Agosto 27th, 2011 Riccardo Fucile
QUEST’ANNO LE FAMIGLIE SPENDERANNO IN MEDIA L’ 8% IN PIU’ RISPETTO AL 2010…. COLPA DEI RITOCCHI DEI PREZZI E DELLA MOLTIPLICAZIONE DELLE MATERIE…BANCARELLE DELL’USATO IN TUTTA ITALIA
Al ritorno dalle vacanze estive le famiglie italiane dovranno fare i conti con il caro-libri.
E le organizzazioni degli studenti lanciano i “mercatini dell’usato”.
Secondo il Codacons per l’acquisto dei libri di testo scolastici le famiglie italiane spenderanno in media l’8 per cento in più rispetto al 2010.
“Ad incidere sulla maggiore spesa – spiega in un comunicato l’associazione dei consumatori – non è solo l’aumento dei loro prezzi, ma anche quello del loro numero dovuto all’incremento delle materie insegnate, oltre che l’aumento dei tetti massimi di spesa fissati dal ministero dell’Istruzione”.
Quest’anno, “per venire incontro alle esigenze delle famiglie in questo periodo di crisi, il ministero ha pensato bene di alzare i tetti ministeriali in percentuali variabili tra l’1,4 ed il 3,8 per cento a seconda della scuola”, continua ironicamente il comunicato.
“E pensare – spiega il Codacons – che nel 2009 il ministero aveva pronosticato, entro i successivi tre anni, una diminuzione di spesa del 30 per cento per l’acquisto dei libri scolastici. Un dato fantasioso, salvo che il prossimo non avvenga un miracolo”.
E, come se non bastasse, secondo le prime rilevazioni condotte dall’associazione dei consumatori “nonostante il loro innalzamento, il 30 per cento delle scuole sforerà ugualmente i tetti di spesa fissati dal ministero”.
Dovrebbe essere, invece, più contenuto l’aumento dei prezzi per matite, penne, quaderni, zaini e per l’intero corredo scolastico: attorno al due per cento.
Per fronteggiare il rincaro della dotazione libraria gli studenti dell’Uds organizzano mercatini dell’usato in 25 città , dalla Friuli Venezia Giulia alla Sicilia.
“Secondo Federconsumatori – si legge in una nota degli studenti – un ragazzo di primo liceo spenderà ad inizio anno 728,6 euro per libri e dizionari più 461 euro di corredo scolastico. Per un totale di ben 1.189.6 euro. E in base ai conteggi del Codacons la spesa familiare per i libri di testo aumenterà dell’8 per cento”.
“Queste le tristi cifre che anticipano l’inizio dell’anno scolastico, rincari alla spesa e nessuno parla di diritto allo studio”, commentano i ragazzi.
Secondo gli studenti, “le passerelle mediatiche in cui si annunciava la soluzione del problema sono risultate vane”.
“Ad oggi – continuano – il mercato dei libri scolastici è dominato senza regole dalle lobby editoriali che annualmente modificano i testi senza sostanziali cambiamenti di contenuti. Abbiamo dichiarato da tempo guerra a chi specula sui libri scolastici – avvertono gli studenti – e sul caro libri.
“Per questo – comunicano quelli dell’Uds – abbiamo organizzato in tutt’Italia oltre 25 mercatini del libro usato per aiutare gli studenti abbattendo del 50 per cento i costi con il riuso, per sensibilizzare sul problema e rivendicare soluzioni concrete”.
Un’idea sposata anche dal Codacons che lancia per sabato 3 settembre la “giornata dell’usato”. “Per consentire alle famiglie di risparmiare sul costo dei libri”, il Codacons “invita le scuole ad organizzare la Giornata dell’usato”.
Le scuole dovrebbero allestire al loro interno un mercatino dei libri usati per favorire lo scambio diretto tra studenti.
“Inoltre, come già avviene in alcune realtà , le scuole potrebbero acquistare i libri di testo, per conto di tutti gli studenti, in modo da risparmiare sull’acquisto grazie al grande quantitativo e all’ordinativo all’ingrosso”.
Proposte concrete alle quali si aggiunge la richiesta dell’Uds di “una legge quadro nazionale sul diritto allo studio che imponga alle regioni di far applicare il comodato d’uso per i libri di testo in ogni scuola”.
“Già esistono buoni esempi – concludo gli studenti – non stiamo parlando della luna, ma di soluzioni concrete ed efficaci”.
Salvo Intravaia
(da “La Repubblica“)
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Agosto 27th, 2011 Riccardo Fucile
1,3 MILIARDI DI EURO DI PATRIMONI NON DICHIARATI ALL’ESTERO PER LA MASTROTTO GROUP… SI TRATTA DI UNO DEI PRINCIPALI GRUPPI CONCIARI DELLA VALLE DEL CHIAMPO, NEL VICENTINO
Tonnellate di pellame vendute senza fattura, per oltre 10 milioni di euro, soldi che venivano
fatti sparire dalla contabilità fiscale grazie a degli artifizi fiscali.
Circa ottocento lavoratori pagati parzialmente in nero: operai e dirigenti a cui venivano corrisposti dei consistenti fuori busta, per un importo complessivo che è stato calcolati in 9 milioni di euro.
Ed ancora oltre 106 milioni di euro di reddito «nascosto» al fisco italiano presso società di capitali oltre confine e patrimoni non dichiarati all’estero per oltre 1,3 miliardi di euro.
