Gennaio 8th, 2014 Riccardo Fucile
PER LA UIL UN AUMENTO DELLO 0,5 PER MILLE COSTERà€ CIRCA 40 EURO A FAMIGLIA
Si risolverà oggi il rompicapo dell’aumento delle aliquote base della nuova Tasi, la tassa sui servizi
comunali: ad oggi sono fissate al 2,5 per mille sulle prime case e al 10,6 per mille sulle seconde, ma — con un emendamento al decreto che ha abolito la seconda rata dell’Imu 2013 — dovrebbero salire dello 0,5 o dell’1 per mille. Nell’ipotesi migliore, la prima, l’aggravio complessivo per i cittadini sarebbe di 1,4 miliardi di euro, all’ingrosso 40 euro ad abitazione: secondo il servizio politiche territoriali della Uil, il peso della Tasi con aliquota del 3 per mille e senza detrazioni sarebbe mediamente di 237 euro a fronte dei 225 euro di Imu pagati nel 2012.
Il picco dovrebbe essere a Torino (483 euro di importo medio contro 475 euro di Imu), il rincaro più marcato a Milano (429 euro contro 292).
Dal calcolo mancano le detrazioni e c’è un motivo.
Quelle dell’Imu furono stabilite per legge — 200 euro di base più 50 euro per figlio a carico — mentre la Iuc è un’imposta gestita interamente dai sindaci e saranno loro a definire chi e quanto beneficiare: al momento, a mezzo soldi del governo, Fabrizio Saccomanni ha stanziato solo 500 milioni espressamente destinati alle detrazioni. Rimanendo così le cose — dicono i sindaci — il 65 o 70 per cento dei proprietari finirà per pagare di più: più precisamente vale a dire che pagheranno le case con bassa rendita catastale (si presume abitata da persone con
Rispetto all’Imu, sostiene l’Anci, manca un miliardo e mezzo di gettito che costringerà i comuni ad applicare le aliquote massime a tutti: l’aumento dello 0,5 per mille servirebbe dunque — nelle intenzioni del governo — a permettere ai comuni di aumentare la Tasi a chi se la può permettere e diminuirla a chi non può.
Anche qui, però, bisogna stare molto attenti.
Nelle bozze di emendamento del governo circolate ieri non c’è alcun obbligo dei sindaci a destinare il maggior gettito alle detrazioni: nel testo si dice, infatti, solo che i comuni dovranno “prioritariamente” destinare i fondi a sgravi sulle famiglie numerose o a con Isee basso.
Insomma, il rischio fregatura è alto.
Il riassunto di Valerio Angeletti di Confcommercio: “Rispetto alla vecchia Imu, alla fine la Tasi dovrebbe valere in media tra i 40 e i 50 euro in meno, ma sommando le tre componenti della Iuc — ossia Tasi, Tari e Imu — il conto salirà . A questo punto sarebbe stato meglio lasciare la vecchia Imu evitando otto mesi di demagogia”.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 7th, 2014 Riccardo Fucile
TASI, AUMENTO ALIQUOTE IN ARRIVO, LA MAZZATA POTREBBE SLITTARE A GIUGNO
La prima mossa del governo per il 2014 sarà l’aumento delle aliquote della Tasi, la parte dell’imposta sulla casa legata ai servizi.
Aumento che potrebbe essere compreso tra 0,5 e un punto, e che sarà destinato ai Comuni (cui mancano, rispetto al gettito della vecchia Imu, tra 1,3 e 1,5 miliardi di euro).
La decisione è attesa per oggi, come scrive il Corriere della Sera, mentre ci sono ancora incertezze sulla modalità : potrebbe trattarsi di un decreto apposito oppure di un emendamento al decreto Imu-Bankitalia (che sarà in discussione domani al Senato).
Novità potrebbero esserci anche sulla scadenza dei pagamenti – una revisione, va da sè, non casuale. L’idea, infatti, è di posticipare la prima rata della Tasi a giugno, ossia dopo le elezioni europee.
Allo stato attuale, infatti, la quota dell’Imu prima casa del 2013 rimasta a carico dei contribuenti si pagherà il 24 gennaio, ma la prima rata della nuova Iuc (Imposta unica comunale) su cui il governo vuole mettere le mani si dovrebbe pagare già il 16 gennaio.
