Settembre 15th, 2011 Riccardo Fucile
LA MAGGIORANZA DEGLI ITALIANI VORREBBE UN GOVERNO ISTITUZIONALE… I PARTITI: PD 27,5%, IDV 6%, SEL 7,5%, PDL 26,5%, LEGA 9%, UDC 7%, FLI 3,5%, API 2%….A FAVORE DEL GOVERNO TECNICO IL 44% DEGLI ELETTORI, CONTRO IL 29%, SENZA OPINIONE IL 27%
Berlusconi e il suo governo raggiungono (in discesa) livelli di fiducia “imbarazzanti” nel
sondaggio mensile di Ipr Marketing, mentre le intenzioni di voto sono decisamente a favore del centrosinistra e gli italiani dimostrano di apprezzare l’idea di un governo istituzionale per uscire dalla crisi e condurre il Paese a nuove elezioni.Il premier, dunque, perde 5 punti e crolla a quota 24 interpellati su 100 che dicono di avere molta o abbastanza fiducia in lui, mentre 64 affermano di averne “poca o nessuna” e 12 non si esprimono.
Il suo esecutivo raccoglie un misero 19 di “fiduciosi” (contro 66 negativi e 16 indecisi).
Siamo ai livelli in cui gli anglosassoni (che i sondaggi li hanno inventati) dicono
che non c’è “sopravvivenza” politica del soggetto “sondato”.
La caduta libera di Berlusconi, iniziata nel luglio del 2009 quando per la prima volta è sceso sotto quota 50% è davvero impressionante.
In due anni ha perso 26 punti e ne ha lasciati 38 sul suo massimo di 62 raggiunto nell’ottobre del 2008.
La caduta ha più o meno lo stesso andamento: 36 punti in meno rispetto al top di 55 raggiunto nel giugno del 2008.
Il calo della fiducia si traduce anche in un dato interessante sulle intenzioni di voto.
Il centrosinistra raggiunge quota 44% con un vantaggio di 6 punti e mezzo sul centrodestra (37,5%) con il terzo polo fermo al 13%.
A giugno, Ipr Marketing stimava il divario in 3 punti e mezzo (42,5% a 39%). Un’estate disastrosa, dunque, per il Cavaliere.
Per la prima volta, infine, questo mese, Ipr ha posto al suo campione (lo scorso 13 settembre) una domanda sull’ipotesi di un governo istituzionale formato dai rappresentanti di maggioranza e opposizione: il 44% degli elettori (63% di quelli di centrosinistra e 19% di quelli del centrodestra) ha detto di essere favorevole, il 29% (12% del centrosinistra, 57% del centrodestra) è contrario e il 27% (centrosinistra e centrodestra si equivalgono intorno al 25%) non ha un’opinione. Il 90% degli elettori del Terzo Polo è decisamente contrario a questa ipotesi.
A quota 24 interpellati su 100 che esprimono “molta” o “abbastanza” fiducia nel premier, siamo praticamente al di sotto dello zoccolo duro dei suoi stessi elettori che, secondo il sondaggio (fra Pdl, Lega e altri di centrodestra) dovrebbero essere il 37,5% del totale.
Come dire, con un ragionamento arbitrario ma tecnicamente plausibile, che neppure tutti gli elettori del Pdl (26,5%) hanno fiducia nel loro leader e che ipoteticamente, neppure un elettore della Lega Nord ha fiducia in Berlusconi.
Insomma, un disastro che peggiora ancora se si guardano i dati sull’esecutivo.
Un governo democraticamente eletto in un Paese civile dovrebbe avere di default un tasso di fiducia superiore.
Per fare un paragone numerico, alle ultime elezioni politiche (2008) il 19 per cento dei voti validi corrispondeva a circa 7 milioni di suffragi (grosso modo la somma di Lega Nord, Idv, Udc e La Destra) su un totale di 35 milioni di persone che si erano espresse.
Intenzioni di voto.
In tre mesi (e nonostante l’effetto negativo sul Pd del caso Penati) il centrosinistra ha scavato un solco di 6,5 punti sull’attuale maggioranza. Il Pd, infatti scende dal 27,5% del 12 giugno al 27% del 13 settembre, ma l’Idv guadagna un punto e mezzo (è al 6%) e il Sel cresce dal 6,5% al 7,5%. Calo dei Verdi (dall1,5% al’1%) fermi radicali e socialisti.
Nel centrodestra continua la discesa del Pdl (dal 27,5 al 26,5) e della Lega che lascia sul terreno un altro mezzo punto collocandosi al 9%, A primavera era sopra il 12%. Gli altri di centrodestra sono fermi al 2%.
Il Terzo Polo è sempre al 13% con l’Udc al 7%, l’Fli al 3,5%, Alleanza per l’Italia al 2% e Mpa allo 0,5%, tutti esattamente sulle stesse posizioni di giugno.
Massimo Razzi
(da “La Repubblica“)
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Giugno 17th, 2011 Riccardo Fucile
A BARI SCATTA UNA DENUNCIA A CARICO DEL SEN. PEDICA E DELL’ON. ZAZZERA DA PARTE DI UNA DONNA CHE PARLA DEI RICATTI SUBITI…LA DENUNCIA PRESENTATA DAL RESPONSABILE PUGLIESE IDV DELL’OSSERVATORIO SULLA LEGALITA’
La storia che emerge è un misto di sesso e politica, segreti e fragilità umane. 
Uno scenario tutto da dimostrare, naturalmente, al centro del quale si trova C. M., una donna di 31 anni che Cagnazzo incontra nell’aprile 2010 negli uffici baresi dell’Italia dei Valori.
“Dopo alcune frequentazioni”, scrive nella denuncia, “mi accorsi del fatto che versava in uno stato di non indifferente alterazione emotiva”, tant’è che in seguito, acquisita maggiore familiarità , “mi confidava di essere stata vittima di insistenti avances e ricatti da parte del senatore della Repubblica Stefano Pedica e del deputato Pierfelice Zazzera, entrambi iscritti all’Idv”. Personaggi non secondari. Zazzera, 43 anni, all’epoca dei fatti era parlamentare Idv e coordinatore regionale del partito in Puglia.
