Giugno 26th, 2018 Riccardo Fucile
SEEHOFER ABBASSA I TONI E RASSICURA LA MERKEL
La Grosse Koalition tedesca non salterà a causa della lite sulle politiche dell’asilo. 
Lo assicura il ministro dell’interno della Csu, Horst Seehofer, definendo “fuori dal mondo” uno scenario del genere a Focus on line.
Seehofer, che si è ribellato ad Angela Merkel, minacciandola di decidere da solo se non passerà la linea dei respingimenti immediati al confine dei migranti già registrati in altri paesi Ue, sta abbassando i toni dello scontro, insieme al partito bavarese.
“Non è un’ipotesi concreta, l’Europa è divisa, in Germania la società è polarizzata, e le relazioni dei partiti nell’Unione sono complicate”, ha detto Seehofer; ciononostante l’ipotesi che la Grosse Koalition possa andare all’aria per le tensioni Cdu/Csu “non è realistica”.
Stasera la coalizione di governo affronterà la questione in un delicato vertice che potrebbe rivelarsi cruciale per il futuro dell’esecutivo.
A poche ore dal confronto, i falchi bavaresi ricorrono a toni concilianti: “Nessuno di noi mette in dubbio l’Unione o mette in discussione il governo”, ha affermato alla Frankfurter Allgemeine Zeitung il segretario generale della Csu, Markus Blume
Anche il capogruppo regionale bavarese Alexander Dobrindt è tornato a sottolineare l’importanza dell’Unione, come casa comune della Cdu e della Csu.
(da “Huffingtonpost“)
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Giugno 19th, 2018 Riccardo Fucile
A SALVINI VIENE MENO L’APPOGGIO DI SEEHOFER E FINISCE STRITOLATO DALLA SUA ARROGANZA: L’IMMIGRAZIONE SECONDARIA RESTA A NOSTRO CARICO
Il governo gialloverde che doveva farsi valere in Europa rischia di rimanere ‘stritolato’ nel solito asse franco-tedesco, perenne e inscalfibile, oggi rinvigorito dall’intesa tra Angela Merkel ed Emmanuel Macron sui respingimenti dei migranti già registrati nei paesi di primo approdo.
Come l’Italia o la Grecia, i due Stati Ue dove si riversa la maggioranza degli arrivi nel continente.
Il sostegno dell’alleato francese è proprio ciò che la Cancelliera cercava per arginare il suo ministro degli Interni, il bavarese Horst Seehofer, che sui respingimenti ha minacciato la crisi di governo a Berlino.
Nemmeno il dialogo avviato da Matteo Salvini con Seehofer riesce a scongiurare questo epilogo. Domani il ministro degli Interni cerca l’aiuto degli austriaci, ricevendoli al Viminale. E intanto annuncia “la proposta italiana per la gestione dei migranti, in arrivo tra 2-3 giorni…”.
Ora, con l’intesa rinnovata con Parigi, Merkel potrà presentarsi al consiglio europeo di fine mese dimostrando allo ‘sfidante’ Seehofer di avere la collaborazione europea sul piano anti-immigrazione.
Insomma, il metodo di condivisione europea, strenuamente difeso dalla Cancelliera contro la determinazione del suo ministro ad andare avanti comunque con scelte unilaterali, è salvo. L’Italia decisamente meno.
Perchè il piano di respingimenti, messo a punto proprio da Seehofer, blocca proprio ciò che l’Europa ha sempre contestato all’Italia. E cioè l’immigrazione secondaria, quei migranti che prima chiedono asilo in Italia e poi si spostano verso il nord Europa. Ora il nord chiude le frontiere e l’Italia rischia di restare ‘gabbia’ di chi riesce a sbarcare.
“Sosteniamo il piano della Commissione europea per rafforzare Frontex, e vogliamo agire contro l’immigrazione secondaria. Serve un’armonizzazione delle norme sul diritto di asilo”, dice Merkel in conferenza stampa con Macron dopo il bilaterale a Maseberg, in Germania.
“Concordiamo sul fatto che quei migranti che vengono registrati in un Paese e vanno in un altro devono essere rimandati indietro al più presto”, dice Macron.
Intesa perfetta che dimostra il fiato corto delle intese ‘sovraniste’ di Salvini.
