Settembre 14th, 2012 Riccardo Fucile
LA MOGLIE DEL DEFUNTO CREDEVA CHE ANCHE IL METICCIO FOSSE MORTO
Si chiama Capitano e la sua storia ha commosso l’Argentina.
Nel 2005 Miguel Guzman rincasa con un regalo per il figlio Damian, un pastore tedesco dal pedigree un po’ anarchico.
La moglie brontola.
Un cane in casa significa altro lavoro, specie adesso che e’ cucciolo pero’ alla fine acconsente che faccia parte della famiglia.
Ma il 24 marzo del 2006 Miguel Guzman muore.
In quei giorni nessuno nota l’assenza del cane che ricompare solo qualche giorno dopo i funerali del suo padrone.
Annusa ogni angolo della casa e se ne va un’altra volta.
Ricorda la signora Guzman che si accuccio’ a mezzo isolato da casa sua. “Stava con le orecchie tese, vigile, come se sapesse che da un momento all’altro sarebbe ricomparso il suo padrone. Ogni mattina mi alzavo guardavo fuori dalla finestra e lo trovavo sempre li’. Sempre nello stesso posto. Sempre vigile e in attesa. Finche’ un giorno non lo vidi piu'”.
Penso’ che fosse morto o che era stato adottato da un’altra famiglia.
Capitano sembro’ uscire definitivamente dalla sua vita.
Un giorno Veronica Guzman e suo figlio Damian vanno al cimitero di Villa Carlos Paez.
Appena si avvicinano alla tomba di Miguel sentono latrare, quasi un pianto.
E’ il Capitano.
Quando e’ il momento di tornare a casa lo chiamano ma lui non li segue. Resta accanto alla tomba del suo padrone.
La cosa incredibile in questa storia e’ che Miguel Guzman mori’ nell’ospedale di Carlos Paez e da li’ fu immediatamente trasferito in una camera ardente molto distante dalla casa in cui aveva abitato.
Tutto lontano dagli occhi del Capitano.
Come il cane sia risalito al Cimitero e’ un mistero.
La domenica successiva la signora Guzman e il figlio tornano a far visita a Miguel.
Il Capitano e’ sempre li’. A vegliare il suo padrone.
Quando se ne vanno il cane accetta di seguirli, resta un po’ in casa con loro ma alla fine ritorna al cimitero.
Ad oggi, il cimitero di Carlos Paez e’ la nuova casa del Capitano.
Marta la fioraia del cimitero assicura che il cane fece la sua comparsa nel cimitero nel gennaio del 2007.
“Zoppicava perche’ aveva una zampa fratturata. Chiamai un veterinario che gli inietto’ degli antintinfiammatori mentre i miei figli gli steccarono la zampa. Si e’ fatto subito benvolere. I ragazzi gli danno da mangiare. Ho cercato piu’ volte di portarmelo a casa ma lui non si allontana mai dalla tomba del suo padrone. E’ commovente l’affetto che continua ad avere per lui”.
Veronica Moreno Guzman ricorda la prima volta che suo marito le porto’ in casa il Capitano: “Tutti dicono che e’ una grande storia. All’inizio non lo volevo, la casa era piccola, piu’ che un regalo vedevo quel cucciolo come una palla al piede. Ora – confida con occhi velati dalle lacrime – mi fa tenerezza. E so che non solo veglia mio marito. E’ come se Miguel fosse sempre accanto a lui”.
Hector Baccega, il direttore del cimitero conosce questa storia in tutti i suoi dettagli: “E’ venuto qui da solo e da solo ha trovato la tomba del suo padrone. Passeggiamo per il cimitero tutto il giorno ma alle sei in punto Capitano e’ sempre accanto alla tomba di Miguel. Capitano ci regala una grande lezione di cui dovremmo fare tesoro. Dovremmo imparare ad apprezzare di piu’ il ricordo dei nostri cari estinti. Noi li dimentichiamo in fretta, distratti dalla vita, dalle nostre preoccupazioni, dal nostro egoismo. Gli animali ci insegnano invece una dedizione affettiva, una fedelta’, una riconoscenza che noi umani abbiamo smarrito da troppo tempo”.
