IL BLUFF ESTIVO SULLE PREFERENZE. L’ARMATA BRANCA-MELONI ANNUNCIA TRIONFANTE UN’INTESA SULLA LEGGE ELETTORALE CHE PERO’ NON VA A SCIOGLIERE IL NODO DELL’ALTERNANZA DI GENERE, OVVERO IL TEMA CHE HA PORTATO LE “FRANCHE TIRATRICI” DELLA CAMERA AD AFFOSSARE LE PREFERENZE
IL “NUOVO” SCHEMA DEL CENTRODESTRA SI BASA SU CAPOLISTA BLOCCATO E PREFERENZE DA ESPRIMERE A CROCETTE IN UN ELENCO DI SEI NOMI. NON C’E’ ALCUN OBBLIGO DI UNA EQUA SUDDIVISIONE TRA UOMINI E DONNE NELLA SCELTA DEI CANDIDATI … LE SENATRICI DI FORZA ITALIA SI TURERANNO IL NASO E DIRANNO SI’, PERDENDO LA FACCIA, O AFFOSSERANNO L’EMENDAMENTO?
Prima il pranzo degli sherpa in via della Scrofa. Sul tavolo pizze, mozzarelle e la sospirata
intesa sulle preferenze. Poi il vertice tra i leader a casa di Giorgia Meloni per blindare l’accordo. Saluti estivi non spensierati. Ai suoi ospiti – Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maurizio Lupi – la premier ha rivolto un messaggio chiaro in vista dell’ultimo miglio della legge elettorale: «A settembre non fate scherzi». […]
A partire appunto dal Melonellum, da chiudere a settembre sia al Senato – entro il 15 – che alla Camera (con l’aiuto della fiducia). Per questo ieri, prima di raggiungere gli ombrelloni, i “titolari” del dossier si sono visti per un’ultima riunione.
E dopo un’ora e mezza ne sono usciti con uno spin trionfante: «Il centrodestra trova l’intesa e proporrà anche al Senato l’emendamento presentato alla Camera per l’introduzione delle preferenze con una sola modifica per rafforzare maggiormente l’alternanza di genere, compresi i collegi uninominali del Trentino Alto Adige». È lo zuccherino offerto alle “franche tiratrici” che a Montecitorio hanno contribuito ad affossare – nel segreto dell’urna – le liste bloccate.
Da settimane la maggioranza fa filtrare l’impegno a rendere il meccanismo meno dannoso per le candidate. È la promessa che è stata fatta anche alla capogruppo di FI al Senato Stefania Craxi, sensibile all’argomento. E invece? Nell’incontro di ieri si è apparecchiato un nuovo bluff sull’alternanza di genere. Il correttivo sarà minimo.
Lo schema di base è immutato rispetto a Montecitorio: capolista bloccato e tre preferenze da esprimere a crocette in un elenco di sei nomi. Nella scelta dei candidati al primo posto – quelli certi o quasi dell’elezione – non c’è nessun obbligo di prevedere una suddivisione equa tra uomini e donne.
E continuerà a non esserci: per ora è stata scartata l’ipotesi di imporre che nessun sesso sia rappresentato oltre il 60% e meno del 40%. La micro-modifica pensata: se il capolista è uomo, il secondo nome in lista dev’essere quello di una donna. E viceversa.
Ma c’è una differenza sostanziale: solo il primo è blindato, gli altri si giocano la partita assai più faticosa delle preferenze. Del resto con un equilibrio di genere più rigido FdI avrebbe rischiato di riportare a bordo FI e perdere la Lega.
(da Repubblica)
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