Aprile 28th, 2011 Riccardo Fucile
IL NUOVO CD DI GEORGE AARON SI CHIAMERA’ “FUTURE AND FREEDOM”…”SCRIVERE L’INNO DEL PARTITO? NE HO PARLATO CON BOCCHINO”
«Future and freedom». Futuro e libertà . 
Si chiamerà così l’album in uscita di George Aaron, nome d’arte di Giorgio Aldighieri, pop singer vicentino che furoreggiava negli anni Ottanta quando andavano di moda mascara e ciuffoni biondi e che oggi, pur continuando a cantare, è coordinatore provinciale del circolo berico di Fli.
Di giorno l’impegno politico e le pubbliche relazioni per incrementare il popolo dei finiani, di sera i saltelli e gli acuti sul palco, spesso insieme ai colleghi di un tempo ed amici di oggi Den Harrow, Paul Young e P.Lion.
Così si racconta Aaron (bisnipote del baritono veronese Gottardo Aldighieri), all’attivo 10milioni di dischi nel mondo con singoli come «Somebody» e «She’s a devil».
Politica da una parte, musica dall’altra: quale è l’impegno e quale il divertimento? «Prendo entrambi con la massima serietà . Sono vissuto sempre nella musica, ma sento la voglia di impegnarmi nella società civile, dunque le due cose convivono. Per un artista come me, poi, poter continuare a sognare dentro una forza politica che guarda al domani come Fli, viene assolutamente naturale».
A cosa sta lavorando ora?
« Il mio ultimo singolo «Love will tear us apart» è già disponibile su I-tune: un brano di Joy Division quasi punk che ho voluto rileggere in una versione più moderna. In un primo momento l’ho fatto solo per me, nel mio studio, ma facendolo ascoltare ad altri è piaciuto, dunque sarà inserito nel mio prossimo album. Un album che ho deciso di intitolare proprio «Future and freedom» e che avrà tutte canzoni inedite: scritte, arrangiate e suonate da me. E con atmosfera musicale un po’ alla Duran Duran».
Un album destinato ad essere l’inno di Fli, dunque. Ha mai chiesto al presidente Fini di scrivere la musica del partito?
«Ne ho parlato con Bocchino. D’altra parte, loro sanno che, anche per una convention o qualche appuntamento del partito, io sono disponibile a curare la musica. Fini è un mio estimatore, ha tutti i miei dischi degli anni Ottanta!».
Essere di destra l’ha penalizzata nella sua carriera musicale?
«Sì. Avevo tantissime difficoltà ad entrare in Rai. Detto questo, io ho sempre avuto la fortuna o sfortuna di essere seguito di più all’estero, prima che in Italia, e questo mi ha svincolato dal problema. A Luglio vado in tournèe in Messico, poco tempo fa mi hanno richiamato in Finlandia».
Lei, però, continua con le serate anche nel Belpaese.
«Sì, certo. Ma c’è una percezione diversa, fra Italia ed estero, della musica anni Ottanta: qui il pubblico è legato a quel periodo soprattutto per questione di ricordi, di atmosfera, di malinconia. All’estero, invece, la dance di quegli anni è considerata un genere musicale senza tempo, indipendente dal periodo e dal contesto storico in cui è nato».
E’ rimasto amico di qualche suo collega di quegli anni?
«Certamente. Ho un legame molto forte con Gazebo (un tempo suo «rivale» sul palco) e con Den Harrow. C’era meno competizione negli anni in cui abbiamo debuttato, dunque questo ci ha facilitato i rapporti».
Silvia Maria Dubois
(da “Il Corriere Veneto“)
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Aprile 25th, 2011 Riccardo Fucile
LA STRANA COERENZA DELL’ESPONENTE FINIANO CHE A PAROLE VUOLE CHE FUTURO E LIBERTA’ SIA SEMPRE RADICATO A DESTRA…”MAI ALLEANZE CON LA SINISTRA” ? MA COME MAI ALLORA A CASSINO SI PUO’?
Cento chilometri separano Cassino da Latina. 
Eppure, seguendo le coordinate del dibattito interno a Futuro e libertà , le distanze tra le due città laziali sembrano essere siderali.
Sì, perchè mentre sulla lista Pennacchi – che si presenta al primo turno rigorosamente da sola, con il proprio candidato sindaco alternativo sia al Pdl che al Pd – piovono strali e accuse di ogni genere (si va da “morirete comunisti” a “roba da avanspettacolo”), su quel che accade in provincia di Frosinone, all’ombra dell’abbazia, non si muove foglia.
Eppure, lì a Cassino, Futuro e libertà si presenta – assieme ai sovversivi dell’Udc – alleato già al primo turno con “le sinistre”, ovvero con il pericolosissimo Partito democratico e con l’ancora più pericoloso Partito socialista.
In diretta competizione con il Pdl e con i vendolian-dipietristi, con serie probabilità che il candidato sindaco (Iris Volante) arrivi al ballottaggio.
Nessun dubbio: si tratta di un bell’esperimento, che vede mescolarsi storie politiche diverse per disegnare un’alternativa credibile e concentrata sul “buongoverno”, più che su sterili dispute a base di “identità ” e di “collocazioni”.
Non discutiamo quindi l’operazione che avrà sicuramente le sue motivazioni locali.
Resta solo da capire perchè le “colombe” finiane tacciano.
Forse perchè a gestire con bravura l’operazione è stato Alessandro Foglietta, coordinatore provinciale di Fli, che siede anche nel comitato promotore di Fareitalia, associazione fondata da Adolfo Urso? Chissà .
Forse un giorno ci verrà svelato l’arcano.
Resta il fatto che per ora quel che a Cassino si realizza sotto l’egida dei “moderati”, a Latina non si può nemmeno immaginare.