Per questo è molto probabile che il decreto (o l’emendamento) in questione rivedano anche i tempi di pagamento: non più in quattro, ma in due rate semestrali, a giugno e a dicembre.
Il primo round, dunque, verrebbe posticipato a dopo il voto per le elezioni europee, domenica 25 maggio.
Alla base del ritocco delle aliquote ci sono, come si è detto, le richieste dei Comuni. L’Associazione dei sindaci sostiene che senza questo aumento non avrebbero le risorse per concedere le detrazioni fiscali che dovrebbero riconoscere ai proprietari di casa, così da limitare l’impatto della Tasi all’un per mille, come previsto dalla legge di Stabilità .
(da “Huffingtonpost“)
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Gennaio 5th, 2014 Riccardo Fucile
SUGLI ALTRI IMMOBILI IL PRELIEVO POTRA’ CRESCERE DI OLTRE 200 EURO.. DA MILANO A ROMA, ECCO I PRIMI CONTI DELLE NUOVE ALIQUOTE
Si dice che in Italia nulla è più definitivo del provvisorio; a volte però può essere vero anche il contrario
se può succedere che si debba cambiare una legge chiamata di Stabilità dopo pochi giorni dalla sua entrata in vigore.
E a farne le spese ci saranno i proprietari di immobili che si vedranno presumibilmente salire il conto Tasi.
A Milano su una casa media la nuova tassa, istituita formalmente per coprire i costi sopportati dai Comuni per la fornitura dei servizi indivisibili ma di fatto nata per riproporre il vecchio tributo sotto altro nome, rischia di costare addirittura più dell’Imu, con un aumento che può arrivare anche a 150 euro per un contribuente senza figli a carico, cifra che potrebbe addirittura salire quando c’è anche la prole.
Nè hanno motivo di maggior contentezza i proprietari delle seconde case, che la legge di Stabilità aveva parzialmente risparmiato.
A Milano infatti si prospetta un incremento delle imposte su una casa media di classe A/2 di 250 euro e di 108 per la A/3.
A Roma i due valori di incremento sono rispettivamente di 195 e 149 euro.
Ma come si arriva a questi risultati?
Partiamo appunto dalla legge di Stabilità che per quanto riguarda il Tasi prevede che per il 2014 non si possa superare lo 0,25% e con un vincolo ulteriore gli altri immobili (che pagheranno ancora l’Imu): la somma delle aliquote di Tasi e Imu non può superare l’1,06%.
A differenza di quanto prevedeva l’Imu la Tasi non ha detrazioni fisse: i Comuni possono abbassare l’aliquota fino ad azzerarla o prevedere riduzioni in funzione del reddito o dei carichi familiari del contribuente, ma a spese delle casse municipali; per garantire almeno in parte le detrazioni senza dissanguare le casse comunali si starebbe prospettando la soluzione classica in questi casi, alzare altre tasse; nello specifico si tratterebbe di dare ai municipi la possibilità di incrementare l’aliquota massima di un decimo di punto.
Se così si decidesse per le abitazioni principali di minor valore si finirebbe per pagare cifre molto simili o addirittura più alte rispetto a quelle sborsate nel 2012 per l’Imu e le case di maggior pregio fiscale pagheranno un po’ meno mentre i possessori di seconde case ubicate dove l’amministrazione municipale già applica l’Imu al massimo dovranno mettere in conto per pagare l’accoppiata Imu e Tasi un esborso superiore del 9,4% rispetto al 2013; e nei Comuni che nel 2013 non hanno chiesto il massimo per l’Imu l’incremento teorico rischia di essere a due cifre.
Non solo: a tutto questo bisogna poi aggiungere che chi possiede una casa non affittata nel Comune in cui ha anche l’abitazione considerata principale ai fini Imu deve pagare già a partire dalla prossima dichiarazione dei redditi l’Irpef sul 50% della rendita catastale rivalutata.
Si può calcolare che tenere una casa vuota del valore catastale di 500 euro possa costare tra Imu, Tasi, e Irpef circa 1100 euro all’anno.
Ipotizzando che il valore Imu dell’immobile (84 mila euro) sia la metà di quello di mercato si ricava che il prelievo patrimoniale sia pari a circa lo 0,7%, cioè tre volte e mezzo in più rispetto alle imposte che si pagano sul possesso di titoli e liquidità depositati in banca.
