Ottobre 22nd, 2013 Riccardo Fucile
SONO STATI 4.000 SOLO NEL 2012, ORA ALTRE 4.400 FAMIGLIE RISCHIANO DI PERDERE L’ALLOGGIO… UNA MASSA DI INQUILINI DISPERATI CHE HANNO ASSEDIATO L’UFFICIO PER LA CASA DEL COMUNE
Quattromila nel solo 2012: così Torino è diventata la capitale italiana degli sfratti.
Gli ultimi dati disponibili sono quelli diffusi nel giugno scorso dal ministero dell’Interno, che parlano di un cittadino sfrattato ogni 360 abitanti.
Una situazione che, nella realtà dei fatti, potrebbe essere addirittura più cupa, “visto che le cifre raccolte dal Ministero risultano inferiori a quelle fornite dal Tribunale di Torino, che nel 2012 ne ha registrati circa 6.000 nella sola area metropolitana”, come spiega Giovanni Baratta del Sicet, il sindacato inquilini della Cisl.
E che ora rischia di farsi esplosiva, mentre molti residenti delle case popolari si vedono recapitare le lettere di ingiunzione dell’Agenzia territoriale per la casa, che intima loro di saldare gli arretrati sul contributo al Fondo sociale regionale, pena l’apertura del procedimento di decadenza (che, in soldoni, equivale a uno sfratto eseguito in tempi molto brevi).
Nei giorni scorsi ne sono partite 4.400, per importi che partono da un minimo di 480 euro e che in media si attestano sul 14% del reddito familiare lordo, conteggiato nell’anno precedente all’assegnazione dell’alloggio.
“Il problema – spiega Pierluigi Dovis, direttore della Caritas di Torino — è che la legge regionale che ha introdotto questa forma di contribuzione risale al 2010, quando la crisi non aveva ancora raggiunto il suo picco. Molte di queste persone, nel frattempo, hanno perso il lavoro: il calcolo del reddito familiare, in questi casi, risulta falsato. Di fatto molti di loro non hanno alcuna possibilità di saldare gli arretrati”.
Il rischio, quindi, è che altre 4 mila famiglie si riversino in strada “nel periodo più freddo dell’anno, quello che va da gennaio a marzo” conclude Dovis. “Non credo ci sia da scherzare di fronte a un’eventualità del genere”.
Per questo, appena qualche giorno fa, un folto gruppo di dimostranti ha letteralmente invaso l’atrio della sede Atc di corso Dante: chiedevano la proroga sulla riscossione degli arretrati, una moratoria sugli sfratti per morosità e la possibilità di ristrutturare e abitare gli alloggi non assegnabili (spesso perchè fatiscenti).
Tra loro, oltre agli inquilini raggiunti dalle ingiunzioni, c’erano famiglie in lista d’attesa per l’assegnazione degli alloggi o colpite da provvedimenti di sfratto: la situazione ha rischiato di degenerare quando il personale di sicurezza ha sbarrato l’ingresso alle scale che portano all’ufficio del presidente Elvio Rossi.
Che ha comunque voluto incontrarli, promettendo di farsi portavoce delle loro difficoltà con la regione, i comuni e il governo.
“Il problema — ha dichiarato Rossi — è che le regole sono stabilite dalla legge e l’Atc non può che farla rispettare. Abbiamo invitato gli abitanti a mettersi in regola proprio perchè conosciamo la situazione che molti di loro vivono e non vogliamo che perdano il diritto a questo contributo”.
Qualche giorno prima era toccato alla sede dell’Ufficio comunale per la casa, presa d’assedio dai torinesi in lista d’attesa per le case popolari.
Ad accendere la miccia, in questo caso, è stata la comunicazione del punteggio relativo all’ingresso in graduatoria: dopo i controlli della commissione regionale incaricata di verificare le autocertificazioni, 316 famiglie su 931 in totale (con altre 9 mila domande da controllare) si sono ritrovate con il punteggio ribassato, oltre ad altre 71 del tutto escluse.
Centinaia di loro si sono quindi precipitati negli uffici di via Corte d’Appello, per chiedere una spiegazione che nelle lettere ricevute era del tutto assente: la congestione degli sportelli è andata avanti per giorni, con gli animi sempre più caldi; ed è culminata con il portone d’ingresso sprangato “in via preventiva”, per evitare disordini che parevano imminenti.
A dare il senso del baratro in cui la città pare sprofondare c’è il fatto che la stragrande maggioranza dei casi di sfratto (circa il 95% secondo il Sicet) sono riconducibili a situazioni di morosità incolpevole.
Che, in sostanza, si verificano quando – in seguito alla perdita del lavoro o alla chiusura di un’attività – l’inquilino non può più permettersi di pagare l’affitto. Circostanze sempre più frequenti in tutto il paese, che stanno cambiando i connotati a una fetta enorme della classe media, ricollocando migliaia di artigiani, operai, impiegati e piccoli imprenditori sotto la dicitura di “nuovi poveri”.