Sono questi i principali numeri dell’indagine condotta dalla Guardia d Finanza di Vicenza che ha scoperto un’evasione di dimensioni colossali.
Coinvolto uno dei principali gruppi imprenditoriali della concia della Valle del Chiampo, la Mastrotto Group, con sede ad Arzignano.
Responsabili i fratelli Bruno e Santo Mastotto, che sono stati denunciati all’autorità giudiziaria per evasione fiscale.
Fondatori dell’importante gruppo conciario, amministratori e proprietari di fatto di quella che i finanzieri definiscono una galassia societaria retrostante alla struttura imprenditoriale vicentina: un castello di società di capitali, quattro con sede in Lussemburgo, due delle quali holding gemelle, e due trust con sede nell’isola di Mann. Imprese sotto il controllo italiano e di fatto amministrate in Italia, quindi ricondotte a tassazione nazionale e di fatto considerate evasori totali.
L’avvio delle verifiche finanziarie da parte del Nucleo di Polizia tributaria, coordinatore dal sostituto procuratore Marco Peraro, ha preso il via da un’indagine per corruzione che ha ipotizzato il pagamento da parte dell’azienda Mastrotto Group di una tangente da 300 mila euro nei confronti di professionisti e funzionari dell’Agenzia delle Entrate.
Pagamento che sarebbe avvenuto nel 2008.
Da quell’episodio la Finanza ha voluto approfondire meglio la situazione del gruppo con verifiche fiscali che hanno interessato gli anni dal 2005 ad oggi.
Ed ecco come è emersa l’evasione di respiro internazionale.
«Si è trattato di un’operazione molto complessa, che ci ha tenuti impegnati per oltre un anno – ha fatto sapere il col. Antonio Morelli, Comandante provinciale della Guardia di Finanza di Vicenza — un ingente danno all’Erario ma non solo, anche alla libera concorrenza e al libero mercato. Cercheremo di contrastare in modo sempre più drastico tali fenomeni perchè non è più tempo di giocare coi soldi italiani, soprattutto in questo particolare momento storico. Abbiamo le potenzialità per arrivare a ricostruire le situazioni patrimoniali a distanza di anni, come nel caso della Mastrotto. Abbiamo dimostrato di essere bravi quanto i migliori consulenti aziendali. Scoveremo e puniremo tutti coloro che costruiscono artifizi fiscali. Che ci provino pure, li staneremo».
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Agosto 26th, 2011 Riccardo Fucile
VOGLIONO COLPIRE ANCHE L’ASSISTENZA: FORSE BOSSI NON AVRA’ BISOGNO DELL’ASSEGNO DI ACCOMPAGNAMENTO, CI PENSA GIA’ LA ROSY MAURO A NON FARLO CADERE DAL LETTO, MA LE FAMIGLIE NORMALI SI’.. L’IMPORTANTE E’ NON TASSARE I RICCHI E NON TAGLIARE LE PROVINCE
Un intervento sulle pensioni di reversibilità delle vedove e l’assegno di accompagnamento.
Roberto Calderoli si è presentato al meeting di Rimini con nuove palle mediatiche e vecchie chiusure.
Il ministro della Semplificazione, infatti, ribadisce che sulle pensioni non ci sono margini di manovra. «Direi proprio di no. Il punto di compromesso sull’età pensionabile, frutto di una mediazione lunga e laboriosa tra Lega e Pdl, è contenuto nella manovra bis».
Ma i soldi bisogna trovarli da qualche parte.
Non si esclude neanche il ritorno del condono. Sia pure legato alla delega in materia fiscale e all’avvio del nuovo regime.
E il ministro leghista porta ulteriore scompiglio nel già confuso dibattito sulla manovra con un’altra proposta choc: «Bisogna andare a interessarsi delle pensioni di chi non ha mai lavorato che forse è il caso di andare a rivedere».
Spiega meglio Calderoli che bisogna occuparsi di chi «ha pensioni di reversibilità eccessivamente alte o prende accompagnamenti che oggi vengono dati indistintamente a tutti».
Proposta che fa insorgere le opposizioni. «Calderoli chieda scusa ai disabili e alle vedove», intima subito il portavoce dell’Idv Leoluca Orlando.
«Si vuol colpire in questo modo una platea di persone a basso reddito e socialmente più deboli», commenta Cesare Damiano, ex ministro del Pd.
Calderoli però annuncia un’altra “novità “: «Ci siamo inventati una sorta di tassa patrimoniale sui patrimoni evasi».
Ci sta lavorando un gruppo di esperti della Lega ( e allora siamo a posto n.d.r.) per mettere a punto un meccanismo che, spiega il ministro « si applicherà soltanto a chi su quel patrimonio non ha pagato le tasse o le ha pagate in misura minore al dovuto».
Nel gruppo di esperti che lavora alla proposta ci sono lo stesso Calderoli, Giancarlo Giorgetti e Massimo Garavaglia, convinti che la loro proposta darà un incasso «significativo e superiore al gettito del contributo di solidarietà ».
Tanto da renderlo inutile.
In pratica il terzetto sta studiando come e quanto tassare il patrimonio.
Una volta stabilità l’entità del prelievo chi ha dichiarato tutto il patrimonio può detrarre l’importo delle tassa dalla dichiarazione dei redditi.
