Maggio 11th, 2012 Riccardo Fucile
SE FLI AVESSE PRESENTATO UNA SUA LISTA DI APPOGGIO CON IL PROPRIO SIMBOLO, CON UN 2,7% AVREBBE AVUTO UN CONSIGLIERE… E NON CI SI VENGA A DIRE CHE NON LO AVEVAMO DETTO…ORA VEDIAMO SE GLI UDC ELETTI TERMINERANNO I CINQUE ANNI DI MANDATO SENZA FARE IL SALTO DELLA QUAGLIA
Non siamo tra quelli che amano attendere i risultati elettorali per poi dire “lo avevamo detto”, magari estrapolando qualche
dichiarazione che si possa prestare a doppie interpretazioni.
Abbiamo preferito sostenerlo a chiare lettere mesi fa, quando era evidente che la strategia di Futuro e Libertà a Genova, quella di mimetizzarsi nella lista civica di Musso per non farsi contare, non avrebbe portato a nessun risultato concreto.
La rinuncia a presentare il proprio simbolo in appoggio alla candidatura a sindaco di Enrico Musso e della sua lista civica, sia da parte di Fli che dell’Udc, aveva due opposte valenze.
Per Fli la paura di dover trovare il riscontro sul terreno elettorale di due anni di inattività assoluta (a parte le presenze sui media per aver ricevuto attenzionati dalla Dia nella sede di partito concessa gratuitamente da un ricercato colpito da mandato di cattura internazionale), di gestione fallimentare e di mancanza assoluta di saper veicolare le tesi di Bastia Umbra.
Per l’Udc invece sarebbe stata l’occasione, sfruttando il traino di Musso, di andare oltre il singolo eletto che il modesto 3% locale gli avrebbe garantito.
Il trappolone del segretario Udc Monteleone ha funzionato perfettamente, grazie anche al radicamento sindacale su cui può contare.
Gli eletti della lista Musso sono risultati, oltre al candidato sindaco, quattro, di cui tre targati Udc, il quarto è la sorella di Enrico Musso.
Monteleone è così riuscito a prendersi tre volte i consiglieri che avrebbe raccolto in caso di battaglia solitaria, mentre Futuro e Libertà è rimasta al palo e il suo primo esponente è al settimo posto.
Complimenti per la strategia, avallata dai vertici nazionali.
Se Futuro e Libertà si fosse presentata da sola, col proprio simbolo, sempre in appoggio a Musso sarebbe riuscita a prendere un consigliere?
Partendo da una realistica e pessima base dell’1,5%, con una presenza aggressiva e movimentista, fatta soprattutto di contenuti, proposte politiche e visibilità sul territorio, in due mesi si sarebbe potuta traguardare la meta del 2,5%-3%, la soglia per avere un consigliere.
Era quello che Liguria Futurista aveva suggerito e che non è stato preso in considerazione: fare una battaglia per il partito e le idee, non per un candidato piuttosto che un altro.
Si è scelto il suicidio politico: che senso aveva, ad es., presentare quattro candidati di Fli nella lista Musso che hanno finito per togliersi voti a vicenda?
Quanto al trappolone di Monteleone è perfettamente riuscito: ora attendiamo per cinque anni la seconda parte.
Restiamo in attesa di vedere se coloro che sono stati eletti per fare opposizione a Doria termineranno il loro percorso in sintonia con il mandato ricevuto dai propri elettori o se ci saranno cambi di campo.
Nel caso, ricordatevi che lo avevamo detto, anche questo, un paio di mesi fa.
LIGURIA FUTURISTA
Ufficio di Presidenza
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Maggio 10th, 2012 Riccardo Fucile
RESTA L’INTESA CON CASINI PER RIUNIRE MODERATI, RIFORMISTI E FUORIUSCITI PDL
Casini suona il liberi tutti. Le elezioni amministrative sono andate maluccio.
Tanto che Pier Ferdinando Casini cinguetta su Twitter: «Il Terzo Polo non serve più». In realtà , già prima del voto del 6 maggio, il leader dell’Udc aveva in mente prospettive più ambiziose. Per ora, lo chiama Partito della nazione, ma con tutta probabilità il nome cambierà ancora.
