Agosto 3rd, 2026 Riccardo Fucile
PERCHÉ L’HANNO FATTO? PER INVIARE UN MESSAGGIO D’ALLERTA AGLI SPAGNOLI. LA SPAGNA SI È RIAVVICINATA DI RECENTE ALL’ALGERIA, NEMICA DEL MAROCCO CON CUI SI CONTENDE IL CONTROLLO SUL SAHARA OCCIDENTALE. IL 20 AGOSTO SCORSO PEDRO SÁNCHEZ È ANDATO IN VISITA AD ALGERI E I MAROCCHINI HANNO VOLUTO DIRE AGLI SPAGNOLI: SE PERSISTETE, ECCO COSA PUÒ ACCADERE”
“Sono state le autorità marocchine a togliere i controlli alla frontiera con Ceuta e a consentire consapevolmente a quell’ondata di migranti di penetrare dentro all’exclave spagnola di Ceuta». Ne è convinto Pierre Vermeren, professore di storia contemporanea alla Sorbona e uno dei principali esperti di Marocco. Va oltre: forse hanno organizzato il trasporto fin lì di quei ragazzi disperati.
Cos’è successo a Ceuta?
«D’un colpo i controlli della polizia alla frontiera sono cessati. E d’un tratto decine di migliaia di giovani l’hanno superata. Ceuta è isolata, si trova almeno a una sessantina di km dalle città più vicine. Quei giovani non hanno potuto arrivare lì da soli. Ci sono camion che li hanno trasportati. Era tutto organizzato».
Da chi, dallo Stato marocchino?
«Non ci sono prove inconfutabili. Ma è molto probabile».
Perché l’hanno fatto?
«Per inviare un messaggio d’allerta agli spagnoli. La Spagna si è riavvicinata di recente all’Algeria, nemica del Marocco. Nel 2022 era avvenuto il contrario: Madrid aveva riconosciuto la sovranità marocchina sul Sahara Occidentale (occupato all’80% dal Marocco, ndr) e si era allineata a Rabat. Il 20 agosto scorso, invece, Pedro Sánchez è andato in visita ad Algeri (che difende le rivendicazioni indipendentistiche dei saharawi, ndr) con una folta delegazione, dando l’impressione di fare un po’ marcia indietro. I marocchini hanno voluto dire agli spagnoli: se persistete, ecco cosa può accadere. Ma non è solo questo».
Cosa c’è d’altro?
«Rabat ha voluto ricordare che le due exclavi spagnole, Ceuta e Melilla, non sono legittime, rappresentano un residuo del colonialismo. E che la loro situazione è fragile: basta sospendere i controlli della polizia marocchina ed ecco cosa rischiano».
L’ordine di sospenderli è arrivato direttamente da Muhammad VI?
«La polizia ha un ruolo importante nello Stato marocchino. Ed è molto efficace e organizzata. Risponde a una catena di comando che arriva fino al re [».
Il Marocco ha voluto fare anche un “regalino” a Trump, nemico della Spagna di Sánchez?
«Non credo. Sono da sempre due gli elementi importanti della politica estera del Marocco: il Sahara Occidentale, che considerano proprio senza alcuna condizione, e l’Algeria, che ritengono estremamente ostile e pericolosa. Il resto per loro è accessorio».
Chi sono i ragazzi che abbiamo visto sbarcare in poche ore a Ceuta?
«Venivano principalmente dal Rif, regione montuosa e a ridosso del mare del Nord del Marocco, da sempre molto povera. […] Nel Rif adesso vivono tre milioni di persone e altri tre in Europa. Oggi, però, non possono più emigrare: dall’Ue non arrivano più visti e i passaggi clandestini in mare tra il Marocco e la Spagna sono praticamente bloccati».
Il Marocco, però, nel frattempo si è sviluppato…
«Muhammad VI rivendica investimenti e passi in avanti nel Rif. Ma non bastano a compensare la disoccupazione. Nel Nord resta un esercito di centinaia di migliaia di giovani senza lavoro. ».
(da Repubblica)
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Agosto 3rd, 2026 Riccardo Fucile
IL TYCOON AVEVA SPESO 14 MILIONI DI DOLLARI PER I LAVORI DI BONIFICA DELLA VASCA (AFFIDATI SENZA GARA A UNA SOCIETÀ CHE LAVORA ANCHE PER I SUOI RESORT), MA TRA ALGHE, CATTIVI ODORI, PERDITE D’ACQUA E DEIEZIONI DI UCCELLI, LA “REFLECTING POOL” E’ PEGGIO DEL GANGE … IL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO HA ACCUSATO “I DEMOCRATICI” CHE AVREBBERO SABOTATO L’IMPIANTO
Per Roosevelt, anche la politica era una partita a poker: maestro del bluff, appena perdeva
una mano si impossessava del mazzo e distribuiva immediatamente le carte per giocare ancora — contava sempre la prossima partita, mai quella appena finita male.
