Destra di Popolo.net

GRECIA, ECCO PRONTO UN PIANO DA 12 MILIARDI

Luglio 9th, 2015 Riccardo Fucile

LE BANCHE VERSO LA RIORGANIZZAZIONE, AUMENTO DELLE ALIQUOTE IVA

Un piano da 12 miliardi di euro di riforme, da completare nei prossimi due anni: sono le proposte di Alexis Tsipras che i creditori internazionali dovranno valutare e approvare, per permettere ad Atene di accedere al terzo piano di salvataggio dallo scoppio della crisi.
Secondo quanto riporta il quotidiano ellenico Kathimerini, nel documento che deve arrivare sul tavolo di Bruxelles entro la mezzanotte di oggi ci sono più riforme di quelle pronosticate alla viglia, ma anche un dipinto tragico dell’attuale congiuntura greca: a fronte di una crescita preventivata dello 0,5% – quest’anno – il Pil dovrebbe contrarsi del 3%, a causa delle incertezze e turbolenze degli ultimi tempi.
C’è quindi bisogno di intervenire e le bozze che circolano parlano di misure incisive, mentre si studia la riorganizzazione del sistema bancario, colpito in alcuni casi a morte dalla crisi degli ultimi giorni.
Il piano di riforma per i creditori.
Dopo le aperture lanciate ieri da Tsipras, con il coinvolgimento della riforma delle pensioni, il report citato dal quotidiano ellenico mette nero su bianco che “le misure da 8 miliardi di dollari che la Grecia ha presentato per il 2015 e 2016 devono essere elevate a 12 miliardi”.
Secondo un altro giornale, Naftemporiki, ci sarebbe anche il dettaglio di alcuni interventi previsti: la tassazione per le aziende salirebbe dal 26 al 28%, l’Iva sui beni di lusso dal 10 al 13% (insieme all’aliquota del 23% per gli alimenti, i ristoranti, i trasporti e alcuni servizi sanitari); quella sugli alberghi dal 6,5 al 13%.
Nel disegno, le isole continuerebbero a beneficiare degli sgravi fiscali che per i creditori sarebbero invece da rimuovere.
Gli stessi quotidiani ammettono che questi pacchetti probabilmente incontrerebbeo l’opposizione dell’ala radicale di Syriza, ma Tsipras ha incassato il sostegno della stragrande maggioranza dell’arco parlamentare perchè porti a casa un accordo.
Banche da rifare.
Mentre si studiano le proposte per i creditori, il mondo finanziario si prepara alla ristrutturazione del sistema del credito, che dovrà  procedere di pari passo con il salvataggio del Paese.
Come già  alcuni analisti facevano notare, e ora confermano fonti europee a Reuters, alcune grandi banche dovranno fondersi tra loro per sopravvivere alla crisi: delle quattro (National Bank of Greece, Eurobank, Piraeus e Alpha Bank) grandi istituzioni ne potrebbero rimanere due.
Sarebbe una misura alla quale si opporrebbe una fiera resistenza in quel di Atene, la per i funzionari Ue “il modello di Cipro potrebbe essere da seguire”: quindi forte intervento nel sistema finanziario in vista, se si considera che a Nicosia delle due banche presenti ne restò una.
Proprio il sistema finanziario è stato nel cuore della crisi greca, con gli istituti in costante cerca di liquidità  (garantita solo dalla Bce, che ora ha congelato i rubinetti) e la fuga dei depositi che ha assottigliato il cuscinetto di contante disponibile, nonostante la chiusura forzata degli sportelli e il limite ai prelievi fissato in 60 euro al giorno.
Solo un anno fa, ricorda l’agenzia anglosassone, le banche sembavano esser entrate in una nuova era: avevano rafforzato il capitale e guadagnato di nuovo l’accesso al mercato per finanziarsi.
Ma la crisi di liquidità  ha gettato tutto alle ortiche e ogni ristrutturazione ora deve passare per forza di cose da una ricapitalizzazione del sistema, visto che la nuova crescita del credito di cattiva qualità  e l’esposizione a un debito pubblico di nuovo a rischio hanno peggiorato sensibilmente i bilanci.
Ora, un’ondata di fusioni sembra improcrastinabile, anche se potrebbe portare malcontento visto che con ogni probabilità  significherebbe anche tagli del personale.

