Agosto 12th, 2014 Riccardo Fucile
DURA REAZIONE DEL SAP: “OPERAZIONE SPIAGGE SICURE? E’ SOLO PROPAGANDA”
“Non ci sono uomini, non ci sono mezzi e qui si pensa di inviare i poliziotti nelle spiagge per sanzionare i vu cumpra’”, è infatti il commento del segretario del sindacato, Gianni Tonelli.
“Ad esempio”, prosegue l’uomo, “il ministro Alfano lo sa che in Sardegna, affollatissima di turisti ad agosto, ci sono in questo momento solo 10 pattuglie della stradale, a causa dei ben noti tagli al personale e ai mezzi?”
Ma la Sardegna non è un’eccezione: “La situazione non è migliore nelle altre località di villeggiatura, problemi analoghi ci sono anche per le Questure, gli uffici Polfer e i Reparti Mobili, che vengono spesso utilizzati come tappabuchi”, ricorda Tonelli.
“Con quali uomini e mezzi il ministro Alfano ipotizza di dare attuazione all’operazione ‘spiagge sicure’? Pensa che siano sufficienti una circolare ministeriale e una conferenza stampa per risolvere i problemi?”.
“Il titolare del Viminale, piuttosto”, prosegue il segretario, “riveda immediatamente il piano di soppressione degli uffici di polizia, legato alla spending review, che da settembre vedra’ un taglio di 267 presidi e mantenga la promessa fatta di sbloccare il tetto stipendiale per gli operatori in divisa.”
“Vogliamo fatti”, conclude, “non propaganda”.
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Agosto 11th, 2014 Riccardo Fucile
TRA VU CUMPRA’, ART. 18, STADI E SPIAGGE
Con mossa da pugile ferito, il Nuovo centro destra prova ad uscire dall’angolo dell’irrilevanza politica e
dell’abbraccio mortale con il Pd renziano.
E con il segretario ministro Angelino Alfano infila due, tre mosse nel giro di pochi giorni che sanno di propaganda ma sembrano azzeccate.
Venerdì scorso l’operazione stadi sicuri con misure choc come il Daspo fino a 8 anni che mettono gli ultras più o meno sullo stesso piano dei boss di mafia (del resto Jenny la carogna non è certo un damerino da compagnia).
Nel lunedì della settimana di Farragosto annuncia l’operazione spiagge sicure e la stretta sui “vu cumprà ” in spiaggia.
È certamente tardiva e contiene una insopportabile gaffe lessicale ma si guadagna un ideale “mi piace” da parte della lobby dei commercianti.
Infine la battaglia per l’abolizione dell’articolo 18 del codice del lavoro: è una questione più di forma che di sostanza ma, per quanto abbia il gusto della strumentalità , riesce a bucare e ad imporre l’agenda del dibattito politico.
Il Nuovo centrodestra ci prova. Deve farlo.
“Dobbiamo essere noi i riformatori della destra al governo sui temi economici e il lavoro, noi la calamita per Forza Italia” detta la linea il coordinatore Gaetano Quagliariello.
Alfano esegue, diligente, forte anche di un dicastero che gli può consentire ampia operatività e quindi visibilità .
Non sono da meno gli altri ministri: Lupi, alla guida di Infrastrutture e Trasporti, si pregia di aver concluso la trattativa Alitalia-Eithiad “salvando non solo migliaia di posti di lavoro ma anche potenziando lo scalo di Malpensa ridotto ad uno scalo quasi residuale”; Beatrice Lorenzin ha qualche problema in più sull’eterologa ma può rivendicare, come ministro della Sanità , di aver evitato un micidiale taglio delle spese.
Ncd batte più colpi per ricordare al premier che “prima di Forza Italia ci siamo noi che siamo già al governo per tirare fuori il Paese da questo pantano economico ed istituzionale”.
E anche, suggeriscono gli stessi parlamentari del gruppo, “per mettere in chiaro che i nostri posti non sono disponibili qualora si creino le condizioni per un rimpasto di governo”.
Quello di Alfano, soprattutto.
Il gruppo parlamentare dei Popolari ancora non si è creato. Difficilmente nascerà in autunno perchè non conviene a nessuno: un gruppo solo prende meno soldi di tre diversi (Udc, Scelta civica e Popolari) e anche per i capigruppo sarebbero sacrifici.
Ma, un altro messaggio veicolato in queste ore a Renzi è proprio quello dei numeri: se il premier dice di fare a meno di Forza Italia, sappia che al senato il secondo gruppo siamo proprio noi, i centristi”.
Lo scalpo di giornata per Alfano e Ncd è l’articolo 18.
Individuato già come tema durante la direzione del partito a fine luglio, torna utile in questi giorni per spiazzare Forza Italia e alzare la posta nella maggioranza e nel governo di Renzi che dice di “fare da solo” e di “non dipendere da Berlusconi” ma che ha bisogno di alleati.
Il ministro dell’Interno e presidente di Ncd ne pretende l’abolizione “entro fine agosto per i nuovi assunti inserendolo nel testo del decreto sblocca-Italia”.