Paradossalmente Donald Trump, che attraverso i decenni ha aperto e gestito (e chiuso) numerosi casinò, ignora questa lezione: più una mano gli va male più si ostina a discuterne all’infinito. Esempio: la sfortunata vicenda della «Pool», specchio d’acqua lungo seicento metri che a Washington separa il monumento dedicato a Abraham Lincoln da quello a George Washington.
Disegnato da Henry Bacon e inaugurato nel 1923 — quando le norme ambientali odierne non esistevano — è stato realizzato in modo tale da, inevitabilmente, sprecare quantitativi mostruosi d’acqua corrente. Adeguato alle normative moderne, è da anni (già prima di Trump, oggettivamente) in uno stato orribile: alghe, perdite d’acqua, deiezioni di uccelli.
L’impresa di fiducia Trump aveva deciso di restaurarlo prima della festa del 4 luglio scorso, 250esimo compleanno dell’America. Restauro controverso, affidato a un’impresa di sua fiducia, e inefficace: l’acqua restava ferma e puteolente, verdina se non proprio beige, e la grande piscina è stata svuotata.
Incapace sia di ammettere una sconfitta sia di cambiare discorso, Trump ha accusato «i democratici» di aver rovinato tutto. Perfino la fida procuratrice federale Jeanine Pirro, ultrà trumpiana da lui piazzata in un ganglio vitale della magistratura, […] non ha potuto fare a meno di ammettere che il disastroso stato della piscina è il risultato di problemi progettuali, non di vandalismo. L’ufficio di Pirro, venerdì scorso, ha archiviato le accuse verso un ex olimpionico, David Hearn, imputato di aver danneggiato la piscina in segno di sfregio verso il presidente.
L’altro giorno Trump le ha risposto furibondo via Truth Social: ha sì riconosciuto che «ci sono state alcune criticità dal lato dell’appaltatore» nell’installazione di un nuovo rivestimento, ma ha insistito: «Il danno maggiore è stato causato dai VANDALI!» «Sono in disaccordo, al 100%, con Jeanine Pirro, procuratrice del distretto di Columbia, sulla Reflecting Pool. Cosa le passa per la testa?». [
Il ministero di Giustizia inizialmente aveva fatto eco alle affermazioni di Trump, dando la colpa dei problemi dell’acqua stagnante ai vandali, e questa retromarcia è doppiamente imbarazzante perché il ministero sta già attraversando un momento politicamente delicato.
(Dda agenzie)
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Agosto 3rd, 2026 Riccardo Fucile
L’ATTACCO DI ALBARES: “IN ALTRI MOMENTI, L’ITALIA È STATA INONDATA DI IMMIGRANTI IRREGOLARI. NOI SIAMO STATI SEMPRE SOLIDALI, POLITICAMENTE E CON I FATTI. QUESTO LO ESIGIAMO DAI SOCI EUROPEI. LA CRISI MIGRATORIA DI CEUTA DEVE ESSERE AFFRONTATA COME UNA QUESTIONE EUROPEA, RICHIEDE MAGGIORE SOLIDARIETÀ FRA GLI STATI MEMBRI”
La crisi migratoria di Ceuta deve essere affrontata come una questione europea, richiede maggiore solidarietà fra gli Stati membri e “ci sono stati alcuni governi che non sono stati all’altezza”, fra cui l’Italia. Lo ha detto il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares, in una intervista a Tve alla vigilia della riunione dei ministri dell’Interno Ue.
“Ci sono stati governi che non non sono stati all’altezza”, ha dichiarato il ministro, e anche alcuni politici e partiti in Spagna”, che hanno assunto posizioni a suo dire “irresponsabili”. “Il governo italiano è stato uno di questi”.
Rispondendo alle critiche di Roma sulla gestione della crisi migratoria a Ceuta, Albares ha sottolineato che l’Italia in altri momenti è stata “assolutamente inondata di immigranti irregolari”, con le “crisi ripetitive” sull’isola di Lampedusa che “non è capace di risolvere”. Mentre la Spagna “è stata sempre solidale, politicamente e con i fatti”, ha sostenuto. “Questo lo esigiamo dai soci europei”, ha aggiunto.
(da agenzie)
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Agosto 3rd, 2026 Riccardo Fucile
IL PACCO BOMBA È ESPLOSO, IL MILITARE SI SAREBBE SALVATO MA E’ STATO ELIMINATO IL GENERO E FERITA LA FIGLIA… E COME DISSE LO STRATEGA DEI SERVIZI UCRAINI “PRIMA O POI TOCCA A TUTTI I BOIA RUSSI”
È salito a 5, compresa l’esecutrice, il numero delle persone morte in seguito all’attentato di
venerdì sera al ristorante italiano Balzi Rossi nel centro di Mosca.
