Destra di Popolo.net

LE MANI NELLE TASCHE DEGLI ITALIANI: ALEMANNO AUMENTERA’ DEL 50% IL BIGLIETTO DEL BUS E LE QUOTE ASILI NIDO E MENSE

Giugno 21st, 2010 Riccardo Fucile

PER RISANARE IL DEBITO DELLA CAPITALE SI COLPIRANNO TRASPORTI, ASILI, RIFIUTI, BAR, RISTORANTI, AEREI…TREMONTI TAGLIA DI 200 MILIONI I FONDI STANZIATI PER ROMA E L’EX SOCIALE ALEMANNO AUMENTA LE TARIFFE DEGLI ASILI NIDO DAL 15,6% AL 48%, LE MENSE SCOLASTICHE FINO AL 93,6%, L’IRPEF E IL PREZZO DEL BUS

La colpa non è certo solo di Alemanno: quando l’ex ministro ha salito le scale del Campidoglio, i conti della Capitale già  non tornavano da tempo, ma ciò è di magra consolazione per i contribuenti romani che da anni sentono ripetere dagli esponenti del centrodestra che “non metteremo le mani nelle tasche degli italiani”.
Decenni di guasti e gestioni finanziarie dissennate hanno prodotto la bellezza di 9,8 miliardi di debito che ora va risanato, dopo anni di silenzi sia da parte dei governi di destra che di sinistra.
Berlusconi si era impegnato ad aiutare il neosindaco per consentire alla nuova giunta di rimettersi gradualmente in carreggiata, ma Tremonti ha ridotto di 200 milioni   i fondi che aveva promesso.
Il ministro ha concesso (bontà  sua) la possibilità  per il Campidoglio di aumentare la addizionale Irpef comunale di un ulteriore 0,4% (Roma è già  al tetto massimo dello 0,5%) e di fissare il balzello di 1 euro sui diritti d’imbarco per tutti i passaggeri in transito negli aeroporti romani.
Ma la vera stangata è quella prevista per ripianare il bilancio ordinario in rosso di ben 160 milioni.
Da qui una serie di soluzioni molto onerose.
Il canone per l’occupazione del suolo pubblico salirà  dal 12% al 125% in base alle zone.
E’ evidente   che il costo dei tavolini all’aperto di bar e ristoranti saranno rapidamente scaricati sui clienti, con buona pace di tutti.
La tassa sui rifiuti per le utenze non domestiche salirà  del 12,5%.
Per gli asili nido le tariffe aumenteranno da un minimo del 15,6% a un massimo del 48%.
Per avere un’idea del peso di questa misura, basti sapere che può arrivare a 150 euro   di incremento della rata mesile.   Continua »

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PATTO BIPARTISAN DI 50 SINDACI PER INTRODURRE IL QUOZIENTE FAMILIARE: PER OGNI FIGLIO DEDUZIONE DEL 25%

Maggio 24th, 2010 Riccardo Fucile

RIUNITI A PARMA 50 PRIMI CITTADINI DI DESTRA E SINISTRA, DA ROMA A BARI, DA VARESE A TRAPANI: OCCORRE UNA NUOVA FISCALITA’ CHE TUTELI LA FAMIGLIA…. ATTRAVERSO UN NUOVO SISTEMA DI MISURAZIONE, LE FAMIGLIE POTRANNO AVERE SCONTI DIVERSIFICATI ED ACCESSO AGEVOLATO AI SERVIZI