Scimmiotta Renzi è detta “tre scadenze in tre mesi”: la restituzione di 15 miliardi di debiti della pubblica amministrazione alle imprese; la “centralità di famiglie e imprese nel testo della delega fiscale”.
Un fuoco pirotecnico che ha il risultato di agitare il Pd.
Se il ministro Madia aveva gelato la proposta con un categorico “l’abolizione dell’articolo 18 non crea posti di lavoro, non è quindi una priorità ed è solo divisivo”, il vice segretario Lorenzo Guerini è costretto invece ad aprire uno spiraglio.
“La questione sarà affrontata con la delega che in questo momento è in discussione al Senato. In quest’ambito affronteremo senza chiusure pregiudiziali le proposte che verranno messe in campo. Anticipare quella discussione a strumenti che non sono propri credo sia sbagliato”.
Goal, meta, la prima messa a segno da Angelino.
Forza Italia si divide: il capogruppo Renato Brunetta arranca e già si sente scippato di un tema; la vicepresidente della commissione Lavoro Polverini rispolvera le radici sindacali e avverte: “Giù le mani dai diritti”.
Anche il Pd si divide: la sinistra del partito con Cesare Damiano insorge e si porta dietro sindacati, Cgil e Cisl, e Sel (“è solo una battaglia ideologica”).
Quando in giornata entra in pista Sacconi, capogruppo Ncd al Senato e soprattutto presidente della Commissione lavoro dove è fermo il pacchetto di norme sul lavoro, è un trionfo.
“Bene Guerini: ci dice che dell’art. 18 si può e si deve parlare senza pregiudizi nel contesto della legge delega sul lavoro considerandolo alla luce del rafforzamento delle politiche di tutela dei disoccupati. È la nostra tesi, finora negata dai parlamentari del Pd che non hanno accettato come criterio di delega nemmeno quel riferimento alla riforma del contratto a tempo determinato che era stato già votato quale premessa del decreto legge”.
Ora, se poi tutto questo servirà non tanto ad abolire l’articolo 18 ma a portare a casa “quelle misure che sbloccano la propensione delle aziende ad intraprendere e ad assumere se vengono superate le rigidità su licenziamenti e mansioni e che sono la stella polare di Ncd”, Alfano e soci potranno cantare vittoria.
E non è detto che al Pd renziano questo possa dispiacere.
(da “Huffingtonpost“)
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Agosto 10th, 2014 Riccardo Fucile
MA NCD INSISTE: “I RIFORMATORI SIAMO NOI”
In una mano il secchiello. Nell’altra il modellino di un cavallo di legno, un cavalluccio di Troia da
introdurre nelle linee nemiche.
Un Cavaliere, ex, con un programma agostano slim and sexy tra dieta punti Dunkan e ripetizioni per gli addominali, ha riunito a pranzo a villa San Martino collaboratori e un pugno di parlamentari fedelissimi per mettere giù il risiko della campagna d’autunno.
La tregua sarà breve, un paio di settimane, ma le linee guida sono chiare e le armi da utilizzare anche: riunire i moderati e riportare a casa il Nuovo centro destra di Alfano, con le buone o con le cattive.
Mettendo in conto le perdite, “minime” ha rassicurato, di chi non accetterà nè le prime nè le seconde.
Il secchiello si declina con l’operazione “ricongiungimento”.
È la prima opzione, convincere gli ex azzurri e i moderati del centrodestra che non c’è alternativa alla riunificazione.
“In condominio”, per carità , ma sotto un amministratore unico che si chiama Silvio Berlusconi.
Che a bene vedere è tra i pochi vincitori delle ultime settimane: assolto per insufficienza di prove dallo scandalo Ruby; azionista di maggioranza della riforma del Senato approvata grazie ai voti di Forza Italia; in attesa del giudice a Strasburgo che gli restituisca l’agibilità politica; infine – da non sottovalutare per la tempistica – a metà del percorso di riabilitazione nei servizi sociali (termine a fine febbraio).
Su queste basi sono cominciate, assicura una prima linea Ncd, “una serie di telefonate”.
“Con la scusa di ringraziare e restituire saluti e congratulazioni a parlamentari che lo avevano chiamato ma con cui non aveva parlato, Berlusconi sta chiamando senatori che non sentiva da tempo”.
E che, non a caso, sono soprattutto calabresi. A cominciare da Antonio Gentile, coordinatore Ncd in Calabria che ancora deve lavare l’onta delle dimissioni forzate da sottosegretario dopo il caso dell’Ora di Calabria.
E poi Caridi, Bilardi, Aiello, D’Ascola con cui in effetti, essendo uno dei suoi avvocati nei processi napoletani e baresi, i contatti non si sono mai del tutto interrotti.
Si potrebbe parlare di nemesi calabrese. O contrappasso.
A seconda se sarà più utile il secchiello o il cavallo di Troia, strumento eventuale dell’opzione più dura.
Nel novembre 2013, ai tempi del drammatico scisma da Forza Italia, fu la quota calabrese dei senatori a determinare la nascita del gruppo Ncd al Senato.
Adesso potrebbe essere la quota calabrese, cinque su 33, ad avviare una lenta e progressiva implosione del gruppo.