Secondo le autorità, una donna che cercava di introdurre nel ristorante un ordigno artigianale durante una cena privata è morta nell’esplosione insieme a una guardia che l’aveva fermata e a una terza persona su cui non si hanno dettagli.
Maria Chayko, 25 anni, figlia del generale Aleksander Chayko, comandante in capo dell’Aeronautica russa — considerato uno dei responsabili del massacro di civili ucraini a Bucha — sarebbe rimasta ferita, il genero uccis Sull’episodio, e sull’obiettivo dell’attacco, regna ancora un fitto mistero. Tra gli uccisi figura la donna che portava l’ordigno e che, secondo alcuni testimoni, ha cercato di entrare nel ristorante, dove era in corso una festa privata, con la scusa di dover consegnare un regalo.
Quando un membro del servizio di sicurezza ha cominciato a controllare il pacco, questo è esploso. Non si esclude che l’ordigno sia stato azionato a distanza, e che quindi forse la donna fosse ignara del fatto che stava trasportando una bomba.
Fonti non ufficiali affermano che la festa nel ristorante era stata organizzata per il compleanno del generale Alexander Chayko, 55 anni compiuti il 27 luglio scorso, da poco nominato al comando dell’Aeronautica militare.
Il governo ucraino lo accusa di avere organizzato un massacro di civili a Bucha, nella regione di Kiev, nelle prime fasi dell’invasione russa nel 2022.
Questo ne fa senza dubbio un possibile obiettivo di attentati da parte dei servizi d’intelligence di Kiev, del tipo di quelli che sono già costati la vita a ufficiali e sostenitori della cosiddetta ‘operazione militare speciale’.
Tra questi, il blogger Vladlen Tatarsky, ucciso nel 2023 durante un evento in un caffè di San Pietroburgo dalla deflagrazione di una statuetta che una giovane gli aveva consegnato come regalo, ignara del fatto che fosse imbottita di esplosivo. feriti”.
Il ristorante si trova sulla Piazza Kudrinskaya, al piano terra di una delle sette massicce torri in stile Art Deco risalenti all’era staliniana (le ‘Sette Sorelle’) che punteggiano lo skyline di Mosca.
(da agenzie)
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Agosto 3rd, 2026 Riccardo Fucile
SI SFASCIA IL SERVIZIO PUBBLICO PER APRIRE ALLA SPECULAZIONE DEI GRANDI GRUPPI PRIVATI
La sanità privata italiana continua a rafforzare il proprio ruolo all’interno del sistema delle cure, spinta dall’invecchiamento della popolazione, dalla crescente domanda di assistenza e dal costante arretramento del servizio sanitario nazionale.
Lo ha dimostrato plasticamente l’ultimo report condotto da Area Studi Mediobanca, in cui si evidenzia come i 38 principali gruppi con giro d’affari superiore ai 100 milioni abbiano registrato nel solo 2024 ricavi aggregati per 13,4 miliardi di euro. La crescita è del 5,5% rispetto al 2023 e del 22% rispetto al 2019, anno precedente all’inizio della pandemia. Nel 2024, inoltre, il comparto ha superato la quota dei 102 mila addetti, con una crescita del 17,5% rispetto al 2019, Nel 2024, inoltre, il comparto ha superato la quota dei 102 mila addetti, con una crescita del 17,5% rispetto al 2019, in un contesto in cui aumenta anche la spesa sanitaria sostenuta direttamente dalle famiglie.
L’analisi dei bilanci dei principali operatori privati evidenzia come la spinta maggiore sia fornita dalle strutture per anziani, per le quali si prevede nel 2025 una crescita del fatturato del 7,9%, il dato più elevato tra tutti i segmenti monitorati. Seguono l’assistenza ospedaliera (+3,9%), la diagnostica (+2,8%) e la riabilitazione (+2,6%). Nel confronto con il 2019, le RSA registrano un balzo del 25,9%, favorite dall’aumento del tasso di occupazione dei posti letto e dalla continua apertura di nuove strutture. La diagnostica cresce del 22,9% nonostante le contrazioni del biennio 2022-2023 legate al calo di tamponi e test sierologici, mentre l’area ospedaliera si attesta a +22,8% e la riabilitazione ferma al +10,1%. Tra i maggiori gruppi per fatturato spiccano Papiniano (holding del Gruppo San Donato e Ospedale San Raffaele) con 2,16 miliardi, Humanitas (1,26 miliardi), GVM-Gruppo Villa Maria (968 milioni), Policlinico Universitario A. Gemelli (946 milioni) e KOS (799 milioni).
