Settembre 13th, 2012 Riccardo Fucile
LA MELONI: “I PROFESSORI NON CI PIACCIONO”
“Una freddezza agghiacciante”. Il militante di Atreju, Cesare, 25 anni, è sbalordito dopo
aver ascoltato l’intervento del ministro Fornero alla festa dei giovani Pdl di fronte al Colosseo.
“Hai davanti duecento giovani, che sono interessati ai temi del lavoro e della precarietà , e non ci hai messo il cuore nemmeno un secondo”.
Accusa sferzante, in linea con questa realtà giovanile che, pur gravitando nel Pdl romano — quello finito nelle inchieste per sottrazione di fondi — ci tiene a mantenere una visione della politica fatta di militanza e di passione.
Elsa Fornero arriva puntuale a un appuntamento fissato diversi mesi fa.
Era stata Giorgia Meloni, tosta deputata cresciuta alla corte di Gianfranco Fini ma rimasta berlusconiana, a invitare il ministro durante dei lavori parlamentari.
Atreju si svolge ogni anno, è famosa, soprattutto, per la presenza di Berlusconi prevista per venerdì prossimo. È sicuro? Chiediamo a Meloni: “Sì, me lo ha confermato la settimana scorsa”.
Forse anche per il ricordo dei dibattiti del Cavaliere, anche il ministro Fornero è venuta convinta di dover tenere un incontro-confronto con i ragazzi della destra ex aennina, mentre invece si trova catapultata sul palco in un classico dibattito da festa di partito, con sei ospiti e l’ex ministro Sacconi che ne approfitta per attaccare il governo Monti.
Che la “location” non sia quella auspicata, il ministro lo fa capire subito all’inizio del proprio intervento quando sottolinea che la platea non è poi “tutta così giovane” (e ha ragione).
Poi, si lancia nella classica lezione che da lei ci si aspetta.
“Il paese era sull’orlo del disastro”, “Ricordatevi l’estate scorsa che situazione grave che c’era”, “Mi hanno assegnato due compiti, riforma pensioni e riforma mercato del lavoro, e io li ho svolti”.
Del resto, chiede alla platea esigendo la risposta, “La precarietà esiste o no? Rispondete!”.
Qualcuno dalla sala dice “sì, è vero” e lei prosegue spiegando che le norme sulla flessibilità sono state pensate proprio per ridurla. Non entusiasma, anzi non convince proprio.
Ma non convince più di tanto nemmeno Maurizio Sacconi che, ovviamente, gli applausi li riceve.
“Il fatto è che a quest’area i tecnici non piacciono” spiega al Fatto Giorgia Meloni.
“A noi piace la politica vera, non le persone calate dall’alto. Andava meglio quando invitavamo Bertinotti o Vendola. Quest’anno volevo Renzi o Landini ma l’imminenza della campagna elettorale induce a mantenere le distanze”.
I tecnici, sembra di capire, addormentano il confronto, la politica ne risente e le passioni vanno a farsi benedire.
Salvatore Cannavò
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Settembre 13th, 2012 Riccardo Fucile
LA CRISI NON COLPISCE SOLO I GRANDI GRUPPI MA ANCHE LE PMI… UNA VOLTA ERANO LO SBOCCO DEI LICENZIATI DALLE INDUSTRIE, ORA SONO LORO A LICENZIARE
Nel secondo semestre di quest’anno rischiamo di perdere 202.000 posti di lavoro.
Di questi, ben 172.000 sono in forza tra le piccole e medie imprese.
A questo risultato è giunta la Cgia di Mestre che ha elaborato questa stima incrociando i dati occupazionali dell’istat e quelli di previsione realizzati da Prometeia.
Il risultato emerso è preoccupante: rispetto al secondo trimestre del 2012, nella seconda parte dell’anno corriamo il rischio di ritrovarci con 202.000 occupati in meno. Se teniamo conto che circa 30mila esuberi sono riconducibili ad addetti occupati nelle grandi aziende che hanno aperto un tavolo di crisi presso il ministero dello Sviluppo economico, gli altri 172.000 Sono alle dipendenze delle Piccole e medie imprese.