Lorenzo Cairoli
da La Zampa.it
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Agosto 22nd, 2012 Riccardo Fucile
IL VOLONTARIATO ZOOFILO E’ CAMBIATO: PRIMA SI OCCUPAVA DELLE CURE, ORA SI BATTE PER I DIRITTI DEGLI ANIMALI
La 281 del 1991, legge italiana sul randagismo, fu salutata come provvedimento
illuminato e avveniristico.
Ancora oggi, sulla carta, rimane al riguardo una delle normative più avanzate al mondo.
Se quasi dappertutto, salvo eccezioni, dopo brevi soggiorni nei canili gli animali vengono soppressi (dalle camere a gas USA agli immacolati ricoveri svizzeri, fino alle pratiche della civile Gran Bretagna) da noi non si può, ed è pure espressamente vietato destinare cani e gatti randagi alla vivisezione: un caposaldo che dovrebbe impedire il recepimento di un punto della nuova direttiva UE sulla sperimentazione animale, altrimenti assorbito dagli altri stati membri.
Peccato però che altri aspetti indispensabili a far funzionare questa legge quadro vengano del tutto disattesi: responsabilità delle amministrazioni locali, obbligo di effettuare sterilizzazione sul territorio, cultura e sensibilizzazione presso i cittadini. Senza, ogni regione fa da sè, con il risultato di un ininterrotto ciclo di nascite, catture, ricoveri, mostruosità , su cui naturalmente ruota un’intera economia.
“Benchè avesse molti nemici fra asl e comuni, che trovavano più semplice uccidere gli animali, la 281 poteva e doveva funzionare,” dice Annamaria Procacci, tre volte deputato e una senatore con i Verdi, oggi consigliere nazionale dell’ENPA-Ente Nazionale Protezione Animali.
Fu lei, nel 1998, a presentare in Parlamento la proposta che dette il via alla legiferazione: “I canili dovrebbero essere solo strutture di transito, basta con le gare al massimo ribasso. Nessuno sa che tante regioni del sud nemmeno attinsero ai contributi di questa legge finanziaria per attuare le debite politiche di sterilizzazione e educazione.”
Spesso infatti è più conveniente rimanere nell’illecito, per censire i cani i comuni dovrebbero contrarre un’assicurazione, mettersi in regola: si preferisce continuare a produrre animali, avviandoli magari a traffici oscuri o sbolognandoli sulle spalle del volontariato.
“Sulla generosità e l’abnegazione degli italiani le istituzioni contano sempre di più, ma le prospettive non sono liete,” avverte Sara Turetta, fondatrice di Save the Dogs straordinario progetto per salvare cani, gatti e anche equini dagli eccidi della Romania.
“Negli ultimi due, tre anni il volontariato registra una forte crisi, una flessione del 30-50%. La disponibilità delle persone è calata drammaticamente perchè non c’è ricambio generazionale. A pulire le gabbie, accudire gli animali, ma pure per seguire quotidianamente una pagina di facebook, sono rimaste persone dai 35 in su,” prosegue. “I ventenni oggi vivono un profondo smarrimento, sono incapaci di applicazione costante. Materialismo, individualismo, invito al divertimento, li spingono magari alla manifestazione, ma l’entusiasmo finisce lì.”
Secondo Roberto Marchesini 3, etologo e studioso del rapporto uomo-animale “dagli anni 80 a oggi il volontariato zoofilo è cambiato, passando dal prendersi cura materialmente degli animali al concetto di battersi per i loro diritti.”
Niente più gattare e briciole ai colombi, dunque, in favore della lotta?
“I contenuti dell’attivismo sono importanti e si sono anche ottenuti risultati di grande rilievo, forse un po’ a spot. Ancora manca una vera rete sociale di assistenza per gli animali, ed è vero che i più giovani tendono ad avvertire un senso di appartenenza solamente con quanto ha visibilità mediatica. Mentre il rapporto diretto con l’animale di cui ti prendi cura non è sotto i riflettori: l’appagamento vive solo nella gioia di avergli portato sollievo.”