ivacy
A fare da sfondo a questa espansione è il progressivo invecchiamento della popolazione, che alimenta costantemente la domanda di servizi sanitari. Gli ultrasessantacinquenni rappresentano già il 24,5% della popolazione residente, quota destinata a salire al 34,1% entro il 2062. Le stime per il periodo 2026-2029 indicano una stabilizzazione della spesa sanitaria pubblica intorno al 6,4% del Pil, mentre l’Italia continua a destinare alla sanità pubblica una quota del Pil inferiore rispetto a Francia, Germania, Regno Unito e Spagna. A incidere sulla crescita del privato contribuiscono anche le difficoltà di accesso alle cure pubbliche: nel 2024 quasi una persona su dieci ha rinunciato a prestazioni sanitarie per le liste d’attesa o per motivi economici. Secondo il monitoraggio Agenas, nel primo semestre del 2026 si registrano i primi segnali di miglioramento, con oltre 1,6 milioni di visite specialistiche ed esami diagnostici effettuati entro i tempi previsti in più rispetto allo stesso periodo del 2025, pur con forti differenze territoriali.
La crescita del comparto privato si inserisce in un quadro più ampio di progressivo aumento della spesa sanitaria a carico dei nuclei familiari. Lo scorso gennaio, un report del Centro per la Ricerca Economica Applicata in Sanità (CREA) ha evidenziato come, nell’arco di quarant’anni, la spesa sanitaria privata delle famiglie italiane sia più che raddoppiata, attestandosi a una cifra pari a 43 miliardi di euro. Nel rapporto si evidenzia che oltre il 70% dei nuclei familiari sostiene oggi costi di tasca propria, una quota cresciuta di 19 punti percentuali dagli anni Ottanta. Le conseguenze di questa deriva sono pesantissime in termini di equità. L’incidenza della spesa sanitaria sui consumi familiari ha raggiunto in media il 4.3% del reddito, toccando però il 6.8% tra i nuclei con bassa istruzione.
Le disparità sono anche geografiche: al Centro e nel Mezzogiorno la spesa privata è cresciuta molto più del reddito disponibile, indicando che il ricorso al privato è una risposta forzata alle carenze del servizio pubblico, non una scelta dettata da maggiore benessere. Un segnale chiaro è che le famiglie residenti nel Mezzogiorno acquistano più frequentemente farmaci (81,0% delle famiglie) e visite specialistiche con finalità preventiva (24,2%), presumibilmente per aggirare barriere di accesso al pubblico. A rendere ancor più critica la situazione è l’aumento delle spese “catastrofiche”, quelle che assorbono oltre il 40% della capacità di spesa mensile di un nucleo. Oggi riguardano 2,3 milioni di famiglie, con un incremento del 2,1% nell’ultimo decennio.
(da lindipendente.online)
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Agosto 3rd, 2026 Riccardo Fucile
POCHE COSE SONO PIU’ INSOPPORTABILI DI FILOAMERICANI, SOSTENITORI DA SEMPRE DELLE VIRTU’ DEL MERCATO CHE SI ERGONO A DIFENSORI DELL’IDENTITA’ ITALIANA
L’identità italiana non è stata fatta a pezzi dalle moschee ma dai McDonald’s, dalle basi
americane, da Hollywood, da un profluvio di scarti culturali a stelle e strisce che ha invaso ogni ganglio della nostra cultura.
La cultura italiana è stata massacrata da quelli che hanno promosso il libero movimento di merci, capitali e forza-lavoro nel nome delle gioie della globalizzazione e del conto in banca.
Il cattolicesimo italiano non è stato messo all’angolo dall’Islam, ma si è messo all’angolo da solo accettando ogni sorta di compromesso pop e pensando di conquistarsi, a colpi di marketing, una fetta del “mercato delle religioni”.
L’identità italiana è stata demolita da chi l’ha immaginata non come una tradizione vivente da coltivare, ma come un “brand” da vendere, il “made in Italy”, la svendita da parte dei nipoti degeneri del patrimonio e della fama conquistata dagli antenati.
L’identità italiana è stata scarnificata da slogan come le “tre I” di Berlusconi (Inglese, Internet, Impresa), seguita da emuli persino peggiori (Renzi, Gelmini), che non sono mai riusciti a immaginare il paese se non come colonia USA.
L’unità italiana è stata logorata dalla privatizzazione delle aziende pubbliche, dal competitivismo neoliberale negli ospedali, nelle scuole, nelle università, istituzioni oggi rivolte sempre meno al servizio del cittadino e sempre più alle gare a premi per ottenere premietti ministeriali.
La prevalenza della competizione sulla cooperazione, tra istituzioni, e dentro di esse ha spostato enormi risorse dal “servire i cittadini” all’“essere attrattivi”, dal “fare bene” all’“apparire fighi”.
Queste e un’infinità di altre porcate le avete volute voi, atlantisti filoamericani, mercatisti neoliberali.
