non
è solo il presidente (Marinoni, ndr.). So quello che mi riferiscono. E devo fidarmi del giudizio di Giancarlo (Tancredi, ndr.). Domani mattina comunque rivedo con calma». L’indomani, 22 giugno 2023, Boeri con due messaggi vocali avvisa Catella che il progetto ha ottenuto il parere «favorevole condizionato» e che le obiezioni di Marinoni sono «sparite completamente». E il 5 ottobre 2023, «cedendo alle pressioni indebite di Boeri, di Catella e di Tancredi, e a quelle mediate di Sala», nonché a «interferenze della parte politica», Marinoni per i pm avrebbe «indotto la Commissione ad esprimere “a testa bassa” il parere favorevole desiderato da Boeri, Catella e Tancredi».
(da Il Corriere della Sera)
argomento: Politica | Commenta »
Luglio 17th, 2025 Riccardo Fucile
A PAROLE “PRIMA GLI ITALIANI”, POI SE NE FOTTONO PERCHE’ UN ITALIANO INNOCENTE NON RIENTRA NEL PACCHETTO BASE DEL PATRIOTTISSMO SOVRANISTA… UN PREMIER CON LE PALLE VOLEREBBE IN VENEZUELA, INCONTREREBBE MADURO E RITORNEREBBE CON ALBERTO
Da otto mesi Alberto Trentini è in un carcere venezuelano, senza accuse formali e in
condizioni che un ex compagno di cella svizzero ha definito “terribili”. Da otto mesi, il governo italiano chiede “discrezione”, invita al silenzio, promette trattative. Da otto mesi, però, non succede nulla. E intanto una madre
Armanda Trentini, chiede semplicemente che qualcuno si degni di rispondere, almeno con una telefonata. Nemmeno quella.
Nel Paese del “prima gli italiani”, la sorte di un cooperante incarcerato senza processo non rientra nel pacchetto base del patriottismo. Troppo distante da un palcoscenico utile, troppo poco funzionale alla narrazione muscolare della “nazione che non lascia indietro nessuno”. Se il nome di Alberto fosse servito a qualche ricatto mediatico, sarebbe stato ripetuto ovunque, magari sventolato nei salotti televisivi. Ma Alberto Trentini è colpevole di generosità: stava lavorando nel sud del mondo, aiutando chi è fragile. Nessun tornaconto, nessun clamore, nessuna utilità per la propaganda.
Così la madre di Alberto ha deciso di fare da sola. Di rompere il silenzio assordante. Di rivolgersi ad una premier che non ha speso una sola parola, e un sistema istituzionale che delega tutto all’invisibile. Mentre la Svizzera ha negoziato con successo la liberazione del compagno di cella di Alberto, l’Italia resta immobile. O meglio: resta in attesa che la notizia evapori, che il clamore si smorzi, che le urla si spengano.
Don Ciotti parla di “troppe ambiguità”. E ha ragione: si fa diplomazia col bilancino quando si tratta di vite vere, e si fanno proclami solo per sequestri convenienti, come quelli in Medio Oriente, quando servono per alzare i decibel del consenso. Eppure, come dice Armanda Trentini, “otto mesi sono troppi”.
In un altro Paese, una presidente del Consiglio avrebbe alzato il telefono. Qui invece si aspetta. Si misura il vantaggio, si pondera la spesa. Dando l’impressione che ci siano sequestri e sequestri più o meno utili alla propaganda. E che quello di Trentini appartenga alla seconda categoria.
(da lanotiziagiornale.it)
argomento: Politica | Commenta »
Luglio 17th, 2025 Riccardo Fucile
L’8,5% DEI PENSIONATI CONTINUA A LAVORARE NONOSTANTE INCASSI L’ASSEGNO PREVIDENZIALE … TRA IL 2019 E IL 2024 LE RETRIBUZIONI CONTRATTUALI SONO CRESCIUTE APPENA DELL’8,3%, A FRONTE DI UN AUMENTO DEI PREZZI DEL 17,4%: IN 5 ANNI I NOSTRI SALARI HANNO PERSO OLTRE NOVE PUNTI PERCENTUALI DI POTERE D’ACQUISTO
Nel 2024 l’età media di pensionamento sale a 64,8 anni dai 64,2 registrati nel 2023. Lo hanno spiegato i dirigenti dell’Inps presentando il Rapporto annuale dell’Inps.