Margherita d’Amico
(da “La Repubblica“)
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Luglio 30th, 2012 Riccardo Fucile
L’ALCATRAZ ITALIANA E’ OGGI UN PARCO NATURALISTICO IN CUI GLI ANIMALI GIRANO LIBERI, SOPRATTUTTO GLI ASINI, SIMBOLO DELL’ISOLA
Ci ha pensato il Parco Nazionale dell’Asinara, istituito nel 1997, a trasformare un luogo di pena in un paradiso mediterraneo.
E, mentre il carcere in cui furono rinchiusi Raffaele Cutolo e Totò Riina crolla giorno dopo giorno, la natura di questa meravigliosa isola, rimasta chiusa al pubblico per oltre un secolo, rinnova la sua meraviglia, fatta di coste frastagliate, di sabbie bianchissime, di acque turchesi e di una fauna che si moltiplica indisturbata dall’uomo.
Uno scenario evocativo, che nel febbraio 2010 ha spinto un gruppo di lavoratori del petrolchimico di Porto Torres a occupare una delle strutture carcerarie dismesse, inscenando l’isola dei cassintegrati, con evidente intento parodico verso il più noto reality show isolano.
E in effetti a quella dei famosi, quest’isola ha poco da invidiare.
L’ISOLA DEGLI ASINI
I romani la chiamavano l’«isola di Ercole», ma a prevalere è stato l’impoetico nome di Asinara, legato alla presenza dei pazienti quadrupedi, che ancora oggi si aggirano per questo angolo di Sardegna.
Chi sbarchi al molo di Fornelli con i traghetti che partono da Stintino se li trova davanti, insolitamente bianchi, secondo il ceppo albino che qui prevale.
ANDARE PER SENTIERI
L’isola si può visitare in fuoristrada, a piedi o in bicicletta (da qualche tempo anche con un trenino gommato), ricordando che è piuttosto grande: oltre 51 kmq di superficie e ben 110 km di sviluppo costiero.
Una strada in cemento la percorre da sud a nord, collegando Fornelli, Cala Reale e Cala d’Oliva.
Ma il fascino dell’Asinara si coglie inoltrandosi per le sterrate e i sentieri che si staccano dall’asse principale.
Hanno nomi affascinanti: Sentiero del Granito, del Leccio, del Faro, della Memoria, dell’Asino Bianco e sono descritti da opuscoli che si possono ritirare arrivando a Fornelli.
Per l’alloggio c’è solo un ostello, in verità non molto economico.
UN PARADISO DELLA FAUNA
Il comandante Venanzio Cadoni della Forestale, che ha il compito di sorvegliare sia il Parco, sia l’Area Marina Protetta istituita nel 2002, è uno dei massimi esperti dell’isola.
«Dall’autunno alla primavera le zone umide accolgono una straordinaria quantità di uccelli: fenicotteri rosa, cavalieri d’Italia, ma ci sono anche specie stanziali come i gabbiani corsi, le pernici sarde, i falchi pellegrini. I cinghiali e i mufloni sono numerosissimi. È stata avviata la cattura delle specie introdotte dall’uomo, comprese i cinghiali, che sono degli ibridi a causa della presenza umana: con il loro pascolo eccessivo recavano gravi danni alla macchia mediterranea. Buona anche la situazione del mare, anche se avremmo bisogno di maggiori risorse per l’effettivo controllo».
L’ALCATRAZ ITALIANA
Il carcere dell’Asinara aveva distaccamenti in tutta l’isola.
A Fornelli c’era quello di massima sicurezza, dove erano detenuti gli esponenti delle Brigate rosse e dell’Anonima sequestri, più tardi quelli della mafia.
A Santa Maria i carcerati si dedicavano all’agricoltura e all’allevamento, mentre a Trabuccato si coltivava la vite.
Tumbarinu, nel centro dell’isola, era riservato ai detenuti che si fossero macchiati di «reati contro la morale».
Durante la prima guerra mondiale fu allestita una stazione sanitaria, da cui passarono 25 mila prigionieri austro-ungarici, seimila dei quali riposano oggi in un ossario.
A metà degli anni Ottanta sull’isola soggiornarono per diversi mesi per motivi di sicurezza anche i giudici Falcone e Borsellino, che qui istruirono il maxi-processo alla mafia.