Chi non ha rivelato al fisco il reale patrimonio dovrà versare la tassa.
Calderoli dice no anche alla totale abolizione delle province.
E ieri la commissione Bicamerale per gli affari regionali, su proposta del relatore di centrodestra e con il voto favorevole del Pdl, ha votato per lo stralcio dalla manovra di anche quella “scrematura” parziale prevista al momento.
Insomma restano tutte come prima.
Fioccano intanto le altre proposte.
Dai “frondisti” del Pdl, guidati dal sottosegretario Guido Crosetto, per esempio, arriva un emendamento che propone di tagliare dalle piante organiche, entro alcuni anni, un dipendente pubblico su quattro.
Anche Popolo e territorio ha le sue idee e Silvano Moffa chiede un vertice di maggioranza.
Si parla anche di un tetto agli stipendi dei manager pubblici che non potrebbero guadagnare più del presidente della Corte di Cassazione.
Tutti nodi che dovrebbero essere sciolti lunedì in vertice fra Bossi e Berlusconi.
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Agosto 26th, 2011 Riccardo Fucile
SECONDO IL SETTIMANALE L’ESPRESSO, IL GOVERNO HA CREATO UN NUOVO ENTE: L’ORGANISMO DI INDIRIZZO PER LA TUTELA E LA PROMOZIONE DI PROGETTI PER I COMUNI DEL NORD
Altro che crisi.
I soldi per la Casta della politica ci sono sempre, almeno stando a quanto rivela l’ultimo
numero in edicola del settimanale l’Espresso: 160 millioni di euro sarebbe la somma destinata dal governo alla creazione di un nuovo ente parastatale, la cui presidenza e direzione sarebbe affidata ad Aldo Brancher.
Cioè il deputato del Pdl condannato in via definitiva per ricettazione e appropriazione indebita proprio all’inizio del mese di agosto e di recente tirato in ballo anche dall’imprenditore Di Lernia nello scandalo delle tangenti per l’assegnazione delle commesse di Enav e Selex.
“L’ente — scrive il settiminale — si chiama Odi (Organismo di indirizzo) ed è stato istituito il 14 gennaio 2011 con un apposito decreto firmato nientemeno che da Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti.”
Richiamandosi a una norma “nascosta” nella finanziaria del 2010 (l’articolo 2, comma 107, lettera h’), il presidente del Consiglio e il ministro dell’Economia “autorizzano — continua L’Espresso — la spartizione di 160 milioni tondi entro la fine di quest’anno.
I soldi sono destinati ai soli comuni veneti e lombardi delle fasce di confine con Trento e Bolzano”, per frenare “la mini-secessione dei centri di montagna che progettavano di abbandonare le regioni padane per entrare nelle ricche province a statuto speciale”.
Il tutto viene a galla proprio ora, nei giorni in cui si discute delle modifiche alla monovra che mette pesantemente le mani nelle tasche degli italiani.
Alla presidenza dell’Odi, il nuovo ente che si occuperebbe di “fissare gli indirizzi per distribuire i soldi ai Comuni”, ma anche a capo della “Commissione di approvazione dei progetti che valuta concretamente quali giunte beneficiare e con quanto denaro” — rivela il settimanale — Berlusconi avrebbe deciso di mettere Aldo Brancher.
L’uomo che è stato anche uno dei Ministri con il mandato più breve della storia: nel giugno dello scorso anno ebbe la delega per l’attuazione del federalismo.
All’epoca era sotto processo per i fatti relativi alla scalata Antonveneta e si avvalse della legge sul legittimo impedimento per non presentarsi in udienza.
Solo dopo molte polemiche e la censura del Capo dello Stato Giorgio Napolitano Brancher si era dimesso, il 5 luglio dello scorso anno, esattamente 17 giorni dopo la sua nomina.
L’obiettivo dell’operazione sarebbe, secondo l’Espresso, “allevare una corte di politici locali, che si segnalano per il convinto appoggio a mostruose speculazioni edilizie.”
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Agosto 26th, 2011 Riccardo Fucile
LO DICONO LE STESSE BANCHE: APPLICANDO LA PATRIMONIALE, COME IN FRANCIA, SI POTREBBERO RECUPERARE 10 MILIARDI
Dopo il miliardario Warren Buffett, dopo il manifesto dei “ricchi” francesi, dopo Montezemolo
anche Sergio Marchionne si dice favorevole a una tassa patrimoniale: “Sono disposto a fare qualunque cosa se l’obiettivo è chiaro”, ha detto l’amministratore delegato della Fiat al Meeting Cl di Rimini.
Tutto, tranne spostare la propria residenza fiscale dalla Svizzera all’Italia condizione che gli
permette di pagare un’imposta sullo “stipendio” da manager Fiat del 30 per cento contro il 43 dei suoi colleghi residenti in Italia.
Un risparmio del 13 per cento che su circa 4 milioni di compenso ammonta a circa 500mila euro.
Come si vede il problema della tassazione delle grandi fortune è complesso e non si risolve semplicemente con una patrimoniale.
Ma, in ogni caso, se questa fosse varata genererebbe non poche entrate.
La Cgil, presentando la sua “contromanovra” , ha stimato un gettito di 15 miliardi di euro all’anno se si applicasse in Italia il sistema dell’Imposta sulle fortune in vigore in Francia.
