Luglio 17th, 2011 Riccardo Fucile
MARTEDI’ VUOLE INTERVENIRE SUL BILANCIO DELLA CAMERA
La manovra è andata come andata. Sul taglio dei costi della politica alla fine ci si
è dovuti accontentare dei 7,6 milioni di euro che dal 2013 verranno eliminati dalla voce dei rimborsi ai partiti per le spese elettorali.
Ieri, sul Fatto, il deputato Pd Furio Colombo si è rivolto al presidente della Camera Gianfranco Fini per chiedergli di provare a “ricongiungere la vita di tutti con le istituzioni politiche del Paese”.
E Fini — potete leggerlo qui — ha risposto.
Annuncia le sue migliori intenzioni “per convincere gli italiani che le Camere non sono il luogo dove una casta privilegiata si chiude a difesa dei suoi interessi”. Dice che comincerà lui, ora che il progetto di bilancio di Montecitorio deve essere approvato, a proporre alcune misure per la “riduzione dei costi ” e per garantire “trasparenza” ai conti del Palazzo.
“Le possibilità di farlo ci sono — dice il presidente della Camera — C’è materiale per tagli significativi. Va verificato se c’è la volontà di farlo”.
Ecco quindi, la grande occasione si avvicina.
Tra martedì e mercoledì, Fini vedrà il collegio dei Questori (composto dai due Pdl, Francesco Colucci e Antonio Mazzocchi, e dal Pd Gabriele Albonetti) dove ognuno illustrerà le proprie proposte; poi a riunirsi sarà l’Ufficio di presidenza, dove oltre a Fini e ai questori siedono i quattro vicepresidenti della Camera (Antonio Leone e Maurizio Lupi per il Pdl, Rosy Bindi per il Pd e Rocco Buttiglione dell’Udc) e altri dodici deputati equamente divisi tra maggioranza e opposizione.
lì uscirà la proposta che verrà portata in aula.
La discussione sul bilancio della Camera inizia lunedì 25 luglio.
E nel giro di una settimana, prima della pausa estiva, dovrà essere approvata. Quindi, non solo ci sono le possibilità , non solo c’è materiale per tagli significativi, ma c’è anche la rara occasione di farlo in tempi brevi.
Resta l’interrogativo di sopra: c’è la volontà politica di farlo?
Per farsi un’idea della risposta, basta guardare la fatica che ha fatto la radicale Rita Bernardini per ottenere uno dei dati che più incidono sulle spese di Montecitorio e Palazzo Madama: gli affitti.
In 14 anni (il primo contratto porta la data del ’97) la Camera ha speso più di 350 milioni di euro per l’affitto di quattro palazzi, tutti di proprietà della Milano90 di Sergio Scarpellini.
Una società che si occupa anche di servizi come le pulizie, la consegna della posta, l’anti-incendio, la ristorazione per altre centinaia di migliaia di euro.
Solo dopo 10 anni, nel 2007, il collegio dei Questori si è accorto che nei contratti mancava la possibilità di esercitare il diritto di acquisto degli immobili.
Hanno fatto ricorso, ma l’abbiamo perso perchè quella clausola non è stata proprio prevista all’atto della locazione.
Per scoprirlo, la Bernardini ha fatto uno sciopero della fame: i questori dicevano che non aveva il diritto di vedere i contratti, lei ha scritto a Fini.
Che le ha risposto così: “Sarà il più breve sciopero della storia dei Radicali: domani avrai i documenti che giustamente hai richiesto”.
Ora, in un ordine del giorno che verrà presentato in occasione della discussione sul Bilancio, i Radicali chiedono la “rescissione dei contratti per incongruità del prezzo”: al Politecnico di Milano, hanno calcolato, “per una superficie dieci volte superiore, spendono cinque volte di meno”.
Chissà che non sia anche questa una delle proposte che sta vagliando Fini.
E poi i vitalizi: tre anni fa, quando era “solo” un politico, l’attuale presidente della Camera polemizzò con Walter Veltroni definendolo “quel pensionato di 52 anni che prende 5.216 euro netti di pensione al mese”.
Senza contare che dalla Camera escono liquidazioni d’oro anche per i funzionari, non solo per i deputati.
L’anno scorso, assieme al presidente del Senato Renato Schifani, Fini aveva sospeso i pensionamenti anticipati per i dipendenti del Parlamento.
Oggi si potrebbero trovare soluzioni di sistema.
Sempre che qualcuno abbia voglia di cercarle.
Paola Zanca
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Luglio 17th, 2011 Riccardo Fucile
DOPO L’INVITO RIVOLTOGLI DALLE COLONNE DE “IL FATTO” A TAGLIARE I COSTI DELLA CASTA, OGGI LA PRONTA REPLICA DI FINI
Condivido l’appello del Fatto Quotidiano affinchè il Parlamento faccia tutto quanto è in suo potere per convincere gli italiani che le Camere non sono il luogo dove una casta privilegiata si chiude a difesa dei suoi interessi.
Sono certo che entrambe le Camere faranno la loro parte e, per quanto riguarda Montecitorio, assieme al Collegio dei Questori metterò a punto le proposte di riduzione dei costi e di trasparenza, che entro luglio saranno discusse dall’Ufficio di Presidenza e votate in aula prima della pausa estiva. La politica, e men che meno la democrazia, non può essere definita un costo, ma è certo che a fronte dei tanti sacrifici imposti agli italiani per la precarietà dei nostri conti pubblici, un esempio in tal senso deve venire soprattutto da chi ha il dovere di rappresentare per davvero la volontà popolare, quale che sia il modo con cui è stato eletto.
Le possibilità di farlo ci sono. C’è materiale per tagli significativi. Va verificato se c’è la volontà di farlo.
Per una elementare regola di correttezza nei confronti dell’Ufficio di Presidenza e dei colleghi, ritengo di non poter anticipare le misure concrete di riduzione della spesa che proporrò.
Entro qualche giorno gli italiani avranno comunque gli elementi per giudicare, e mi auguro che nessun gruppo politico voglia sottrarsi al dovere civile di non allargare ulteriormente la distanza che separa il cosiddetto Palazzo dai cittadini.
Dovere che riguarda ovviamente, e ancor più, il rispetto del principio costituzionale per cui la legge è uguale per tutti.
Gianfranco Fini
(da “Il Fatto Quotidiano” )
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Luglio 17th, 2011 Riccardo Fucile
IL NOTO STORICO E SAGGISTA, DOCENTE DI STORIA MEDIEVALE ALL’UNIVERSITA’ DI FIRENZE, VICINO A FLI, ANALIZZA GLI ERRORI E I MARGINI DI MANOVRA CHE ANCORA RESTANO PER PRESERVARE LO SPIRITO ORIGINARIO DELLA SCOMMESSA FINIANA
Il centrodestra berlusconiano? È in via di frantumazione. 
Il Terzo Polo? Doveva far riscoprire agli italiani il senso della partecipazione politica, cosa che finora non è successa.
Futuro e libertà ? Doveva allargare a livello nazionale l’esperimento di Latina, puntando a essere una forza minoritaria ma “qualificante” per disegnare nuovi scenari.
Professore, il centrodestra italiano sopravvivrà a Silvio Berlusconi?
“Un” centrodestra molto probabilmente sopravvivrà alla caduta del Cavaliere. Ma il punto è: avrà la forza di restare maggioritario senza Berlusconi?
Senza il collante berlusconiano fatalmente questo centrodestra “futuro” si frazionerà in una sorta di costellazione di gruppi catto-liberal-conservatori, con scarse differenze ideologiche o politiche o culturali al loro interno e qualche piccolo semplice ma efficace elemento comune: un certo occidentalismo, un certo liberismo, un certo perbenismo…
Resta poi da capire come sarà messo insieme il “perbenismo” con le prove di governo che ha dato chi ha collaborato con Berlusconi. Ma questo sarà un problema nel rapporto con l’opinione pubblica, la quale mi pare, ormai, alquanto “mitridatizzata”…
Detto questo, se non intervengono fattori nuovi (e l’unico fattore nuovo potrebbe essere un serio aggravarsi della crisi socioeconomica), credo che il centrodestra calerà , anche se non tragicamente, nei confronti del centrosinistra.
A meno che non avvenga il miracolo di una nuova “serrata al centro”, difficilmente realizzabile da Casini, ma più probabile se a gestirla fosse un personaggio come Tremonti.
E che prospettive ci sono, per Futuro e libertà ?
Da quel che vedo, Fli rischia di diventare una “occasione perduta”. La partita avrebbe dovuto essere giocata con maggior rigore, correndo il rischio di diventare sul serio una forza minoritaria, ma nella quale un gruppo di italiani (magari non numerosissimo, ma sicuramente “interessante”) avrebbe potuto riconoscersi a livello morale e culturale.
Io riprendo— essendone stato marginalmente parte in causa — il tentativo condotto (non al meglio) a Latina. E ne rovescio le conclusioni: l’uomo che ha riportato una città come Latina, dopo decenni, a una fama non nazionale ma internazionale, avrebbe dovuto esser schierato come punta di diamante di una vera lista civica, che affrontasse sul serio temi che la gente sente, dalla questione morale a quella sociale.