Il carcere dell’Asinara è quello con il minor numero di evasioni: 2 in 112 anni contro i 29 di Alcatraz.
LA GUARDIA SCULTORE
Dopo avere fatto la guardia carceraria per molti anni, Enrico Mereu è tornato sull’isola e scolpisce i materiali offerti dalla natura: tronchi spiaggiati, ceppi, blocchi di granito e trachite.
Le sue opere sono sparse nei villaggi dell’Asinara, il suo laboratorio si trova a Cala d’Oliva.
Franco Brevini
(da “il Corriere della Sera“)
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Luglio 27th, 2012 Riccardo Fucile
DOPO IL SEQUESTRO ARRIVANO A BRESCIA I PRIMI NUCLEI DI PERSONE CHE HANNO RICHIESTO LA CUSTODIA DEI CANI
Circa 150 persone sono in attesa da questa mattina davanti al cancello del Corpo Forestale di Brescia: è il primo gruppo di affidatari che prenderanno in consegna i beagle dell’allevamento Green Hill, messo sotto sequestro una settimana fa dalla magistratura.
Il gruppo arrivato questa mattina a Brescia rappresenta solo una piccola parte delle circa 3mila famiglie che hanno chiesto di avere in custodia uno dei cani che altrimenti avrebbe preso la strada dei laboratori di vivisezione.
CLIMA DI FESTA
Le operazioni di consegna sono gestite da Legambiente e Lav, le due associazioni che hanno ottenuto prima lo stop all’attività di Green Hill e poi l’affidamento dei cani. L’atmosfera all’esterno del Corpo Forestale è festosa: per gli animalisti infatti questo è il vero giorno della vittoria, poichè coincide con la liberazione fisica dei beagle.
Va sottolineato, tuttavia, che i cani vengono concessi solo in affido: se infatti in seguito a un ricorso — che si annuncia imminente — Green Hill ottenesse l’annullamento del sequestro, gli esemplari dovrebbero essere riconsegnati al contestato allevamento.
Anche per questa ragione i primi 150 cani verranno affidati a persone residenti nel Nord Italia.
SEI BEAGLE A ROMA
A titolo simbolico solo 6 esemplari saranno portati nel pomeriggio a Roma, per testimoniare il fatto che le richieste di “adozione” sono piovute da tutta Italia.
I sei beagle verranno presi in consegna da Paola Cirinnà , rappresentante del Pd di Roma e portati nella capitale su un treno “Italo”.
Circa 200 animali sono stati chiesti invece dall’ex ministro del turismo Michela Vittoria Brambilla, presente questa mattina a Brescia.
Le operazioni di consegna proseguiranno anche domani e domenica. In prima fila per ricevere i cuccioli “liberati” ci sono sostenitori della Lav e di Legambiente.
DA BELLUNO
Tra i primi in fila da questa mattina (sarà anche tra i primissimi a prendere in consegna il cane) c’è Maria Lovat, arrivata da Belluno con la figlia: “Siamo da sempre animalisti — dice la donna- e abbiamo partecipato ai presidi di protesta contro Green Hill. Appena saputo della possibilità di adottare uno degli esemplari abbiamo inviato la richiesta via internet e in mezz’ora abbiamo ricevuto l’ok. Abbiamo una casa con un giardino, il beagle andrà a unirsi a un altro cane, tre oche e due tartarughe”.
Claudio Del Frate
(da “il Corriere della Sera“)
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Luglio 25th, 2012 Riccardo Fucile
LEGAMBIENTE E LAV SOMMERSE DALLE CHIAMATE… SONO GIA’ 2.200 LE FAMIGLI DISPONIBILI
Loro sono più di duemilacinquecento, e ci sono già oltre duemila famiglie pronte a dare
loro una casa.
Ma non sarà così facile.
I cani di Green Hill hanno commosso, indignato per le loro condizioni, e mosso il cuore di molti, animalisti e non.
«Tanto che siamo stati sommersi di richieste – diceva ieri Milena Dominici di Legambiente – Stiamo cercando di organizzarci al meglio per le adozioni, ma non sarà una cosa facile».