Il primo con cui il ministro legista ha avuto un colloquio appena insediato al Viminale è stato proprio Seehofer, ministro bavarese dei Cristiano-sociali, alleato della Merkel e intransigente sull’immigrazione perchè preoccupato dell’avanzata dei nazionalisti della Afd (Alternative fà¼r Deutschland) alle elezioni in Bavaria il prossimo ottobre. Ecco cosa offre Seehofer. Sì certo: Merkel e Macron garantiscono il rafforzamento di Frontex. La commissione europea ha preparato una bozza di accordo per il consiglio europeo che prevede anche i centri sbarchi in Africa, per smistare lì sul posto i migranti che hanno diritto all’asilo e quelli che invece devono essere rimpatriati. Il tutto in collaborazione con l’Unhcr, che ha già grosse difficoltà a operare in terre instabili come la Libia, per dire.
Insomma, l’aiuto europeo sul blocco delle partenze in Africa è tutto da verificare. I respingimenti alle frontiere invece sono quasi una realtà . Qual è la contro-proposta italiana?
Salvini annuncia che sarà pronta tra “due-tre giorni”. E intanto domani riceve al Viminale il vice Cancelliere austriaco e ministro della Funzione pubblica e dello Sport, Heinz Christian Stracke, e il suo omologo agli Interni del governo di Vienna, Herbet Kickl.
L’idea è di far leva sulle alleanze politiche nel blocco sovranista per chiedere aiuto. Ma l’Austria minacciò di chiudere il Brennero già l’anno scorso. E quest’anno è difficile che non si trovi in sintonia con un piano respingimenti come quello di Seehofer.
La polemica sul censimento dei rom, cosa sulla quale Salvini oggi insiste, copre tutto questo ‘cul de sac’ europeo. Ma indispettisce le istituzioni comunitarie.
A Bruxelles c’è preoccupazione per le iniziative unilaterali del nuovo governo italiano: o meglio di Salvini che puntualmente riesce a coprire gli sforzi del premier Giuseppe Conte di cercare le intese che contano in Europa.
Ieri a Berlino il presidente del Consiglio si è ritrovato con l’approccio europeista di Merkel. Ma non è bastato: l’asse franco-tedesco prevale, soprattutto quando c’è un ministro dell’Interno in iper-attivismo dai toni forti.
Al fianco della Cancelliera tedesca, Macron torna a criticare la vicenda Aquarius, che pure sembrava archiviata dopo il bilaterale con Conte la settimana scorsa a Parigi. Non è così, evidentemente, se il presidente francese insiste: “Come già detto con il premier Conte, lavoreremo insieme e coopereremo per la gestione dei migranti ma non risponderemo mai in modo positivo a strategie chiaramente non cooperative. Il problema di Aquarius inizia quando la Guardia costiera (italiana, ndr) carica migranti su una nave”.
Merkel promette di accogliere “le valutazioni dell’Italia sulla migrazione” perchè “vogliamo evitare che l’Europa si divida”. Già , ma ha di nuovo il coltello dalla parte del manico: come sempre, pure in una fase di estrema debolezza come quella attuale.
(da “Huffingtonpost“)
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Giugno 18th, 2018 Riccardo Fucile
RINNOVATE PER UN ALTRO ANNO ALL’UNANIMITA’ DI TUTTI GLI STATI MEMBRI, ITALIA COMPRESA (COERENZA CON LE DICHIARAZIONI…)
Il Consiglio europeo ha approvato all’unanimità il rinnovo delle sanzioni che riguardano l’economia della Crimea.
La riunione degli Stati membri della Ue ha deciso di prolungare fino al 23 giugno 2019, per un altro anno, le sanzioni economiche nei confronti di Sebastopoli, come misura punitiva nei confronti di Mosca per l’annessione della Crimea del 2014.
Linea dura dunque da parte del Consiglio Ue nei confronti dell’espansionismo del Cremlino: nessuno sconto alla Russia da parte dell’Unione.
Una decisione in sostegno dell’integrità nazionale dell’Ucraina, di cui la penisola faceva parte prima del referendum e del passaggio della regione alla Federazione Russa.
Il prolungamento delle sanzioni è una “risposta all’annessione illegale della Crimea e di Sebastopoli da parte della Federazione Russa”, si legge nel comunicato diffuso dal Consiglio Ue. “L’Unione ribadisce che continua a condannare questa violazione del diritto internazionale”.
Le misure previste dall’Unione Europea comportano il divieto assoluto per le compagnie europee di effettuare qualsiasi tipo di investimento in Crimea.