Di entità più modesta l’esborso necessario per la mini Imu; come vediamo nella tabella per un’abitazione con rendita catastale di 500 euro l’esborso sarà di 67,20 euro per i Comuni che per il 2013 hanno deliberato un’aliquota dello 0,6%: è questo il caso di Milano, mentre dove si è decisa un’aliquota dello 0,5% (come Roma) il conguaglio si dimezza a 33,60 euro.
(da “il Corriere della Sera“)
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Gennaio 5th, 2014 Riccardo Fucile
TETTO A QUOTA 11,6 PER LA SECONDA CASA… I COMUNI DEVONO STABILIRE DETRAZIONI E IMPORTI, IL RISCHIO CONCRETO DI PAGARE DI PIU’ DELL’IMU
La facoltà ai comuni di aumentare la Tasi, la nuova tassa sui servizi indivisibili, verrà data e lo si farà con un emendamento al decreto legge che ha abolito la seconda rata dell’Imu sulla prima casa per il 2013.
Questo provvedimento debutterà lunedì nell’aula del Senato e sarà proprio qui che il governo presenterà la modifica che consentirà ai comuni di portare dal 2,5 per mille al 3,5 per mille il prelievo Tasi sulla prima casa e dal 10,6 per mille all’11,6 per mille quello sulle seconde.
È questo l’orientamento maturato al ministero dell’Economia. In questo modo i sindaci avranno quel miliardo e mezzo in più che ritengono indispensabile per far quadrare i bilanci, ma dovranno usare le nuove risorse, almeno in parte, per stabilire detrazioni a favore delle famiglie e dei soggetti svantaggiati.
Anche se l’aumento è una facoltà è probabile che molti comuni lo decideranno, rendendo di fatto per i proprietari il costo della Tasi, la tassa sui servizi indivisibili (illuminazione, polizia locale, eccetera), molto simile alla vecchia Imu, le cui aliquote di base erano del 4 per mille sulla prima casa e del 7,6 per mille aumentabile fino al 10,6% sulle seconde.
Su queste ultime, in particolare, la Tasi rischia di aggravare il prelievo rispetto al 2013.
Protesta, non a caso, la Confedilizia, parlando di «stato di esasperazione dei piccoli proprietari».
E anche nella maggioranza c’è chi, come Scelta civica, non è d’accordo, al punto che Enrico Zanetti, responsabile delle politiche fiscali del partito, minaccia di non votare un eventuale emendamento del governo con gli aumenti della tassa
In attesa di questi sviluppi restano i comuni, ma soprattutto i cittadini che, ad oggi, non sanno nè quanto nè quando dovranno pagare.
La versione finale della legge di Stabilità ha infatti mantenuto la data del 16 gennaio come scadenza per la prima rata della Iuc (Tasi e Tari), ma ha dato ai comuni la facoltà di posticipare questa data, oltre che di stabilire il numero di rate annuali in cui dovrà essere suddivisa la nuova imposta.
Se il comune non avrà preso entro il 16 una decisione nè sull’aliquota da applicare nè sulla scadenza della prima rata, come dovrà comportarsi il cittadino?
Dovrà pagare, al massimo il 16 gennaio, la Tasi con l’aliquota base dell’uno per mille e la Tari versando la stessa somma pagata per la vecchia tassa rifiuti con la prima rata del 2013, spiegano i tecnici del Tesoro.
Stando così le cose è evidente che tutti si ridurranno all’ultimo minuto a meno che i comuni non stabiliscano in massa uno slittamento del termine del 16 gennaio.
Resta ferma, invece, la scadenza del 24 gennaio per il pagamento della cosiddetta mini-Imu in quei comuni, circa 2.500, che hanno deliberato un aumento dell’aliquota base del 4 per mille.
Qui i proprietari dovranno coprire il 40% della differenza tra l’aliquota maggiorata e il 4 per mille.
Nella maggior parte dei casi si tratta di qualche decina di euro, ma anche qui bisognerà ricorrere ai Caf o comunque all’assistenza di professionisti. Il rischio di un grande ingorgo è reale.
I sindaci dell’Emilia-Romagna hanno proposto al governo di sostituire la mini-Imu del 24 gennaio con un prelievo una tantum sul gioco d’azzardo.
Il ministro degli Affari regionali, Graziano Del Rio, ha promesso un’attenta valutazione della proposta, aggiungendo però che è difficile cambiare le norme in corso.