Se in tutti i comuni d’Italia vi fosse stato un 1% “qualificante” che avesse seguito un “progetto Pennacchi”, alla fine si sarebbe stati in grado di muovere qualcosa…
E poi troppe incertezze: è stato un errore madornale non dire, con chiarezza, che a Milano ci si doveva schierare con Pisapia.
E sui referendum bisognava avere una posizione chiara e univoca, con il rischio di perdere qualche frazione di simpatizzanti. Ci si era preparati un’arma, e poi la si è smussata.
La “base” chiede di recuperare lo “spirito originario” che segnò la nascita di Fli…
Fu quello spirito originario a coinvolgere nell’impresa alcuni di noi, anche colleghi universitari non certo ascrivibili alla destra, come Giacomo Marramao, Giulio Giorello, Nadia Fusini. Il messaggio di Fini appariva nuovo, e metteva in discussione posizioni acquisite da troppo tempo, in nome di un cambiamento che spezzasse diametralmente una serie di elementi di “omertà ” che si era andata creando attorno a temi come l’impoverimento del paese, la sua mancanza di passione civica, l’assenza di politica insomma.
Eppure oggi sembra esserci del fermento nuovo nella società italiana, i cui effetti si sono già visti alle amministrative e soprattutto ai referendum. Fli potrebbe intercettare quest’onda?
Come dice spesso Giulio Andreotti, l’importante non è dire la verità ma dirla al momento giusto. L’idea dello “strappo” che ha portato alla nascita di Fli era forse prematura rispetto al disagio dell’opinione pubblica. E così ora ci troviamo davanti a una situazione paradossale per cui le proposte che lanciò Fini lo scorso anno avrebbero una eco molto più profonda nel paese. Ma il fatto che siano state formulate e poi disattese nel giro di pochi mesi, le ha rese vane.
E il Terzo Polo? È un progetto a lungo termine?
Il Terzo Polo doveva lanciare subito un segnale forte e immediato: cambiare le cose in politica, riabituare gli italiani alla discussione, reinsegnare ai cittadini che la libertà è partecipazione. Questa sarebbe la vera democrazia: convincere la gente dell’importanza delle battaglie politiche. L’Italia si è anestetizzata, ha disimparato a confrontarsi, a dibattere, a ragionare sui problemi. E il Terzo Polo avrebbe dovuto rilanciare questo sacrosanto principio. Finora, però, non mi pare sia accaduto.
Federico Brusadelli
(da “Il Futurista”)
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Luglio 14th, 2011 Riccardo Fucile
“IL GIORNALE” E “LIBERO” ESULTANO PER LA FUORIUSCITA DAL PARTITO DI FINI DI UN EUROPARLAMENTARE E FANNO UNA GAFFE TREMENDA… COLLINO ERA DECADUTO DAL PARLAMENTO EUROPEO DAL 7 GIUGNO E NON AVEVA LA TESSERA DI FUTURO E LIBERTA’: HA SOLO FATTO UN PIACERE A URSO
Leggiamo su “Libero” che “l’abbinamento di Fini e Di Pietro e’ la dimostrazione dello sbandamento di Fli che modifica il suo indirizzo, trainato dagli estremismi. Urso, Ronchi, Scalia infiltrati? No, semplicemente traditi da chi non ha saputo tenere in piedi una comunita politica ed umana”. E’ quanto ha dichiarato l’europarlamentare Giovanni Collino in riferimento all’intervista di Granata su ‘L’Espresso.it’.
Titolo de “il Giornale”: “Eurodeputato Collino lascia il partito” e nel testo “Giovanni Collino lascia Futuro e libertà “.
Dato che Urso e Ronchi, terminato il loro compito di quinte colonne dei berluscones, sono rientrati alla base (tra la felicità dei militanti di Fli) e non sono riusciti a portarsi dietro nessuno (figli a parte), i due giornali di riferimento del premier avevano necessità di poter dimostrare invece il contrario.
Nella fretta hanno commesso una gaffe da cazziatone giornalistico facendo passare Collino per quello che non è, ovvero parlamentare europeo e iscritto a Futuro e Libertà .
Leggiamo su diverse agenzie di stampa il 7 giugno 2011
“L’europarlamentare friulano Giovanni Collino perde la poltrona. Lo ha sentenziato la Suprema Corte di Cassazione, che oggi ha accolto il ricorso presentato dal parlamentare siciliano del Pdl Giuseppe Gargani. Al centro del contenzioso c’era, appunto, la distribuzione dei seggi al Parlamento europeo tra il Nord e il Sud che — secondo il ricorrente – non sarebbe stata effettuata in maniera regolare. Sulla sua collocazione europea, fin dall’elezione, pendeva la spada di Damocle del ricorso, che oggi lo ha visto soccombere”.
“Uscito dal Pdl, ma non iscritto al Fli, Collino ha annunciato di non voler ”nemmeno appendere le scarpe al chiodo: continuerò a impegnarmi con l’associazione ‘Fare Italia’, di cui Adolfo Urso e’ presidente e di cui io sono segretario, per la rinascita di un centrodestra che vada oltre la deriva attuale del Pdl e la fase di Berlusconi che è finita”.
“Non sono iscritto a Fli (posso dar ragione a Gianfranco Fini sul merito, non sui modi e sui tempi), sono il segretario generale dell’associazione Fare Italia di Adolfo Urso”.
Insomma nessun parlamentare europeo ha lasciato Fli e mai avrebbe potuto stracciare la tessera uno che non l’ha mai voluta e avuta.
Semplicemente un amico di Urso lo ha voluto accompagnare nel suo ultimo viaggio.
Pace all’anima sua.
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Luglio 14th, 2011 Riccardo Fucile
“SAREBBERO PERFETTI PER COSTRUIRE INSIEME IL NUOVO PARTITO DELLA LEGALITA’ E DELLA NAZIONE”…”NON STAREMO MAI PIU’ CON IL PDL”…”URSO E RONCHI? DUE INFILTRATI, MENO MALE CHE SE NE SONO ANDATI”
Granata, Gianfranco Fini deve fare un altro partito?
Dio ce ne scampi e liberi, dobbiamo ancora fare questo. A parte le battute, la provocazione di Filippo Rossi è comprensibile, ma i nodi che si sono sciolti in questi giorni con l’allontanamento di Urso, Ronchi e Scalia, le uniche tre persone che realmente non credevano a questo progetto e tra l’altro solo per motivi di organigrammi, rende più chiaro lo scenario.
Non mi dica che va tutto bene.
Non va tutto bene. Le criticità sono tantissime. Bisogna recuperare lo spirito delle origini e avere il coraggio di definirci più sull’identità culturale e politica che sulle alleanze. Del resto trasformare un grande movimento di opinione che ha in Fini un punto di riferimento in un partito organizzato è un’operazione difficilissima e che richiede tempo. Soprattutto quando costruita su una identità che vuole superare le categorie del 900.
Cosa intende per “spirito delle origini”?
Lo spirito irriverente, innovativo, riformista di Bastia Umbra. Posso dirlo? Più riformista e innovativo che moderato. Non si può giocare questa partita sul fronte del moderatismo. Se il moderato in Italia è rappresentato da La Russa e Gasparri, allora è un termine che va profondamente rivisto.
Bisogna eliminare, come scrive il Futurista, “i feudi, i padroni, i signori delle tessere”?
E’ qualcosa che si dovrà fare, ma non credo abbia la dimensione e la gravità della denuncia di Rossi, che pure ha una funzione di stimolo. Ci sono situazioni locali che ci preoccupano, come la Liguria, ma da qui a parlare di “signori delle tessere” ce ne passa. Bisogna vigilare. A Rossi chiedo ironicamente, quale tipo di investimento sarebbe quello sulle tessere di un partito come Fli? Mi sembra una cosa paradossale. Ben vengano coloro i quali fanno le tessere, l’importante è che passino il nostro codice etico.
Un mea culpa
Abbiamo perso molti consensi votando la riforma Gelmini. In quella fase avevamo un grande consenso soprattutto tra i giovani, che non hanno apprezzato. E poi c’è stata sicuramente qualche contraddizione interna. Ronchi e Urso sono stati per mesi nel partito solo per logorarlo dall’interno, quasi avessero il mandato da Berlusconi per farlo.
Avevano o no questo mandato?
A mio avviso ce lo avevano, anche perchè se ne sono andati senza portarsi dietro neppure un consigliere di quartiere. Si doveva dare l’idea, attraverso il depauperamento del numero dei parlamentari, dell’affievolirsi del progetto.
Urso e Ronchi infiltrati di Berlusconi
Sono persone che rappresentano malamente se stessi. Persone che hanno avuto un ruolo soltanto perchè concesso da Fini. La nostra opinione pubblica è disgustata da quanto hanno fatto, e c’è un generale e diffuso festeggiamento in tutti i circoli di Fli perchè se ne sono andati.
Come vede il futuro del partito?