Le associazioni «affidatarie» sono Legambiente e Lav. «Noi abbiamo messo a disposizione i nostri veterinari delle città dove andranno i cani in affido – spiega Carla Rocchi presidente dell’Enpa -, teniamo conto che un terzo di loro sono a rischio di restituzione, per questo abbiamo previsto un modulo concordato».
Sono già oltre 2.200 le richieste di adozione ricevute da Legambiente e Lav (Legaantivivisezione): Legambiente ne ha ricevute circa 1.500 on-line, mentre alla Lav, che ha avuto il sito in tilt per «un numero di accessi incredibile» (più di 100.000 solo lunedì), ne sono arrivate 700 in meno di 24 ore.
Il decreto della procura di Brescia, a firma dei pm Sandro Raimondi e Giorgio Cassiani, parla infatti di «affidamento provvisorio», sempre tramite le due associazioni individuate, anche a «privati cittadini».
E Antonino Morabito, responsabile fauna di Legambiente, spiega che quasi sempre, dopo un certo periodo di tempo, «l’affidamento temporaneo si trasforma in preventivo per diventare poi definitivo, con un’adozione vera e propria».
Legambiente, per gestire l’emergenza, ha messo in piedi una task force specializzata con addetti che in passato hanno portato a buon fine 30.000 affidi.
I moduli di affidamento, il contratto che le famiglie affidatarie devono leggere e firmare sono stati realizzati in collaborazione con la procura di Brescia: i cani sono «oggetto» di sequestro fino alla fine delle indagini. «Indagini che hanno finalmente fatto scoprire gli orrori di Green Hill – dice ancora la Rocchi – con decine di cuccioli morti e messi nel congelatore».
Questa mattina al Parlamentino dell’Ispettorato Generale della Forestale, sarà presentata l’iniziativa «Sos Green Hill», con Anotnino Morabito di Legambiente, Gianluca Felicetti presidente della Lav (associazioni che sono custodi giudiziari dei cani), i responsabili del Nirda (Nucleo Investigativo per i Reati in Danno agli Animali) e del Corpo Forestale: per far conoscere le modalità di affidamento dei cani sequestrati.
Con loro anche un piccolo beagle di quelli salvati dall’allevamento di Montichiari.
«Si sono dette molte cose in questi giorni, alcune non vere: dobbiamo eliminare ogni dubbio».
Davide Zanoforlini, l’avvocato ormai «eroe» degli animalisti, avvocato del Centro di azione giuridica di Legambiente spiega anche: «Ci sono delle regole da rispettare.
Il pm ha emesso un decreto di affidamento con facoltà di subaffido: formalmente i cani sono sotto sequestro temporaneo».
Del sequestro dei cani si è occupato il Corpo Forestale dello Stato, che è stato incaricato della redazione dei verbali di affidamento, con l’elenco dei microchip dei singoli animali.
Togliere al rischio vivisezione 2500 cani è di sicuro una vittoria per gli animalisti di ogni associazione italiana.
«In trent’anni di lavoro alla Lav non mi è mai successa una cosa così», ha detto Giacomo Bottinelli, responsabile adozioni della Lav.
Ma per le associazioni è anche un impegno non da poco: sono migliaia gli animali da nutrire, gestire, mantenere, per i quali bisogna cercare nuove «case» finchè non trovano una situazione sicura e stabile
Per questo l’autorità giudiziaria ha posto sotto sequestro anche il mangime, disponibile per solo per due mesi.
Da qui è scattata la solidarietà del mondo animalista, tutte le associazioni si sono sentite coinvolte per la vera sfida: dare per sempre una nuova vita ai beagle, gli stessi che sarebbero stati destinati a «provare» sostanze tossiche, contrarre malattie per poi testare farmaci, o avere le mascelle fratturate per poter poi impiantare protesi dentali sperimentali.
Antonella Mariotti
(da “La Stampa“)
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Luglio 24th, 2012 Riccardo Fucile
LAV E LEGAMBIENTE RACCOLGONO ADESIONI: SONO GIA’ 2.300 SU 2.700 BEAGLE SEQUESTRATI
La Procura di Brescia ha firmato il decreto con il quale si autorizza l’affidamento
provvisorio dei 2.700 beagle dell’azienda Green Hill di Montichiari, in provincia di Brescia, posta sotto sequestro mercoledì scorso nell’ambito di un’inchiesta per maltrattamento di animali.