(da “il Corriere della Sera“)
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Dicembre 22nd, 2013 Riccardo Fucile
MA L’ALIQUOTA MASSIMA POTRA’ SALIRE
Un mezzo regalo di Natale. Con il rischio che l’intervento non sia sufficiente a compensare le
famiglie con figli che non potranno contare sulle stesse detrazioni del 2012, quando c’era l’-Imu.
Il governo iha confermato l’intenzione di correre ai ripari per arginare la protesta dei Comuni, capeggiati dal sindaco di Torino e presidente dell’Anci Piero Fassino, e appoggiati dagli stati maggiori del Pd, Renzi e Cuperlo.
In queste ore i tecnici dell’esecutivo stanno lavorando per assemblare il decreto che dovrebbe rispondere alle richieste dei Municipi infuriati per la perdita di 1,5 miliardi di trasferimenti che sono scomparsi nel passaggio parlamentare dalla vecchia Imu al nuovo sistema della Tasi
I MILLE GRANDI COMUNI
Nella legge di Stabilità , che ieri ha ottenuto la fiducia alla Camera, viene infatti concesso a «ristoro» dei Comuni solo un miliardo, ma il calcolo è stato fatto considerando che le amministrazioni avrebbero potuto recuperare, con le proprie forze, grazie alle al mix di incassi fiscali basati sulle tasse sulla prima casa e sulla seconda circa 3,7 miliardi contro i 4,7 dell’Imu del 2012.
Invece durante il passaggio alle Camere uno degli elementi che reggeva il quadro è venuto meno facendo franare le stime: l’aliquota massima per la seconda casa è scesa dall’11,6 al 10,6 per mille, con la conseguente perdita di circa 1,1-1,5 miliardi.
Colpiti dal nuovo meccanismo soprattutto i grandi Comuni che hanno già portato l’aliquota al 10,6 e non hanno più margini di aumento.
Di qui nasce la richiesta dei sindaci di riavere indietro i soldi: anche con i 500 milioni messi a disposizione con la «Stabilità », reintrodurre le detrazioni in questa condizione è assai difficile
DELRIO AL LAVORO
Il nuovo decreto del governo, ancora in allestimento, prevede due ipotesi, vincolate entrambe all’ampliamento delle detrazioni (che sull’Imu c’erano: 200 euro più 50 per figlio).
Ad entrambe ha fatto riferimento il ministro per gli Affari Regionali Graziano Delrio: «Serviranno a dare flessibilità all’aliquota della Tasi per fare le detrazioni alle famiglie», ha annunciato ed ha ricordato che il nuovo intervento porterà a 1,2-1,3 miliardi gli attuali 500 milioni destinati alle detrazioni.
Dunque circa 7-800 milioni in più. «Stiamo lavorando per tenere conto del problema, le soluzioni devono essere condivise dall’intero governo e dall’Anci», dice il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta.
LE DUE IPOTESI
Le ipotesi sul tavolo sono due. La prima prevede lo stanziamento di 800 milioni «vincolati» e «riservati » a quei Comuni che reintrodurranno le detrazioni.
La seconda, invece, a costo zero per lo Stato, prevede la possibilità per i Comuni, che applicheranno le detrazioni, di aumentare l’aliquota massima della Tasi, dall’attuale 2,5 per mille al 3,5 mille, arrivando pericolosamente vicina all’aliquota base della bistrattata Imu che era al 4 per mille.
Senza contare che negli ultimi giorni i Comuni l’hanno scampata bella: nel testo modificato dalla Commissione Bilancio della Camera è saltata all’ultimo momento l’idea di limitare all’1 per mille il tetto dell’aliquota Tasi sull’abitazione principale. Il che avrebbe messo ancora più in difficoltà i sindaci
UNA STORIA INFINITA
Alla fine dei giochi si mette una nuova toppa al sistema di tasse sulla casa, che così rischia un nuovo caos e una instabilità cronica, sottoposto a continui cambiamenti che mettono sotto stress contribuenti, commercia-listi e Caf.
La storia comincia con il discorso di insediamento di Enrico Letta, costretto dall’ accordo con i berlusconiani, a promettere il «superamento» della tassa.
Tra pressioni e polemiche si passò per un rinvio (a maggio) poi per l’abolizione della prima rata (ad agosto), in seguito si arrivò all’abolizione della seconda rata (era novembre).
