Gennaio 30th, 2012 Riccardo Fucile
I MECCANISMI DI RAFFORZAMENTO PATRIMONIALE DEGLI ISTITUTI DI CREDITO GRAZIE AI PRESTITI DELLA BCE E ALLE ELARGIZIONI DI FRANCOFORTE… FONDI CHE DOVEVANO INVECE ANDARE A RAFFORZARE IL SETTORE DEI PRESTITI ALLE IMPRESE
Come verranno impiegati questi soldi? I banchieri ne parlano malvolentieri, ma non è un mistero
che buona parte della liquidità servirà a sottoscrivere Bot e Btp.
Il governo, sempre a caccia di sottoscrittori del debito pubblico, non può che apprezzare questa scelta.
E, per di più, l’operazione fa bene anche al conto economico degli istituti, visto che la liquidità ottenuta all’1 per cento viene impiegata in titoli con rendimento ben superiore.
E non finisce qui: di recente le banche hanno trovato anche un altro modo molto redditizio per utilizzare la montagna di soldi piovuta in cassa grazie alla Bce.
Questa volta i prestiti di Francoforte servono a comprare, o meglio a ricomprare, le obbligazioni a suo tempo collocate dagli stessi istituti di credito .
Funziona così.
In circolazione ci sono bond per miliardi delle maggiori banche che hanno quotazioni molto lontane dalla parità .
Poniamo, per esempio, 90. Se l’istituto li acquista, si assicura per 90 ciò che fra qualche anno avrebbe dovuto rimborsare a 100. Il guadagno è quindi pari al 10 per cento. In più, molto spesso, i titoli già sul mercato hanno caratteristiche tali che in un futuro prossimo non potranno più essere utilizzati per il calcolo dei ra t i o s patrimoniali di vigilanza.
Di conseguenza, se queste obbligazioni vengono ricomprate e cancellate, poi possono essere sostituite con altri bond che invece, a differenza delle altre, servono a migliorare i requisiti di patrimonio:
Tutto facile, facilissimo, soprattutto se le banche sono in grado di mettere in campo un arsenale con miliardi di euro da spendere.
Per primo è partito Unicredit, che ha chiuso con successo il suo maxi aumento di capitale da 7,5 miliardi.
L’istituto guidato da Federico Ghizzoni ha annunciato che comprerà 3 miliardi di proprie obbligazioni.
Nelle prossime settimane, se arriverà il via libera da Bankitalia, la stessa strada potrebbe essere seguita anche da altre banche come Ubi, Banco Popolare, Monte dei Paschi.
In palio ci sono profitti per centinaia di milioni.
Unicredit, per esempio, potrebbe riuscire a guadagnare poco meno di 500 milioni.
E in tempi di bilanci non proprio brillanti quei soldi fanno molto comodo.
E il denaro per ridare fiato alle aziende? A quello i banchieri ci penseranno più avanti.
Magari dopo il prossimo finanziamento targato Bce.
A meno che anche quella non sia “liquidità sostitutiva e non aggiuntiva”, per dirla con l’Abi.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 30th, 2012 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO CONVOCA TUTTI I 24 RESPONSABILI DEI DIPARTIMENTI…VOCI DI CAMBI ECCELLENTI AL MINISTERO DELL’ECONOMIA
La “dieta Monti” colpisce anche Palazzo Chigi, per anni rimasto al riparo dalle sforbiciate decise nelle manovre e rifugio dorato per centinaia di impiegati “comandati” da altre amministrazioni.
L’ordine del premier a tutti i 24 capi dipartimento di «diretta collaborazione» è stato infatti drastico: «Avete due mesi di tempo per tagliare il 50% dei consulenti esterni».
Un colpo di scure netto alle consulenze d’oro, che fino al 31 dicembre erano oltre cento, primo passo di quella «spending review» avviata nei giorni scorsi che dovrebbe prendere corpo in un’imminente direttiva del premier su quanto, come e dove spendere.
E dove invece, ovviamente, «tagliare».
Sono giorni di grande tensione negli uffici di piazza Colonna della Presidenza del Consiglio e non solo per la pletora di consulenti pagati a caro prezzo.
Proprio mentre preparava il decreto “Cresci-Italia” Monti ha infatti avviato un’altra operazione, di ripulitura dei propri uffici.
Senza darne pubblicità , ha convocato uno a uno tutti i capi dei dipartimenti e ha iniziato l’esame diretto dei dirigenti.
«Berlusconi – riferisce un funzionario del palazzo – nemmeno li conosceva, delegava tutto a Gianni Letta. Ora Monti vuole vedere in faccia chi lavora per lui».
Così, con discrezione, i 24 potenti capi dipartimento sono stati convocati nell’ufficio del premier e si sono trovati di fronte una commissione esaminatrice: oltre a Monti, il sottosegretario alla presidenza Antonio Catricalà e il segretario generale Manlio Strano. Le domande del professor Monti e dei suoi assistenti?
Molte, cominciando da quali progetti sono in cantiere a (soprattutto) quanto ciascun dirigente intende risparmiare rispetto al 2011 e come.
Con una pesante ipoteca.
In caso di bocciatura Monti, in base alla legge sullo spoil system, potrebbe infatti rimuovere il capo ufficio ritenuto «unfit», inadeguato a ricoprire quel ruolo.
Arrivando persino a chiudere e accorpare qualche dipartimento.
Ed è proprio questa la strada che, stando agli spifferi del palazzo, il premier sembra voler adottare.
Gli “esami” dei 24 capi dipartimento si concluderanno questa settimana, al ritorno di Monti da Bruxelles.