Proibite inoltre tutte le importazioni dalla penisola affacciata sul Mar Nero, vietato comprare immobili, finanziare società o fornire servizi, incluso il roaming per le compagnie telefoniche.
La lista di restrizioni comprende anche il divieto di attracco per le navi da crociera.
(da agenzie)
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Giugno 15th, 2018 Riccardo Fucile
SUI NUMERI DELL’ACCOGLIENZA, SUL DIRITTO INTERNAZIONALE PER IL SOCCORSO IN MARE E SUL SEDICENTE “ASSE DEI VOLENTEROSI” IL PREMIER FRANCESE METTE ALL’ANGOLO IL LEGHISTA, CONTE INCASSA
Volti distesi, parole di stima e amicizia, l’invito a prossime occasioni di incontro per marciare insieme per riformare l’Europa sull’immigrazione e sulla governance. Emmanuel Macron e Giuseppe Conte incedono sui convenevoli per marcare la ricucitura nei rapporti fra Italia e Francia, ma nel corso della conferenza stampa c’è un altro protagonista, assente, che viene preso di mira dalle bordate del presidente francese: Matteo Salvini.
Sono tre le stoccate di Macron al vice premier e ministro dell’Interno.
La prima stoccata, sulle “false verità ” sui numeri dell’accoglienza.
L’Italia ha avuto arrivi massicci di migranti, ha sopportato il peso della pressione migratoria dal nord Africa, ma questo soprattutto nel 2015 e nel 2016, mentre nel 2018 gli sbarchi si sono ridotti del 77%.
“La Francia non trae profitto da questa situazione” ha detto Macron, snocciolando i dati. “Se l’Italia nei 4 primi mesi del 2018 ha avuto 18.000 domande d’asilo, la Francia ne ha avute 26.000”.
Quindi “molti fanno errori confondendo le cifre, perchè la Francia non è un Paese di primo arrivo, ma è un Paese a cui donne e uomini che hanno trovato un primo rifugio chiedono poi asilo. La Francia, come l’Italia, deve gestire questa crisi migratoria e dobbiamo dare risposte insieme”.
La seconda stoccata, sul soccorso in mare. Macron afferma che “quando una nave arriva nelle vostre acque ve ne dovete prendere carico. La Francia rispetterà sempre il diritto internazionale. La difficoltà dell’Italia non può risolversi bypassando il diritto internazionale ma con un approccio cooperativo Ue”.
Il riferimento è inevitabilmente al caso Aquarius, su cui nei giorni scorsi Macron aveva detto che l’Italia aveva tenuto un comportanto “cinico e irresponsabile”.
La terza stoccata, sull’asse dei volenterosi Austria-Germania-Italia: “Diffido di queste formule che non ci hanno portato mai tanta fortuna nella storia” dice Macron.
Proprio sul presunto accordo Salvini-Seehofer, Macron spiega che “ogni Paese ha dei capi di stato e di governo: l’Italia ne ha uno, la Germania ha un capo di governo. Se i Paesi si mettono d’accordo è a questo livello che accade. Finora non abbiamo ancora cambiato le Costituzioni. Bisogna avere un approccio conforme, una situazione europea che possa convincere tutti. Se poi il ministro dell’Interno italiano ha contatti privilegiati con alcuni in Europa è una fortuna per noi, per trovare soluzioni e portare più solidarietà . È una buona notizia per tutti”, ha aggiunto rispondendo a una domanda sui contatti tra Salvini e alcuni paesi come l’Ungheria di Orban.
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 14th, 2018 Riccardo Fucile
MACRON “NON VOLEVA OFFENDERE IL POPOLO ITALIANO”, INFATTI AVEVA GIUSTAMENTE DEFINITO “VOMITEVOLE” SOLO SALVINI E IL GOVERNO… IL PAPA RICORDA CHE “I MIGRANTI NON SONO NUMERI MA PERSONE”
Parigi e Roma provano a voltare pagina, dopo lo scontro sulla nave Aquarius.
“Il caso è chiuso, ora bisogna cambiare il trattato di Dublino. La soluzione della questione immigrazione non può essere demandata solo all’Italia”, dice il presidente del Consiglio Giuseppe Conte.
Con una nota dell’Eliseo il presidente francese Macron precisa: “Mai fatto dichiarazioni con l’obiettivo di offendere il popolo italiano”.