Nella vicina Francia, un lavoratore dipendente con 36.500 euro di reddito, moglie e quattro figli a carico è completamente esentasse.
In Italia il valore dei figli, mantenuti per una vita, non equivale neppure a uno sconto rottamazione del motorino.
Da tempo si parla di introdurre nel nostro Paese il “quoziente familiare”, ovvero un nuovo sistema di misurazione dello stato sociale delle famiglie che valuti le situazioni caso per caso, senza le sperequazioni dei vecchi scaglioni. Le famiglie così “pesate”, potranno poi avere sconti diversificati e agevolazioni sulle tariffe e un diverso modo di accesso ai servizi forniti dal Comune: asili nido, servizi socio-assistenziali, tassa sulla raccolta dei rifiuti. Un circolo virtuoso a favore dei cittadini e delle famiglie che più hanno bisogno di un sostegno pubblico.
Qualcosa in tal senso si è cominciato a proporre in qualche Comune, ma in realtà  dovrebbe essere il governo a convertire il prelievo fiscale in un sistema che tuteli maggiormenti le famiglie. In concreto non è mai stato fatto nulla.   Ora qualcosa pare si stia muovendo dalla base degli enti locali: ben 50 sindaci, provenienti da ogni parte d’Italia, da Roma a   Bari, da Varese a Trapani, da Rimini a Viterbo, da Ascoli a Imperia, in rappresentanza di giunte di vario colore politico, da destra a sinistra senza distinzione, si sono riuniti a Parma per siglare un accordo politico.
La città  emiliana non è stata scelta a caso, ma in quanto è stata la prima in Italia ad applicare il quoziente familiare, ribattezzato infatti “quoziente Parma”.   Nel desolante panorama italiano, dove il governo spende solo lo 0,7% del Pil, Parma si piazza al secondo posto nella classifica delle città  che destinano più soldi al sociale (377 euro pro-capite), la prima è Modena con 407. Continua »

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NEL PDL TUTTI CONTRO TUTTI: LITI NEL LAZIO E A MILANO, GUAI A MERANO E IN VENETO, SOMMOSSA ANTIVELINE IN CAMPANIA

Maggio 10th, 2010 Riccardo Fucile

GASPARRI SOSTIENE UNA LISTA CIVICA CONTRO IL PDL A MERANO,   LATINA MINACCIA UNA SCISSIONE E GLI ESCLUSI IN   REGIONE LAZIO   ATTACCANO I VERTICI DEL PDL…IN CAMPANIA POLEMICHE PER LE VELINE RUGGIERO E DEL GIUDICE SPINTE AD ASSESSORATI… A MILANO SCONTRI TRA LARUSSIANI E CIELLINI

Più che un partito dell’amore, il Pdl sembra una pentola a pressione, pronto ad implodere nelle periferie dell’impero.
Non solo nel caso noto ed eclatante della Sicilia, dove Lombardo governa con metà  Pdl, mentre l’altra metà  sta all’opposizione, non solo le divergenze tra il premier e Fini.
Nella maggior parte dei casi si tratta di mere lotte interne per questioni di potere e di bassa cucina politica.
Con alcune vicende persino ridicole.
Prendiamo il “caso Merano”: a pochi giorni dal voto comunale, il presidente dei senatori Pdl, Maurizio Gasparri, e l’on. Pdl Giorgio Holzmann sostengono la lista civica “Alleanza per Merano” del candidato sindaco Carmelo Genovese.
Il problema è che il Pdl ufficialmente punta invece su Claudia Benedetti, per la quale si stanno spendendo la coordinatrice provinciale Michaela Biancofiore e il ministro Franco Frattini.
Qua Fini non c’entra e Gasparri tra le Dolomiti (e non solo) è stato bollato come “traditore”.
Viene da chiedersi, visto che minaccia sempre i dissidenti finiani di esplusione dal Pdl, se in questo caso si espellerà  da solo per non aver rispettato le direttive del partito.
Nel Lazio gli esclusi dalla lista per le regionali, rimasti fuori anche dalla giunta Polverini, attaccano il coordinatore romano, Gianni Sammarco, reo di fare il capocorrente.
Come se non bastasse, dopo il ritrovo a Fossanova-Latina, le province minacciano una Pontida laziale e vogliono una regione autonoma da Roma. A Viterbo il presidente della Provincia, Marcello Meroi, si era addirittura dimesso a cuasa dei contrasti interni nella composizione della Giunta.
A Roma il sindaco Alemanno si trova ad avere a che fare con maggioranze che vanno e vengono.
Spaccato il partito ad Avellino, a causa della nomina ad assessore regionale di Antonia Ruggiero   e di quella, nello staff di Caldoro, di Giovanna Del Giudice, meteorina di Emilio Fede, imposte entrambe dal premier.   Continua »

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NON SONO RIUSCITI A COMPRARSELI TUTTI: 55 PARLAMENTARI FIRMANO IL DOCUMENTO DI FINI