E intanto la presidenza del Consiglio nei giorni scorsi ha tenuto a precisare che il bilancio 2012 prevede una riduzione di circa 270 milioni rispetto al precedente.
Difficile comunque fare peggio della gestione Berlusconi.
Dato che, secondo le tabelle Istat contenute nell’annuario statistico, i dipendenti della presidenza tra il 2009 e il 2010 hanno percepito il maggior rialzo di stipendio, vedendo aumentare le loro retribuzioni del 15,2%.
Ma Palazzo Chigi non è l’unico centro di potere che sta per essere rivoluzionato.
Rumori si avvertono anche all’Economia, dove sembra che stia per finire l’era dell’onnipotente Vincenzo Fortunato, il cardinal Richeliu di Tremonti, l’uomo contro cui si sono scontrati (invano) decine di ministri di spesa.
Al tempo si diceva che «Tremonti regna ma è Fortunato che governa».
Il fatto è che il viceministro Vittorio Grilli, astro nascente del governo (si parla di una sua imminente nomina a ministro dopo l’interim di Monti) sembra sia ormai ai ferri corti con il capo gabinetto.
E, tra i due, a soccombere sarà proprio Fortunato, che dal 2001 siede inamovibile sulla stessa poltrona.
Francesco Bei
(da “La Repubblica“)
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Gennaio 30th, 2012 Riccardo Fucile
NON SONO I CENTRI DEL COMPLOTTO GLOBALE, MA LàŒ SI PREPARANO I GRANDI CAMBIAMENTI… E NON SEMPRE CON SUCCESSO
1996. Il giornalista Daniel Estulin racconta di aver incontrato La Fonte in un albergo di Toronto. Quando si salutano, Daniel fa per prendere l’ascensore.
Attento!”, lo ferma La Fonte. Le porte si erano aperte, ma la cabina non era al piano, Estulin si sarebbe sfracellato decine di piani più sotto. Guasto tecnico?
No, un messaggio: guai a indagare sul club Bilderberg, giura Estulin.
Se volete capire cosa succede dentro il Bilderberg, o negli altri incontri a porte chiuse più famosi, dalla Commissione Trilaterale all’Aspen al Forum di Davos, in Svizzera, libri come Il club Bilderberg – La storia segreta dei padroni del mondo di Daniel Estulin (Arianna Editrice) non vi servono a molto.
Ma se vi piacciono le teorie del complotto, allora la lettura vi darà qualche soddisfazione. Ammettiamolo: Estulin e gli altri animatori di migliaia di siti e forum on line non sono mai riusciti a scoprire cosa si dicano i grandi della Terra nei loro conciliaboli riservati.
Ma hanno molte ipotesi, tutte rigorosamente prive di riscontri: dividere il Canada, o anche fonderlo con gli Usa, far trionfare il capitalismo, ma anche, perchè no, distruggerlo speculando, inventare l’euro o abbatterlo.
Il lavoro di questi “giornalisti d’inchiesta” non è mai andato molto oltre la lista dei partecipanti e qualche foto col teleobiettivo.
Ma da quando Mario Monti, frequentatore sia del Bilderberg che della Trilaterale, è al governo, queste teorie hanno trovato nuova vita.
“Sono grandi network globali, servono soprattutto a conoscere persone altrimenti poco accessibili. Si creano culture che possono avere sul lungo e medio periodo un impatto molto forte, ma non si tratta del governo mondiale”, spiega Mattia Diletti, un politologo della Sapienza specializzato nello studio dei think tank.
Ci sono diverse cerchie di segretezza: Davos è il più accessibile, il Bilderberg il più riservato, “alimentare il mito del proprio potere è un modo per rassicurare i membri di appartenere a club esclusivi”, dice Diletti.
Davos, anzi il “World Economic Forum”, è un’invenzione di Klaus Schwab, un ingegnere svizzero che ha studiato ad Harvard.
Nel 1971 torna in Svizzera e da allora organizza un summit invernale che ha due livelli: quello delle tavole rotonde, trasmesse in streaming sul sito, e gli incontri informali.
“Quello che conta è ciò che succede nei corridoi e il vertice si è evoluto negli anni in modo da favorire questi colloqui”, scrive in Superclass (Mondadori) David Rothkopf, ex managing director della società di consulenza strategia di Henry Kissinger, assiduo frequentatore di tutti i summit riservati.
A Davos, nel 1995, Shimon Peres e Yasser Arafat poterono parlare di Gaza al riparo da occhi indiscreti, nel 2003 il ministro inglese Jack Straw potè incontrare a tu per tu il leader iraniano Mohammad Khatami.
E sempre a Davos, come ricostruisce Rothkopf, fu preparata la vittoria di Boris Yeltsin nella Russia postsovietica.
Il bene prezioso, insomma, è proprio la riservatezza di questi summit.
E quello che meglio la garantisce è senza dubbio il club Bilderberg, nato in piena Guerra fredda nel 1954 per iniziativa del principe olandese Bernhard van Lippe-Biesterfeld, è diretto dal 1998 dall’ex commissario europeo à‰tienne Davignon.
Negli anni le riunioni del Bilderberg sono state individuate come le incubatrici del golpe del 1974 in Portogallo, dell’ascesa di Bill Clinton e Tony Blair, o di speculazioni valutarie.
Esagerazioni? Di certo le informazioni che si scambiano in questi consessi hanno un valore notevole, altrimenti non si spiegherebbe perchè gli uomini più potenti del mondo dedichino tanto del loro prezioso tempo a questi raduni.