Non certo scuse ufficiali, perchè rimane il giudizio sul governo “vomitevole e cinico”
ma evidentemente sufficiente per Conte per confermare l’incontro tra i due, domani a Parigi.
“C’è il tempo delle emozioni e il tempo del lavoro per affrontare questioni importanti come la crisi migratoria”, aveva dichiarato la ministra francese degli Affari europei, Nathalie Loiseau,
E definisce la conversazione telefonica tra i due “cordiale”.
Fino a qualche ore prima il vicepremier Luigi Di Maio sembrava voler tenere il punto: “Spero che il presidente Macron si scusi, è ancora in tempo. Ma finchè non arriveranno le scuse noi non possiamo indietreggiare”, aveva detto il capo politico cinquestelle. È la linea che aveva dettato ieri il leghista Matteo Salvini, da parte del quale era arrivato il veto per il viaggio di Conte in assenza di “scuse ufficiali” del presidente francese, per le accuse di “cinismo e irresponsabilità ” rivolte a Roma e in particolare proprio a Salvini, artefice della chiusura dei porti italiani e della conseguente odissera della nave Aquarius.
Alla fine l’ha avuta vinta Macron e Conte non ha seguito la deriva razzista.
L’imbarcazione della ong Sos Mediterranèe si sta intanto dirigendo verso Valencia, dopo che il neo-premier spagnolo Pedro Sanchez ha messo a disposizione quel porto per l’attracco. Ma c’è stato un cambio di rotta, reso necessario dal maltempo.
Sulla vicenda interviene per la prima volta anche il Papa, in un messaggio inviato ai partecipanti al Colloquio Santa Sede-Messico sulla migrazione internazionale: “Non sono in gioco solo numeri, bensì persone, con la loro storia, la loro cultura, i loro sentimenti e le loro aspirazioni”, scrive Francesco. “Queste persone, che sono nostri fratelli e sorelle, hanno bisogno di una protezione continua indipendentemente dal loro status migratorio”.
(da agenzie)
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Giugno 12th, 2018 Riccardo Fucile
LA FRANCIA NON AMMETTE MIGRANTI ECONOMICI, MA ANCHE L’ITALIA FA LA STESSA COSA, QUINDI DI CHE SI PARLA?
Le accuse specifiche sul caso Aquarius da parte di Macron al governo italiano fotografano semplicemente la situazione: violando le leggi internazionali definire vomitevole il comportamento dell’esecutivo Lega-M5S è il minimo sindacale e chi di dovere ne risponderà davanti alla Corte di Giustizia.
Rispondere dicendo alla Francia “prendetevi 9.000 profughi” o accusare la Francia di bloccare i confini a Ventimiglia non tiene conto innnazi tutto delle cifre reali.
Se l’Italia hai in carico 122.960 richiedenti asilo, la Francia ne ha poco meno, ovvero 84.770.
Non è vero che la Francia respinge i profughi, la sua politica è accogliere chi ha diritto dello status di protezione ma non i migranti economici.
La stessa politica dell’Italia che non accetta il 60% degli arrivi perchè li ritiene migranti economici.
Con la differenza che in Italia i reimpatri sono più problematici.
Lo scorso aprile il ministro dell’interno Gerard Collomb ha presentato una legge di riforma sul tema dei richiedenti asilo basato su alcuni punti chiave: riduzione dei tempi per la domanda di assistenza, no all’espulsione dei richiedenti asilo verso paesi che discriminano gli omosessuali, meno severità per chi aiuta i migranti irregolari.
Ovvio che la Francia potrebbe e dovrebbe fare di più, ma allora perchè non prendersela con Ungheria e Stati dell’est che prendono miliardi di euro dalla Ue e poi non accolgono nessuno?
(da “il Corriere della Sera”)
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Giugno 6th, 2018 Riccardo Fucile
I TASSI AUMENTERANNO E L’ITALIA NON AVRA’ PIU’ LO SCUDO PROTETTIVO
La data cerchiata di rosso è il 14 giugno.
Le attese di alcuni (tedeschi in primis), i timori di altri (italiani in primis) saranno concentrati su giovedì prossimo quando il consiglio direttivo della Bce si incontrerà a Riga per discutere, stando a indiscrezioni sempre più concrete, dell’uscita graduale dal programma di Quantitative easing, il cosiddetto “tapering”.