E che a Torino hanno spinto il vicesindaco Elide Tisi a creare un fondo “salva-sfratti” da un milione di euro, di imminente attivazione, che servirà a soccorrere le famiglie che non riescono più a far fronte all’affitto.
Nel frattempo – mentre anche l’arcivescovo Nosiglia ha rivolto un appello per la moratoria ad Atc, regione e comune — fioccano le proposte di legge: l’ultima è di Eleonora Artesio, consigliera regionale della Federazione della sinistra in Piemonte, che pochi giorni fa ha depositato a palazzo Lascaris la proposta di censire e acquisire tutti gli immobili rimasti inutilizzati per almeno tre anni o costruiti grazie a incentivi e agevolazioni pubbliche, per destinarli alle famiglie colpite dall’emergenza abitativa. “Negli ultimi anni — spiega Artesio — i programmi di edilizia pubblica non sono più stati ampliati e rifinanziati: è prevalsa l’idea che, in una situazione di relativo benessere , i cittadini potessero trovare delle soluzioni per conto proprio. Oggi siamo tornati a un quadro molto simile a quello degli anni ’60, quando tali programmi non erano indirizzati solo a situazioni di emarginazione o povertà marcata, ma verso una fetta molto più ampia della popolazione. La nostra proposta si rivolge agli appartenenti del ceto medio; i quali, pur non rientrando nei requisiti per l’assegnazione degli case popolari, vengono colpiti sempre più duramente dall’emergenza casa”.
(da “Redattore Sociale”)
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Ottobre 16th, 2013 Riccardo Fucile
STANGATA SULLE SECONDE CASE, PROROGATI I BONUS EDILIZI
«Non sarà come l’Imu », assicurava ieri il premier Letta in conferenza stampa. 
Ma come sarà , la nuova tassa sulla casa ribattezzata Trise (Tassa rifiuti e servizi), il governo non lo spiega.
Perchè attorno al balzello, in vigore dal 2014, in realtà sta montando un caos degno della vecchia Imu, a cui purtroppo somiglia sempre di più.
Gli uffici studi della Cgia di Mestre e del Servizio territoriale della Uil calcolano, in base a quanto emerso nelle bozze del disegno di legge circolate sin qui, che la Trise potrebbe alla fine risultare un po’ meno cara dell’Imu sulla prima casa versata dagli italiani nel 2012, ultimo anno di applicazione
Con una differenza, evidenziata però dalla Cgia.
Poichè con la Trise spariscono le detrazioni per i figli, il vantaggio rispetto all’Imu rischia non solo di annullarsi, ma di trasformarsi in uno spiacevole aggravio
L’incubo della tassa sul mattone dunque continua.
La discussione sulla Trise si è protratta a lungo nel Consiglio dei ministri fiume che ieri notte ha licenziato la legge di Stabilità .
Tra l’altro, fuori sacco, il Cdm ha pure esaminato l’ipotesi per le aziende di dedurre da Irpef e Ires (ma non dall’Irap) il 20% dell’Imu pagata sui capannoni.
Una misura che verrebbe finanziata ripristinando l’Irpef sulle case sfitte (nella misura del 50%).
L’unica notizia certa è sui bonus edilizi. Chi deve ristrutturare l’abitazione o efficientarla dal punto di vista energetico potrà contare ancora, per tutto il 2014, sui due sgravi previsti per quest’anno, le detrazioni del 50% e 65%, rispettivamente.
Una proroga che vale un miliardo.
Un altro miliardo (non due come ipotizzato alla vigilia) sarà poi stanziato a favore dei Comuni, così da ridurre il peso della Trise.
La nuova tassa sugli immobili dovrebbe difatti essere pagata non solo dai proprietari di prime e seconde case, ma anche dagli affittuari (una quota tra il 10 e il 30%).
L’aliquota base sembrerebbe ormai fissata all’1 per mille da applicare sulla rendita catastale, la stessa base imponibile dell’Imu (ma con l’alternativa per i sindaci di applicare un euro a metro quadro).
E il suo massimale sarebbe il tetto massimo già vigente con l’Imu sommato all’un per mille. E quindi: sette per mille sulle prime case e addirittura 11,6 per mille per le seconde. Una stangata vera e propria, in questo caso, considerato che seconde e terze abitazioni continueranno a versare anche l’Imu.
Cosa faranno i Comuni il prossimo anno? Si fermeranno all’1 per mille o useranno il così ampio margine di manovra loro consentito?
Secondo la Uil, il gettito della Trise — dato da due componenti: Tasi e Tari, servizi indivisibili e rifiuti — sarebbe pari a 3,5 miliardi, se calcolato con l’aliquota base dell’1 per mille e spalmato su 33 milioni di abitazioni (20 milioni di prime case più le abitazioni in affitto e le seconde case).