Grazie a Wikileaks sappiamo qualcosa di come funzionano le riunioni del Bilderberg.
Il sito di Julian Assange ha pubblicato i verbali di alcune riunioni, del 1955, del 1963 e del 1980.
Nei verbali non è mai indicato chi parla, ma il dibattito parte sempre dalla presentazione di un paper che poi viene commentato.
I temi sono quelli che si possono immaginare, dalla sicurezza nucleare agli accordi di libero scambio, all’evoluzione delle relazioni internazionali.
La Commissione Trilaterale è più trasparente, sul sito c’è l’elenco dei componenti di questa struttura voluta da David Rockefeller nel 1973 per coordinare i tre vertici del mondo non sovietico, America, Europa e Giappone.
Più le cose si fanno confuse, a partire dagli anni Ottanta, più importanti diventano questi organismi di confronto (e coordinamento).
Al vertice c’è sempre un triumvirato, oggi la casella europea è vuota dopo che Mario Monti si è autosospeso, per gli americani c’è il teorico del soft power, il politologo Joseph Nye e il giapponese Yotaro Kobayashi, numero uno del colosso Fuji Xerox.
La Trilateral è l’organismo meno connotato dal punto di vista del business e più da quello culturale.
Anche qui c’è una certa riservatezza sugli svolgimenti degli incontri, ma i testi di cui si discute sono pubblici.
Come il famoso lavoro del 1975 “The crisis of democracy” firmato da Michel Crozier, Joji Watanuki e Samuel Huntington, il politologo famoso per la teoria dello “scontro di civilità ”. Queste le conclusioni: “Quello che è in crisi oggi non è il consenso sulle regole del gioco, ma il senso dello scopo che si dovrebbe raggiungere partecipando al gioco”.
à‰ la “democrazia anomica”, dove la competizione per il potere “diventa più un’arena per l’affermazione di interessi in conflitto che un processo per il raggiungimento di un proposito comune”.
Se la Trilaterale voleva cambiare il mondo, non sembra esserci riuscita molto.
Stefano Feltri
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 30th, 2012 Riccardo Fucile
LA G.D.F. DI MILANO: “GLI EVASORI SI SCOPRONO PER STRADA, LE VERIFICHE A TAVOLINO NON BASTANO”
Il colonnello Massimo Manucci è il comandante dei Baschi verdi della Guardia di finanza di Milano,
Gruppo pronto impiego, cioè controlli sul territorio.
Come quelli dell’Agenzia delle entrate che tanto hanno fatto infuriare i proprietari di auto di lusso a Cortina.
Scene plateali non necessarie, è stata la critica più ripetuta.
Non si potevano fare controlli dall’ufficio? Perchè fermare per strada un Suv, una Maserati, una Ferrari, una Lamborghini.
«Per esempio perchè se ci limitiamo ai controlli dall’ufficio non incappiamo negli evasori totali. Che dati incrocio se sono sconosciuti al Fisco?» semplifica il colonnello Manucci. Non è cosa poi tanto rara, sembra, imbattersi in qualcuno al volante di una Porsche Cayenne che però risulta avere zero reddito come i 7.500 nullatenenti scoperti nel 2011.
Le auto di lusso, quali che siano, sono da sempre «un indicatore di ricchezza che merita attenzione» per dirla con le parole del comandante.
Nel 2011 nel nostro Paese sono state immatricolate 110.855 auto da almeno 2.800 cc di cilindrata.
Impossibile incrociare i dati di tutte con quelli fiscali dei proprietari ma i controlli annuali, nel 2011 come negli anni precedenti, rivelano sempre la stessa situazione: stando alle dichiarazioni dei redditi meno della metà dei proprietari se le potrebbe permettere. Indice, anche questo, di una costante schiera di furbetti che evidentemente non è in regola con quel che dichiara al Fisco.
I trucchi? I prestanome, tanto per dirne uno.
«Immaginiamo un caso concreto» propone il comandante Manucci. «Lei compra una Lamborghini e la intesta a un suo amico perchè non vuole che il Fisco sappia di questa sua proprietà . Noi non ne sappiamo nulla ma un giorno facciamo una verifica fiscale sul suo amico che magari risulta povero ma con quell’auto lussuosa».
Quindi? «Lui ci dice che l’auto è il regalo della sua amante e nulla lo obbliga a dirci il nome. Che possiamo fare? Al massimo un accertamento bancario ma dubito che ci aiuterebbero a capire…».
Altro trucco da furbetti: intestare il Suv o la Ferrari di turno a società estere che hanno sede nei famosi paradisi fiscali e per le quali è praticamente impossibile controllare il reale volume d’affari perchè magari sono sedi fittizie o perchè seguono triangolazioni societarie ricostruibili soltanto con approfondite e lunghissime inchieste giudiziarie.
«Ma proprio partendo dal caso di Cortina si può dire che nemmeno gli evasori sono sempre così complicati» valuta il colonnello dei Baschi verdi.
Spesso chi evade «nasconde una verità semplice, terra terra – considera -. I risultati degli accertamenti di Cortina insegnano che non sempre evasione significa avere una società si comodo all’estero. Che ci sono società stabili, in Italia, il cui volume d’affari è decisamente più basso del costo della Ferrari che guida il titolare dell’azienda, o addirittura è nullo. E questo vuol dire che in quell’azienda e in quel titolare è mancata la cultura di base di un buon contribuente. Vuol dire le solite cose».
Quali solite cose?
«Quelle tipo “guarda che se non fatturo paghi meno”».