Per non parlare di Milano…
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Aprile 22nd, 2011 Riccardo Fucile
LA QUINTA COLONNA DEL PDL ADEMPIE AL SUO COMPITO, SI SCHIERA CON LA MORATTI COSI’ QUALCHE ELETTORE DI FLI PUO’ PENSARE: “CHE VOTO A FARE FLI SE TANTO POI CONVERGE SULLA MORATTI? TANTO VALE VOTARLA SUBITO”… URSO INVITA I FUTURISTI A TURARSI IL NASO, MA QUANDO LA BASE FINIANA POTRA’ APRIRE LE ORECCHIE SENZA SENTIRE I SUOI QUOTIDIANI DISTINGUO?
La proposta lanciata da Adolfo Urso — votare, agli eventuali ballottaggi delle prossime amministrative, candidati del centrodestra — apre il dibattito tra i militanti di Futuro e Libertà .
Che affidano le loro reazioni al web, dalle pagine Facebook di Generazione Italia fino al sito de Il Futurista.
Sarcastico il commento del web magazine diretto da Filippo Rossi: “Ma sì, che c’è di male se un movimento nato in opposizione al modello politico e culturale berlusconiano poi fa vincere Berlusconi?”
E ancora: “Che c’è di strano se un partito che a dicembre ha votato la sfiducia al governo del Pdl e della Lega, qualche mese dopo si rimangia tutto?”.
Per concludere: “Turatevi il naso, dice l’onorevole. Sarebbe meglio di no. O sarebbe meglio, anzi sarebbe più coerente, “turarselo” per votare contro Silvio Berlusconi”.
Nel caso di ballottaggio, la posizione ufficiale del partito di Gianfranco Fini è lasciare libera scelta agli elettori.
E in rete la discussione tra i militanti si accende.
Si va da “Quando Urso e Ronchi se ne andranno da Fli sarà sempe troppo tardi”, fino a “Mai più rapporti con il Pdl” e “Pisapia e Pennacchi per tutta la vita”.
E c’è chi scrive direttamente a Urso: “Se Berlusconi stesso dice che il test avrà un valore politico, non lo si può ignorare. Una eventuale vittoria del Pdl vedrebbe Berlusconi ringalluzzito e ancora più pericoloso. E non si può fare finta di niente”.
Da parte nostra non siamo certo stupiti da questo atteggiamento di Urso e soci che denunciamo da tempo.
Ci limitiamo ad alcune brevi considerazioni.
1) Non è concepibile che una linea decisa a stragrande maggioranza venga quotidianamente contestata da pochi individui che “pretendono” modifiche “altrimenti se ne vanno”.
Col risultato di bloccare ogni tentativo di rinnovamento e dare vita a perenni mediazioni.
Creando confusione e smarrimento nell’elettorato e impedendo una crescita di consensi.
Capisco che sia il compito che è stato loro assegnato da Palazzo Grazioli e che se ne andranno solo nel momento in cui Berlusconi deciderà che sarà quella l’occasione in cui potranno creare il maggior danno a Futuro e Libertà , comprendo meno l’atteggiamento di Fini e Bocchino che non li accompagnano alla porta.
Ancora qualche mese di questo stillicidio di posizione variegate e di Fli rimarrà solo il simbolo.
2) In tutti i partiti è ammessa una minoranza interna, meno logico che si formi in un partito appena nato.
Fosse una divisione ideologica invece che una mera questione di poltrone, sarebbe almeno comprensibile.
Ma come, cacciano Fini dal Pdl, loro aderiscono al nuovo partito e poi vogliono una politica della mano tesa verso i suoi assassini seriali?
Ma perchè non se ne sono rimasti con Scilipoti, Cosentino, Brancher, puttanieri e zoccole varie?
Una minoranza è giusto che ponga delle questioni negli organismi interni preposti, meno che rilasci ogni giorno dichiarazioni pubbliche contro la linea del partito decisa dalla maggioranza.
Ma dove siamo? C’è più disciplina in una “comune” anarchica che in Fli.
3) Non solo: la presenza di questi “inviati speciali del cardinale” sta facendo sì che le polemiche interne si allarghino pure in periferia.
Chi vuole crearsi uno spazio aderisce magari alla corrrente di Urso, senza neanche capire dove vuole portarli, ma certamente moltiplicando le beghe locali.
Mentre ci si aspetterebbe compattezza e voce univoca da un partito appena creato su nuovi presupposti.
In conclusione, se qualcuno pensa di poter gestire un partito in queste condizioni sta facendo un grosso errore di valutazione.
Quando qualcuno, ancor prima di un eventuale ballottaggio a Milano, esce con la frase “con la sinistra mai, meglio la Moratti” ( dichiarazione che avrebbe avuto senso solo dopo il primo turno) sembra snobbare la lista del Terzo Polo a Milano.
Perchè non spendere una parola a favore del candidato sindaco di Fli, auspicando semmai che vada lui al ballottaggio con Pisapia?
Di fatto sembra un invito agli elettori di Fli di votare la Moratti già al primo turno: a nostro parere non solo così il messaggio viene recepito, ma in tal senso è stato anche pronunciato.
E le critiche alla lista Pennacchi a Latina da parte di Urso che altro sono, se non un invito a votare quella del Pdl?
Il disegno è chiaro, non a caso certe caselle ministeriali (Commercio Estero) non sono state ancora riempite perchè (parole del premier) “rimangono a disposizione di qualcuno che volesse rientrare”.
Ognuno tragga le conclusioni che crede, noi le idee le abbiamo chiare da tempo.
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Aprile 21st, 2011 Riccardo Fucile
L’ESPONENTE FINIANA: “MI OPPORRO’ A OGNI TENTATIVO DI SOTTOMETTERE LA MAGISTRATURA AL POTERE DELL’ESECUTIVO”… “PRESCRIZIONE BREVE PIU’ PROCESSO LUNGO CANCELLERANNO I PROCESSI DEL PREMIER”
Berlusconi e la sua politica della giustizia? «Siamo alla legge del taglione, occhio per
occhio, dente per dente».