“Premesso che negli ultimi quattro anni la variazione dei posti di lavoro riferiti alla seconda parte dell’anno è sempre stata negativa – dichiara Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia – la stima riferita al 2012 è comunque peggiore solo al dato di consuntivo riferito al 2009. Purtroppo – prosegue Bortolussi – in queste ore non si sta consumando solo la drammatica situazione dei lavoratori dell’Alcoa o dei minatori del Carbosulcis, ma anche quella di decine e decine di migliaia di addetti delle pmi che rischiano di rimanere senza lavoro”.
La Cgia, tuttavia, invita il governo ad aiutare le Pmi.
“Le ristrutturazioni industriali avvenute negli anni ’70, ’80 e nei primi anni ’90 presentavano un denominatore comune. Chi veniva espulso dalle grandi imprese spesso rientrava nel mercato del lavoro perchè assunto in una Pmi. Oggi anche queste ultime sono in difficoltà e non ce la fanno più a creare nuovi posti di lavoro. Per ridare slancio alle piccole realtà imprenditoriali che continuano ad essere l’asse portante della nostra economia diventa determinante recepire in tempi brevissimi la direttiva europea contro il ritardo dei pagamenti, per garantire una certezza economica a chi, attualmente, viene pagato mediamente dopo 120/180 giorni dall’emissione della fattura. Bisogna trovare il modo per agevolarne l’accesso al credito, altrimenti l’assenza di liquidità rischia di buttarle fuori mercato. Infine, bisogna alleggerire il carico fiscale premiando anche i lavoratori dipendenti, altrimenti sarà estremamente difficile far ripartire i consumi interni”.
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Settembre 12th, 2012 Riccardo Fucile
VIA LIBERA AL FONDO SALVA-STATI CON UNA TUTELA PER LA GERMANIA…LA BORSA ACCELERA, LO SPREAD CALA
Via libera al fondo salva-stati, ma con una tutela per la Germania, già maggior
contributore dell’Esm, che non dovrà superare il tetto di 190 miliardi, se non con il parere positivo del Parlamento.
L’attesa decisione dei giudici costituzionali tedeschi sul fondo di stabilità finanziaria, non ha posto i temuti vincoli che avrebbero rischiato di imbrigliare l’Esm, e che avrebbero spuntato di fatto il bazooka antispread messo in campo dal presidente della Bce.
Ed ha fatto reagire positivamente i mercati e calare sensibilmente lo spread.
Gli otto giudici di Karlsruhe hanno posto un freno alla partecipazione tedesca al salvataggio dei paesi in difficoltà , senza però vincolare ogni singolo utilizzo dell’Esm al varo del parlamento, come si temeva nei giorni scorsi. Evitando però anche di aprire completamente i rubinetti.
Un sì condizionato, accolto con un lungo applauso a Strasburgo dove il presidente della commissione europea Jos‚ Manuel Barroso stava scandendo il discorso sullo stato dell’unione, che fa ben sperare per il futuro dell’eurozona. La Corte costituzionale tedesca ha inoltre respinto il ricorso di urgenza dell’esponente della Csu Peter Gauweiler presentato lo scorso weekend.
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Settembre 12th, 2012 Riccardo Fucile
MORGAN ASSET MANAGEMENT TORNA A INVESTIRE SUI TITOLI DI STATO ITALIANI E SPAGNOLI, ALLEGGERENDO LA PRESSIONE
Diversi grandi fondi di investimento internazionali sono tornati ad acquistare titoli di Stato di Italia e Spagna, sulla scia del piano di possibili interventi calmieranti nel settore approntato la scorsa settimana dalla Banca centrale europea.
Lo riporta in prima pagina il Wall Street Journal, pur avvertendo come sia «troppo presto» per dire se questa inversione di tendenza proseguirà .