Non servirà molto tempo per capire come evolve la situazione nell’area del centrodestra.
A novembre si voterà in Calabria per le regionali e per il sindaco di Reggio.
Quello calabrese è un territorio dove certi nomi sono molto pesanti in termini di voti. E potrebbe essere un problema se ad esempio l’ex governatore Giuseppe Scopelliiti, costretto alle dimissioni da una condanna in primo grado e deluso per l’esito delle elezioni europee con Ncd-Udc, creasse una sua lista civica.
“Potrebbe essere questa l’occasione per tentare la riunificazione e l’alleanza con Forza Italia” spiega un senatore calabrese.
Nell’opzione secchiello, quella più pacifica, sono da tener presenti anche altre relazioni pericolose che dopo l’assoluzione-Ruby si manifestano con meno imbarazzo. Il sottosegretario economico Luigi Casero, ad esempio, tiene “rapporti fraterni e quotidiani con il cerchio magico Rossi-Toti-Pascale” ed è anche un prezioso insider negli uffici di via XX Settembre, nelle pieghe dei bilanci e della manovra che il premier Renzi scriverà in queste settimane e per cui si potrebbe trovare nella scomoda necessità (ripetutamente smentita) di aver bisogno dei voti di Forza Italia.
Nella maratona a palazzo Madama, Paolino Bonaiuti, l’ultimo ad aver detto addio a Silvio, ha consumato aperitivi e spuntini con Denis Verdini sotto gli occhi di tutti alla buvette del Senato.
E poi il tesoriere Maurizio Bernardo, il deputato Antonio Leone che ha lasciato la metà del cuore in Forza Italia, Schifani e Cicchitto i più convinti nel dire che indietro non si torna.
Eppure ognuno di loro negli ultimi giorni non nasconde colloqui informali con l’altra parte.
Cicchitto, ad esempio, che pure definisce “una balla il rientro di senatori Ncd in Forza Italia”, sente spesso Berlusconi perchè insieme stanno riscrivendo la riedizione del libro sulla giustizia che questa volta uscirà per i tipi di Mondadori.
Se poi le buone maniere e la pazienza del secchiello dovessero non bastare, Berlusconi tiene sempre pronto il cavallino di Troia, quelle prime file di Ncd – il capogruppo Nunzia De Girolamo, il ministro Lupi e la portavoce Barbara Saltamartini – che hanno già detto e spiegato come vedono la situazione: non c’è altra strada oltre il ricongiungimento.
Con questo piano, che prevede piຠopzioni, il leader di Forza Italia inizia dieta e remise-en-forme per prepararsi alla campagna d’autunno.
Le cartine di tornasole che riveleranno le prossime mosse sono note: la manovra di bilancio; eventuali rimpasti di governo dove brucia più di tutte la casella del Viminale e di Alfano, le alleanze per le prossime regionali.
A Quagliariello, Lorenzin e lo stesso Alfano, per cui è impossibile un ritorno sotto Berlusconi, non resta che fare in fretta a creare i nuovi gruppi parlamentari dei Popolari, al momento fermi al palo.
E diventare loro “il soggetto riformatore” su tasse e lavoro nella squadra di governo. Per poter dire che “siamo noi la calamita per Forza Italia, e non viceversa”.
(da “Huffingtonpost“)
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Luglio 30th, 2014 Riccardo Fucile
LA MOGLIE DEL DISSIDENTE NON DOVEVA ESSERE ALLONTANATA DALL’ITALIA: “IGNORATO IL DIRITTO D’ASILO, IMMOTIVATO IL RAID NOTTURNO”
Alma Shalabayeva, moglie del dissidente kazako Muktar Abliazov, non doveva essere espulsa dall’Italia e il
provvedimento di rimpatrio è viziato da «manifesta illegittimità originaria».
Lo afferma la Cassazione che ha accolto il ricorso della Shalabayeva contro il decreto del giudice di Pace di Roma del 31 maggio 2013.
Shalabayeva, espulsa con urgenza, rientrò in Italia con la figlioletta Alua lo scorso 27 dicembre.
«Ignorato il diritto di asilo»
Lo ha sancito la sesta sezione civile. Era stato il giudice di pace di Roma, con provvedimento emesso il 31 maggio 2013, a convalidare il suo trattenimento presso il Cie di Ponte Galeria, a seguito dell’espulsione.
La Suprema Corte ha annullato senza il rinvio il provvedimento rimarcando anche che «la contrazione dei tempi del rimpatrio e lo stato di detenzione e sostanziale isolamento» nel quale la donna è stata tenuta Alma Shalabayeva «dall’irruzione alla partenza, hanno determinato nella specie un irreparabile vulnus al diritto di richiedere asilo e di esercitare adeguatamente il diritto di difesa».
«Aveva validi titoli di soggiorno»
Tempi brevi, quindi, ma anche un’omissione grave: «Peraltro il controllo della sussistenza di due titoli validi di soggiorno intestati ad Alma Shalabayeva sarebbe stata operazione non disagevole».
Il sospetto, rivelatosi errato, di un’alterazione del passaporto diplomatico era data dall’uso del nome da nubile: era intestato «non ad Alma Shalabayeva ma ad Alma Ayan».
