Agosto 2nd, 2010 Riccardo Fucile
UN’INCHIESTA DEL “SECOLO XIX” RIVELA CHE LA SCHEDA PERSONALE DEL TESORIERE DELLA LEGA, SEDICENTE LAUREATO IN SCIENZE POLITICHE, INDICA ALL’UNIVERSITA’ DI GENOVA LA DICITURA “CARRIERA ANNULLATA” … LUI ALLORA SOSTIENE DI ESSERSI LAUREATO ALL’ESTERO, MA NON DICE DOVE… DUBBI PERSINO SUL SUO DIPLOMA
Sul sito web ufficiale del governo, Francesco Belsito, nominato recentemente
sottosegretario alla Semplificazione normativa, dopo la scomparsa di Maurizio Balocchi, ha fatto scrivere “laureato in Scienze politiche”.
Belsito è l’uomo nuovo della Lega in Liguria: 39 anni, da ragazzo animatore, buttafuori e organizzatore in discoteca, in politica debutta come autista e portaborse di Alfredo Biondi, in Forza Italia.
Poi diventa collaboratore di Balocchi, fino a subentrargli ora come segretario amministrativo vicario della Lega.
Oggi il quotidiano indipendente ligure “il Secolo XIX”, a firma Giovanni Mari, gli dedica un articolo non certo per le sue dichiarazioni politiche (per fortuna rare, visto che quando parla spesso commette autogol, come quando ha rivendicato posti per la Lega nelle fondazioni bancarie) e neanche per i gettoni che percepisce nel consiglio di amministrazione di Fincantieri.
Il quotidiano titola ” La laurea fantasma del sottosegretario Belsito”, raccogliendo e soprattutto verificando voci che provengono peraltro dall’interno della Lega stessa.
Fino ad ora c’era stato un tiro al bersaglio velenoso, ma sotterraneo, circa la sua laurea: diversi militanti leghisti, dice il Secolo XIX, la bollavano come una laurea fasulla, presa forse a Malta.
Ma Belsito ai suoi aveva detto che non era vero, l’avrebbe conseguita a Londra, dopo essersi iscritto all’Università di Genova.
Il giornalista è andato allora a verificare la sua scheda personale conservata nel cervellone dell’Ateneo genovese dove è apparsa la poco nobile dicitura: “Belsito Francesco, carriera annullata”.
Sempre secondo altre voci, il suo diploma di scuola superiore non sarebbe stato riconosciuto dalle leggi universitarie italiane e prtanto Belsito in realtà avrebbe solo la terza media.
A questo punto il giornalista ha chiesto direttamente all’esponente leghista una spiegazione, sentendosi rispndere: “E’ una storia vecchia, non era il diploma non riconosciuto, ma un timbro”(sic). Continua »
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Luglio 31st, 2010 Riccardo Fucile
COTA DIMOSTRA DI AVERE PAURA DI DIMETTERSI E DI AFFRONTARE IL GIUDIZIO DEGLI ELETTORI, ANCHE SE SI DICE SICURO DI VINCERE… IN REALTA’ HA VINTO PER SOLI 9.000 VOTI E UNA SERIE DI FATTORI FAVOREVOLI: LA LISTA GRILLO, LO SCARSO APPEAL DELLA BRESSO, LA LISTA TAROCCO DEI PENSIONATI (30.000 VOTI) E QUELLA FASULLA “AL CENTRO”(15.000 VOTI)
Il Consiglio di Stato ha respinto qualche giorni fa la richiesta di sospensiva presentata dai legali del presidente della regione Piemonte, Roberto Cota, relativa alla decisione del Tar del Piemonte, che ha ordinato il riconteggio elettorale di circa 15 mila schede delle ultime elezioni.
Si trascina così, tra ricorsi e controricorsi, una vicenda di cui ci siamo già occupati: in pratica Cota ha vinto sulla Bresso per appena 9.000 voti e usufruendo di due liste che non avrebbero dovuto esserci, in quanto presentano delle irregolarità , sanzionate anche penalmente.
La lista “Pensionati per Cota” ha preso 30.000 voti, ma risultano false le firme non solo dei sottoscrittori, ma persino quelle di diversi candidati.
Questo processo penale inizierà a novembre ed è il vero pericolo per il centrodestra .
Le due liste “Consumatori” e “Al centro con Scanderebech”, di cui si occupa l’attuale ricorso, presentano invece irregolarità nella sottoscrizione delle firme, non avrebbero dovuto competere e hanno portato a Cota altri 15.000 consensi.