Mentre il senatore Pedica, 53 anni, ha una storia che parte dalla Democrazia cristiana, continua nell’Udr di Francesco Cossiga, e sfocia dopo la fondazione del Movimento cristiano democratici europei nel partito dipietrista.
“La stessa M.”, scrive Cagnazzo, “mi riferiva che, avendo partecipato in qualità di simpatizzante a diversi dibattiti e conferenze, aveva conosciuto entrambi gli esponenti”.
E che tutti e due avrebbero iniziato, in tempi diversi, “a compulsarla con insistenti inviti e richieste di appuntamenti al di fuori dell’ordinaria attività politica”.
L’intenzione della donna (“Laureata in giurisprudenza e inoccupata”) nell’accettare una serie di inviti, è a detta di Cagnazzo “comprendere se ci fossero opportunità di lavoro”.
Tant’è che Zazzera, “avendone carpito lo stato di necessità (…) continuò a tempestarla di telefonate e sms con ripetuti inviti a incontri clandestini”, svoltisi all’hotel A. di Massafra (Taranto) “dal maggio 2009 all’ottobre 2009”.
Circostanze, recita la denuncia, che “si possono evincere benissimo dai registripresenze del suddetto albergo”, e che comprenderebbero la promessa di Zazzera a M. “di farle ottenere un posto di lavoro presso l’ufficio legislativo del Parlamento “.
In cambio, si legge, l’onorevole “chiedeva favori sessuali”, e M., “per quanto mi ha riferito, proprio perchè versava in gravi difficoltà (…) accettò di accondiscendere alle richieste”.
In questo contesto, dunque, va ambientata la seconda parte della vicenda.
A un certo punto, Cagnazzo racconta che Zazzera avrebbe invitato “M. a Roma presso il proprio alloggio privato dicendole che era necessaria la presenza di lei, sia perchè consegnasse il curriculum, sia per sottoscrivere (…) documenti finalizzati a perfezionare un rapporto di lavoro”.
L’onorevole, anche in quei giorni, avrebbe chiesto alla donna “insistentemente prestazioni sessuali, promettendole in cambio il proprio definitivo interessamento per la stipula di un contratto”.
Dopodichè, scrive Cagnazzo, “M., per quanto mi ha riferito, accettò di avere ancora un rapporto sessuale”.
Sentendosi però precisare da Zazzera che, “se avesse voluto guadagnare definitivamente il ruolo, avrebbe dovuto dedicare le medesime attenzioni sessuali al senatore Pedica”; il quale, “secondo quanto disse Zazzera, avrebbe anche lui messo la buona parola”.
Il resto è presto sintetizzato.
Pedica, denuncia Cagnazzo, avrebbe raggiunto la donna all’hotel M. di Brindisi.
Un incontro in cui “il senatore disse che per avere determinati benefici, avrebbe dovuto avere rapporti sessuali con lui”.
Da parte sua, si legge nella denuncia, “M. accettò ed ebbe, nel dicembre 2009, un rapporto sessuale con il senatore”. E sarebbe stato il preludio di un ulteriore appuntamento, “sempre a fini sessuali, nel gennaio 2010”.
Finchè, “constatando che nulla si muoveva sul fronte del lavoro, M. interruppe i rapporti anche telefonici con i due”.
Scoprendo in seguito, “con somma sorpresa, di risultare tra i candidati alle elezioni regionali 2010 per la Puglia, nella lista Idv, pur non avendo mai proposto nè tantomento accettato la propria candidatura”.
Per quest’ultimo aspetto, riferisce Cagnazzo assistito dall’avvocato Renato Bucci, la signora “mi disse di essersi rivolta a un legale”.
E sempre Cagnazzo, a seguito di questa vicenda, dichiara di essersi autosospeso da responsabile dell’Osservatorio Idv pugliese sulla legalità : “Cosa che avvenne nel maggio 2010”.
Ora tocca agli inquirenti il non facile compito di scoprire che cosa sia veritiero, e cosa eventualmente no, in questa brutta vicenda.
Una verifica che, per evidenti ragioni, si spera avvenga al più presto.
Riccardo Bocca
(da “L’Espresso“)
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Maggio 11th, 2011 Riccardo Fucile
IL PARLAMENTO EUROPEO CONCEDE L’IMMUNITA’ ALL’EX PM IN UNA CAUSA DI DIFFAMAZIONE INTENTATA CONTRO DI LUI DA MASTELLA… LA STRANA COERENZA DI CHI PREDICA BENE E POI RAZZOLA MALE
Via libera all’immunità parlamentare per Luigi de Magistris.
La sessione plenaria del Parlamento europeo ha approvato la richiesta dell’eurodeputato dell’Idv, per usufruire dell’immunità parlamentare nella causa per diffamazione che gli è stata intentata da Clemente Mastella, anche lui eurodeputato (Udeur/Ppe) e come de Magistris in corsa per la poltrona di sindaco di Napoli.
L’approvazione è stata a larga maggioranza per alzata di mano.
De Magistris non era presente a Strasburgo.
L’11 aprile scorso la commissione giuridica aveva dato parere positivo a favore di de Magistris.
Nel dicembre 2009 Mastella aveva incaricato i suoi legali di agire contro de Magistris per il risarcimento dei «gravissimi danni subiti in ragione dell’operato dell’ex pm di Catanzaro» nella gestione «dell’inchiesta giudiziaria Why Not». All’epoca Mastella aveva chiesto un risarcimento di un milione di euro.
Ironico il commento di Clemente Mastella: «L’ex pm, invece di esercitarsi nell’insulto gratuito, invece di attaccare il Cavaliere, dovrebbe ringraziarlo pubblicamente. Quando Berlusconi verrà a Napoli, de Magistris dovrà farsi trovare in prima fila ad applaudirlo, per dirgli: grazie di cuore . Oggi, infatti, con i voti determinanti dei parlamentari del Partito popolare europeo, l’Asssemblea di Stasburgo ha votato ed approvato la sua richiesta di immunità parlamentare, richiesta avanzata dall’ex Pm per sfuggire ad una mia querela, dopo che l’inchiesta Why Not si e’ rivelata una bufala, uno stratagemma per fare carriera politica».