«Immotivata l’irruzione notturna»
Non solo: l’irruzione notturna nell’abitazione di Casal Palocco dove risiedeva Alma Shalabayeva, effettuata dalle forze dell’ordine, era stata fatta per cercare suo marito e non per finalità di prevenzione e repressione dell’immigrazione irregolare.
Lo sottolinea la Cassazione elencando l’irruzione notturna – avvenuta nella notte tra il 28 e il 29 maggio 2013 – tra le anomalie che hanno caratterizzato il caso Shalabayeva e l’operato delle forze di polizia.
Fin dall’inizio era evidente che ci furono pressioni politiche sul governo italiano per il “sequestro” della moglie del dissidente.
Alla fine ha pagato solo un funzionario, come sempre.
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Luglio 27th, 2014 Riccardo Fucile
LA LETTERA DI SILVIO: “RIPRENDIAMO LA STRADA COMUNE”… MA IL LEADER NCD LO GELA, RILANCIA LA RIUNIFICAZIONE DEL CENTRO E PARLA DELL’ART. 18
Scivola via senza suscitare grandi entusiasmi, la lettera che Silvio Berlusconi pubblica sul Giornale per
lanciare un appello ai moderati.
Durante le sette ore dell’assemblea del Nuovo centrodestra, il solo Angelino Alfano, nelle vesti del leader, vi farà cenno per dirsi «deluso» e dettare comunque le sue condizioni.
Per il resto, il clima nei confronti dell’ex leader è piuttosto freddo, se non ostile, se si fa eccezione per Nunzia De Girolamo, coerente con le sue aperture.
Alla fine anche lei, e ancor più il ministro Maurizio Lupi, plaude alla “linea di Angelino”.
L’Ncd resta saldamente al governo: “Mille giorni insieme al Pd per cambiare il Paese, poi ognuno per la sua strada”
«Sono convinto che sia giunto il momento di riprendere la strada per costruire non un cartello elettorale ma una piattaforma politica comune», scrive il leader di Forza Italia nella lettera. Sostiene di ammettere e rispettare le differenze, rinvia a dopo la questione della leadership. Ma le aperture non bastano al Ncd.
Alfano, quasi con distacco: «Leggendo i giornali questa mattina ci rendiamo conto che chi doveva capire ha capito il gesto di coraggio» che abbiamo compiuto.
È la legge elettorale il nodo: «Siamo delusi che manchi il punto fondamentale e decisivo in quella lettera: una proposta sulla legge elettorale».
L’introduzione delle preferenze nell’Italicum è la condizione che pone il ministro. Poi rincara: «Il vecchio centrodestra è morto e non esiste più, deve essere del tutto diverso da quello del passato, si ricostruirà il centrodestra con il rispetto delle opinioni di tutti, con la democrazia all’interno».
Per la federazione ci sarà tempo, forse.
«Intanto partiamo da chi insieme a noi ha sostenuto il governo, le riforme e il Ppe e cioè l’Udc, Scelta civica, i Popolari per l’Italia», taglia corto il ministro degli Interni che manda anche un avviso al premier: «A Matteo Renzi diciamo che sull’articolo 18 non scherziamo. No a totem ideologici».
Subito dopo, Gaetano Quagliariello viene acclamato coordinatore, premette che non vuole andare a sinistra («Piuttosto mi faccio prete») ma lancia l’inequivocabile hashtag su Twitter #ionontornoindietro.
(da “La Repubblica”)
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Luglio 26th, 2014 Riccardo Fucile
IL SEGRETARIO NCD RESPINGE IL TENTATIVO DI BERLUSCONI DI SPACCARE IL PARTITO E CERCA DI FAR CONVIVERE LE VARIE ANIME DI NCD
Qualcuno, questa mattina, leggendo Il Giornale ha pensato a una scena del film “La grande bellezza”. 
Jep Gambardella si trova a una festa su una terrazza romana, guarda ballare gli invitati e sussurra: “Io non volevo solo partecipare alle feste, volevo avere il potere di farle fallire”. Ecco.
Il leader di Forza Italia irrompe alla prima assemblea del Nuovo centrodestra, è presente tra le righe di ogni intervento.
Fino a quando, un delegato prende la parola e dal palco lo dice con chiarezza: “Con quella lettera Berlusconi ci chiede di tornare insieme ma in realtà ci vuole spaccare”.
Mille giorni che potrebbero essere anche diecimila o un milione. Tanti ce ne vogliono per riunire il centrodestra perchè Alfano, quando parla di preferenze da inserire nella legge elettorale, ribadisce la distanza che c’è tra il suo partito e Forza Italia.
Sul palco dell’assemblea di Ncd è tutto un gioco di equilibri, talvolta di passi indietro rispetto alle parole degli ultimi giorni, per evitare che il partito esploda lì davanti: che si spacchi tra chi vuole tornare con Forza Italia, tra chi in fondo si lascia tentare da alleanze con la sinistra e chi invece è per un’unione popolare di centro.
In sala la tensione si avverte (“sono arrivata qui preoccupata”, dice Nunzia De Girolamo), per non parlare della stanchezza data da una riunione notturna servita a trovare la chiave utile a tenere unito il gruppo.