Giusi Fasano
(da “Il Corriere della Sera”)
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Gennaio 30th, 2012 Riccardo Fucile
MASSIMO FINI: “L’IMPRESA DIPENDE DAI CREDITI DELLE BANCHE. IL MERCANTE MEDIEVALE INVESTIVA DENARO PROPRIO, NON CHIEDEVA PRESTITI”
Nella società attuale l’impresa è centrale. 
Perchè qualsiasi cosa produca, sciocchezze o mine antiuomo come l’Oto Melara o qualcosa di utile, dà lavoro e quindi stipendi o salari che permettono il meccanismo produzione-consumo-produzione (ma oggi sarebbe più esatto dire: consumo-produzione-consumo) su cui si regge tutto il sistema.
Ecco perchè in questa fase di crisi non solo il governo Monti, ma tutte le lead occidentali cercano di sostenere in ogni modo l’impresa a costo di passare per il massacro di chi ci lavora.
L’impresa dipende però dai crediti delle banche per i suoi investimenti.
E qui c’è già una stortura.
Il mercante medievale, che è l’antesignano dell’imprenditore moderno, investiva denaro proprio, non chiedeva prestiti.
E questa buona creanza si è mantenuta a lungo, anche dopo la Rivoluzione industriale, se è vero che nel 1970 Angelo Rizzoli senior sul letto di morte raccomandava al figlio e ai nipoti “non fate mai debiti con le banche” (i discendenti non lo ascoltarono e si è visto com’è andata a finire).
Ma, per la verità , il vecchio Rizzoli era ormai un uomo fuori dai tempi.
Se le imprese dipendono dalle banche noi dipendiamo dalle imprese.
Siamo tutti, o quasi, come scrive Nietzsche, degli “schiavi salariati” che è un concetto più omnicomprensivo del marxiano proletariato che riguarda gli operai di fabbrica. Non siamo più padroni di noi stessi mentre l’uomo medievale, almeno economicamente, lo era.
Perchè, contadino o artigiano che fosse, viveva sul suo e del suo.
Anche i famigerati “servi della gleba”, detti più correttamente servi casati, è vero che non potevano lasciare i terreni del feudatario, ma non potevano neanche esserne cacciati.
La disoccupazione non esisteva. Il lavoro non era un problema. La sussistenza di ciascuno era assicurata dalle servitù comunitarie, cioè a disposizione di tutti, che gravavano sulla proprietà e sul possesso (servitù di legnatico, di acquatico, di seconda erba, eccetera).
Era il regime dei “campi aperti” (open fields) che teneva in un delicato ma straordinario equilibrio il mondo rurale.
Per un secolo e mezzo le case regnanti inglesi dei Tudor e degli Stuart si opposero ai grandi proprietari terrieri che volevano recintare i campi (enclosure) perchè ne avrebbero tratto maggior profitto, capendo benissimo che questo avrebbe buttato milioni di contadini alla fame.
Col parlamentarismo di Cromwell, preludio della democrazia, fu invece introdotta l’enclosure (quei parlamenti erano zeppi di proprietari terrieri, di banchieri, di mercanti e di altri furfanti similari).
Tutti questi processi sono stati enfatizzati dalla trasformazione del denaro, nella sostanza e nella forma.
Da utile intermediario nello scambio per evitare le triangolazioni del baratto (c’è un bel geroglifico egizio che mostra, come in un fumetto, un tale che per procurarsi una focaccia deve fare tre passaggi) diventa a sua volta merce.
All’inizio è oro o argento o bronzo.
Non che l’oro rappresenti davvero una ricchezza, è una convenzione come un’altra (i neri africani e i polinesiani gli preferivano le conchiglie cauri) ma ha almeno una consistenza materiale.
Poi diventa banconota, poi segno su carta, infine impulso elettronico e quindi totalmente astratto.
Per questo enormi masse di tale denaro virtuale possono spostarsi in pochi attimi da una parte all’altra del mondo. Se dovesse spostare dobloni d’oro la speculazione non esisterebbe.
Infine per scendere dalla luna sulla terra non si capisce perchè fra tante misure inutili non si vieta almeno, in Borsa, la compravendita allo scoperto dove uno vende azioni che non ha o le compra con denaro che non possiede, lucrando sulla differenza.
E con ciò gonfiando ulteriormente la quantità di denaro virtuale e facendone una massa d’urto che puntando su un obiettivo lo determina, anche per il trascinamento psicologico che comporta, e può così strangolare paesi e intere aree geografiche.
Massimo Fini blog
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Gennaio 28th, 2012 Riccardo Fucile
LA STAMPA BRITANNICA LODA LA CAPACITA’ DEL PRIMO MINISTRO ITALIANO, ANCHE L’ECONOMIST PARLA DI “THE IRON MONTI”… PER IL MINISTRO TEDESCO SCHAEUBLE “STA TORNANDO LA FIDUCIA DEI MERCATI PER L’ITALIA”, QUELLO USA GEITHNER LODA LA CAPACITA’ DI MONTI DI ANDARE AVANTI SENZA FARSI CONDIZIONARE
Tra i grandi dell`economia e della finanza riuniti a Davos è arrivato un corale incoraggiamento al governo Monti.
Piace il «cambio di passo», come lo chiama il finanziere George Soros.
Colpiscono «le cose impegnative che sono state fatte», secondo il ministro Usa, Tim Geithner.
La diversa percezione del Paese, ancorchè nuovamente declassato da Fitch, si riverbera anche sulla grande stampa internazionale.
«L`Italia è tornata sulla scena», scrive il Financial Times in un articolo così titolato: «L`Europa si I l`i appoggia sulle spalle di Monti».