Questo significa che il gettito Imu sulle prime case — l’unico a sparire il prossimo anno e pari a 4 miliardi nel 2012 — sarebbe ampiamente rimpiazzato dalla Trise più il miliardo
di compensazione statale.
Ma certo i Comuni sono affamati di risorse.
Per quanto riguarda la singola famiglia poi, la Cgia di Mestre individua in 366 euro l’esborso che l’attende in media nel 2014.
Più di quest’anno (sulle prime case l’Imu è stata abolita), ma meno del 2012. Sempre se non si hanno figli (i Comuni però saranno liberi di fissare sconti e bonus famiglia)
Nel frattempo, ieri la Camera dei deputati ha votato un emendamento, contro il parere del governo, che consentirà ai Comuni di equiparare, per la rata del prossimo dicembre, alla prima casa anche quella concessa in comodato d’uso dai genitori ai figli (quindi zero imposta).
Misura che costerà 18,5 milioni di euro. Di qui le perplessità del governo.
Valentina Conte
(da “la Repubblica“)
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Ottobre 7th, 2013 Riccardo Fucile
BOCCIATA LA PROPOSTA DI FAR PAGARE L’IMU A CHI HA REDDITI SOPRA 100.000 EURO… CON il RICAVATO SI SAREBBE POTUTO EVITARE L’AUMENTO DELL’IVA
Le commissioni Bilancio e Finanze della Camera hanno considerato inammissibile “per estraneità di materia” l’emendamento al decreto Imu presentato dal Pd (primo firmatario Mario Marchi) che prevedeva il pagamento della prima rata della tassa sulla casa per le abitazioni con rendita catastale superiore ai 750 euro per finanziare, tra le altre cose, la riduzione dell’Iva dal 22 al 21% dal 1 novembre al 31 dicembre 2013. Marchi, presenterà ricorso, che sarà esaminato nel pomeriggio dal presidente della commissione Bilancio Francesco Boccia.
Giudicata inammissibile “per estraneità di materia” dalle commissioni di Montecitorio anche la proposta di modifica ancora del Partito Democratico (primo firmatario Cristina Bargero) che prevedeva di rideterminare l’aliquota dell’imposta sul valore aggiunto del 22% al 21% dal primo novembre 2013 e fino al 31 dicembre 2013, escludendo dall’abolizione della prima rata dell’imposta municipale gli immobili di proprietà dei soggetti Irpef il cui reddito complessivo annuo risulti inferiore a 100mila euro.
Riemerge dunque lo scontro sotterraneo nella maggioranza sull’agenda economica del governo.
Le commissioni Bilancio e Finanze della Camera sono giunte alle battute finali dell’esame del provvedimento che attende il via libera dell’aula di Montecitorio e poi del Senato.
Riaffiora in alcuni emendamenti del Pd – sarebbero almeno tre quelli ritenuti più “critici” — l’opzione di un allargamento della platea di contribuenti che dovranno pagare la prima rata dell’imposta ai più abbienti, nettamente osteggiato dal Pdl.
Il decreto legge sull’Imu è in attesa di essere convertito in legge entro il 30 ottobre.
Tempi ristretti e possibili ricadute sulla tenuta dell’esecutivo stanno spingendo i presidenti delle due commissioni, Francesco Boccia (Pd) e Daniele Capezzone (Pdl) a “blindare” il testo con un rigoroso esame di ammissibilità .
La tagliola dell’ammissibilità ha fatto fuori in tutto 322 emendamenti su 454 al decreto legge sull’Imu.
Da esaminare dunque restano 132 proposte emendative. Ben 176 emendamenti non sono passati al vaglio dell’ammissibilità a causa dell’estraneità di materia mentre 146 non hanno superato l’esame delle coperture.
I deputati del Pd sembrano comunque intenzionati a non rinunciare almeno a ottenere un dibattito nella riunione delle commissioni riunite per rilanciare poi la questione politica in sede di elaborazione della legge di stabilità .
Gli emendamenti potrebbero alla fine essere trasformati in ordine del giorno.
Supera il vaglio dell’inammissibilità l’emendamento di Scelta Civica che riscrive la disciplina Imu, “sostituendo — spiegano Andrea Romano e Enrico Zanetti — l’abrogazione della prima rata per tutti nella rimodulazione con raddoppio delle detrazioni che, senza bisogno di coperture aggiuntive, esclude l’Imu anche per la seconda rata a circa il 70% dei proprietari, rimettendo in pista l’imposta per il restante 30%, con sconti però da 200 a 300 euro rispetto al 2012″.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Settembre 13th, 2013 Riccardo Fucile
L’ECOFIM AVVISA SACCOMANNI
Il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, ha assicurato che lui ha difeso la misura con le unghie e con i denti.