Nel frattempo la tassa sulla casa non cambia la sostanza ma cambia nome: prima doveva chiamarsi «service tax», poi la legge di Stabilità la battezz
Trise (contiene Tasi e Tari), il Senato la battezza ancora due volte, si passa dalla Tuc alla Iuc, nome per ora stabilizzato.
Ora il 2014 si apre con una serie di scadenze di fuoco: come è noto resta da pagare la mini-Imu, cioè la differenza tra l’ aliquota fissata dai Comuni e quanto rimborsato dallo Stato ad aliquota base.
CHI HA FIGLI PAGA DI PIU’
Il rischio, come ha prontamente calcolato la Cgia di Mestre, è che anche l’erogazione degli 800 milioni aggiuntivi non sia sufficiente a ristorare i contribuenti con figli e abitazioni di medie dimensioni dal passaggio dall’Imu alla Tasi.
Per un abitazione, categoria A3, la detrazione media salirebbe dai 25 ai 66 euro e comporterebbe comunque un aggravio, rispetto al 2012, dai 47 (con 1 figlio) ai 111 (tre figli) nel caso in cui l’aliquota fosse portata al 2,5 per mille.
Anche nel caso che si desse la possibilità ai Comuni di alzare l’aliquota al 3,5 per mille di vantaggi se ne avrebbero pochi perchè molte delle detrazioni che i Municipi introdurrebbero sarebbero mangiate dalla nuova e più alta aliquota.
E le risorse? Si conta sul «tesoretto » di 4-6 miliardi che lo spread basso avrebbe consentito di far risparmiare sull’onere per il debito.
Roberto Petrini
(da “La Repubblica”)
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Novembre 28th, 2013 Riccardo Fucile
IN QUELLI CHE HANNO AUMENTATO LE ALIQUOTE LA META’ DELL’EXTRAGETTITO DOVRA’ ESSERE PAGATO DAI CONTRIBUENTI… ECCO CHI SONO E QUANTO SI DOVRA’ PAGARE
Una mini-stangata da 42 euro in arrivo di rientro dalle festività natalizie per i residenti in Comuni che nel 2013 hanno deciso aumenti di aliquote Imu.
Potrebbe essere questo l’esito della decisione del governo di far ricadere sui contribuenti il pagamento del 50% di quelle risorse aggiuntive, con saldo previsto il prossimo 16 gennaio.
Nonostante lo stop alla seconda rata dell’Imposta sulla casa, infatti, allo stato attuale non ci sono coperture sufficienti per garantire anche quel “pezzetto” di gettito in più che gli enti locali si volevano garantire alzando le aliquote sulla prima casa rispetto al livello standard del 4 per mille.
Ad oggi, si tratta di 873 Comuni e tra questi ci sono 11 città capoluogo.
Ma la platea potrebbe ampliarsi, visto che la scadenza per fissare i livelli d’imposizione a valere sul bilancio di previsione 2013 è il 9 dicembre.
I conti nelle principali città .
Gli esempi principali sono presto detti: a Milano l’aliquota è passata dal 4 al 6 per mille; a Bologna dal 4 al 5 per mille; a Napoli dal 5 al 6 per mille; a Genova dal 5 al 5,8 per mille; ad Ancona dal 5,5 al 6 per mille; a Verona dal 4 al 5 per mille.
E così, secondo i calcoli della UIL – Servizio Politiche Territoriali il conto a Milano è di 73 euro medi, a fronte dei 292 euro medi pagati lo scorso anno.
Un netto miglioramento, come ha sottolineato il viceministro dell’Economia, Luigi Casero, che ha detto: “Ieri abbiamo mantenuto le promesse con i cittadini italiani, rimanendo all’interno dei vincoli di finanza pubblica”. Ma non un’abolizione completa.
A Bologna si parla di 40 euro medi a fronte dei 321 euro dello scorso anno; a Napoli 38 euro a fronte di 379 euro di sconto; a Genova 31 euro a fronte di 372 euro del 2012; ad Ancona di 21 euro medi a fronte dei 341 euro dello scorso anno; a Verona 35 euro a fronte dei 281 euro dello scorso anno.
Si tratta dell’elenco dei contribuenti, 3 milioni e 400mila prime case, che si aggiungono ai 44.785 possessori di una prima casa di lusso (rientrante cioè nelle categorie A/1, A/8 e A/9), i quali già da previsioni dovranno versare il saldo il 16 dicembre.
