LISTA STUPRI AL LICEO GIULIO CESARE, COME AVEVAMO PREVISTO: LA DIGOS INDAGA NEGLI AMBIENTI DI ESTREMA DESTRA
LE RAGAZZE MINACCIATE DI STUPRO SONO TUTTE RAPPRESENTANTI DI LISTE STUDENTESCHE PROGRESSISTE, “COLPEVOLI” DI AVER VINTO LE ELEZIONI INTERNE A SCAPITO DELLA LISTA SOVRANISTA
Non solo la Squadra Mobile, ma anche la Digos. Dopo la ‘lista degli stupri’ comparsa il
27 novembre, con nomi e cognomi di otto studentesse e di uno studente, la preside del liceo Giulio Cesare Paola Senesi sarà ascoltata in questura.
Alla dirigente sarà chiesto conto del clima politico all’interno della scuola: dietro all’agghiacciante elenco comparso nel bagno dei maschi al secondo elenco potrebbe esserci una vendetta politica dopo la sconfitta elettorale per la rappresentanza studentesca.
Una sorta di ritorsione per punire e umiliare gli esponenti più in vista della scuola, la cui unica colpa è quella di aver rosicchiato consenso a una storica lista di destra, che dopo tanti anni non è riuscita a eleggere nessun rappresentante d’istituto. È questa, appunto, una delle piste più importante su cui si indaga.
Intanto al Giulio Cesare la mattinata è iniziata con un sit-in. Prima della campanella, sulla cancellata nera del classico di
corso Trieste è comparso uno striscione: “Inutile il bel volto in televisione, gli studenti vogliono una soluzione”. Un messaggio diretto alla preside Senesi, accusata di non aver mai preso di petto la situazione, proponendo un corso di educazione sessuo-affettiva strutturato, nonostante nella scuola sono già diversi gli episodi gravi che hanno fatto emergere un clima problematico e la necessità di interventi più incisivi. Come i manifesti per il 25 novembre, giornata mondiale contro la violenza di genere, bruciati e gettati nel water lo scorso anno. O come i fogli della raccolta firme per chiedere più attività dedicate al consenso, all’affettività e all’educazione sessuale: tolti dalla bacheca delle petizioni e strappati. Infine la lista degli stupri e l’intimidazione denunciata da una delle vittime: un gruppo di persone, sabato sera, è andato a citofonarle a casa. Dall’altra parte della cornetta si sono sentiti solo insulti, urla e bestemmie.
“Ora vogliamo avviare un dialogo profondo e significativo che promuova una cultura di ascolto e di rispetto reciproco”, dicono studentesse e studenti, chiedendo alla dirigente di “non proteggere solo l’immagine della scuola, ma di affrontare le difficoltà in maniera concreta”.
In mattinata sarà anche letta la lettera che hanno scritto i genitori di una delle altre ragazze comparse nell’elenco: “Lo avete fatto perché sono persone che pensano, si organizzano e hanno opinioni politiche che forse vi disturbano. E siccome non sapevate come rispondere alle loro idee, avete risposto ai loro corpi. Minacciandoli. Un gesto antico quanto il patriarcato stesso”.
(da agenzie)
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