La crescita è dovuta prevalentemente alla stretta sulle pensioni anticipate con l’introduzione del calcolo contributivo per chi va in pensione con Quota 103 (62 anni di età e 41 di contributi) e in parte agli incentivi sulla permanenza al lavoro. L’età media di uscita in pensione di vecchiaia è di 67,2 anni mentre quella per l’anticipata è di 61,6 anni.
“L’elemento più rilevante – scrive l’Inps – è l’aumento del differenziale d’età tra pensioni di vecchiaia e pensioni anticipate, che passa da 3,8 anni nel 2012 a 5,6 anni nel 2024. Questo ampliamento è dovuto sia all’innalzamento progressivo dell’età media di accesso alla pensione di vecchiaia, cresciuta di 3,5 anni, sia a un aumento, seppur più contenuto, dell’età media delle pensioni anticipate (+1,7 anni).
La divergenza riflette l’innalzamento del requisito anagrafico per la vecchiaia, a fronte dell’assenza di un requisito anagrafico minimo per l’anticipata” con 42 anni e 10 mesi di contributi (41 e 10 mesi per le donne.
“Con l’esaurirsi dei pensionamenti legati a Quota 100, spiega l’Inps, l’età di accesso al pensionamento anticipato è tornata sui livelli precedenti all’introduzione della misura. Va inoltre sottolineato come il peso dei pensionamenti anticipati sul totale
dei pensionamenti (inclusi quelli per vecchiaia e nelle gestioni dei dipendenti pubblici) si sia progressivamente ridotto, fino a scendere, per la prima volta nel 2024, al di sotto del 50%.
Queste dinamiche confermano come la flessibilità nei canali di uscita, insieme all’evoluzione dei requisiti anagrafici e contributivi, abbia inciso in modo significativo sull’età effettiva di pensionamento, confermandone il ruolo di leva centrale attraverso cui le riforme possono influenzare il comportamento previdenziale dei lavoratori”
Nel 2024 i pensionati uomini hanno ricevuto una pensione media di 2.142,60 euro al mese, una cifra superiore del 34% a quella media ricevuta dalle donne pensionate, pari a 1.594,82 euro. E’ quanto si legge nel Rapporto annuale dell’Inps presentato oggi. “Al 31 dicembre 2024- si legge – i pensionati erano circa 16,3 milioni, di cui 7,9 milioni di maschi e 8,4 milioni di femmine.
L’importo lordo delle pensioni complessivamente erogate era di 364 miliardi di euro”. Le donne sono il 51% dei pensionati ma percepiscono il 44% dei redditi (161 miliardi contro 204). L’importo medio lordo mensile dei redditi pensionistici è cresciuto del 4,4% sul 2023.
L’importo medio dei redditi da pensione mensili percepito nel 2024 tra uomini e donne era di 1.860,83 euro. Dei pensionati italiani nel 2024 il 96% circa percepiva almeno una prestazione dall’Inps e aveva un reddito lordo mensile medio di circa 1.884 euro.
Il restante 4% non beneficiava di prestazioni da part
e dell’Inps, ma percepiva rendite Inail, pensioni di guerra o pensioni da Casse professionali, Fondi pensione ed Enti minori. Con riferimento agli importi medi delle diverse tipologie di prestazioni pensionistiche, le pensioni anticipate/anzianità erano quelle più elevate, in quanto generalmente riconducibili a carriere lavorative più lunghe, con un importo medio di 2.133 euro mensili, a fronte di pensioni di vecchiaia di 1.021 euro, di invalidità di 1.151 euro e al superstite di 855 euro.
Le prestazioni assistenziali si attestavano intorno ai 502 euro mensili, in media. Per quanto riguarda la distinzione per genere, il 66% delle pensioni anticipate era erogato ai maschi, mentre le femmine percepivano il 61% dei trattamenti di vecchiaia (con un importo medio di 867 euro mensili a fronte di 1.260 euro mensili delle pensioni di vecchiaia percepite dai maschi). Le femmine erano in una netta prevalenza anche nelle pensioni ai superstiti (l’87% delle prestazioni) e nelle pensioni e assegni sociali (il 62%).