Il provvedimento cambia così il custode giudiziario dei cani (prima erano la stessa azienda, il Comune di Montichiari e la Asl): saranno affidati a Legambiente e Lav (Lega anti vivisezione).
E nei prossimi giorni potranno essere affidati alle famiglie che ne faranno richiesta.
“Per adesso la priorità è riuscire ad affidare questi cani a delle famiglie, a toglierli dall’allevamento di Montichiari per garantire la loro sicurezza”, fa sapere il responsabile adozioni della Lav, Giacomo Bottinelli, durante il vertice nella sede romana dell’associazione animalista che ha sancito l’inizio dell’operazione ‘Sos Green Hill’ e a cui hanno preso parte le tante associazioni animaliste che in questi mesi hanno seguito da vicino la vicenda dell’allevamento (Comitato Montichiari contro Green Hill, Coordinamento fermare Green Hill, Occupy Green Hill e le sigle della Federazione italiana diritti animali e ambiente).
Così i cani nati e cresciuti nei capannoni sul colle San Zeno di Montichiari potranno uscire all’aria aperta, per la prima volta, abbandonare quello che è stato ribattezzato un “allevamento lager”.
Per ora questi beagle allevati per finire nei laboratori scientifici “sono stati affidati a titolo provvisorio esclusivamente a Legambiente e Lav”, spiega il pm Ambrogio Cassiani, titolare della nuova inchiesta assieme al procuratore aggiunto Sandro Raimondi.
Questione di giorni e le operazioni di spostamento dei cani potranno cominciare.
I beagle verranno consegnati nelle mani dei loro nuovi custodi giudiziari: fino al loro trasferimento, però, gli animali resteranno sotto la custodia giudiziaria di Asl, sindaco di Montichiari e Green Hill.
Legambiente e Lav, tengono a specificare dalla Procura, sono gli unici custodi provvisori dei cani autorizzati a rivolgersi ad altre associazioni che possano dar loro un aiuto nella ricerca di strutture idonee ad accogliere i beagle.
Ed è qui che entrano in gioco anche la famiglie.
Le associazioni ambientaliste che hanno partecipato al vertice a Roma stanno raccogliendo e valutando le richieste di affidamento: ci si può rivolgere alle loro sedi o collegarsi ai rispettivi siti web. “Vorremmo famiglie consapevoli, che si rendano conto che questi animali non sono ‘normali’: hanno bisogno di estrema attenzione dal punto di vista comportamentale e fisico”, spiega Bottinelli della Lav.
Poi un appello: “Non cerchiamo chi, sull’onda dell’emozione, ci chiede un cucciolo pensando che si tratti di un affidamento qualsiasi”.
Anche perchè ciascun cane ha un microchip con un codice identificativo immodificabile: le sue condizioni verranno scritte nei verbali di consegna e la sua tracciabilità verrà sempre garantita.
Ora la lotta degli animalisti continua e la speranza è che il sequestro probatorio dell’allevamento disposto dalla Procura di Brescia possa diventare al più presto sequestro preventivo: in quel momento gli affidamenti potranno diventare definitivi.
(da “La Repubblica“)
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Luglio 23rd, 2012 Riccardo Fucile
IL PROVVEDIMENTO STABILISCE L’AFFIDAMENTO PROVVISORIO DEI 2.700 BEAGLE POSTI SOTTO SEQUESTRO
La Procura di Brescia ha firmato il decreto con il quale si autorizza l’affidamento
provvisorio dei 2.700 beagle dell’azienda Green Hill di Montichiari, in provincia di Brescia, posta sotto sequestro mercoledì scorso nell’ambito di un’inchiesta per maltrattamento di animali.
Il provvedimento cambia così il custode giudiziario dei cani (prima erano la stessa azienda, il Comune di Montichiari e la Asl): saranno affidati a Legambiente e Lav.
