Luglio 15th, 2010 Riccardo Fucile
IN VIA BELLERIO TENSIONE, SCENATE, INSULTI E POSACENERE CHE VOLANO… REGUZZONI LITIGA CON CALDERONI E MARONI, BOSSI SI FIDA SOLO DEI FIGLI… IL “CERCHIO MAGICO” DELLA MOGLIE MANUELA PERDE PEZZI… I DEPUTATI CONTRO IL CAPOGRUPPO: E’ LOTTA APERTA TRA CORRENTI
Non si può dire che nel Pdl regni l’armonia: sono lontani i tempi del partito dell’amore in cui ad uno schiaffo si doveva rispondere porgendo l’altra guancia.
In verità più che di una “fase politica” si era trattato di uno dei tanti slogan su cui si è basata la politica del governo in questi due anni.
Tra minoranza finiana ufficiale e una decina di correnti tutte berlusconiane, nel Pdl è tempo di distinguo e di riposizionamenti in vista del dopo.
Ma come avevamo scritto qualche settimana fa, dopo il caso Brancher, anche nella Lega le lotte interne stanno venendo a galla.
Da un lato la vecchia guardia dei Calderoli, Maroni, Giorgetti, dall’altro le truppe della Manuela, moglie di Bossi, con Reguzzoni, Rosy Mauro, Bricolo. E un gruppo di cani sciolti come Castelli, Speroni o di equidistanti come i veneti e Cota (ex manuelista).
Le tensioni interne sono aumentate nelle ultime settimane per una serie di motivi coincidenti: un Bossi meno presente, stanco dei colonnelli e propenso a seguire le direttive della moglie, ovvero far fare carriera ai figli e sistemarli, in vista di una succesione monarchica.
Anche perchè solo di loro ormai si fida.
Quando si è dovuto sostituire Cota è scoppiata la prima grana: il gruppo parlamentare alla Camera non voleva Marco Reguzzoni come sostituto (esiste una lettera firmata da quasi tutti i deputati in tal senso), ma Bossi lo ha imposto lo stesso.
Col risultato che il varesino è riuscito a litigare con tutti (chi ironicamente dice persino con l’usciere di via Bellerio).
Una decina di giorni fa si è scontrato violentemente con Calderoli, ma i suoi rapporti sono pessimi anche con Maroni e Cota, oltre che con mezzo gruppo parlamentare.
Si racconta di faccia a faccia tesi, scenate nei corridoi, insulti e lancio di posaceneri. Continua »
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Luglio 13th, 2010 Riccardo Fucile
GALAN BLOCCA 62 DELIBERE PER 1,7 MILIONI DI EURO DI CONSULENZE DELL’ENCI, DI CUI LUSETTI ERA COMMISSARIO…ECCO I NOMI DEI BENEFICIARI DELLE DELIBERE, “TUTTE CONCORDATE CON ZAIA”…”HANNO VOLUTO FAR FUORI UNO CHE SI STAVA CANDIDANDO A SEGRETARIO DELL’EMILIA”…UNO SPACCATO DELLA PADAGNA DEL MAGNA MAGNA
La Lega aveva elettoralmente conseguito un buon risultato in Emilia, ma lo scandalo che
è scoppiato in questi giorni rischia seriamente di comprometterne definitivamente l’immagine.
Qualche nostro lettore ricorderà la vicenda del deputato leghista Alessandri che si era fatto pagare le multe dal partito: da lì è iniziato un regolamento di conti che ha visto come vittima Marco Lusetti, vicepresidente vicario della Lega emiliana e vicesindaco di Guastalla, accusato di aver fornito la documentazione alla stampa della prassi poco nobile di Alessandri.
Lusetti di recente aveva rimesso l’incarico di commissario dell’Enci (Ente nazionale cinofilia) ed era stato indicato come possibile concorrente di Alessandri alla carica di segretario nazionale al prossimo congresso della Lega emiliana.
Ora Lusetti è stato improvvisamente espulso dalla Lega su proposta guarda caso di Alessandri.
Secondo Lusetti, “in questi mesi è uscita fuori una immagine della Lega non più coesa e compatta” e “la persona che accentra su di sè tutte le cariche maggiori, ovvero Alessandri, il confronto non lo vuole e ha creato artificiosamente delle documentazioni false per espellermi”.