(da “La Repubblica“)

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LA RIVINCITA DI JEAN MARIE LE PEN SU MARINE

Luglio 8th, 2015 Riccardo Fucile

SOSPESO DAI GIUDICI IL CONGRESSO DEL FRONT NATIONAL

Nuova vittoria giudiziaria di Jean-Marie Le Pen nella guerra familiare con la figlia Marine.
Il tribunale di Nanterre, a cui l’ex leader si era rivolto, ha deciso la sospensione del congresso straordinario ‘per corrispondenza’ del Front National, che era chiamato a votare fino al 10 luglio sul nuovo statuto e sulla soppressione della carica di presidente onorario.
Il tribunale chiede al partito di organizzare un congresso “fisico”, come richiesto da Le Pen Senior.
Nella guerra in casa Le Pen, il padre conquista così un’altro punto.
Come ricorda il giornale Le Figaro, già  la settimana scorsa, gli stessi magistrati avevano deciso in favore del patriarca 86enne, annullando la sua sospensione dal partito decisa dal comitato disciplinare come sanzione per le gravi affermazioni antisemite ribadite da Jean-Marie a una rivista di estrema destra.
Lo scontro politico in casa Le Pen ha assunto i toni da faida familiare.
A seguito di una serie di dichiarazioni antisemite, Marine, che controlla il Front National, aveva di fatto estromesso il padre vietandogli di parlare a nome del movimento.
Le Pen padre, intervistato dal giornale del Front National, aveva rivalutato il maresciallo Petain, capo della Francia che collaborò con i nazisti.
Questo pochi giorni dopo aver scatenato l’ennesima polemica sulle camere a gas, definite ancora “un dettaglio” della Storia dal fondatore del Front National.

(da “La Repubblica”)

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ARMATORI GRECI FUGGONO A CIPRO, PAURA DI PAGARE LE TASSE

Luglio 8th, 2015 Riccardo Fucile

LA CASTA CHE PER COSTITUZIONE E’ ESENTATA DALLE IMPOSTE TEME CHE I CREDITORI IMPONGANO DI ELIMINARE I PRIVILEGI

Dagli appalti pubblici e dai conflitti di interessi nell’Egeo alla bandiera cipriota.
Il possibile Grexit non spaventa solo le istituzioni europee ma anche le uniche realtà  che in Grecia producono pil indisturbate (il 20% del totale): le grandi navi degli armatori, da Alafouzos a Melissanidis, da Niarchos a Marinakis, se la crisi dovesse avere un’evoluzione traumatica, potrebbero trasferire sedi e filiali a Cipro.
Si tratta di quella casta che lo scorso febbraio il premier ellenico Alexis Tsipras aveva annunciato di voler colpire con una patrimoniale, senza poi tradurre in pratica la promessa.
Tanto che dieci giorni fa il presidente della commissione Ue Jean-Claude Juncker ha rivendicato di essere stato lui a chiedere al governo di rivedere le aliquote fiscali sulle compagnie di navigazione.
Peraltro in passato nessun norma ha impedito agli armatori greci di essere al contempo petrolieri, editori e titolari di lavori pubblici senza gare di appalto.
Alcuni di loro recentemente hanno anche partecipato al processo di privatizzazioni come quella dell’Opap (il Totocalcio) nonostante possedessero importanti squadre di calcio.
Senza contare che hanno goduto dell’esenzione fiscale per i profitti generati all’estero, come previsto dalla Costituzione.
La conferma della “voglia di Cipro” arriva dalle parole affidate alla stampa ellenica e inglese dal numero uno della Camera del trasporto cipriota, Thomas Kazakos.
Alcuni spedizionieri greci hanno già  avviato contatti con le autorità  locali per informarsi sulle procedure richieste e sul sistema fiscale applicato al momento sull’isola.
Dove, unico precedente europeo di quello che sta ora accadendo in Grecia, nel 2013 le banche sono rimaste chiuse per quasi due settimane in seguito a una crisi causata dalla pesante esposizione al debito di Atene.
“Noi forniamo solo un ventaglio di informazioni, poi la scelta spetta a loro”, ha detto Kazakos all’agenzia di stampa News Agency Cipro.
Nell’occasione ha anche ammesso che nei giorni scorsi diversi rappresentanti di realtà  elleniche hanno contattato le società  operanti su Cipro per valutarne lo status fiscale e ragionare su come avviare le pratiche per trasferire la domiciliazione fiscale sull’isola. Il sistema in vigore a Cipro, ha commentato Kazakos, è qualcosa che “gli armatori greci considerano attraente, competitivo, anche perchè è rispettoso della legge ed è trasparente”.
Ad oggi già  il 40% delle navi battenti bandiera cipriota sono di proprietà  greca.
E Cipro è la terza bandiera europea più utilizzata dopo quelle di Malta e Grecia, di fatto controllando il 4% della flotta mondiale.
Il suo principale porto, Limassol, è residenza fiscale di circa 130 società  di gestione navale che svolgono attività  internazionali dall’isola, tra cui sino a due anni fa moltissimi russi.
Il settore greco della cantieristica navale, a dispetto delle notizie sui licenziamenti, gode di ottima salute: l’associazione nazionale che raggruppa gli armatori nigeriani (Nisa) ha appena annunciato di aver raggiunto un accordo con diversi armatori greci per ricevere 40 navi cargo nell’arco di ventiquattro mesi.
Quindi nuove commesse.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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TSIPRAS: “RIDUCETE IL DEBITO E RESTITUIREMO I SOLDI, NOI CI IMPEGNAMO SUBITO A RIFORMA PENSIONI E IVA”

