Settembre 18th, 2014 Riccardo Fucile
IL PRINCIPALE INDIZIATO SAREBBE SCHIFANI
C’è una fiche pesante che Silvio Berlusconi ha messo sul
tavolo, nel corso dell’incontro a palazzo Chigi con Matteo Renzi.
Ed è l’esistenza di una “pattuglia” di senatori di Ncd in trattativa per tornare a Forza Italia.
Al Senato, ha spiegato l’ex premier, il gruppo di Forza Italia è destinato ad allargarsi. È anche in nome di questo “peso” che si sostanzia l’offerta di “soccorso azzurro” sulle riforme: non solo istituzionali, ma anche fisco e giustizia.
Offerta, il cui primo atto si è manifestato in commissione lavoro al Senato, con l’astensione di Forza Italia sul jobs act.
Attualmente la maggioranza può contare su 169 senatori.
Ma se l’Opa lanciata verso il partito di Alfano dovesse andare a buon fine, allora l’aiuto azzurro potrebbe essere determinante: “Con una maggioranza a 160 si balla” dice una fonte informata.
I contatti li ha gestiti personalmente Silvio Berlusconi. Portandoli avanti tutta l’estate. L’Opa su Ncd porta al nome di Renato Schifani, la cui insoddisfazione per la gestione Alfano è ormai a livello di guardia.
L’ex presidente del Senato ed ex capogruppo del Pdl ha capito che non sarà lui, come gli era stato promesso, il futuro presidente dei senatori del gruppone di centro composto da Ncd, Udc, fuoriusciti di Scelta civica e dei Popolari per l’Italia. Annunciato in pompa magna da Alfano, ancora non vede la luce.
Proprio Schifani, nelle ultime settimane, ha avuto qualche contatto telefonico con Silvio Berlusconi all’insegna del disgelo e della ritrovata amicizia.
I segni del malessere del gruppo di Ncd sono rintracciabili ovunque.
E non sono sfuggiti neanche alle antenne del premier.
Tra i suoi fedelissimi, chiamati a verificare la consistenza della fiche berlusconiana che potrebbe indebolire la maggioranza, la convinzione è che la “trattativa” di Berlusconi con pezzi di Ncd sia reale.
Gli “schifaniani di ferro” sono particolarmente attivi nell’ambito della partita su Csm e Consulta, dando segnali che stanno facendo una partita “autonoma”, segno tangibile di chi ha una “trattativa” aperta.
Azzollini e D’Ali, non sono stati visti a tutte le votazioni. Mentre Giuseppe Esposito è stato avvistato mentre cercava di convincere altri parlamentari nel non rispettare le indicazioni date dai gruppi di votare Violante e Bruno.
Analoga insofferenza sulla linea del suo partito viene mostrata da Simona Vicari, sottosegretario all’Economia.
Proprio la Vicari, fedelissima di Schifani, ha ultimamente coinvolto nel suo staff l’ex portavoce di Nicola Cosentino, ben radicata nell’ambiente di Forza Italia.
E se il filone legato all’ex presidente del Senato — una decina di senatori in tutto — ha un canale “embedded” con Arcore, alla luce del sole dentro il partito di Alfano è venuta alla luce una frattura profonda.
Come effetto del patto del Nazareno.
Da un lato i filo-berlusconiani, che pensano alla ricucitura di un centrodestra con Berlusconi. E spingono per un posizionamento più critico nei confronti del governo per non morire ina sorta di terra di nessuno politica.
La chiamano l’alleanza dei quarantenni: la capogruppo Nunzia De Girolamo, la portavoce del partito Barbara Saltamartini, il ministro Lupi e il vice-ministro Casero. Dall’altro chi ormai teorizza la necessità di un rapporto organico con Renzi, anche nella prospettiva di alleanze future, all’insegna del “mai più con Berlusconi”: il capogruppo al Senato Maurizio Sacconi, l’ex saggio del Quirinale Gaetano Quagliariello, il ministro della Sanità Beatrice Lorenzin.
Gli ultimi due anche grazie al rapporto privilegiato che hanno costruito con Giorgio Napolitano.
In mezzo c’è Alfano. La rappresentazione plastica si è avuta l’altro giorno alla Camera nel corso dell’informativa del premier, nella quale non ha mai fatto appello alla sua maggioranza, nè ha mai nominato il partito che esprime il ministro dell’Interno.
Nel suo intervento la capogruppo di Ncd ha espresso delle critiche, posizionandosi su una linea “comune” di centrodestra.
