Destra di Popolo.net

DOPO IL RITIRO DI ALBERTINI CRESCONO LE AZIONI DI LUPI, MA CROLLANO QUELLE DI SALVINI

Maggio 6th, 2021 Riccardo Fucile

DOPO QUELLA DI RASIA DAL POLO, UN’ALTRA CANDIDATURA DELLA LEGA FINISCE NEL NULLA E ALBERTINI LANCIA LA PROVOCAZIONE: “AVREI CHIESTO A SALA DI FARMI DA VICE”

Gabriele Albertini rinuncia al ruolo di sfidante di Beppe Sala alle prossime elezioni milanesi. Da tempo era nota nei palazzi della politica la sua insofferenza nei confronti di quella frammentazione nel campo del centrodestra che aveva portato Matteo Salvini a proporne il nome, trovando però reazioni freddine in Fratelli d’Italia e Forza Italia.
È pur vero che sul versante-Meloni si era dato un formale via libera al ritorno dell’ex Sindaco, ma considerandolo “in quota Lega”: posizione antipatica perché avrebbe consentito di intestare a Salvini non solo i costi della campagna elettorale, ma anche il prezzo politico di una sconfitta che i sondaggi davano per probabile.
Silvio Berlusconi, una volta dimesso dal San Raffaele, ha invece telefonato varie volte ad Albertini, che – si mormora – avrebbe però considerato fuori tempo massimo il sostegno del leader del partito del quale ha fatto parte.
Un leader che, come noto, ha invece puntato le sue fiches su Maurizio Lupi, che a questo punto parrebbe la soluzione più logica. Il condizionale resta d’obbligo, visti gli incredibili saliscendi di questo processo di scelta, che sembra uscito dalla penna di Samuel Beckett.
Albertini, con l’eleganza che lo contraddistingue, motiva la sua rinuncia con l’età avanzata e la necessità di preservare la moglie dissenziente da quello che lui stesso aveva definito a suo tempo “sequestro di consenziente”.
Tutto vero, lo aveva detto anche mesi fa, ma senza nemmeno ricorrere ad eccessiva dietrologia si percepisce tra le righe l’insoddisfazione per un sostegno non unanime da parte della coalizione.
Impossibile non rilevare la sconfitta politica di Salvini, che dopo aver bruciato Roberto Rasia Dal Polo ha finito col perdere per strada anche Albertini, sul quale solo poche ore fa pronunciava parole tranchant: a fronte della sua disponibilità, il leader della Lega non accettava discussioni.
La disponibilità c’è stata, ma anche questo piano è fallito, dato politico che certamente rimescola le carte nel centrodestra. Dopo la scommessa sul giovane emergente, anche quella “sull’usato sicuro” si è rivelata un buco nell’acqua.
Allo stesso modo, crea tensione il passaggio della lettera nel quale Albertini dice che, in caso di vittoria, avrebbe chiesto a Sala di fargli da vice, eventualmente anche portando in Giunta anche alcuni esponenti del centrosinistra. Motivando l’idea con i tempi difficili, in pratica suggerisce una versione milanese del governo di unità nazionale, che non è un passaggio banale.
Probabilmente il messaggio va letto in senso speculare, ovvero con un invito a Sala, in netto vantaggio nei sondaggi, ad aprire la sua maggioranza ad esponenti dialoganti del centrodestra.
Da un po’ circola il nome di Carlo Masseroli, assessore con Letizia Moratti e in buoni rapporti anche con il Sindaco progressista. Lo stesso Lupi, un moderato che ha già partecipato come ministro a governi di “grosse koalition” presieduti da Enrico Letta e Matteo Renzi, sembra un profilo idoneo per il progetto. Posto, ovviamente, che Sala lo condivida. Difficilmente lo condividerà Salvini, come lo stesso Albertini scrive nella lettera
A proposito di nomi, l’ex Sindaco ringrazia anche “Libero” e Vittorio Feltri, che oltre ad invocare il ritorno in campo dell’ex Sindaco in un recente post su Twitter aveva profetizzato “Albertini farà a pezzi Sala alle prossime elezioni”.
Nel suo editoriale a commento del ritiro, è costretto a cambiare nettamente i toni, a partire dal titolo: “La tua rinuncia è il funerale di Milano”.
(da TPI)