Luglio 8th, 2015 Riccardo Fucile

“ABOLIREMO LE BABY PENSIONI”

A poche ore dall’ultimatum lanciato alla Grecia dal presidente del Consiglio Ue Donald Tusk (“Abbiamo solo 5 giorni per trovare l’accordo finale, altrimenti sarà  Grexit“) e dopo l’incontro di martedì sera a Bruxelles dove la delegazione greca si è presentata a mani vuote, Alexis Tsipras parte all’attacco davanti alla plenaria dell’Europarlamento.
“I soldi dati alla Grecia non hanno mai raggiunto il popolo, i soldi sono stati dati per salvare le banche europee e greche”, ha scandito il capo del governo di Atene.
Ora “rivendichiamo un accordo con i nostri alleati — dice — che ci porti direttamente fuori dalla crisi, che faccia vedere la luce a fine del tunnel”.
E per raggiungere l’obiettivo, continua Tsipras, “vogliamo lanciare un dibattito di merito sulla sostenibilità  del debito pubblico, non ci possono essere tabù tra di noi per trovare le soluzioni necessarie”.
Lo scopo è “trovare un compromesso positivo per evitare una frattura storica“. Intanto “oggi invieremo la nostra richiesta per un nuovo programma di aiuti all’Esm (il Fondo salva Stati, ndr)” e “spero che nei prossimi giorni risponderemo a questa crisi per tutta l’Eurozona”.
Un portavoce ha fatto sapere che il fondo e l’Eurogruppo hanno ricevuto la richiesta Un piano di salvataggio triennale che, secondo una stima del Fondo Monetario Internazionale, ammonterebbe ad un totale di 70 miliardi.
Il risultato uscito dal referendum del 5 luglio rappresenta “una scelta coraggiosa del popolo greco in condizioni di pressioni senza precedenti, con le banche chiuse e i mezzi di informazione che facevano terrorismo“.
Non si tratta, ha detto ancora Tsipras, di una “scelta di rottura con l’Europa, ma è la scelta di tornare ai valori che stanno alla base dell’Ue — ha spiegato ancora il capo del governo greco — è un messaggio chiarissimo. Occorre rispetto per la scelta del nostro popolo”.
“Il forte verdetto dei greci, dopo la decisione che abbiamo adottato di dare la parola al popolo perchè si potesse esprimere e potesse partecipare attivamente ai negoziati che riguardano il loro futuro, ci ha dato mandato per impegnarci a una soluzione giusta socialmente e sostenibile, senza gli errori del passato che hanno condannato l’economia greca”.
Questo perchè “la responsabilità  principale del vicolo cieco in cui si trova oggi l’economia greca e in generale l’Europa non riguarda gli ultimi cinque mesi ma gli ultimi cinque anni, con l’attuazione di programmi che non ci hanno portato fuori dalla crisi”.
“Non sono di quei politici che attribuiscono tutta la colpa agli stranieri cattivi — si è difeso ancora Tsipras — siamo arrivati sull’orlo del fallimento perchè i governi che si sono succeduti in Grecia hanno creato rapporti clientelari, rafforzato la corruzione e gli intrecci tra politica ed economia, lasciando incontrollata l’evasione fiscale da parte dei grandi ricchi”.
Ma la cura imposta da Bruxelles non ha funzionato: “Le riforme ed il memorandum non hanno portato alla giustizia fiscale”.
Il discorso del premier greco è stato accolto da fortissimi applausi dalla destra e dalla sinistra dell’Aula dell’Europarlamento. Muto invece il centro dell’emiciclo dove si trovano popolari, liberali e socialisti che fanno parte della coalizione di maggioranza.
Weber: “Tsipras vuole il fallimento delle trattative”