Subito il professore minimizza: «Ft qualche volta esagera nel male, qualche altra essendo un giornale rosa è troppo roseo, ma meglio questi secondi momenti che i primi».
Per la cronaca: il premier incontrerà il presidente Usa a Washington, il 9 febbraio.
Anche l`Economist plaude al nuovo governo e chiama il presidente del Consiglio “The Iron Monti”, paragonandolo alla Thatcher. Si chiede: «Ma chi saranno i minatori, il cui sciopero pose la sfida più seria alle riforme di mercato della lady di ferro?».
Sarà un caso, però per la prima volta i top manager che partecipano al World economic forum sanno tutto dell`Italia, delle riforme, delle liberalizzazioni e pure delle proteste.
Perfino il rigorosissimo ministro tedesco Wolfgang Schaeuble riconosce dai microfoni della Congress Hall, la sala più seguita, che sull`Italia, come sulla Spagna, «sta tornando la fiducia dei mercati». Nonostante Fitch.
E lo stesso fa il Commissario Ue, Rehn: il governo di Roma, come quello di Madrid, «accelera il risanamento».
Per il Financial Times, il destino dell`Ue è sulle spalle di Monti che dice: esagerato
Di fronte alle proteste dei Tir scrive il settimanale- Monti inflessibile come Margareth .
Gurria, numero uno dell` Ocse, intravede dal suo osservatorio che «in Italia ci sono meno rischi sistemici».
Dietro le quinte, curano l`immagine del Paese anche gli altri italiani presenti in Svizzera, dal ministro Passera, al governatore Visco, dal presidente della Bce Draghi al leader di Confindustria Marcegaglia.
All`Italia è stata dedicata una “session” dal titolo significativo: The future of Italy.
Non sono emerse critiche, ma piuttosto l`invito a procedere nelle riforme.
Abituati fino a qualche mese fa ad essere citati dalla stampa internazionale solo per i ricevimenti di puttane nei palazzi del potere e per una economia allo sfascio, è già un grosso passo avanti in termini di credibilità .
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Gennaio 28th, 2012 Riccardo Fucile
“MONTI PUO’ DIRE LA VERITA AL POTERE TEDESCO: LA SUA STORIA DI RIFORMISTA LIBERALE E LA SUA IMMAGINE RISPETTATA GLIELO PERMETTONO”…. “DOPO UN’ASSENZA DI VENTI ANNI, L’ITALIA TORNA PROTAGONISTA SULLO SCENARIO EUROPEO”
Angela Merkel siede in cima alla lista di potere d’Europa. 
Sarkozy può rivendicare di essere il più energico fra i leader del continente.
Mario Monti ne è il più interessante. Dopo un’assenza durata circa un ventennio, l’Italia torna in scena.
Il destino di Monti potrebbe diventare il destino d’Europa.
L’altro giorno la casa bianca ha detto che detto che Monti incontrerà presto Barack Obama.
Descrivere questo annuncio come esuberante sarebbe riduttivo.
Monti e Obama dovrebbero discutere delle misure onnicomprensive che il governo italiano sta prendendo per ricostruire la fiducia dei mercati, e per rinvigorire la crescita attraverso riforme strutturali, così come di un allargamento delle difese finanziarie.
Traduciamo: Obama segue Monti su tutto, inclusa la pressione che Monti sta esercitando sulla Merkel.
C’è stato un tempo in cui l’Italia contava qualcosa, in Europa.
L’Italia ha guidato il grande balzo verso l’integrazione europea negli anni ’80. Il summit di Milano del 1985 ha dato la spinta per la costruzione del mercato unico.
Cinque anni dopo, a Roma, veniva fissata la timetable per l’introduzione dell’euro.
Ciò aveva causato il famoso “No, No, No” di Margaret Thatcher alla moneta unica, che aveva trascinato la ribellione dei tories.
Per quanto possa sembrare strano, i conservatori inglesi erano, una volta, in maggioranza pro unione europea.
L’era di Silvio Berlusconi mise fine alla influenza italiana.
Sebbene fosse accolto sempre calorosamente da Vladimir Putin, Berlusconi veniva schivato dai suoi pari in Europa, visto come causa di imbarazzo ed irritazione.
Mario Monti, un serio accademico con un piano serio, è diverso in ogni senso. Berlusconi faceva battute orrende circa l’aspetto fisico della Merkel.
Monti parla con lei di economia.
C’è un altro italiano ai vertici. Mario Draghi — l’altro Mario — ha già scritto i titoli della sua azione, durante la ancor breve presidenza della BCE.
In termini di rispetto dell’ortodossia economica, Draghi si posiziona come un “tedesco onorario”.
E tuttavia una grossa operazione di rifinanziamento lanciata sotto la sua direzione ha sostenuto il sistema bancario, e calmato i mercati finanziari.
Lo schema della BCE non vuol’essere una regola permanente, ma ha dato lo spazio politico alla Merkel per negoziare sul “Fiscal Compact”.
Circa le sempre presenti ombre sulla Grecia, ci sono segnali che la crisi dell’euro stia passando dalla fase acuta ad una fase cronica.
La posizione di Monti è cruciale perchè sarà in Italia che si deciderà il destino a lungo termine dell’euro.
Se la Grecia dovesse cadere, Irlanda, Portogallo e Spagna si troverebbero sulla linea del fuoco, anche se sarà l’Italia a giocare nel ruolo da pivot.
Se la terza economia europea non dovesse essere capace di mettersi su una credibile rotta economica, l’euro, come progetto pan-europeo, non avrebbe futuro.