«L’ex pm continua a scappare ed a farsi scudo dell’immunità di parlamentare europeo – continua Mastella – la stessa immunità che lui ed i suoi amici di partito continuano a condannare come un intollerabile privilegio. Complimenti, complimenti davvero per una così bella faccia tosta. Un chiaro esempio di doppia morale, che gli elettori sapranno sicuramente apprezzare».
Luigi de Magistris, candidato sindaco a Napoli, commenta così l’ok dell’europarlamento all’immunità : «Ad aprile la commissione giuridica ha dato parere positivo, oggi lo stesso parere è stato dato dal Parlamento europeo. Niente è cambiato e non ho intenzione di farmi trascinare in qualsiasi triviale gazzarra pre elettorale. Del resto, ho già detto che non ho mai usufruito di scudi e immunità nei procedimenti penali, e nelle cause civili, con le quali mi viene richiesto un risarcimento economico per le opinioni da me espresse, ho semplicemente fatto ricorso ad un diritto stabilito dalla Costituzione e dalla normativa europea. Le opinioni dei parlamentari sono insindacabili, come è giusto che sia e come ha confermato il Parlamento Ue».
Resta il fatto che lui e l’Idv in Italia sono contro la Casta e contro l’immunità , mentre a Strasburgo l’ex pm chiede e ottiene, per giunta con i voti del Pdl, lo scudo europeo in una causa di diffamazione.
Avrebbe fatto meglio per coerenza a farsi processare: la dignità per noi non ha prezzo.
Forse per lui sì.
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Aprile 27th, 2011 Riccardo Fucile
LA COALIZIONE DI CENTROSINISTRA SALE AL 44%, QUELLA DI CENTRODESTRA E’ AL 41%, IL TERZO POLO INTORNO AL 15%… AL SENATO SAREBBE DETERMINANTE IL TERZO POLO: SENZA IL SUO APPORTO NON GOVERNA NESSUNO
Un centrodestra indebolito.
Un centrosinistra solo apparentemente tonico.
Un terzo polo che per ora non sfonda ma ha i numeri per essere l’ago della bilancia al Senato.
Questo è il quadro sintetico degli orientamenti politici rilevati dal sondaggio Cise-Sole 24 Ore.
Il Pdl e il centrodestra
Il Pdl non è in buone condizioni. Il suo crollo è evidente.
La stima del 28,6% di questo sondaggio è lontana dal 37,4% dei voti ottenuti nelle politiche del 2008.
Eppure, nonostante tutto quello che è successo da allora (crisi economica, scandali, scissione di Fli), è ancora, seppur per poco, il primo partito del paese.
In questa fase tutti i sondaggi ci danno dei dati “freddi”, destinati a cambiare nel momento in cui si surriscalda la campagna elettorale.
La Lega Nord è stabilmente sopra il 10%, inferiore però a quel 13% di cui era accreditata qualche mese fa e la sua forza non compensa la debolezza del Pdl.
Per questo la coalizione soffre.
Tra elettorato leghista e elettorato del Pdl esiste un interscambio di voti ma è solo parziale perchè la Lega non è presente dovunque.
Una quota di elettori del Pdl stanno “tra color che son sospesi”.
Delusi dal Cavaliere ma ancora in cerca di “asilo politico”.
Sono i potenziali astenuti.
Il Pd e il centrosinistra
Il Pd è in convalescenza.
Sia il Pd che il Pdl hanno toccato il loro massimo nel 2008.
Poi sono scesi entrambi.
Il Pd ha registrato il livello più basso di consensi nelle europee del 2009 con il 26,1%. Poi ha cominciato una lenta risalita che viene confermata da questo sondaggio che lo dà al 27,8 %.
È un dato di fatto che al declino del maggior partito di governo non corrisponde una crescita significativa del maggior partito di opposizione.
ll Pd ha molti problemi.
Uno è quello di avere due concorrenti agguerriti all’interno del suo bacino elettorale: la Sel e l’Idv.
Anche questo sondaggio conferma il buon stato di salute di questi due partiti. In particolare va sottolineata la performance della Sel.
Vendola in poco tempo è riuscito a dar corpo ad un partito che oggi è al quarto posto tra i partiti italiani in termini di consensi elettorali.
Mai nella storia del paese il maggior partito della sinistra (Pci, Pds, Ds, Pd) ha dovuto fare i conti con una formazione così forte alla sua sinistra.
Il risultato della Sel e dell’Idv, sommato a quello di altre formazioni minori, spiega il sorpasso di questo schieramento su quello di Berlusconi emerso già in altre rilevazioni.
Il centrosinistra sembra aver conquistato stabilmente “quota 40”.
Questa è la condizione necessaria per vincere alla Camera.
Ma non è sufficiente perchè il dato è solo virtuale e può nascondere una grande illusione.
Il centrosinistra è ancora a una cosa vaga.
Non c’è una coalizione, non c’è un leader, non c’è un programma.
In più gli elettorati dei partiti del centrosinistra si sommano male.
Ci vorrebbe un forte collante ideologico o personale per tenerli insieme.
Nel 2006 i sondaggi stimavano un vantaggio di 7 punti a favore del centrosinistra ed è finita che Prodi ha vinto per 24.000 voti.
Nonostante il sorpasso il Pd è senza una strategia vincente.
Una alleanza di tutti contro Berlusconi non la vogliono i partiti di centro.
Una alleanza Pd-partiti di centro senza la sinistra non la vogliono gli elettori del Pd.
I dati di questo sondaggio dicono inequivocabilmente che una alleanza simile sarebbe un suicidio per il Pd.
Perderebbe tra il 30 e il 40% del suo elettorato a favore della Sel e dell’Idv.
Il Centro e il Senato
Il terzo polo sembra essersi stabilizzato sopra il 14% dei consensi.
Questo è il risultato di vari fattori.
La crescita dell’Udc. La presenza di Fli. L’esistenza di una area moderata di centro alla ricerca di una alternativa ai due poli maggiori.
Il partito di Casini ha recuperato i livelli di consenso che aveva prima del divorzio da Berlusconi nel 2008.