Aprile 20th, 2010 Riccardo Fucile

NASCE PER LA PRIMA VOLTA UNA MINORANZA INTERNA NEL PDL CHE SPACCA L’EX AN… MAI COSI’ ATTIVI IN VITA LORO I VECCHI CAPORALI DI GIORNATA NEL FAR FIRMARE IL DOCUMENTO DELLA SERVITU’… FINI AVREBBE I NUMERI PER FARE UN GRUPPO AUTONOMO, MA PER ORA CHIEDE UN “PARTITO LIBERO E ATTENTO ALLA COESIONE SOCIALE E UNA COALIZIONE NON PRONA ALLA LEGA”… CON QUESTI NUMERI IN PARLAMENTO SENZA INTESA NON PASSA PIU’ NULLA

Alla fine le truppe finiane hanno fatto quadrato: qualcuno forse si aspettava una scissione o la creazione di un gruppo parlamentare e sarà  rimasto deluso, ma Fini, da abile tessitore, ha scelto la strada della creazione di una “minoranza interna” legittimata a dire la sua ogni volta che se ne presenterà  l’occasione e la necessità .
Ha così aggregato gli incerti che non avrebbero gradito una soluzione traumatica ed è riuscito a respingere il mercato delle vacche di chi con promesse e minacce ha cercato fino all’ultimo di comprarsi anime e corpi.
I sistemi peraltro sono noti e anche oggetto di iniziative giudiziarie, in base al sacro principio che “ogni uomo ha un prezzo”.
Onore al merito ai 55 coraggiosi che potranno costituire, se ne saranno all’altezza, un piccolo avamposto di una destra libera, sociale e democratica nel nostro Paese.
Oggi forse l’Italia si è avvicinata un minimo alle destre francesi e tedesche, a quelle che sanno trasmettere valori di libertà  e di tolleranza.
In fondo si è assistito a uno spaccato tipico della politica italiana: quella specie di classe dirigente che Fini ha colpevolmente coltivato per anni, quei caporali di giornata che devono a lui poltrone e prebende, in parte lo hanno abbandonato di fronte a una tavolata ancora più imbandita, riuscendo a dare   il peggio di sè.
Qualcuno li ricorda ai vecchi congressi del Msi, con il loro codazzo di corte, mentre raccoglievano consensi per Fini e per “mantenere dritta la barra” del “non restaurare e non rinnegare”.
Fini avrà  rinnegato la sua parte, certo, ma almeno sa esprimere idee nuove, parla di politica, ha il coraggio del dissenso.
I caporali in livrea sono riusciti ad andare oltre, a rinnegare persino la loro esistenza di uomini liberi, le loro idee, i loro valori: continuano a servire il comandante supremo sul Titanic mentre la nave imbarca sempre più acqua, mentre l’elettorato li abbandona, mentre si brinda e si balla sparando cazzate un giorno contro la Piovra in Tv e un altro glorificando gli alleati razzisti.
Quella Lega che all’estero, per bocca di un dirigente leghista, è considerata peggio del Ku Klux Klan, ma a cui il premier augura lunga vita, visto che grazie alla Lega e ai servi di corte evita i suoi processi. Continua »

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EMERGE LA VERITA’ SULLA MANCATA PRESENTAZIONE DELLA LISTA DEL PDL IN LAZIO

Aprile 1st, 2010 Riccardo Fucile

LE RAGIONI PER CUI MILIONE SI E’ ASSENTATO E HA PERSO TEMPO…. BERLUSCONI   NON DOVEVA RACCONTARE BUGIE E COSTRUIRE SU QUESTE LA TEORIA DEL COMPLOTTO…I SILENZI DI MOLTI E IL MISTERO DELLE TELEFONATE