Ma sulla cancellazione dell’Imu sulla prima casa la Commissione Europea avrà diritto di mettere bocca.
A Bruxelles andrà consegnata la prossima legge di stabilità per una valutazione preventiva delle misure come previsto dalle nuove norme comunitarie.
Tuttavia, ha spiegato Saccomanni, la Commissione non si limiterà a verificare il rispetto del tetto del 3%, ma anche le raccomandazioni dettate all’Italia per l’uscita dalla procedura di deficit eccessivo.
Tra queste raccomandazioni c’era anche quella di spostare la tassazione dalle persone alle cose e il taglio dell’Imu va esattamente nella direzione opposta.
Le obiezioni di Bruxelles potrebbero riguardare soprattutto la cancellazione della seconda rata, rinviata ad un decreto collegato alla legge di stabilità .
Un provvedimento che dunque dovrà superare il vaglio della Commissione.
Saccomanni ha già oggi provato a difendere le misure, ammettendo che gli altri partner non hanno ben compreso la manovra sulla tassa sulle prime case.
Sull’Imu “c’è una non piena comprensione e li ho rassicurati”, ha spiegato, aggiungendo “che c’è la tendenza superficiale a dire non avete rispettato l’indicazione di tassare gli immobili”.
Le rassicurazioni di Saccomanni hanno riguardato soprattutto la futura introduzione della Service Tax. Un prelievo sugli immobili, insomma, resterà anche se sotto diverso nome.
Insomma, il ministro ha provato a giustificare l’abolizione della rata almeno per l’anno in corso come uno “shock congiunturale”, assicurando contemporaneamente i partner che Roma non sforerà il tetto del 3% nel deficit-Pil.
Su quest’ultimo punto ha addirittura parafrasato il “whatever it takes” di Mario Draghi, dicendo che il governo farà di tutto per rispettare il deficit e, ha aggiunto “basterà “.
Tuttavia Saccomanni non ha escluso una manovra correttiva per poter tener fede a questo impegno (“stiamo facendo ancora i conti” ha detto).
A chi invece gli chiedeva del taglio del costo del lavoro, Saccomanni ha risposto che si tratta di “un tema importante che si può articolare in diversi interventi: cuneo, Ace, reinvestimento degli utili nelle imprese. Ci stiamo lavorando”.
Il governo sta studiando misure “strutturali” dopo gli interventi “sulla congiuntura” fatti “per dare una scossa all’economia entro il 3%”, come le decontribuzione per i giovani.
Sull’obiettivo di dare una scossa, ha aggiunto, “credo che ci stiamo riuscendo”.
(da “Huffington Post“)
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Agosto 31st, 2013 Riccardo Fucile
LA SOGLIA DI ESENZIONE DALL’IMPOSTA SULLA PRIMA CASA COMPRENDE ANCHE LA RESIDENZA DEL CAPOGRUPPO DEL PDL CHE PIÙ DI OGNI ALTRO SI È BATTUTO CONTRO LA TASSA
Alla fine Renato Brunetta ce l’ha fatta. 
Dopo una lunga battaglia per ottenere da Enrico Letta il rispetto di una promessa che il premier non aveva mai fatto, cioè l’esenzione totale di tutte le prime abitazioni dal pagamento dell’Imu, il risultato è stato raggiunto.
Letta nel discorso di insediamento aveva parlato di “superare l’attuale sistema di tassazione della prima casa con una riforma complessiva che dia ossigeno alle famiglie, soprattutto quelle meno abbienti”.
Il suo annuncio comunque non suggeriva un’esclusione dall’Imu dei ricchi possidenti. Brunetta e tutto il Pdl però continuavano a sostenere che Letta avrebbe tolto l’Imu sulla prima casa a tutti.
Il decreto di mercoledì è quindi una doppia vittoria per Brunetta: da un lato ha dimostrato chi comanda davvero nell’alleanza Pd-Pdl e dall’altro ha ottenuto l’esenzione totale dall’imposta per la sua villa sull’Ardeatina, già minacciata da una discarica contro la quale il capogruppo Pdl si sta battendo come un leone.
Come molti altri ricchi possidenti, Brunetta non pagherà l’Imu sulla sua prima casa per il 2013: un risparmio netto di 2 mila e 750 euro con un corrispettivo ammanco nel bilancio dello Stato.
A Michele Serra che contestava su Repubblica la scelta di escludere dalla tassazione tutte le abitazioni principali, comprese quelle dei ricchi, compresa quella del commentatore Serra stesso (che si è detto ben disposto a finanziare i servizi del suo Comune con quella tassa), Brunetta ha replicato: “L’Imu è tolta per la prima casa e resta per le case di lusso di solito abitate dai ricchi. L’Imu è un’imposta reale : si applica alle cose e non alle persone. Somiglia all’accisa sulla benzina. La pagano uguale i poveri e i ricchi”.