A dargli man forte è arrivato Fli di Fini.
Il suo attuale 4,6 % non è molto, ma sommato ai voti dell’Udc (e a quelli di Rutelli) consente al terzo polo di superare l’8% che è la soglia di sbarramento per avere seggi al Senato.
E se la tendenza venisse confermata dagli indecisi, il bacino di voti potenziali di Fini e Casini può arrivare anche oltre il 20-22%.
Ma c’è di più.
Nel voto alle coalizioni la percentuale del terzo polo è salita già al 14,7%.
Questa è la novità che occorre registrare.
Al momento con i dati a disposizione l’unica spiegazione plausibile è che una parte significativa dei delusi del centrodestra sta prendendo in considerazione il polo di centro come alternativa possibile.
Sono gli esuli in cerca di asilo politico.
Questo fenomeno apre uno scenario nuovo.
Con un terzo polo competitivo centrodestra o centrosinistra potranno vincere alla Camera ma non al Senato.
Quindi il polo di centro diventerà determinante per la formazione di qualunque governo.
I partiti di centro potranno presentarsi agli elettori come quelli che possono costringere Berlusconi a fare un passo indietro senza il rischio di favorire una vittoria dei “comunisti-giustizialisti”.
Questo è il loro obbiettivo di breve termine.
In questo scenario non c’è posto per una alleanza con il Pd.
Il solo rischio che corrono è quello di una riforma della legge elettorale del Senato che li privi del loro ruolo.
Berlusconi ci sta pensando, barando al gioco come suo costume.
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Aprile 25th, 2011 Riccardo Fucile
CI SONO ANCHE EX MINISTRI RINVIATI A GIUDIZIO E SINDACI SOTTO INCHIESTA…I CASI DE SIMONE, MATACENA, NONNO, MASTELLA, DE MAGISTRIS, LETTIERI, DE LUCA, DAMIANO, CINQUE
Altro che liste pulite.
A setacciare le candidature delle amministrative in Campania scovi di tutto: arrestati per collusioni con la camorra, indagati per riciclaggio, ex ministri rinviati a giudizio, sindaci che collezionano inchieste e processi come fossero tappi di birra.
E sullo sfondo le moine di sempre, di chi a parole censura l’arrivo di quei voti e nei fatti se ne servirà : io non sapevo, io mi dissocio, se vinco grazie a lui mi dimetto.
Lo disse anche il Governatore Stefano Caldoro l’anno scorso, quando gli infilarono di soppiatto in una lista alleata un condannato in primo grado per camorra, che peraltro è stato pure eletto e tra poco potrebbe essere reintegrato in consiglio regionale.
Senza che nessuna testa sia saltata.
Da chi cominciamo?
Il caso del momento è la presenza di Achille De Simone, consigliere comunale uscente, come capolista di Alleanza di Centro, una delle 11 liste a sostegno del candidato sindaco Pdl di Napoli Gianni Lettieri.
Il Gip Antonella Terzi nell’ordinarne l’arresto il 26 novembre del 2009 commentò così la partecipazione di De Simone a un incontro in cui una donna del clan Sarno minacciava l’animatore di un movimento antiracket: “Autentico raccapriccio, è forse l’episodio più intriso di mentalità malavitosa, inquinato dal concorrente apporto dell’inqualificabile De Simone”. Inqualificabile per il giudice, ma non incandidabile per la politica napoletana. Anche se Lettieri ne ha preso le distanze, invitandolo a ritirarsi e annunciando di essere sin da ora dimissionario se i voti di De Simone saranno determinanti per la sua elezione. Pionati, il capo dell’Adc, ha definito il suo inserimento in lista “un errore di distrazione”. Mannaggia.
Ma non è l’unica candidatura che fa discutere.
Nel Pdl di Napoli è in corsa Maurizio Matacena, commercialista, indagato per riciclaggio in concorso col senatore e sindaco Pdl di Afragola Vincenzo Nespoli, per il quale pende un’ordinanza di arresto fermata dal Parlamento. Matacena è accusato di aver fatto sparire circa 300mila euro nell’ambito delle indagini sulla bancarotta fraudolenta degli istituti di vigilanza riconducibili a Nespoli e sul dirottamento dei loro fondi verso alcune speculazioni immobiliari di Afragola.
Nella lista azzurra c’è pure Marco Nonno, consigliere uscente An.
à‰ imputato per concorso in devastazione, per aver coordinato la guerriglia urbana che impedì la riapertura della discarica di Pianura.
Vicenda per la quale ha trascorso 13 mesi agli arresti, tra carcere e domiciliari. In questi giorni Nonno ha presentato un libro dove racconta la sua versione su Pianura.
È un collezionista di armi antiche e il suo manifesto elettorale lo ritrae con l’elmetto in testa. “Per Pianura — spiega — ho combattuto”.
Qualche problemino giudiziario lo hanno anche alcuni candidati sindaci.
Clemente Mastella (Popolari-Udeur) è fresco di rinvio a giudizio per la compravendita della casa di Largo Arenula a Roma, immobile che era nella disponibilità dell’Udeur (ospitava la redazione de Il Campanile) ma che attraverso un tortuoso giro di cessioni azionarie è stato intestato ai suoi figli. L’ex Guardasigilli è stato però assolto dalle accuse di associazione per delinquere: il giudice ha detto no al teorema partito-clan.
Luigi De Magistris (Idv-Federazione della Sinistra) ha una richiesta di rinvio a giudizio a Roma per alcune presunte anomalie sulla gestione dei tabulati telefonici nel corso delle inchieste condotte dai pm a Catanzaro.
Ma va ricordato che per simili anomalie Genchi è già stato assolto.
Peraltro, non si tratta di reati comuni o a scopo di lucro ma contestati per via delle legge Boato del 2003, che si presta a varie interpretazioni.
De Magistris poi è stato assolto poche settimane fa a Salerno da una fastidiosa accusa di omissione d’atti d’ufficio per l’accusa — caduta — di non aver indagato a dovere su una denuncia.
C’è poi Lettieri (Pdl), che è sotto processo a Salerno per truffa e falso per la delocalizzazione in zona Asi di una delle sue aziende, la Manifatture Cotoniere Meridionali di Salerno. Prossima udienza, 7 giugno.