Ora il Tar ha cercato di mediare: da un lato accettando come valide le 15.000 schede, ma chiedendo di verificare quante, tra esse, contenessero anche il voto per Cota come presidente.
Per capirci: se in oltre 9.000 schede non figurasse la volontà precisa dell’elettore di votare anche Cota, oltra alla lista scelta, Cota decadrebbe e al suo posto andrebbe la Bresso.
Stesso discorso con la causa che si aprirà a novembre.
Il rischio è quello che tra qualche mese o un paio di anni, alla fine di tutti i ricorsi, debba cambiare volto la giunta regionale. Continua »
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Luglio 29th, 2010 Riccardo Fucile
UNO SI INVENTA DI AVER PORTATO A CASA IL FEDERALISMO E 15 MILIARDI PER I COMUNI, L’ALTRO FA LE PROVE DA RADIOAMATORE COLLEGANDOSI CON LA BRAMBILLA VIA CAVO OGNI SETTIMANA…. UNO LE SPARA SEMPRE PIU’ GROSSE, L’ALTRO HA NOSTALGIA DELLE RETI UNIFICATE
Hanno stili diversi: uno ama farsi immortalare in foto con il dito medio alzato, rivolto padanamente agli interlocutori, l’altro facendo le corna in seconda fila a qualche riunione internazionale.
Il primo ha sempre un occhio di riguardo verso la sua Rosy (Mauro), badante a tutto campo per mission ricevuta, il secondo alla sua Rosi (Bindi) ricorda spesso invece di non avere il fisico da velina per Mediaset.
Il primo è circondato da una corte dei miracoli, il secondo da una corte di miracolati.
Il primo difende una settantina di ladroni padani delle quote latte, il secondo è passato dal garantismo al giustificazionismo sempre e comunque.
Sono impegnati culturalmente entrambi: mitici i lunedi’ letterari che li vedono protagonisti nella villa di Arcore, dove recentemente è stato ammesso anche l’erede al trono Renzino, in versione trota pensante, in cui amano discettare sul futuro culturale del Paese, tra una barzelletta sui carabinieri e il rischio dei carabinieri sotto casa.
Molti i lati B in comune comunque: entrambi amano spararle grosse dal palco di Manicomio Italia.
Qualche giorno fa Bossi ha approfittato di una piazza importante, quella di Soncino (Cremona), per sostenere che “la Lega ha già portato a casa 15 miliardi per i Comuni”.
In realtà Bossi a casa non ha portato un bel nulla: i 15 miliardi in meno che i Comuni riceveranno dallo Stato potranno riscuoterli in eguale misura dai loro amministrati.
Col rischio e la possibilità concreta che ai cittadini poi i Comuni ne chiedano di più e aumenti quindi il prelievo fiscale.
Nell’occasione, riferendosi ai ladri delle quote latte, Bossi ha assicurato che “ho detto a Berlusconi che non può far chiudere le fattorie del Nord, la gente non capirebbe: Galan io non posso cacciarlo, ma chiederò a Zaia di scendere in campo. E’ uno che fa, non come Galan che parla e basta”.
Infatti Zaia ha fatto così tanto e bene, da far pagare all’Italia 4 miliardi di multe Ue per non avere rispettato la legge.
Oltre ad aver permesso a 70 taroccatori di non pagare le multe, mentre 11.000 onesti hanno pagato. Continua »
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Luglio 25th, 2010 Riccardo Fucile
L’AUMENTO E’ DEL 3,9% RISPETTO ALL’ANNO SCORSO… LE CITTA’ MAGGIORMENTE COLPITE SONO NAPOLI, ROMA E CAMPOBASSO… LA UIL: “COL FEDERALISMO FISCALE SI STA INIZIANDO A INTRODURRE NUOVE TASSE, PIUTTOSTO CHE A RAZIONALIZZARE LA SPESA PUBBLICA”
Le tasse locali pesano su lavoratori e pensionati mediamente 805 euro l’anno e nel 2010 risultano in aumento del 3,9%.
E’ quanto risulta da una indagine della Uil che ha analizzato l’andamento tra il 2009 e il 2010 delle imposte e delle tasse locali nelle 21 città capoluogo di Regione e che rappresentano il 13% del totale dei contribuenti italiani.