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ZINGARETTI A UN PASSO DALL’ACCETTARE LA CANDIDATURA A SINDACO DI ROMA

Maggio 6th, 2021 Riccardo Fucile

LA MELONI FURIOSA CONTRO CHI NEL CENTRODESTRA VORREBBE SI PRESENTASSE CANDIDATA SINDACO

I sondaggi interni sembrano aver scalfito gli annunci del passato. E ora Nicola Zingaretti sembra pronto a cedere alle lusinghe di Enrico Letta e accettare la candidatura a sindaco di Roma.
Sabato sarà il giorno in cui il Partito Democratico svelerà le sue carte per la capitale e la convergenza – quasi universale – è sul nome dell’attuale Presidente della Regione Lazio.
Solo qualche settimana fa, però, lo stesso ex segretario dem aveva annunciato pubblicamente il proprio “rifiuto”. Ora, però, le convinzioni sembrano essere cambiate.
A raccontare i retroscena all’interno del Pd è Il Fatto Quotidiano che sottolinea come il ripensamento sia figlio di un accordo interno, anche con vista sulla conseguente nuova tornata elettorale per rinnovare la giunta alla guida della Pisana (sede della Regione Lazio).
Anche se la possibilità sembrava ormai tramontata, con ogni probabilità sarà Nicola Zingaretti. Enrico Letta ce la sta mettendo tutta per creare le condizioni e convincerlo. E Francesco Boccia, responsabile Enti locali dem, sta conducendo una trattativa sia sulla Capitale sia su Napoli nel nome dell’unità della coalizione Pd-M5S.
Insomma, ci sarebbero grandi manovre che portano a Roma per poi ripartire dalla capitale per molte altre elezioni amministrative. E poi ci sono i sondaggi, quelli interni. Si parla di un vantaggio – ovviamente si tratta di un dato contestuale, ma non concreto – di circa 25 punti percentuali rispetto a Virginia Raggi. Mentre Carlo Calenda, con la candidatura di Nicola Zingaretti, rimarrebbe intorno al 4%
Al Nazareno si cerca anche una strategia, visto il ruolo ricoperto attualmente dall’ex segretario del PD, per non far accavallare le date per le amministrative a Roma e le (eventuali) Regionali. L’obiettivo è quello di formalizzare la candidatura al Campidoglio di Zingaretti a settembre. In questo modo si voterà per la capitale a ottobre e per la Regione Lazio a dicembre.
Il centrodestra non ha ancora un candidato sindaco per le prossime elezioni comunali di Roma, in programma in autunno, e Giorgia Meloni spegne le voci che la vorrebbero in corsa per la poltrona del Campidoglio: “C’è un sacco di gente che mi vorrebbe candidata, tendenzialmente tutti quelli che mi vorrebbero togliere dalle scatole”, ha dichiarato la leader di Fratelli d’Italia.
(da agenzie)

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ALBERTINI DICE NO A SALVINI E SI SFILA DALLA CORSA A SINDACO DI MILANO, POI L’AFFONDO: “SE FOSSI STATO ELETTO AVREI CHIAMATO SALA COME VICESINDACO E ANCHE ALCUNI SUOI ASSESSORI”

Maggio 6th, 2021 Riccardo Fucile

COSI’ MASSACRA IL LEGHISTA CHE HA SEMPRE FATTO POLEMICHE SUL NULLA

L’ex sindaco di Milano, Gabriele Albertini, si sfila dalla corsa alle Comunali di Milano, dopo essere stato indicato negli ultimi giorni come candidato del centrodestra in pole per guidare il Comune alle prossime amministrative di autunno.
In una lettera aperta scritta al quotidiano Libero, Albertini ringrazia e declina l’invito. Ma lancia una suggestione: “Se fossi stato candidato ed eletto, ecco il mio primo atto, da sindaco di Milano: chiedere a Beppe Sala d’entrare nella Giunta municipale, come vicesindaco, d’unirsi a me nel governo della città, magari accompagnato da alcuni assessori suggeriti da lui e/o dalle forze politiche responsabili che lo sostengono”.
“Stavo per cedere, per dire sì ma mi sono fermato davanti alla mia famiglia ‘bicellulare’ (siamo solo in due a vivere insieme) e a mia moglie non potevo infliggere un disagio, per lei così insopportabile, per un terzo quinquennio”.
“Alcuni sondaggi m’avevano inaspettatamente indicato come valido antagonista del sindaco uscente e Matteo Salvini aveva presentato, in pubblico e da solo, la mia candidatura” scrive Albertini. “Gli avevo fatto presente le mie contrarietà, di carattere personale e familiare, ad accettare il gravoso compito: avrei rivissuto, da carnefice e vittima, quella nuova fattispecie di reato: ‘il sequestro di persona del consenziente’ (come avevo definito la vita del sindaco di Milano) e una sicura crisi coniugale, essendo mia moglie contrarissima, oltre a ridurre considerevolmente il mio reddito”. Poi continua: “Dall’annuncio pubblico del leader della Lega, si era aperto un dibattito su media ed era cominciato un flusso costante, impetuoso di messaggi diretti, vocali e scritti di incoraggiamento (…) per le quali non troverò mai parole sufficienti per dire grazie”. Tra i tanti che gi hanno espresso parole di stima, Albertini ricorda Silvio Berlusconi: “che non mi ha fatto mancare il suo sostegno e la sua affettuosa amicizia”.
(da agenzie)

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MILANO, L’ORA DELLA VERITA’ PER “AMLETO” ALBERTINI E IL CENTRODESTRA ALLA RICERCA DI UN CANDIDATO