Monti ha un paio di buone carte da giocare.
Le sue misure di austerità di sono già dimostrate impopolari, ma i politici italiani eletti non sono in splendida forma. Berlusconi fa il cecchino da bordo campo, ma la sua coalizione di centro-destra uscirebbe massacrata da una eventuale votazione anticipata.
Sicchè Monti è convinto di avere un altro anno, fino alla scadenza elettorale del 2013, per avviare e rendere operativa la sua strategia.
La seconda carta è che Monti può dire la verità al potere tedesco.
La sua storia come riformista liberale nella Commissione Europea è fuori discussione.
La sua condotta sfida ogni stereotipo circa la inettitudine del Sud-Europeo.
E Obama lo segue da vicino quando dice alla Merkel che un regime indefinito di austerità trasformerebbe il patto fiscale in un patto suicida.
C’è il sospetto che Sarkozy risenta negativamente della “intrusione” di Monti. Il presidente francese non ha la vocazione a dividere con altri le luci della ribalta.
Finora ha preteso che la leadership europea fosse un affare a due fra Francia e Germania. In verità , la “chimica” fra il Presidente e il Cancelliere è tutto tranne che buona.
Accade che Sarkozy abbia più interesse di molti altri nel successo di Monti. Dovunque io incontri le èlites francesi (come nell’ultimo bilaterale franco-inglese) sono colpito dalla loro insistenza sulla vitale necessità che l’euro sopravviva.
Cosa vogliano dire, credo, è che il crash della moneta unica vedrebbe la Francia spinta al secondo livello in Europa, privata di qualsiasi residuale pretesa ad avere una influenza globale.
Non ci sono garanzie che Monti ce la faccia.
Grandi tagli di spesa e aumento delle tassazioni sono una cosa.
Il vero test ci sarà con la liberalizzazione dell’economia.
Qui si confronterà con pratiche restrittive e cartelli in cerca di rendite di posizione.
Questa settimana le città italiane sono state paralizzate da tassiti e camionisti.
Farmacisti, avvocati, benzinai sono sul piede di guerra, in difesa dei propri privilegi.
Non sarà facile.
Le scelte sono inevitabili. Il dibattito sul futuro dell’eurozona è polarizzato.
Da una parte coloro che sostengono che ci si può salvare solo se l’Europa meridionale, cattolica, assorbirà la cultura protestante, nordica, della frugalità e del duro lavoro.
Sull’altra sponda ci sono coloro che pensano che tutto finirebbe bene se la Germania fosse pronta a spendere di più e a sottoscrivere i titoli di stato dei vicini di casa meridionali.
Entrambi i gruppi di ipotesi sono inguaribilmente naives.
La sfida che deve fronteggiare l’Europa — quella cristallizzata dalla crisi dell’euro — è di adattarsi ad un mondo in cui l’Europa non può più determinare i rapporti di cambio.
I padroni della politica e dell’economia possono polemizzare quanto vogliono sui meriti o i demeriti della svalutazione, o dei giochi d’equilibrio fra rettitudine fiscale e politiche espansive della domanda.
La domanda chiave è se l’europa può ancora competere in un mondo nel quale non è più in grado di controllare le oscillazioni.
Ecco perchè ciò che Monti sta facendo in Italia è di importanza vitale.
Philip Stephens
(da “Financial Times”)
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Gennaio 28th, 2012 Riccardo Fucile
ESAMI E ISCRIZIONE SUL WEB, CANCELLATE 333 LEGGI, FINANZIATA LA SOCIAL CARD CON 50 MILIONI… ECCO TUTTI I DETTAGLI
Una spallata alla burocrazia per rendere più facile la vita a cittadini e imprese.
E risparmiare circa 1,3 miliardi di extra-costi che appesantiscono Stato e aziende.
Per trasformare la pubblica amministrazione e modernizzare il Paese.
E’ questo l’obiettivo del decreto sulle liberalizzazioni con il quale il governo ha anche cancellato 333 vecchie leggi ormai inutilizzate, prorogato di un anno i bonus per le assunzioni al Sud e dato il via alla sperimentazione della social card per i più bisognosi, con un primo finanziamento di 50 milioni.
Nei 68 articoli c’è un po’ di tutto: dal pane ai Tir, dalla banca dati unica per gli appalti, ai pagamenti elettronici per l’Inps alle nuove regole per uniformare la ricerca e l’università ai migliori livelli europei, alle comunicazioni telematiche nella pubblica amministrazione.
La cifra che tiene unito tutto è che la semplificazione si tradurrà in una ancora maggiore liberalizzazione in alcuni settori e in controlli più mirati: meno burocrazia ma anche meno furbi.
Come in altre occasioni, il decreto poggia sulle norme, ma anche sull’attuazione che riceveranno. Il «commissario» che diventerà garante per le pratiche (e le risposte) veloci nei confronti delle aziende, la sperimentazione sulle aree a burocrazia-zero e la competizione tra le regioni sburocratizzate: l’importante sarà crederci davvero.
Pagamenti elettronici a partire da maggio
L’Inps si conferma un punto di riferimento fondamentale per la semplificazione.
Dal 1° maggio tutti i pagamenti dovuti all’Istituto, per esempio i contributi, dovranno essere fatti con strumenti di pagamento elettronici bancari o postali (carte di credito, bancomat, bonifici online).
L’Inps diventa inoltre il cane da guardia delle prestazioni socio-sanitarie.