L’ambizione è creare una casa capace di ospitare gli orfani della Dc, ma anche del Psi, e gli spaesati di Forza Italia e, soprattutto, i tecnici del governo Monti, affascinati dalla prospettiva di continuare a fare politica. Ma senza dubbio a Casini non serve più tenere insieme le sigle che hanno dato vita al Terzo Polo.
Anzi, i centristi auspicano che anche Futuro e libertà , l’Api di Rutelli e l’Mpa di Lombardo vogliano «sciogliersi in un movimento dei moderati e dei riformisti».
«Fli non serve più». E qui nasce il problema.
Raccontano che Fini non abbia preso affatto bene l’accelerazione di Casini e il de profundis per il Terzo Polo.
Di qui il frettoloso faccia a faccia tra i due. Che, ovviamente, alla fine dell’incontro, assicurano di essere sempre in perfetta sintonia.
Cosa che potrebbe essere vera perchè, in realtà , il leader di Fli ha condiviso l’idea di «andare oltre il cartello terzopolista» già prima del voto del 6 maggio.
«Non serve un partitino del 4,5 per cento che si accontenti di svolgere la funzione di ago della bilancia», ammoniva alla convention futurista di Pietrasanta.
Traduzione: inutile insistere con l’idea di coltivare un partitino che si accontenta di vivacchiare.
Fli, insomma, secondo il suo leader, è stata un’esperienza «nobile e valorosa», ma destinata ad estinguersi, con buona pace di coloro che hanno sperato in un suo rilancio, se non altro per avere la possibilità di occupare poltrone e poltroncine. Speranza delusa, perchè Fini, ora più che mai, ha intenzione di «navigare in mare aperto».
Con Casini, perchè no, sempre che quest’ultimo non voglia semplicemente ritornare all’alleanza con il Pdl.
Per questo, il presidente della Camera ha voluto subito incontrare Casini.
Fini vuole unire moderati e riformisti. Tuttavia, al momento, vuole essere ottimista e prova a scommettere sul nuovo Partito della nazione.
Se il progetto prevedrà il coinvolgimento di tutti i moderati e i riformisti, non solo del Pdl, lui ci sarà .
Lui. Ma che fine farà Futuro e libertà ?
Il vice presidente, Italo Bocchino, parla ancora di una federazione con l’Udc, l’Api e Lombardo. «Code del pleistocene», chiosano i fedelissimi del presidente della Camera.
D’altronde, Fini immagina un orizzonte davvero futurista.
E per raggiungerlo è anche pronto a sacrificare, una volta di più, parte dei suoi.
E’ questa la paura che agita i finiani ex An, che si arroccano della «difesa dell’identità » e, per esorcizzarla, invocano, ancora una volta il ritorno nella politica attiva del capo.
I protagonisti sopravvivono ai partiti.
Ancora lo stesso tormentone: Fini lasci la presidenza della Camera e guidi la riscossa del partito spiegando il progetto del nuovo patriottismo repubblicano in tutta Italia. Gli appelli si moltiplicano sui social network.
Ma Fini, al quale manca un anno per concludere il suo mandato alla guida di Montecitorio, non ha nessuna intenzione di lasciare prima del tempo.
Non lo ha fatto quando contro di lui si sono scatenati i gossip confezionati ad arte da Lavitola, figuriamoci adesso.
Anzi, è convinto di trarre maggiore forza proprio nell’esercizio del suo ruolo istituzionale, che può tenerlo al riparo dalla tempesta che rischia di travolgere i partiti. I partiti, appunto, non i protagonisti di quel cambiamento che ha portato alla caduta di Berlusconi e alla nascita del governo Monti.
E Fini ha dalla sua il merito di aver alzato il dito contro il Cavaliere al momento giusto, provocando il primo scossone nel centrodestra.
E’ questo il capitale che gli permetterà di restare sulla scena politica.
Anche senza Futuro e libertà .