Il terreno del conflitto si è spostato dal Parlamento alla società . Sel, per esempio, è al 9% senza avere gruppi parlamentari. Noi stiamo lanciando due leggi di iniziativa popolare, con raccolta di firme, sull’abolizione delle province e sulla cittadinanza per ragazzi nati in Italia da genitori non italiani regolarmente residenti. Io sono fiducioso: il progetto di una destra legalitaria, attenta ai diritti civili e degli immigrati e che ha consentito di far crollare il moloch berlusconiano, ripagherà in maniera adeguata quando ci saranno le elezioni politiche.
Eppure i sondaggi non prevedono da tempo risultati a due cifre…
All’inizio c’era una grande suggestione legata all’atto di rivolta di Fini contro l’illegalità diffusa e contro l’appiattimento sulla Lega, i grandi temi all’ordine del giorno e su cui il Pdl è morto. Ma la possibilità di costruire il progetto di Futuro e Libertà è legato fortemente a quella di avere Fini in campo a mani libere, non più da presidente della Camera ma da leader politico.
Gli elettori sembrano non capire se stiate al centro, con Casini e Rutelli, o a destra.
Il terzo polo per noi non è un’operazione neo-centrista o democristiana. Si tratta di rompere questo bipolarismo ipocrita e rifare il partito della Nazione. Al suo interno noi giochiamo il ruolo della destra, così come Casini rappresenta il centro e Rutelli l’ala riformista.
Fabio Chiusi
(da “l’Espresso“)
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Luglio 13th, 2011 Riccardo Fucile
LETTERA APERTA A FINI DELLA PRESIDENTE DIMISSIONARIA DEL CIRCOLO DI FLI E CONSIGLIERA COMUNALE DI SORI…“LEGALITA’, TRASPARENZA E MERITOCRAZIA NON DOVEVANO ESSERE I PUNTI DI RIFERIMENTO DI FUTURO E LIBERTA’? “
On. Fini, spero che questa mia lettera venga letta da Lei personalmente o, perlomeno, da
qualcuno che avrà la bontà di portarla a Sua conoscenza.
Mi chiamo Maria Teresa Viceconti, Consigliere Comunale e Presidente del C.C. del Comune di Sori (Genova).
Ho fatto parte del M.s.i.- D.n. (sia per una propria vicinanza politico-culturale alla destra e sia, soprattutto, affascinata dal carisma e dalla statura politica di Giorgio Almirante), poi di A.n. ed infine molto a malincuore (perchè già in tempi non sospetti, quando esisteva solo l’ipotesi di una confluenza con F.I. in un unico partito, il mio pensiero era quello che non sarebbe durato più di 2 anni!) del P.d.L., pur di seguirLa.
Sono poi confluita nel suo nuovo progetto di Fli, sperando che si sarebbe potuto costruire un Partito scevro dalla logica politico-affaristica e soprattutto un Partito che facesse dei principi della Legalità , della Trasparenza, della Meritocrazia e del buon governo (non nel senso berlusconiano) i punti di forza per dare a questo Paese una base di riferimento alle persone nauseate dalla politica-gossip e, soprattutto, ai giovani un nuovo spirito e nuovi mezzi affinchè potessero avvicinarsi nuovamente alla politica nella accezione pura del termine.
Ho quindi fondato un Circolo di Fli nel levante ligure ( di cui sono Presidente) e sono stata nominata nel Coordinamento Provinciale Genovese di Fli con mansioni organizzative.
FLI, secondo il mio modesto parere, è nato come un movimento politico nuovo che avrebbe dovuto raccogliere tutti coloro che, stanchi degli intrighi politici romani, dei giocolieri e dei burattinai che a partire dal Parlamento fino al più piccolo dei Comuni affollano le Aule destinate alla vera politica ed al governo del Paese in toto, hanno intravisto in questo nuovo Partito un soggetto che, ridando legalità , moralità e senso etico alla Nazione, fosse di riferimento per una politica nuova e pulita.
La prima delusione sono state le Sue non dimissioni da Presidente della Camera per prendere la guida come Presidente del Partito e dare quel quid necessario di carisma e personalità al partito stesso.
Avrà avuto le Sue buone ragioni ma questo ha portato Fli ad una percentuale diciamo pure ridicola.
A tutto questo si aggiunge, per quanto riguarda la mia Regione, la Liguria, una politica poco lungimirante ed una gestione personale non ben definita da parte del Coordinatore Regionale.
Spero che Lei sia a conoscenza di quanto succede a Genova nell’ambito del Partito e vi ponga rimedio (comunque ne sono a conoscenza l’On. Granata, l’On. Menia e penso anche l’On. Bocchino).