Le percentuali delle altre categorie erano pressoché equamente distribuite tra i sessi. Nell’ambito delle prestazioni previdenziali, se si escludono i trattamenti al superstite, a parità di altra tipologia di pensione, il reddito medio percepito dalle femmine è inferiore a quello dei maschi. Per le donne il reddito medio da pensione è più basso di quello degli uomini anche in caso di pensione anticipata e quindi di carriera continua, a causa delle retribuzioni mediamente più basse ma il divario è minore
Gli uomini con redditi da pensione anticipata ricevono importi medi pari a 2.277,50, superiori del 22,94% a quelli delle donne (1.852,48 euro). Nel 2024, le prestazioni liquidate dall’Inps, ovvero il flusso di nuovi trattamenti previdenziali e assistenziali, sono cresciute del 4,5% rispetto all’anno precedente, avvicinandosi a 1,6 milioni.
Di queste, il 55% consiste in prestazioni previdenziali e il 45% in assistenziali, con importi medi mensili pari rispettivamente a 1.302 e 493 euro. A fine 2024 i pensionati complessivi erano 16,,30 milioni a fronte dei 16,23 del 2023.
Le retribuzioni contrattuali tra il 2019 e il 2024 sono cresciute dell’8,3% a fronte di un aumento dei prezzi nei cinque anni del 17,4% e hanno quindi perso oltre nove punti percentuali di potere d’acquisto: è quanto emerge dal Rapporto annuale dell’Inps che sottolinea però come grazie agli interventi sulla fiscalità e i contributi le retribuzioni nette abbiano perso meno punti sul potere d’acquisto. Fatto 100 il valore medio del 2019, spiega l’Inps a proposito delle retribuzioni, si arriva nel 2024 a 108,3.
“Per le retribuzioni contrattuali – si legge – si evidenzia dunque un vistoso disallineamento con l’inflazione che si approfondisce soprattutto nel 2022, quando l’inflazione sale di oltre 8 punti mentre le retribuzioni contrattuali di poco più di 1 punto; questa dinamica si rafforza ulteriormente nel 2023 (inflazione +5,7%, retribuzioni contrattuali +2,9%).
Nel 2024 ha luogo un modesto recupero: le retribuzioni contrattuali salgono di 3 punti a fronte di un’inflazione di 1 punto. L’effetto cumulato di questi andamenti, dal 2019 al 2024, genera una distanza tra indice delle retribuzioni contrattuali e indice dell’inflazione che si misura alla fine, appunto, in oltre nove punti”.
Le retribuzioni nette, beneficiando del combinato disposto dei vari provvedimenti fiscali, sono aumentate nettamente di più e cioè del 14,5% per il primo percentile, del 16,9% per la mediana (poco al di sotto dell’inflazione), e del 12,0% per il novantesimo percentile.
Sono 37.825 i pensionati italiani che hanno deciso di trasferirsi all’estero con il pensionamento all’estero dopo aver fatto la loro intera carriera lavorativa in Italia. Emerge dal Rapporto annuale Inps presentato oggi secondo il quale dopo un calo del 19% registrato nel 2021, durante la pandemia, si è avuto un rimbalzo nei due anni successivi con un +13% nel 2022 e un +7,5% nel 2023.
L’8,5% dei pensionati continua a lavorare dopo il pensionamento con percentuali che superano il 20% tra gli ex lavoratori agricoli e sono al di sotto dell’1% per gli ex dipendenti pubblici. E’ quanto emerge da una indagine dell’Inps su un campione di 123.893 pensionati nati a partire dagli anni Cinquanta.
La quota di pensionati ancora attivi – si legge nel Rapporto annuale presentato oggi – raggiunge il 21,6% tra i pensionati del
settore agricolo, il 19,2% tra gli ex artigiani e commercianti e il 27,4% tra i pensionati di altri enti e gestioni previdenziali (di verse dal Fpld). La prosecuzione dell’attività lavorativa dopo il pensionamento è meno frequente tra i pensionati del settore pubblico (0,9%) e tra i lavoratori dipendenti del settore privato (5,5%).
Particolare attenzione meritano anche i valori osservati tra i pensionati con precedenti rapporti di lavoro parasubordinato (9,5%), una categoria connotata da una traiettoria occupazionale peculiare, e tra coloro che hanno avuto accesso alla pensione attraverso istituti di totalizzazione o cumulo (10,2%).
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »