Giugno 4th, 2021 Riccardo Fucile
IL 54% DEGLI ITALIANI FAVOREVOLE ALLA TASSA DI SUCCESSIONE PER I GRANDI PATRIMONI
I sondaggi politici di Noto Sondaggi pubblicati da Porta a Porta dicono che Fratelli d’Italia sorpassa il Partito Democratico e si avvicina alla Lega mentre Coraggio, la new entry di Brugnaro e Toti, parte con il 3,5%.
Secondo la rilevazione di Antonio Noto rispetto al 20 maggio Fdi supera il Partito Democratico. Il partito della Meloni aumenta dello 0.5% e arriva al 18.5% mentre il Pd rimane fermo al 18%”.
La Lega invece perde ancora mezzo punto e si posiziona al 21.5%, avvicinata pericolosamente da Fdi e Pd. Mentre il M5S si ferma al 16%, perdendo 1 punto rispetto l’ultima rilevazione. Forza Italia perde ancora mezzo punto e arriva al 7%.
La new entry Coraggio di Brugnaro e Toti esordisce con il 3,5%: un buon punto di partenza per ora.
Seguono le piccole forze del panorama politico italiano: Azione di Calenda perde lo 0.5% arrivando così al 2.5%. Italia Viva di Renzi stabile al 2%, Noi con l’Italia stabile all’ 1.5%, Verdi e Sinistra Italiana stabili rispettivamente all’1.5%. Mentre LEU -Art 1 perde lo 0,5%, fermandosi così all’1%.
Intanto, sempre secondo il sondaggio di Noto, il 54% si dice d’accordo con la proposta del segretario Pd, Enrico Letta, sulla tassa di successione per finanziare una dote ai 18enni. Agli intervistati è stato chiesto di esprimere un giudizio sull’ipotesi della tassa di successione, avanzata dal segretario Letta. La proposta è gradita dal 54% dei cittadini. I favorevoli sono maggiormente concentrati nella fascia di età giovanile, mentre il dissenso aumenta con l’aumentare dell’età.
(da agenzie)
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Giugno 2nd, 2021 Riccardo Fucile
A SUO PARERE LEGA E FORZA ITALIA NON VOGLIONO FAR VINCERE LA MELONI
Guido Crosetto individua quello che a suo parere è il vero prolema del centro
destra
“Il problema del centrodestra è che non sta affrontando le amministrative per vincerle, ma per cercare in qualche modo di regolarsi all’interno. Qual è il problema? Il problema del centrodestra si chiama Giorgia Meloni”
L’esponente di FdI ha fotografato così la partita per il Campidoglio, ossia un tentativo di Lega e Forza Italia di limitare la post-missina.
“Giorgia Meloni sta crescendo troppo e bisogna evitare che le amministrative siano un ulteriore elemento di crescita. Per cui, il primo problema qual è? Rompere le scatole su Roma, e quindi hanno bocciato tutti i candidati che lei fino a adesso ha proposto, tenendo fermo il pallino su Roma, che è la città che il centrodestra potrebbe vincere”, ha aggiunto l’esponente FdI.
“E’ più facile vincere su Roma che nelle altre città. Meloni ‘non può vincere’ Roma, quindi si stanno mettendo i bastoni tra le ruote”, ha incalzato sempre da Coffee break su La7
“Era già successo l’altra volta – ha proseguito – fu Tajani a far saltare l’appoggio a Meloni, Forza Italia si inventò un altro candidato e alla fine Meloni rimase da sola a correre su Roma, che fu regalata a Raggi.
Insomma, “non è una cosa nuova: su Roma si gioca un’altra partita, la sopravvivenza di Forza Italia che, purtroppo, non è più quella di Berlusconi, che da primo partito riusciva a rinunciare a qualcosa per mettere d’accordo gli altri. Adesso su Roma in qualche modo vuole esistere Forza Italia, che ha la necessità di esprimere un candidato e infatti propone Gasparri”.
“Per cui – ha concluso Crosetto – questo sta succedendo, uno scontro all’interno del centrodestra che si gioca giocando una partita a scacchi sulle candidature”.
(da TPI)
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Giugno 2nd, 2021 Riccardo Fucile
CONTE E’ IL LEADER PIU’ AMATO, MELONI SUPERA SALVINI
I sondaggi politici di Ipsos illustrati da Nando Pagnoncelli durante DiMartedì dicono che Giuseppe Conte è il leader più amato, mentre Giorgia Meloni stacca Matteo Salvini nelle graduatorie di gradimento e Fratelli d’Italia appaia il Partito Democratico in classifica.
La rilevazione illustrata nella trasmissione di Giovanni Floris su La7 descrive una tendenza che emerge anche negli altri sondaggi politici. E che vede la Lega in crisi di consenso così come il Partito Democratico e il MoVimento 5 Stelle. Mentre Fratelli d’Italia, forte dell’opposizione al governo Draghi e dell’esposizione mediatica della sua leader, continua a correre.
Il Carroccio così raggranella in totale il 22,4% mentre il Pd si fa raggiungere da Fdi al 19,4%. Subito dopo c’è il M5s al 15,4%, in calo come il Pd rispetto alle precedenti rilevazioni.
Il campione di Pagnoncelli attribuisce poi il 7,7% a Forza Italia, che è il primo partito tra quelli che sono sotto il 10%. Sotto Berlusconi c’è una pletora di piccoli con percentuali al limite dell’irrilevanza. Azione! di Carlo Calenda è al 2,4%, Più Europa al 2,2%, Sinistra Italiana al 2% e Italia Viva di Matteo Renzi all’1,9%.
Il livello di gradimento per i leader invece è un plebiscito per Giuseppe Conte. Nonostante i problemi con l’Associazione Rousseau e il Garante della Privacy, il leader in pectore del M5s raggiunge il 51%. Dimostrando così di ricevere apprezzamento anche dalla parte che in teoria gli sarebbe avversa.
Dietro di lui c’è il ministro della Salute Roberto Speranza, che però è leader di un partito che ha scarso appeal nell’elettorato. Il derby interno al centrodestra lo stravince Meloni, che porta a casa il 37% dei consensi mentre Matteo Salvini raggiunge il 31%. Poi ci sono Giovanni Toti, Enrico Letta e Silvio Berlusconi.
Raggruppando i dati dei partiti per coalizioni si scopre che attualmente il centrodestra è al 49,5%. Ovvero ben al di sopra del numero necessario di voti per raggiungere una solida maggioranza sia alla Camera che al Senato.
Il centrosinistra senza M5s è a distanza siderale: il 31,5%. Se invece si allea con il M5s arriva al 38,4%.
In attesa di conoscere il sistema elettorale con cui voteremo, si tratta di percentuali importanti ma la partita pare già finita. Il gradimento per il governo Draghi intanto arriva al 64% dopo i successi della campagna vaccinale. Anche quello del premier risale e arriva al 66%.
(da agenzie)
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Giugno 1st, 2021 Riccardo Fucile
ATTENZIONE: GLI INDECISI SONO BEN IL 43%, ALMENO LA META’ VOTERA’ E NON HA ANCORA DECISO PER CHI
Secondo i sondaggi politici di SWG per TGLa7 Fratelli d’Italia ha sfondato il muro del 20% nelle intenzioni di voto degli italiani. Come ha scritto il Guardian il partito guidato da Giorgia Meloni è il protagonista di un’«ascesa allarmante» .
E le rilevazioni di SWG lo confermano. Per la prima volta FdI arriva al 20% dei consensi nel campione intervistato per il sondaggio, in crescita di mezzo punto percentuale.
E rosicchia ancora un po’ di distacco rispetto a quello che è ancora il primo partito, ovvero la Lega di Matteo Salvini che si attesta al 21,7% salendo però leggermente di meno della forza politica che gli contende lo scettro nel centrodestra, lo 0,4%.
Mentre il Partito Democratico la settimana scorsa era riuscito a tenere testa a Fratelli d’Italia ora, con la perdita secca di uno 0,5%, vede allontanarsi all’orizzonte la possibilità, almeno nei sondaggi, di contrastare l’avanzata della compagine che potrebbe, ma è tutto scritto sull’acqua, se si votasse oggi, vincere le elezioni.
Infatti sommando anche i consensi di Forza Italia il centrodestra arriva al 48%. E non aiuta la perfomance del Movimento 5 Stelle che scende sotto il 16% perdendo lo 0.7. Crescono dello 0,3 Azione e Sinistra Italiana.
Per quanto riguarda le altre forze politiche Italia Viva risale sopra il 2%, così come MDP Articolo 1.
Bisogna ricordare però che il vero partito che potrebbe contendere la vittoria al centrodestra è quello degli indecisi. Per i sondaggi politici di SWG si tratta del 43% del campione intervistato.
A chi andranno i loro voti, sempre se si recheranno le urne, lo decideranno le mosse dei prossimi mesi.
(da agenzie)
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Maggio 30th, 2021 Riccardo Fucile
ACCORDO TRA DESTRA NAZIONALISTA E PARTITO CENTRISTA
Israele potrebbe avere un governo senza Netanyahu. A tre giorni dalla
scadenza del mandato esplorativo, dopo le elezioni del 2 marzo, arriva l’annuncio della formazione di un governo con un altro premier.
“Vi annuncio che farò un governo di unità nazionale con Lapid, per far uscire Israele dalla voragine”, ha detto il leader della formazione di destra nazionalista Yamina, Naftali Bennett, che accetta così l’invito del partito di opposizione centrista Yesh Atid.
“Con Lapid ci sono diversità ma siamo intenzionati a trovare l’unità. Lapid è molto maturato”. Un’alleanza che porrebbe fine allo stallo politico in cui naviga Israele dal novembre 2018, nonché a 12 anni ininterrotti di governo di Netanyahu, il più longevo della storia del Paese.
“Intendo agire con tutte le mie forze per formare un governo unitario con Lapid. Quattro tornate elettorali – ha spiegato Bennett durate una conferenza stampa – hanno indebolito il Paese. Si tratta di una crisi politica senza eguali nel mondo. Stiamo smontando l’edificio dello Stato e rischia di crollare tutto”.
Bennett ha poi attaccato Netanyahu: “Chi dice che c’è un governo di destra a portata di mano, si sbaglia. Non c’è. Non esiste un governo di destra di Netanyahu. Chi lo dice mente. Anche stamane c’è stato un altro tentativo – ha aggiunto Bennett riferendosi all’appello avanzato dall’attuale premier – io sarei stato possibilista, ma non c’era la maggioranza. Netanyahu intende trascinare tutto il campo nazionalista verso la propria Masada personale”.
Quello con Lapid, ha concluso il leader di Yamina, “non solo non è un governo di sinistra come dice Netanyahu, ma sarà anzi più spostato a destra di quello attuale. Non faremo ritiri e non consegneremo territori”.
Non si è fatta attendere la reazione di Netanyahu che ha subito accusato Naftali Bennett di commettere “la frode del secolo”. Il premier ha detto di aver fatto offerte “incredibili” al partito di Bennett che avrebbero impedito un “pericoloso governo di sinistra”, ma Bennett, secondo il primo ministro, “si preoccupa solo di se stesso”.
Potrebbe arrivare già nelle prossime ore l’accordo tra Yair Lapid e Naftali Bennett per la formazione di una coalizione che estrometterebbe Benjamin Netanyahu dal governo israeliano. L’accordo metterebbe fine all’era Netanyahu, dopo che il leader del Likud ha occupato la carica di primo ministro per 12 anni consecutivi. Netanyahu è al potere dal 2009, ma le ultime 4 elezioni hanno rimescolato le carte.
In un contesto politico esacerbato dalle tensioni con Hamas, Netanyahu sta provando a rimanere aggrappato al potere. Oggi, il premier uscente ha lanciato un ultimo appello chiedendo sia a Bennett, che guida il partito di estrema destra Yamina, sia a Gideon Saar della formazione «Nuova Speranza», di formare una coalizione che escluda il centrista Lapid. La proposta di Netanyahu, il cui futuro politico è reso ancora più incerto da un processo per corruzione, verte su una rotazione a tre nella premiership in un esecutivo fortemente sbilanciato a destra
Ad appoggiare il premier è stato nelle ultime ore il partito Sionista Religioso del deputato Smotrich. Saar ha però rifiutato, dichiarando che il suo partito «resta allineato alla sua posizione» di rimpiazzare Netanyahu. «Il governo del cambiamento», e anti Netanyahu, richiede a Lapid anche il sostegno di membri arabi del parlamento.
Una situazione di difficile equilibrio, resa ancora più complessa dal momento che attraversa il partito Yamina. Il suo leader, Bennett, appartenente all’estrema destra e da anni sostenitore della costruzione di insediamenti in Cisgiordania e dell’esproprio delle terre ai palestinesi, è alle prese con una crisi interna. Le frange più estremiste del suo partito non vedono di buon occhio l’alleanza con il più moderato Lapid.
Tuttavia, secondo i media locali, Bennett potrebbe annunciare già in giornata la sua decisione di allearsi con Lapid nella formazione di una coalizione che escluderebbe definitivamente Netanyahu dall’esecutivo. Secondo i termini dell’accordo, Bennett occuperebbe la carica di primo ministro per i primi due anni, per poi lasciare il posto a Lapid nei due anni rimanenti. Se Lapid dovesse fallire nel tentativo di formare un governo, il quarto nel giro di due anni, allora Israele dovrebbe andare alle urne per la quinta volta. Una eventualità che sia Lapid che Bennett vorrebbero evitare.