Il clima in Aula è infuocato, duro il tono del dibattito.
“Lei rappresenta un governo che ha detto molte cose nelle ultime settimane — ha detto   il leader del Partito popolare europeo al Parlamento Ue, Manfred Weber , il primo a replicare a Tsipras — noi dobbiamo tenere conto del fatto che persone sono state considerate come terroristi. Il primo ministro greco dovrebbe scusarsi per queste dichiarazioni inaccettabili, ma lei non lo ha fatto”, ha detto ancora Weber, in riferimento alle parole dell’ex ministro greco delle Finanze Yanis Varoufakis. “Anche ieri lei non ha presentato proposte, lei distrugge la fiducia”, ha continuato Weber, scatenando le proteste di una parte dell’Aula. “Lei è stato democraticamente eletto, noi rispettiamo questo — ha aggiunto il tedesco — ma lei ama la provocazione, noi il compromesso. Noi vogliamo il successo, lei vuole il fallimento. Spero che lei presenti presto le proposte di riforma“.
Al leader del Ppe ha fatto eco Guy Verhofstadt, capogruppo dell’Alde (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa): “Noi andiamo avanti come dei sonnambuli verso il Grexit. Lo facciamo da cinque anni, anzi stiamo correndo in questa direzione. Ma a pagare il conto saranno i cittadini greci. Se vogliamo salvare la Grecia, lo sappiamo tutti, l’unica possibilità  è che nelle prossime 48 ore voi presentiate un pacchetto credibile di riforme”.
La replica di Tsipras: “Taglio del debito per restituire i soldi. Aboliamo baby pensioni”
Dopo aver ascoltato il dibattito, Tsipras ha preso parola per la replica.
Ha assicurato, il premier greco, di non avere “alcun piano segreto per l’uscita dall’euro” — ipotesi avanzata da alcuni parlamentari — e ha avanzato due proposte. “Io chiedo un taglio del debito per poter essere in grado di restituire i soldi: ricordo che il momento di massima solidarietà  nella Ue è stato nel 1953 quando venne tagliato il 60% del debito della Germania, dopo la Guerra”, ha detto Tsipras per la prima volta davanti all’assemblea dei parlamentari Ue.
Quindi l’apertura sul taglio delle pensioni: “Ci sono distorsioni del passato che devono essere superate, come la questione delle pensioni. Vogliamo abolire le baby pensioni in un Paese che si trova in una situazione disastrosa. Servono le riforme, ma vogliamo tenerci il criterio di scelta su come suddividere il peso”.
Tsipras chiede che sia il governo ellenico a decidere quali decisioni prendere e quali riforme mettere in atto: “Credo che sia un diritto del governo scegliere di aumentare le tasse sulle imprese per evitare di abbassare le pensioni, misure equivalenti per centrare gli obiettivi di bilancio. Se non è questo un diritto del governo, allora questo vuol dire scivolare verso la dittatura dei creditori. Allora i Paesi sottoposti agli aiuti non dovrebbero neanche tenere le elezioni“.
Tusk: “Arrivata la lettera, buon presagio. E’ l’ultima chance”
“La procedura dell’ultima chance è iniziata — ha fatto sapere il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk al termine del dibattito — il presidente dell’Eurogruppo Jeroem Dijsselbloem ha ricevuto la richiesta finale della Grecia. Spero sia un buon segno”.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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TSIPRAS AL PARLAMENTO EUROPEO: “GRECIA CAVIA DELL’AUSTERITY, ESPERIMENTO FALLITO”