Sempre stata dura, per non dire durissima, la finiana Giulia Bongiorno nei confronti del Cavaliere. Pure quand’era in maggioranza.
Ma stavolta la presidente della commissione Giustizia perfino si supera, esterrefatta e incredula per quanto sta avvenendo.
E dice: «La libertà senza regole smette di essere libertà ».
Un weekend di fuoco da Berlusconi con raffiche di attacchi alla magistratura. Le solite minacce ma anche l’annuncio di imminenti riforme punitive. Tutto ciò giustificato dall’idea di essere stato aggredito da pm comunisti. Può farlo?
Un’eventuale ingiustizia subita non legittima nessuno a reagire sottraendosi ai processi, nè a contestare sistematicamente, e con tanta virulenza, la magistratura. Sembra che il premier voglia punire i magistrati per i torti che ritiene di aver subito. Ma l’idea che a fronte di un presunto torto ci si possa e ci si debba ribellare, possibilmente vendicare, è inaccettabile. Significherebbe tornare alla legge del taglione: occhio per occhio, dente per dente.
Con quali conseguenze?
Se tornassimo a quella legge sarebbe il caos: un incidente stradale degenererebbe in men che non si dica in guerriglia, perchè l’investito si sentirebbe autorizzato a reagire, magari accoltellando chi lo ha tamponato. Ecco, forse occorre riflettere sulla deriva etica, morale e sociale che la legge del taglione porta con sè.
Ma il premier fa della battaglia alla magistratura una questione di libertà . Si tratterebbe di “liberare” i cittadini da “questa” magistratura.
Libertà è una delle parole più belle del nostro vocabolario, ma purtroppo anche una delle più abusate. Penso sempre, quando qualcuno la nomina a sproposito, a Paul à‰luard: “E per la forza di una parola io ricomincio la mia vita…”. Bisogna intendersi, sul concetto di libertà : non è una prateria sconfinata, nè un elastico che possa essere teso e tirato a piacimento di qua e di là . Ho sentito parlare di libertà di fare quel che si vuole in casa propria quando è emerso il caso Ruby; di libertà di fare leggi ad personam per difendere il premier dalle presunte aggressioni dei magistrati “comunisti”; di libertà per giustificare le invettive quotidiane contro quegli stessi magistrati. In definitiva, si tenta di usare la libertà come un abito buono per tutte le stagioni. Invece, senza limiti, confini e divieti, senza regole, la libertà semplicemente smette di essere tale.
Limiti, confini e divieti: questi sono concetti che non piacerebbero al premier, eppure sono di destra.
In assenza di confini, la libertà degenera in arbitrio, in abuso: la libertà li pretende, i limiti. Io sono per la riscoperta del valore delle regole, dei divieti, della misura. La vera libertà esiste solo all’interno di questi paletti.
Ora, sotto elezioni, Alfano accelera sulla riforma della giustizia. Qual è il suo giudizio sul testo?
Per il momento posso dire solo che certamente è tardivo. Perchè non presentarlo all’inizio della legislatura? E soprattutto, perchè siamo ancora alla semplice enunciazione di principi? In che modo si procederà alla separazione delle carriere? Di certo, qualsiasi tentativo di sottoporre la magistratura al potere esecutivo troverà in me la più ferma opposizione. Se invece si abbandonasse quest’ipotesi, sarei la prima a sostenerla.
Lei è stata già criticata dal premier perchè avrebbe bloccato le intercettazioni. Lo sa che per lui sono un incubo?
Mi sono opposta alla loro cancellazione e alla cancellazione della libertà di stampa. È una battaglia di cui rivendico la bontà . Per il resto ho cercato di collaborare a un testo per limitarne l’uso: certamente ci sono stati eccessi da parte dei magistrati.
Ora il Cavaliere vuole tornare a quel testo e invoca la libertà di parlare liberamente al telefono.
Il premier invoca una libertà assoluta laddove la libertà di comunicare al telefono deve invece conciliarsi con la necessità di investigare. Se si parla di fatti privati o di cose lecite senza dubbio nessuno deve intercettare, ma se si fanno accordi illeciti è indispensabile che i magistrati possano venire a conoscenza del contenuto dei colloqui. Quindi, anche in questo caso, la libertà deve avere dei limiti. È questo il punto: trovare un equilibrio quando ci sono diversi interessi in gioco.
Lei è avvocato. Come giudica l’invenzione del processo lungo per dilazionare i processi? Non è una contraddizione enorme per chi ha sostenuto il processo breve?
In termini tecnici certamente sì, ma se lo scopo politico è quello, abbastanza evidente, di aiutare il premier nei processi, è chiaro che la combinazione “abbreviazione dei termini di prescrizione-allungamento dei termini del processo” avrà l’effetto di una bacchetta magica: li farà scomparire, i processi del premier.
Dopo il Rubygate, ecco che Mediaset potrà bloccarsi. Che effetto avrà questa politica giudiziaria?
Credo che la gente sia stanca di vedere un Parlamento che si occupa solo di Berlusconi. La nota dolente è che, poi, il giudizio negativo su di lui si estende all’intera classe politica. Stiamo pagando tutti, anche noi che non condividiamo affatto la sua linea, per questo concetto distorto di libertà in nome del quale si perde di vista il vero obiettivo, ovvero il benessere della comunità . Nessuno di noi politici può prendere sottogamba quello che sta accadendo. Dobbiamo opporci con forza a questa concezione inaccettabile della libertà . Ecco perchè continuo a invocare il rispetto delle regole. Lo so che sembra fuori moda invocare il rispetto delle regole, ma oggi se ne sente più che mai il bisogno e credo di interpretare un sentimento molto diffuso.