“In queste ore le associazioni cui è stata affidata la custodia giudiziaria dei beagle di Green Hill si stanno muovendo per trovare strutture alternative idonee a ospitare i cani”, conferma il commissario capo del Corpo forestale di Brescia, Giuseppe Tedeschi.
“Green Hill a breve non potrà più ospitare altri cani – ha spiegato – Fra qualche giorno potremo consegnare materialmente i cani nelle mani delle associazioni, nuove custodi giudiziarie degli animali”.
I beagle, dunque, restano sotto sequestro probatorio: non potranno essere nè affidati nè adottati.
Si tratta di una volta “storica” nella battaglia che le associazioni animaliste hanno condotto per anni contro il lager di Montichiari, mobilitando centinaia di migliaia di italiani.
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Luglio 21st, 2012 Riccardo Fucile
MASSIMO RISERBO SULLA DESTINAZIONE DEI SEGUGI, MENTRE LE INDAGINI DELLA PROCURA PROSEGUONO CON LA CONSULENZA DI CINQUE VETERINARI… LE FIRME DA INVIARE AL SENATO PER LA CHIUSURA DEL CANILE LAGER HANNO RAGGIUNTO QUOTA 230.000
Che destino avranno i beagle trovati nell’allevamento Green Hill di
Montichiari dopo il sequestro del centro da parte del Corpo Forestale?
La Procura di Brescia sta valutandola possibilità di portare altrove i 2700 cani trovati nella struttura sequestrata nell’ambito dell’indagine che ipotizza il maltrattamento di animali.
Il procuratore aggiunto Sandro Raimondi e il pm Ambrogio Cassiani stanno infatti studiando “rimedi giuridici” per individuare forme di affidamento le quali consentano che tutti i cani possano essere affidati a una diversa struttura e, in questo senso, stanno valutando alcune ipotesi.
Sull’eventuale destinazione dei segugi è mantenuto riserbo in quanto la questione appare complicata sia da un punto di vista giuridico che logistico.
Le indagini, nel frattempo proseguono e si attendono le relazioni di cinque veterinari, consulenti dei pm, incaricati di verificare le condizioni e la destinazione dei beagle allevati in altrettanti capannoni.
Accertamenti sono stati disposti anche su quasi cento carcasse trovate nelle celle frigorifere di Green Hill. Celle che, di prassi, servono a conservare le carcasse in attesa del loro smaltimento.
Già nel provvedimento con cui il gip aveva disposto l’archiviazione una prima volta un’inchiesta sull’allevamento, il giudice annotava il rinvenimento di carcasse di cani deceduti ma spiegava che il 24 ottobre dell’anno scorso, “le carcasse erano state dissequestrate dal pm dal momento che gli accertamenti svolti avevano consentito di accertare che i cani deceduti rientravano statisticamente nella naturale mortalità che caratterizza un allevamento di dimensioni di quello gestito dalla Green Hill 2010 srl”.
Ora, alla luce di nuovi elementi acquisiti dalla Procura si accerterà anche la causa della morte di questi cani.
Intanto lunedì prossimo il “Comitato Montichiari contro Green Hill“, formato da cittadini del paese della Bassa bresciana, spedirà alla XIV Commissione del Senato 138.014 firme, raccolte tra il 28 marzo ed il 15 luglio, per chiedere la chiusura dell’allevamento di cani beagle per la sperimentazione.
Già il 27 marzo scorso, fa sapere il Comitato, erano state consegnate alla stessa Commissione 91.257 firme.
“Il numero complessivo di firme che abbiamo presentato al Senato — scrive in una nota il Comitato — è 229.271. L’invio, già programmato per il 19 luglio è stato posticipato per poter aggiungere altre migliaia di firme. Firme che continuano ad arrivare incessantemente alla nostra casella di posta. Chiudere Green Hill è un dovere. I nostri sforzi per ottenere questo importante risultato sono stati fatti con il cuore da persone che credono in un mondo migliore, con meno crudeltà e più rispetto per tutti gli essere viventi”.
Lo scorso aprile un blitz di animalisti contro il centro, che aveva portato alla liberazione anche di cuccioli, era finito con dodici arresti.
Gli ambientalisti erano poi stati liberati dal giudice per le indagini preliminari.