Lusetti dichiara anche di non aver avuto la possibilità di replicare, dopo aver ricevuto una raccomandata da Alessandri in cui si comunicava la revoca dell’incarico fiduciario di vice segretario nazionale, e di non aver potuto partecipare al direttivo.
L’ormai ex vicesegretario promette di non restare a guardare e dichiara di essere in possesso di “informazioni molto gravi”
Alessandri “aveva dichiarato di avere contro di me 18 punti”, ricorda Lusetti, ma poi “dei 18 punti nemmeno l’ombra”, se erano motivi interni alla Lega, si chiede l’ex vicesegretario, allora perche’ Alessandri e gli altri vertici “hanno convocato una conferenza stampa?”
Lusetti ammette che “un’accusa vera mossa nei miei confronti c’e’: da un anno a questa parte non sono piu’ in sintonia con la linea politica di gestione dell’Emilia”. E quindi “ad un certo punto ho iniziato a dire dei no, non mi stava piu’ bene essere uno yes man”.
Lusetti e’ chiaro: “Non mi stava piu’ bene una gestione del movimento monocratica” da parte di chi, cioè Alessandri, “vuole gestire la Lega Nord Emilia in modo personalistico, verticistico e accentrando tutti i poteri e le cariche”.
Piu’ va avanti, piu’ la difesa di Lusetti si trasforma in contrattacco: “Non mi stava piu’ bene il modo in cui e’ stato gestito in maniera poco trasparente il bilancio regionale della Lega sia nella passata legislatura”, sia in “questi ultimi anni.
Se ci fosse stata “chiarezza e trasparenza”, continua l’ex vicesegretario, “probabilmente non sarebbero emerse le criticita’ relative alle multe di Alessandri e anche ai 500 euro non versati”.
Con una precisazione, sempre relativa al caso delle multe collezionata dal parlamentare: si tratta di “informazioni e documenti che il sottoscritto non ha certamente divulgato”, assicura Lusetti, perche’ non ne era in possesso e “perche’ io ho sempre mosso le mie critiche nelle sedi opportune”.
Detto questo, Lusetti manda questo messaggio: “Sono in possesso di informazioni ben piu’ gravi che attualmente sono al vaglio dei miei legali per la diffusione, relative a comportamenti verso cui mi sono sempre opposto”.
Lusetti annuncia querela nei confronti di Alessandri “perche’ non posso accettare che venga colpita da chiunque l’onorabilita’ della mia persona”.
In attesa di sapere se il ministro Giancarlo Galan abbia o meno riscontrato reati nell’operato di Marco Lusetti quale commissario all’Enci, vale la pena ricordare che la nomina di Lusetti fu decisa dal ministro dell’epoca, il leghista Luca Zaia, e quasi subito contestata dall’Enci, che fece ricorso al Tar del Lazio ottenendo ragione.
Il tribunale amministrativo, al termine di una lunga motivazione, annullava il commissariamento, e anche i compensi decisi per Lusetti, in quanto “illegittimi”, perchè “viziati da violazione di legge ed eccesso di potere sotto diversi aspetti”.
Nononostante la netta sentenza del Tar, la figura del commissario venne inserita nella pletora dei provvedimenti ”milleproroghe” che il parlamento, con imposizione della fiducia, votò nel febbraio scorso, quando Zaia era ancora ministro.
Con questa fiducia, Lusetti veniva riconfermato commissario fino al 30 aprile 2011.
A Zaia, ora governatore del Veneto, doveva interessare molto il commissario Lusetti.
Al punto che nell’estate del 2009 cacciò via dal Cda dell’Enci Marco Ciarafoni, un allevatore nominato rappresentante del governo dal precedente ministro, perchè si era opposto al commissariamento.
Ma, cambiato ministro, sono cambiate anche le sorti di Lusetti: Giancarlo Galan lo ha silurato contestandogli l’irregolarità , e in alcuni casi l’illegittimità , di ben 62 delibere da lui adottate nel maggio scorso, pochi giorni dopo l’insediamento. Continua »
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Luglio 12th, 2010 Riccardo Fucile
LA “MAGGIORANZA STABILE” NON ESISTE PIU’, IL PDL PURE…. SONO RIUSCITI A SCONTENTARE TUTTI, NON ERA FACILE… I CASINI INTERNI NON SI TAPPULLANO CON QUELLO DELL’UDC…TROPPI INQUISITI E TROPPE CORRENTI FANNO MALE ALLA SALUTE
Sarà il caldo afoso che sta annichilendo gli italiani, sarà l’aspirazione insita nei cittadini di avere un governo trasparente e dalle porte aperte: certo che l’immagine del Colosseo è quello che più si attanaglia alla politica dei palazzi romani e padani di questi tempi.