Pensiamo sia venuto il momento, a elezioni terminate, che i vertici del centrodestra, premier in primis, alla prima occasione televisiva chiedano scusa ai propri elettori, non solo per non aver fatto trovare loro il simbolo del Pdl nella scheda elettorale nella provincia di Roma, ma per aver raccontato una versione di comodo, manipolato l’informazione, accusato ingiustamente magistrati e carabinieri in servizio, aver addirittura costruito una teoria del complotto inesistente e su di essa aver creato la marcia dei 130.000 a Piazza San Giovanni.
Militanti presi in giro, perchè nessun complotto aveva impedito la presentazione della lista, ma solo problemi interni al Pdl romano.
Per evitare di ammettere di aver sbagliato e per non volersi assumere le proprie responsabilità , si sono fatti otto ricorsi inutili, alimentando una campagna elettorale di odio e contrapposizione che non aveva senso.
Si è addirittura fatto un “decreto interpretativo” per tentare di condizionare i giudici, quando si sarebbe dovuto con umiltà  chiedere semplicemente scusa. Non si urla dal palco in malafede che “si vuole impedire agli elettori del primo partito italiano di esercitare il loro diritto democratico al voto”, quando si sa che ciò è stato impedito solo dalla dabbenaggine dei propri dirigenti e non da un manipolo di congiurati.
Intanto partiamo da una anomalia unica in Italia: in tutti i partiti esiste una direzione nazionale che, con un   congruo anticipo, ratifica le liste a maggioranza, adottando nel caso le opportune correzione.
Se così fosse stato anche per il Pdl, l’incaricato avrebbe semplicemente potuto presentarsi il primo giorno della consegna delle liste con l’elenco approvato e il cellulare staccato.
Invece le trattative da mercato delle vacche sono andate avanti per tutta la notte precedente con un vergognoso “togli e metti” da parte dei notabili romani. Continua »

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LA DESTRA “FINTA VERTICALE” CHE CRITICAVA GLI “ORIZZONTALI” SI DA’ AL CICLISMO: E’ L’ORA DEI PORTABORRACCE

Marzo 26th, 2010 Riccardo Fucile

DALLA SANTANCHE’ A STORACE, FINO ALLE SIGLE MINORI, E’ UN CORRERE PER PORTARE ACQUA AL CAPITANO CHE LI AVEVA MESSI FUORI SQUADRA…. ORA CHE HA PRESO LA “COTTA”, I GREGARI LO SPINGONO IN SALITA: SE VINCE IL GIRO FORSE HANNO UN GAZEBO GRATIS E UNA POLTRONA FRAU A TESTA

Una volta esisteva una destra, anzi diciamo varie destre: così potrebbe iniziare la fiaba della nonna moderna.
Negli ultimi anni, alle varie scadenze elettorali, l’elettore di destra poteva scegliere tra quella nostalgica, ultracristiana, tradizionalista, sociale, anticapitalista, antagonista e chi più ne ha, più ne metta.
Spesso sulla scheda è capitato di trovarne anche tre, tutte o quasi destinate allo 0,5% dei voti.
Eppure la volta successiva riapparivano sempre con lo stesso fine di testimonianza.
Solo il cartello elettorale tra la Destra di Storace e la Fiamma tricolore aveva raggiunto il 2,6%, alle scorse politiche, rimanendo comunque vittima dello sbarramento.
Come in tutti gli ambienti dove conta più la dignità  e la coerenza, iniziò subito una lenta diaspora, se non una fuga verso la vittoria (leggi poltrona).
Mirabile fu lo scatto immediato della Santanchè che dopo averci riempito la testa con le arringhe contro colui che le donne le vuole “solo orizzontali”, dopo pochi mesi già  bussava al castello del sire, con il cipiglio della dama ferita in battaglia e pronta alla resa condizionata (dalla ammissione a corte con relative prebende).
Altrettanto ricca di contenuti ideali la tesi del sire che, a chi storceva il naso per la conversione, faceva notare: “la Daniela vale 800.000 voti”.
Un tot a peso la carne, un tot a peso la coerenza, insomma.
Storace non poteva ancora fare istanza di accesso al castello, ma le sue truppe, dopo l’umiliante 0,6% alle Europee dell’anno scorso, ormai mordevano il freno.
La biada per i cavalli stava finendo, come si sarebbe potuta affrontare un’altra battaglia?
Come un buon venditore sa, c’è sempre il momento adatto per vendere il prodotto, basta aspettare.
Ma invece che attendere che si creasse uno spazio elettorale per far crescere la sedicente destra sociale, peraltro già  data in garanzia da Alemanno in passato come pass verso la Frau, Storace non è uomo capace di stare lontano troppo tempo dalle stanze che contano.
E i suoi referenti di periferia ancora meno.
Queste elezioni regionali sono cadute a fagiolo: in alcune regioni la differenza tra le due coalizioni è minima e un apporto anche modesto potrebbe essere determinante.
Basta indossare il saio del penitente, magari di ampia misura, ed ecco anche Epurator in pellegrinaggio a Palazzo Grazioli. Continua »