(da “Il Retroscena”)
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Marzo 25th, 2012 Riccardo Fucile
SUCCEDE IN SICILIA DOVE SEBASTIANO TUSA, SOVRAINTENDENTE AI BENI CULTURALI DELLA PROVINCIA STA RIFLETTENDO SULLA PROPOSTA DI CANDIDATURA A SINDACO DI TRAPANI OFFERTAGLI DAL PD… PECCATO CHE ALLO STESSO TEMPO SIA CANDIDATO A PALERMO CON FUTURO E LIBERTA’
Eccola l’ultima frontiera della politica italiana: dopo i numerosi casi di trasformismo lampo, o quelli
di cumolo indiscriminato di cariche, anche lo steccato finale è stato superato: riuscire cioè a unire le due cose in un sol uomo.
Che, in questo caso, si chiama Sebastiano Tusa.
Il 60enne Soprintendente ai Beni Culturali della provincia di Trapani, infatti, è stato scelto dal Pd come candidato a sindaco per il centrosinistra della città siciliana.
Solo che, allo stesso tempo, Tusa è candidato al consiglio comunale di Palermo. Col Pd? No. Con Fli, che a sua volta appoggia la candidatura a primo cittadino di Alessandro Aricò – contro quella di Fabrizio Ferrandelli, sostenuto dal Pd.
La candidatura a sindaco di Trapani – città capoluogo di provincia, 70mila abitanti – sarebbe stata proposta dai dirigenti del Pd locale a Tusa, che dopo qualche riflessione avrebbe risposto che sì, alla fine si può fare.
“Accettata con riserva”, scrivono i siti di informazione locali.
I quali aggiungono altri particolari: adesso il Pd trapanese, evidentemente convintissimo della bontà dell’idea, sarebbe impegnato a convincere i colleghi di coalizione di Sinistra e Libertà a convergere su Tusa.
Solo che Sel ha già in corsa Sabrina Rocca e difficilmente farà retromarcia. Per un finiano, poi.
Tusa starebbe riflettendo quindi, ma che in politica abbia le idee un po’ confuse e altalenanti forse non è una novità .
Sulla sua pagina Facebook scrive l’11 marzo scorso: “Il terzo polo ha la possibilità di dare un segno di rottura con le vecchie logiche della politica appoggiando chi si presenta estraneo a tutto ciò. Penso che Ferrandelli possa esserlo. Meditiamoci”.
Due giorni di meditazione, ed ecco qua: “Nel panorama disastrato della politica palermitana una schiarita appare all’orizzonte. Tra candidati esaltati, fai da te e avviluppati nelle logiche di partito, tutti accomunati dalla completa estraneità ai problemi cittadini, emerge, finalmente, la candidatura di un politico stimato, giovane ma non troppo, capace, onesto e rappresentante di una politica che ha saputo anteporre gli interessi collettivi a quelli di bottega. È Alessandro Aricò”.
Insomma, ora Tusa si potrebbe trovare a gareggiare in due competizioni con due magliette diverse.
Un po’ come se Miccoli giocasse in campionato con il Palermo e in coppa Italia con il Catania.
Alchimie della politica.
Tusa lo sa bene, del resto.
Sempre sul social network, alla voce orientamento politico, scrive: “Disilluso”. E chi meglio di lui può confermarlo.
Matteo Pucciarelli
(da “La Repubblica“)
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Marzo 21st, 2012 Riccardo Fucile
ESCLUSI DALLE LISTE CHI E’ COINVOLTO IN PROCEDIMENTI GIUDIZIARI RELATIVI A REATI LEGATI ALLA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA, DALL’ESTORSIONE AL RICICLAGGIO
Benedetto Della Vedova lo definisce “un appello allo spirito civico e legalitario di tutti i partiti”, Antonino Lo Presti ne annuncia l’adozione per tutti i candidati di cui è capolista per Fli a Palermo, per Fabio Granata si tratta della “dimostrazione che la politica sa fare due passi in avanti, dandosi delle regole e rispettandole”.
E’ il Codice etico per le candidature alle elezioni amministrative che la commissione Antimafia approvò, all’unanimità , due anni fa in vista delle elezioni regionali, e che Futuro e libertà ha deciso di adottare formalmente.
In sostanza, l’autoregolamentazione dispone che non sia candidato chiunque, a seguito di un rinvio a giudizio, risulti coinvolto in procedimenti giudiziari relativi a reati legati all’attività tipica della criminalità organizzata, dall’estorsione al riciclaggio, dal traffico illecito di rifiuti ai delitti le cui caratteristiche rientrino nelle attività a carattere mafioso.