Lì, si paga lo 0,55 per cento a partire da 800mila euro di ricchezza con un sistema di aliquote progressive che arrivano a 1,8 per cento per i patrimoni superiori ai 15 milioni.
Ma come individuare i ricchi?
Consultando dati ufficiali si desume che stiamo parlando di poche persone con grandi ricchezze in tasca.
La Banca d’Italia ha stimato, nel 2009, in 8.600 miliardi la ricchezza netta complessiva — dedotte le passività , come i mutui — corrispondenti a circa 350mila euro a famiglia.
Ma la distribuzione di tale ricchezza è tra le più ineguali al mondo: se la metà più povera detiene, infatti, solo il 10 per cento della ricchezza complessiva al contrario il 10 per cento più ricco ne possiede quasi il 45 per cento.
Stiamo parlando di circa 2,4 milioni di famiglie con in mano oltre 3.870 miliardi di euro.
Cioè circa 1,6 milioni di euro a famiglia.
Quindi, se si vuole tassare la fortuna occorre andare a bussare da quelle parti.
E per farlo i dati non mancano.
Uno dei più interessanti è quello fornito dall’Associazione italiana del Private banking, le società di gestione del risparmio privato, che ha censito gli italiani con patrimoni superiori ai 500mila euro.
Si tratta di 611.438 famiglie di cui la maggioranza, 415mila, detiene patrimoni tra i 500mila e il milione di euro.
Numeri che fanno riflettere se si pensa che solo 74 mila persone (lo 0,17 per cento dei contribuenti) dichiarano più di 200 mila euro di reddito.
Poi ci sono i più ricchi, quasi 200mila famiglie, che hanno patrimoni compresi tra il milione e i 10 milioni di euro per arrivare all’elite dei 7.982 “paperoni” che supera i 10 milioni.
Ben piazzate le “casalinghe”, cioè prestanomi che, mediamente, posseggono 1,2 milioni di euro. Complessivamente si tratta di 896 miliardi di euro detenuti per il 15 per cento proprio dalla fascia più alta, quella con più di 10 milioni di patrimonio, che rappresenta solo l’1 per cento del totale.
Come si vede anche ai livelli più alti si riscontrano ineguaglianze e concentrazioni di ricchezza. Su queste cifre, una tassazione sul modello francese potrebbe sfiorare i 10 miliardi di entrate per lo Stato.
Ma in Italia, è sempre la Banca d’Italia a ricordarlo, il grosso della ricchezza è concentrata in immobili, le attività finanziarie rappresentano “solo” il 37 per cento della ricchezza complessiva. Alla fine del 2009 la ricchezza in abitazioni detenuta dalle famiglie italiane era stimata in circa 4.800 miliardi di euro.
Secondo i dati dell’Agenzia per il Territorio addirittura in 5.443 miliardi per effetto di un calcolo più aggiornato.
Dei proprietari di immobili, sempre secondo l’Agenzia, 10 milioni risultano lavoratori dipendenti e 9,6 milioni sono pensionati.
Poi ci sono i titolari di proprietà immobiliari con redditi derivanti da attività di lavoro professionale, di impresa e di partecipazione, pari a 2,5 milioni.
Circa 2 milioni di proprietari, infine, presentano “come fonte prevalente di reddito una rendita da immobili, pur non dichiarando redditi da lavoro dipendente, da lavoro autonomo o da pensione”. Sono quelli che vengono definiti “rentier”.
Ordinando l’insieme dei proprietari, spiega ancora l’Agenzia , per il valore delle quote di proprietà delle abitazioni possedute, emerge che il 5 per cento di proprietari più ricchi possiede un valore delle abitazioni pari a circa il 25 per cento del totale.
Cioè, 1,2 milioni di proprietari possiede circa 1.200 miliardi di patrimonio immobiliare — secondo la Banca d’Italia ma sono 1.360 miliardi secondo l’Agenzia del territorio — per una media di 1 milione di euro a fronte di una media nazionale di circa 200mila euro.
Salvatore Cannavò
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 26th, 2011 Riccardo Fucile
LO SCANDALO DEI FUORI RUOLO, SOLO I MAGISTRATI SONO TRECENTO… VENDERE AI PRIVATI SIGNIFICA SPESSO PROFITTI PRIVATI E PERDITE PUBBLICHE
Il governatore Formigoni dice che i cittadini chiedono un segnale: vendere le Poste, la Rai, il patrimonio immobiliare.
L’esperienza ha purtroppo insegnato che finora vendere significa svendere, o meglio, profitti privati e perdite pubbliche.
Il ministro è sempre lo stesso, quello della cartolarizzazione più grande del mondo, ovvero la vendita degli immobili degli enti previdenziali, attraverso società di diritto lussemburghese,
Un fallimento pagato da noi e che qualcuno ha definito «romanzo criminale».
Forse il cittadino avrebbe maggiore fiducia se a vendere fosse una nuova generazione politica. Certo è che il primo segnale che il cittadino, quello che deve continuare a tirarsi il collo, oggi chiede, è di farla finita almeno con privilegi che gridano vendetta e che si continua ad escludere dalla cura dimagrante.
Era l’inizio di dicembre 2010, era appena stata varata una manovra di correzione dei conti pubblici con i soliti tagli lineari, quando invitammo, senza essere degnati di cortese risposta, la presidenza del Consiglio e il ministro Tremonti a provvedere all’eliminazione di una norma che non ci risulta applicata in nessun altro paese civile: l’incasso di uno stipendio per un mestiere che non fai.