Maggio 5th, 2021 Riccardo Fucile

L’EX SINDACO TENTENNA, NONOSTANTE LE PRESSIONI

Nel centrodestra è corsa contro il tempo per convincere Gabriele Albertini ad accettare la candidatura a sindaco contro Beppe Sala. A
lbertini tentenna e ieri ci sono volute ben tre telefonate di Silvio Berlusconi nel corso della giornata per rassicurarlo.
Dopo che anche dal leader della Lega era arrivato un segnale di nervosismo. “Io ancora ci spero – ha spiegato ieri pomeriggio Matteo Salvini, che poi si è domandato – . Ma se Albertini e Bertolaso ricevono solo dei no? Intanto convinciamo Albertini a Milano e Bertolaso a Roma e poi parliamo di tutto il resto con gli alleati”.
In serata, da fonti della Lega filtra una evidente preoccupazione. “Il 99 per cento dei milanesi che vogliono il cambiamento sperano che i partiti del centrodestra si muovano e scelgano subito Albertini, una candidatura indipendente e vincente”.
Mentre le stesse fonti aggiungono che “perdite di tempo o litigi su altro non fanno il bene di una città che non merita altri anni di immobilismo di sinistra”.
Per Fratelli d’Italia, interviene il vicepresidente del Senato Ignazio La Russa per cercare di sgombrare il campo dagli equivoci. “Salvini non può certo riferirsi a noi – scandisce l’ex ministro – . Non abbiamo mai detto no ad Albertini come non abbiamo detto sì solo perché non è stato ancora convocato il tavolo sulle candidature. Sarebbe stato scortese nei confronti della rosa dei candidati che finora si sono detti disponibili. E perché annunciarlo fuori dai tavoli finirebbe per danneggiare il candidato”.
Chiarita la posizione del partito di Giorgia Meloni, La Russa aggiunge: “Salvini convochi il tavolo e sono sicuro che in poco tempo troveremo l’accordo su tutte le candidature”.
Anche da Arcore confermano che Berlusconi e Albertini “si stanno parlando” e che Forza Italia “resta speranzosa”. La senatrice berlusconiana Licia Ronzulli dichiara apertamente che “Milano ha bisogno di Albertini, lo ama e lo aspetta ancora”.
L’ex sindaco dal 1997 al 2006 tiene il centrodestra sulla corda. Scherza su una vignetta opera di Attilio Busolin, alto dirigente di banca e disegnatore dilettante, che ritrae Albertini in preda a un dubbio amletico sotto la scritta “torno, non torno”.
Corredata da un hashtag che lo definisce, non a caso, “Gabriele Amletini”. Ieri sera è stato relatore a una iniziativa sulla Brigata Ebraica organizzata dall’unione Democratica Amici d’Israele di cui è presidente onorario.
Nel frattempo, sta preparando la risposta alla lettera aperta con cui Vittorio Feltri gli ha chiesto pubblicamente lo scorso 22 aprile di “ritornare a Palazzo Marino e di dargli una ripulita”. Sostenendo che “non c’è alcun cittadino che non abbia la testa sulle spalle che non ti rimpianga”. Invitandolo a “non esitare” e a “darci una mano a risollevarci dall’attuale grigiore”.
Tra i più forti sostenitori di Albertini ci sarebbe anche “Cambiamo”. Il movimento fondato da Giovanni Toti considera l’ex sindaco capace di dare filo da torcere a Sala. Il deputato Guido Della Frera, ex Fi ora “totiano”, è tra quelli che più si starebbe spendendo per convincere il centrodestra a chiudere sull’ex europarlamentare.
Mentre chi conosce bene Maurizio Lupi assicura che il presidente di Nci potrebbe valutare un suo impegno per Milano solo quando questa possibilità dovesse essere posta al tavolo nazionale del centrodestra e se ci fosse la convergenza di tutti. Resta comunque ancora da sciogliere anche il nodo su chi si accollerà i costi della campagna elettorale.
(da La Repubblica)

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LE ELEZIONI DI MADRID E I CATTIVI MAESTRI, UNA LEZIONE PER TUTTI

Maggio 5th, 2021 Riccardo Fucile

NELLA CITTA’ DOVE IL LIBERI TUTTI HA FATTO MORIRE DI PANDEMIA IL DOPPIO DI SPAGNOLI RISPETTO ALLA MEDIA NAZIONALE HANNO VINTO GLI UNTORI