Luglio 8th, 2015 Riccardo Fucile

“GLI AIUTI NON SONO ARRIVATI AL POPOLO MA ALLE BANCHE”…”UE SIA DEMOCRATICA O NON SOPRAVVIVERA'”

“La Grecia è stata un laboratorio sperimentale per l’austerity, ma questa non ha avuto successo”. Il premier greco Alexis Tsipras parla al Parlamento europeo, dove è stato accolto con un lunghissimo applauso e qualche fischio.
“La scelta coraggiosa del popolo greco, in condizioni senza precedenti, non è una scelta di rottura con l’Europa ma è la scelta di tornare ai valori che stanno alla base dell’Ue. E’ un messaggio chiarissimo”, ha detto riferendosi al referendum. “Occorre rispetto per la scelta del nostro popolo”.
Tsipras ha poi spiegato che “i fondi” dei creditori internazionali dati alla Grecia “non sono mai arrivati al popolo greco ma sono andati alle banche”.
Il discorso del primi ministro ellenico è stato ascoltato anche dal presidente del Consiglio Ue Donald Tusk e dal presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, presenti alla plenaria. Tusk, che ha parlato prima di Tsipras, ha dato una scadenza finale per un accordo con la Grecia: “La scadenza è tra quattro giorni”, e cioè domenica.
“Non ho dubbi sul fatto che una possibile uscita della Grecia colpirà  anche l’Europa, chi pensa il contrario è ingenuo”, ha detto Tusk riferendosi alla possibile Grexit.
Alexis Tsipras è soddisfatto di quanto ottenuto finora.
“Sono contento della comprensione di tutti dell’esistenza di un problema non solo greco, ma europeo, che tutti siamo chiamati a risolvere insieme” ha detto il premier greco ieri sera nel corso della conferenza stampa finale dell’Eurosummit.
“Le discussioni si sono svolte in un clima positivo, il processo sarà  rapido, e permetterà  di raggiungere un accordo entro la fine della settimana” ha assicurato, “vogliamo dare una prospettiva per una definitiva uscita dalla crisi”.
Il quotidiano Kathimerini, schierato apertamente per il Sì al referendum greco, scrive tuttavia che il governo greco si prepara al peggio: di fronte alla possibilità  concreta di un’uscita dall’area dell’euro, il Ministero delle Finanze sta studiando l’introduzione di una valuta parallela all’euro.
I salari dei dipendenti pubblici, secondo quanto affermato dal vice-ministro alle finanze, Dimitris Mardas alla stazione televisiva Mega tv, sono assicurati fino a metà  luglio, con un importo pari a 300 milioni ma il paese ha bisogno di altri 2 miliardi per pagare 4,5 milioni di pensioni ai cittadini in luglio.
Per questo, il Governo starebbe valutando l’emissione di titoli di debito, i cosiddetti IOU (I Owe You) che rappresentano la garanzia di un pagamento futuro e che verrebbero stampati e distribuiti per garantire salari e pensioni.
Indiscrezione smentita dallo stesso Governo greco.

(da “Huffingtonpost”)

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ALEXIS CHIEDE I SOLDI PER ARRIVARE A FINE MESE E POI NEGOZIARE UN ACCORDO CON IL FONDO SALVA STATI

Luglio 7th, 2015 Riccardo Fucile

PER ORA NESSUNA PROPOSTA SCRITTA MA ATENE LA PRESENTERA’ IN GIORNATA… INTERVIENE ANCHE OBAMA

La trattativa tra Grecia e creditori riparte al rallentatore.
Al primo Eurogruppo post- referendum, convocato d’urgenza per discutere la crisi greca, il neo ministro delle Finanze Euclide Tsakalotos non si è presentato con una nuova proposta da sottoporre ai colleghi europei.
Il nuovo piano verrà  inviato ufficialmente domani, e anticipato questa sera da Alexis Tsipras al summit dei capi di stato UE.
L’ipotesi del governo ellenico ricalca quanto chiesto la scorsa settimana in scadenza del vecchio piano di salvataggio e prevede l’intervento del Fondo salva stati Esm.
Intanto però il governo greco vorrebbe chiedere un prestito ponte per coprire il fabbisogno finanziario fino a fine luglio.
Negoziando intanto un nuovo programma di salvataggio della durata di due anni, con l’intervento del fondo Esm.
Una richiesta, quella del prestito ponte, resa quasi necessaria dal fatto che le procedure per ottenere stanziamenti del fondo salva stati sono lunghe e articolate e certo non potrebbero essere espletate prima della prossima, decisiva, scadenza del 20 luglio, quanto Atene sarà  a chiamata a restituire 3,5 miliardi.
Nessuna sorpresa quanto alla scelta di Atene non presentare subito il piano di proposte.
Quella che Alexis Tsipras vuole giocare con l’Europa è una partita politica.
Lo era già  prima del referendum, quando non riusciva a imporla. Lo è ancor di più oggi, almeno nelle intenzioni del premier greco, dopo la valanga di ‘oxi’, ‘no’, al piano proposto dai creditori.
“Politica”, scandiscono anche piuttosto dal quartier generale di Syriza ad Atene, mentre il loro leader è a Bruxelles a parlare con i partner europei.
Soprattutto con i diretti interlocutori: Angela Merkel e Francois Hollande è la via che ha scelto il premier greco oggi, decidendo di mandare il suo nuovo ministro dell’Economia Euclid Tsakalotos all’Eurogruppo senza uno straccio di piano sulle riforme, senza carte, senza documenti.
Se a Bruxelles i partner europei erano allibiti da quello che hanno interpretato come un affronto, ad Atene la mossa era già  nota, decisa: nessuna sorpresa.
In serata pesa la dichiarazione di Obama
Il presidente statunitense Barack Obama, prima di parlare con Tsipras, ha parlato al telefono anche con Angela Merkel. E le ha detto che la Grecia deve rimanere nell’Eurozona.
“Sono negoziati complicati. Ma per raggiungere un’intesa è necessario essere costruttivi. Il successo è nell’interesse di tutti e passa per un accordo su un pacchetto di misure condivise”, è l’appello rivolto dalla Casa Bianca a Bruxelles.

(da “Huffingtonpost”)

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CON L’EUROPA IN FIAMME, A STRASBURGO SI VOTA SULLE FOTO AL PANORAMA

Luglio 7th, 2015 Riccardo Fucile

I MONUMENTI SI POSSONO FOTOGRAFARE LIBERAMENTE O BISOGNA PAGARE I DIRITTI D’AUTORE?