Alfano ha poi vergato una nota prima dei Tg per lodare Renzi lodandolo come “coraggioso”.
È una frattura destinata secondo molti a diventare più profonda nelle prossime settimane: “Ncd — dice una fonte autorevole — è un’esperienza politicamente finita”. Col patto del Nazareno che regge, Forza Italia si allarga. E la trattativa con Berlusconi continua.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 3rd, 2014 Riccardo Fucile
IL COMMISSARIO EUROPEO MALMSTROEM; “L’OPERAZIONE PARTIRA’ A NOVEMBRE, MA AVRA’ RISORSE PIU’ LIMITATE”
Il programma europeo Frontex Plus “non potrà sostituire Mare Nostrum” perchè avrà risorse ”più
limitate” e non avrà la capacità dell’operazione avviata nell’ottobre 2013 dalle autorità italiane e che ha già salvato 100mila persone nel Mediterraneo.
Ad affermarlo è stato il commissario agli Affari Interni, Cecilia Malmstroem, che ha risposto alle domande degli eurodeputati della commissione per le Libertà civili del Parlamento europeo.
Una frase due volte significativa perchè il ministro dell’Interno italiano, Angelino Alfano, aveva detto esattamente il contrario nel giorno dell’incontro proprio con la Malmstroem.
Alfano, da Bruxelles la scorsa settimana, aveva detto: “La base che oggi abbiamo costruito serve alla sostituzione di Mare Nostrum con Frontex Plus. Il che non significa che Mare Nostrum viene sostituita da un’operazione che fa esattamente il suo stesso lavoro: Frontex Plus avrà un’articolazione, un dispositivo che non coinciderà con Mare Nostrum e che avrà come sua articolazione operativa quella della frontiera del Mediterraneo e di Schengen”.
Malmstroem in Parlamento ha riferito proprio i risultati dell’incontro con Alfano, ribadendo la propria gratitudine per “il fantastico lavoro svolto” dall’Italia.
Il commissario Ue ha spiegato che Frontex Plus dovrebbe entrare in funzione da novembre, ma che “non sarà una copia di Mare Nostrum” e che “non sarà la soluzione finale” al problema migratorio nel Mediterraneo.
A una domanda specifica sul futuro di Mare Nostrum, che il governo italiano vorrebbe gradualmente superare, la Malmstroem ha sottolineato che si tratta di una decisione “che deve essere presa dalle autorità italiane”.
Quello che è chiaro, però, è che la nuova operazione Ue, il cui mandato sarà definito nelle prossime settimane, “non potrà sostituire Mare Nostrum”.
La Malmstrom ha ribadito l’appello a tutti i Paesi membri dell’Ue affinchè diano il proprio contributo alle gestione dei flussi migratori.
“E’ importante arrivare a una responsabilità condivisa dei rifugiati, oggi ci sono sei Paesi che accolgono il 75% dei rifugiati (Germania, Francia, Svezia, Gran Bretagna, Italia e Belgio, ndr), mentre altri fanno troppo poco”.
La scorsa settimana Malmstrom aveva sottolineato che “Frontex Plus punta a rafforzare l’assistenza all’Italia ed essere complementare rispetto a quanto è stato fatto finora” dal nostro Paese.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 3rd, 2014 Riccardo Fucile
NELLA PROSSIMA PRIMAVERA SI RINNOVANO I CONSIGLI REGIONALI E VANNO DECISE LE ALLEANZE
Angelino Alfano vorrebbe ricucire i rapporti con Forza Italia con l’obiettivo di presentarsi in alleanza alle
regionali del 2015.
Se questo patto non dovesse essere stretto, avverte il ministro dell’Interno, Ncd potrebbe presentarsi con il Partito democratico.
Gaetano Quagliariello – a Bruxelles per sancire l’ingresso del Ncd nel Ppe – l’ha spiegato ad Avvenire: “Tra ottobre e marzo – ribadisce ora – si vota in nove regioni. Senza intesa, potremmo correre con Renzi”.
“Possibile”, gli fa eco Lorenzo Cesa per l’Udc.
Oggi i due partiti – con schegge Sc – varano una road map per un gruppo parlamentare unico che diventerà nuova forza politica entro l’anno.
Su tutto però pesa l’incognita Forza Italia.
Il Cavaliere resta cauto, mentre i pontieri Toti, Gelmini, Bergamini e Romani trattano con gli alfaniani Lupi, Casero, Saltamartini e De Girolamo.