Non è così perchè un povero non paga 10 mila euro di Imu su cinque case come è accaduto a Brunetta nel 2012.
E proprio l’esenzione della sua villa sull’Ardeatina dimostra che Brunetta non dice tutta la verità quando scrive che l’Imu restain vigore “per le case di lusso di solito abitate dai ricchi”.
Le categorie catastali non fanno giustizia a meno di non volere considerare “da poveri” una casa, come quella di Brunetta, comprata nel 2011 per un milione e 70 mila euro, prima di una ristrutturazione importante.
La villa sull’Ardeatina esentata dal decreto Imu del governo Letta si articola su due piani e vanta 5 bagni, 10 camere, due ripostigli, due cabine armadio, per complessivi 14 vani catastali e mezzo più una bella piscina nel verde circondata da un giardino di 1.300 metri quadrati.
Dopo la ristrutturazione, nel gennaio 2012, al Catasto è stato iscritto un ampliamento degli spazi interni e una variazione di categoria.
Oggi casa Brunetta è censita come categoria A7, classe 7, zona censuaria 6. Nonostante la piscina, probabilmente perchè inferiore agli 80 metri quadrati, non è considerata abitazione di lusso
Villa Brunetta rientra per un soffio nell’esenzione sponsorizzata dal suo proprietario. Solo le ville inserite nella categoria immediatamente superiore, la A8, continueranno a pagare l’imposta mentre le ville iscritte in categoria A7, anche se ristrutturate di recente, nonostante cinque bagni, dieci camere e piscina, saranno esentate alla pari di un bilocale a Tor Bella Monaca.
Il ministro del Tesoro Fabrizio Saccomanni aveva presentato uno studio con nove soluzioni per riformare l’Imu.
L’aumento della detrazione sull’abitazione principale fino a 600 euro e l’esenzione dell’imposta per i redditi sotto i 13 mila euro avrebbero prodotto uno scenario interessante: il 40 per cento dei proprietari non avrebbe pagato nulla e il 95 per cento avrebbe avuto sconti decrescenti all’aumentare del reddito.
Il costo per le casse dello Stato sarebbe stato di soli 2 miliardi ma la proposta non è passata.
Non tanto perchè Brunetta faceva parte del cinque per cento escluso dagli sconti, ma perchè parole come detrazione ed esenzione facevano venire in mente più le complicate istruzioni della dichiarazione dei redditi che un bello spot.
E non c’è dubbio che Silvio Berlusconi sorrida all’idea di inondare l’Italia di cartelloni con una frase tipo: “Via l’Imu: l’avevamo promesso e, nonostante il Pd, l’abbiamo fatto”.
Se al posto di Enrico Letta ci fosse stato un leader di sinistra, forse avrebbe raccolto la sfida dell’Imu.
La battaglia comunicativa sarebbe stata dura ma per nulla persa in partenza.
Cosa sarebbe successo se il centrosinistra avesse mostrato in tv le foto della villa con piscina di Brunetta e magari quelle delle altre quattro case dell’ex ministro sparse tra Ravello, Todi, Venezia e le Cinque terre?
Forse sarebbe stato più difficile per il capogruppo del Pdl e per Berlusconi presentare l’abolizione dell’Imu senza distinzioni come un atto di equità sociale.
Il decreto Imu comunque deve essere convertito in legge e c’è sempre tempo per presentare un emendamento che impedisca a un contribuente come Brunetta, con redditi oscillanti tra i 310 mila e i 279 mila euro annui, di non pagare un euro di Imu su una villa di 14 vani con piscina.
Marco Lillo
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 30th, 2013 Riccardo Fucile
IL MILIARDO E MEZZO LO FOTTERANNO ALTROVE: POTREBBERO TASSARE I PANINI DISTRIBUITI DALLA CARITAS AI POVERI, COSI’ IMPARANO A ESSERE INDIGENTI
Pace apparente. Mentre la stampa internazionale spara a zero contro la cancellazione dell’Imu sulla prima casa e all’orizzonte del governo si prefigura già il prossimo scontro tra Pd e Pdl sull’aumento di un punto di Iva a ottobre (e la Cgia di Mestre già sottolinea i rischi), sul fronte interno alle forze che compongono l’esecutivo Letta le tensioni si sprecano.
Specie nel Popolo della Libertà , dove si parla di un Berlusconi furibondo con i suoi per i contenuti del provvedimento di abolizione dell’Imu.
Al Cavaliere, infatti, non è assolutamente andata giù la questione delle seconde case, per cui i proprietari ora dovranno pagare sia l’Imu che l’Irpef.