Quando un dipendente pubblico viene chiamato a svolgere un incarico presso un ministero, una commissione parlamentare, un’authority o un organismo internazionale, va in «fuori ruolo».
Trattandosi di incarico temporaneo, conserva ovviamente il posto, l’anomalia è che conserva anche lo stipendio, a cui si aggiunge l’indennità per il nuovo incarico. In sostanza due stipendi per un periodo di tempo spesso illimitato.
Nel 1994 il Csm lanciava l’allarme, segnalando «il numero crescente dei magistrati collocati fuori ruolo, la durata inaccettabile di alcune situazioni, alcune superano il ventennio, quando non il trentennio… la reiterazione degli incarichi… con la creazione di vere e proprie carriere parallele».
Domanda: è ammissibile che un soggetto che non lavora per un’amministrazione, ma lavora per un’altra, venga pagato anche dall’amministrazione per la quale non lavora? Sono bravi dirigenti dello Stato, sicuramente i migliori, visto che sono sempre gli stessi a passare cronicamente da un fuori ruolo ad un altro, lasciando sguarnito il posto d’origine perchè non possono essere sostituiti, e i loro colleghi che restano in servizio si devono far carico anche del loro lavoro.
E poi c’è il danno, il magistrato fuori ruolo percepisce anche l’indennità di malattia, mentre quelli in servizio la perdono.
Per arrivare alla beffa, e cioè possono essere promossi, ovvero avanzare di carriera mentre sono fuori ruolo.
Ad esempio Antonio Catricalà è fuori ruolo dal Consiglio di Stato da sempre, è stato capo gabinetto di vari ministri di schieramenti opposti, poi all’Agcom, fino al 2005 segretario della presidenza del Consiglio con Berlusconi, quindi nominato presidente dell’Antitrust. Non ricopre la carica in Consiglio di Stato, ma ciononostante nel 2006 da consigliere diventa presidente di sezione, e senza ricoprire quel ruolo incassa uno stipendio di 9.000 euro netti al mese che si aggiungono ai 528.492,67 annui dell’Antitrust.
A fare carriera senza ricoprire la carica è anche Salvatore Sechi, distaccato alla presidenza del Consiglio con un’indennità di 232.413,18, e Franco Frattini, nominato presidente di sezione del Consiglio di Stato il 7 ottobre del 2009 mentre è ministro della Repubblica (che però risulta in aspettativa per mandato parlamentare).
Consigliere di Stato è anche Donato Marra: percepisce 189.926,38, più un’indennità di funzione di 352.513,23 perchè è alla presidenza della Repubblica.
Il dottor Paolo Maria Napolitano oltre allo stipendio di consigliere di Stato in fuori ruolo, prende 440.410,49 come giudice della Corte costituzionale.
Anche Lamberto Cardia, magistrato della Corte dei conti fuori ruolo, è stato 13 anni alla Consob, ma il 16 ottobre del 2002 è stato nominato presidente di sezione, «durante il periodo in cui è stato collocato fuori ruolo», specifica l’ufficio stampa della Corte dei conti, «ha percepito il trattamento economico di magistrato, avendo l’emolumento di 430.000 euro corrisposto dalla Consob, natura di indennità ».
Tra Consiglio di Stato, Tar, Corte dei conti, Avvocatura dello Stato e magistratura ordinaria, sono fuori ruolo circa 300 magistrati che mantengono il loro trattamento economico percependo un’indennità di funzione che a volte supera lo stipendio. Il commissario dell’Agcom Nicola D’Angelo ha sentito la necessità di rinunciare all’assegno e mettersi in aspettativa.
Dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni riceve un’indennità di 440.410,49 annui, dall’agosto del 2010, dopo la manovra che tagliava gli insegnanti di sostegno nelle scuole per i disabili e gli stipendi dei dirigenti pubblici del 10%, ha rinunciato ai 7.000 euro al mese che prendeva da consigliere del Tar fuori ruolo.
Una scelta personale, visto che non ci ha pensato Tremonti.
D’Angelo dice di essere l’unico a porsi un problema etico, in effetti gli altri, ad esempio Alessandro Botto, consigliere di Stato fuori ruolo e componente dell’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici, con doppio stipendio, ha dichiarato di non sapere che si potesse rinunciare al doppio assegno.
La giustificazione è che lo stipendio da magistrato serve ad integrare quello per la carica da dirigente perchè non abbastanza remunerata.
È proprio vero che all’ingordigia non c’è fine: il presidente della Consob spagnola prende 162.000 euro l’anno, quello delle telecomunicazioni 146.000, non un euro in più, e nessun magistrato prestato ad altre funzioni mantiene il posto e tantomeno lo stipendio.
Le nostre associazioni dei magistrati hanno chiesto più volte di limitare l’uso dei magistrati fuori ruolo ai casi strettamente necessari, perchè si può creare una pericolosa commistione tra ordine giudiziario e potere politico, oltre a quello di sottrarre centinaia di magistrati al lavoro di giudici per svolgere il quale sono stati selezionati e vengono pagati.
Ma sicuramente alla politica che sceglie, dai capi gabinetto ai membri delle Authority, fa sempre comodo «valorizzare» i magistrati, sia penali che amministrativi, perchè in atti dove si deve forzare un po’ la mano, possono dare utili consigli.