Ed oggi, come non bastasse, volete spiegarci che il vero pericolo all’identità italiana è la minaccia islamica, lo “scontro di civiltà”?
Laddove la nostra civiltà da salvare sarebbe il diritto al Bic Mac.
E tutto per ottemperare ai desideri delle ambasciate israelo-americane.
Pericolosi pagliacci
Andrea Zhok
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Agosto 3rd, 2026 Riccardo Fucile
LA LEGA CONTINUA A CAVALCARE LA PAURA DELLO STRANIERO (E INFATTI PERDE CONSENSI)
Gli immigrati costituiscono un problema, in Italia e non solo, come si può osservare in questi giorni segnati dalle polemiche che hanno coinvolto la Spagna, dove il passaggio degli stranieri dal Marocco è divenuto un caso che va oltre i confini nazionali e scuote l’Europa. Compresa l’Italia, dove la questione degli “stranieri” ha una storia lunga e dura. Da decenni, in particolare da quando la Lega ne ha fatto un argomento, anzi, “l’argomento” politico principale su cui ha costruito il suo consenso politico.
La Lega delle origini, infatti, era un soggetto politico autonomista e territoriale. Collegato ad alcune aree e regioni. Soprattutto del Nord. Veneto e Lombardia, in particolare. In seguito, però, si è nazionalizzata. E la sua attenzione si è spostata sulla difesa dei confini. Dallo “straniero”. Una definizione che, nel tempo, si è allargata. Perché straniero è divenuto tutto ciò che supera i nostri “confini”, appunto. Il nostro mondo.
Il sondaggio condotto di recente da Demos rileva come nel nostro Paese la domanda di controllare i confini sia costante negli anni. E, comunque, “relativamente” minore. Relativamente, perché prossima, comunque, al 40%. Mentre la quota di coloro che pensano che i nostri confini andrebbero maggiormente controllati supera di poco il 60%. Tuttavia, è significativo osservare come la domanda di controllo dei confini sia aumentata negli ultimi anni. Riflesso delle guerre che riguardano Paesi e aree coinvolte da quel conflitto. Non solo per le conseguenze economiche e geo-politiche, ma perchétutte le guerre si svolgono in diretta. Davanti ai nostri occhi. Le guerre, d’altronde, suscitano preoccupazione e paure. E le paure alimentano gli ascolti. Fanno spettacolo. E lo spettacolo della guerra non finisce mai.
È invece interessante osservare come l’inquietudine sollevata dagli immigrati abbia raggiunto l’indice più elevato degli ultimi 20 anni. Difficile trovare e individuare una spiegazione precisa e definita. Se non che in tempi nei quali la globalizzazione incombe in modo inquietante, un fenomeno che riflette e interpreta la globalizzazione diviene a sua volta inquietante. Più di prima.
nCiò che emerge dal sondaggio di Demos per Repubblica è la conferma di un duplice legame, nella percezione dei cittadini, tra l’immigrazione, il sentimento di in-sicurezza e la visione del mondo. Gli immigrati, infatti, de-finiscono il nostro rapporto con il mondo. Ne marcano i confini. E, dall’altra parte, segnano il nostro rapporto con gli altri. Di conseguenza, assumono un preciso significato politico.
Se osservammo la visione dei confini da una prospettiva politica, anzi, di partito, la chiave di lettura è chiara. Riflette in larga misura le distanze, in parte le fratture, che attraversano lo spazio politico tra destra e sinistra, fra centro-sinistra e centro-destra. Il consenso verso l’apertura delle frontiere, infatti, raggiunge il livello più elevato fra gli elettori vicini ad Avs, +Europa, Pd. Quindi Itala Viva. Mentre scende sensibilmente nella base di FI e, ancor più, di Lega, FdI e Futuro Nazionale.
Si tratta di un profilo analogo a quello che emerge quando si valuta la percezione degli immigrati in chiave politica. In questo caso, infatti, quasi otto persone su 10, nella base della Lega, ritengono gli immigrati “un pericolo per la sicurezza e l’ordine pubblico”. Ma questo parere è condiviso da oltre sette simpatizzati su 10 di Futuro Nazionale, FdI, FI. Per scendere sotto al 50% nella base degli altri partiti, toccando i livelli più bassi fra chi sostiene il Pd e Italia Viva.
Gli immigrati, dunque, dividono il Paese. Ne alimentano l’insicurezza. Al di là e oltre la realtà. Vera o presunta.
(da agenzie)
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Agosto 3rd, 2026 Riccardo Fucile
CHE FUTURO AVREBBE LA FOGNA SOVRANISTA SENZA IL “PERICOLO IMMIGRAZIONE”?
La crisi dei migranti senza migranti è il mistero glorioso dentro il quale avanziamo.