Liana Milella
(da “La Repubblica“)
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Aprile 21st, 2011 Riccardo Fucile
IL PARTITO DEGLI ACCATTONI DI VOTI, DELLA MACCHINA DEL FANGO, DELLA OCCUPAZIONE MILITARE DELLA TV, DELLE PROMESSE MANCATE, DELLE INFAMI ACCUSE ALLE ISTITUZIONI, DELLE LEGGI AD PERSONAM, TUTTO E’ ORMAI SALVO CHE “MODERATO”…E’ SOLO IL PARTITO DEI TRADITORI DELLA DESTRA ITALIANA
Ma davvero ci voleva il povero Roberto Lassini con i suoi manifesti eversivi, per
svelare il vero volto del Pdl?
Non bastavano le parole del leader del predellino nonchè capo del governo Silvio Berlusconi, che il 6 aprile definiva “brigatisti” i giudici?
Non bastavano le decine di comizi deliranti in cui il fondatore del Popolo della libertà ha mescolato le sue solite barzellette e le sue solite promesse ad altrettanto ridicole denunce di golpe nei suoi confronti?
E ancora, non bastava la macchina del fango mediatica con cui si è tentato di massacrare con ogni mezzo i “nemici del capo”, dal direttore dell’Avvenire al presidente della Camera?
Non bastava l’occupazione quasi militare della televisione pubblica, non bastavano i bavagli e le epurazioni, le leggi ad personam e le compravendite parlamentari?
Non bastavano i silenzi davanti alle provocazioni leghiste, da “spariamo agli immigrati” a “il 17 marzo non c’è nulla da festeggiare”?
Non ce n’era abbastanza per capire che il Popolo della libertà , dipinto dal suo fondatore come il “grande, grande, grande partito dei moderati”, di moderato non ha nulla?
E che quello che dovrebbe essere il riferimento italiano del popolarismo europeo farebbe rabbrividire De Gasperi e Adenauer?
Almeno Daniela Santanchè, in quest’ultima ipocrisia che ha visto la crocifissione di Lassini e — come al solito — l’impunità per il vero responsabile, (un Cavaliere che ha addirittura detto “era meglio se Lassini rimaneva”), ha mantenuto la barra dritta: “Ci sono cose più gravi”, ha detto.
E così ha rivelato di essere lei la vera anima del Pdl.
È lei che ne esemplifica i valori e l’idea di politica.
Lei, che ha fatto una campagna elettorale da candidata premier (contro Berlusconi, ma questo è un dettaglio) con lo slogan “siamo un partito incazzato e con la bava alla bocca”.
Ecco, quel partito con la bava alla bocca c’è.
Non è una minoranza estremista, ma governa il paese.
È il Popolo della libertà .
Il partito meno moderato — assieme all’alleato padano — che sieda oggi in Parlamento.
È un dato di fatto.
E chi parla di “moderati” e di “popolarismo europeo” riferendosi a loro, al partito degli estremisti, della Santanchè e di Lassini, molto semplicemente parla del nulla.
(da “Il Futurista“)
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Aprile 20th, 2011 Riccardo Fucile
“UNO COME BERLUSCONI, MUSSOLINI LO AVREBBE PRESO A BASTONATE E MANDATO AL CONFINO”…”PARAGONARE BERLUSCONI A MUSSOLINI E’ UN’OFFESA PER IL DUCE: ANCHE MUSSOLINI ANDAVA A MIGNOTTE, MA NON LE FACEVA MINISTRE O DEPUTATE”…”VOGLIONO CHE COMUNISTI E FASCISTI SI SPARINO TRA LORO, COSI’ BERLUSCONI CONTINUA A FARSI I CAZZI SUOI”…”DOBBIAMO RICOSTRUIRE L’UNITA’ DEL POPOLO. I TRADITORI SONO LORO, NOI SIAMO IL FUTURO”
Da futuristi a ‘fasciocomunisti’. Dalla marcia su Roma alla marcia su Latina.
Metti un pizzico di Mao, una manciata di bonifiche fasciste, quanto basta di Togliatti e Guareschi, abbondanti strali contro Berlusconi e Tremonti, una spolverata di Dante Alighieri.
E’ il manifesto del ‘fasciocomunista’, già libro di successo di Antonio Pennacchi, e da oggi pamphlet orale per chiamare a raccolta l’Italia che non si riconosce nel governo di Silvio Berlusconi (fatto anche di “mignotte” e lussuria) e che ha voglia di ricostruire il Paese.
Pennacchi, sessantenne natio di Latina, ci mette la firma ma non si candida: la corsa di Futuro e libertà per la città dell’agro pontino sarà sponsorizzata dallo scrittore premio Strega nel 2010.
Seduto in mezzo allo stato maggiore del partito, tra Italo Bocchino e Fabio Granata (“non è un progetto nostalgico – dice quest’ultimo – ma una sorta di provocazione futurista”), Pennacchi arriva alla Camera per presentare la candidatura a sindaco di Latina di Filippo Cosignani e la lista finiana che lo appoggia. “Pennacchi per Latina” è il nome del progetto elettorale, e la scritta spicca in bella vista dentro al cerchio col simbolo di Fli. Caratteri fascisti, in puro font “mostra”.
Quando comincia l’intervento, si capisce subito che ne avrà per un bel po’: il manifesto del ‘fasciocomunista’ è colorato, un po’ grezzo, ma di ampio respiro. “Io non potrei fare politica – premette – perchè in politica si litiga 7-8 volte al giorno: io che soffro di cuore finirei per prendermi un infarto…”.