Ma la volontà di questi fondi di riposizionarsi sulle emissioni dei due paesi – che offrono rendimenti più elevati rispetto a quelle di Germania e Francia (con quelli che sono i famigerati spread sui tassi) – «alleviano le pressioni» su economie che hanno dovuto sempre più far ricorso alla sola domanda interna per finanziarsi.
I FONDI
Tra i fondi citati dal quotidiano finanziario americano vi è innazitutto JP Morgan Asset Management, veicolo che da solo detiene oltre 840 miliardi di dollari in attività e titoli a rendimento fisso in tutto il mondo.
E a riprendere gli acquisti sui bond di Italia e Spagna sono stati anche Standard Life Investment, fondo britannico, l’americana BlackRock e la BlueBay Asset Management.
Questo mentre gli sviluppi della scorsa settimana alla Bce hanno portato un ulteriore ed evidente calmieramento dei tassi di interesse e degli spread sui bond dei due paesi. Su queste emissioni i tassi retributivi sono in un rapporto inversamente proporzionale con il prezzo: se questo risale a seguito di acquisti i rendimenti ne risultano diminuiti.
(da “Il Corriere della Sera“)
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Settembre 10th, 2012 Riccardo Fucile
NEL SULCIS 4.500 CASSAINTEGRATI SU 129.000 ABITANTI… “IN SARDEGNA CI SENTIAMO TUTTI ABBANDONATI”
In sindacalese si chiamano «momenti estremi». Nel linguaggio ruvido dei metalmeccanici sardi significa che «a forza di tirare la corda, qualcuno la pagherà ».
Te lo spiegano così, con la schiuma alla bocca, davanti ai cancelli del bestione di Portovesme. La protesta sulla torre. La bomba fantoccio. Gli scontri al porto di Cagliari.
Per dire dell’Alcoa.
E poi il presidio sotterraneo dei minatori di Carbosulcis, e i pastori, e gli operai della chimica, dell’industria elettrica.
Il sud della Sardegna è una polveriera pronta a esplodere. Un calderone dove ribolle l’insofferenza, l’angoscia, la rabbia di migliaia di lavoratori che si sentono «abbandonati», anzi, «più abbandonati degli altri».
Che sarebbero i colleghi del «continente».
Benvenuti nel Sulcis-Iglesiente, il territorio più cassaintegrato d’Italia.
Quattromilacinquecento ammortizzatori sociali per 129 mila abitanti.
Il 40 per cento dei paracadute sganciati dal governo per le aziende sarde che chiudono, si aprono qui, nella provincia di Carbonia- Iglesias.
Ventitrè comuni e una strage industriale che non fa prigionieri.
«Autunno caldo? Scusi ma mi viene da ridere per non piangere. Da noi – spiega Franco Bardi, segretario provinciale Fiom – tutte le stagioni sono calde, autunno, inverno, primavera, estate. Siamo conciati così da anni. Ve ne accorgete solo adesso perchè Carbosulcis e Alcoa stanno facendo casino. Ma nelle stesse condizioni di quegli operai si trovano tanti altri colleghi. Dopo la bomba all’Alcoa, ci ha convocati il prefetto. Gli abbiamo detto che non siamo più in grado di gestire la rabbia dei lavoratori».
È la storia della corda troppo tirata. È la storia di una balletto tra Governo, Regione e multinazionali spregiudicate. Che adesso scrive il suo nuovo capitolo, quello dei «momenti estremi».
Intanto le procedure di chiusura, nell’impianto Alcoa, continuano. Ventitrè celle elettrolitiche sono già spente.
Un dato che fa a pugni con l’ottimismo forzato diffuso dal governatore Ugo Cappellacci: «Siamo disponibili ad attivare un nuovo tavolo di approfondimento, una soluzione si troverà ». La realtà è che a Portovesme gli operai sono sempre più pessimisti.
È un distretto in agonia. Un’epidemia diffusa che ha già contagiato 3 mila lavoratori e fatto aprire un fronte sindacale unico chiamato, non a caso, «Vertenza Sardegna».