Il risultato delle elezioni nella Comunità di Madrid smuove tutta la politica spagnola e invia un messaggio forte in tutta Europa.
Vince la nuova enfant prodige del Partito Popolare, alfiera di una linea trumpiana; crolla il Partito Socialista, che segna il suo record storico negativo nella Comunidad della Capitale.
Non riesce il colpo di coda di Pablo Iglesias, il leader della sinistra populista e radicale che si era dimesso dal governo nazionale per tentare di evitare la scomparsa della sua Podemos dalla città che ne aveva dato i natali, in cui raccoglie un magro 7%.
Ma aldilà degli effetti tutti spagnoli, che includono una nuova competizione interna per la leadership dei Popolari, la crisi definitiva dei centristi di Ciudadanos e quella quasi ineluttabile di Unidad Podemos, questo risultato è destinato a fare scuola
La giovane Ayuso incassa il risultato politico di una campagna tutta improntata a far pagare ai suoi avversari il costo politico delle misure restrittive; al grido di “Liberdad!” la sua campagna ha ricordato quotidianamente la sua dura battaglia, talvolta vinta per vie legali, contro le misure restrittive del Governo centrale.
E tutto ciò nonostante le misure del paese iberico siano sostanzialmente meno restrittive di quelle di Francia, Germania e Italia, nonostante una campagna vaccinale che fino a oggi ha proceduto a ritmi non inferiori della media Europea.
Ma soprattutto, nonostante il fatto che Madrid registri il triste record della maggiore incidenza di contagi, ricoveri e soprattutto morti per Covid di tutte le altri grandi realtà spagnole e della quasi totalità di quelle europee. Le dimensioni del risultato lanciano un messaggio a tutta la politica internazionale: in termini di consenso, il prolungamento delle misure si paga caro.
Ma caro si pagherebbe anche un allentamento precoce del livello di guardia, sperando che tra una settimana i dati di Milano in festa scudetto non vengano a ricordarcelo. A Sanchez rimane però una carta importante, la gestione del Recovery Fund, la possibilità di lasciare un segno netto sull’economia e la società spagnola, un segno che è tutto politico. Perché la ripartenza non è una questione tecnica, si tratta di compiere scelte, di decidere verso dove portare il paese.
Dopo l’ultima crisi, la destra Spagnola ha rimesso in camino il paese salvando i forti e facendo pagare il conto ai deboli. Oggi può essere diverso, l’opposto. E questo vale anche per l’Italia e l’Europa. Al costo politico delle misure restrittive si può contrapporre il possibile beneficio nel rendersi protagonisti di una ripresa che oltre che efficace sia anche equa. E allora però, anche da quest’altra parte del mediterraneo, è necessario segnare un solco, o di quo o di là.
A chi vuole incassare il premio gridando liberi tutti occorre far pagare il conto, renderli afoni nella discussione sul segno della nuova normalità.
Paradossalmente, può essere un’occasione: la risposta alla demagogia dell’“io, oggi” è solo la credibilità del “noi, domani”.
(da Huffingtonpost)

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SONDAGGIO SWG-LA7: ALTRO CROLLO DELLA LEGA, ORA AL 20,9%, IL PD AL 19%, FDI SALE AL 18,7%, IL M5S AL 17,8%

Maggio 3rd, 2021 Riccardo Fucile

FORZA ITALIA SCENDE AL 6,6%, AZIONE 3,5%, SINISTRA 2,9%, ITALIA VIVA 1,7%

La Lega di Matteo Salvini in una settimana perde quasi un punto percentuale (-0.9%). Lo rileva un sondaggio Swg per il Tg La7.
Segue il Pd, praticamente stabile al 19% con un meno 0,1, mentre prosegue l’avanzata di Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, che con un più 1,1% arriva al 18,7.
Il Movimento 5 Stelle sale al 17.8% (+0.4%), Forza Italia scende al 6.6% (-0.2%). In calo anche Azione, al 3.5%; Sinistra italiana al 2.9% e Italia viva all’1.7%.

(da agenzie)

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SONDAGGIO IPSOS-CORRIERE DELLA SERA: IL PD A UN PUNTO DALLA LEGA MENTRE FDI SUPERA IL M5S

Maggio 1st, 2021 Riccardo Fucile

LEGA 21,9% (-0,6%), PD 20,9% (+0,6%), FDI 18,9% (+1,7%), M5S 16 (-2%), FORZA ITALIA 8% (+0,4%), AZIONE 2,8%, SINISTRA 2,2%, ITALIA VIVA 2%, + EUROPA 1,3%, VERDI 1,3%, MDP 1,1%