Allora, visto che in questi giorni ai cittadini verranno imposte lacrime e sangue, cominciamo ad eliminare elargizioni e benefici il cui accumulo rende impossibile perfino la quantificazione.
Non sono questi i numeri che porteranno al pareggio di bilancio, ma certamente hanno contribuito a far sballare i conti e alla formazione di una cultura arraffona e irresponsabile.
Una classe politica che non sa essere «giusta» incattivisce i suoi cittadini, e alla fine verrà condannata dalla storia.
Milena Gabanelli e Bernardo Iovene
(da “Il Corriere della Sera“)
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Agosto 26th, 2011 Riccardo Fucile
CON MONTEZEMOLO SI SCHIERA LA BORGHESIA LIBERALE E I DELUSI DEL PD E DEL PDL….UN PORTAVOCE IN OGNI REGIONE, DALLA MERLONI A MATARRESE…L’IDEA E’ DI CORRERE DA SOLI, MA SERVE LA RIFORMA ELETTORALE
Un pre-partito. “Italia Futura” di Luca Cordero di Montezemolo non è più solo un pensatoio. 
Ha oltrepassato i confini del think tank e fa già politica.
La Fondazione è passata dai temi sociali (la mobilità e la scuola, per esempio) alla politica in senso stretto.
Italia Futura (If) ha presentato la sua proposta alternativa per la manovra economica e si sta preparando a schierarsi in autunno a sostegno del referendum elettorale che punta al ritorno del Mattarellum.
L’accelerazione sui temi politici è stata impressa negli ultimi mesi con l’aggravarsi della crisi economica e soprattutto con la decomposizione della maggioranza di governo e la progressiva perdita di credibilità di quest’ultimo.
In questa accelerazione “If” non è più alla ricerca di un posto al tavolo del Terzo Polo di Casini, Fini e Rutelli.
Andrà da solo Montezemolo, scommettendo su un’altra legge elettorale, appunto, imposta per via referendaria e non certo per convincimento parlamentare.
Pensa al post-berlusconismo, a uno scenario politico diverso da quello attuale dove i poli non siano più Pdl e Pd.
Che, infatti, entrambi, l’hanno attaccato.
Ha preannunciato Montezemolo stesso: «Tra un anno e mezzo potrebbe esserci un’offerta politica nuova».
E ieri è arrivato l’endorsement preventivo – e a sorpresa – di Sergio Marchionne, numero uno della Fiat, il gruppo proprietario della Ferrari di cui Montezemolo è presidente.
Marchionne non è più il “socialdemocratico” che sembrò alla sinistra qualche anno fa. Ora è l’uomo della rupture sindacale.
Poi è stato sedotto dall’impasto ciellino tra partecipazione e sussidiarietà .
Infine potrebbe ritrovarsi liberal quando Montezemolo presenterà la sua offerta politica.
La “fase due” della Fondazione, movimento civico ancora “leggero”, borghese, laico e liberale, con 30 mila adesioni e sedi in diverse regioni, è cominciata di fatto proprio con la presentazione della contro-manovra.
Ed è proprio lì, nelle schede della manovra targata If – ma soprattutto scritte e pensate dall’economista liberal Nicola Rossi, già consigliere di Massimo D’Alema, ora senatore fuoriuscito dal Pd di Bersani e approdato al gruppo misto – che si intravede il profilo, se non ideologico, culturale, del movimento: poco Stato ma forte nelle sue funzioni essenziali (sicurezza, sanità , scuola, giustizia) e un ambizioso ruolo della società civile.
Una “Big society”, secondo lo slogan del premier e leader conservatore britannico David Cameron.
E che piace agli uomini di Italia Futura. Come Andrea Romano, direttore della Fondazione, storico, e già – anch’egli – collaboratore di D’Alema a Italianieuropei.
Ha scritto Romano a proposito del progetto dei tories: «Non è tanto una traduzione inglese della sussidiarietà di matrice cattolica, secondo la frettolosa interpretazione di alcuni politici di casa nostra (come il ministro Sacconi), ma piuttosto l’indicazione di un percorso pienamente liberale di rinascita economica che possa scommettere sulla capacità della società di tornare a produrre crescita e valore».
Insomma If declina la società civile e l’attività imprenditoriale in maniera culturalmente distinta da quella di Cl e del suo braccio finanziario, la Compagnia delle opere (insieme la “Lobby di Dio”, secondo la felice sintesi di un libro-inchiesta di Ferruccio Pinotti).
Che poi Marchionne abbia scelto il Meeting di Rimini per “dichiararsi” potrebbe essere solo una coincidenza.
Certo è sulla società civile che punta Montezemolo. Su un rinnovato impegno della borghesia.
Come quello di Diego Della Valle – patron di Tod’s, uomo della rupture finanziaria che ha portato alla defenestrazione di Cesare Geronzi dalle Generali, e amico personale di Montezemolo – che dietro le quinte partecipa, e finanzia (pare), il progetto.
Oppure quello di Carlo Calenda, manager under 40, con Montezemolo prima alla Ferrari e poi in Confindustria, o di Irene Tinagli, economista delusa dal Pd.
Italia Futura si sta radicando nel territorio.
Ha aperto le sue sedi nelle Marche, in Liguria, in Toscana, nel Lazio.