Sarebbe interessante ogni tanto andarsi a rileggersi il famoso programma del centrodestra di due anni fa e guardare la situazione che stiamo vivendo. Siamo come la pubblicità della Rai: di tutto di più.
Ci sono ad esempio stati due avvenimenti importanti in questi due anni: il G8 è finito con i massimi vertici della Protezione civile e imprenditori inquisiti e arrestati, il terremoto dell’Aquila è terminato con altri inquisiti e le manganellate ai terremotati al posto della ricostruzione.
Cambiamo inquadratura: “maggioranza solida e coesa”, “ampio margine per governare”.
Siamo alla conta perenne, al voto di fiducia istituzionalizzato, a decine di volte in cui il governo è finito sotto.
Sono arrivati a fare la corte a Casini per 35 miseri voti, per poter tamponare la minaccia dei finiani (gli unici che hanno avuto il coraggio di porre questioni politiche), in un flusso continuo di spot promozionali, promesse mai mantenute, dichiarazioni senza capo nè coda.
Siamo arrivati a definire “riforma della scuola” dei tragici tagli al personale, “riforma della giustizia” le legge ad personam del premier, “riforma federalista” la patacca della sottrazione di soldi alle regioni e la garanzia di nuove tasse locali a breve, “linea dura sulla sicurezza” una politica volta a eliminare gli sbarchi a Lampedusa ( facendo fare il lavoro sporco a Gheddafi per 5 miliardi di dollari), violando le convenzioni internazionali che abbiamo pure firmato, salvo però far entrare in aereo dieci volte gli immigrati che abbiamo respinto in mare.
Il tutto condito con ministri costretti a dimettersi perchè qualche imprenditore gli ha comprato casa a sua insaputa, altri divenuti tali per usufruire del legittimo impedimento e dipartiti il 17° giorno, nonchè sottosegretari con piedaterre incorporato gratuito. Continua »
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Luglio 8th, 2010 Riccardo Fucile
PERCHE’ IL LEGHISTA TREMONTI NON HA CITATO TUTTI I DATI UFFICIALI? … PERCHE’ NON HA DETTO CHE LA BASILICATA HA SPESO IL 12,8% DEL FONDO SOCIALE EUROPEO CONTRO IL 6,8% DELLA LOMBARDIA?…. PERCHE’ NON HA RICORDATO CHE IL GOVERNO HA DIROTTATO 9 MILIARDI DI FONDI FAS PER PAGARE LA CASSA INTEGRAZIONE DELLE AZIENDE DEL NORD?
Ormai neanche Berlusconi lo sopporta più: tra due soggetti che non ammettono obiezioni e dissensi la lotta è dura.
Tremonti ha preparato la Finanziaria come se fosse solo affar suo, nascondendo gli incartamenti come i docenti universitari fanno con gli assistenti, nel timore che possano portargli via la cattedra.
Poi magari ha ragione sui conti da tenere in ordine, mentre il premier non ammetterebbe mai che siamo nella bratta, ma questo è un altro discorso.
Un Tremonti sempre più leghista e spocchioso non aiuta certo il Pdl ad uscire dalle secche del calo dei consensi in cui si è arenato.
Un Tremonti antimeridionalista poi allontana anche il voto del Sud, dopo aver perso quello del Nord: insommma siamo nella confusione totale.
Il ministro dell’Economia, sempre più politico, ormai sbulacca spesso con toni inconsueti per il suo passato riconosciuto aplomb.
Non solo minaccia di dimettersi ogni mezzora se non si fa come vuole lui, ma qualche giorno fa ha esagerato dando dei “cialtroni e degli irresponsabili a chi al Sud pensa solo a protestare contro i tagli del Governo e poi “prende soldi dall’Ue e non li spende”.
A parte che contro i tagli ha protestato più Formigoni che Vendola, veniamo alle cifre.
E’ esatto dire che, nel periodo 2007-2013, ovvero in sette anni, sono stati stanziati fondi europei per 44 miliardi e ne sono stati spesi solo 3,6.