Qualche minuto dopo, Pennacchi affonda, sempre col suo romanesco: “Il progetto parte da Latina perchè la situazione lì è para para a quella nazionale. Berlusconi non ci può vedere, non sopporta che fascisti e comunisti si mettano insieme. L’altro giorno, quando hanno sparato a quello di CasaPound, io ho subito pensato che si trattasse dei servizi. Il messaggio è chiaro: fasci e comunisti non devono parlare, ma devono solo litigare e spararsi. Così Berlusconi è libero di farsi i cazzi suoi…”.
Ovvio che il manifesto del ‘fasciocomunista’ debba fare i conti con la diaspora nera, con gli ex missini e ex aennini che oggi sono divisi tra Pdl e Fli.
“I traditori non siamo noi – chiarisce Pennacchi – il fascismo era rubare ai ricchi per dare ai poveri, oggi stare con Berlusconi vuol dire rubare ai poveri per dare ai ricchi. Il vero traditore è chi sta con Berlusconi: uno come lui i fascisti l’avrebbero preso a bastonate, l’avrebbero spedito al confino”.
E mica è finita qui: “Paragonare Berlusconi a Mussolini – dice ancora – è un’offesa a Mussolini. E’ vero, anche il duce andava a mignotte, ma poi mica le faceve ministre o deputate…”. S
ul palco i maggiorenti di Fli se la ridono alla grande, la platea applaude.
Non mancano considerazioni o osservazioni neppure all’operato di Giulio Tremonti. “Quando lo vedo – rivela Pennacchi – spengo la tv. Quindici anni fa parlava del tempo della ricchezza, diceva che eravamo sulla strada giusta. Oggi dice ‘ve l’avevo detto che arriva la cris’. Ma quando? ma quando l’ha mai detto? è incredibile questa gente – aggiunge – io mi chiedo dove si lavi la faccia la mattina. Forse nel bidè…”.
Ma il ‘fasciocomunista’ si limita a criticare e distruggere?
No, assicura Pennacchi: “dobbiamo ricostruire un nuovo pensiero forte collettivo, uno spirito unitario, quello che univa pure Togliatti e Guareschi. Dobbiamo ricostruire l’unità del popolo, quella di Mao, dobbiamo ricostruire la libertà : ma di tutti, non solo quella di Berlusconi e della sua famiglia”.
Ci prova, ma a tratti non ce la fa: il cavaliere ricorre prepotente nella sua invettiva.
E per spiegare cos’è l’Italia al tempo di Berlusconi, cita pure il canto V dell’Inferno di Dante.
Quello di Paolo e Francesca, quella dei lussuriosi. “L’italia di Berlusconi – sancisce – è l’italia di Semiramide”.
La regina a metà tra storia e leggenda che fece una legge per permettere a tutti la libido nel suo Paese e quindi non essere biasimata nella sua condotta libertina.
Per Pennacchi, iscritto al Pd, non c’è il rischio di un conflitto d’interessi?
“Io ho ancora la tessera, forse ora mi cacceranno… Ma il mio sogno non è che mi caccino, ma che si sciolgano, così facciamo un partito nuovo tutti insieme, perchè separati non si vince niente…Vince solo il padrone”.
Eccoli che ritornano: il padrone, i traditori, gli eredi del fascismo.
“Chi pensa che il fascismo sono le leggi razziali, se lo tenga pure. Per me è il fascismo è pure una città costruita dal nulla, con le mani, dai miei padri, dai miei zii”.
Per il ‘fasciocomunista’ del terzo millennio, insomma, non tutte le camicie nere sono da mettere in soffitta.
Ci sono valori e valori: “Nell’asse ereditario a noi ci sono toccati l’unità dello Stato, lo stato sociale, la redistribuzione dei redditi: se stai con Berlusconi non sei erede di queste cose. Ditelo a Gasparri: nella divisione dei beni a lui sono rimaste le leggi razziali e le guerre perse… Ci andasse pure a ‘fanculo…”.
La rivoluzione ‘fasciocomunistà parte quindi da Latina.
Pennacchi per la sua città , che Granata e Bocchino bollano come “malgovernata da anni” (e poco importa che da due decenni sia in mano al centrodestra), ha le idee chiare: parla di rimboschimento delle frange antivento (“se so’ venduti pure gli eucalipti…”), di piste ciclabili (“è tutta pianura ma non pedala più nessuno. A me l’ultima volta m’hanno messo sotto…”), di cimiteri di campagna, di piano regolatore (“Ma non per costruire dappertutto”).
Questa volta non si marcerà su Roma, ma nelle migliori intenzioni si marcerà da Latina verso tutta l’Italia.
“Se c’è una possibilità sola pe’ ‘sto Paese d’aripijasse – assicura Pennacchi – nasce da qua”.
Un’onda un po’ rossa e un po’ nera, ‘fasciocomunista’ appunto, capace di travolgere e achiviare l’era Berlusconiana.
Se poi si trovasse una scorciatoia, argomenta ancora Pennacchi, lui non farebbe le barricate.
Anzi: “L’idea di Asor Rosa mi è piaciuta, era una vera e propria provocazione artistica. E poi sarebbe pure ora che i carabinieri se l’andassero a pijà a quello lì…”.
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Aprile 20th, 2011 Riccardo Fucile
L’ASSURDA ALLEANZA ELETTORALE TRA FUTURO E LIBERTA’ E LEGA PER APPOGGIARE UN CANDIDATO SINDACO LEGHISTA STA SUSCITANDO UNA RIVOLTA NELLA LOCALE BASE FUTURISTA… BASTA COI MANEGGIONI LOCALI SENZA ANIMA E SENZA IDEALI CHE PENSANO SOLO AI PROPRI INTERESSI
Per dare voce alla base di Fli, pubblichiamo i contributi di due militanti di Gallarate, giustamente indignati per la “porcata” della lista che vede alleati i razzisti e i secessionisti padani con i futuristi.
Scelta immotivata e su cui a Roma nessuno si indigna.