La prescrizione è vicinissima: i fatti risalgono alla prima metà degli anni 2000.
In caso di vittoria di Lettieri a Napoli e del Pd Vincenzo De Luca a Salerno, si realizzerebbe una singolare coincidenza: due sindaci di due città capoluogo della Campania, imputati nello stesso dibattimento e per lo stesso fatto.
De Luca il regista della variante urbanistica ritenuta illegittima, Lettieri l’utilizzatore finale, secondo la Procura.
De Luca, che si candida a un secondo mandato consecutivo (sarebbe il quarto negli ultimi 18 anni) deve difendersi in un secondo processo per un’altra variante, la trasformazione dell’ex Ideal Standard in un Parco Marino da realizzare con capitali emiliani.
Tra le accuse, quella di tentata concussione. Il dibattimento prosegue il 9 maggio. La prescrizione è vicina anche qui.
C’è pure una recente inchiesta del pm di Salerno Roberto Penna che contesta a De Luca il peculato per un incarico assegnato al suo fedelissimo dirigente Alberto Di Lorenzo.
Si tratta di una nomina firmata dal sindaco nella sua qualità di commissario governativo per la realizzazione del termovalorizzatore (ora non lo è più). L’inchiesta è praticamente finita, si attendono le determinazioni della Procura.
Torniamo a Mastella, un nome che ricorre quando si scrive di politica e inchieste giudiziarie.
A Benevento si candida al consiglio comunale l’assessore uscente Aldo Damiano.
Fa parte di una lista civica a sostegno del candidato sindaco Pd, l’uscente Fausto Pepe, sfiduciato in extremis per impedirgli di fare campagna elettorale da primo cittadino in carica.
Pochi giorni fa Damiano è stato raggiunto da un avviso concluse indagini per corruzione in concorso con il presidente del Palermo Maurizio Zamparini e con i coniugi Clemente e Sandra Mastella.
Secondo l’accusa, da assessore all’Urbanistica in quota Udeur nella giunta del 2006, Damiano avrebbe concesso corsie preferenziali non dovute alla realizzazione del centro commerciale ‘I Sanniti’, realizzato da Zamparini, nello stesso periodo in cui dal conto corrente dell’imprenditore friuliano della grande distribuzione partiva un bonifico di 50.000 euro per l’associazione culturale ‘Iside Nova’, presieduta dalla signora Mastella.
Per il pm quel bonifico era una tangente e Mastella ha parlato di ‘singolare coincidenza’ tra la notifica dell’avviso e l’ufficializzazione formale della sua candidatura a sindaco di Napoli.
Che però aveva annunciato con sei mesi di anticipo.
Ma il record di inchieste forse lo detiene Gennaro Cinque.
Il sindaco Pdl di Vico Equense si ricandida a dispetto di quattro richieste di rinvio a giudizio per reati che vanno dall’abuso d’ufficio all’omissione d’atti d’ufficio.
Più una quinta indagine — ma il fascicolo è ancora aperto — per omissione d’atti d’ufficio.
Vincenzo Iurillo
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 22nd, 2011 Riccardo Fucile
L’EX PM REPLICA: “MI HA RICATTATO PER DEI RIMBORSI SPESA”… LO STORICO: “L’IDV E’ UN PARTITO PERSONALE, GESTITO DA DI PIETRO CON UNA SCHIERA RISTRETTA DI AMICI E PARENTI: ECCO PERCHE’ POI ARRIVANO GLI SCILIPOTI”
L’Idv perde un altro pezzo. 
Nicola Tranfaglia, ex responsabile cultura del partito, lascia in aperta rottura con Antonio Di Pietro.
Lo storico ha accusato il leader dell’Italia dei Valori di avergli riservato un “trattamento discutibile” e di adottare metodi “che nulla hanno a che fare con il merito e la competenza, mentre Di Pietro ribatte sostenendo di essere stato ricattato.
“Ho in questo telefono un sms del buon Nicola Tranfaglia, a cui voglio bene e a cui rinnovo stima e affetto. Fino all’altro ieri — ricorda Di Pietro — mi diceva ‘senti, rinnovami il contratto’, perchè lui aveva un regolare contratto, ‘perchè altrimenti se non me lo rinnovi faccio un articolo in cui dico male di te’. Quando si scade al tentativo di ricatto, non si scende a compromessi. Pensa un po’ a 60 anni, dopo tutto quello che ho fatto, se mi faccio ricattare da Tranfaglia”.
Per lo storico la vicenda è andata diversamente.
“Un mese fa, come un fulmine a ciel sereno la tesoriera del partito, Silvana Mura, senza nessuna spiegazione mi ha comunicato che il presidente del partito d’accordo con lei, aveva deciso di sospendere a tempo indeterminato il mio esiguo rimborso spese mensile, per improvvise difficoltà economiche”, racconta Tranfaglia.
“Ho chiesto a Di Pietro le ragioni della scelta e mi ha detto testualmente: ‘E’ legittimo ma devo decidere’.
E, nel mese successivo, non mi ha detto più nulla”.
Non solo, aggiunge, l’ultimo colloquio avuto “è stato quasi grottesco: gli volevo spiegare la strategia culturale che avevo in mente per il partito, ma lui mi ha interrotto dicendomi che non era il caso di discuterne perchè non era quella una priorità e che a proposito di strategie lui non aveva niente da imparare, essendo l’unico uomo, insieme con Bossi, che aveva fondato un partito (si era dimenticato che la grande notorietà non se l’è guadagnata da solo ma è venuta a lui dalla clamorosa vicenda di Mani Pulite)”.
Sottolineando che “la questione economica è secondaria”, Tranfaglia racconta di aver ricevuto “pochi giorni fa una mail dall’onorevole Silvana Mura, che mi liquidava con le testuali parole: ‘Rimane inteso che la collaborazione con il partito è da intendersi definitivamente risolta. L’unica consolazione dopo questa esperienza negativa, è che non sono il primo nè l’unico ad aver avuto un trattamento discutibile da Di Pietro: i casi di Elio Veltri e di Giulietto Chiesa sono lì a dimostrarlo”, dice.