Ma vediamo come stanno realmente le cose.
Il problema dell’utilizzo dei fondi europei, finanziati attraverso l’Iva degli Stati
membri, è che sono erogati intanto in cofinanziamento.
Cosa vuol dire? Che li prende solo la Regione in grado di finanziare e portare avanti la metà del progetto: quindi se una Regione non ha la possibilità di metterci la metà dei quattrini non se ne fa nulla. Continua »
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Luglio 7th, 2010 Riccardo Fucile
BOSSI NON SI FIDA DEI COLONNELLI E PREPARA LA SUCCESSIONE MONARCHICA DEL FIGLIO PLURIBOCCIATO RENZO…LA MOGLIE MANUELA E ROSY MAURO STANNO PREPARANDO L’ENTRATA IN POLITICA ANCHE DEL SECONDO FIGLIO DI BOSSI, ROBERTO LIBERTA’….REGUZZONI FA FUORI GRIMOLDI, CAMBIANDO LO STATUTO E ORA PUNTA AL POSTO DI GIORGETTI IN LOMBARDIA
Altro che “Dinasty”, se in politica conta “metterci la faccia” è importante anche chi “ci mette il cognome”.
E’ facile, nella padagna del magna magna, passare dal “mai mulà , tegn dur” al “mai mulà , tegn famiglia”.
Questo sono le risultanze della riunione di venerdì scorso in via Bellerio, sede della Lega Nord, durante l’ultimo consiglio federale dei vertici del partito.
Una decisione che sta suscitando una vera e propria insurrezione nel movimento giovanile dei “giovani padani”.
Si è infatti affrontata la questione dell’eta media dei giovani dirigenti e si è stabilito che il segretario nazionale dei giovani non debba avere più di 29 anni. Una modifica per far fuori l’attuale coordinatore, il parlamentare 35enne Paolo Grimoldi.
Già si parla di commissariamento e chi volete che sia il futuro segretario?
Renzo Bossi, il figlio pluribocciato del senatur.
Stavolta la “trota” rischia di rimanere indigesta alla Lega, visto i dissensi che si stanno manifestando tra i giovani padani per una scelta nepotista peggiore di quelle di Roma ladrona.
Ma cosa si cela dietro questa nomina?
E’ una mossa degli uomini più vicini a Bossi, guidati in questo caso dal capogruppo alla Camera, Marco Reguzzoni, per prendere il potere nel partito. Reguzzoni non perde occasione per attaccare ogni giorno Maroni e Giorgetti, con l’evidente obiettivo di scalare il posto di segretario nazionale della Lombardia al posto di Giogetti.
La scalata di Renzo Bossi rappresenta il tentativo di emarginare i colonnelli che fanno ombra al padre e la fase preparatoria per un domani prenderne il posto, come nelle migliori monarchie.
Nella Lega chi gestisce certe cose è infatti Manuela Marrone, la moglie di Bossi, che agisce sottotraccia, in sintonia con Reguzzoni, amico di famiglia, e con la badante Rosy Mauro, suo braccio operativo che non perde mai di vista il Senatur, nuova zarina e guardiaspalle, in nome e per conto della Manuela. Continua »
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Luglio 5th, 2010 Riccardo Fucile
AVEVANO MINACCIATO DI ARRIVARE AL VOTO SULLA MOZIONE DI SFIDUCIA A BRANCHER PER METTERE ALLE CORDE I FINIANI, MA ALLA FINE HANNO IMMOLATO IL CAPRETTO…VALEVA LA PENA NOMINARE MINISTRO UN INQUISITO CHE ORA HA SCELTO IL RITO ABBREVIATO?
La resa di Aldo Brancher è arrivata in una dichiarazione spontanea resa in aula al processo sul tentativo di scalata ad Antonveneta, che lo vede imputato, insieme alla moglie, per appropriazione indebita e ricettazione in relazione a somme pari a circa 1 milione di euro, ricevute da Giampiero Fiorani durante il tentativo di scalata all’Antonveneta.
Al processo sulla scalata all’Antonveneta, Aldo Brancher e la moglie Luana Maniezzo sono imputati per 420mila euro di appropriazione indebita, incassati tra il dicembre e il novembre del 2003 grazie a plusvalenze su azioni Tim e Autostrade che, stando all’accusa, vennero manovrate dai vertici della Popolare di Lodi per favorire la coppia.