Solo qualche giorno fa ne aveva fatto cenno la tedesca Sabine Lautenschlaeger, oggi lo ha confermato un altro membro del comitato esecutivo, Peter Praet. “E’ chiaro che la prossima settimana il consiglio direttivo dovrà fare questa valutazione, se i progressi fatti finora sono stati tali da richiedere una graduale uscita dai nostri acquisti netti”.
La fine degli acquisti dei titoli di Stato dei 19 paesi dell’Eurozona è prevista per la fine dell’anno, compatibilmente con il raggiungimento degli obiettivi prefissati, ovvero un tasso di inflazione intorno al 2%.
Obiettivo che, secondo diversi analisti, sembra essere a portata di mano anche grazie a un netto incremento ad aprile dei prezzi dell’energia che ha portato in un mese l’inflazione dall’1,2 all’1,9% di maggio.
Tanto è bastato a chi è sempre stato scettico nei confronti delle politiche monetarie dell’Eurotower nate sull’impulso del “whatever it takes” pronunciato da Mario Draghi a mettere sul tavolo della discussione l’uscita dal Qe.
Come confermato da Jens Weidmann, presidente della Bundesbank tedesca: “Non è una sorpresa che da qualche tempo i mercati si aspettino che gli acquisti netti di titoli finiscano entro il 2018. Per come stanno le cose, trovo plausibili queste aspettative”.
Chi invece non è affatto convinto di chiudere con il Qe, si aspettava che della decisione di riporre il bazooka se ne parlasse in “casa”, a Francoforte, nella riunione del 26 luglio.
Salvo sorprese, però, i tempi sono ormai maturi – secondo l’orientamento diffuso in Europa centrale – per mettere fine al programma monetario della Banca centrale.
Ma la decisione non mancherà di avere ripercussioni sui mercati, temono i Paesi più esposti alle speculazioni finanziarie.
Come rileva il Financial Times, l’inflazione core – che esclude i prezzi dell’energia, dei generi alimentari, dell’alcool e del tabacco – si è attestata a un più moderato 1,1%.
Il tempismo del capo economista di Francoforte Praet non poteva essere peggiore per il Governo Conte proprio mentre è impegnato ad ottenere la fiducia del Parlamento. Dopo una fase di forte tensione in seguito alla scelta di Paolo Savona per il Mef e al successivo per il dirottamento dell’ex ministro di Ciampi agli Affari europei, i rendimenti dei titoli di Stato di Roma sono tornati a crescere negli ultimi giorni. Segnale che l’Italia è ancora fonte di preoccupazione per gli investitori e che l’avvicendamento al Mef tra Padoan e l’europeista scettico al punto giusto Giovanni Tria non è riuscito a sedare del tutto i timori.
A non convincere sono le politiche di bilancio che il Governo Conte intenderà attuare nei prossimi mesi e le coperture necessarie per applicarle.
In giornata è stato diffuso un paper scritto da Tria in cui si sottolinea la necessità di una spesa in deficit per gli investimenti, da concordare in Ue, per ottenere una graduale riduzione del rapporto debito/Pil puntando sulla crescita del denominatore. Fonti del Mef si sono affrettate a smentire ma le idee di Tria, seppur non bellicose quanto quelle di Savona, sono ben note al mondo accademico ed economico e non fugano i dubbi dei mercati.
Non tanto (o comunque non solo) per le ricette proposte quanto per lo scontro che ne nascerebbe nei consessi europei dove la linea del rigore, imposta da Germania e dai Paesi dell’europa del Nord, la fa ancora da padrona.
Secondo Bloomberg, i mercati non hanno apprezzato particolarmente la relazione programmatica di Conte in Senato.
E, visto l’andamento dello spread, non sembrano aver cambiato idea con la sua replica di oggi alla Camera. Nel secondo giorno della fiducia parlamentare il differenziale tra Btp e Bund è salito fino a oltre 250 punti base, chiudendo poi in leggero raffreddamento a 244 punti. Il decennale italiano paga sul mercato secondario un rendimento del 2,9%.
Ma a incidere particolarmente sulla frenesia dei mercati (sono saliti anche i rendimenti dei titoli spagnoli, portoghesi e francesi) sono state le indiscrezioni confermate da Praet che dalla prossima settimana si parlerà in via ufficiale della fine del Qe
Al momento l’ultima sessione di acquisti della Bce è prevista per il 30 settembre.