“Ora mi è chiaro il perchè sono stati scelti da Di Pietro personaggi come Scilipoti e De Gregorio”.
E sul suo profilo Facebook lo storico va oltre. “Purtroppo ho dovuto verificare come le speranze mie e dei simpatizzanti dell’Italia dei Valori fossero, a dir poco, eccessive e mal risposte. Ho conosciuto bene in questi anni il partito fondato da Di Pietro e ho dovuto constatare che, pur avendo al suo interno sinceri riformatori, è rimasto ahimè un partito troppo personale, o meglio un partito personale e familiare, governato con pugno di ferro dall’ex pm di Milano e da una schiera di amiche e parenti di ogni ordine e grado. Con criteri interni di governo, quel che è peggio, che nulla hanno a che fare con il merito individuale e la competenza e, tanto meno, con quella parità dei punti di partenza, che dovrebbe restare il sale di un partito politico moderno”.
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Marzo 15th, 2011 Riccardo Fucile
IL COMICO ACCUSA IL NEO CANDIDATO SINDACO DI NAPOLI DI AVER TRADITO IL MANDATO ELETTORALE….LA RISPOSTA: “È GUIDATO DA INTERESSI”…E VOLANO GLI STRACCI ANCHE A SINISTRA
Lo strappo tra i due ex sodali si è allargato, e ora pare irricucibile. 
Perchè ieri tra Beppe Grillo e Luigi de Magistris sono volati stracci, di quelli che lasciano segni duraturi.
Proprio tra loro, che nella primavera del 2009 sembravano voler costruire assieme qualcosa di nuovo a sinistra.
Un connubio per cui Grillo ha fatto mea culpa sul suo blog: “Di errori ne ho commessi molti e purtroppo ne commetterò altri. Uno dei più imbarazzanti è stato Luigi de Magistris, eurodeputato grazie (anche) ai voti del blog, eletto come indipendente, che subito dopo per coerenza si è iscritto a un partito (l’Italia dei Valori, ndr)”.
L’attacco iniziale di un lungo post intitolato: “Comprereste un voto usato da quest’uomo?”.
Sotto, un’immagine in funereo bianco e nero di de Magistris.
Nel testo, amarezza e sarcasmo: “Sulla sua attività europarlamentare tantissimi contavano, io per primo, per contrastare i fondi europei destinati alle mafie. In questi mesi è stato forse più presente sui giornali e in televisione che nei banchi di Bruxelles. Ah, la visibilità . Ah, la coerenza”.
Coerenza smarrita per strada, secondo Grillo, perchè de Magistris corre come candidato sindaco a Napoli, e quindi è pronto a lasciare il parlamento europeo. Contraddizione imperdonabile secondo l’artista genovese, che cita un’intervista dell’anno scorso di de Magistris al Fatto, in cui l’ex magistrato spiegava: “In politica c’è un valore che pochi ricordano, la coerenza. Ho fatto campagna elettorale in tutta Italia per dedicarmi ai temi dell’Europa. Lasciare il lavoro incompiuto non sarebbe un bel segnale”.
Grillo insomma semina critiche, peraltro non nuove.
Lo dimostra un post dell’aprile 2010, sempre su de Magistris: “L’obiettivo era di avere un eurodeputato a Bruxelles e non in televisione. Fare luce sui capitali mafiosi in Europa e sui finanziamenti europei in Italia. Un lavoro che fatto a tempo pieno non consentirebbe neppure di vedere la famiglia”.
Una censura dietro a cui c’era anche il timore di una possibile opa dell’ex magistrato sui grillini.
Ieri il comico ha rimproverato a de Magistris anche di non essersi autosospeso dall’Idv, dopo il rinvio a giudizio da parte del tribunale di Salerno per omissione di atti d’ufficio.
Autosospensione prevista dal codice etico del partito (come sottolineò un deputato dell’Idv, Antonio Borghesi) ma che de Magistris rifiutò, sostenendo: “E che facciamo, lasciamo che ogni denuncia blocchi l’attività di un politico? È un clamoroso errore giudiziario, i magistrati possono commettere errori”.
Una risposta “all’altezza di Berlusconi, ma anche di Mastella da Ceppaloni” sibila Grillo, che chiosa: “de Magistris ha richiesto alla presidenza dell’assemblea Ue di far valere l’immunità parlamentare contro la citazione per diffamazione di Mastella”.
Attaccato frontalmente, l’eurodeputato ha risposto su Affari italiani.it  : “Grillo usa lo stesso linguaggio del Giornale e di Libero, non ha interesse che la politica cambi. È evidente a tutti che la sua attività è in qualche modo guidata da ben noti gruppi imprenditoriali e della comunicazione che lavorano con lui. Vuole mantenere il suo marchio, ma non gli importa nulla che la politica funzioni”.
Una replica che evoca l’immagine di un Grillo etero-diretto, spesso adoperata dai detrattori dell’artista.
“Grillo ha deciso unilateralmente di rompere il rapporto di amicizia” continua de Magistris, che ribadisce di considerarlo “un grande comico e un italiano di valore, andato però fuori del seminato”.
Quindi, la difesa nel merito: “Mi accusa di tradimento, ma l’attività politica è fatta di emergenze. Mi sono candidato a sindaco di Napoli perchè la città sta sprofondando nel baratro. Ho avuto enormi sollecitazioni a candidarmi, anche da ambienti vicinissimi a Grillo”.
Nessun tradimento insomma, “perchè se volessi guadagnare di più starei in Europa. Invito Grillo a scendere dalle vacanze a cinque stelle e dalle sue abitazioni di lusso e a venire in piazza con noi”.
E il ricorso all’immunità ? de Magistris afferma: “Non me ne sono mai avvalso in nessun processo penale, e continuo a difendermi nei processi civili, amministrativi e penali. Mi difendo come Berlusconi? E’ Grillo che usa il linguaggio del Giornale”.