Granata, nel corso della conferenza stampa a Montecitorio, ricorda che alle ultime elezioni regionali sono risultati eletti in altri partiti 48 persone che in base al Codice non avrebbero nemmeno dovuto essere candidate.
“Per motivi di costituzionalità — aggiunge — legati alla presunzione di non colpevolezza fino a giudizio definitivo, questa proposta non può avere valore legislativo ma ne ha uno fortemente politico. Però, i partiti, e comunque intanto lo facciamo noi, dicono da subito che non si può aspettare la Cassazione e che non succede nulla se chi ha un problema di questa natura resta fuori dalla vita pubblica per un giro.
E Granata ha annunciato, inoltre, che “Fli rilancerà su questo fronte anche nella prospettiva delle elezioni politiche: sia nel caso che la legge elettorale cambi, sia nel caso il ‘porcellum’ resti in vigore”, perchè “il Codice è una garanzia per tutti i cittadini sul piano del contrasto alla criminalità ”
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Marzo 20th, 2012 Riccardo Fucile
LE RIFLESSIONI DI FLAVIA PERINA: DIECI MOTIVI PER ESSERE FELICI
1- Fini ha chiaramente ribadito la volontà di andare oltre gli schemi
del partitino e di aprire le porte alle energie e alla voglia di politica degli italiani.
E gli applausi hanno chiaramente dimostrato l’apprezzamento dei quadri e della base per il passaggio topico del suo intervento finale: «Cercate di far rimanere Fli così come è nato. Per favore, non chiamatelo partito: certo, serve l’organizzazione, ma troppe volte i partiti finiscono per essere nomenklatura.
Lo spirito deve essere quello di un grande movimento, che cerchi di essere futurismo dei tempi moderni».
Non quindi una corsa alla percentuali, «chi se ne importa», serve tornare a essere «sale e pepe nella minestra, non contano cinque o sei deputati in più».
2- Il dibattito ha riservato delusioni a molti: la scaletta ha privilegiato i parlamentari, e qualcuno si è preso davvero troppo tempo.
Però, ci sono stati momenti di qualità e suggestioni positive: l’idea lanciata da Lanna di una Costituente repubblicana, ad esempio, in cui portare le migliori energie del Paese per costruire la Terza Repubblica.
3- C’era quindi non solo un Presidente in grande spolvero ma una platea pronta ad accogliere positivamente ogni passo avanti, fuori dai piccoli stagni in cui tante volte sembriamo impantanati.
4- Il teatro di Pietrasanta, alla fine, era la location giusta: popolare e fuori dagli schemi della politica patinata.Se ci fosse stato anche un wireless decente e un po’ più di tecnologia per smistare rapidamente gli interventi in rete sarebbe stato perfetto.
5- Il gruppo romano ha riservato le migliori sorprese. Eravamo i più numerosi, e anche i più attenti. I più organizzati e quelli che sono riusciti a passare una bellissima serata insieme. Proprio grazie a quell’atmosfera speciale alla Bottega dei Piastroni, è nato l’intervento strano mio e di Fabio Granata.
Sentivamo di dover dare qualcosa di più del solito comizio a delle persone così generose, e convinte, e pronte a spendersi per un’idea.
6- La chiara direzione impressa da Fini alla nostra esperienza politica mette all’angolo tutte le polemiche degli ultimi mesi.
Non siamo una fabbrica di deputati o di consiglieri comunali, non siamo il partitino del 4 per cento, ma un cantiere politico dove deve esserci spazio per tutti e che deve coltivare grandi ambizioni. Da oggi si vedrà chi vuole lavorarci e chi no.
7- Ho usato nel titolo l’espressione essere felici non a caso. La politica è anche felicità . E io a Pietrasanta ho visto facce felici. È importante quanto (e più) di un bel discorso.
8- Lo sforzo del gruppo organizzazione è stato premiato. E sono contenta che chi si è speso tanto per sistemare le cose al meglio abbia visto risultati concreti.
9- L’attenzione dei media c’è stata, eccome. A conferma che il nostro problema non è genericamente quello della comunicazione ma quello dei contenuti.
Quando la notizia c’è (e in questo caso era una chiara presa di posizione sulla Rai come servizio pubblico essenziale) i giornali scrivono. Quando ci rifugiamo nel cerchiobottismo neanche un mago riuscirebbe a darci visibilità .