Da ottobre, è l’attesa dei mercati, dovrebbe iniziare la stretta dell’Eurotower di cui si discuterà la prossima settimana in Lettonia.
Chi preme per la fine del programma di acquisti sicuramente tenterà di cogliere al volo l’occasione approfittando del dato positivo dell’inflazione ma che non mancherà di innescare polemiche.
Il Governo Conte è avvisato.
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 4th, 2018 Riccardo Fucile
SALVINI MESSO ALLE STRETTE DALL’ASSEMBLEA DEGLI IMPRENDITORI DI VARESE, CONTRARI A INIZIATIVE CHE DANNEGGIANO I LORO INTERESSI… POI LA TELEFONATA TRA DRAGHI E GIORGETTI
I giornali raccontano che il vecchio saggio Roberto Maroni, ex barbaro sognante di grande esperienza nelle navigazioni della politica nazionale, abbia suggerito la strada al giovane Matteo Salvini: «Lascia stare l’euro, ti conviene».
E questo non solo e non tanto perchè sull’uscita dall’euro i sondaggi danno una risposta unica ed univoca e dicono che gli italiani non sono a favore dell’uscita dalla moneta unica e persino chi vota Salvini non è del tutto convinto, ma perchè dal lato delle imprese la ricetta di usare la svalutazione competitiva della moneta, tornando sostanzialmente al periodo in cui la competitività del sistema Italia era data dal prezzo, non è più tanto valida proprio a causa della crisi.
Spiega oggi Dario Di Vico sul Corriere della Sera:
Molte cose sono cambiate in questi anni e la Grande Crisi ha ridisegnato la piramide delle imprese italiane che oggi somiglia a un trapezio. Non c’è più un vertice fatto di molte grandi imprese e il lato superiore è rappresentato dalle multinazionali tascabili che si sono ristrutturate (in corsa) dal punto di vista dei costi, si sono allungate adottando lo schema delle filiere e hanno così recuperato molti gradi di flessibilità .
Tutto ciò è stato speso per «salire di gamma», come si dice in gergo, ovvero per conquistare una posizione competitiva centrata sulla qualità del prodotto.
E meno interessata quindi alla vecchia svalutazione competitiva. In più nel Nord si è estesa, grazie alle catene del valore, l’integrazione di una buona fetta del nostro sistema delle imprese con l’industria tedesca e la stessa adozione del format 4.0 – inventato da loro – ha ancor di più stretto i legami.
Da qui la totale freddezza degli imprenditori nei confronti dell’ipotesi salviniana di uscita dall’euro e le reazioni negative che si sono avute nel test dell’assemblea confindustriale di Varese di sette giorni fa.
Insomma, il tessuto di piccoli imprenditori che per anni hanno costituito il serbatoio di voti più interessante per la Lega e ha anche resistito ai disastri di Bossi & Co. segue Salvini nel suo progetto di italianizzazione della Lega, ma avrebbe qualche (?) difficoltà nel portare fino in fondo la strategia che nemmeno un anno fa Giancarlo Giorgetti e Claudio Borghi disegnavano per l’Italia e per l’Europa:
Gli altri Stati Europei sono partner naturali e fondamentali per l’Italia ma l’Unione Europea dopo Maastricht è diventata un mostro che danneggia tutti e soprattutto noi. Quindi noi vogliamo riscrivere tutti i trattati con l’obiettivo di tornare allo status di cooperazione pre-Maastricht che ha imposto moneta, parametri inventati di finanza pubblica e che col fiscal compact è diventato ancora più assurdo. Pensiamo che uno smantellamento controllato e concordato di Euro e trattati capestro sia nell’interesse di tutti. Se però dovessero dirci di no, non ci faremo umiliare come invece capita al Pd in ogni situazione, vedi beffa dei migranti.
Proprio nell’ottica di questa ritirata strategica autorevoli esponenti della Lega oggi disegnano una strategia in cui l’uscita dall’euro non è più necessaria perchè oggi la priorità è la crescita e con la crescita non ci sarà bisogno dell’Italexit.