Il caso di Milano.
Il problema è ben rappresentato dalla situazione di Milano, dove la giunta Pisapia ha deliberato un incremento dallo 0,4 allo 0,6% dell’aliquota sulle abitazioni principali. Per il bilancio del capoluogo lombardo significa un’entrata maggiore per 110 milioni. Dividendo semplicemente per due questo carico, tra la quota coperta dallo Stato e quella che resta sulle spalle dei cittadini, i milanesi dovranno quindi saldare circa 55 milioni a metà gennaio.
Venendo all’esempio pratico, su un’abitazione da 90mila euro di valore catastale risulta da coprire lo 0,2% che Milano ha aggiunto all’aliquota base: 180 euro, 90 dei quali dovrebbero ricadere sulle spalle del cittadino.
La situazione diventa paradossale se si considera che nel 2012, sfruttando le detrazioni fino a 200 euro e quelle da 50 euro per figlio, le case di minor valore catastale pagarono poco o nulla di Imu e ora si troverebbero a versare una cifra maggiore, con effetti di impatto tutt’altro che progressivi.
Il tutto in attesa dei prossimi chiarimenti, che potrebbero ad esempio modificare il quadro ripartendo l’onere su tutti i Comuni e non solo su quelli che hanno previsto un extra-gettito.
Ha comunque buon gioco il presidente dell’Anci, Piero Fassino, a chiedere che “il Governo faccia rapidamente chiarezza e onori gli impegni assunti con i contribuenti e i Comuni italiani. I sindaci hanno dimostrato ampiamente responsabilità e spirito propositivo, ma non si può abusare della loro pazienza e tanto meno si può abusare della pazienza dei cittadini”.
(da “La Repubblica“)
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Novembre 27th, 2013 Riccardo Fucile
CONTO SALATO PER LE FAMIGLIE SE I COMUNI SCELGONO L’ALIQUOTA PIU’ ALTA
La Iuc, la nuova Imposta unica comunale, sarà meno salata dell’Imu per le prime case solo se
l’aliquota scelta dai sindaci rimarrà quella base all’1 per mille.
Se dovesse salire — fino a un massimo del 2,5 per mille — addio ai risparmi in moltissimi casi.
Anche perchè le detrazioni che il governo ha reintrodotto purtroppo sono briciole rispetto al passato.
Appena 25 euro medi a famiglia, per un totale di 500 milioni, calcolano Uil e Cgia.
A meno che i Comuni vogliano concentrare gli aiuti su alcune categorie. Ma una cosa è certa: una larga parte dei cinque milioni di proprietari già esenti con l’Imu per effetto delle detrazioni non lo sarà più.
Due fatti, intanto.
Anche le prime case pagheranno la Iuc. E poi non esiste, nel testo finale, alcuna quantificazione delle detrazioni.
La nuova imposta ha tre gambe: Imu (solo sulle seconde abitazioni e le prime di lusso), Tasi per i servizi e Tari per i rifiuti. La Tasi (aliquota tra 1 e 2,5 per mille) è dovuta anche dalle prime abitazioni, affittuari compresi (verseranno tra il 10 e il 30%).
Ma temperata dalle detrazioni. Il Fondo vincolato da 500 milioni, stanziato in extremis nella legge di Stabilità , sarà ripartito tra i Comuni, in proporzione al numero di prime case.
Il centro studi della Uil calcola in 27 milioni il tesoretto per Roma (al top delle città principali, con oltre un milione di prime case) e 12 milioni quello per Milano, ad esempio.
Come li distribuiranno i sindaci? Una soluzione piatta — 25 euro per tutti — esenterebbe solo 1,8 milioni di abitazioni italiane, tra popolari e ultrapopolari.
Ma scelte selettive potrebbero premiare zone specifiche, classe catastali, famiglie in base al numero dei figli o in base al reddito Isee.
Con tutti i paradossi del caso, visto che la coperta è corta.
Aiutare le case di periferia, ma escludere quelle popolari diffuse in zone centrali, ad esempio. E così via.
La Cgia raffronta invece la Tasi con l’Imu 2012 e le rispettive detrazioni: 25 euro nel primo caso, 200 euro nel secondo più 50 a figlio.
Ebbene se l’abitazione è nella categoria A2 (di tipo civile), con un figlio la Tasi conviene quasi sempre.