Il tempo stringe e nessuno vuole rimanere con il cerino acceso in mano, trattandosi di scadenza elettorale per la primavera dell’anno prossimo.
(da “Huffingtonpost“)
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Settembre 2nd, 2014 Riccardo Fucile
IN POLE POSITION PER GLI ESTERI, CON GRAN SOLLIEVO PER LA DIFESA E GLI INTERNI
Chi pensava di aver visto tutto il giorno di Renzi col secchio in testa o col gelato in mano ha dovuto ricredersi ieri, dinanzi al Renzi dei Mille Giorni (risposta italiana alle Mille e una notte, ma molto più fiabesca).
E non è finita qui, perchè voci insistenti danno Roberta Pinotti e Angelino Alfano in pole position per gli Esteri, con gran sollievo per la Difesa e per l’Interno.
La Pinotti è quella che, alle primarie del Pd a Genova, arrivò terza: ma solo perchè correvano in tre (se erano in sedici, arrivava sedicesima) e che l’altro ieri, alla notizia che il marò Latorre aveva un malore, s’è scapicollata in India per accudirlo (senonchè, complice il fuso orario, al suo atterraggio il malato era già guarito).
Alfano invece è Alfano. E intendiamoci: l’idea che uno così non tenga più le mani su polizia e servizi segreti è rassicurante.
Ma ne sfugge l’attinenza con gli Esteri. Se è per questo, i precedenti esperimenti alla Giustizia, alla segreteria Pdl e all’Interno hanno dimostrato la sua assoluta incompatibilità con qualsiasi incarico e la sua enciclopedica incompetenza su qualunque materia.
Il che lo rende perfetto per qualsivoglia poltrona: essendo negato per tutto, può fare tutto con la medesima impreparazione.
Va detto, per inciso, che un ministro degli Esteri dovrebbe parlare qualche lingua estera, mentre il nostro conosce una sola parola straniera (o meglio, quella che lui crede una parola straniera): “vucumprà ”.
Il mese scorso, giunto in ritardo a Strasburgo su un volo disturbato dal vento, si scusò con la commissaria europea Cecilia Malmstrà¶m che l’aspettava, inerpicandosi temerario sulla lingua inglese: “Sorry… de uà ind…”.
La Malmstrà¶m, svedese dunque padrona dell’inglese, lo guardò esterrefatta, poi tradusse materna e protettiva: “Ah, the wind”.
Insomma: l’Angelino da esportazione ci regalerebbe soddisfazioni mai provate neppure ai tempi di Frattini Dry. Che, a differenza di Alfano, s’impegnava poco, non proferiva verbo e, a ogni crisi internazionale, veniva colto a svernare su un atollo caraibico o ad abbronzarsi su una pista da sci.
Anche perchè i partner europei, conoscendone la mondana indolenza e la decisiva inutilità , si scordavano di invitarlo ai vertici.
Al contrario Angelino, pur essendo un altro pelo superfluo della politica, s’impegna e si agita moltissimo, parla e twitta senza sosta. Nessuno, sventuratamente, l’ha mai visto a riposo.
Tanto Frattini era pigro e innocuo, quanto Alfano è attivo e pernicioso.
Soprattutto per se stesso, il suo partito (prima il Pdl, ora Ncd) e il suo dicastero. Ogni volta che apre bocca, cioè sempre e di solito fuori sincrono rispetto ai rari pensieri che l’attraversano, fa danni.
Fortebraccio diceva di Tanassi: “Tace perchè, essendo riuscito ad avere un’idea, ha paura che gli scappi”.
Alfano invece, al primo segno di vita del suo neurone, inizia a parlare. Poi però s’inceppa: bocca aperta a fermo immagine, sopracciglia aggrottate, allarme degli astanti che temono una paresi e, mentre chiamano l’ambulanza, lo vedono improvvisamente sbloccarsi per dire cose di devastante inutilità .
Il 9 marzo era a Sky a commentare la notizia di tre bambine uccise a Lecco. E lì, forse ispirato dalla toponomastica, giurò ieratico: “Non daremo scampo a chi ha compiuto questo gesto efferato e ignobile, inseguiremo l’assassino finchè non l’avremo preso, poi lo faremo stare in carcere fino alla fine dei suoi giorni: ora convoco i vertici della polizia”.
Invano la conduttrice tentò di frenarne l’empito e, a gesti, di comunicargli che la madre era stata arrestata da un pezzo e aveva confessato.