Un conclave presieduto da Alfano al quale hanno partecipato Lupi e Quagliariello, reduci – secondo quanto raccontano alcuni – da uno scontro sulle alleanze, cosiddette, “a geometrie variabili” che sarebbero state proposte, in vista delle elezioni regionali, dall’ex ministro delle Riforme e bocciate da quello delle Infrastrutture.
Al termine della settimana più complicata per il Nuovo centrodestra, oggi Alfano tira le somme per mettere d’accordo l’intero partito e Quagliariello viene eletto per acclamazione coordinatore nazionale.
Con buona pace di tutti. La sintesi delle tre anime è la seguente: Ncd resterà al governo con il Pd per altri 1000 giorni, poi andrà per la sua strada.
Oggi per il partito “inizia la seconda fase: quella della costruzione”.
La costruzione di un centrodestra dei moderati “completamente diverso dal passato, perchè il vecchio centrodestra è morto e non esiste più”, sostiene il leader di Ncd che risponde a Berlusconi: “Se si costruirà il centrodestra bisognerà farlo con il rispetto delle opinioni di tutti, con la democrazia all’interno”.
Ma la sfida che l’ex delfino lancia al suo ex padre politico riguarda la legge elettorale sulla quale sa che Berlusconi difficilmente potrà cedere, stretto com’è da quelli che ancora oggi il ministro dell’Interno definisce gli estremisti.
“Noi chiediamo a Forza Italia su quale base vuole ricostruire il centrodestra in riferimento alla legge elettorale. Intende soffocare i coalizzati? Nell’appello di oggi manca un punto che per noi è fondamentale per capire se questa potenziale coalizione si può realizzare e se si realizzerà . Ci date una dichiarazione ufficiale di Forza Italia sulla legge elettorale? Per nascere la coalizione non deve soffocare in culla quelli che nel centrodestra c’erano fin dall’inizio”.
La palla viene dunque lanciata abilmente nel campo dell’avversario e intanto, sempre in un gioco di equilibrio, Alfano fa sapere che Ncd nella realizzazione del centrodestra parte come chi insieme a lui “ha sostenuto il governo, le riforme e il Ppe, e cioè con l’Udc, Scelta civica e i Popolari per l’Italia”.
Tuttavia il caos è generale. In casa Udc neanche si respira un’aria serena.
Da una parte c’è Casini che vuole tornare con Berlusconi, e dall’altra ci sono De Poli e Cesa che non ne vogliono sapere.
E Scelta Civica? Sembra ormai più a sinistra che al centro.
Comunque sia per Fabrizio Cicchitto bisogna fare “un salto di qualità ” stando attenti perchè “a Renzi un centrodestra guidato da Berlusconi fa comodo”.
E poi ancora. Tornare con Berlusconi? “C’è un problema che riguarda la dignità di ognuno di noi”.
In Forza Italia c’è “Ghedini, artefice di tanti successi del partito”, aggiunge un ironico Cicchitto, “e ci sono Verdini, Fitto e Santanchè”.
Ancora più secco è Roberto Formigoni: “No ad alleanze con Berlusconi. Non cadiamo nella trappola, non dimentichiamo gli insulti. L’istinto nei nostri confronti sarà quello della distruzione. Non illudiamoci. Non possiamo trovare riparo negli antichi ostelli”.
In Ncd due sono le colombe della pace e sono donne. Hanno il nome di Nunzia De Girolamo e Barbara Saltamartini.
Per l’ex ministro dell’Agricoltura, Ncd non si è “separata dal Pdl per idee diverse ma perchè noi volevamo stare al governo e loro all’opposizione”.
Dunque, all’orizzonte è possibile un ritorno.
Secca e avvolta da applausi la replica di un’altra donna del partito, Beatrice Lorenzin: “Non siamo usciti dal Pdl per restare al governo ma perchè il Pdl stava prendendo una deriva estremista che io non ho esitato a definire Alba dorata”
E ancora: “Oggi non ci sono i presupposti per alleanze”. Sui malumori degli ultimi giorni, il ministro della Salute garantisce che non ci saranno scissioni: “Non siamo mica un atomo e non siamo neanche a Kabul, ognuno da noi può esprimere la propria idea in libertà “.
Senza dubbio però Berlusconi continuerà a insistere, a provare a spaccare Ncd, come qualcuno teme, per poi tentare di riunire il centrodestra e di fare il padre nobile.
Il macigno sulla ricostruzione del centrodestra sta nei risultati delle Europee (“divisi si perde”, si continua a dire), ma anche in quel 57%, secondo un sondaggio di Nando Pagnoncelli, di elettori di Ncd e Udc che non vuole tornare con Berlusconi.
E ora, come direbbe Ovidio, la situazione tra il leader di Forza Italia e Alfano è questa: Nec sine te, nec tecum vivere possum (non posso stare ne’ con te ne’ senza di te).
Dunque, al momento, la strada per Ncd è l’alleanza con i compagni di viaggio delle Europee: Udc, Scelta Civica e Per l’Italia.
Prima dell’estate potrebbe esserci la creazione di gruppi comuni alla Camera e al Senato, forse con qualche nuovo ingresso.