Nemmeno Urso, sempre così attento a bacchettare le intese “fascio-comuniste” come quella di Latina.
Ci rivolgiamo a Fini per capire dove ci stanno portando i nostri dirigenti regionali e varesini.
La questione è evidente, è l’accordo tra i finiani di Ferrazzi e Lega a Gallarate.
Una volta si diceva “la politica è l’arte del possibile” però a tutto c’è un limite.
Noi della base della prima ora siamo gente del popolo ed al popolo ci rifacciamo e vorremmo capire dove andiamo.
I motivi sono i seguenti: il nostro responsabile provinciale si presenta con una lista civica, come mai?
Di solito quando si scende in campo con una forza nuova si sente la necessità ed anche l’orgoglio di presentarsi agli elettori per capire il peso effettivo della nuova formazione.
A Gallarate si sceglie un’altra via meno impegnativa, la lista civica con un candidato sindaco di un altro partito!
Non è che forse qualcuno ha paura di esporsi, di non essere così trainante dopo aver puntato i piedi per essere il numero della provincia?
Il candidato sindaco scelto da Bossi mentre era dal dentista la dice lunga sullo spirito democratico che permea la Lega, ma questi sono affari loro?
Non direi visto che “il soldato” Giovanna Bianchi Clerici” occupa una poltrona pubblica importante nel Consiglio di Amministrazione della Rai.
E non può dire di no a Bossi, ma nel caso vincesse le elezioni (si fa per dire…) che farà , lascerà la ben pagata poltrona per dedicarsi a Gallarate?
Nel Pdl sono sbigottiti, come dichiara il candidato sindaco,: “Ritengo che nel Carroccio ci sia molta confusione. All’inizio avevano lanciato Ugo Gaspari, che rimane la candidatura migliore. Poi per i loro scontri interni hanno puntato su Stefano Gualandris, una candidatura debole voluta da Marco Reguzzoni. Alla fine Bossi si è reso conto che era sbagliato, ed ha cercato di tamponare con Giovanna Bianchi Clerici, che obiettivamente resta una buona scelta. Ma pagheranno la loro confusione. Gli elettori non capiranno”.
Non ci sono alleanze Fli-Lega a Busto e Varese, gli altri comuni importanti della provincia, mentre a Gallarate ci si muove diversamente.
E’ uno scenario da Prima Repubblica, quella delle “ convergenze parallele”, in cui si danno segnali discordanti per poi chiudere partite importanti sulle spalle dei cittadini.
Gallarate scenario alternativo, modello di un nuovo progetto politico? Così almeno ci viene suggerito dal nostro responsabile regionale.
Se fosse così perchè partire da Gallarate e non da Varese o Busto oppure da Milano?
Che interesse avrebbe Umberto Bossi a osteggiare il Pdl creando una tale frattura?
Anche a Varese i rapporti non sono idilliaci tra gli alleati, eppure sono stati ricomposti buttando fuori Fli come negli altri comuni, ora è successo qualcosa che non sappiamo?
Sono scontri interni alla Lega, mettendo da parte Gualandris, uomo di Reguzzoni?
Ci si può fidare della Lega, che fino a ieri ha governato a Gallarate, pur con distinguo ed ora Umberto Bossi dice: «Vincere a tutti costi!».
Certo se fossi un leghista direi: la base l’avete sentita? Sicuri che ieri Fli faceva schifo ed oggi è alleato tanto da offrirgli la poltrona di vice-sindaco?
Ma guardiamo all’interno di Fli: «malagestione del PdL gallaratese», come la definisce senza mezzi termini Luca Ferrazzi, sarebbe il punto fondamentale che avrebbe fatto scegliere l’alleanza con la Lega?
L’accordo innaturale però ha fatto il giro dell’Italia, Fli è il partito dell’Unità Nazionale, la Lega che brucia il tricolore, che scappa quando si canta l’Inno, la Lega dei Padani!
Il candidato sindaco di “Libertà per Gallarate” dichiara: “Voglio amministrare non fare affari”, e aprire alla società civile: “Stiamo preparando un dettagliato programma politico — spiega ancora- che parta da un aspetto fondamentale: dare ascolto alle associazioni sul territorio per determinare un cambiamento vero. Basta con quei partiti che non accettano il dialogo, che impongono strategie dall’alto: la nostra strada non sarà questa. Quella che ormai governa Gallarate è una classe dirigente isolata che ha perso i pezzi : prima l’Udc, poi la Lega, poi Futuro e Libertà . Non rappresenta più nessuno. E’ ora di cambiare davvero”.Il testo dell’accordo non prevede cose avveniristiche sul sociale e politico di sicuro il vice-sindaco e un assessore da definire per la lista civica-finiana ( alla gallaratese).
In conclusione ci sembra di capire che non si tratta di chissà quale progetto politico innovativo, che non porterà da nessuna parte perchè avversato sia dalla base leghista che dai futuristi puri, e mette alla luce disagi interni alla Lega, ponendo in dubbio la governabilità di Gallarate.
Avremmo preferito un messaggio forte e chiaro: Fli è l’altro centro-destra quello vero e genuino, quello dei valori, dell’Unità Nazionale, della legalità , dei giovani e del futuro, non dei vecchi marpioni della politica che per avere una poltrona fanno accordi col diavolo.
Accordi che alla fine saranno un boomerang politico, ma l’intento è chiaro: io dò una cosa a te e tu dai una cosa a me….
Giuseppe Criseo
www.ilfiniano.it
Ricordiamo tutti (almeno noi che il 22 Aprile siamo rimasti incollati alla TV ed avevamo già una scelta nel cuore) il suo splendido discorso, vibrante nei contenuti e nei toni, un discorso di valori, di dignità , di condanna a chi non aveva attuato alcuno dei punti programmatici indicati dal gruppo AN perchè sottomesso alla volontà ed alle indicazioni della Lega.