Ma all’aumentare dell’aliquota e della numerosità della prole, parte la nostalgia per l’Imu.
Se la casa è un A3 (di tipo economico), la Tasi conviene ancora meno. Meglio l’Imu
Le perplessità sulla Iuc, nonostante gli annunci rassicuranti, sfiorano anche il governo. Ieri Delrio invitava a «valutare bene».
«Vediamo se ci sono margini per migliorarla e stiamo attenti a non consegnare ai sindaci uno strumento azzoppato», suggeriva il ministro.
Delrio teme un buco da 1,3 miliardi nei bilanci comunali per via della riduzione al 10,6 per mille (dall’11,6) del tetto all’aliquota per le seconde case (totale tra Imu e Tasi).
Buco certo non compensato dai 500 milioni in più, tra l’altro vincolati alle detrazioni. Nè dagli altri 238 milioni trovati ieri per le imprese che potranno dedurre l’Imu sui capannoni (al 30% già sul 2013, al 20% dal prossimo anno).
L’Anci, l’associazione dei Comuni, intanto teme di non riuscire a pagare le tredicesime.
Il suo presidente, il sindaco di Torino Fassino, ha scritto a Letta chiedendo un incontro urgente. E facendo capire che la situazione è «al limite della rottura dei rapporti istituzionali».
Il nodo è l’Imu 2013, cancellata per le prime case. I Comuni hanno alzato le aliquote e chiedono 500 milioni in più di rimborso allo Stato.
Valentina Conte
(da “La Repubblica“)
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Ottobre 31st, 2013 Riccardo Fucile
CENTRO STORICO BLINDATO A ROMA PER LA MANIFESTAZIONE DEL “DIRITTO ALL’ABITARE”… LANCIO DI OGGETTI VERSO LA CAMERA
Nuova violenta protesta dei movimenti per la casa dopo il corteo dello scorso 19 ottobre nella Capitale. Centinaia di manifestanti per il diritto all’abitare si sono riuniti in mattinata davanti a Montecitorio.
I manifestanti si sono poi spostati verso Palazzo Chigi e la Galleria Sordi, bloccando il traffico automobilistico e i mezzi pubblici nella centrale via del Corso, dove intorno a mezzogiorno si è verificato un lancio di oggetti: uova, ortaggi, monetine e bottiglie contro gli agenti schierati in tenuta anti sommossa.
Poco dopo si sono verificati scontri, tafferugli in via del Tritone. I manifestanti, fermi al centro della strada, hanno utilizzato le aste delle bandiere per colpire le forze dell’ordine schierati a protezione del ministero degli Affari regionali.
Imponente il dispiegamento di forze dell’ordine.
BLINDATI E STRISCIONI
Blindati anche in via del Tritone, sulla corsia preferenziale, a presidio dell’accesso agli uffici del governo in via della Stamperia.
L’assedio dei Movimenti per il diritto all’abitare a Montecitorio coincide con la Conferenza Unificata straordinaria con l’Anci, convocata dal governo con l’obiettivo di definire un decreto sulle politiche abitative a livello nazionale.
In piazza, tra la folla di italiani e immigrati, striscioni, bandiere e rullo di tamburi.«VOGLIAMO BLOCCO SFRATTI»
Tra i tanti spiccano un cartellone con la scritta «Casa» in maiuscolo e tante piccole abitazioni disegnate intorno, vessilli di Asia e Usb, e un grande striscione rosso che recita «La casa si prende».
E Paolo di Vetta, rappresentante dei Movimenti per il diritto all’abitare, in presidio tra Montecitorio e il Corso, avverte: «Se dalla Conferenza Stato-Regioni-Comuni non verrà fuori una soluzione adeguata per fermare il blocco degli sfratti e gli sgomberi, la nostra protesta non si fermerà . Oggi per Roma non sarà una giornata tranquilla».
TURISTI CURIOSI
Turisti curiosi, subito allontanati dalla polizia, si sono affacciati da dietro i blindati che sbarravano la strada per guardare i manifestanti che continuavano ad urlare contro il governo e chiedendo «casa per tutti».
La zona viene sorvolata dagli elicotteri delle forze dell’ordine.
I manifestanti hanno tentato più volte di forzare il blocco, la tensione resta alta: «Se questi qui non si spostano tra cinque minuti noi scateniamo la guerra», grida al megafono un manifestante rivolto al cordone di polizia e carabinieri.