Una beffa per l’ex premier, che così vede colpita una buona parte del suo elettorato, ovvero quella media borghesia proprietaria delle case di villeggiatura, spesso sfitte o disabitate d’inverno, per cui al momento si dovrà versare una doppia tassazione.
Da Arcore, parlano di un Berlusconi imbufalito con Alfano e Brunetta, i quali — secondo la ricostruzione di Libero — hanno detto al presidente del Pdl di non aver mai trattato la questione delle seconde case.
Sempre a sentire il quotidiano di Belpietro, poi, il vicepremier e gli altri ministri in quota Pdl dopo la strigliata del capo si sarebbero rivolti direttamente a Letta, raccogliendo la solidarietà e l’approvazione del premier sull’iper tassazione delle seconde case.
“Quell’articolo deve saltare” avrebbe detto il capo del governo, avvalorando la tesi del “noi non sapevamo nulla” con la quale Alfano e Brunetta hanno cercato di difendersi dall’ira funesta di Berlusconi, che ora inizia a dubitare dell’affidabilità dei suoi. Stamattina, tuttavia, a stretto giro di posta è arrivata una nota di Palazzo Chigi, con la presidenza del Consiglio che ha smentito ‘l’ingorgo fiscale’ sulle abitazioni secondarie.
“Palazzo Chigi smentisce le indiscrezioni su nuove ipotesi di tassazione sulle seconde case, per coprire il provvedimento sull’Imu, riportate su alcuni giornali stamane — si legge nel comunicato dell’esecutivo — Tali indiscrezioni evidentemente si riferiscono a bozze circolate nei giorni scorsi e che non faranno parte del provvedimento che sarà in Gazzetta Ufficiale”.
Erano tanto “bozze” che l’originale era in mano a Berlusconi che se n’e’ accorto, a differenza di chi gli sta intorno…
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Agosto 30th, 2013 Riccardo Fucile
IL DECRETO RESUSCITA UNA VECCHIA TASSA CHE, SOMMATA ALL’IMPOSTA MUNICIPALE, SARA’ UNA VERA PATRIMONIALE SULLE SECONDE ABITAZIONI… E LA TASSA SARA’ PURE RETROATTVIVA, SI PAGHERA’ DA NOVEMBRE
Il conto dell’abolizione dell’Imu sulla prima casa lo pagheranno soprattutto i possessori di seconde abitazioni non affittate. Le case al mare o in montagna per intendersi.
La novità è passata quasi sottotraccia, ma il provvedimento a cui lavora il governo è molto chiaro.
E, paradossalmente, riporta le lancette indietro di due anni, reintruducendo una tassa soppressa proprio per fare posto all’Imu.
L’imposta sulla casa varata da Mario Monti inglobava tra le altre cose l’inclusione nell’imponibile Irpef del “reddito fondiario” per immobili non locati.
Cosa significa? Che, prima dell’Imu, il semplice possesso di un immobile – se non utilizzato come abitazione principale – era da considerare comunque come possibile fonte di reddito.
Un reddito presunto, ma pur sempre reddito. Principio, questo, superato dall’introduzione dell’Imu.
E la nuova imposta aveva inglobato quella vecchia.
Tasse più alte per eliminare l’Imu.
Ora però tutto torna come prima e la “casetta al mare” costerà molto cara. Già da questo autunno, quando – Imu o non Imu – i possessori dovranno aggiungere alla propria dichiarazione dei redditi anche questa voce.
Nei fatti, niente di più di un aumento di tasse. La platea dei destinatari è in realtà molto più ampia dei semplici proprietari di abitazioni destinate alle vacanze.
Ad essere colpite sono tecnicamente tutte le case acquistate e non adibite ad abitazione principale.
È il caso di appartamenti in attesa di essere locati, o utilizzati come alloggio temporaneo senza residenza, o occupati da familiari. O, appunto, le cosiddette case-vacanze.
Quanto peserà questa norma per i contribuenti?
I conti li ha fatti il Corriere della Sera. “Ipotizzando un immobile con rendita catastale da 1000 euro con la nuova norma norma se viene dato in uso a un figlio sarà imponibile ai fini Irpef per 525 euro; se la casa è a disposizione l’imponibile salirà a 698 euro”.
Il reddito fondiario è calcolato infatti partendo dalla rendita, la cui metà viene rivalutata del 5% in caso “se l’abitazione è residenza di un familiare o di un comproprietario”, e ulteriormente maggiorata del 33,3% se tenuto a disposizione (come le case per le vacanze)
Il nuovo balzello (anche se più che di nuova imposta si tratta come detto di una maggiorazione di imposta esistente), diverrebbe così stabile anche negli anni a venire, con l’arrivo della Service Tax.
Raddoppiando di fatto l’imposizione.
Una stangata da 1,3 miliardi di euro.
Per il governo, la nuova norma dovrebbe valere tra il miliardo e il miliardo e mezzo.