A settembre lo farà in Campania, Puglia e Veneto.
Ciascuna ha una sorta di portavoce. Ci sono Maria Paola Merloni (figlia dell’imprenditore e parlamentare pd), Federico Vecchioni (già presidente della Confagricoltura), Maurizio Rossi (proprietario della tv ligure Primocanale), Salvatore Matarrese, (presidente dei costruttori pugliesi).
Infine If ha stretto un patto con “Verso Nord”, associazione trasversale convinta che «non tutte le strade del nord portino alla Lega».
Ecco, così nasce «una nuova offerta politica».
Roberto Mania
(da “La Repubblica“)
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Agosto 25th, 2011 Riccardo Fucile
DALLA LOTTA CONTRO IL 117 DI VISCO, LA LEGA ORA E’ PASSATA A DIFENDERE GLI SPIONI E PARLA DI VALORE CIVICO DELLA DELAZIONE
A Pontida, dal palco e dal pratone, si erano sentite espressioni poco tenere nei confronti degli esattori di Equitalia.
Il no della Lega alle ganasce fiscali era risuonato forte e chiaro, anche a costo di creare uno screzio con l’amico ministro Giulio Tremonti.
Ora con un’inversione a U, di quelle che rischiano di mandare le vetture fuori strada, la Padania di ieri è arrivata a sostenere il valore civico della «delazione fiscale». Ovvero i cittadini mobilitati al fianco dell’agenzia delle entrate nella veste di ausiliari del Fisco.
Secondo il quotidiano del Carroccio l’evasione fiscale è uno dei malanni dell’economia del Paese e, siccome la Guardia di Finanza indirizza giocoforza le sue attenzioni ai grandi truffatori, i piccoli evasori se la spassano.
Da qui la proposta della Padania : «Retribuire i cittadini che segnaleranno casi di evasione con una percentuale sulle sanzioni incassate».
La ricompensa agli ausiliari del Fisco dovrebbe essere però pagata «garantendo l’anonimato».
Secondo i leghisti «far temere all’evasore che ogni suo cliente può far emergere l’irregolarità fiscale» è un deterrente psicologico che può funzionare.
Chissà se l’ex ministro Vincenzo Visco ha avuto l’occasione ieri di leggere la Padania , nel caso gli saranno tornate alla memoria le virulente polemiche sull’istituzione del 117, il numero telefonico della Guardia di Finanza nato nel ’96 per denunciare i furbetti del Fisco.
L’attivazione del numero verde fu duramente contestata dal centrodestra con un’interrogazione parlamentare di 40 deputati.
Margherita Boniver parlò di «una decisione moralmente rivoltante, che adotta metodi alla Di Pietro» e il leghista Cesare Rizzi tuonò contro «il famigerato 117».
Persino la Chiesa si mobilitò contro Visco e la delazione.
Risultato: dopo un iniziale boom i cittadini persero la voglia di usare il numero verde che oggi si presenta come un quindicenne precocemente invecchiato e con poche ambizioni.
Il tema dell’intensificazione dei controlli antievasione, viste le dimensioni della manovra, è tornato all’ordine del giorno e ancora ieri il segretario dell’Associazione nazionale funzionari di polizia, Enzo Letizia, si è spinto a proporre l’istituzione della «figura dell’agente fiscale sotto copertura» che manca nel nostro ordinamento.
Ora, che i poliziotti chiedano di creare gli 007 dell’erario ci sta, la sorpresa è quando la richiesta di spionaggio fiscale matura in casa della Lega.
E le domande fioccano.
L’ homo bossianus è veramente disposto a collaborare attivamente con lo Stato centralista e a denunciare quanti all’interno della sua comunità locale si arricchiscono con l’evasione?
Basta l’incentivo finanziario della ricompensa più la rigorosa garanzia dell’anonimato a spingere l’artigiano, il piccolo commerciante, la partita Iva a operare una delazione nei confronti di un suo simile?
La Lega di farsa e di governo ogni giorno se ne inventa una, possibilmente l’opposto di quanto da essa stessa sostenuto fino e ieri.
Dario Di Vico
(da “La Repubblica”)
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Agosto 25th, 2011 Riccardo Fucile
AL SENATO IL MINISTRO NON C’E’, MA VUOLE UN VAGONE TUTTO PER SE’: LA SUA VACANZA MOBILITA LE FERROVIE… A LUI E FAMIGLIA “MASSIMA PULIZIA, EQUIPAGGIO, PUNTUALITA’ E SICUREZZA PATRIMONIALE”
La Casta Express viaggia in orario, protetta e nella massima pulizia.
L’ultimo caso riguarda le vacanze estive del ministro pugliese Raffaele Fitto, che nel governo Berlusconi ha una delega senza portafoglio: i Rapporti con le regioni e la Coesione territoriale.
Fitto e i suoi familiari sono partiti in treno il 7 agosto dalla loro città , Lecce, per raggiungere Bolzano e poi Renon, sempre in Trentino Alto Adige.
Un viaggio lungo, in vagone letto extralusso Excelsior.