C’è il dramma della Carbosulcis; c’è l’Eurallumina che produceva ossido di alluminio per l’Alcoa ma è ferma da tre anni e mezzo.
Ci sono i «nodi» della Portovesme (piombo e zinco), della Keller di Villacidro (carrozze ferroviarie, trattativa in corso con acquirenti cinesi), dell’Enel e della Ila (laminati in alluminio). Alla Sms di Iglesias facevano profili in alluminio: chiusa da un anno e mezzo.
I conti sono fatti: eccoli i 3 mila lavoratori «alle pezze ». «Nel Sulcis un numero come questo corrisponde ai 15 mila di Taranto», conclude Bardi.
Di fronte a una crisi industriale «senza precedenti», Cgil, Cisl e Uil hanno annunciato la mobilitazione generale, che sfocerà in una grande manifestazione tra ottobre e novembre.
È l’autunno sempre caldo della Sardegna.
Paolo Berizzi
(da “la Repubblica“)
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Settembre 7th, 2012 Riccardo Fucile
LA BCE FA SUL SERIO, ACQUISTI ILLIMITATI DI DEBITO PUBBLICO PER I PAESI CHE CHIEDONO AIUTO
Il sito della Bce crolla attorno alle 14.30, tutto il mondo si è sintonizzato per vedere in streaming Mario Draghi annunciare l’uso del “bazooka”, come si chiama in gergo finanziario l’intervento estremo della Banca centrale europea.
Il presidente della Bce spiega che cosa intende fare per garantire che l’euro sia davvero “irreversibile”: comprare, senza fissare in anticipo limiti di tempo e di quantità , titoli di Stato con scadenza 1-3 anni dei Paesi che pagano interessi troppo alti.
In cambio di “condizionalità ”, cioè dell’impegno dei beneficiari a rispettare un programma di riforme e risanamento contabile.
Dopo settimane di abili negoziati, Draghi riesce a imporre una linea fino a poco fa impensabile per i tedeschi ma ora approvata, sia pure senza entusiasmo, anche da Angela Merkel.
Resta contrario Jens Weidmann, il capo della Bundesbank, la banca centrale tedesca, che nel consiglio della Bce vota contro e poi in un comunicato durissimo spiega che “considera questi acquisti equivalenti al finanziamento dei governi attraverso la stampa di banconote” e che così “la politica monetaria rischia di essere soggiogata alla politica fiscale”.
Ma la situazione è questa e Draghi ha preso su di sè — e sulla Bce — il compito di salvare l’euro e di fornire di basi più solide la costruzione europea nel medio periodo. “Non è una italianizzazione della Bce”, ha risposto a un giornalista tedesco che vedeva nelle scelte di ieri un regalo a Italia e Spagna (che infatti sono le prime beneficiarie).
I mercati reagiscono con entusiasmo: lo spread italiano cala.
Ecco come funzionerà il bazooka di Draghi.
ACQUISTI ILLIMITATI
Il nuovo programma di acquisto di titoli da parte della Bce si chiama OMT, Outright monetary transactions (transazioni monetarie in blocco) che prende il posto dell’SMP (Securities Market Program) dell’estate 2011.
La differenza è cruciale: allora la Bce decideva di settimana in settimana quanto comprare, sulla base dell’andamento dei mercati.
Decisioni che venivano comunicate ex post.
Questa volta Franco-forte avverte da subito che il potenziale di fuoco è illimitato, “nessun tetto quantitativo è fissato in anticipo”.
Chi vuole speculare al ribasso, quindi, è avvertito che la Bce può intervenire comprando in qualunque momento e mandandolo in perdita.
Gli acquisti saranno sterilizzati, cioè la Bce venderà titoli per somme equivalenti. Così la massa monetaria (e l’inflazione) non dovrebbero aumentare
LE CONDIZIONI
Se un Paese come l’Italia vuole beneficiare del “bazooka” della Bce, deve prima chiedere l’aiuto del fondo salva Stati (oggi l’Efsf, tra breve l’Esm).