Per dimostrare di disporre di senso dell’opportunità  e rispetto dei bisogni dei cittadini, la scelta dei tempi è tutto.
Da questo punto di vista un’assemblea di klingoniani – bellicosi extraterrestri della serie Star Trek – avrebbe forse più coscienza del ridicolo di quanta giovedì ne dimostrerà  il Parlamento europeo.
Succede che, con le banche chiuse ad Atene e l’euro al culmine della sua crisi più grave, a Strasburgo dopodomani in sessione plenaria si discuterà  se — con la riforma del diritto di autore — un turista potrà  scattare una foto notturna della torre Eiffel per pubblicarla su Facebook, o dovrà  prima aver ottenuto l’autorizzazione e pagato i diritti a chi ha creato i giochi di luce che illuminano il monumento.
L’Europa ha un certo talento nel dimostrare un’attenzione non sempre comprensibile verso le priorità  dei propri cittadini, tanto che negli anni è fiorita un’ampia aneddotica sui regolamenti degli euroburocrati.
Dal calibro delle banane, al diametro dei piselli, alla curvatura del cetriolo — pregasi astenersi da grossolane ironie — sono decine di migliaia le norme che disciplinano ogni aspetto dei prodotti comunitari, con trasporto verso il dettaglio e causidica passione non sempre comprensibili.
Ma la disfida sulla «libertà  di panorama», come è già  stata ribattezzata la questione, è in corsa per piazzarsi nella top ten delle sciocchezze.
I nostri rappresentanti sono chiamati a votare una presa di posizione sul diritto d’autore che non è vincolante, ma sarà  di indirizzo per le future decisioni della Commissione.
Il documento in origine era stato elaborato al fine di rimuovere i limiti alla ripresa di immagini in luoghi pubblici: «Non si privatizza lo skyline», aveva affermato Julia Reda, la parlamentare dei pirati tedeschi che lo aveva presentato.
Ma per eterogenesi dei fini, un suo collega francese, il liberaldemocratico Jean-Marie Cavada, nei lavori in commissione è riuscito a infilarvi un emendamento che dice il contrario: non si può pubblicare l’immagine di monumenti a meno di non aver avuto l’autorizzazione di chi li ha costruiti o di chi ne detiene i diritti.
La cosa è comprensibile per chi voglia sfruttare economicamente uno scenario, per esempio per uno spot, ma suona assurda nel caso di privati.
La faccenda è resa ancor più intricata dal fatto che in alcuni paesi europei, come in Francia, in Belgio e nella stessa Italia, limitazioni in realtà  esistono.
La torre Eiffel, ad esempio, secondo il legale Bruno Saetta si potrebbe fotografare solo di giorno, perchè l’ingegnere Gustave è morto e i diritti scaduti, ma non di notte, perchè gli autori dei giochi di luce sono vivi e (speriamo) in ottima salute.
L’Atomium di Bruxelles non ha potuto essere riprodotto su Wikipedia per gli stessi motivi.
Niente multe, ma i detentori dei diritti potrebbero, almeno in teoria, imporre a Google e Twitter di rimuovere i contenuti non conformi.
Migliaia le reazioni allarmate in rete, incluso l’appello del fondatore di Wikipedia Jimmy Wales.
A ieri sera la petizione per chiedere ai parlamentari europei di non limitare la libertà  di panorama aveva superato le 315 mila firme.
Comunque vada il voto di giovedì, non accadrà  nulla. Tranne lo spreco, per il Parlamento, di un’occasione per essere rilevante nelle nostre vite.
A meno che l’intera vicenda non fosse un suggerimento per il premier greco Alexis Tsipras.
In effetti gli architetti di Partenone, Propilei, della reggia di Micene e Olimpia sono morti da qualche migliaio di anni, i diritti estinti.
Ma basta un gioco di luce notturno per riattivare il copyright. E facendo pagare a ognuno degli oltre diciotto milioni di turisti annuali cento euro per le foto ricordo, nelle casse di Atene entrerebbe un miliardo e 800 milioni.
Un po’ più del miliardo e 600 necessario per saldare la rata degli aiuti del Fondo monetario che ha provocato il default.
Hai visto mai.

Massimo Russo
(da “La Stampa”)

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TSIPRAS CHIEDERA’ UN PRESTITO PONTE DI 7 MILIARDI, JUNCKER CERCA DI MEDIARE