La polizia s’era dimenticata di avvertirlo, non capacitandosi del fatto che fosse davvero il ministro dell’Interno.
Se ora passasse agli Esteri, però, con almeno un paese intratterrebbe ottimi rapporti: il Kazakhstan. E sarebbe comunque un buon inizio, anche per le ottime relazioni di Astana con Mosca.
Putin poi adora gli italiani che lo fanno ridere. L’altroieri ha detto: “Se voglio, arrivo a Kiev in due settimane”.
Appena vedrà Alfano si correggerà : “Già che ci sono, in tre settimane vengo a Roma”.
Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 28th, 2014 Riccardo Fucile
SBAGLIA GROSSOLANAMENTE LA PRONUNCIA IN INGLESE E VIENE CORRETTO DALLA COMMISSARIA UE
Inglese, questo sconosciuto.
Almeno per i politici italiani che non si risparmiano in gaffe.
Così dopo la “supercazzola” del premier Matteo Renzi dello scorso 8 luglio scorso, è la volta della figuraccia del ministro dell’Interno, Angelino Alfano.
Ieri, 27 agosto, volato a Bruxelles per incontrare il Commissario Ue agli Affari Interni Cecilia Malmstrom e discutere di immigrazione si è scusato con lei per il ritardo con cui era arrivato all’appuntamento, spiegando che era tutta colpa del “uaind” che aveva rallentato le operazioni di atterraggio dell’aereo.
Gaffe macroscopica ripresa in un video, dove si ascolta la Malmstrom correggere proprio la pronuncia di Alfano e dire “wind!”.
Macchietta che, tuttavia, non potrà essere vista da tutti gli europei che decidessero di andare sul sito della Presidenza del Consiglio dell’Unione europea di cui l’Italia dal 1° luglio ha assunto la gestione.
Nel video pubblicato, che riprende l’incontro tra Malmstrom e Alfano, la scena incriminata è stata infatti tagliata proprio nella parte in cui il Commissario corregge Alfano.
Meglio ricordare che il portale riporta chiaramente nelle note legali che “i contenuti del sito (documenti e relative immagini) possono essere utilizzati, copiati e distribuiti solo dietro permesso scritto (o egualmente valido a fini legali) della Presidenza del Consiglio dei Ministri”
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 28th, 2014 Riccardo Fucile
ALFANO FA FINTA DI AVER RISOLTO IL PROBLEMA, LA MALMSTROM METTE LA MANI AVANTI: “TUTTO DIPENDE DAGLI ALTRI STATI”
Cecilia Malmstrà¶m, la commissaria europea agli Affari interni, annuncia con Angelino Alfano una operazione Frontex Plus che nelle intenzioni del ministro dell’Interno sostituirà l’operazione Mare Nostrum e potrebbe partire a novembre.
Il condizionale è d’obbligo poichè, come ha ripetuto Malmstrà¶m lungo l’intera conferenza stampa, il successo della Frontex Plus dipenderà soprattutto dalla generosità dei 28 Paesi europei nel versare un contributo alla causa e nel mettere a disposizione mezzi aerei e marittimi.
Per questo “nei prossimi giorni” la Commissione Ue aprirà un bando per ottenere fondi sufficienti alla nuova operazione di pattugliamento nel mar Mediterraneo, i cui contorni rimangono ancora confusi.
Per Alfano, che ha giocato tutta la forza contrattuale del governo italiano per ottenere maggiore aiuto dall’Europa, Frontex Plus “sostituirà Mare Nostrum” ma “non sarà la fotocopia” dell’operazione che dall’inizio dell’anno ha portato sulle coste italiane 105mila profughi: “avrà un’articolazione e un dispositivo” differenti.
La commissaria Ue ha detto in un primo momento che Frontex Plus “affiancherà ” la Mare Nostrum, facendo intendere che le navi della Marina militare italiana continueranno a solcare il Canale della Sicilia alla ricerca dei barconi carichi di migranti.
In seguito si è corretta, aderendo alla versione fornita da Alfano: “sostituirà “. Se davvero succederà come annunciato a Bruxelles, l’Italia risparmierà i 9 milioni al mese spesi per Mare Nostrum.
Nessuno dei due esponenti ha comunque definito se i nuovi pattugliamenti sotto l’egida dell’Unione europea avranno il compito di salvare i migranti in difficoltà e dove, nel caso i naufraghi fossero soccorsi in mare, dove dovranno essere portati per le operazioni di identificazione e richiesta di asilo: problematiche che sorgeranno senza dubbio una volta che Frontex Plus comincerà a monitorare il Mediterraneo.
