PER UNA VOLTA SALVINI E TAJANI SONO D’ACCORDO. NO AL VOTO ANTICIPATO: “ALLE URNE NELL’AUTUNNO 2027”
MELONI RESTA DELL’IDEA DI VOTARE IN PRIMAVERA
Con un bizzarro tempismo, il centrodestra festeggia il record di durata del governo
litigando su quando farlo finire. Meloni, Tajani e Salvini scelgono proprio la giornata della grande celebrazione sul porto di Bari per ricordare agli italiani che la longevità, in politica, non è sempre sinonimo di armonia: si può durare, anche bisticciando a ciclo continuo, persino sulla data di scadenza.
La premier ha fretta di archiviare la legislatura. I fedelissimi confidano sottovoce: «Fosse per Giorgia, si voterebbe fra tre mesi». Cioè subito dopo il varo del controverso Melonellum, sempre che i deputati di maggioranza non facciano altri scherzi col voto segreto quando il testo tornerà a Montecitorio. Votare a dicembre non si può, ovviamente, c’è una legge di bilancio da approntare, anche se Giancarlo Giorgetti sta già mandando messaggi in bottiglia, direzione Palazzo Chigi: pure stavolta è difficile immaginare una manovra davvero espansiva. Tradotto: scordiamoci misure d’impatto su larga scala buone per la campagna elettorale.
Dopo la manovra, comunque, Meloni vuole sterzare verso il voto. Nella sua cerchia le ripetono da dopo il referendum: più passa il tempo, più Vannacci rischia di crescere e la coalizione di perdere consensi. Non esclude un voto nella prima metà dell’anno prossimo il capodelegazione di FdI al governo, Francesco Lollobrigida, passeggiando tra gli stand di panzerotti e spaghetti “all’assassina” piazzati dietro al palco del comizio della leader a Bari. «Si voterà a maggio? Nessuna preclusione, si vota quando è necessario – risponde il ministro dell’Agricoltura – Prima c’è da approvare la legge elettorale, poi ne discuteremo».
Problema: gli alleati la pensano all’opposto. Scrutano gli stessi sondaggi di Meloni con apprensione, vedono che Futuro nazionale ha già sorpassato sia la Lega che FI. Però anziché fretta, predicano calma. Vorrebbero più tempo, per attrezzarsi e tentare un recupero, che alla premier sembra improbabile. Dunque per una volta Salvini e Tajani si ritrovano a giocare di sponda contro le volontà della leader, anziché a scornarsi tra loro come accade di solito, dalle tasse sulle banche alle bizze della politica estera.
Il primo a esporsi è Salvini, in mattinata, a margine di un punto stampa a Milano. «Stiamo festeggiando il governo più longevo della storia della Repubblica, perché interrompere prima l’enorme lavoro che tutti stiamo facendo? C’è una scadenza ed è nell’autunno 2027». Poi torna sul ballottaggio, per esprimere la sua contrarietà: «Giusto andare al voto con un solo turno». Anzi, lui il secondo turno lo abolirebbe anche per le Comunali: «One shot, chi vince governa». Poi insiste: «Ho tante cose da fare, tanti cantieri da portare avanti e vorrei arrivare fino all’ultimo giorno». A partire ovviamente dal famigerato Ponte sullo Stretto, sogno del ministro dei Trasporti impallinato da inchieste e controlli della magistratura. Salvini spera ancora di posare la prima pietra entro il voto. Ma considerata la ridda infinita di rimandi, non è detto. Pure Tajani si allinea, a domande dei cronisti a Cernobbio, anche se con meno enfasi del capo lumbard: «La data? Per me è la fine della legislatura, si vedrà. Non ho problemi a votare un mese prima, due mesi prima, ma forse la data giusta è quella di fine legislatura».
Il ministro degli Esteri conferma anche quanto anticipato da Repubblica nei giorni scorsi: la premier sta pensando di accorpare elezioni nazionali e comunali nelle grandi città, visto che l’anno prossimo si voterà a Roma, Milano, Napoli, Torino e Bologna. «Ci saranno problemi forse con l’election day per ragioni economiche – ammette Tajani – Ma non c’è stata ancora una decisione». E prenderla, se queste sono le premesse, non sarà una passeggiata.
(da agenzie)
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