Si trasforma, cioè, nella banca-dati cui affluiranno le comunicazioni dalle varie amministrazioni che erogano le prestazioni sociali e socio-sanitarie.
Lo scambio di dati sarà telematico e i controlli incrociati consentiranno di verificare la rispondenza tra le prestazioni e l’indice Isee, con interventi più rapidi sugli abusi.
Un solo documento per la certificazione
Verranno eliminate inutili duplicazioni di documenti e di adempimenti nelle certificazioni sanitarie a favore delle persone con disabilità .
Il verbale di accertamento dell’invalidità potrà sostituire le attestazioni medico legali richieste.
Meno burocrazia quindi e inutili file.
In particolare il decreto semplificazioni elimina le duplicazioni di documenti e di adempimenti nelle certificazioni sanitarie; il verbale di accertamento dell’invalidità potrà sostituire le attestazioni medico legali richieste, ad esempio, per il rilascio del contrassegno per parcheggio e accesso al centro storico, l’Iva agevolata per l’acquisto dell’auto, l’esenzione dal bollo auto e dall’imposta di trascrizione al Pra.
Bollino blu biennale insieme alla revisione
Il «bollino blu» per le autovetture e i motorini, che oggi deve essere rinnovato annualmente, sarà contestuale alla revisione dell’auto che avviene la prima volta dopo quattro anni e poi con cadenza biennale, con evidenti risparmi di tempo e denaro per i cittadini.
Sarà anche più semplice e veloce, per i guidatori ultraottantenni, rinnovare la patente. Il rinnovo, di durata biennale, potrà essere effettuato direttamente presso un medico monocratico e non più presso una commissione medica locale.
Attualmente la patente andava rinnovata annualmente.
Per chi ha compiuto 50 anni il rinnovo della patente varrà per soli 5 anni rispetto agli attuali 10.
Viaggi agevolati per giovani, anziani e disabili
Le norme varate prevedono la promozione «di forme di turismo accessibile, mediante accordi con i principali operatori nei territori interessati, attraverso ala creazione di pacchetti agevolati».
Si tratta, in sostanza, di viaggi che potranno avare forti sconti e agevolazioni.
Nel decreto semplificazioni anche misure per dare in concessione i beni confiscati alla mafia. «I beni immobili che hanno la caratteristica di un possibile uso per scopi turistici , beni sequestrati o confiscati alla criminalità organizzata, possono essere dati in concessione a cooperative di giovani di età non superiore a 35 anni».
Esami e iscrizione tutto sul web
Le procedure di iscrizione alle Università saranno effettuate esclusivamente per via telematica. Così anche per i concorsi.
E sarà il ministero dell’Istruzione a curare la costituzione e l’aggiornamento di un portale unico, almeno in italiano e in inglese, per consentire l’iscrizione a tutte le università e il reperimento di ogni dato utile per l’effettuazione della scelta da parte degli studenti.
A decorrere dall’anno accademico 2012-2013, «la verbalizzazione, la registrazione degli esiti degli esami, di profitto e di laurea, sostenuti dagli studenti universitari avviene esclusivamente con modalità informatiche.
Le università adeguano – si legge nel documento – conseguentemente i propri regolamenti».
Arriva il dirigente garante dei tempi
In ogni amministrazione pubblica un dirigente diventerà il garante della rapidità delle risposte ai cittadini e alle imprese.
Sarà lui (o lei) a fare da commissario nel caso in cui la richiesta per un’autorizzazione rimanesse senza risposta.
E chi risulta inadempiente rischia sanzioni disciplinari.
Ogni anno, entro il 31 gennaio, Palazzo Chigi valuterà l’impatto degli oneri amministrativi: quanti sono stati introdotti e quanti eliminati: il conto dovrà chiudersi in pareggio (meccanismo one in, one out).
Parte anche la sperimentazione con le Regioni per l’avvio di aree a burocrazia-zero. S
catterà così una concorrenza tra Regioni che dovranno pubblicare i controlli richiesti alle imprese sul sito www.impresainungiorno.gov.it. Infine: via libera alla cabina di regia per l’agenda digitale.
Procedure veloci con la banca dati
Le norme di semplificazione sul fronte degli appalti consentiranno un risparmio di 1,3 miliardi per la Pubblica amministrazione. In media la stessa impresa è tenuta a presentare 27 volte la stessa documentazione.
Con la riforma avviata tutti i documenti contenenti i requisiti di carattere generale, tecnico-organizzativi ed economico-finanziario delle aziende vengono acquisiti e gestiti dalla Banca Dati nazionale dei contratti pubblici, presso l’Authority.
Le amministrazioni avranno la possibilità di consultare il fascicolo elettronico di ciascuna impresa ed effettuare tutti i controlli, mentre le piccole e medie imprese risparmieranno sui costi della gestione amministrativa circa 140 milioni l’anno.
Più facile vendere i prodotti del campo
Il produttore agricolo potrà vendere i suoi prodotti, in forma ambuilante, con una semplice comunicazione al Comune. E dal giorno stesso in cui la presenta.
E’ una delle novità per gli imprenditori agricoli .
L’Agea, nell’erogare i fondi Ue per l’agricoltura, potrà utilizzare le banche dati dell’Agenzia delle Entrate, dell’Inps e delle Camere di commercio. Saranno così più rapide le procedure e più efficaci i controlli.
Procedura più semplice per l’omologazione delle macchine agricole.
E’ inoltre ammesso che l’agricoltore possa spostare i rifiuti da un campo all’altro della stessa azienda se ciò è finalizzato unicamente al raggiungimento del deposito temporaneo o a quello della cooperativa di cui è socio.