10- Ho tenuto per ultimo la mia personale soddisfazione. Per un intervento che è andato fortissimo (oggi oltre 60mila visualizzazioni per il duetto con Granata: come se avessimo riempito una piazza) ma anche per la sincera commozione di chi porgendomi la mano per salutarmi mi diceva grazie.
Siamo un mondo bellissimo.
La politica è bellissima.
Flavia Perina
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Marzo 18th, 2012 Riccardo Fucile
FINI DICE SI’ AL COMMISSARIAMENTO RAI, MA NON FARA’ ALCUN NOME: “BASTA LOTTIZZARE, DECIDA LIBERAMENTE MONTI”
“Monti vada giù duro, se la Rai non gli piace così com`è, se è convinto «che non adempia al servizio pubblico e al suo dovere di pluralismo, proceda tranquillamente al commissariamento e metta i partiti di fronte alle loro responsabilità ».
Ecco Gianfranco Fini, versione «fase due» e cioè, oltre Fli e oltre il Terzo Polo, con buona pace dei suoi stressati militanti.
Qui al teatro comunale di Pietrasanta l’ ex leader di An si presenta in edizione muscolare, guardando già alla «Terza Repubblica».
E la Rai è un buon argomento per far capire qual è l`aria nuova che tira.
Al premier dà un consiglio: «Governi a tutto campo, senza farsi condizionare dai veti dei partiti».
Il presidente della Camera parla in questo caso a nome del Terzo Polo (solo in questo caso) e dietro le quinte del teatro aggiunge: «Se si dovesse nominare un nuovo Cda noi non avanzeremo nessuna indicazione. La- sceremo Monti libero di scegliere i nomi».
Una destra che rinuncia a lottizzare. Il Pd ha già fatto la stessa mossa.
A fare la battaglia di potere ormai resta solo il Pdl.
Certo la volontà di non interferire annunciata daFini rischia di incendiare gli sponsor delle mani sulla Rai.
Non è un caso che Monti abbia manifestato ai suoi interlocutori la volontà di posticipare la soluzione del rebus a dopo le amministrative.
«Non è questo un momento favorevole per parlare di Rai», spiega il premier ai suoi. Ai partiti Monti chiede di «farsi avanti, di avanzare proposte».
Fini gli risponde dandogli carta bianca. Il Pd insiste per una ventata di aria nuova subito, il Pdl, invece, pratica l`immobilismo più assoluto.
Per il Professore, poco abituato alle sabbie mobili, una bella sfida di cui è perfettamente consapevole:
«Dobbiamo trovare una mediazione a tutti i costi perchè questo modello così non regge».
Una delle tante grane di questo governo di cui Fini rivendicala paternità («C`è chi lo supporta e chi lo sopporta.»)
E` Fli che ha rotto con il berlusconismo per prima, è Fli che ha interrotto «la deriva, la sbornia ideologica», assicurando al Paese «sobrietà e rigore».
In cento giorni, dice il presidente della Camera, parlando ai suoi da un palco «francescano», il governo Monti ha scompaginato tutto, «niente è come prima, il sistema bipolare è stato destrutturato, così come le vecchie etichette».
Che senso ha parlare di «moderati ed estremisti»?
Non è meglio dividersi tra «innovatori e gattopardi»?
E dove crede di andare il Pdl, «partito senza bussola», legato ad un «cesarismo» che non tira più?
Così come la mette Fini tutto è un po` stantio.
E anche il Terzo Polo è già vecchio.
Tanto che l`ex leader di An ha in mente un`«altra offerta»:
«Dopo le amministrative faremo una Costituente per un grande Polo riformatore nazionale, a vocazione maggioritaria».
Parla di «un patto tra italiani di buona volontà , di una forza centrale ma non centrista, non moderata, con una cospicua componente del centro cattolico, insomma un`aggregazione delle migliori culture, liberale, socialista, nazionale».
L`inizio della Terza Repubblica, dice e assicura: «Le nostre strade non si incroceranno più con quelle del Pdl».
Dalla platea lo seguono un po` rapiti, un po` preoccupati.