(da agenzie)
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Maggio 29th, 2021 Riccardo Fucile
IL LEADER DELLA BUONA DESTRA: “A ROMA DAREMO IL NOSTRO APPOGGIO A CALENDA” (E QUI SBAGLIA)
La creazione del movimento “Coraggio Italia” ha creato dissapori e spaccature all’interno della destra italiana, con la diaspora da Forza Italia verso il partito di Toti e Brugnaro, sindaco di Venezia.
Il leader della Buona Destra Filippo Rossi interviene sul dibattito riguardante il futuro della destra italiana “Sì, alla destra moderata italiana serve coraggio. Serve il coraggio di spezzare le catene che la tengono legata alla destra estrema e populista di Salvini e Meloni, serve il coraggio della libertà di scelta”.
“Fino a quando la destra liberale italiana si assoggetterà ai voleri e ai capricci dei sovranisti non avrà nessuna possibilità di autonomia politica- commenta- È per questo che qualsiasi iniziativa che rimanga nell’alveo dell’attuale centrodestra a trazione estrema non avrà nessuna vera possibilità di successo.
Non è possibile affidare l’eredità della tradizione della destra italiana a chi va a braccetto con personaggi come Orban, per fare un esempio”.
Per questo, aggiunge Rossi, “stiamo lavorando dal basso, in tutta Italia, senza giochi di palazzo, per costruire una Buona Destra distinta e distante, avversaria, della destra estrema e sovranista. Anche per questo la Buona Destra darà il suo contributo all’esperienza civica di Carlo Calenda alle prossime amministrative di Roma- conclude il leader di Buona Destra- perché se bisogna costruire qualcosa di diverso dalla deriva estremista la destra liberale e riformista ha il dovere di prendere decisioni coraggiose”.
(da agenzie)
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Maggio 28th, 2021 Riccardo Fucile
PESA ANCHE LA CAMPAGNA ACQUISTI DI TOTI CHE SCATENA LA GUERRA DI FORZA ITALIA
Rinviato a data da destinarsi: la formula non suona benissimo ma tant’è, il vertice del centrodestra sulle amministrative in agenda ieri è saltato all’ultimo momento. Formalmente la battuta d’arresto è sopraggiunta “per motivi organizzativi, anche con l’obiettivo di avere nuovi elementi sui potenziali candidati”, trapela da fonti della Lega ma sono pesate e non poco le fibrillazioni per la “campagna acquisti” del governatore ligure e leader di ‘Cambiamo’ Giovanni Toti che mercoledì sera ha formalmente aderito al nuovo progetto politico del sindaco di Venezia Luigi Brugraro ‘Coraggio Italia’, “scippando” una dozzina di parlamentari a Forza Italia (leggi l’articolo).
Gli azzurri hanno lanciato un avvertimento chiarissimo che non lascia spazio a libere interpretazioni: “Forza Italia non parteciperà ad alcun vertice con chi ha violato gli accordi di coalizione e l’invito rivolto nel corso dell’ultima riunione”.
Opposta la reazione di Fratelli d’Italia, per i quali il nuovo soggetto di Toti e Brugnaro – che può contare attualmente su 24 deputati e 7 senatori, – rappresenta un’occasione per consolidare il centrodestra. “Da posizioni diverse lavoreremo per rafforzare l’alleanza di centrodestra”, ha dichiarato il capogruppo alla Camera Francesco Lollobrigida.
Divisi pure su questo insomma, oltre che ovviamente sul resto: la vigilia del vertice che si sarebbe dovuto tenere ieri non era infatti caratterizzata certo da un’aria di concordia. La quadra sui nomi non c’è , anche perché il tatticismo che caratterizza le mosse incrociate di Lega e FdI è palese: nella Capitale il partito di Giorgia Meloni sembra gradire l’opzione Enrico Michetti saltata fuori nel tavolo di coalizione che si è tenuto lunedì scorso, anche se Simonetta Matone, giudice minorile molto conosciuta e assai spinta dal leader della Lega potrebbe far breccia nell’ottica di un possibile scontro tutto al femminile con la sindaca uscente Virginia Raggi.
Peraltro nella Capitale restano i dubbi di Forza Italia sulla scelta di schierare un civico, con Antonio Tajani che preferirebbe un politico come Maurizio Gasparri.