“L’accelerazione da parte del governo nell’emanare i decreti attuativi del federalismo fiscale, rischia di ottenere risultati opposti a quelli attesi”, sostiene il sindacato.
Agli 805 euro annui si arriva sommando addizionali regionali e comunali Irpef e la tassa sui rifiuti solidi urbani.
In particolare per le addizionali regionali Irpef, l’importo medio è di 420 euro annui, per le addizionali comunali Irpef di 175 euro e per la tassa sui rifiuti di 210 euro annui.
Il campione di riferimento dell’indagine è una famiglia composta da due lavoratori dipendenti con due figli a carico e un reddito imponibile di 36.000 euro.
Nonostante il blocco delle aliquote imposto nel 2009, l’aumento è del 3,9% rispetto all’anno precedente.
Le città maggiormente colpite dagli aumenti sono Napoli, dove la famiglia campione versa nelle casse degli enti territoriali 1.154 euro medi annui, Roma con un prelievo di 1.075 euro e Campobasso con un prelievo di 1.037 euro. Continua »
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Luglio 24th, 2010 Riccardo Fucile
L’IMPOSTA MUNICIPALE PREVEDEREBBE ANCHE UN’ADDIZIONALE PER RECUPERARE l’ICI … LO STATO DARA’ MENO SOLDI AI COMUNI CHE RISCUOTERANNO DIRETTAMENTE ALCUNE TASSE, MA CON LA FACOLTA’ DI RECUPERARE I 3,4 MILIARDI DELL’ICI SOTTO ALTRA VOCE
L’articolato del disegno di legge che «istituisce» l’imposta è pronto: messo a punto da
Tremonti con i suoi più stretti collaboratori.
L’Imu assorbirebbe il gettito Irpef sugli immobili, l’imposta di registro sulle transazioni immobiliari e la tassa ipotecaria catastale dovuta sui mutui, che contestualmente verrebbero abolite.
In tutto una quindicina di miliardi: somma pressochè identica a quella dei trasferimenti statali diretti ai municipi.
Soldi che però, a differenza dei fondi statali, verrebbero gestiti, dopo una fase transitoria, interamente dai sindaci.
Ai quali, secondo il disegno di legge di Tremonti, sarebbe consentito anche di recuperare con uno stratagemma il gettito dell’Imposta comunale sugli immobili abolita dal governo Berlusconi.
In che modo?
Grazie alla possibilità , prevista dal disegno di legge, di introdurre un’«addizionale Imu» che sostituisca una lunga serie di balzelli comunali: Tarsu, Tosap, Cosap e imposta sulle insegne e la pubblicità .
Modulandone il livello, i Comuni potrebbero agevolmente riappropriarsi di quei 3,4 miliardi che il colpo di spugna sull’Ici per la prima casa ha tolto ai loro bilanci. E che i sindaci non hanno mai digerito. Al punto da aver provato diverse volte a riprendersi quella piccola leva fiscale.
Per esempio proponendo la cosiddetta «service tax»: una imposta sul valore patrimoniale degli immobili, ma corretta in base al reddito dei proprietari. L’applicazione dell’Imu comporterebbe qualche problemino di carattere tecnico. E pure piuttosto serio.
Per dirne una, la frequenza delle transazioni immobiliari è notoriamente molto diversa da città a città : il gettito dell’imposta di registro e della tassa catastale è perciò territorialmente assai disomogeneo. Continua »
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Luglio 22nd, 2010 Riccardo Fucile
SOLITO DITO MEDIO DI BOSSI RIVOLTO STAVOLTA AI FOTOGRAFI: QUALCOSA DI DURO E’ RIMASTO, OLTRE AL CERVELLO…. RAFFINATA CENETTA ROMANA PER LE TRUPPE PADANE AL GIANICOLO: LA PADAGNA DEL MAGNA MAGNA DIVENTANO “PARTITO DI BISBOCCIA E DI GOVERNO”
La Repubblica italiana è notoriamente rappresentata da gente educata e raffinata: è per questo che ieri un ministro della Repubblica e del governo Berlusconi ha pensato di salutare degli onesti lavoratori dell’informazione, in occasione di un incontro pubblico, con un gesto degno della esclusiva università inglese dove pare sia iscritto suo figlio.
Con che risultati è tutto da verificare, visti i precedenti scolastici.
Umberto Bossi ha risposto infatti ai flash dei fotografi alzando il dito medio da dietro il finestrino della sua vettura, finendo con l’essere irrimediabilmente immortalato come documentiamo.