Ma ciò che è certo è qualcosa cambierà . Il simbolo non sarà quello del 25 maggio scorso: “Somiglia allo stemma della farmacia, va rimosso”, parola del coordinatore Quagliariello.
Una modifica, forse un po’ scaramantica.
(da “Huffington Post”)
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Luglio 24th, 2014 Riccardo Fucile
ATTESA PER L’ASSEMBLEA DI SABATO: SE VINCESSE LA LINEA DELL’ALA GOVERNATIVA DEL PARTITO E NON SI ARRIVASSE A UNA NUOVA FEDERAZIONE DEL CENTRODESTRA MOLTI TENTATI A LASCIARE
“Sta per saltare il Ncd. L’assoluzione di Berlusconi ha accelerato questo processo”. Transatlantico di
Montecitorio, metà pomeriggio: mentre il ministro dell’Interno, nonchè leader di Ncd, allontana qualsiasi faccia a faccia con il leader di Forza Italia – “non è previsto alcun incontro” — un parlamentare che gravita nel centrodestra sussurra queste parole.
Il dado è ormai tratto. Cinque, dieci, forse addirittura quindici deputati, se ‘Angelino’ non sposasse la proposta di Nunzia De Girolamo di “costruire la coalizione dei prossimi venti anni senza quote in stile Pdl”, sarebbero pronti a lasciare il Ncd e a tornare fra le braccia di Silvio Berlusconi.
Questa volta lo strappo, o come dice qualcuno “il ritorno in patria”, si consumerà in primis nella Camera e poi, in un secondo momento, si rifletterà a Palazzo Madama.
Nel partito di Angelino Alfano, che annovera 28 deputati e 32 senatori, volano gli stracci. Le distanze appaiono invalicabili.
La cosiddetta ala “renziana” — quella costituita da Fabrizio Cicchitto, Gaetano Quagliariello, Beatrice Lorenzin, Renato Schifani – è sul piede di guerra.
Non ne vuol sapere di tornare all’ovile, e prova a resistere rispetto al richiamo del padre. Come? Sabato all’assemblea nazionale del Ncd, che si terrà a Roma, i ‘renziani’ si giocheranno le ultime fishes.
Gaetano Quagliariello attende, infatti, di essere eletto coordinatore nazionale da quella platea, non più su nomina personale del ministro dell’Interno.
Un’elezione che di fatto farebbe virare la compagine alfaniana verso il centrosinistra, segnando Ncd come l’ala destra di Matteo Renzi.
Il sogno proibito di Quagliariello, però, porta Alfano a frenare sulla federazione di centrodestra perchè — rilancia nel pomeriggio il Guardasigilli — “prima di ogni ragionamento vogliamo vedere come si comporta Fi sulla legge elettorale”.
Un modo come un altro per non scoprire le carte, e, soprattutto, per cercare di tenere unito il gruppo in vista dell’assemblea di sabato che, come detto, si preannuncia infuocata. D’altronde Alfano, che ai fedelissimi avrebbe riferito di essere “più sulla linea Lorenzin-Quagliariello”, non sarebbe affatto intenzionato a lasciare il dicastero perchè ritiene che accelerare il processo di riunificazione provocherebbe delle scosse telluriche al governo. Del resto i rapporti con il premier Renzi sono sempre più difficili dentro al governo.
Da un lato perchè il ministro dell’Interno soffre il protagonismo del premier.
Dall’altro lato perchè lo preoccupa il canale preferenziale fra l’emissario di Arcore, Denis Verdini, e il presidente del Consiglio.
Elementi che si aggiungono ai malumori interni al Ncd, e che di fatto allontanano qualsiasi discussione sulla costituente del centrodestra.
Costituente di cui si starebbe occupando direttamente anche Mario Mauro.
L’ex ministro della Difesa del governo di Enrico Letta avrebbe incontrato segretamente un paio di volte l’ex Cavaliere.
Il quale gli avrebbe chiesto di saggiare gli animi dei cattolici-moderati sparpagliati fra centrodestra e centrosinistra con l’obiettivo di portarli all’interno della nuova federazione di centrodestra.
L’inquilino di Arcore stima Mauro e desidera averlo in prima linea per la ripartenza dei moderati anche per le ottime entrature dell’ex ministro all’interno del Ppe, dove Berlusconi non gode di grande stima.
Tuttavia, al momento appare tutto congelato. “Non c’è fretta”, ribatte il responsabile degli Enti Locali di Ncd, il siciliano Dore Misuraca.
Perchè la ricostruzione del centrodestra dovrà passare dai dissidi interni al Ncd. E, soprattutto, da un faccia a faccia fra il padre nobile di Forza Italia e il suo ex pupillo.
Un incontro rimandato a data da destinarsi.
Forse ad agosto, forse addirittura dopo l’approvazione della legge elettorale.
L’Italicum che “Berlusconi ha disegnato su misura con Renzi per annullare il Ncd”, lamentano parlamentari di fede alfaniana.