Un movimento politico che propugna nel suo, ancorchè provvisorio, Statuto e nel Manifesto da Lei sottoscritto quali principi e valori fondamentali del suo essere quelli sopra menzionati e poi si fa sordo alle grida di 25 dirigenti politici che invocano la legalità e la trasparenza non può avere un futuro libero.
Per questo motivo, seppur con rammarico, in quanto l’obiettivo unico che ci ha spinto a questa nuova avventura è fare politica per gli altri e non per tornaconto personale, le 25 persone in questione, tra le quali la scrivente, le hanno rimesso gli incarichi, si sono dimessi dal Partito e chiudono i Circoli da loro fondati con il supporto totale dei loro iscritti.
Forse questo non è un bene per il futuro di Fli viste le prossime scadenze elettorali liguri (provinciali, comunali…) o forse per qualcun altro lo è, date le diverse motivazioni di far politica.
RingraziandoLa per aver avuto la cortesia di spendere parte del Suo tempo nella lettura di questa mia, Voglia gradire i miei più cordiali saluti.
Maria Teresa Viceconti
(ex presidente del Circolo Futuro e Libertà di Sori – consigliera comunale)
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Luglio 11th, 2011 Riccardo Fucile
NON CONOSCE LA SITUAZIONE GENOVESE E SI PERMETTE DI DARE GIUDIZI: FORSE PERCHE’ NON ABBIAMO ACCETTATO I COMPROMESSI POLITICI DA LUI SUGGERITI?… PENSI A CONTROLLARE CHE NON EVAPORINO O CAMBINO INDIRIZZO I TESSERATI, CHE A FARE POLITICA E A DENUNCIARE GLI INTRALLAZZI CI PENSIAMO DA SOLI
Ci hanno segnalato le riflessioni pubbliche di Nicola Pagano, pare soggetto addetto al tesseramento di Fli e factotum di Italo Bocchino, sul caso Genova e sulle polemiche che l’hanno fatto diventare un caso nazionale, dopo le dimissioni di gran parte dei dirigenti per motivi etici.
Ecco il testo di quanto ha scritto Pagano e di seguito la risposta del nostro direttore:
Leggo sul Futurista un articolo in cui si parla di tesseramento (Granata: “si al comitato di garanzia e a regole certe per il tesseramento”) e non riesco a trovare il nesso tra il titolo e quello che sta avvenendo a Genova.
Ricordo agli amici che leggono che ci poniamo come un partito aperto ed un controllo preventivo sul tesseramento per valutare chi è degno e chi no è quanto di meno liberale possa esserci.
Un controllo è giusto che ci sia ma deve esservi successivamente e su segnalazione dei referenti locali. Tale controllo non deve essere ad opera di comitati di garanzia ma degli organi statutari preposti a valutare tali situazioni.
Il caso Genova non ha nessun riferimento con il tesseramento ma semplicemente con la poca capacità di un vero confronto politico.
Purtroppo dopo vent’anni di berlusconismo non si è più abituati ad un vero confronto politico, a quella che chiamavano la dialettica interna.
Oggi se non si sposano le idee del capo di turno si viene messi “all’indice” e se gli organi superiori del partito non sposano tale indicazione e non si rendono complici del gioco al massacro allora si sbatte la porta, si lascia tutto e si insulta il partito che ti ha accolto e dato la possibilità di confrontarti.
Troppo facile inserire un post su Facebook piuttosto che lavorare sul territorio, troppo comodo inviare mail di fuoco contro esponenti del partito piuttosto che scrivere documenti programmatici per lo sviluppo del proprio territorio.
Alcuni sono contro la stagione congressuale che si è inaugurata alla fine di maggio, comprendo alcune perplessità ma pongo a costoro e a tutti voi una riflessione: qual è la scelta giusta?
Lasciare dei nominati a tempo indeterminato sottoponendoci all’accusa che abbiamo rivolto più volte al PDL nell’attesa che il partito si strutturi oppure indire dei congressi così da avere comunque degli eletti e con loro finire di disegnare la struttura del nostro partito?
Nicola Pagano
Risponde il nostro direttore
Caro Nicola,
il peggior difetto per un giovane in carriera è quello di prendere posizione su vicende locali senza conoscerle o, peggio, di rappresentare solo una parte interessata affinchè se ne dia una interpretazione di (suo) comodo, rimediando alla fine una brutta figura.
Temo che tu sia rimasto vittima di qualche logica di schieramento e di verità preconfezionate e pertanto ti sarei grato se prendessi nota di quanto segue:
1) A tuo parere un controllo preventivo del tesseramento sarebbe illiberale: io preferisco essere un po’ meno liberale e controllare se in Fli si creano circoli legati alla malavita e se vi aderiscono decine di misteriosi personaggi senza neanche mai vederli di persona. Vedi un po’ tu cosa sia meglio in base ai tuoi criteri etici.