D’altro canto un retroscena della vicenda che ha portato la Lega e il MoVimento 5 Stelle al governo del paese racconta come è avvenuto il cambio di strategia che ha fatto arrivare Salvini al Viminale. Il protagonista è proprio quel Giorgetti che qualche tempo fa sull’euro sosteneva tutt’altro:
Mercoledì sera, per esempio, la sera che ha cambiato il corso della legislatura, è entrato nella stanza dove c’era lo stato maggiore leghista ed è stato netto. «Ho parlato con il demonio», ha esordito sorridendo. Poi si è fatto serio: «Il governo va fatto, troviamo una soluzione su Savona e chiudiamo». «Chi è il demonio?», gli è stato chiesto. «È un italiano che non sta in Italia. È un mio amico».
Di amici Giorgetti ne ha tantissimi, una rete di relazioni che coltiva con riservatezza. Maroni, negli anni in cui era al Viminale, si rivolse a lui per conoscere Draghi, che all’epoca stava a Bankitalia. Alla fine del colloquio il titolare dell’Interno volle capire: «Ma gli dai del tu?». E l’altro: «Certo, è un mio amico». Insieme ad altre centinaia di amici, che stanno ai vertici dei maggiori istituti di credito, delle potenti fondazioni bancarie, delle maggiori aziende pubbliche e private.
Nei giorni scorsi anche Augusto Minzolini sul Giornale aveva raccontato che Berlusconi nei giorni caldi ha telefonato a Draghi che gli ha prospettato un quadro drammatico per i titoli a breve. Se lo spread va su — gli ha spiegato — e le agenzie abbassano il rating dell’ Italia, la BCE non può comprare i titoli italiani. Ecco perchè oggi l’Italexit rimarrà forse nelle brame di qualcuno ma è una carta che Salvini ha rinunciato a giocare sul tavolo della sostenibilità economica e finanziaria dei programmi di governo.
Almeno finchè non si arriverà a un punto di rottura e bisognerà addossare a qualcuno la colpa.
(da “NextQuotidiano“)
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Giugno 4th, 2018 Riccardo Fucile
IL 55% VUOLE RESTARE IN EUROPA, SOLO IL 25% VUOLE ANDARSENE, IL 20% NON E’ INTERESSATO … GRAZIE A SAVONA SONO AUMENTATI COLORO CHE VOGLIONO RESTARE NELLA UE
Gli euroscettici sono tanti ma gli italiani non vogliono uscire dall’euro. 
I risultati di un sondaggio di IPSOS illustrati oggi dal Corriere della Sera in un articolo a firma di Dario Di Vico dicono la fiducia nei confronti dell’Unione Europea è in robusto e costante calo dal 2011, ovvero dalla caduta del governo Berlusconi dopo la lettera della Banca Centrale Europea, ma nel frattempo la percentuale di coloro che voterebbero per restare nell’euro in caso di referendum sulla moneta unica è robustamente più alta di quelli che voterebbero per l’uscita.
Ancora più significativo è che la rilevazione di maggio 2018 vede in aumento quelli che vogliono restare nell’euro rispetto a una valutazione fatta nel febbraio 2017. Insomma, i Giorni dell’Ira per il caso Savona, che hanno prepotentemente riportato l’argomento in prima pagina, hanno portato gli italiani a schierarsi ancora più a favore della moneta unica.
L’uscita dall’euro non è apprezzata dall’elettorato italiano e, cosa ancora più significativa, non registra significative percentuali di vantaggio tra gli elettori del MoVimento 5 Stelle e della Lega visto che solo questi ultimi sono in maggioranza (risicata) nel partito: i grillini sono in maggioranza a favore dell’Unione Europea. L’uscita dall’euro ad oggi rimane quindi per l’Italia, così come per la Francia, un’opzione elettorale che infiamma molti animi e consente di guadagnare voti ma è invisa dalla maggioranza del paese.
Questa situazione ha portato a una sconfitta rovinosa per Marine Le Pen in Francia, con il Front National che ha dovuto passare la campagna del ballottaggio a spiegare di non essere tanto noeuro e i mesi successivi a mollare l’argomento.
In Italia la Lega ha parlato di uscita dall’euro in campagna elettorale e successivamente, dopo lo scoppio della bolla dello spread, si è precipitata a precisare che nel programma M5S-Lega non c’è in programma nessun abbandono della moneta unica.
Con il tempo l’argomento tornerà sul tavolo dell’attualità e quando si scoprirà che è difficile riformare l’UE senza l’accordo con gli altri paesi si capirà meglio se quella dell’euro è una issue da giocarsi soltanto in campagna elettorale o qualcosa di più serio.
(da “NextQuotidiano”)
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