Il mese di aprile ha fatto registrare un andamento ondivago dell’opinione pubblica nei confronti del governo e del presidente Draghi. Al netto delle variazioni settimanali, il mese si chiude con una flessione di 4 punti dell’indice di gradimento del presidente Draghi (da 62 a 58) e un dato stabile per l’esecutivo (56).
La graduatoria della popolarità dei leader vede al primo posto Giuseppe Conte con un indice di gradimento pari a 55, in flessione di 2 punti rispetto a marzo che si sommano al calo di 4 rispetto al mese precedente. Il trend decrescente di Conte è da attribuire al venir meno del ruolo istituzionale e al sempre più probabile incarico di leader del M5S che gli aliena una parte del consenso trasversale precedentemente acquisito.
Al secondo posto, staccata di 18 punti, si colloca Giorgia Meloni (indice 37) che scavalca Speranza (36), il cui calo di 3 punti appare più legato all’incarico di ministro della Salute che di segretario di Articolo 1.
A seguire Letta e Salvini appaiati a 30, entrambi in flessione (di 3 e 2 punti), poi Berlusconi e Toti con indice pari a 28, quindi Calenda con 23, in calo di 4 punti (più concentrato tra gli elettori di centrosinistra, a seguito del no alle primarie in vista dell’elezione del sindaco di Roma).
Tra gli altri leader si registra un aumento per Lupi (di cui si è parlato come possibile candidato sindaco a Milano), un calo per Crimi, Fratoianni e Renzi, e un dato stabile per Bonelli.
Da ultimo, gli orientamenti di voto, con tre dati rilevanti rispetto a fine marzo: innanzitutto si assottiglia il vantaggio della Lega (21,9% in calo di 0,6) sul Pd (20,9%, in aumento di 0,6); il calo della Lega è graduale e fa segnare il risultato più basso dall’inizio della legislatura.
Le mutevoli posizioni su alcune questioni (su tutte l’orario del coprifuoco e l’atteggiamento verso il ministro Speranza) non sono del tutto comprese e creano disorientamento nell’elettorato di Salvini.
In secondo luogo, FdI aumenta di 1,7% attestandosi al 18,9, il dato più elevato di sempre nelle rilevazioni Ipsos, capitalizzando il ruolo di principale partito di opposizione.
Infine, il M5S, alle prese con le dinamiche interne e la questione della leadership, il divorzio da Casaleggio e il contestato video di Beppe Grillo in difesa del figlio Ciro, arretra di 2 punti (dal 18% al 16) e scivola al quarto posto.
Da segnalare inoltre l’aumento di Forza Italia (da 7,6% a 8), di Azione (da 2,4% a 2,8) e di Sinistra Italiana (da 2% a 2,2). Indecisi e astensionisti, sebbene in flessione di 1,3%, si confermano la quota più elevata degli elettori con il 39,5%.
In questa fase nella quale l’attenzione dei cittadini è decisamente più rivolta all’attività del governo che a quella dei partiti, la politica sembra in un momento di relativa tregua. È difficile immaginare quale potrà essere lo scenario quando terminerà l’attuale pit stop.
(da Il Corriere della Sera)

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SONDAGGIO INDEX: LA LEGA PRECIPITA AL 21,2%, PD AL 20% ANCHE SE RESTA FERMO, SEGUONO FDI E M5S

Aprile 30th, 2021 Riccardo Fucile

CALA ANCORA LA FIDUCIA A DRAGHI E AL GOVERNO

I sondaggi politici oggi di Index Research illustrati ieri da Corrado Formigli durante Piazzapulita dicono che la Lega perde voti e punti (-0,4% in una settimana) mentre Mario Draghi è a corto di fiducia dopo pochi mesi di governo.
La rilevazione della trasmissione di La7 fotografa le intenzioni di voto degli italiani: la Lega è al 21,2%, in calo dello 0,4% rispetto alla scorsa settimana mentre il Partito Democratico si avvicina pur rimanendo fermo, visto che è stabile al 20% ma è distante ora solo un 1,2% dal Carroccio.
Dietro c’è Fratelli d’Italia al 17,9%, in crescita dello 0,1%, seguita dal MoVimento 5 Stelle che è al 16,7% e cresce dello 0,1%.
Forza Italia è al 6.8% e cresce dello 0,3% mentre Azione di Carlo Calenda è stabile al 3,5% e Sinistra Italiana è al 2,6%. Italia Viva di Matteo Renzi è al 2,1% e perde lo 0,1%.
Europa Verde è stabile all’1,9%, Articolo 1 – Mdp è all’1,7% e Più Europa è all’1,5%.
Chiude la classifica Cambiamo! di Giovanni Toti all’1,3%, in calo dello 0,1%.
Gli altri partiti assommano insieme il 5% dei voti mentre l’area indecisi/non voto è al 39,8%.
La rilevazione sulla fiducia degli italiani nei leader vede invariati i primi tre posti. Giuseppe Conte è primo con 38, Giorgia Meloni seconda con 36 ed Enrico Letta è terzo con 33. Tutti e tre non guadagnano né perdono punti rispetto alla scorsa settimana. Matteo Salvini invece perde un punto percentuale ed è a 25%, seguito da Luigi Di Maio e Carlo Calenda al 16%. Berlusconi è al 15 e Matteo Renzi è al 10%, entrambi con risultati invariati.
Cade invece Mario Draghi che perde mezzo punto percentuale in una settimana e quasi otto punti dal 18 febbraio, prima data della serie storica. Il governo Draghi lascia sul posto lo 0,1% ed èa al 43,5%. Dal 18 febbraio ha perso 4,4 punti percentuali.
(da agenzie)