Arriva lui e spariglia. Dirigenti sempre sulla graticola, da Bocchino a Granata:
scioglie Fli? No, non la scioglie, ma è come se la sciogliesse.
Guarda oltre, chi mi ama mi segua.
Esce a fumarsi una sigaretta e spiega: «Anche Casini lo sa che non si va da nessuna parte solo con una Udc allargata e con Fli».
Stare «tutti insieme nel Ppe » gli va bene ma «nessuna casa dei moderati in Italia, sgombro subito il campo da quest`ipotesi».
Vuole altro, vuole la Lista degli Italiani, una cosa grande, che «non sia «la somma aritmetica dei partitini».
Parla del ritorno della «bella politica» e viene in mente Veltroni.
Scusi non è che state progettando un Ulivo di destra?
Ride e fa gli scongiuri: «Il rischio c`è».
Alessandra Longo
(da “La Repubblica“)
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Marzo 17th, 2012 Riccardo Fucile
“QUANTO A MALAFFARE LA LEGA NON E’ DIVERSA DA ALTRI”…”LA NUOVA STAGIONE E’ MERITO DI FUTURO E LIBERTA”… “SE E’ NECESSARIO, IL GOVERNO NON ABBIA TIMORE DI COMMISSARIARE LA RAI”
“Piaccia o meno Fli è stata determinante per chiudere il berlusconismo. Non ha senso
l’anatema, ma ci siamo presi la responsabilità di evitare che la fase finale del berlusconismo determinasse il declino dell’Italia”.
Gianfranco Fini davanti alla assemblea di Fli rivendica il ruolo di primo piano suo personale e del suo partito nella nuova fase politica, ora aperta dal governo tecnico guidato da Mario Monti.
“Se viviamo una fase nuova e c’è un nuovo governo, è anche o forse o soprattutto perchè Fli ha iniziato quella lunga marcia dolorosa e difficile”.
”A Monti vorrei dare un consiglio — aggiunge — sia cosciente per davvero della sua forza, governi a tutto campo e non si faccia impantanare dai tatticismi dei partiti, non accetti veti, governi con quel coraggio e determinazione che gli italiani hanno chiesto invano ai precedenti governi. Quando giungerà al termine della legislatura nulla sarà più come prima”.
Sostegno al governo.
“Dobbiamo continuare in un’azione di sostegno convinto per dare efficacia ai provvedimenti che il Governo ha preso. Un Governo che ha restituito concretezza dopo mesi e mesi di sbornie collettive” ha chiarito Fini.
“Al di là delle riforme che, in alcuni casi, possono essere giudicate frutto di compromessi, timide, il Governo ha il merito di aver indicato una strada univoca, quella della concretezza”.
“Il mio consiglio non richiesto a Monti – prosegue – è questo: sia cosciente della sua forza, deve governare a tutto campo, non si lasci impagliare dai tatticismi dei partiti. Sappia che deve governare, non accetti di fermarsi davanti ai veti, vada avanti nelle riforme”.
Anche perchè “è una pessima democrazia quella che permette ai rappresentanti delle lobby di affollare i palazzi del Parlamento. Serve una norma che eviti che il Parlamento si trasformi in un suk”.
Ineleggibili i condannati per i reati contro la Pa.
“Come fare per comporre una Camera che sia un po’ più rappresentativa degli elettori? “Il punto cardine di una nuova legge elettorale deve essere il diritto dell’elettore a scegliere il parlamentare, il deputato e il senatore” riflette Fini.
Tra le riforme da approvare ha citato quella sul finanziamento dei partiti, spiegando che “noi siamo la dimostrazione che si può fare politica anche senza finanziamenti pubblici”, ma anche una norma “che renda impossibile la candidatura di un condannato per reati contro la pubblica amministrazione”.
Il ruolo dei moderati.
Poi tre affondi agli ex alleati.
Il primo: “Dire moderati oggi non ha senso: aggettivo moderato non significa nulla se riferito a chi urla ed è incapace di ascoltare, la vera alternativa è tra i rinnovatori ed i nostalgici, i gattopardi. Il discrimine e tra chi vuole riformare e chi è privo di progettualità innovativa”.
Il secondo: “Non abbiamo nessuna intenzione di rivangare il passato ma non abbiamo nessuna intenzione di intrecciare di nuovo le nostre strade” con il Pdl.