Non è la prima volta che il numero uno del Carroccio si lascia andare a questo gestaccio, il soggetto è recidivo.
Esattamente due anni fa, il 20 luglio del 2008, il Senatùr fece il dito medio parlando dell’Inno di Mameli, durante un comizio a Padova.
Trattandosi di un ministro della Repubblica Italiana, anche in quel caso era una cosa normale per Silvio che un ministro insultasse l’inno nazionale e pertanto nessuno lo fece accomodare alla porta.
Nel caso di ieri poi non si è trattato certo di un gesto di risposta a una provocazione, solo una manifestazione della educazione del soggetto, probabilmente il desiderio di mostrare qualcosa di duro, olre al cervello.
Gli stati maggiori del Carroccio si erano ritrovati al Gianicolo, nella Roma ladrona, per i tradizionali auguri prima della pausa estiva.
Ospite d’eccezione la loro quinta colonna, il ministro leghista dell’Economia Giulio Tremonti.
Tra i primi ad arrivare a Villa Aurelia i governatori di Piemonte e Veneto, Roberto Cota e Luca Zaia, entrambi in completo blu, ma senza cravatta. Continua »
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Luglio 22nd, 2010 Riccardo Fucile
IL DOCUMENTO DI PROTESTA DI CONFAGRICOLTURA: LA COMMISSIONE EUROPEA INTERVENGA A RIPRISTINARE LA LEGALITA’…ANCHE GALAN CHIEDE CHE L’EUROPA CI SANZIONI…I QUATTRO MILIARDI LI RESTITUISCA LA COCCA BOSSI-TREMONTI
In spregio ad ogni appello all’equità e alla tutela dei diritti delle persone oneste, la
Commissione Bilancio del Senato ha approvato, con un solo voto di scarto, l’emendamento alla manovra che dispone una sospensione fino al 31 dicembre del pagamento della rata delle multe sulle quote latte per i produttori che hanno aderito alle rateizzazioni.
Tutto ciò nonostante il parere negativo del ministro Galan e del Pdl che poi in commissione ha dovuto appoggiarlo per imput dall’alto.
Una delle pagine più vergognose della storia repubblicana, in cui Tremonti e Bossi hanno protetto dei mascalzoni che hanno fatto i furbi: mentre undicimila produttori infatti hanno pagato a suo tempo, 65 si ostinano a non pagare, tutelati da due ministri della Repubblica.
Ciò è costato in questi anni allo Stato italiano 4 miliardi di multe già pagate alla Ue, mentre sono stati incassati appena 320.000 euro.
In pratica il governo ha perso 3,7 miliardi che avrebbe potuto ora impiegare diversamente.
Anche il premier ha dato ragione alla tesi di Galan, ma è ormai noto che quando la Lega ricatta, Silvio scatta sugli attenti.
Il premier non ha avuto il coraggio di prenderli a pedate nel culo, come si addice assestare ad ogni politico che chieda qualcosa di illegale e ora arriverà una sonora multa dalla Ue, nell’ordine si vocifera di 1 miliardo di euro, tanto paga il contribuente italiano.
Confagricoltura stigmatizza con parole dure questo vero e proprio atto di forza a tutela degli interessi dei pochi allevatori che hanno aderito alla sanatoria introdotta dalla Legge 33, voluta dall’ex ministro delle Politiche agricole, Luca Zaia.
“E’ una legge che si può dunque a buon titolo definire ‘ad personas’ e a cui il nuovo rinvio dei pagamenti definito nell’emendamento passato al Senato garantisce altri spazi di dilazione”. Continua »
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Luglio 19th, 2010 Riccardo Fucile
SCUOLE, FERROVIE, SANITA’, ACQUE, ELETTRICITA’ MISURANO IL GRADO DI CIVILTA’ DI UNA COMUNITA’…IN UNO STATO NAZIONALE CHE SI RISPETTI LA QUALITA’ DI UN VIAGGIO IN TRENO DOVREBBE ESSERE LA STESSA OVUNQUE: L’ODISSEA DI UN DOCENTE UNIVERSITARIO
Un treno che parte dalla terza città d’Italia, un espresso notte che da Torino raggiungerà
Reggio Calabria.
Vi sale anche uno stimato docente universitario genovese, il prof. Dino Cofrancesco, cattedra di Storia del pensiero politico all’Università di Genova, qualificato collaboratore di testate nazionali.