Non un importo esiguo se si pensa che la “manovra” Imu vale circa 3 miliardi. Il provvedimento nelle intenzioni del governo serviva a bilanciare la deducibilità Imu per imprese su Ires e Irpef, ma nei fatti trattandosi di un pacchetto complessivo è arbitrario ricondurre singole coperture a singole misure adottate.
La reintroduzione del reddito a fini Irpef era nelle carte delle nove ipotesi messe a punto da Fabrizio Saccomanni per risolvere il nodo dell’imposta.
Nella numero 4 il Tesoro, utilizzando la semplice rendita catastale, al 100%, e non il reddito fondiario, aveva stimato in 1.964 milioni di euro le risorse così reperibili.
Visto che il nuovo testo parla di reddito, il nuovo salvadanaio varrebbe secondo le stime de Il Sole 24 Ore circa 1,6 miliardi di euro, circa 800 milioni di euro se se ne considera solo il 50% come prevede la norma.
Sommate le addizionali regionali e comunali si arriva “a sfiorare il miliardo di euro”. La platea di abitazioni colpite è di circa 6,55 milioni di immobili
Le contraddizioni del governo.
Cattiva notizia per i proprietari a parte, la norma cozza poi con almeno due annunci solenni sentiti ieri al termine del consiglio dei ministri.
Il primo, quello di Alfano, che la cancellazione dell’imu sia stata raggiunta “senza aumentare le tasse”.
E in questo caso, le tasse aumentano, eccome.
Il secondo, del presidente del consiglio Letta, che ha benedetto la nuova Service Tax come una imposta che non colpisce più il semplice possesso della prima casa, ma “l’utilizzo dei servizi”.
Il ripristino dell’inclusione Irpef del reddito fondiario è in tutto e per tutto un aggravio di natura patrimoniale. E il semplice possesso, costa.
(da “Huffintonpost”)
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Agosto 30th, 2013 Riccardo Fucile
IL GIOCO DELLE TRE CARTE: LE COPERTURE NON CI SONO, LA NUOVA SERVICE TAX SI ANNUNCIA PESANTISSIMA
Forse è il caso, visto il livello della propaganda sul tema, di fissare alcuni punti sulla questione
Imu prima casa e i reali contenuti del decreto approvato ieri: i punti oscuri, come vedremo, sono più d’uno.
Abolizione?
Non proprio. Il decreto abolisce solo la rata di giugno e sostiene che esiste un “accordo politico” per cancellare anche la seconda, quella di dicembre, sulla prima casa e su terreni e fabbricati agricoli.
Per questi ultimi, peraltro, si tratta di un’abolizione parziale: questo tipo di patrimonio tornerà a pesare sull’Irpef fondiaria per il 50 per cento.
L’abolizione, per di più, vale solo per il 2013: l’anno prossimo arriverà una service tax che dovrebbe all’ingrosso avere il gettito dell’Imu (ve ne parliamo più avanti).
Nel frattempo, però, i Comuni potranno approvare i loro bilanci di previsione solo tra qualche mese.
Le imprese? Promesse
Niente da fare per i capannoni industriali: pagheranno l’Imu. La promessa è che l’imposta dall’anno prossimo sarà deducibile al 50 per cento dal reddito d’impresa (ma non dall’Irap, che si paga anche se l’azienda chiude il bilancio in perdita).
Coperture farlocche
Per finanziare l’abolizione dell’Imu, i fondi per la cassa integrazione e il “piano casa” sono indicate misure abbastanza aleatorie e per di più una tantum: tagli di spesa intermedia dei ministeri che andranno indicati dal Tesoro e, soprattutto, la partita di giro dei debiti commerciali della Pubblica amministrazione.
In sostanza, quando scattano i pagamenti, una parte di quei soldi torna indietro sotto forma di Iva: questi maggiori introiti servono appunto a eliminare la rata Imu di giugno.
Di più: siccome i soldi non bastavano, il ministeo del Tesoro Fabrizio Saccomanni ha autorizzato la spesa di altri 10 miliardi oltre ai venti già stanziati.
Ovviamente se, come in parte sta accadendo, ci fossero ritardi e difficoltà nei pagamenti, questo non potrebbe non avere effetti sui conti pubblici.
Condono ai furbetti delle slot
L’ultima fonte di finanziamento per l’operazione spot è una sanatoria per chi sia stato condannato in primo grado dalla Corte dei conti per fatti iniziati prima del dicembre 2005.
Messa così è incomprensibile, ma si tratta di un favore alle società concessionarie dei giochi.
Vicenda annosa: la magistratura contabile contestò ad una decina di aziende proprietarie delle slot machine un’evasione miliardaria; dopo una lunga querelle la condanna in primo grado ha quantificato il danno in due miliardi e mezzo circa.
