SILVIA SALIS ARRIVA AL PRESIDIO DEGLI OPERAI EX ILVA: “DIFENDERO’ I LAVORATORI FINO IN FONDO, NON FARO’ SCONTI A NESSUNO”
“CHIEDERO’ PER LA QUARTA VOLTA A URSO CHE INTENDE FARE IL GOVERNO SE NON SI PRESENTERA’ NESSUN INVESTITORE, NON PUO’ CONTINUARE A FAR FINTA DI NULLA”
“Il ministro ha chiesto un incontro a tutti i sindaci coi presidenti delle Regioni, incontri singoli. Questa settimana andremo di nuovo a parlare col ministro, sperando che ci siano delle novità”. “Da sindaca – ha aggiunto Salis – l’unica domanda che mi
interessa è: che cosa fa lo Stato se non intervengono investitori privati? Al ministro l’ho chiesto tre volte senza ottenere una risposta chiara. Se ha un’idea, deve dircela. Il governo e la Regione dicono che sarebbe bello se arrivassero investitori a febbraio, ma ricordo che anche quando a settembre, quando ci siamo resi disponibili a ragionare sul forno elettrico, sembrava che ci fosse qualcuno pronto a investire subito. E invece non c’era nessuno”.
La sindaca aggiunge che “al ministro dirò che la politica che sta portando avanti non mi convince e non convince la città. Stiamo parlando di migliaia di lavoratori e delle loro famiglie. È una linea strategica per il Paese. Difenderò i lavoratori fino in fondo, perché sono parte integrante dello sviluppo di Genova. Questa amministrazione è al loro fianco e non farò sconti a nessuno: farò qualsiasi cosa per ottenere delle risposte”.
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“Sebbene il ministro Urso abbia inizialmente rassicurato i lavoratori negando l’arresto degli impianti e promettendo l’uso della cassa integrazione per la formazione – dice Nicola Appice, Rls ex Ilva Fim Cisl – il piano comporterebbe comunque una grave paralisi, arrestando la produzione di banda zincata che costituisce i due terzi dell’attività dello stabilimento. Questo è un contentino per evitare proteste immediate. Chiediamo il ritiro incondizionato del piano corto e l’arrivo immediato dei rotoli di acciaio necessari per mantenere attivi tutti gli stabilimenti produttivi del Nord. È importante che tutti si uniscano alle proteste per scongiurare un massacro per l’occupazione e l’industria”.
Si apre quindi una dura fase di mobilitazione per la fabbrica siderurgica del gruppo, alle prese con la necessità di una riconversione green (a Taranto), l’assenza di reale interesse da parte di soggetti economici internazionali e l’affannoso tentativo di restare al passo con i modelli di sviluppo di paesi extra Ue.
“Le rassicurazioni di Urso? Favole – dice Antonio Apa, segretario regionale Uilm – il ministro ha fallito sulla cessione dell’ex Ilva ma il governo oggi è in una fase di relativa stabilità con conti pubblici in ordine, pertanto occorre l’individuazione di una cordata italiana con partecipazione diretta dello Stato, l’acciaio non è un settore come gli altri, è la base delle infrastrutture, della manifattura e della sicurezza economica nazionale. Rinunciarvi significa accettare di diventare un Paese industrialmente irrilevante”. “Il piano ministeriale del ciclo corto è uno smacco intollerabile per Genova e per il lavoro – commenta Riccardo Serri segretario generale della Uil Liguria – chiediamo un incontro immediato con i parlamentari liguri, con Comune di Genova e Regione Liguria”. “Anziché rilanciare il settore in un momento di bisogno, il governo punta a ridurre produzione e lavoratori “, aggiunge Luigi Pinasco, segretario generale della Uilm Genova.
“Il piano di chiusura che il ministro ha dato, perché questo è un piano di dismissione dell’acciaio della siderurgia italiana, è chiaro – aggiunge Fabio Ceraudo, sindacalista Usb oltre che presidente del municipio Medio Ponente – a Roma per l’ennesima volta ci hanno ribadito che questa sarà una chiusura graduale e loro volevano fare in modo tale che Genova e Novi Ligure non avessero materiale e che piano piano si spegnessero con la cassa integrazione.Sono quattro anni che promettono un piano industriale e l’unica proposta che è sul tavolo oggi è un fondo americano che lavora per portare alla stabilità economica un gruppo e venderselo, quindi speculare, quindi noi oggi siamo qua per dire no”.
Le reazioni
“La presidente del consiglio Meloni e il ministro Urso sono degli irresponsabili: con il loro lassismo e la loro incapacità di gestire
la crisi dell’ex Ilva e di avere uno straccio di politica industriale hanno condotto il Paese all’emergenza occupazionale e industriale .
La protesta dei lavoratori di Genova ne è un chiaro esempio”. Lo dice la senatrice Raffaella Paita, capogruppo al Senato di Italia Viva. “Ci sono famiglie disperate, mentre il futuro stesso della manifattura italiana è a rischio, con la produzione industriale in sostanziale discesa da quasi tre anni. La perdita del siderurgico potrebbe dare il colpo di grazia”.
“Vicini ai lavoratori, condividiamo le ragioni della loro protesta. Siamo di fronte a una destra al governo del Paese e della Regione che non fa altro che rimandare il problema spostandolo in avanti senza proporre alcuna vera soluzione. Basta procrastinare, la situazione è davvero preoccupante – commentano così i deputati PD Valentina Ghio e Alberto Pandolfo insieme al capogruppo del PD in Regione Liguria Armando Sanna – Il governo si assuma la responsabilità di salvare ex Ilva e di non lasciare centinaia e centinaia di famiglie e migliaia di lavoratori in questo limbo. Ad oggi le soluzioni proposte sono provvisorie e non garantiscono continuità alla produzione e danneggiano in particolare Genova. Il governo, con
la presidente del consiglio Meloni in prima persona, si assuma le proprie responsabilità. Servono risposte concrete su Ilva e sullo stabilimento di Genova. Il governo dica quante risorse intende mettere e il ruolo che lo Stato intende assumersi in questa partita iniziando da una nazionalizzazione, che si rende sempre piu necessaria. Basta scappare dalle proprie responsabilità non si puo attendere oltre per avere risposte chiare”.
(da Genova24)
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