“A scanso di equivoci — ribadisce — facessero quello che ritengono più opportuno”.
D’altronde il Pdl “è un partito senza bussola”.
Una forza politica per “italiani di buona volontà ”.
Così c’è bisogno di un nuovo soggetto politico: “Dopo le amministrative, che saranno importanti ma non decisive, dovremo lavorare alla fase costituente del Terzo polo” annuncia il presidente della Camera. Dovrà trattarsi, continua, di un disegno “per la Terza Repubblica, non un’operazione di piccolo cabotaggio”.
Fini evita di scegliere un nome fra Partito degli italiani, Polo della nazione o lista civica, quello che importa è che “sta crescendo lo spazio per una nuova aggregazione politica” che però deve “mettere meglio a fuoco i contenuti, un’offerta politica a tutti gli italiani di buona volontà ”.
L’alternativa non è “tra moderati ed estremisti” ma tra “riformisti e chi con lo specchietto retrovisore” e in questo contesto Fli deve “giocare la sua partita ed essere protagonista della Terza Repubblica” dopo che la seconda “è finita con il berlusconismo”.
Il Terzo polo quindi “deve avere una chiara vocazione maggioritaria. Non sarà di centro, ma sarà centrale, rappresentando una sintesi delle migliori culture politiche italiane”.
La Lega.
La terza scudisciata è per la Lega Nord: ”Una Lega solo di opposizione sarà sempre più una Lega radicale che ostenta una diversità solo presunta perchè, in quanto a malaffare, non è diversa da altri”.
La Rai. Infine la Rai.
Fini dice: “Monti proceda con il commissariamento della Rai se lo ritiene necessario e metta i partiti di fronte alle loro responsabilità ”.
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Febbraio 26th, 2012 Riccardo Fucile
ESPOSTI IN PROCURA, INTERROGAZIONI PARLAMENTARI: SI MOBILITA IL FRONTE ANIMALISTA CONTRO LE CRUDELTA’ CUI SARANNO SOTTOPOSTE 900 SCIMMIE IMPORTATE DALLA CINA E DESTINATE ALLA VIVISEZIONE… E’ ASSEDIO CONTRO LA MULTINAZIONALE HARLAN
Finisce sul tavolo del governo il caso delle 900 scimmie, destinate alla sperimentazione e alla
vivisezione, importate dalla multinazionale Harlan nello stabilimento di Correzzana, in Brianza.
Il ministro della Salute, Renato Balduzzi, ha disposto «verifiche immediate» sul carico di macachi- uno dei più grossi mai arrivati in Italia.
Gli accertamenti riguarderanno «il rispetto delle procedure previste dalla normativa sull`ingresso» nel nostro Paese «di «primati utilizzati per la sperimentazione scientifica», «in relazione sia alle condizioni di viaggio sia al trattamento degli animali».
Balduzzi ha dichiarato che la vicenda delle scimmie-rivelata ieri da Repubblica – sarà monitorata costantemente dai tecnici del ministero della Salute: dovranno verificare eventuali irregolarità e violazioni nelle modalità con cui i macachi, dalla Cina, sono stati importati da Harlan, via Roma-Fiumicino, in uno dei due allevamenti-laboratorio italiani (l`altro è a San Pietro al Natisone, provincia di Udine).
Da notare: l`ingresso del mega-carico di primati in Italia è stato autorizzato dallo stesso ministero, competente in materia.
È dunque al ministro Balduzzi che, con due interrogazioni parlamentari, Fabio Granata, vice coordinatore nazionale di Fli, e Michela Vittoria Brambilla, ex ministro del Turismo, chiedono di fare chiarezza.
Granata invoca «una moratoria per queste scimmie e per tutti gli animali condannati alla stessa crudele sorte. Dopo l`ennesimo episodio di barbarie- sottolinea l`esponente finiano – è il momento che in Italia si apra una seria riflessione sull`opportunità di mettere fine alla pratica della vivisezione».
Granata ha annunciato che chiederà a Balduzzi «la posizione del governo in materia e di non cedere alle pressioni delle lobby industriali».