Ora, grazie a Enrico Letta, potranno chiudere il tutto pagando il 25 per cento entro il 15 novembre: all’ingrosso, per loro, si tratta di 620 milioni.
Regalo a banche e costruttori
Il Piano casa voluto dal ministro Maurizio Lupi (Pdl) contiene anche una misura che farà piacere ai nostri istituti di credito: Cassa depositi e prestiti potrà acquistare obbligazioni bancarie emesse dalle banche cartolarizzando i crediti da mutui garantiti da ipoteca su immobili residenziali”. Tutta roba il cui valore è in caduta libera.
Ai costruttori, invece, è stato regalata l’esenzione Imu sull’invenduto.
Inquilini a rischio service tax
Si chiamerà Taser, pare, come le pistole che danno la scossa elettrica, e sarà una tassa sui servizi comunali.
Sarà in vigore dal 2014 e ingloberà tanto l’Imu che la Tares, cioè i pagamenti su rifiuti e servizi comunali (verde pubblico, trasporti, etc): verrà calcolata in base ai metri quadrati o alle rendite catastali, come l’Imu, e la pagheranno tanto i proprietari che gli inquilini.
Sarà meno cara? È lecito dubitarne: al momento non ci sono coperture strutturali per diminuire il gettito — che all’ingrosso dovrebbe aggirarsi sui 30 miliardi di euro tutto compreso — e ieri il sottosegretario Pier Paolo Baretta (Pd) ha parlato di uno stanziamento di 2 miliardi per evitare effetti devastanti sugli affittuari (le associazioni già protestano, ricordando che la stragrande maggioranza degli inquilini ha redditi che non superano i trentamila euro l’anno).
Per di più, ai comuni — che saranno i veri titolari dell’imposta — viene concesso di aumentare le aliquote per coprire interamente i costi dei servizi.
Ad oggi, insomma, Taser, Imu e Tares sono solo i nomi delle tre carte con cui sta giocando il banco.
La Chiesa non paga
Enrico Letta l’ha detto chiaramente, per lo più ignorato dai media: il no profit sarà esentato dalla nuova Taser.
Questo vuol dire che il regolamento faticosamente varato da Monti per far pagare l’Imu, ad esempio, a scuole e alberghi privati — in gran parte di enti ecclesiastici — evitando pure una multa al-l’Italia per aiuti di stato illegali non sarà rispettato.
Visto che anche quest’anno il no profit “commerciale” s’è salvato per una serie di ritardi nell’applicazione della legge Monti, si può tranquillamente dire che la Chiesa è eternamente esente dall’imposta.
Il rischio Tares a Natale
Nessuno lo dice, ma i sindaci potranno far entrare in vigore la nuova pesante tariffa su rifiuti e servizi già a dicembre.
Una nuova, piccola tassa
Nonostante l’enfasi di Alfano sul decreto tax free, una ce n’è: per finanziare la parte sugli esodati viene infatti diminuita la quota scaricabile delle assicurazioni su vita e infortuni. E questo implica una aumento delle tasse da pagare.
Marco Palombi
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 29th, 2013 Riccardo Fucile
LA CISL: “E’ UNA PRESA IN GIRO, TOLGONO UNA TASSA NAZIONALE E LA FANNO DIVENTARE LOCALE COME UNA PARTITA DI GIRO”
Si susseguono le reazioni alla decisione del governo di abolire l’Imu e procedere verso la Service
Tax.
Tra i primi a salire sulle barricate ci sono gli inquilini, preoccupati dal fatto che il nuovo balzello sarà anche a carico di chi è in affitto in una casa non di sua proprietà .
La stima prudenziale è che dal prossimo anno “rischia di abbattersi una stangata media da circa 1000 euro sugli inquilini. Non è ancora chiaro nei dettagli il meccanismo, ma è evidente che, a partire dal 2014, saranno a carico degli inquilini la maggior parte degli oneri relativi alla nuova tassa che, di fatto, anche negli importi, sostituirà sostanzialmente l’Imu oggi pagata dai proprietari”.
Walter de Cesaris, segretario nazionale Unione inquilini, aggiunge: “Il governo fa finta di non sapere che l’80% degli inquilini ha un reddito lordo inferiore ai 30 mila euro, che già oggi il 90% delle circa 70.000 sentenze annue di sfratto sono per morosità e che in Italia sono 650 mila le famiglie che hanno diritto ad una casa popolare avendone i requisiti certificati dai Comuni. In tale contesto, la sostanza è, pertanto, uno spostamento di imposizione fiscale dalla proprietà agli inquilini”.
Pesanti critiche sono state sollevate anche da Raffaele Bonanni della Cisl: “Il discorso che fa il governo non fa una piega, questa tassa la leviamo noi e la portiamo in mano ai comuni. E’ una partita di giro però, togliamo la tassa nazionale e la metteremo localmente”, ha aggiunto.
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