Quella Lega che non è destra nè sinistra, ma è secessione e razzismo, che criticava Roma e poi una volta raggiunta Roma ha imparato così bene da essere il più abile partito nel procacciarsi posti al sole e Presidenze di cda.
Un Partito che ha illuso la gente facendo credere che avrebbe lavorato per loro, e che nei Comuni dove detiene il potere (ad es. Varese) si disinteressa completamente dei bisogni dei cittadini.
Il volontariato per loro è un “corpo estraneo”, l’assessorato alla Cultura oramai è per prassi delega in mano al Sindaco che semplicemente la ignora..tanto c’è sempre qualche privato che si dà da fare e supplisce.
E non entriamo nel merito della cementificazione selvaggia, i buchi nelle municipalizzate etc etc.
Non condivido chi ha fatto questa scelta: su Gallarate la spaccatura tra Pdl (F.I. e A.N.) da una parte e Lega dall’altra è storia vecchia, risale a tensioni nate durante la prima giunta Mucci dove erano insieme, dopo di allora già nel 2006 avevano corso l’un contro l’altra armata, ed ancora nel 2011 -prima dell’accordo con Fli (mascherata malamente da Lista Civica)- era scontato che sarebbe stata una guerra tra di loro.
E allora perchè schierarsi con la Lega?
Comunque sarebbe stato uno scontro feroce tra quei 2 Partiti.
E’ stato detto ad un giornale locale che i finiani corrono con la Lega perchè condannano la gestione padronale di Gallarate.
Vero, è stata una gestione padronale, ma non solo negli ultimi 3 mesi cioè da quando è stata tolta la Pres. di un cda a Liccati e – prima di essere buttati anche loro fuori – l’assessore Carabelli e altri membri di cda in quota Fli sono usciti. Quella gestione è stata così da anni, già dalla prima giunta Mucci, e durante tutto il secondo mandato..quando l’attuale Coord. provinciale di Fli coordinava A.N. in sinergia ed amicizia con il “patron” di F.I. Nino Caianiello, e in quota A.N. Vicesindaco, assessori e Consiglieri comunali.
Allora qual’è la verità , l’unica che rimane e che comunque è colta dalla gente: c’è la possibilità di tornare ad avere degli spazi di Governo, Fli ci si butta!.
Qualsiasi altra valutazione politica avrebbe forse potuto essere recepita se in quella lista non ci fossero state persone che fino a 3 mesi fa erano parte integrante del Governo cittadino.
E se Lega e Pdl avessero ipotizzato una qualsiasi forma di accordo.
Certo, per un Partito qualsiasi l’ipotesi di un ViceSindaco ( e chissà che altro, Bossi quando si muove personalmente mi dicono è generoso) potrebbe essere allettante, ma io credo che per il progetto di Fini, per quanto ci ha detto a Mirabello, e poi a Bastia ed ancora a Rho, le tattiche per uno spazietto debbano lasciare il posto a strategie a lungo respiro, dobbiamo ancora crearci un immagine, consolidarci con dei riferimenti qualificati e qualificanti nell’immaginario collettivo, ed io credo che questo sarebbe stato il momento per giocare la Partita della linearità , della saldezza dei principi, della volontà di proporre un’alternativa a delle vecchie logiche da 1a Repubblica che sempre più allontanano la gente dalla Politica.
A mio parere sarebbe stato opportuno mantenere la linea del Terzo Polo ovunque e, laddove non praticabile, alleanze con Liste civiche o soli.
Forse Fli riuscirà a prendere un Vicesindaco a Gallarate, ma sarà con un Partito col quale non condividiamo nulla, e sappiamo tutti che su Varese la Lega è quella Doc, quella dei celoduristi che sparerebbero agli immigrati e che scrivono il Manifesto Leghista sulla Razza.
Scusatemi se, schifata, mi dissocio.
Laura
argomento: Bossi, Costume, Fini, Futuro e Libertà, governo, LegaNord, PdL, Politica, radici e valori | 19 commenti presenti »
Aprile 19th, 2011 Riccardo Fucile
IL MINISTRO DELLA DIFESA: “BASTEREBBE PENSARE AI VOTI CHE NON ARRIVERANNO DA UDC E FLI”…L’IPSOS DA’ AL PRIMO TURNO LA MORATTI AL 43,8% E PISAPIA AL 42,1%, MA AL SECONDO TURNO VINCEREBBE PISAPIA CON IL 52,4% CONTRO IL 47,6% DEL SINDACO USCENTE
Nel Pdl milanese cresce la paura di non farcela a rieleggere Letizia Moratti. 
«Lei pensa ancora di vincere al primo turno, ma se lo sogna – si sfogava dagli Stati Uniti il ministro della Difesa e coordinatore nazionale del partito, Ignazio La Russa – Basta prendere i voti delle precedenti elezioni e sottrarre quelli dell’Udc e del Fli: basta un 5 per cento in meno e si è già sotto il 50».
Per una volta, La Russa è d’accordo con Gianfranco Fini, il quale avrebbe detto che Berlusconi sarebbe «molto preoccupato per i sondaggi milanesi» che darebbero alla Moratti solo il 42 per cento.
Anche il sindaco di Milano è preoccupata. Teme una fuga di voti moderati dopo lo scandalo dei manifesti con la scritta ‘Via le Br dalle Procure’ ideati da Roberto Lassini, candidato nella lista del Pdl al consiglio comunale.
Per questo motivo, ha puntato i piedi durante un faccia a faccia con il coordinatore lombardo pidiellino Mario Mantovani e chiesto il ritiro della candidatura di Lassini.
Il Pdl milanese è sotto choc.
Una nuova tegola è caduta sul partito proprio dopo che Silvio Berlusconi domenica al teatro Nuovo aveva chiesto ai suoi di «fare un salto di qualità » nella campagna elettorale per Milano.