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DIETRO LA RICHIESTA DI SGARBI DI RINVIO DELLE REGIONALI A ROMA C’E’ BERLUSCONI: IL PDL SI SPACCA

Marzo 19th, 2010 Riccardo Fucile

ALEMANNO E BERLUSCONI APPOGGIANO IL RINVIO, LA POLVERINI E STORACE VOGLIONO ANDARE A VOTARE SUBITO…. MA SE IL PDL E’ ESCLUSO, A CHE TITOLO CI METTE BOCCA?… LASCINO DECIDERE LA POLVERINI, INVECE CHE METTERLE SEMPRE I BASTONI TRA LE RUOTE

Un pasticcio senza fine, ma non solo. Il caos delle liste nel Lazio rischia di arricchirsi di un nuovo capitolo: il critico d’arte Vittorio Sgarbi, alla guida di Rete Liberal, ha presentato oggi il ricorso per chiedere il rinvio del voto.
La lista di Sgarbi che sostiene la candidata del Centrodestra, Renata Polverini, è stata riammessa due giorni fa dal Tar, dopo che era stata bocciata in un primo momento: quindi Sgarbi può chiedere, in base alla legge, un supplemento   di campagna elettorale e far slittare il voto di 15 giorni.
Fino a ieri la Polverini aveva chiesto al premier di convincere Sgarbi a non aggiungere ulteriore confusione a una situazione già  difficile da gestire, dopo la esclusione della lista del Pdl dalla provincia di Roma.
“Sono nel pieno della campagna elettorale da tre mesi, voglio andare al voto e vincere” ha dichiarato Renata.
Tra l’altro non si è mai visto che una lista di appoggio decida in contrasto con la candidata governatore: dato che Sgarbi non porta certo milionate di voti, pur avendo ragione in punta di diritto, che interesse avrebbe a rinviare le elezioni di quindici giorni?
E perchè dovrebbe smarcarsi dal suo candidato governatore?
Stranamente ecco che oggi Sgarbi presenta la richiesta di rinvio e a sopresa Berlusconi dichiara: “la lista Sgarbi ha certamente diritto ad altri giorni di campagna elettorale ed è giusto che si rispetti questo diritto”.
E sempre caso strano ecco Alemanno che va oltre: “Penso che 15 giorni di ulteriore campagna elettorale, parlando dei problemi dei cittadini, siano molto utili”.
Replica gelida della Polverini: “Penso che si debba andare a votare alla data indicata”.
Con lei si schiera Storace, che precisa: “La Lista Sgarbi era già  stata ammessa in 3 province su 5, al punto che ha partecipato alle tribune regionali Rai. un rinvio non avrebbe alcun fondamento. Alle politiche non si rinviano le elezioni se una lista viene riamessa in una circoscrizione: a noi capitò in Abruzzo, ma non avemmo il diritto a far spostare le elezioni in tutta Italia”.
Il centrodestra insomma si spacca anche su questa questione, tanto per continuare nelle belle figure. Continua »

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CASO POLVERINI: “DILETTANTI ALLO SBARAGLIO” O SI VOLEVA FARLA FUORI PER COLPIRE FINI?

Marzo 1st, 2010 Riccardo Fucile

NON C’E STATO NESSUN   “PANINO”, IL DELEGATO E’ USCITO PER MODIFICARE LA LISTA SU INDICAZIONI DALL’ALTO…NON SI CONSEGNANO LE LISTE 20 MINUTI PRIMA DELLA SCADENZA E NON SI ASSEGNA IL COMPITO A UN PERSONAGGIO FORZISTA CHE ERA GIA’ SPARITO CON LE LISTE NEL 2006… NEL LAZIO QUALCUNO NON VOLEVA UNA DESTRA DIVERSA E HA OTTENUTO IL SUO SCOPO