On line e in tempo reale residenza e nascita
Rivoluzione on line per i certificati. Sarà possibile ottenere attraverso il web con pochi e semplici passaggi il cambio di residenza; l’iscrizione nelle liste elettorali; i certificati anagrafici (residenza, nascita, morte, ecc.) o il rinnovo dei documenti di identità . Insomma, cambia tutto per evitare lungaggini.
La carta d’identità scadrà il giorno del compleanno, immediatamente successivo alla scadenza che era originariamente prevista sul documento.
Nella norma è inoltre precisato che la novità riguarda i documenti rilasciati o rinnovati dopo l’entrata in vigore del provvedimento.
I cambi di residenza saranno validi dopo due giorni dalla richiesta, ma «l’iscrizione per trasferimento della residenza con provenienza da altro comune italiano produce immediatamente gli effetti giuridici dell’iscrizione anagrafica».
Attualmente, i cambi di residenza tra Comuni diversi sono circa 1.400.000 all’anno. Rimangono ovviamente fermi i controlli previsti e le sanzioni in caso di dichiarazioni false.
Pane fresco tutti i giorni e posta certificata per le Spa
Per la loro attività le imprese potranno contare su minori adempimenti e procedure più snelle. L’articolo 14 punta molto sulla semplificazione in linea con la disciplina comunitaria e in base al principio della proporzionalità dei controlli e degli adempimenti.
Per le Pmi arriva l’autorizzazione ambientale unica, già prevista per le grandi aziende.
Inoltre, sarà più agevole per le lavoratrici con gravidanze a rischio chiedere la messa a riposo (alle Asl e non più al ministero).
Sempre in materia di lavoro, più semplice l’assunzione dei lavoratori stagionali extra-Ue e il ricorso al collocamento.
Rafforzati i poteri in mano alla Commissione di garanzia sul diritto di sciopero.
Le imprese costituite sotto forma di società (Spa, Srl, etc.) dopo il 30 giugno dovranno comunicare con la PA tramite posta certificata.
Il decreto legge ha inoltre eliminato l’obbligo del riposo domenicale per i panificatori.
Per i Tir cancellato l’obbligo di fermo nei giorni precedenti domeniche e festivi.
Per feste e circoli privati eliminata l’autorizzazione della Polizia.
Babara Corrao e Umberto Mancini
(da “Il Messaggero”)
argomento: Costume, economia, governo, Lavoro, Monti | Commenta »
Gennaio 27th, 2012 Riccardo Fucile
SOLO GABRIELE SOLA DELL’IDV L’HA RESTITUITO AL PRESIDENTE… PER IL LEGHSTA BONI E’ UN OGGETTO NECESSARIO, MA MEGLIO SE LO PAGA LA REGIONE E NON LUI… POVERETTI, GUADAGNANO SOLO 9.000 EURO NETTI AL MESE
Guadagnano 9mila euro netti al mese. Ma non bastano per comprarsi l’iPad.
A soccorrere i consiglieri in Regione Lombardia, che non possono proprio farne a meno, ha provveduto chi sta a capo del consiglio, il leghista Davide Boni.
Sì, proprio quello di “Roma ladrona” e delle crociate — annunciate — contro gli sprechi della Casta.
Grazie a lui sul consiglio regionale sono piovute tavolette come foglie: 80 tablet nuovi di zecca, a carico dei contribuenti, che altrettanti consiglieri hanno gradito, preso e messo da parte.
Tutti tranne uno.
Gabriele Sola dell’Idv è stato infatti l’unico ad aver restituito subito il suo con una lettera che ha sollevato il caso.
Anche perchè quell’omaggio dal sapore natalizio (la delibera è dello scorso novembre) costa ai contribuenti la bellezza di 50mila euro.
E non è il solo cadeau di questo tipo, visto che all’inizio della legislatura lo stesso Boni aveva omaggiato i consiglieri di un pc portatile.
Comunque sia, Sola non ha gradito e ha rispedito al mittente l’omaggio.
E non tanto perchè il tablet ce l’ha già , come lui stesso ammette, ma perchè l’intera operazione “omaggio” viene giustificata come un necessario ausilio all’attività consiliare.
I tablet, secondo Boni, sarebbero indispensabili per i colleghi. Peccato che nel frattempo la Regione non abbia sviluppato alcuna “App” utile a questo scopo.
I documenti prodotti dagli uffici, delibere, determine e quant’altro viaggiano via mail e attraverso la rete interna.
Nessun software è stato sviluppato per la cosiddetta “dematerializzazione degli atti”. Sono prodotti in carta e così girano, altrimenti tutto in formato pdf.
“E per questo — fa notare il consigliere rinunciatario — bastava il pc omaggiato in precedenza”. Così in poche righe i ringraziamenti cordiali e il rifiuto: “Poichè non ho rilevato alcuna miglioria in tal senso, e alla luce dell’esigenza di limitare il più possibile i costi a capo alla pubblica amministrazione, ritengo di dover restituire il dispositivo assegnato. Un piccolo gesto che mi auguro venga colto con il giusto spirito”.
Giusto spirito? Niente affatto.
Boni difende a spada tratta la conversione tecnologica del consiglio all’iPad per motivi istituzionali. Anzi, ai microfoni della trasmissione radiofonica “La Zanzara” non solo giustifica la decisione ma addirittura la rivendica contrattacando: “Ecco, Sola ha rinunciato all’iPad perchè voleva anche le applicazioni gratis”.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
argomento: Costume, denuncia, economia, la casta, LegaNord, Milano | Commenta »