La commissaria europea promette che Frontex Plus fornirà maggiore assistenza; proprio nei mesi scorsi le regole di ingaggio di Frontex sono state cambiate per escludere respingimenti e dare aiuto concreto alle persone in difficoltà mentre navigano verso l’Europa.
Il responsabile del Viminale si limita a dire che “l’Italia non abbandonerà la frontiera” e rimane responsabile dei propri confini, mentre la competenza su Frontex Plus “sarà dell’Europa”.
Secondo Malmstrà¶m, la nuova pattuglia di frontiera sorgerà dalla fusione delle due operazioni Frontex impegnate nel Mediterraneo: Hermès ed Enea.
Alle quali dovranno aggiungersi soldi, uomini e mezzi: “La Commissione farà tutto quel che è possibile per assicurarsi che tutti gli stati membri giochino un ruolo maggiore nell’aiutare l’italia nel gestire le migrazioni nel Mediterraneo”.
Sono parole che la commissaria ha indirizzato più volte ai Paesi europei, senza ottenere molto in quanto la questione sull’immigrazione e sull’asilo è nazionale e non rientra nelle decisioni della Commissione Ue.
Alfano ha comunque ottenuto la rassicurazione che una nuova operazione europea non potrà esimere l’Italia dal mettere in campo per molto tempo ancora Mare Nostrum: “Frontex plus è una soddisfazione e un premio per lo sforzo che l’Italia ha compiuto da un anno a questa parte”.
Comunque una distensione dei rapporti tra Roma e Bruxelles sull’annoso problema dell’immigrazione via mare, che colpisce specialmente l’Italia.
Malmstrà¶m sottolinea cosa è cambiato, e cioè l’ondata eccezionale di profughi (oltre 105mila dall’inizio del 2014) sbarcati in Sicilia, numero record: “Stiamo entrando in una sfida più strutturale, viviamo in tempi davvero molto difficili: guerre, dittature, oppressione molto vicine ai confini europei, quindi c’è la pressione di molte persone che fuggono da ciò e cercano rifugio nell’Unione europea, e molti di loro arrivano attraverso l’Italia”.
Eppure, rimarca la commissaria sul punto di lasciare l’incarico per lasciare il posto alla nuova Commissione targata Juncker, soltanto dieci Paesi su 28 si stanno facendo carico di accogliere i richiedenti asilo scappati dalla Siria, dal Corno d’Africa, dai Territori palestinesi.
(da “Huffingtonpost“)
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Agosto 26th, 2014 Riccardo Fucile
L’ELENCO DI CHI CI SARA’ E DI HA DATO FORFAIT
Governo, governo e ancora governo. Ma nella lunga sfilata di ministri che sfileranno al Parco Nord di
Bologna, prima festa dell’Unità dell’era Renzi, manca Angelino Alfano, titolare dell’Interno e leader del principale partito alleato del Pd.
Ma non perchè il premier non l’ha invitato, ma perchè lo stesso Alfano ha detto di no. “Il ministro è stato invitato, ma per motivi logistici e impegni precedenti non ha potuto accettare”, confermano gli uomini del ministro.
“L’invito è stato mandato, problemi di agende che non si sono incastrate”, prova a gettare acqua sul fuoco il responsabile delle feste Pd Lino Paganelli.
Non è l’unico ministro a non essere presente a Bologna, con lui anche Federica Guidi, titolare dello Sviluppo.
Ma l’assenza di Alfano spicca su tutte le altre, anche perchè la festa è tutta concentrata sulla sfida di governo, sul programma dei 1000 giorni che fa da filo rosso a tutti i dibattiti.
Di immigrazione e sicurezza si parlerà eccome, negli oltre dieci giorni della festa Pd. Ma a parlarne ci sarà il viceministro Marco Minniti, che da mesi i rumors romani indicano come successore di Alfano al Viminale, nel rimpasto che prenderà il via dopo l’eventuale nomina di Federica Mogherini alla commissione europea.
E che potrebbe vedere Angelino dirottato proprio alla Farnesina.
L’assenza di Alfano brilla anche perchè la pattuglia Ncd è molto folta: i ministri Lupi e Lorenzin e due big come Fabrizio Cicchitto e Gaetano Quagliariello (che si confronterà con il ministro Boschi).