Il governo firmerà un memorandum con gli impegni da rispettare in cambio dell’aiuto. Ancora non si sa quanto saranno dure, ma un Paese può beneficiare di un aiuto complessivo (come la Grecia) o di un sostegno sul mercato (come potrebbero fare Italia e Spagna), cosa che implica condizioni più leggere.
Sarà poi la Bce a valutare se gli impegni vengono rispettati. In caso contrario smetterà di comprare i titoli.
Nel fissare le condizioni può essere coinvolto il Fondo monetario internazionale, da sempre l’organismo più duro con i Paesi indebitati.
COSA COMPRA
Draghi ha spiegato che gli acquisti del programma OMT si concentreranno sui titoli a breve termine, cioè quelli “con scadenza tra uno e tre anni”.
Ancora non è chiaro se siano compresi titoli con durata maggiore ma vicini alla data del rimborso.
La ragione di questa scelta è che così si limita nel tempo l’impegno della Bce, visto che tutti i soldi saranno (o non saranno) restituiti nel giro di tre anni massimo. Inoltre influenzando i titoli a breve, la Bce si assicura di trasmettere subito nell’economia l’effetto delle sue scelte.
Lo spread che guardiamo di solito è quello tra titoli a 10 anni, esclusi dal programma, ma è in calo perchè il sostegno a uno Stato sul debito a breve gli permette di pagare con maggiore facilità quello a lungo termine.
AIUTI EXTRA
La Bce adotta altre due misure aggiuntive che piacciono ai mercati. Francoforte rinuncia al suo status di creditore privilegiato .
In futuro se un Paese non riuscirà a rimborsare le obbligazioni, la Bce soffrirà le perdite come tutti gli altri creditori, a differenza di quanto è successo per la Grecia. Inoltre la Bce non rivenderà sul mercato gli oltre 219 miliardi di euro di titoli di Stato comprati con il programma di assistenza del 2011 e li terrà fino a scadenza.
Questo limiterà l’offerta di titoli, sostenendo il loro prezzo (cioè tenendo basso lo spread).
EFFETTI SPERATI
La speranza di tutti è che non ci sia neppure bisogno di usare questo piano anti-spread. Sono bastate le parole di Draghi a far scendere i rendimenti dei debiti dei Paesi a rischio.
Se continua così, sia Italia che Spagna avranno spread più bassi e quindi pagheranno meno interessi e, soprattutto, banche, imprese e famiglie avranno minori difficoltà nell’accesso al credito.
E SE NON BASTA?
Ci sono diversi rischi nel piano Draghi: il primo è il caos istituzionale.
Ora non si capisce più bene a chi risponderanno i Paesi beneficiari di aiuti.
A Bruxelles? A Francoforte? A Berlino?
E se la Bce boccia le politiche di bilancio e la Commissione le approva? Chissà .
Se le condizioni imposte a chi chiede gli aiuti saranno troppo pesanti, i Paesi ad alto debito rischiano di trovarsi con spread bassi ma disoccupazione elevata, a causa di pesanti recessioni.
Non sarebbe un gran miglioramento.
Nel caso poi un grosso Paese, diciamo la Spagna, dovesse andare in default, la Bce dovrebbe svalutare i titoli spagnoli in suo possesso.
E potrebbe essere costretta a chiedere un aumento di capitale agli altri Paesi membri.
Stefano Feltri
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Settembre 6th, 2012 Riccardo Fucile
LE NUOVE BANCONOTE SARANNO PRESENTATE A NOVEMBRE… I BOZZETTI SONO ANCORA SEGRETI, MA IL LOGO SARA’ LA PRINCIPESSA FENICIA EUROPA
Nuovi disegni, colori modificati, filigrana diversa.
E un motivo comune, il mito greco del “Ratto di Europa”, su tutti i tagli.
L’euro sta per subire il primo restyling della sua giovane storia.
La Banca centrale europea a novembre di quest’anno presenterà la nuova serie di banconote che dovrebbe cominciare a circolare nell’Eurozona già a maggio del 2013.