Il resoconto del viaggio lo ha fatto qualche giorno fa sul quotidiano genovese “il Secolo XIX” e ne riportiamo qualche considerazione in sintesi.
Pur percorrendo solo il tratto tra Torino e Genova, il docente definisce il viaggio “un’esperienza sconvolgente: il convoglio era costituito solo da sei vetture di seconda classe, senza aria condizionata, coi finestrini bloccati dalla ruggine e dalla salsedine. Valigie nei corridoi, toilette in gran parte bloccate, sporcizia ovunque, una bolgia infernale e un caldo tremendo”.
Questo il treno appena partito: il capotreno infatti spiega ai viaggiatori che non c’è da meravigliarsi, visto che quelle vetture attendevano da giorni la partenza sotto un sole rovente.
Il prof. Cofrancesco definisce il suo breve viaggio “una lezione di vita e di storia indimenticabili”.
E scrive:”In anni in cui si discute di avveneristici ponti sullo Stretto, partono dalla civilissima Torino treni che nelle aree più depresse dell’Europa balcanica, sarebbero considerati un’offesa alla dignità umana. Si può davvero pensare che se la destinazione non fosse stata Reggio Calabria, ma Roma o Trieste, i dirigenti della stazione sabauda avrebbero utilizzato quelle vetture vecchie e scrostate, neritevoli di riposo eterno? I meridionali che ho incontrato si sentivano trattati come animali ammassati in un carro bestiame, vittima di una cultura nordista che li retrocede a sudditi”. Continua »
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Luglio 15th, 2010 Riccardo Fucile
I TAGLI ALLE REGIONI FARANNO PERDERE ALLE AZIENDE DI TRASPORTO PUBBLICO 740.000 PASSEGGERI AL GIORNO: PENALIZZATI PENDOLARI E STUDENTI… LA SOLUZIONE SARA’ L’AUMENTO DEL BIGLIETTO E LA PERDITA DI 20.000 POSTI DI LAVORO.. MA TREMONTI FA PAGARE 25 MILIONI DI EURO AGLI ITALIANI PER LE QUOTE LATTE DI 65 TAROCCATORI LEGHISTI
Oggi al Senato passerà la manovra fiscale organizzata a casa di Tremonti e Bossi, invisa
persino a Berlusconi e a molti parlamentari della stessa maggioranza.
Se nessuno mette in dubbio l’entità della cifra necessaria per restare al passo con l’Europa, altra cosa è la ripartizione dei tagli previsti.
La manovra vale 24,9 miliardi, di cui 15 di tagli e 10 di entrate presunte (9 dovrebbero arrivare dalla lotta all’evasione fiscale, ma lo stesso Cer ha parlato di “rischi concreti” sulla tenuta di questo gettito ipotetico).
Il peso maggiore della manovra cadrà sugli enti locali e sul pubblico impiego che si vedrà congelare gli stipendi.
Qualche modifica è stata apposta nel maxiemendamento rispetto alla formulazione iniziale, come qualche spicciolo agli agenti per pagar loro gli straordinari (un diritto, quasi fatto passare per chissà quale regalia).
Resta il fatto che in Italia i tagli alle spese sono appena del 60% e soprattutto a carico degli enti locali (che poi aumenteranno le imposte o taglieranno i servizi), mentre in altri Paesi raggiungono l’80% e sono concentrati sui ministeri.
Tagliare dal 10% al 20% i trasporti pubblici locali vuol dire condannare a morte il sistema e lasciare solo due alternative alle aziende: la riduzione del servizio o un aumento record delle tariffe.
Secondo l’Asstra, l’associazione che riunisce le aziende del trasporto pubblico, scenderanno di fatto dagli autobus, dai metro e dalle ferrovie locali oltre 270 milioni di passeggeri l’anno, pari a circa 740.000 al giorno.
In gran parte pendolari e studenti che, di fronte a tagli e rincari, abbandonerà il mezzo pubblico scegliendo quello privato o andando, ove possibile, a piedi. Il percorso chilometrico dei bus registrerà un calo di 196 milioni di chilometri nell’arco dell’anno.
Se verrà invece percorsa la strada alternativa, overo l’aumento delle tariffe, i biglietti dovranno necessariamente aumentare del 36%, con passaggio del ticket, ad es, da 1 euro a 1,4 euro o di un abbonamento da 32 a 44 euro e cosi via. Continua »
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