“Impegnatissimo sul fronte immigrazione”, Alfano non aggiunge una riga in più per motivare il suo forfait: “Precedenti impegni e motivi logistici”.
“Capita spesso che dica dei no”, spiegano dal suo staff. Solo che stavolta è un no pesante, un no alla lunga kermesse che Renzi dedica al rilancio dell’azione di governo.
Assenze di peso si segnalano anche in casa democratica, a partire dall’ex premier Enrico Letta, che non risulta presente nel programma.
Così anche la presidente della commissione Affari costituzionali del Senato Anna Finocchiaro, reduce dal duro lavoro sulla riforma della Costituzione.
Il suo nome non compare neppure quando si parlerà , il primo settembre, di legge elettorale: a discutere ci saranno Lorenzo Guerini, Maurizio Lupi e Giovanni Toti, unico big di Forza Italia presente in casa Pd.
Dall’opposizione all’appello ha risposto il leader di Sel Nichi Vendola, nonostante gli ultimi mesi di tensioni con i dem; mancano invece grillini e leghisti.
Il Pd, dopo le polemiche scatenate dall’invito (poi respinto) a Federico Pizzarotti, hanno rinunciato a invitare Luigi Di Maio e Roberto Fico.
“Non vogliamo intrufolarci in casa d’altri per cercare interlocutori”, spiega Paganelli. “Non ci è sembrato che da parte loro ci fosse voglia di dialogare”.
Con Salvini invece ci sarebbe stato realmente un problema di agende incompatibili. Problemi di agenda anche per i due capigruppo Roberto Speranza e Luigi Zanda, che non figurano nel programma.
“Ma ci stiamo lavorando”, assicurano dallo staff. Molto presenti sindaci e governatori, da Fassino a Merola, da Zingaretti a Nardella e Chiamparino, Decaro, Enzo Bianco. Così come i giovani della segreteria, da Alessia Morani a Francesco Nicodemo e Davide Faraone e le capolista alle europee, da Alessandra Moretti a Simona Bonafè. Assente invece Pina Picierno.
Ci saranno i due ex segretari Bersani ed Epifani, e così anche Massimo D’Alema (in faccia a faccia con Pierfedinando Casini sull’Europa nell’occhio del ciclone) e Walter Veltroni, con una serata dedicata al suo film su Berlinguer.
Presente anche Rosy Bindi, in una serata dedicata alla lotta alle mafie con Caterina Chinnini e Nando Dalla Chiesa.
E così anche Franco Marini, silurato da Renzi ai tempi della corsa al Colle, che parteciperà a un dibattito (mattutino) con Giorgio Benvenuto sul periodo tra la Grande Guerra e la Resistenza.
Della minoranza spazio anche a Stefano Fassina, che presenterà il suo libro “Lavoro e Libertà “.
Mentre Pippo Civati se la vedrà con Matteo Orfini, Gennaro Migliore e i sindaci Doria e Pisapia sul tema della sinistra.
Molto presenti le parti sociali, nonostante i complicati rapporti col premier: ci saranno i tre leader sindacali, e il leader degli industriali Giorgio Squinzi (a dialogo con Graziano Delrio).
Il numero uno della Cisl Bonanni discuterà di lavoro con il ministro Poletti, Angeletti di burocrazia e sprechi con il ministro Marianna Madia.
A Susanna Camusso infine toccherà un super dibattito il 6 settembre con il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e il responsabile economico Pd Filippo Taddei.
Lo stesso giorno Federica Mogherini sarà a confronto con il presidente dell’Europarlamento Martin Schulz, uno degli ospiti internazionali di peso insieme al neoleader del Psoe Pedro Sanchez.
A coronare il parterre anche i presidenti delle due Camere Pietro Grasso e Laura Boldrini.
Tra i giornalisti-moderatori, si segnala una presenza duplice di Monica Maggioni, direttore di Rainews24, che coordinerà un dibattito con Fassino e Zingaretti e sarà ospite in una discussione con Roberta Pinotti e Fabrizio Cicchitto su difesa e sicurezza.
Tra i direttori spiccano i nomi di Mario Orfeo (Tg1), Giovanni Morandi (Qn) e Stefano Menichini di Europa.
Tra le firme presenti anche Maria Latella, Marco Damilano, Fabrizio Roncone, Alessandra Longo e Marcello Sorgi, oltre ai giornalisti tv Serena Bortone, Giuliano Giubilei e Paola Saluzzi.