L’emergenza-arrivi non è un’emergenza, eppure scuote gli Stati dell’Unione, li divide, li fa nemici. La destra avanza rabbiosa a mostrare il pugno di ferro contro l’amministrazione molliccia delle sinistre nonostante i numeri si oppongano alla dichiarazione di guerra per terra e per mare che i governi più radicali dell’Unione annunciano. I dati di Frontex, l’agenzia europea deputata al controllo delle frontiere riferisce non solo che nel quadriennio passato il flusso si è abbattuto di quasi il 30 per cento, ma nei primi quattro mesi di quest’anno i numeri documentano un ulteriore clamoroso arretramento dei flussi. -78% degli arrivi dall’Africa occidentale e un -46 % dalle rotte del Mediterraneo centrale per un crollo del 40 per cento degli arrivi irregolari in tutta Europa. Per capirci, dall’Africa sono giunti solo 2331 migranti, una cifra che dev’essere spalmata su tutti gli Stati dell’Unione e che porta a poche centinaia, se non decine, le presenze in Italia. Ad est, nella mitologica rotta balcanica, nel 2026 (gennaio-aprile) solo 1122 attraversamenti, un 49% in meno. Tutti i governi dovrebbero approfittare per promuovere i propri meriti, dal momento che i risultati sembrano ottimi. Aumentano solo i morti in mare. In questo inizio d’anno sono 1220 i migranti annegati. Ma questo più che un problema appare una conferma delle buone pratiche avviate. Mostrare all’Africa che sbarcare in Europa è sempre più difficile e mette a rischio la vita di chi tenta di sfidare il mare e le leggi.
Se i numeri sono questi, i governi fanno finta di scordarseli. E un motivo c’è. Immigrazione e sicurezza sono i cavalli di battaglia della destra in tutta Europa. Senza gli immigrati Farage non avrebbe portato la Gran Bretagna a uscire dall’Unione, la destra lepenista non avrebbe in Francia i voti che invece ottiene, e così in Germania, in Italia, in Spagna.
La destra mangia, anzi ingrassa alimentando il pericolo migrazione, che è una fetta corposa della pietanza servita agli elettori. L’immigrato è la figura topica, il destinatario quotidiano della propaganda di destra. L’immigrato invade e spaventa. Allarma perchè “ruba” il lavoro e quando non ci riesce “ruba” nelle nostre case, e quando non entra in casa avanza sui marciapiedi. Fa baccano, usa i coltelli, ferisce, attenta alla sicurezza di tutti noi e infine, spesso propaga l’islam, la religione dentro cui si nasconde il terrorismo contro “la nostra civiltà”.
Di nuovo la domanda: senza immigrati che futuro avrebbe la destra?
Perciò, nell’intramontabile bisogno di sconfiggere la realtà modificata correggiamo anche la geografia. Il governo italiano ha serrato “i confini” con la Spagna, confini che finora erano sconosciuti ai più. E lo ha fatto per resistere all’emergenza che non c’è, all’invasione subito evaporata, alla crisi dei migranti senza migranti.
Uno di loro ha detto: “Noi siamo proiettili“. Esattamente così: più migranti in strada, più proiettili in canna al fucile della destra. E quando non ci sono, si inventano.
(da il Fatto Quotidiano)
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Agosto 3rd, 2026 Riccardo Fucile
NELLA “CASSAFORTE” DELLA SEDICENTE DESTRA ITALIANA ANCHE 30 MILIONI DI IMMOBILI E 27 MILIONI DI TITOLI DI STATO
Oltre al ‘tesoro’ dell’ex Movimento sociale italiano, formato prevalentemente da immobili del valore di circa 30 milioni di euro e più di 27 milioni di euro in Fondi di deposito bancario e soprattutto in titoli di Stato italiani, custodisce il patrimonio culturale dei ‘patrioti’, a cominciare dal simbolo della Fiamma tricolore, e possiede il 100 per cento del quotidiano ‘Secolo d’Italia’.
Stiamo parlando della Fondazione Alleanza Nazionale, costituita il 18 novembre 2011 con apposito rogito notarile. Qualcuno l’ha ribattezzata la ‘cassaforte’ della destra italiana. Qualcun altro il ‘forziere’ di Giorgia Meloni, perché pur non essendoci con Fratelli d’Italia un legame propriamente giuridico, resta quello di carattere strettamente politico, visto che il partito della premier di fatto affitta a prezzi di mercato vari immobili di prestigio del suo ‘portafoglio case’. Non solo. La vicinanza con la premier è anche ‘fisica’ e ‘familiare’. La Fondazione ha i suoi uffici e l’archivio in via della Scrofa 39, stesso luogo della sede nazionale dei ‘meloniani’, e nel suo organigramma (come componente del cda), dalle ultime politiche, c’è anche la sorella della presidente del Consiglio, Arianna Meloni.