Luca De Carolis
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Febbraio 25th, 2011 Riccardo Fucile
DI PIETRO NON FA IN TEMPO A VOTARE E PROTESTA… IL SOTTOSEGRETARIO SE NE VA E IL GOVERNO E’ ASSENTE IN AULA: FINI ATTACCA “COSE MAI VISTE”… ESECUTIVO BATTUTO SU ORDINE DEL GIORNO DELL’UDC
L’Aula della Camera ha dato il via libera alla fiducia al maxiemendamento al dl
milleproroghe.
A favore hanno votato 309 deputati, 287 contro.
Alle 14 sono iniziate le dichiarazioni di voto sul provvedimento.
A partire dalle 18, il testo sarà già sul tavolo delle commissioni Affari costituzionali e Bilancio del Senato per consentire l’approdo e l’approvazione definitiva domani da parte dell’Aula di Palazzo Madama.
“Caro presidente, con la sua presidenza della Camera siamo in una situazione istituzionalmente insostenibile. C’è un contrasto tra la sua figura e quella di leader di partito”, ha detto il capogruppo del Pdl, Fabrizio Cicchitto a Gianfranco Fini che presiedeva l’aula durante il dibattito sul Milleproroghe. “Ne convengo – ha replicato ironicamente Fini – la situazione è istituzionalmente insostenibile”.
La maggioranza richiesta era di 299, i votanti sono stati 596.
I 309 voti che hanno approvato la fiducia sono inferiori alla metà più uno dei 630 deputati che rappresenta la soglia minima per la maggioranza.
Sono stati 34 i deputati assenti a vario titolo.
Singolare il caso del leader di IdV Antonio Di Pietro che non ha fatto a tempo a votare e che si è lamentato della velocità della votazione stessa.
Gli ha replicato il presidente di turno Rocco Buttiglione (Udc) facendogli osservare che dopo le due successive chiamate al voto, aveva invitato i ritardatari e comunque chi volesse votare a farlo prima della dichiarazione di chiusura del voto.
Poi il governorno è andato sotto su un ordine del giorno dell’Udc.
Momenti di tensione in Aula alla Camera nel corso della dichiarazioni di voto finali al Milleproroghe.
Nel momento in cui Antonio Di Pietro ha preso la parola, il rappresentante del governo, il sottosegretario Laura Ravetto, ha lasciato la seduta.
A quel punto, il presidente della Camera Gianfranco Fini blocca il leader dell’Idv: “non può proseguire, la seduta è sospesa fino a quando il governo non sarà presente in Aula”.
Alla ripresa dei lavori, pochi istanti dopo, Fini ha redarguito Ravetto che parlava al telefono, invitandola a sedersi: “E la prego di riferire al ministro dei Rapporti con il Parlamento – ha aggiunto Fini – che è senza precedenti quello che sta accadendo oggi”.
Successivamente, Di Pietro alza i toni definendo il governo italiano “come quello che sta a Tripoli”.
Nuovo intervento del presidente della Camera che lo bacchetta: “Non può essere consentito in quest’Aula di paragonare un governo democraticamente eletto, per quanto possa essere avversato, a una feroce e spietata dittatura come quella di Gheddafi. In giornate come queste, credo che utilizzare termini corrispondenti alla realtà sia un dovere per tutti”.
Biglietti del cinema più cari, fondi al 5 per mille, foglio rosa per i motorini, slittamento delle multe per le quote latte (ma con meno fondi).
Fino all’ultima novità arrivata in nottata alla Camera: dal primo aprile salta il divieto di incroci tv-stampa, tranne un decreto che proroghi la misura che potrebbe essere deciso dal Presidente del Consiglio.
Nonostante i tagli della Camera, dopo i rilievi arrivati dal Colle, il milleproroghe uscirà dal Parlamento comunque abbastanza ‘ippopotamo’, come l’ha definito lo stesso Premier.
Ma le cancellazioni annunciate dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, alleggeriscono un po’ il peso: va via ad esempio la norma molto contestata sulle demolizioni in Campania, o quella che consentiva di aumentare il numero di assessori a Roma e Milano.
Ecco in sintesi alcune delle principali misure varate e alcuni dei tagli della Camera
Salta Consob, Campidoglio, cambia incroci stampa-tv.
Tagliola alla Camera. L’ultima modifica arrivata riguarda il divieto di incrocio stampa-tv: nella prima versione slittava al 31 dicembre 2012, ma il termine è stato riportato al 31 marzo prossimo.
Salta anche la possibilità del Campidoglio di aumentare il numero di assessori.
Stop all’assunzione per Provincia e la normativa per la riorganizzazione della Consob; via il ‘salvamento’ acquatico e la norma sugli immobili acquisti a seguito di esproprio per Roma.
Salta la proroga della Presidenza dell’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici e la proroga delle concessioni dei contratti nella zona dell’ Etna. Sull’anatocismo: si faranno salve le somme già versate.
Terremoto Abruzzo-Veneto. Si prevede la proroga della riscossione dei tributi al 31 dicembre 2011. Ma è previsto anche lo slittamento della riscossione delle rate dei premi assicurativi al 31 ottobre 2011.
La giornata della memoria per le vittime del sisma sarà il 6 aprile.
Per il Veneto viene prorogata al 30 giugno la sospensione dei tributi. I
noltre le regioni colpite da calamità naturali potranno aumentare tributi e accise sui carburanti.
Fondi per alluvioni. Sono previsti finanziamenti per Liguria (45 milioni), Veneto (30 milioni), Campania (20 milioni) e ai comuni della provincia di Messina (5 milioni).
Stop tagliola precari. Non si applica fino a fine 2011 la ‘tagliola’ per impugnare i licenziamenti dei contratti a termine.
5 per 1000. In tutto 400 milioni che comprendono anche gli interventi (fino a 100 milioni) per i malati di Sla.
Cinema più caro. Dal primo luglio il biglietto costerà un euro in più. Escluse le sale parrocchiali.
Tre milioni a Scala e Arena Verona. Arrivano 3 milioni per la Scala e l’Arena di Verona.
Fondi editoria. Ripristinato in parte il taglio: 30 milioni per l’editoria e 15 milioni per radio e Tv locali.
Stop a sfratti fino a dicembre. Riguarda le categorie disagiate. Stop fino al 31 dicembre 2011.