Luglio 7th, 2015 Riccardo Fucile

LA GRECIA PRESENTA UN PIANO AI CREDITORI

Il premier Alexis Tsipras si appresta a chiedere agli altri leader Ue un prestito ponte da 7 miliardi di euro “al più presto”, possibilmente “entro le prossime 48 ore”, per fare fronte all’emergenza, cioè i futuri debiti in scadenza.
A riferirlo sono state fonti europee, nel giorno in cui si riuniscono, per la prima volta dopo la vittoria del no al referendum, l’Eurogruppo e l’Eurosummit.
Durante il quale il leader di Syriza avanzerà  appunto nuove proposte ai creditori. Secondo la Sueddeutsche Zeitung, Atene sarebbe pronta a presentare “proposte che sostanzialmente coprono il piano di riforme rifiutato attraverso il referendum”, chiedendo però eccezioni sull’Iva, tagli più moderati alle spese militari e un rallentamento della riforma delle pensioni.
In pratica, richieste identiche a quelle avanzate martedì scorso in una lettera inviata alla ex troika .
Quel giorno, l’Eurogruppo aveva deciso di non decidere e aspettare il risultato della consultazione “prima di ogni nuovo negoziato“, congelando i contatti con il governo ellenico.
Ora, dunque, quelle stesse proposte e concessioni tornano sul tavolo. Con la differenza che ora il Paese ha bisogno immediato di ossigeno finanziario: le banche sono chiuse da dieci giorni e lo rimarranno almeno fino a mercoledì, così come la borsa, e lunedì sera la Bce ha congelato a 89 miliardi di euro la liquidità  messa a disposizione degli istituti, riducendo in più il valore attribuito ai titoli forniti come garanzia.
In mattinata il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker, intervenuto alla plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo, aveva detto che “l’Unione europea e la Commissione sono pronte a fare di tutto per arrivare in un arco di tempo ragionevole a un accordo con la Grecia: dobbiamo trovare una soluzione e oggi cerchiamo di mettere ordine, di ristabilire la fiducia, di riaprire il dialogo e di comprendere le posizioni reciproche”.
Per il presidente Ue, però, non si può trovare un accordo se “il governo greco non spiega come districarci da questa situazione”.
Ma il lussemburghese ha attaccato anche Berlino, che dopo la vittoria del no alle proposte della ex troika ha assunto posizioni dure solo in parte ammorbidite lunedì sera: “Il ruolo della Commissione Ue rispetto alla Grecia viene molto criticato, in alcuni Stati specialmente dove si parla tedesco“, ha detto Juncker. Ma “io sono un politico: è sorprendente che riguardo alla Grecia si possano esprimere tutti tranne il sottoscritto non mi lascio mettere museruola, sono stato eletto. Lo stesso vale per il presidente del Parlamento Ue che non è una tigre di carta e può esprimersi”.
Il riferimento è al tedesco Martin Schulz, che la scorsa settimana ha fatto (come Juncker) campagna per il sì al referendum e domenica è stato il primo a parlare della necessità  di un piano di aiuti umanitari per la Grecia.
Idea ribadita lunedì dal vice cancelliere Sigmar Gabriel e fatta propria dallo stesso Juncker, che ha promesso che la commissione Ue farà  “di tutto per aiutare i cittadini greci, di cui molti si trovano in miseria, ma senza dimenticare il resto d’Europa”.
Ora, secondo il lussemburghese, occorre voltare pagina e puntare solo all’obiettivo di mantenere la Grecia nell’Eurozona.
Prima di Juncker, era stato il primo ministro francese Manuel Valls, in attesa dell’Eurosummit delle 18, a chiarire che contrariamente a quanto sostiene Berlino “le basi di un accordo per il salvataggio finanziario della Grecia esistono”, aveva detto Valls intervistato da Rtl, assicurando che per la Francia non ci sono “tabù” sulla ristrutturazione del debito pubblico greco.
Nel frattempo dal Cremlino fanno sapere che Vladimir Putin ha parlato al telefono con il presidente francese Francois Hollande. Ieri è stato il premier greco Alexis Tsipras a parlare con il presidente russo, che ha detto di auspicare il raggiungimento di un accordo tra Atene e i creditori il prima possibile.

(da “il Fatto Quotidiano“)

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JUNCKER A MUSO DURO CONTRO LA GERMANIA: “NON MI FACCIO METTERE LA MUSERUOLA”

Luglio 7th, 2015 Riccardo Fucile

PAROLA D’ORDINE “EVITARE GREXIT”…. OGGI RIUNIONE EUROGRUPPO

“Voglio evitare la Grexit, sono contrario, cercherò di evitarlo fino alla fine”.
A dirlo è il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker, davanti al Parlamento europeo.
“C’è chi di nascosto punta sull’uscita della Grecia. In Europa non esistono risposte facili. La commissione Ue farà  in modo che riprendano i negoziati”.
Lasciare il negoziato è stato “un grave errore”, aggiunge Juncker, riferendosi alla decisione della delegazione greca di interrompere le trattative dieci giorni fa.
Il governo greco “ci deve dire come si vuole districare da questa situazione”, ha aggiunto Juncker, sottolineando che servono “proposte concrete” e che la situazione “non si risolve in una notte”.
Il leader lussemburghese esprime rispetto per il voto greco ma segnala di “non aver capito” cosa è stato chiesto ai cittadini, perchè il popolo “ha votato No su un testo che non è più sul tavolo”.
Juncker replica alle critiche che provengono da “alcuni Stati specialmente dove si parla tedesco”, dicendo che “o si vuole una Commissione politica o la vogliono di alti funzionari. Io sono un politico. È sorprendente che riguardo alla Grecia si possano esprimere tutti tranne il sottoscritto. Non mi lascio mettere museruola, sono stato eletto. Lo stesso vale per il presidente del Parlamento Ue, che non è una tigre di carta e può esprimersi”.

(da “Huffingtonpost”)

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