Perchè la moneta unica ha sì appena dieci anni, ma li sente tutti.
Troppo bravi sono diventati i falsari nell’imitarla.
Troppe le critiche estetiche a quegli stili architettonici così anonimi stampati sui biglietti.
E quindi si cambia.
I bozzetti delle nuove banconote, selezionati a Francoforte da una commissione interna della Bce, sono coperti dal più rigoroso segreto.
Ma qualcosa trapela, a cominciare dal disegno che è stato scelto, addirittura già nel 2004, per sostituire del tutto o in parte gli archi, le finestre e i portali attualmente disegnati.
Si tratta dell’immagine della principessa fenicia Europa (da cui prende il nome il Vecchio Continente), figlia del re di Tiro Agenore e di Telefassa.
Secondo la mitologia Europa fu rapita da Zeus che di lei si era innamorato e per non intimorirla aveva assunto la forma di un toro bianco.
In alcuni mosaici, Zeus in realtà è raffigurato come una giovenca. Comunque un’icona “neutra”, accettata da tutti i 17 Paesi dell’Eurozona.
Ma qualcuno ci ha visto un atto simbolico, come a sottolineare che la Grecia, nonostante la crisi del debito, è e deve rimanere nella moneta unica.
Il motivo grafico non sarà l’unico cambiamento.
I colori subiranno una leggera variazione di tonalità e dovrebbero essere utilizzati degli inchiostri speciali anti contraffazione.
La mappa dell’Europa sarà ampliata per includere i nuovi Paesi membri.
La seconda serie degli euro sarà diversa anche al tatto, perchè la carta filigranata in fibra di cotone, lino e canapa sarà sostituita con la fibra di cotone lungo, più rigida e consistente.
E per incrementare la sicurezza, la calcografia (le linee in rilievo a forma di trapezio accanto alla cifra) sarà aumentata e impressa in più punti del biglietto.
“Le linee guida del cambiamento paradossalmente le hanno dettate i falsari – spiega un investigatore impegnato nella lotta alle contraffazioni – i disegni architettonici ora sulle banconote e i colori sono gli elementi più facili da riprodurre. Ce lo hanno insegnato loro, gli stampatori abusivi, con i loro euro taroccati sempre più perfetti e difficili da individuare”.
In questo gli italiani, purtroppo, sono maestri.
A nord di Napoli, nell’area attorno a Giugliano, viene prodotta la metà delle banconote false che circola in Europa.
I pezzi da 20 euro sono dei “capolavori”.
“Ma non è solo il Napoli Group, come li abbiamo battezzati, a impensierire la Bce – spiega ancora la fonte – in Bulgaria ci sono realtà criminali che spacciano pezzi da 200 euro che sembrano veri”.
Dal 2002 ad oggi in Europa sono stati sequestrati più di 5 milioni di biglietti falsi, e si stima che quelli in circolazione siano 5 volte di più.
Dunque un’esigenza di maggiore sicurezza, che si affianca al problema di un’estetica non proprio accattivante, tanto che a Francoforte si pensa al cambio da anni.
Ma come avverrà la transazione?
Non è un dettaglio, perchè la nuova serie rischia di rendere inservibili tutti i distributori automatici e i bancomat che oggi riconoscono solo le vecchie banconote.
E perchè già si pensa al caos che si potrà creare con i 200 e i 500 euro, i biglietti che spesso vengono nascosti in cassaforte o sotto il letto per evitare di denunciarli al fisco perchè frutto di pagamenti al nero o di riciclaggio.
Ci sono due ipotesi.
Il passaggio “morbido” prevede che a partire da maggio del prossimo anno (ma la data potrebbe slittare a ottobre per dare il tempo di stampare più biglietti possibili) le banche cominceranno di volta in volta a ritirare le banconote che hanno esaurito la loro “vita tecnica” (il periodo durante il quale mantengono le caratteristiche e non si deteriorano), sostituendole con le nuove. I tagli piccoli, 5, 10 e 20 euro hanno una vita di circa tre anni.