Altri 600mila euro, per cui è stata contestata la ricettazione, erano divisi in diversi versamenti: i primi 100mila consegnati in contanti da Donato Patrini, collaboratore di Gianpiero Fiorani, presso l’autogrill di San Donato milanese nel 2001; una seconda tranche di 100mila euro in contanti consegnata nel 2004 a Lodi nell’ufficio di Fiorani; altri 100mila ricevuti a Roma nel gennaio del 2005 dopo la bocciatura del decreto sul risparmio presso l’ufficio di Brancher, al ministero del Welfare; infine, altri 200mila euro consegnati ancora nell’ufficio di Fiorani a Lodi, nel marzo dello stesso anno.
Nella dichiarazione spontanea, Brancher ha spiegato i motivi per i quali ha voluto rinunciare al legittimo impedimento “affinchè finiscano strumentalizzazioni e speculazioni” e al giudice Gatto ha “anticipato la mia decisione di dimettermi da ministro”.
Brancher stamane ha anche chiesto di essere giudicato con rito abbreviato, celebrato a porte chiuse, senza testimoni e solo su prove documentali, prassi che dà diritto a uno sconto di un terzo della pena. Continua »
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Luglio 5th, 2010 Riccardo Fucile
DAI DISCORSI ANTI CASTA DI BOSSI DEL 1992 E DI MARONI DEL 1993 AL VOTO A FAVORE DEL FINANZIAMENTO PUBBLICO AI PARTITI, AI FIGLI SISTEMATI, ALLA LOTTIZZAZIONE DELLA RAI, AGLI SPRECHI NEGLI ENTI LOCALI…..OTTO ANNI AL GOVERNO, 3 MINISTRI, 59 DEPUTATI, 26 SENATORI, 9 PARLAMENTARI EUROPEI, 373 SINDACI E PRESIDENTI DI PROVINCIA, 2 PRESIDENTI DI REGIONE, CENTINAIA DI CONSIGLIERI COMUNALI PER SPARTIRSI SOLO I PRIVILEGI
“Eravamo quattro amici al bar, volevamo cambiare il mondo…”: è finita che il mondo ha cambiato loro.
Dopo i trascorsi giovanili nel Movimento studentesco, la mancata laurea in medicina e il diploma per corrispondenza della Scuola Radio Elettra per uno, la infatuazione per Democrazia proletaria e il recupero crediti alla Avon per l’altro, i destini federalisti di Bossi e Maroni e l’esigenza da loro propugnata di spazzare via i privilegi della Casta sono finiti tristemente nel ricercarli e goderseli.
Correva l’anno 1987 quando Umberto da Cassano Magnago entrava per la prima volta in Parlamento: sono trascorsi 23 anni, nella seconda parte dei quali la Lega ha passato al governo romano quasi 9 anni.
Ben ammanigliata al potere centralista, nelle stanze dei ministeri e dei Palazzi, delle fondazioni bancarie e nei consigli di amministrazione lottizzati.
Nell’anno corrente ecco una fotografia reale delle loro poltrone politiche: 3 ministri, 1 viceministro, 3 sottosegretari, 1 vicepresidente del Senato, 59 deputati, 26 senatori, 9 europarlamentari, 373 tra sindaci e presidenti di Provincia, 2 presidenti di Regione, una miriade di assessori, centinaia di consiglieri.
Eppure sentite queste parole di Bossi agli esordi: “Noi padani rifiutiamo di essere coinvolti nell’astuzia della palude romana, noi vogliamo il cambiamento”.
Cosa ha fatto la Lega per indebolire la Casta in questi anni?
E’ forse rimasta fuori da Tangentopoli?
Neanche quello, visto la condanna del segretario a 8 mesi di galera per aver percepito un finanziamento illecito sulle tangenti Enimont.
Per il federalismo poi ci sono più ministri che materia da trattare, hanno avallato anche la nomina a ministro per l’attuazione del federalismo di un amico loro che deve solo evitare un processo per appropriazione indebita.