Caos in tutto il centro per il blocco del traffico sull’asse piazza Venezia- largo Chigi- Barberini.
(da “il Corriere della Sera”)
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Ottobre 23rd, 2013 Riccardo Fucile
ADDIO DETRAZIONI, LA TASI AVRA’ UN EXTRA-COSTO DI 100 EURO NELL’IPOTESI PEGGIORE
Sarà il match più duro della legge di Stabilità . 
Si pagava di più con la vecchia Imu, o con la nuova Tasi, la tassa sui servizi indivisibili?
La Uil servizio politiche territoriali ha sfornato le sue prime proiezioni complete: nel confronto con l’Imu 2012, la Tasi sarà vincente solo se i Comuni terranno le aliquote inchiodate all’1 per mille.
Se invece, come sembrano orientate molte grandi città , le aliquote saliranno al tetto massimo del 2,5 per mille, la mancanza di detrazioni di base e per i figli sarà decisiva, e si rischiano aumenti del 96 per cento.
Le due tasse sono «cugine»: hanno la stessa base imponibile, ovvero la rendita catastale.
Ma la somiglianza finisce qui.
Le aliquote sono diverse: 4 per mille l’Imu, aumentabile fino al 6 dai Comuni e 1 per mille per la Tasi, aumentabile dai Municipi fino al 2,5 per mille.
La Tasi, dunque, costa meno in termini di aliquote, ma non concede la possibilità ai contribuenti di beneficiare delle detrazioni di base di 200 euro e di quelle per i figli. Ovvero, quello che si guadagna con l’aliquota più bassa si può perdere per la mancanza di detrazioni, visto che la base imponibile è la stessa.
Non tutti ritengono tuttavia il ritorno delle detrazioni familiari la soluzione giusta: «Solo legando la Tasi al reddito Isee si potrà avere maggiore equità », dichiara Guglielmo Loy, segretario confederale della Uil che fa riferimento a single e pensionati
Il rapporto della Uil servizio politiche territoriali rileva che solo mettendo a raffronto l’Imu 2012 con la Tasi ad aliquota-base, cioè al netto dell’intervento dei Comuni, ci si può aspettare un vantaggio.
La simulazione è fatta sulla media delle abitazioni A/2 e A/3, la tipologia di appartamenti più diffusa (in queste categorie ci sono 15 milioni di abitazioni) e si considera una famiglia con un figlio a carico.
Ebbene se si confronta l’aliquota media effettiva del 2012 dell’Imu, compresa la maggiorazione municipale (ovvero il 4,43 per mille totale) con una Tasi che rimane inchiodata all’1 per mille, il vantaggio per il 2014 è del 21,8 per cento (20 euro in media).
Tuttavia se i Comuni porteranno l’aliquota al 2,5 per mille, la famiglia media che pagava 101 euro dovrà pagare quasi il doppio, 198 euro.
Il confronto città per città è più variegato: di fatto nei Comuni dove l’Imu era bassa (Milano e Bologna) se si applicherà il tetto massimo del 2,5 per mille si conferma che con la Tasi si pagherà di più; solo dove l’aliquota era alta ci saranno dei vantaggi.
L’altra differenza Imu-Tasi riguarda le finalità della tassa: l’Imu è una semplice patrimoniale, la Tasi invece è statutariamente destinata a finanziarie i «servizi indivisibili», cioè anagrafe e illuminazione.
Questo aspetto è importante: i «fan» della Tasi fanno notare che la nuova tassa non si deve confrontare con la sola Imu, ma anche con quella piccola parte già destinata a finanziare i servizi indivisibili (30 centesimi al metro quadrato) che era stata «aggiunta» alla tassa sui rifiuti e che per quest’anno dovremo pagare.
Dunque si dice: non solo la Tasi è più leggera ma evita anche di pagare il «balzello» sui servizi annesso ai rifiuti
Un confronto più omogeneo si può fare con il 2013 (senza considerare che l’Imu è stata congelata) ma prendendo l’aliquota media effettiva deliberata dai Comuni (4,63 per mille) e tenendo conto, soprattutto, del peso della parte servizi della Tares.
Anche in questo confronto “virtuale”, tuttavia, la nuova Tasi vince solo se l’aliquota resta all’1 per mille, se sale niente da fare.
Roberto Petrini
(da “La Repubblica”)
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