BIGNAMI STRACCIA TUTTI I RECORD: SEI BALLE IN TRE MINUTI
SCALFARO, CONSO E I BOSS: TUTTE LE BALLE DI BIGNAMI
Sei clamorose balle in poco più di tre minuti. Rischia di essere un record quello di Galeazzo
Bignami, capogruppo FdI chiamato a spiegare alla Camera perché il suo partito ha negato ai pm di Roma l’uso delle chat tra Andrea Delmastro e Mauro Caroccia, prestanome dei Senese. Sarà forse per spostare l’attenzione dallo spietato clan di camorra che l’altro ieri Bignami si è avventurato in una fantasiosa ricostruzione storica, tutta tesa a dimostrare l’antimafia della sua parte politica. “Grazie a Giorgia Meloni, Matteo Messina Denaro è stato arrestato”, ha detto alla fine: una bugia talmente clamorosa (l’arresto è opera della procura di Palermo e dai carabinieri) che si smentisce da sola.
Ma è nella prima parte dell’intervento che Bignami ha toccato vette finora forse inesplorate a Montecitorio.
“Il Movimento sociale – ha detto – nel maggio ’92 non riuscì a fare eleggere Paolo Borsellino presidente della Repubblica: lo votò e non venne eletto e per noi quella è una sconfitta”. È vero che il Msi diede 47 voti a Borsellino il 19 maggio ’92, ma è anche vero che quel voto non venne replicato negli scrutini successivi per il Colle. Il motivo? Il 20 maggio il magistrato spiegò all’Ansa di non gradire “una votazione del genere”, auspicando un’elezione veloce del capo dello Stato, senza dare voti “soltanto dimostrativi”.
Posizione manifestata da Borsellino a Guido Lo Porto, il deputato Msi che lo informò poche ore prima dell’intenzione del suo partito di votarlo al Colle. Definito dal giudice come suo “vecchio compagno di scuola”, negli anni successivi alla strage di via d’Amelio Lo Porto finirà sotto inchiesta per concorso esterno (sarà archiviato nel 1998) perché accusato da 15 collaboratori di giustizia.
Evidentemente, quando ha parlato della candidatura di Borsellino al Colle, Bignami ha dimenticato di ricordare da quale parlamentare Msi venne gestita. “La sinistra – ha sostenuto poi – fece eleggere Oscar Luigi Scalfaro, che un anno dopo liberò 300 mafiosi al 41-bis. Quei 300 mafiosi liberati da Scalfaro, per la battaglia vinta dalla destra italiana, furono rimandati in galera dall’allora ministro Conso. Mi permetto di ricordare che Scalfaro fu eletto proprio a seguito delle dimissioni di Cossiga per il quale la sinistra chiese l‘impeachment”.
In quattro frasi, quattro falsi. Partiamo dall’ultimo: Cossiga si dimise il 28 aprile ’92, a due mesi dalla scadenza del mandato, a causa delle condizioni politiche (il crollo del “pentapartito” alle urne), non per l’impeachment presentato dal Pds nel 1991.
Il 25 maggio Scalfaro non fu eletto al Colle dalla sinistra ma da quasi tutte le forze politiche, come reazione alla strage di Capaci. Tra i pochi partiti che non lo votarono, tra l’altro, c’era Rifondazione comunista: del resto Scalfaro era pur sempre un esponente dell’ala conservatrice della Dc.
Infine la balla più grande di tutte: non è affatto vero che Scalfaro liberò 300 mafiosi dal 41-bis ed è clamorosamente falso che Giovanni Conso li rimandò in galera. Anzi fu proprio Conso, guardasigilli del governo Ciampi, a non rinnovare 334 decreti di carcere duro per i mafiosi nel novembre ’93. “È penoso che un parlamentare non si documenti, l’ignoranza è una cosa brutta che è da combattere”, ha detto Paolo Cattaneo, nipote di Scalfaro.
Si potrebbe dire che nella sentenza di Appello del processo sulla trattativa Stato-mafia i giudici ipotizzano un ruolo del Colle per “ammorbidire” la politica carceraria dopo le stragi del ‘93. Ma fu senza dubbio Conso che fece decadere quei decreti sul 41-bis, sostenendo di averlo fatto “in assoluta solitudine”. Lo fece anche davanti ai pm di Palermo, che indagavano sulle interlocuzioni tra pezzi delle Istituzioni e Cosa nostra. Per questo motivo sono stati attaccati da quasi tutti i partiti, a cominciare dalla destra, da sempre nemica giurata dell’inchiesta sulla trattativa. Lo stessa coalizione di Bignami, che per bocca di Maurizio Gasparri vorrebbe l’ex generale Mario Mori senatore a vita. Altro che Borsellino.
(da ilfattoquotidiano.it)
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