Spicca l’assenza di habituè delle feste dell’Unità come Bianca Berlinguer ed Enrico Mentana
La serata d’apertura, dopo un dibattito con Sandro Gozi e Piero Ignazi sul semestre europeo, sarà dedicata a un concerto della cantante israeliana Noah e della collega palestinese Mira Awad, perchè “per noi del Pd ci deve essere un’altra strada”.
Secondo il tesoriere Bonifazi, i “conti dell festa saranno in assoluto pareggio, 480 mila euro di costi già coperti da alcuni contratti pubblicitari”.
Bonifazi si è definito “l’uomo del pareggio”, con l’obiettivo di portare in pari i conti del Pd nonostante il taglio del finanziamento pubblico.
Per questo al Parco Nord ci sarà un “banchino” dove sperimentare il 2 per mille (previsto dalle nuove norme), il crowfunding e le iscrizioni online.
A tagliare il nastro domani al Parco Nord non ci sarà Renzi, ma il vicesegretario Debora Serracchiani, insieme al segretario regionale Stefano Bonaccini (possibile candidato anche alla guida della Regione Emilia Romagna).
Il leader chiuderà con un comizio (vecchio stile?) il 7 settembre.
(da “Huffingtonpost“)
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Agosto 19th, 2014 Riccardo Fucile
“E’ UNA PICCOLA AGENZIA SENZA SOLDI, NAVI ED AEREI”… “SONO GLI STATI MEMBRI CHE DEVONO CONTRIBUIRE DI PIU'”
Angelino Alfano lo aveva detto a Ferragosto: l’operazione Mare nostrum finirà a ottobre e subentrerà la Ue con Frontex.
Sulle certezze del ministro dell’Interno e del governo italiano, però, è arrivata oggi una doccia gelata direttamente da Bruxelles.
Frontex, ha detto un portavoce della Commissione, “è una piccola agenzia” senza mezzi e dunque tocca a tutti i paesi Ue “fare di più” sull’emergenza sbarchi e la corsa verso l’Europa di decine di migliaia profughi di guerre e carestie dalle zone più calde dell’Africa e del Medio Oriente.
Anche Ewa Moncure, portavoce di Frontex, conferma in un’intervista al Tagesspiegel: “Allo stato non abbiamo i mezzi finanziari per farci carico dell’operazione Mare nostrum”.
“Siamo in contatto con l’Italia – ha detto il portavoce di Bruxelles, Antony Gravili – e non possiamo che essere d’accordo sul fatto che l’Ue nel suo complesso debba fare di più, abbiamo ripetuto continuamente che gli stati membri devono fare di più contribuendo con mezzi e finanziamenti”.
Noi, ha detto ancora il portavoce Ue, “stiamo facendo tutto quel che possiamo per l’Italia con i mezzi che abbiamo a nostra disposizione”, mentre Bruxelles “riconosce pienamente il magnifico lavoro che sta svolgendo l’Italia” e sta “cercando di vedere insieme” cosa l’Ue possa fare in più.
Il portavoce della Commissione, poi, ha ricordato che “l’Italia ha avuto aiuti senza precedenti”: “L’Italia ha beneficiato di circa 500 milioni di euro di aiuti nel periodo 2007-2013 e sarà il più grande beneficiario nel periodo 2014-2020 con 315 milioni di euro, cifra inferiore dovuta al generale taglio del bilancio Ue chiesto dagli stati membri”.
Poi la dichiarazione finale: “Frontex da sola, così come è oggi, con un piccolo bilancio e senza guardie di frontiera, nè navi nè aerei”, non può intervenire da sola ed è per questo che “per un’operazione di lungo periodo devono essere coinvolti e contribuire tutti gli stati membri”.
L’operazione Mare nostrum costa all’Italia oltre 100 milioni di euro all’anno
Si torna dunque al vecchio, insormontato problema che i governi italiani sollevano da anni: la partecipazione dell’Unione al controllo ordinario e quotidiano di un’emergenza che è Europea, ma che l’Italia continua ad affrontare quasi in solitudine per la propria posizione geografica di porta del continente sul Mediterraneo.
(da “La Repubblica”)
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Agosto 14th, 2014 Riccardo Fucile
LA SUA INCONSISTENZA DANNEGGIA INEVITABILMENTE CHIUNQUE LO CIRCONDI
Poco più di 25 anni fa —29 giugno 1989- moriva Mario Melloni, alias Fortebraccio, ferocissimo corsivista dell’Unità .