Quindi si ipotizza un lungo periodo di convivenza delle due serie, fino a una “dead line” dopo la quale i vecchi euro non avranno più valore.
Secondo l’agenzia Bloomberg i primi a circolare saranno i nuovi biglietti da 5.
Ma c’è anche la possibilità di un cambio più repentino, della durata di pochi mesi e con scadenze tassative. In ogni caso i falsari stanno già consultando i libri di mitologia greca.
Fabio Tonacci
(da “la Repubblica“)
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Settembre 6th, 2012 Riccardo Fucile
SECONDO LO STUDIO DEL WORLD ECONOMIC CHE MISURA LO STATO DELLE INFRASTRUTTURE, L’INNOVAZIONE E LA STABILITA’ ECONOMICA, L’ITALIA CRESCE MA E’ FUORI DAI TOP 40
La Germania sorpassa in competitività gli Stati Uniti che arretrano per il quarto anno consecutivo.
La Svizzera resta al primo posto tallonata da Singapore.
L’Italia sale di un gradino al 42esimo posto, ma, insieme alla Spagna (36esima), non riesce a entrare nei top 30.
E’ il verdetto di uno studio del “World Economic Forum” di Ginevra che misura la competitività dei Paesi in base a fattori come lo stato delle infrastrutture e la capacità di spingere l’innovazione.
Fattori che consegnano la maglia rosa alla Svizzera aiutata da campioni nazionali come Novartis e Nestlè, ma anche da un’economia stabile e da mercati finanziari sviluppati.
La classifica.
Alle spalle della Svizzera segue stabile Singapore, mentre si scambiano posizione la Finlandia, adesso al terzo posto, e la Svezia, che scende di un gradino.
Al quinto posto sale di due gradini l’Olanda, davanti alla Germania, ferma allo stesso livello del 2011, ma davanti agli Usa che sono scesi di due scalini dal quinto al settimo posto.
Nella lista dei top ten seguono la Gran Bretagna (ottava nonostante le recessione), Hong Kong (9) e il Giappone (10), mentre la Francia perde tre punti (21), con l’Irlanda che ne guadagna due (27), mentre la Cina ne arretra di tre (29).
Ferma a quota 36 la Spagna, come pure la Polonia (41), davanti a Italia e Turchia (43), che ha fatto un incredibile balzo in avanti di 16 posizioni.
In progresso anche il Brasile, da quota 53 a 48, mentre il Portogallo perde quattro posizioni e scende a quota 49 e l’India scivola al 59esimo posto.
All’ultimo posto il Burundi (144).
Gli Stati Uniti.
Gli Usa registrano il quarto calo consecutivo nonostante il recupero in competitività sul fronte dell’innovazione e dello sviluppo dei mercati finanziari che mostra segnali di ripresa dal picco della crisi. A pesare sul giudizio del World Economic Forum è – soprattutto – la scarsa fiducia nella politica e l’instabilità macroeconomica.
Un duro colpo per il presidente uscente Barack Obama a due mesi dalle elezioni, in aggiunta ai timori per un deficit di bilancio che supera i mille miliardi di dollari. Eurozona.
All’interno dell’Unione monetaria la crisi ha reso ancora più evidente il solco tra Nord e Sud del Vecchio continente con economie che corrono e altre che arrancano.
La Finlandia ha scalzato la Svezia dal podio.
Brilla il quinto posto dell’Olanda (era settima) davanti alla stabile Germania.
Una situazione che palesa le difficoltà dei Paesi nel mirino della speculazione.
Ai problemi di Spagna e Italia si aggiungono quelli della Grecia sprofondata al 96esimo posto alle spalle anche di Argentina e Namibia.
Un crollo che – secondo il World Economic Forum – mantiene in vita la possibilità che Atene “e forse altri Paesi lascino l’area euro”.