Giuseppe Alberto Falci
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Luglio 24th, 2014 Riccardo Fucile
L’EX PREMIER PREOCCUPATO DEL MURO CONTRO MURO AL SENATO… IN ALTO MARE LA RIUNIFICAZIONE DEL CENTRODESTRA… LITE NEL NCD
«Così Matteo va a sbattere, io lo avevo previsto». Esagerato definire Silvio Berlusconi preoccupato per l’esito della riforma al Senato, ma certo per tutto il giorno ha tenuto sotto controllo quanto accadeva, in contatto con Denis Verdini e Paolo Romani.
E in serata, incontrando vari parlamentari a Palazzo Grazioli, ha tirato le somme non prevedendo nulla di buono.
«Questa fretta di Renzi poteva essere evitata, io lo avevo suggerito», dice adesso l’ex premier, disponibile se servirà a un nuovo faccia a faccia (e a tendere la mano d’aiuto) col presidente del Consiglio.
Il fatto è che, nonostante le rassicurazioni del capogruppo forzista Paolo Romani («Non faremo scherzetti»), anche la loro squadra a Palazzo Madama è in ebollizione.
Già ieri in 14 hanno votato in dissenso sull’emendamento relativo all’abrogazione delle circoscrizioni estere.
Tira brutta aria insomma e le voci iniziate a circolare su un possibile tracollo con conseguente crisi e voto anticipato, magari in primavera, hanno mandato in fibrillazione anche loro. Berlusconi ostenta serenità . «Dopo la sentenza mi hanno detto che abbiamo recuperato ben due punti, siamo già al 17,5 per cento, senza che io abbia detto o fatto nulla» si vantava in serata tra un incontro e l’altro con deputati e amici in vena di congratulazioni post assoluzione.
È la ragione per cui intende portare avanti la strategia dell’inabissamento, del silenzio, zero dichiarazioni e anche ieri ha rinunciato alla kermesse dei giovani di “Azzurra libertà ” alla sede del partito.
E siccome c’è un partito da ricompattare, i dissidenti da far rientrare, dopo tanti rinvii è in agenda questa mattina a Palazzo Grazioli il faccia a faccia con Raffaele Fitto.
Cocci da riattaccare prima insistere sulla federazione del centrodestra, dopo aver lanciato la pietra, ora si ferma e attende, predicando ai suoi calma e cautela. «Non c’è alcuna fretta, ci sono i tempi per aprire un ragionamento, ma per vincere dobbiamo tornare insieme» spiega l’eurodeputato e braccio destro Giovanni Toti
Il Nuovo centrodestra resta segnato dalla minoranza intenzionata a tenere più che aperto il dialogo con Berlusconi.
Angelino Alfano è convinto – come spiegava ieri sera ai “fondatori” riuniti in vista dell’assemblea di sabato – di tenere tutti nel nuovo contenitore.
L’annuncio proprio fra due giorni, la creazione di gruppi unitari tra Ncd, Udc, ex Scelta civica, Mario Mauro per dar vita a una formazione di un centinaio di parlamentari, in grado di trattare su basi più solide con Renzi.
Primo passo della “Costituente popolare”, nuovo logo che cancellerà la parola destra.
Piace a Cicchitto, Schifani, Quagliariello, Sacconi, Lorenzin, insomma alla maggioranza, meno alla capogruppo Nunzia De Girolamo o a Barbara Saltamartini.
Due sere fa Alfano ha chiuso a fatica le ostilità nella resa dei conti interna («La linea la detto io, chi non ci sta mi faccia sfiduciare»), tra attacchi di Quagliariello, Cicchitto, Vicari e altri a De Girolamo e Saltamartini, col ministro Maurizio
Lupi che mediava: «Se Renzi dialoga con Berlusconi, come facciamo noi a chiudere la porta? » Per ora è tregua, lascia intendere la De Girolamo: «Quello che avevo da dire l’ho detto. Sono nel Ncd e se ci sarà altro lo dirò nelle sedi e negli appuntamenti di partito».
Se ne riparlerà dunque sabato all’Eur.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)
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Luglio 14th, 2014 Riccardo Fucile
“MA L’ITALICUM DEVE ESSERE CAMBIATO”…. “DIALOGO CON FORZA ITALIA? VEDIAMO COME SI COMPORTANO SULLA LEGGE ELETTORALE”
Un «patto per i mille giorni». Ecco quello che Angelino Alfano propone a Renzi. Un’agenda da condividere tra
alleati, basata su tre pilastri: «uno shock fiscale» per ridurre le tasse, «una frustata antiburocratica » e «l’abolizione dell’articolo 18» per consentire alle imprese di far ripartire le assunzioni.
Mille giorni «pieni di cose buone per l’Italia, per poi tornare ciascuno sulla propria strada».
Destra contro sinistra, «come si fa in tutta Europa ». Mentre su nuovo Senato e Titolo V per Alfano «l’impianto può reggere alla prova dell’aula », sull’Italicum ci sarà da discutere molto.
Anzi, proprio sulla legge elettorale Ncd misurerà la buona fede di Forza Italia e di Berlusconi, «ora che è fallito il loro tentativo di soffocarci nella culla »
Ministro Alfano, Renzi ha già lanciato i suoi “1000 giorni” senza nemmeno farvi una telefonata. Siete figli di un dio minore?