Torniamo al 3 aprile 1992, aria di crisi della prima Repubblica, Bossi annuncia la “festa della Liberazione dai partiti”: oggi ci sono ancora e, nonostante un referendum per abolizione del finanziamento pubblico agli stessi, tutti continuano a prendere soldi pubblici, Lega compresa. Continua »
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Luglio 4th, 2010 Riccardo Fucile
SVOLGONO SERVIZI PUBBLICI AL POSTO DELLO STATO, FORNISCONO PRESTAZIONI TECNICHE E DANNO INFORMAZIONI LEGISLATIVE E PROCEDURALI…OFFRONO UN SERVIZIO SOCIALE A BASSO COSTO, MA DANNO FASTIDIO A QUALCUNO: LA FOBIA ANTISINDACALE DI CERTA PSEUDO-DESTRA ANNEBBIA LA VISTA
Se esiste un terreno dove non dovrebbero esistere distinzioni tra destra e sinistra è quello della tutela dei lavoratori, anche perchè la categoria si divide equamente tra chi vota a destra e chi a sinistra.
Come in una certa sinistra vige ancor oggi il concetto che la colpa è sempre dei “padroni”, in certa destra si mantiene il pensiero che essa sia sempre da ricercare nei sindacati, causa di ogni italica disgrazia.
Forse costoro hanno come modello certi regimi militari o prendono ad esempio certe “repubbliche popolari” dove l’operaio deve lavorare dodici ore al giorno, non profferire parola e inchinarsi davanti alla catena di montaggio, senza diritti, senza dignità , senza futuro.
Non essendo consono al nostro ideale sociale questo modello industriale stile “padrone delle ferriere” e ritenendo invece che dovrebbero essere ancora più determinati nelle lotte sindacali proprio i sindacati di destra o autonomi, in quanto slegati dal potere politico che spesso condiziona le scelte di quelli di sinistra, ci fa riflettere un piccolo emendamento inserito in Finanziaria su imput del vertice Pdl, con il quale si stabilisce una riduzione dell’aliquota di prelevamento sul gettito contributivo per finanziare gli istituti di patronato dall’attuale 0,226% allo 0,178%.
Il taglio non si ferma qua: l’emendamento prevede che nel 2011 siano ridotti del 22% anche gli stanziamenti per i patronati previsti nella tabella del Ministero del lavoro.
La proposta del relatore alla finanziaria Azzolini taglia così ai patronati la bellezza di 87 milioni di euro in un colpo solo, ovvero quasi un quarto della somma che viene loro distribuita ogni anno sulla base delle convenzioni stipulate con il ministero. Continua »
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Luglio 2nd, 2010 Riccardo Fucile
PRESENTATO IL BILANCIO 2009 DELLA LEGA: 23,8 MILIONI DI SPESE, 18,4 MILIONI DI RIMBORSI, 9 MILIONI DA AUTOFINANZIAMENTO…LA PONTIDA FIN, OLTRE ALLA SEDE, HA 11 CASE E 7 TERRENI… LIQUIDATA LA PADANIA VIAGGI, ORA SI PUNTA SU “BICICLETTA PADANA SRL” CHE AMBISCE A DOTARE I PADANI DI 10 MILIONI DI BICI
Alla fine il risultato è un utile di 7,5 milioni di euro che migliora del 10% quello dell’anno
precedente, ma il campanello di allarme è suonato: la Lega è l’unico, tra i partiti in Parlamento, a cui non bastano i generosi rimborsi elettoriali previsti dalla legge.
A fronte di un contributo statale di 18,4 milioni di euro infatti, le spese sono schizzate a 23,8 milioni di euro, rispetto ai 19,9 milioni del’anno precedente. Per pareggiare i conti e trovare l’utile, ecco allora che si ricorre alla tassazione (volontaria per modo di dire) degli eletti nei vari organismi, oltre che al contributo dei militonti: fino a raggiungere la somma di 8,2 milioni di euro dalle persone fisiche e 865.000 da quelle giuridiche.
Altri 3 milioni di euro , circa il doppio dell’anno precedente, sono poi arrivate da “attività editoriali, manifestazioni ed altre attività “.
Per chi non lo sapesse, la LegaNord è strutturata come una holding societaria.
Controlla la Pontidafin che è divenuto il gestore del patrimonio immobiliare: dalla sede di via Bellerio ai terreni e alle strutture di Pontida, ha in portafoglio ben 11 fabbricati e 7 terreni.
Negli ultimi mesi ne ha acquistati sia a Biella che a Lecco.
L’altro braccio societario è quello della Fin group spa, holding di partecipazioni in vari settori. Continua »
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