E non ci è mai mancato come in questi ultimi giorni di cronache estive così vuote di contenuti da lasciare spazio persino ad Angelino Alfano.
Gli sarebbe piaciuto, Angelino Jolie. Per trovare un simile concentrato di niente, un tale cervello sottovuoto-spinto, Fortebraccio era costretto ad assemblare le cervici di decine di politici democristiani e socialdemocratici: oggi Alfano gli semplificherebbe il lavoro.
Da solo, fa contemporaneamente le veci di tutti i principali bersagli della sua satira. Tanassi, “uomo dalla fronte inutilmente spaziosa”. Ma non solo: “Una grossa auto blu si fermò davanti a palazzo Chigi. L’autista corse a spalancare la porta posteriore destra. Non ne scese nessuno. Era Nicolazzi”.
E pure Cariglia: “Si vanta, giustamente, di essere ‘venuto su dal nulla’ e quando parla lo fa per dimostrare che c’è rimasto”.
Ecco, sostituite il suo nome a quelli di quei politici ancien regime, tutti peraltro infinitamente meno inutili di lui, e avrete il ritratto dell’attuale — pare impossibile, ma è così — ministro dell’Interno.
Lo scorso anno, per giustificare il sequestro e la deportazione della Shalabayeva e della figlioletta, ordinati dal Viminale cioè dal suo ufficio, non trovò di meglio che dire di non averne saputo nulla.
Un po’ come l’imputato colpevole che, per evitare la sicura condanna, estrae il certificato di totale incapacità di intendere e volere.
Solo che poi non fu avviato al trattamento sanitario obbligatorio, ma restò ministro dell’Interno.
Il governo era quello di Enrico Letta, infatti Renzi infierì: “Se Alfano sapeva, ha mentito e questo è un piccolo problema. Se non sapeva davvero, è molto peggio”. Sante parole, se non fosse che poi Renzi diventò premier e chi nominò, anzi rinominò ministro dell’Interno? Angelino Jolie, naturalmente.
Quello che non c’era mai e, se c’era, dormiva (tipo la sera della finale di Coppa Italia, con le forze dell’ordine in ginocchio ai piedi del vero ministro: Genny ‘a Carogna). Quello che — direbbe oggi Fortebraccio — se scompare nessuno se ne accorge.
E, se va al cinema, tutti si siedono dove già c’è lui e, per non esserne schiacciato, è costretto a tenere in mano per tutto il film un grosso cartello con su scritto “Poltrona occupata da Alfano”.
Il dramma è che la sua inconsistenza, ai limiti dell’inesistenza, danneggia invariabilmente chiunque lo circondi.
Dopo una breve parentesi nella Dc, non a caso di lì a poco estinta, nel 1994 s’iscrisse giovanissimo a Forza Italia, ove militò all’insaputa dei più come segretario di B.: rispondeva alle lettere e leccava i francobolli.
Nel 2005 divenne segretario siciliano del partito, che non a caso nell’isola del 61 a zero colò subito a picco.
Un po’ come il trapianto di capelli, abortito per il fermo rifiuto opposto da questi ultimi di ricrescere sul suo capino.
Nel 2008 fu promosso ministro della Giustizia, la quale non se n’è più riavuta.
Nel 2013, neosegretario nazionale, trascinò il partito al minimo storico di tutti i tempi. Poi, dopo un’estate passata a strillare contro la condanna di B. e a chiedere la grazia a Napolitano (con l’esito a tutti noto), dovendo scegliere fra B. e Letta optò per il secondo, che infatti di lì a poco spirò, mentre B. si sentì subito meglio.
Ora, profittando delle ferie degli altri ministri, cerca di strappare qualche titolo di giornale con due battaglie epocali, e soprattutto nuove: contro l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori e contro i “vu’ cumprà ” (nel 2014 lui li chiama ancora così).
A suo avviso, in un paese senza domanda dunque senza lavoro, le aziende assumeranno milioni di giovani se potranno licenziarli e se i venditori di collanine saranno cacciati dalle spiagge per dedicarsi finalmente a furti e rapine.
Ciò che lascia sempre ammirati è la faccia pensosa con cui l’acuto ministro dell’Esterno espettora le sue idee geniali.
Torna in soccorso Fortebraccio, che però parlava di Forlani: “Se qualcuno non avesse avuto l’ardire di offrirglielo fritto al ristorante, non avrebbe mai saputo dell’esistenza del cervello”.
Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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