Nel cda compaiono i nomi dei big di FdI, tanti sono parlamentari di lungo corso: da Ignazio La Russa (‘autosospeso’ da quando è diventato presidente del Senato) a Roberto Menia, da Fabio Rampelli, a Italo Bocchino, attuale direttore editoriale del Secolo d’Italia. Ma ci sono anche figure di spicco di altri partiti di centrodestra, come l’azzurro Maurizio Gasparri, senatore di Fi e a capo della commissione Esteri-Difesa di P.Madama. Secondo l’ultimo bilancio chiuso il 31 dicembre 2025 e pubblicato online, la Fondazione, presieduta da Giuseppe Valentino, presenta un ‘disavanzo di esercizio’ pari a 116mila 931 euro, ma non c’è un allarme conti. Anzi, il ‘passivo’, assicura Valentino, si è ridotto di oltre l’80 per cento, per effetto soprattutto della scelta di reinvestire in titoli di Stato, specialmente Btp, secondo una precisa scelta ‘patriottica’.
”E’ importante evidenziare come il bilancio al 31 dicembre 2025 -scrive Valentino nella sua relazione gestionale- abbia registrato un abbattimento del disavanzo di esercizio di circa l’85% rispetto a quello osservato nell’anno precedente (da circa 775 mila euro è passato a quasi 117 mila euro), essenzialmente grazie da un lato agli effetti del riposizionamento degli investimenti mobiliari dai fondi ai titoli di Stato ed obbligazionari, con conseguente incasso di flussi cedolari regolari e sensibile riduzione di oneri e commissioni, e dall’altro grazie alle ottimizzazioni realizzate sugli importi relativi ai servizi editoriali e di gestione spazi”.
”Abbiamo rafforzato -assicura all’Adnkronos il deputato di Fdi Antonio Giordano, vicepresidente vicario della Fondazione- la presenza nella vita politica del centrodestra, attraverso eventi, iniziative e il rilancio del ‘Secolo d’Italia’, oggi tra i primi cento siti italiani di informazione online”. Il ‘Secolo’, rivendica, “è stato riportato al pareggio senza sacrificare posti di lavoro, mentre la razionalizzazione ha restituito il patrimonio immobiliare alla sua funzione, rendendolo profittevole”. E ancora: ”Le risorse sono state inoltre investite patriotticamente in titoli di Stato italiani. È stato infine restituito prestigio alla sala convegni tra Camera e Senato, che dalla prossima stagione produrrà reddito”. Questo “conferma che, a destra, la buona politica sa coniugarsi con una gestione efficiente”.
Analizzando i ‘numeri’, il totale del patrimonio netto è di 52 milioni 653mila 688 euro, solo le cosiddette ‘immobilizzazioni finanziarie’ arrivano a 49 milioni 437 mila 631 euro, di cui 18 milioni 708 mila 505 euro di ‘partecipazione in imprese’, 3 milioni 519 mila 327 euro di ‘crediti finanziari’ e ben 27 milioni 209 mila 799 euro di ‘altri titoli’. Non solo: la Fondazione può contare anche su una liquidità di oltre un milione di euro, per l’esattezza 1 milione 194mila 268 euro, e dispone di 228 mila 338 euro di ‘proventi’, dovuti ad ‘attività editoriali, manifestazioni, altre attività-arrotondamenti attivi’. Quanto alle passività, i debiti verso fornitori sono di appena 28mila 396 euro, mentre il costo per il personale è stimato in 235 mila 530 euro e quello per il ‘godimento di beni terzi’ (comprensivo di canoni locatizi) si ferma a 150 mila 071 euro. Le ‘attività istituzionali e iniziative’ sono costate 271mila 880 euro; circa 300 mila euro rientrano invece nella voce ‘spese ordinarie’.
Carte alla mano, il principale asset, dunque, è sempre rappresentato dagli immobili: appartamenti e palazzi, sedi di sezioni (la maggior parte periferiche) ma anche garage e scantinati (circa una settantina in tutto), terreni e fabbricati, disseminati sull’intero territorio nazionale, compresa la sede storica di via della Scrofa: tutti beni provenienti da contributi e risparmi dei militanti del vecchio Movimento sociale italiano. A tal proposito Valentino spiega, sempre nella sua relazione: ”Per quanto concerne la gestione dell’attivo patrimoniale deve primariamente essere ricordata l’attività espletata da ‘Italimmobili srl’, società completamente detenuta dalla Fondazione in cui è stata fatto confluire nel tempo la proprietà della quasi totalità del nostro patrimonio immobiliare, che ha continuato ad operare nella gestione oculata dei propri flussi di spesa, ad esercitare una costante attività di salvaguardia, conservazione e valorizzazione degli immobili posseduti e ad individuare e cogliere le opportunità di messa a reddito del patrimonio con caratteristiche in linea e compatibili con le finalità culturali e sociali della Fondazione, procedendo nel complesso in un percorso di sana e prudente gestione che ha consentito di registrare anche nel 2025 un risultato di esercizio positivo”. In particolare, al 31 dicembre scorso ‘Italimmobili srl’ ha un capitale sociale di 1 milione 530mila euro e un patrimonio netto di 1 milione 468 mila 653 euro, mentre il valore delle partecipazioni detenute dalla Fondazione in questa società è pari a 18 milioni 621 mila 205 euro.