Cinque giorni prima alla direzione passeggeri di Trenitalia (società per azioni di proprietà del Tesoro) arrivano le richieste del ministro, che vengono messe nere su bianco in un carteggio interno via mail. Il primo avviso: “Un ministro viaggerà con famiglia (2 adulti + 2 bambini) in Excelsior sul seguente itinerario: 7 agosto – Lecce/Bolzano – 924 -vettura 10 – compartimenti 81/82 – 91/92. 21 agosto – Bolzano/Lecce – 925 – vettura 10 – compartimenti 81/82 – 91/92. Il Ministro si è raccomandato per sicurezza a bordo treno ed assistenza (avranno due compartimenti adiacenti sia all’andata che al ritorno)”.
La mail viene girata ad alcuni dirigenti e c’è la direttiva finale: “Riservata. Massima attenzione alla pulizia e al servizio offerto, compreso equipaggi, loco, puntualità e sicurezza patrimoniale”.
Ad agosto, per i vacanzieri “normali” è stato quasi impossibile viaggiare sui “treni notti”: ridotte o cancellate le prenotazioni di cuccette e vagoni letto a causa dello sciopero dei lavoratori di una ditta esterna per la manutenzione, cui lo stipendio non arriva da mesi.
Per il ministro, invece, nessun problema. Anzi.
Chiede pure la disponibilità di due compartimenti comunicanti e non adiacenti.
La famiglia Fitto si muove in Excelsior: suite matrimoniale e doccia.
C’è poi il mistero di una carrozza in più aggiunta al convoglio.
Il viaggio d’andata del 7 si svolge come previsto. Quello del ritorno, il 21 agosto, non ci sarà : il 19 un’altra mail informa che è stato annullato.
Ieri Trenitalia ha smentito ogni “trattamento di favore”.
In una nota scrive: “In primo luogo il ministro ha prenotato e pagato il viaggio autonomamente. Non è stata approntata alcuna modifica speciale alla composizione del treno. La sua vettura era infatti quella regolarmente prevista; l’altra viaggiava fuori servizio per un normale invio tecnico, insieme ad una seconda vettura. Erano entrambe chiuse e non prenotabili”.
E ancora: “I biglietti sono stati acquistati molti giorni prima che lo sciopero degli addetti alla manutenzione delle vetture letto riducesse la possibilità di impiego di quest’ultime ed esaurisse, di fatto, la disponibilità di biglietti. Il ministro aveva inoltre chiesto, se possibile , di modificare la prenotazione per avere due compartimenti adiacenti e comunicanti. Ha conservato i posti già acquistati. Anche in questa circostanza, quindi, nessuna eccezione ad personam. Il viaggio non ha infine comportato, per l’azienda, alcun costo aggiuntivo”.
E l’evidenza delle mail interne?
Qui Trenitalia ammette però la diversità della casta dai comuni mortali: “È prassi aziendale che, ogni qualvolta Trenitalia venga a conoscenza della presenza, sui propri treni, di alte autorità dello Stato, attivi le proprie strutture per assicurare massima attenzione, in particolare sotto il profilo della security. Non ha fatto eccezione neppure il viaggio del ministro Fitto”.
Un viaggio privato per fare le vacanze, non istituzionale.
E che ha comportato l’impiego di un agente della security ferroviaria, la cosiddetta Protezione aziendale composta da 350 uomini .
Del resto, spiegano da Trenitalia, la protezione dei politici è di fatto quotidiana, da quando all’aereo viene preferita l’alta velocità dei treni.
Funziona così: dal cerimoniale dei ministeri parte la segnalazione che poi viene girata alla security.
“Prassi aziendale”, appunto, che “vale per il governo Berlusconi come in passato per quello di Prodi”.
Senza contare che la casta di deputati e senatori ha diritto al biglietto differito, che viene pagato cioè in un secondo momento dalla Camera di appartenenza. A spese dei contribuenti.
Quello del treno è il più antico dei privilegi della politica.
Anche se tutto iniziò con una bocciatura. Il 29 giugno 1861, a Torino, il Senato disse no alla proposta del treno gratis, soprattutto per i parlamentari provenienti dal sud.
A chi protestò, fu risposto: “Servire il Paese è un privilegio, pari al dovere. Chi lo ha fatto in armi ha rischiato tutto, compresa la vita, senza altro chiedere. La mercede è da mercenari, non da patrioti, non sia mai”. Altri tempi.
“La prassi aziendale” non c’era ancora. Mentre Trenitalia si è spesa in una lunga autodifesa, il ministro Fitto si è limitato a definire la vicenda “paradossale”.
Classe 1969, Fitto si ritrovò in politica poco più che ventenne, dopo la morte in un incidente del papà presidente della Regione Puglia.
Democristiano poi berlusconiano, è un perdente di successo del Pdl.
Nel 2005, da governatore uscente, fu battuto da Nichi Vendola. Venne “ricompensato” nel 2008 con un posto da ministro.
Nel 2010, infine, impose al premier, sempre in Puglia, la candidatura a presidente dello sconosciuto Rocco Palese. Altra sconfitta.
Coinvolto in due inchieste, dal peculato alla corruzione e al finanziamento illecito dei partiti, Fitto è uno degli accesi sostenitori, con la corrente dei quarantenni, del nuovo segretario del Pdl Angelino Alfano.
Anche Fitto, quindi, è un teorico del partito degli onesti con Papa e Milanese.
Un partito degli onesti che viaggia comodamente sempre, in vacanza o per lavoro.
Fabrizio d’Esposito
(da “il Fatto Quotidiano“)
argomento: Costume, economia, ferrovie, governo, la casta, PdL, Politica, radici e valori | Commenta »