L`ex ministro Brambilla, nel merito del caso Harlan, vuole sapere «attraverso quale iter è stata autorizzata l`importazione di un numero così elevato di macachi destinati ai laboratori, chi è il funzionario del ministero che ha firmato l`atto, quali controlli sono stati effettuati sul trasporto dalla Cina e con quale frequenza vengono eseguite verifiche igienico sanitarie nello stabilimento Harlan».
Per sollecitare un intervento nella struttura, e un eventuale sequestro dei macachi, Brambilla ha presentato anche un esposto alla Procura e ai Nas.
Il mondo degli animalisti, intanto, è in rivolta contro Harlan.
I primi a manifestare davanti al capannone di Correzzana sono stati i militanti di “Cento per cento animalisti”, che continueranno la protesta.
La vicenda sta compattando il fronte delle associazioni che si battono contro le pratiche della vivisezione e della sperimentazione scientifica: un settore nel quale Harlan – che alleva e vende animali da laboratorio – è tra i leader mondiali.
«È una vergogna, nei prossimi giorni organizzeremo nuove iniziative contro questa multinazionale», dice Susanna Chiesa, presidente di “Freccia 45”. Manifestazioni di protesta – anche davanti ai ministeri della Salute e dell`Ambiente- sono state annunciate da Fare Ambiente.
Gli animalisti chiedono di«fermare il massacro» degli animali-cavie.
«La grandezza e il progresso morale di una nazione si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali», diceva Gandhi.
“Cento per cento animalisti” lo ha scritto su uno striscione che verrà esposto mercoledì allo stadio di Marassi in occasione della partita Italia-Usa.
Paolo Berizzi
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 18th, 2012 Riccardo Fucile
IL CENTRODESTRA GENOVESE COMINCIA A INTERROGARSI SULLA DENUNCIA DI “LIGURIA FUTURISTA” CIRCA LA MANCANZA DEI SIMBOLI DI UDC E FLI NELL’APPOGGIO AL CANDIDATO ENRICO MUSSO…
L’esperimento Musso-Terzo Polo, oltre ad aver disorientato del tutto il Popolo della
Libertà genovese, riesce a fornire diverse chiavi di lettura da parte dei protagonisti della politica cittadina nell’area moderata.
Tutti quelli che, dopo la vittoria di Marco Doria alle primarie del centrosinistra, avevano pensato alla possibilità di ricompattare tutte le forze politiche alternative alla sinistra intorno ad un unico volto.
Una grande alleanza alla quale aveva risposto «no, grazie» per primo Enrico Musso definendola un’ammucchiata e sulla quale ha chiuso ogni ragionamento anche l’Udc con la scelta di confluire nella lista civica messa in cantiere dalla Fondazione Oltremare.
Scelta che non tutte le anime del Terzo Polo hanno condiviso: l’Api di Rutelli non ha ancora ufficializzato il suo appoggio al senatore liberale, mentre l’associazione Liguria Futurista, corrente di Futuro e Libertà , legge dietro a questo accordo un clamoroso «trappolone» per Fli e per lo stesso Musso.
La teoria dei futuristi si basa sui dati delle scorse amministrative e cerca di dimostrare che il Terzo Polo avrebbe un valore aggiunto che non supererà il 5 per cento e al quale potrebbe aggiungersi un 12 per cento raccolto dagli elettori duri e puri dell’ex esponente Pdl.
E qui Monteleone potrebbe organizzare il proprio «trappolone»: «Il segretario ligure Udc punterà secco su due candidati e riuscirà a farli eleggere sfruttando la lista civica, mentre se si fosse presentato da solo ne avrebbe raccolto solo uno – è la ricostruzione di Liguria Futurista.
Non solo: “Alla base Udc locale che vedeva meglio un’alleanza con Doria, il segretario regionale Monteleone potrà dire di usare pure il voto disgiunto per il sindaco, indicando il candidato della sinistra».
Conseguenza dell’argomentazione è che “chi si è adoperato per la lista civica di Musso rischia di non entrare nella sala rossa di palazzo Tursi a tutto vantaggio degli ultimi arrivati dell’Udc”
Senza contare che, in caso di vittoria di Doria, in un secondo momento «gli eletti Udc potrebbero poi riposizionarsi con la sinistra».
Federico Casabella
(da “Il Giornale”)
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