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SONDAGGI COMUNALI: PD IN VANTAGGIO A MILANO, ROMA E NAPOLI

Aprile 27th, 2021 Riccardo Fucile

A NAPOLI DETERMINANTE L’ACCORDO CON IL M5S SUL NOME DI FICO

Il Partito Democratico potrebbe conquistare Milano, Roma e Napoli alle prossime elezioni amministrative, soprattutto se dovesse allearsi con il Movimento Cinque Stelle.
È quanto emerge dai sondaggi in circolazione per le comunali, in attesa del voto previsto in autunno.
Nonostante la mancanza di candidati ufficiali in gran parte degli schieramenti, con la sola eccezione di Beppe Sala a Milano, il PD può cominciare la campagna elettorale in vantaggio rispetto agli altri partiti.
MILANO
Un sondaggio condotto da Ipsos sulle elezioni amministrative nel capoluogo lombardo rivela che il sindaco uscente Beppe Sala parte in vantaggio rispetto a Gabriele Albertini e a Maurizio Lupi. Contro l’ex sindaco di Milano, il candidato del centrosinistra vincerebbe con il 54-58 per cento dei consensi, contro il 42-46 per cento.
Ancora più ampio il distacco con Lupi, ex ministro delle Infrastrutture ed ex assessore all’Urbanistica nel primo mandato Albertini: Sala vincerebbe con un margine compreso tra il 57,5 e il 61,5 per cento contro il 38,54-42,5 del proprio avversario.
ROMA
Secondo un sondaggio elaborato da Index Research per la trasmissione di La7 “Piazzapulita” condotta da Corrado Formigli, l’ex ministro dell’Economia Roberto Gualtieri supera nel gradimento sia Carlo Calenda di Azione, che il possibile candidato del centrodestra Guido Bertolaso e la sindaca Virginia Raggi del Movimento Cinque Stelle.
Inoltre, stando ad alcuni sondaggi politici pubblicati da La Stampa e a un’indagine realizzata da Winpoll per il Sole 24 Ore, il presidente della Regione Lazio batterebbe tutti gli avversari con ampio margine.
NAPOLI
Il presidente della Camera, Roberto Fico, alla guida di una coalizione tra Movimento Cinque Stelle e PD raggiungerebbe il 39,8 per cento dei voti, contro il 34,1 per cento dell’ex ministro dell’Università, Gaetano Manfredi, e il 29,2 per cento dell’ex ministro degli Affari Europei e attuale sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega agli Affari Europei, Enzo Amendola.
Tutti questi possibili candidati di centrosinistra, secondo un sondaggio realizzato da Quorum per il Sussidiario.net, supererebbero i probabili avversari del centrodestra, Catello Maresca, della lista DeMa, Alessandra Clemente, o indipendenti, Antonio Bassolino.
(da TPI)

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