Carta d’identità con l’impronta. L’impronta digitale dovrà essere inserita dal 31 marzo 2011.
Torna la social card. Ci sarà una fase sperimentale affidata agli enti caritativi. Fondo da 50 milioni.
Foglio rosa per moto e minicar. Arriverà dal 31 marzo 2011, ma la norma potrà essere rinviata a fine anno.
Fondo unico Università . Arrivano le risorse per il Fondo unico.
Sanatoria manifesto ‘selvaggio’: Riguarda le violazioni compiute dai partiti con manifesti politici. Basterà versare 1000 euro entro il 31 maggio di quest’anno.
Multe quote latte: Slitta di sei mesi il pagamento.
Ecobonus autotrasporto: Viene prorogato (30 milioni).
Più tempo per i proprietari delle case fantasma : C’è tempo fino al 30 aprile per sanare la situazione.
Banche e fondazioni. Si prevede la proroga (2014) del termine entro il quale le fondazioni bancarie dovranno scendere sotto il tetto dello 0,5% nelle popolari. Inoltre Per rispondere meglio ai nuovi parametri di Basilea 3 le banche potranno usare in compensazione il credito d’imposta insieme alle attività immateriali e valori d’avviamento.
Fondi d’investimento. Si passa alla tassazione del maturato in capo ai sottoscritti delle quote.
Azionisti Parmalat. Agli azionisti non potrà andare più del 50% degli utili.
Poste in Banca Mezzogiorno. Poste potrà acquistare partecipazioni nella Banca per il Mezzogiorno. Si scorpora l’attività di bancoposta.
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Febbraio 13th, 2011 Riccardo Fucile
QUALORA LA SITUAZIONE PRECIPITASSE E SI ARRIVASSE A BREVE AD ELEZIONI ANTICIPATE, C’E’ CHI ORMAI LAVORA APERTAMENTE A UNA “ALLEANZA COSTITUZIONALE” ANTIBERLUSCONI…. UN CANDIDATO DI CENTRO CON APPOGGIO TRASVERSALE PER RIDARE FIATO ALL’ITALIA E FARE LE RIFORME CHE SERVONO.
Nel “Padiglione 18” della Fiera fa così freddo che ad un certo punto Gianfranco Fini chiede: «Mi portate
il cappotto?».
E’ capitato due sere fa, poco prima che iniziasse la cena preparata dallo chef Vissani e durante la quale il presidente della Camera ha mangiato con il loden indosso.
Ieri, nella seconda giornata del congresso del Fli, soffioni caldi hanno un po’ riscaldato l’ambiente, ma Fini non si è tolto il cappotto, per preservare lo smalto migliore in vista delle conclusioni di oggi, destinate a diventare l’unico evento di un’Assemblea costituente che finora ha lesinato emozioni e novità politiche.
Il leader del Fli è chiamato a pronunciare parole chiare sulle questioni in gran parte rimosse nei due giorni precedenti.
Una su tutte: se il governo dovesse implodere a breve e non restasse che andare ad elezioni anticipate con un centrodestra guidato ancora da Berlusconi, i futuristi sono disponibili ad una sorta di Cln anti-Cavaliere assieme alla sinistra?
Certo, nei discorsi pubblici importanti non tutto si può dire, ma Fini è sempre stato uno che ha parlato chiaro.
Nei contatti informalissimi dei giorni scorsi, un’intesa di massima è stata raggiunta tra Pd, Udc, Api e Fli per costituire un cartello elettorale, che nelle intenzioni di Pier Luigi Bersani dovrebbe comprendere Nichi Vendola, escludere Antonio Di Pietro ed essere guidato da una personalità moderata.
Non è un mistero che Massimo D’Alema, per una battaglia politica asperrima come quella che potrebbe aprirsi, preferirebbe un politico temprato come Pierferdinando Casini, il quale – pur prudente come è – arriva a dire: «Un’alleanza costituzionale? In quel caso alcuni propongono il mio nome…» Certo, la “Santa Alleanza” anti-Berlusconi è qualcosa da mettere con i piedi per terra perchè mancano dettagli decisivi.
Della questione si è discusso in un incontro riservato tra il leader del Pd e il presidente della Regione Puglia e da quel che se ne sa, Vendola ha posto un aut-aut: o entriamo tutti e due, sia io che Tonino, oppure non se fa nulla. Trovare la quadratura del cerchio non è semplice, in queste ore tutti parlano con tutti, tanto è vero che uno dei collaboratori più stretti di Fini si lascia sfuggire: «Presto ci potrebbe essere anche un incontro con Di Pietro…».
In effetti l’incontro è stato concordato, per opportunità potrebbe slittare, ma se si farà , un summit Fini-Di Pietro non soltanto sarebbe la conferma della febbrile ricerca di un patto elettorale in grado di battere Berlusconi, ma rappresenterebbe un evento in sè perchè vedrebbe protagonisti il guistizialista di destra e quello di sinistra, due personaggi che nel passato si sono “frequentati”, ma senza mai stringere un’intesa su nulla.
Tra i due la stagione più intensa risale a 15 anni fa.
Pochi giorni prima delle elezioni politiche del 1996, Mirko Tremaglia (che di Tonino è amico) organizza nella sua casa di Bergamo un incontro riservatissimo tra l’ex Pm (in quel momento libero cittadino) e Fini, leader di An, alleata con Forza Italia.
Pochi giorni dopo l’Ulivo di Prodi vincerà le elezioni, Di Pietro diventerà ministro e qualche mese più tardi trapelerà l’oggetto dell’incontro: Di Pietro aveva detto a Fini e Tremaglia che lui sarebbe stato disponibile a fare una dichiarazione di voto a favore del centrodestra a patto che Berlusconi avesse ritirato la propria candidatura a palazzo Chigi.
Il Cavaliere, informato, disse che non se ne parlava.
E d’altra parte che l’ala maggioritaria del Fli, Di Pietro o no, punti proprio sulla “Santa Alleanza” lo dimostrano le esplicite dichiarazioni pro-elezioni anticipate di Italo Bocchino, Carmelo Briguglio, Fabio Granata.
Fabio Martini
(da “La Stampa“)
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