Se si dovesse seguire o commentare l’aneddottica relativa alla mancata consegna delle liste elettorali del Pdl per la provincia di Roma, sarebbero sufficienti le dichiarazioni del ministro Rotondi sulla “banda di incapaci” che ha in mano la struttura organizzativa del partito.
O gli urlacci della Polverini quando, venuta a conoscenza del fatto, ha sbottato: “Che manica di imbecilli”.
Un’analisi di questo tipo porterebbe ad evidenziare solo il caos organizzativo in cui versa il Pdl, ma rischierebbe di avvalorare la tesi patetica del “panino” che avrebbe indotto ad assentarsi, dalle 11.45 alle 12.45, chi aveva la delega di presentare una lista che raccoglie il 40% dei consensi in provincia di Roma. Per esperienza, possiamo dire che non si presenta una lista negli ultimi 20 minuti utili se non ci sono problemi e pressioni, cambiamenti di nomi e documenti sbagliati.
Per consegnare gli atti relativi a soli 40 candidati, i relativi documenti saranno stati pronti da tempo.
Soprattutto non si lascia un compito così delicato in esclusiva   a una persona come Milioni.
Scendiamo nel dettaglio: la storia del panino è una balla: Milioni, quando stava per consegnare la lista, ha ricevuto una telefonata dai vertici del Pdl per cambiare almeno un nome: a quel punto, non potendolo fare davanti a tutti è uscito.
Tutto trae origine da pressioni e faide interne che nelle ultime 48 ore hanno segnato il destino della lista.
E’ risaputo che Berlusconi in persona non fosse soddisfatto dei 40 nomi, avesse ventilato addirittura di porsi lui come capolista, e ieri abbia confidato non a caso, a fatto avvenuto: “Avevo chiesto di migliorare la lista, non di boicottarla, sono dei dilettanti”, dando la colpa alla componente di An. Continua »

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GLI ULTRA’ DELLA LAZIO MINACCIANO DI NON VOTARE CENTRODESTRA E LA BONINO CONQUISTA I PALAZZINARI

Febbraio 9th, 2010 Riccardo Fucile

I TIFOSI ACCUSANO STORACE DI AVER SPONSORIZZATO LOTITO: “O LO MANDATE VIA O NON VOTIAMO LA POLVERINI”…STORACE RISCHIA DI FAR   PERDERE PIU’ VOTI DI QUANTI NE PORTA…LA BONINO PARLA DI “DEMOLIRE E RICOSTRUIRE, ROTTAMARE E APPALTARE” ALL’ASSEMBLEA DEI COSTRUTTORI ROMANI

Strane elezioni regionali, quelle che a marzo vedranno protagoniste Renata Polverini per il centrodestra ed Emma Bonino per il centrosinistra nel Lazio. Le basi per un confronto sulle idee, in verità , questa volta ci sarebbero state: dopo tante prime pagine dedicate a escort e trans, finalmente sono protagoniste due donne vere e non “velinate”, ciascuna con un imprinting marcato e con un linguaggio moderato, non fatto di insulti e accuse.
Due donne che hanno fatto carriera politica per capacità  propria, non certo per raccomandazioni o per per aver frequentato i letti che contano.
Ma già  la loro candidatura ha determinato fatti anomali: la Polverini deve stare più attenta al “fuoco amico” che a quella degli avversari, la Bonino si è autocandidata per i radicali e solo per mancanza di una alternativa alla fine il Pd ha “confluito” su di lei.
Da una parte la Renata è vittima di Perdente Feltri e degli impallinatori folli del conservatorismo azzurro che temono le sue proposte sociali e la dipingono come “troppo di sinistra”, sperando e lavorando per una sua sconfitta in funzione anti-Fini.
Dall’altro la Bonino rappresenta un asso tirato fuori dalla manica del Pd che meno mostra suoi candidati e meglio è.
Con una apparente corsa all’elettorato di centro da parte di entrambi.
Con la differenza che la Renata non rinuncia certo per opportunismo a essere quella che è sempre stata, una sindacalista attenta alle istanze sociali dei cittadini e dei lavoratori, mentre la Emma deve fare sforzi notevoli per conciliare le sue origini laiche e libertarie con le esigenze elettorali di non perdere l’elettorato cattolico e quello imprenditoriale.
Gli ultimi sondaggi danno le due candidate quasi alla pari (Bonino al 42,1%, Polverini al 41,8%, con molti indecisi), mentre la coalizione di centrodestra prenderebbe   il 53% dei voti contro il 45% del centrosinistra.
A dimostrazione che per ora il battage anti-Poverini di certi strati del Pdl che vogliono la sconfitta della Polverini perchè non prona a certi interessi ultraliberisti e perchè amica di Fini, continua a sortire qualche effetto.
In questo contesto segnaliamo due fatti significativi.   Continua »

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