Sfogliando il bilancio si scopre poi che “nel corso dello scorso anno la ‘Italimmobili srl’ ha provveduto alla completa ristrutturazione, conclusasi ad inizio 2026, della sala convegni dello storico immobile di Roma dove hanno sede anche gli uffici della stessa Fondazione, realizzando una integrale riqualificazione degli spazi disponibili, e della relativa infrastruttura tecnologica, che ha reso gli ambienti molto più funzionali, moderni e pienamente rispondenti alle loro finalità istituzionali”. Nessun accenno viene fatto alle spese del restyling ma a quanto si apprende, sarebbe costato circa 300 mila euro. ”Nell’ambito delle attività di gestione del patrimonio mobiliare della Fondazione -racconta Valentino- è stato poi portato a conclusione il processo, attivato a suo tempo su mandato del Consiglio di amministrazione, di riposizionamento degli investimenti finanziari, allocati in precedenza su fondi a rischio contenuto gestiti da vari istituti di credito, su emissioni, con scadenze differenziate, di buoni del tesoro poliennali dello Stato italiano e di altri titoli obbligazionari, tutti in grado di garantire al contempo il rispetto del principio di prudente investimento delle disponibilità finanziarie, un rendimento del capitale investito in linea con le offerte più interessanti riscontrabili sul mercato e costi di intermediazione e gestione finanziaria del tutto contenuti”. Questa operazione di investimento che complessivamente consta di 27 milioni 209 mila 799 euro viene riportata nella nota integrativa del bilancio, alla voce ‘Altri titoli’ che “fa riferimento a un Fondo deposito presso Fideuram e a titoli di Stato”.
Altro asset della Fondazione è la srl ‘Secolo d’Italia’ (con un capitale sociale di 87mila 300 euro e un patrimonio netto di 2 milioni 198 mila 609 euro) che gestisce lo storico quotidiano di destra, disponibile solo nella versione online. ”II Secolo d’Italia Srl, di cui la Fondazione possiede la totalità delle quote -rimarca nella relazione gestionale Valentino- ed è la società editrice dell’ultimo giornale storico di area ancora operante, in continuità, nel panorama nazionale, ha, d’altra parte e come già accennato, continuato a mantenere e consolidare il posizionamento della testata nel segmento culturale di elezione (nel 2025 il giornale ha avuto circa 72 milioni di visualizzazioni e 14 milioni di utenti unici), rimanendo un punto di riferimento imprescindibile nel panorama dell’editoria del centrodestra e strumento fondamentale per il perseguimento delle finalità statutarie della Fondazione”. Nel “corso dello scorso anno”, ricorda Valentino, ”l’azienda ha attivato e gestito un corposo processo di restyling del sito web del giornale, conclusosi all’inizio di quest’anno, finalizzato non solo a migliorare e rendere più attraente l’aspetto grafico della testata ma anche alla creazione di un ambiente che, oltre alla mera lettura degli articoli proposti, rende possibile per l’utente l’acquisto sia di prodotti editoriali che di contenuti (foto, articoli, edizioni passate) presenti negli archivi storici della società, ii) completato un generale processo di assestamento organizzativo, successivo al piano di crisi dell’esercizio precedente, attraverso alcune promozioni interne e l’inserimento di nuove figure”.
“L’assetto finale”, sottolinea Valentino, “vede, in particolare, la presenza di due professioniste di comprovata esperienza e professionalità nel ruolo di vicedirettrici, configurazione che rappresenta con ogni probabilità un caso unico nel panorama dell’editoria italiana ) articolato un profilo di offerta del proprio prodotto editoriale che ha consentito di conseguire nell’anno una adeguata raccolta pubblicitaria”. Gli” effetti combinati di tali azioni, nonché della sensibile riduzione dei costi di gestione realizzata progressivamente nel tempo a seguito dell’attuazione di quanto previsto dal piano strategico aziendale, hanno portato la società a consuntivare anche nel 2025 un risultato di esercizio in sostanziale pareggio e a presentare un assetto economico, patrimoniale e finanziario stabile, sostenibile e giudicato, in costanza di vigenza delle previsioni di legge attualmente applicabili, mantenibile nel tempo”. La Fondazione vanta ‘crediti finanziari’ verso ‘Italimmobili srl’ per 3 milioni 519 mila 327 euro, nessuno invece, nei confronti di ‘Secolo d’Italia srl’.
(da Dagoreport)
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