2) Il caso Genova non riguarda solo il tesseramento, ovviamente, ma anche un tesseramento a rischio taroccamento per fini terzi.
Quando in un elenco di iscritti inviato a Roma per la registrazione numerosi nominativi non si trovano più, altri cambiano misteriosamente indirizzo e dalla provincia risultano improvvisamente residenti a Genova città , in vie pure inesistenti, forse qualcosa non quadra, non credi?
E che un coordinamento provinciale non possa sapere quanti siano gli iscritti nel suo territorio perchè c’è chi li fa registrare a Roma, bypassando le realtà locali, induce a brutte riflessioni.
3) Veniamo alle critiche che ci rivolgi: “se i vertici non si rendono complici del gioco al massacro, si sbatte la porta, si insulta il partito che ci ha accolto”…e ancora “troppo facile scrivere un post su Facebook piuttosto che lavorare sul territorio, troppo facile inviare mail di fuoco contro esponenti del partito piuttosto che scrivere documenti programmatici per lo sviluppo del proprio territorio”.
Intanto ti assicuro che non eravamo in mezzo a una strada e quindi non avevamo bisogno di “un centro di accoglienza”: siamo a destra da una vita anche senza percepire stipendi dal partito, a differenza di altri.
Quindi prima cosa alla tua età è quella di portare rispetto: qua “fuori di testa” non ce ne sono.
Chiediti piuttosto come mai quando coloro che ora si sono dovuti dimettere hanno organizzato iniziative esterne di ampia risonanza sui media, proprio gli assenti, i latitanti e chi le ha addirittura criticate con comunicati stampa siano da annoverare tra coloro con cui tu suggerivi un’intesa.
O pensi davvero che lavorare sul territorio consista nel fomentare beghe continue in Fli, non fare una mazza per mesi e mesi, aspettare che altri facciano per poi criticare, avendo come unico fine quello di acchiappare le cariche interne?
4) I congressi servono “per disegnare la struttura del partito”?
Fli ha bisogno di far conoscere all’esterno le proprie tesi, non di perdere tempo in congressi: prima militanza e idee futuriste, poi si parli di poltrone.
Altro che soggetti che cercano solo sponde nei corridoi romani per garantirsi una candidatura: per te è politica questa?
5) Nessuno ha insultato il partito, semmai è la tua analisi insultante: ti ricordo che siamo stati costretti a dimetterci perchè evidentemente diamo fastidio a chi preferisce allearsi con chi riceve persone attenzionate dalla Dia in sede.
Noi preferiamo un partito pulito e denunciamo le cose a gran voce, certo: ne siamo orgogliosi e la solidarietà umana e politica ricevuta ci dimostra di essere dalla parte del giusto.
Se altri vogliono schierarsi con gli omertosi, liberi di farlo, ma non vengano a darci lezioni di vita.
Ne facciamo a meno.
P.S. Per tua informaziome e per quella dei nostri lettori pubblichiamo il breve messaggio di solidarietà ricevuto dall’ on. ANGELA NAPOLI
“Quale responsabile del settore Legalità del FLI, nonchè da persona che risiede a cinque km. di distanza dal paese originario dei Mamone, e che pertanto, non può non sapere, sono con voi.”
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Luglio 11th, 2011 Riccardo Fucile
LA FORMA PARTITO HA PORTATO IN FLI UN ORGANIGRAMMA FATTO DI BUROCRAZIE CAPACI DI DIFENDERE SOLO I PROPRI PRIVILEGI… OCCORRE RIPRENDERE LO SPIRITO MOVIMENTISTA E RIFORMISTA, AL DI LA’ DELLA DESTRA E DELLA SINISTRA
Il più grande errore fatto da Futuro e libertà ? È stato quello di voler diventare un partito.
Intendiamoci, il nome “partito” va bene.
Non stiamo qui a riaprire eterni dibattiti sulle forme dell’impegno politico.
Il problema vero è stato quello di voler fondare in quattro e quattr’otto un partito con tutti i crismi di un partito: con le tessere, i congressi provinciali e regionali, con gli apparati, i segretari cittadini, provinciali e regionali.
Con tutta quella roba, insomma, che appesantisce l’azione di qualsiasi associazione politica. Zavorra strutturale.
Attenzione: non che questa roba sia in assoluto sbagliata. Anzi: la democrazia interna è cosa buona e giusta.