Giuliano Balestreri
(da “La Repubblica“)
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Settembre 5th, 2012 Riccardo Fucile
IL SUPER MINISTRO DEL GOVERNO MONTI PER LA PRIMA VOLTA GUARDA OLTRE IL SUO INCARICO
Passera chiama, D’Alema e il Pd rispondono. 
Non può che passare per la via Emilia il flirt che avvicina il ministro dello Sviluppo economico ed ex banchiere al partito di Pierluigi Bersani.
Giunto a Reggio per la Festa nazionale del Partito democratico, il capo del dicastero per lo sviluppo economico, Corrado Passera non ha escluso la possibilità di scendere in politica e, perchè no, in un governo di centrosinistra dopo le elezioni del 2013. “Non me la sento di smentire Franco Marini, però quando quella decisione verrà presa, se verrà presa, lo dirò chiaramente, adesso devo fare al meglio il ministro dello Sviluppo per cercare di creare occupazione”, ha detto Passera incalzato dall’ex presidente del Senato che lo aveva invitato a partecipare a un prossimo esecutivo guidato dal Pd.
Dopo pochi minuti a dare man forte all’ex numero uno di Banca Intesa nel suo incedere a grandi passi verso la politica è arrivata, sempre dagli stand della festa, la voce dell’ex premier, Massimo D’Alema. “La politica italiana ha bisogno di persone che portino passione e competenza”.
Poi l’ex presidente del consiglio ha ricordato altri esempi illustri: “Anche in passato noi abbiamo promosso persone come Carlo Azeglio Ciampi e Tommaso Padoa Schioppa, che hanno portato un contributo straordinario. Marini fa bene a rivolgersi a Passera e ad altri membri dell’attuale governo”, ha concluso D’Alema.
Non è neppure un caso che il Partito democratico si sia esposto nei confronti di Passera attraverso la voce del cattolico Franco Marini.
Quello dell’ex banchiere (indagato dalla Procura di Biella per reati fiscali) infatti, fin dal’incontro di Todi del 2011, in cui buona parte del mondo economico di ispirazione cristiana profilò la nascita di un nuovo partito cristiano post-berlusconiano, era il nome di spicco.
Quella nata nella cittadina umbra è una compagine (dal nome lunghissimo Forum delle persone e delle Associazioni di ispirazione cattolica nel Mondo del lavoro) che raggruppa potenze come la ciellina Compagnia delle opere, la Confcoperative, la Coldiretti, l’Acli, laCisl, la Confartigianato.
Un gruppo che potrebbe non disdegnare un ingresso di Passera in un governo di centrosinistra, fortemente bilanciato dalla presenza dell’Udc di Casini.
E senza l’ingombrante partecipazione di Nichi Vendola e compagnia.
Per il ministro dello Sviluppo economico l’occasione della festa è stata l’ennesima per parlare del tema del lavoro.
L’autunno caldo che si profila infatti potrebbe essere il banco di prova da leader.
Al termine del dibattito, prima di lasciare la festa del Pd alla domanda se quindi per l’Alcoa di Portovesme non ci sia nulla da fare, il ministro ha provato a tranquillizzare: “Assolutamente no”.
Ma ci ha tenuto a sottolineare come la situazione “sia difficile e quindi bisogna definirla come tale. A oggi — ha aggiunto — non abbiamo un impegno da parte di nessuno però lavoriamo, lavoriamo e continueremo a lavorare se necessario anche fino alla fine dell’anno e tutto l’anno prossimo”.
A D’Alema invece tocca suo malgrado parlare seppure indirettamente ancora di Matteo Renzi.
A chi gli chiedeva sulla sua lunga permanenza in parlamento e se si sentisse uno degli obiettivi delle rottamazioni del sindaco di Firenze, l’ex ministro degli Esteri risponde: “Non ho mai chiesto di essere candidato, è al partito che dovete chiederlo. Anche l’ultima volta fu Walter Veltroni a chiedermi di entrare in lista. Si candida chi porta i voti, non si fanno le liste solo per dare l’occupazione a una persona”.
David Marceddu
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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