Difficile, tuttavia, che Meloni ceda la piazza (ad un ex An, per giunta).
Resta ancora coperta la carta leghista su Milano – il nome di Annarosa Racca, presidente di Federfarma in Lombardia non ha scaldato molto i cuori , per usare un eufemismo e poi c’è in ballo anche Maurizio Lupi) in attesa che Meloni schieri apertamente Michetti o chi per lui indicando un suo candidato di partito e non un semplice ‘gradimento’.
Una partita a scacchi insomma, dove per muovere una pedina si aspetta la mossa dell’avversario (anche se stiano parlando di alleati…).
Le incognite non finiscono qui. A Napoli è ufficiale la candidatura del magistrato anti mafia Catello Maresca, più volte invocato dal centrodestra (soprattutto da Salvini e dall’area di FI che fa capo a Mara Carfagna) ma il diretto interessato ha però già ha apertamente dichiarato senza troppi giri di parole di non voler portare nelle sue liste i simboli di partito: “Io mi sento il candidato Catello Maresca. Se dovete cercare qualcosa da affibbiarmi, scrivete che sono un moderato di ispirazione cattolica”, si è definito così ieri rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano se fosse il candidato del centrodestra.
La speranza nella coalizione è che si apra una ‘reciproca’ collaborazione, altrimenti nella lunga lista di incognite si aggiungerebbe anche il capoluogo partenopeo dove proprio ieri il fronte progressista unito – Pd, M5S e LeU – ha ufficializzato (leggi l’articolo) che marcerà compatto con l’ex ministro Gaetano Manfredi.
A Torino è in campo il civico Paolo Damilano e la partita è chiusa, apertissima invece a Bologna i. Il puzzle insomma è ben lontano dall’essere completato, e l’affaire Toti certo va a complicare la situazione.
(da TPI)
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Maggio 27th, 2021 Riccardo Fucile
LA GENERAZIONE ATREJU VUOLE ROTTAMARE LA VECCHIA DIRIGENZA, MA ALLA FINE NON HANNO UN NOME SPENDIBILE PER FARE IL SINDACO DELLA CITTA’… ALLA MELONI NON FREGA NULLA DEL SINDACO, LE INTERESSA PIAZZARE IL COGNATO ALLA REGIONE LAZIO
Nella capitale sembra avverarsi il titolo del Manifesto: “Sono Giorgia e non so chi
candidare”. A Roma, Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni rischia di giocarsi tutto. Non solo perché la Capitale è sempre stata la “Betlemme della destra“, con le sue sezioni entrate nell’immaginario collettivo, ma anche perché è qui che nasce la classe dirigente che oggi è in FdI dopo aver fatto gavetta con il Movimento Sociale Italiano (Msi) dentro il Fronte della Gioventù, per poi passare in Alleanza nazionale (An), confluire nel Popolo delle Libertà (Pdl) e infine fondare Fratelli d’Italia dopo il rifiuto di Berlusconi di fare le primarie.
Questa classe dirigente è sempre stata contraria ad appaltare ai candidati civici, opzione considerata come un fallimento della politica. La scelta di puntare sui “civici‘, quindi, ha inevitabilmente sollevato mugugni anche alla luce del competitor fortemente politico del Partito Democratico (Pd), l’ex ministro Roberto Gualtieri.
Il profilo del candidato del centrodestra infatti si è fatto attendere proprio per vedere chi candidavano dalle parti del Nazareno. A un esponente civico del Pd si sarebbe risposto con un civico, a un politico con un politico, questo è stato sempre il “mantra” in ambito centrodestra quando venivano interpellati sui motivi dei ritardi.
L’attesa dunque sembrava ragionevole. Per questo quando Enrico Letta ha dato il via libera all’ex ministro dell’Economia tutti si attendevano dal centrodestra una controfferta altamente politicizzata. Soprattutto da FdI che tra le sue fila può contare parlamentari romani di lungo corso ed esperienza.
Nascono nella Capitale personaggi come Marco Marsilio, che oggi guida la Regione Abruzzo ma cresciuto politicamente a Roma nella sezione di Colle Oppio, dopo essere stato consigliere comunale, senatore oltre che braccio destro di Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera.
Nasce a Roma, e in particolare nella provincia romana dove ha il suo elettorato, Francesco Lollobrigida, cognato di Giorgia Meloni e capogruppo alla Camera, con trascorsi alla Regione Lazio come assessore ai Trasporti della giunta guidata da Renata Polverini.