«Questa è la rappresentazione giornalistica, anche perchè i mille giorni erano già tutti nel patto che ha dato vita alla nascita di questo governo. In realtà siamo stati protagonisti nell’individuazione di queste scelte. C’è la nostra firma sulla riduzione delle tasse, sul superamento della legge Fornero, sulla riforma della P.A. e sulla giustizia. Anzi, proprio il piano giustizia sembra ricalcato su quello che proposi io quando ero Guardasigilli. Solo chi è in malafede non si accorge degli importanti contenuti di centrodestra che siamo riusciti a imporre e del fortissimo imprinting riformatore del governo».
Ora chiedete al premier l’apertura di un tavolo di trattativa?
«Non proponiamo cabine di regie o tavoli di trattativa, non siamo ragazzi-vintage. Mettiamo in chiaro i nostri obiettivi».
Con una battuta si potrebbe dire: siete riusciti talmente bene a ibridare il governo che forse è diventata inutile la vostra presenza. Basta Renzi…
«Senza di noi non ci sarebbe mai stato questo governo. Siamo decisivi per il sostegno parlamentare e saremo incisivi sui provvedimenti necessari a rilanciare il paese. Se non ci fosse l’Ncd Renzi dovrebbe fare i conti con una sinistra interna che raddoppierebbe la sua forza contrattuale. L’ancoraggio moderato assicurato da un partito come il nostro è garanzia di politiche che difendano gli imprenditori, gli artigiani, i commercianti, le partite Iva e le famiglie».
Mille giorni dice Renzi. Per fare cosa?
«La priorità resta l’uscita dalla crisi. Occorre passare a un fisco “family oriented”: per questo, dopo l’estate, la discussione sulla legge di stabilità deve concentrarsi sul sostegno alle famiglie con i figli».
Bello, ma i soldi? Non ci sono nemmeno le coperture per rendere stabile il bonus da 80 euro. Come farete?
«Ci sono ancora margini per tagliare la spesa pubblica e reinvestire i risparmi nel sostegno alla famiglia».
E nell’agenda dei mille giorni cosa volete mettere?
«Quello che chiediamo a Renzi è uno shock fiscale, una frustata antiburocratica e una svolta vera sull’articolo 18».
Lo sa che resta un terreno minato. Già il governo Monti l’ha depotenziato molto, voi cosa proponete?
«Dobbiamo superarlo del tutto. L’articolo 18 è un gioco di specchi: si teme la libertà di licenziare quando invece ci si dovrebbe concentrare sulla libertà di assumere. La nostra ricetta per la ripresa è meno fisco e meno regole per le imprese. Se riusciremo a farcela tra mille giorni potremo lasciarci e ognuno andrà per la propria strada: la nostra prospettiva resta la costruzione di un’area alternativa alla sinistra come accade in tutta Europa ».
Per costruire quest’area chiuderete Ncd e Udc?
«Per ricostruire il campo moderato faremo ciò che serve. È chiaro che la prima fase del progetto coinvolge quelli del cerchio più interno, ovvero le forze che stanno all’interno del Ppe, all’interno del governo e all’interno del processo di riforma. Poi sarà il tempo e i comportamenti di ciascuno a sciogliere alcuni nodi».
E con la Lega come la mettiamo? Salvini continua a bombardare il governo sull’immigrazione. Pensa di ricucire anche con il Carroccio?
«Tra noi e Salvini c’è una grande differenza. Noi vogliamo contrastare l’immigrazione clandestina, salvare la vita a chi fugge dalle persecuzioni e ottenere che l’Europa prenda in mano la vicenda. Salvini ha tutto l’interesse a non risolvere il problema per poterci lucrare sopra. Del resto lui sta costruendo una destra estrema, lepenista, anti-euro e razzista. Esattamente quella che il Ppe considera avversaria».
Giovanni Toti vi propone un patto di consultazione permanente. Accettate?
«Prima ci vorrebbe una moratoria degli insulti da parte dei giornali. Esiste un citofono che collega piazza San Lorenzo in Lucina con via Negri a Milano e con Segrate?».
Intende dire che prima devono cessare gli attacchi di Giornale e di Panorama?
«Esatto, ma non basta. Per noi un elemento determinante sarà la posizione di Forza Italia sulla legge elettorale».
Chiedete l’abbandono dell’Italicum?
«Quella legge nasce in un periodo politicamente molto diverso, quando noi eravamo appena nati e c’era ancora il governo Letta. Fu chiaro il tentativo di Forza Italia di soffocarci in culla attraverso la legge elettorale. Spero che ora Forza Italia prenda atto che il tentato omicidio è fallito e si rassegni alla nostra presenza in campo e nel governo ».
Quindi devono cambiare le soglie di sbarramento?
«Sì, ma non solo. Noi porremo in maniera fortissima la questione delle preferenze. A questo punto sono essenziali».
E la riforma costituzionale?
«Se ci saranno dei dettagli da correggere siamo ancora in tempo, ma il compromesso raggiunto lo riteniamo già valido. Può reggere la prova dell’aula anche così com’è».
Francesco Bei
(da “La Repubblica“)
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