L’errore fatto è tattico, non strategico.
Si è detto: ma come, usciamo da un partito a causa della mancanza di democrazia interna e poi ne facciamo uno senza democrazia? Non è possibile. E così è stato fatto il patatrac.
Il bradipo invece del ghepardo.
Invece di dar vita a un veloce movimento di opinione fatto di milioni di nuovi simpatizzanti si è scelta la strada del lento sistema burocratico.
Servivano e servono sostenitori non tesserati.
Invece della società si è scelto l’apparato.
Segno evidente che qualcuno non ha capito che ormai la politica, quella vera, percorre strade fuori dai partiti tradizionali. Ma non solo.
Soprattutto qualcuno non ha capito che il messaggio politico e culturale di Gianfranco Fini, nella sua modernità repubblicana e patriottica, si è rivolto e si rivolge a quei tantissimi italiani che non hanno nessuna intenzione di impegnarsi all’interno di un partito, che anzi considerano questa evenienza una sciagura personale.
Lo abbiamo detto più volte e lo ripetiamo: il messaggio finiano ha avuto un grande successo proprio per la sua carica movimentista, “extraparlamentare”, riformista, al di là della destra e della sinistra.
Ingabbiare il pensiero “futurista” all’interno di un organigramma fatto di burocrazie capaci solo di difendere i loro piccolissimi privilegi è un grandissimo controsenso.
Per questo Fini va e Fli è invece ferma al palo.
Perchè Futuro e libertà non è stata in grado di rappresentare la freschezza del linguaggio finiano.
Anzi, l’ha tradito nel momento stesso in cui si è fatta struttura.
C’è ancora tempo di rimediare. Ma la finestra è sempre più stretta.
Bisogna fare uno sforzo enorme per abdicare a se stessi. Per fare politica con i contenuti e non con i numeri. Il resto verrà da solo.
Ma se si parte dai numeri di qualche centinaio di tesserati più o meno veri, beh, allora Futuro e libertà è morta prima di nascere veramente.
Filippo Rossi
(da “Il Futurista“)
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Luglio 11th, 2011 Riccardo Fucile
A SIENA IN TAILLEUR NONOSTANTE IN CALDO “PER RISPETTO ALLE DONNE E AL MOVIMENTO”… STANDING OVATION PER LA PARLAMENTARE DI FLI, DONNA SENZA FRONTIERE
E’ arrivata in tailleur blu nonostante il caldo folle del Prato di Siena.
Giulia Bongiorno, parlamentare di Futuro e Libertà , è stata accolta con grandi applausi dalle donne che si sono riunite per fare il punto, dopo il 13 febbraio dell’onda di «Se non ora quando» che in questi mesi ha continuato a propagarsi attraverso i comitati delle città .
E la giacca, la Bongiorno non se non se l’è tolta.
«In Tribunale porto il tailleur per rispetto alla Corte», ha esordito l’avvocato Bongiorno.
«Lo stesso in Parlamento perchè mai dovevo venire qui in modo meno formale? Questo è il mio segno di rispetto alle donne e al movimento “Se non ora quando”».
Standing ovation tra cappellini e smanicature colorate della platea.
E la parlamentare ha continuato non snettendo i panni da legale. «”Se non ora quando” può e deve essere una Class Action delle donne».
Così come i consumatori, diversi per progetti e pensieri si uniscono contro un’azienda da cui hanno subito un danno comune, le donne si sono riunite qui, secondo Giulia Bongiorno perchè hanno subito la stessa lesione.
«Vi propongo un’azione collettiva che non abbia colori – ha arrigato le altre donne -, e questa è la scommessa».
Un’azione collettiva, dice, contro politiche e mentalità .
La prima contro i finti tonti.
Ha parlato di maternità , dei ritardi con cui si arriva a fare un figlio.
«Io stessa ho dovuto tardare: se lo avessi fatto prima non avrei fatto carriera».
I punti sarebbero altri due.
Ma i tre minuti decisi per ogni intervento sono finiti.
La trombetta suona sulla voce di Giulia Bongiorno.
E lei chiude l’intervento.
Cosa c’era di più?
Ce lo ha raccontato: i subdoli e o vili e i truffatori di etichette.
Intanto scende dal palco, le donne l’abbracciano: peccato che tu sia di destra: la pensi come noi.
«Appunto», dice Bongiorno.
E intanto dal cellulare suona un sms: «Jan ha mangiato 150 grammi di latte e due cucchiai di banana».
«Ecco ora devo correre a casa che la baby sitter se ne va».
E parte per Roma.
Luisa Pronzato
(da “Il Corriere della Sera“)
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