”La prima volta che, riferendomi a Green Hill, ho utilizzato pubblicamente le espressioni ‘lager’ e ‘fabbrica di mortè , le mie parole furono accolte con stupore e in certi casi liquidate come manifestazione di estremismo animalista. Oggi, con i particolari agghiaccianti che emergono dalle indagini in corso, tra cui la scoperta dei cento cadaveri congelati, si dimostra che avevo ragione, così come avevano ragione i milioni di italiani che manifestavano contro quell’orribile attività ”.
L’ex ministro Michela Vittoria Brambilla rivolge quindi un appello ai colleghi senatori “affinchè vogliano accelerare l’iter di approvazione della mia norma, così che l’Italia non ospiti mai più fabbriche di morte come Green Hill”.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 20th, 2012 Riccardo Fucile
SCOPERTE DALLA FORESTALE NEGLI HANGAR LE CARCASSE DI ANIMALI CONGELATI… SI AGGRAVA LA POSIZIONE DELL’AZIENDA: 400 CUCCIOLI NON ERANO IN REGOLA
Orrore a Green Hill. Nei cinque hangar dell’allevamento di beagle destinati alla
vivisezione sequestrato l’altro giorno dalla Procura di Brescia sono state trovate carcasse di animali congelati.
Quando hanno aperto la cella frigorifera veterinari e agenti sono sbiancati in volto. Impilati, fianco a fianco, c’erano decine di animali. Morti.
I veterinari hanno fatto il conteggio dei cadaveri, hanno tolto i corpi dai frigoriferi e hanno cominciato a contare: poco meno di cento il totale.
Tutti i corpi di beagle sono stati sequestrati e sono già stati disposti accertamenti ed esami per cercare di capire come siano morti i cani e perchè le carcasse fossero ancora conservati.
Una scoperta agghiacciante che rischia di aggravare la posizione dell’azienda e dei tre indagati (l’amministratore unico, la francese Ghislaine Rondot che vive a Lione, il direttore dell’allevamento e il veterinario responsabile) nell’inchiesta nata da un esposto presentato all’inizio di giugno congiuntamente da Lav (Lega antivivisezione e Legambiente).
I magistrati Sandro Raimondi e Ambrogio Cassiani oltre ai maltrattamenti sugli animali stanno valutando di contestare anche il reato di «uccisione di animali senza necessità »
L’ispezione degli uomini della Digos di Brescia e del Nirda del Corpo Forestale dello Stato al canile – oggetto dallo scorso ottobre di una serie manifestazioni di ambientalisti, assalti, liberazione di cuccioli, raccolta di firme per la chiusura – si è protratta per l’intera giornata portando alla scoperta anche di un’altra irregolarità pesante: quattrocento cuccioli non avevano il microchip.
La piccola capsula con il numero identificativo deve essere installata alla nascita, ma i veterinari che hanno esaminato gli oltre 2.300 beagle allevati a Montichiari, su alcuni esemplari hanno usato il lettore senza successo: 400 cuccioli non erano in regola.
I veterinari dell’Asl hanno immediatamente registrato i cuccioli che ancora risultavano sconosciuti all’anagrafe canina.
La Procura ha disposto anche la schedatura di tutti i cani.
Per ogni esemplare è stata compilata una scheda contenente il numero identificativo e tutti i dettagli sulle condizioni di salute e di vita dell’animale.
Al setaccio anche tutta la documentazione dell’azienda, controllata dalla multinazionale americana Marshall.
La Procura vuole ricostruire i percorsi seguiti dai cuccioli dopo la vendita: il sospetto è che non tutti finiscano nei laboratori per la sperimentazione scientifica e farmacologica, ma che alcuni esemplari siano utilizzati per esami necessari a testare prodotti cosmetici.
Accusa che Green Hill continua a definire «infondata».
E per i beagle è già corsa all’adozione: la Federazione italiana diritti animali e ambiente ha chiesto l’affido dei cani di Green Hill con una lettera inviata alla procura di Brescia.
Le richieste sono state talmente tante che la casella di posta elettronica della procura è andata in tilt.
Wilma Petenzi
(da “il Corriere della Sera“)
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