Mentre procede l’inchiesta sulla denuncia dei Radicali per le firme false raccolte a sostegno del listino di Roberto Formigoni alle ultime elezioni regionali, nel Pdl è in atto una guerriglia interna che rischia di compromettere non solo il clima della campagna elettorale, ma anche l’esito.
Un tutti contro tutti che riguarda anche la gestione del partito in Lombardia.
La Lega con Matteo Salvini ha già avvisato gli alleati pidiellini che passerà queste settimane «a parlare di Milano, non di magistrati, di Br, di intercettazioni».
Un sondaggio Ipsos realizzato a fine marzo dava il seguente scenario: Moratti al 43,8% con Pisapia che la tallona al 42,1% al primo turno.
Al secondo turno vincerebbe Pisapia con il 52,4% con la Moratti al 47,6%.
Decideranno gli incerti e l’area del non voto: 35,5% al primo turno, 46,4% al secondo.
Pesa il buon successo al primo turno del candidato del Terzo Polo, Manfredo Palmeri, con oltre l’8%, sostenuto da finiani e dall’Udc di Tabacci.
Al ballottaggio come si orienteranno?
“Ci penseremo quando sarà il momento – risponde il senatore Giuseppe Valditara di Fli – ora lavoriamo per arrivarci noi al secondo turno. La linea è quella di non stringere accordi nè con la Moratti, nè con Pisapia, poi vedremo. Di sicuro non sosterremo la Moratti”.
Al ballottaggio si dà per scontato che anche i leghisti non correranno in massa per sostenere la signora.
Molti ricordano che nel 1999 Massimo D’Alema fu travolto proprio da elezioni amministrative andate male e dovette lasciare la guida del governo.
Il rischio che la Lega, in caso di sconfitta, faccia suonare la campanella di fine lezioni, ha messo in allarme il premier.
Ma essersi posto come capolista stavolta potrebbe rivelarsi un boomerang: nessuno potrà dire “io non c’ero”.
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Aprile 19th, 2011 Riccardo Fucile
DALLE COLONNE DEL “FUTURISTA”, IL FINIANO ROSSI AMMONISCE: “NESSUN COMPROMESSO, NESSUN AMMICCAMENTO CON QUELL’INDIVIDUO CHE SIEDE A PALAZZO CHIGI”…”OGGI PRESENTEREMO UN ESPOSTO ALLE AUTORITA’ EUROPEE PERCHE’ MANDINO GLI ISPETTORI OSCE PER VERIFICARE IL MISEREVOLE STATO DEL PLURALISMO INFORMATIVO IN ITALIA E LA POSSIBILITA’ DI BROGLI MEDIATICI ALLE PROSSIME AMMINISTRATIVE”
Questa è una promessa: alzeremo sempre di più il livello dello scontro contro quell’individuo
che risponde al nome di Silvio Berlusconi e che siede a palazzo Chigi.
Perchè siamo a un punto di non ritorno.
Perchè dopo le ultime ore di folli esternazioni, da parte di quell’inquietante personaggio che attacca tutti e tutto solo per cercare di salvare se stesso, non è più possibile fare finta di niente, non è più possibile vagheggiare una qualsiasi forma di compromesso.
Come abbiamo più volte sottolineato, “il futurista” non è un organo di partito, non abbiamo l’obbligo editoriale di dare voce a qualsivoglia “componente interna”: “il futurista” è finiano per scelta e non per professione.
E per scelta siamo convinti che in questa fase chiunque teorizzi patti, avvicinamenti, confluenze con il Pdl berlusconiano in realtà , nolente o volente, finisca per fare il gioco del pifferaio di Arcore.
È per questo che, da parte nostra, non abbasseremo la guardia.
Nessun compromesso, nessun ammiccamento.
Solo la dura battaglia culturale contro chi ha gettato nel degrado la nostra “povera patria”, contro il “branco di lupi che scende dagli altipiani ululando”, contro lo “sciame di api accanite divoratrici di petali odoranti”.
Ieri abbiamo lanciato l’idea-provocazione di denunciare Silvio Berlusconi per danni.
Una sorta di class action “nazionale”, il segnale del risveglio: gli italiani che scendono in campo per davvero e rovesciano addosso al premier tutte le sue responsabilità .
È possibile giuridicamente? Poco importa.
Sappiamo però che è possibile culturalmente e politicamente.
Quando si arriverà finalmente al voto, gli italiani potranno decidere se consegnare ancora il potere in mano al vecchio del bunga bunga.
Oppure no.
Non è finita.
Oggi “il futurista” e “Articolo 21” presenteranno un esposto alle autorità europee affinchè siano mandati gli ispettori dell’Osce per verificare il miserevole stato del pluralismo informativo del Polo Raiset e il rischio che le prossime scadenze elettorali possano essere pesantemente condizionate da un broglio mediatico, premessa di un più inquietante broglio elettorale. Perchè il conflitto d’interesse berlusconiano non è più sopportabile.
Perchè il sistema di potere berlusconiano non è più tollerabile in una democrazia degna di questo nome.
Altre provocazioni, altre iniziative arriveranno.
È una promessa. O una minaccia. A secondo di chi legge.
“Il futurista” è una piccola nave corsara che si scaglia contro un’immensa flotta. Davide contro Golia.
Follia? Forse.
Ma urleremo con tutta la nostra forza contro chi vuole distruggere il bene pubblico in nome dell’interesse privato.
Urleremo la nostra ragione, le vostre ragioni, finchè avremo fiato in gola. Finchè avremo la forza di parlare.
Con la temerarietà e l’avventatezza di chi è convinto di stare dalla parte giusta.
Di chi combatte una battaglia per il buon nome del proprio paese.
Di chi cerca di difendere questa nostra “povera patria”.
Filippo Rossi
(da “Il Futurista“)
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