Nasce a Roma Fabrizio Ghera, attuale capogruppo di FdI alla Regione Lazio, recordman di preferenze nel Comune di Roma e assessore ai Lavori Pubblici della giunta del sindaco Gianni Alemanno.
Insomma sono tutti politici con importanti pacchetti di voti a livello territoriale ed esperienze amministrative pregresse. Per non parlare poi del pedigree tutto romano di Giorgia Meloni, che nasce politicamente a Roma.
Ma mentre per Giorgia Meloni l’orizzonte è quello di Palazzo Chigi, la sua classe dirigente sembra più impegnata a baloccarsi passando da una candidatura all’altra senza avere ben chiaro il da farsi.
Cosa sta accadendo nella classe dirigente romana?
Sta accadendo che Fratelli d’Italia vuole ristrutturare la propria immagine, con un bonus del 110 per cento in salsa politica della generazione Atreju, quella dei trentenni e quarantenni legati alla parabola meloniana rafforzatasi all’ombra del ministero della Gioventù, e rottamare la comunità militante che l’ha formata e che aveva puntato tutto su di lei per 20 anni.
A Roma, Fratelli d’Italia rinuncia ai suoi candidati più competitivi, come Rampelli – che si è sempre chiamato fuori dalla gara, ma sul quale puntava addirittura un suo storico antagonista come Francesco Storace.
Ma il punto di caduta di tutto questo qual è? Qual è la vera posta in gioco?
Lasciare ad altri la Capitale per ipotecare la Regione Lazio dove Lollobrigida vorrebbe tornare, spiegano a mezza bocca i più maliziosi. Ma questa volta da presidente.
Insomma, più passano i giorni più sembra avverarsi il titolo del Manifesto: “Sono Giorgia e non so chi candidare”, nel quale si racconta il “paradosso di destre che volano nei sondaggi ma non riescono a trovare candidati adatti alla corsa nelle principali città della contesa amministrativa” a causa della mancanza di una classe dirigente degna di questo nome.
E per la comunità che si forgiò tra gli anni ‘80 e ‘90 nel superamento del fascismo, facendo incursioni culturali molto più moderne e visionarie dell’attuale cantilena risorgimentale dei meloniani di stretta osservanza, la fregatura è arrivata.
(da TPI)
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Maggio 26th, 2021 Riccardo Fucile
MICHETTI A OTTOBRE AVEVA DEFINITO LA PANDEMIA “UNA INFLUENZA”
Dopo mesi di ricerca, il centrodestra potrebbe aver trovato il candidato per la
corsa verso il Campidoglio. Il nome di Enrico Michetti, avvocato ed esperto di diritto amministrativo, direttore di Gazzetta Amministrativa e opinionista di Radio Radio, è arrivato da Fratelli d’Italia, il partito guidato da Giorgia Meloni
Ma dagli altri partiti della coalizione restano dubbi perché non è ritenuto molto conosciuto.
Michetti, 55 anni, è stato definito da alcuni “Tribuno della Radio“.
Proprio durante alcuni dei suoi interventi radiofonici, in cui spazia sui temi più vari, Michetti si è lasciato andare a qualche dichiarazione “ambigua” a proposito del Covid e dei vaccini. Ad esempio, nel mese di aprile, come ricorda Tommaso Labate sul Corriere della Sera, ha lanciato un parallelismo tra vaccini e doping: “Ecco perché si calpesta la libertà! Ecco perché si calpestano tutti i presupposti per porre il cittadino al centro del Paese!”, ha detto.
“Il lavoratore deve essere al centro della vita politica, istituzionale ed economica. Non un subalterno, non un suddito! Non una persona da prendere e vaccinare come una vacca coattivamente contro la sua volontà o somministrargli qualsiasi altra cosa come facevano con le atlete del mondo dell’ Est”
E un attimo dopo, rendendosi conto del paragone avventato, ha aggiunto: “ben vengano le cure”.
Enrico Michetti, nei suoi interventi radio, è stato molto critico anche verso il coprifuoco, che ha definito “una misura estrema” che “non è stata neanche mai praticata durante il ventennio fascista”, mentre il 13 ottobre scorso, in uno dei suoi sfoghi, ha definito il Covid “un’influenza“.
“È diventato ridicolo”, ha detto, “si parla soltanto di questa influenza, particolarmente grave, per carità di Dio, in casi acuti – ma che di questo virus si faccia un programma di governo che altrimenti non avrebbe ragione di esistere è paradossale”.
(da agenzie)
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