Gennaio 18th, 2016 Riccardo Fucile
RETRIBUZIONI AL TOP E LA LIGURIA NE SOTTRAE UNA PARTE AL FISCO
«Una bella furbata», sibila un dirigente del Pd ligure, particolarmente attivo nel criticare gli alti
costi della politica. Niente nomi, per carità . E si capisce: l’argomento è di quelli spinosissimi.
Parliamo dei super stipendi dei consiglieri regionali, che restano appunto altissimi da un capo all’altro della Penisola nonostante i buoni propositi e i limiti imposti dai governi in tempi di spending review .
Nel caso della Liguria, la «furbata» consiste nel fatto che una fetta per nulla trascurabile della cospicua retribuzione dei membri di giunta e consiglio regionali è stata sottratta al Fisco.
Come? Semplicemente includendo nella voce “rimborso spese” l’indennità di funzione, cioè la parte del compenso legata ai vari ruoli e mansioni degli eletti in Regione.
E i rimborsi spese, com’è noto, sono rigorosamente esentasse.
In questo modo la Liguria ha sì rispettato – come hanno dovuto fare tutte le altre amministrazioni regionali – i tetti alle indennità dei consiglieri fissati a fine 2012 dalla Conferenza delle Regioni, tagliando, nel contempo, gli oneri per le casse pubbliche. Ma, grazie al “giochino” dei rimborsi spese – unico nel panorama nazionale – ha minimizzato il sacrificio economico per i politici di turno e ha scaricato, in parte, il peso dei tagli sul Fisco.
Ovvero su tutti i cittadini.
A parte Piemonte ed Emilia, tutte le altre Regioni hanno parametrato i compensi al massimo consentito: 13.800 euro lordi al mese per i presidenti e 11.100 euro per i consiglieri.
Qualche cifra: Toti porta a casa 13.684 euro lordi contro i 13.245 del collega Maroni: di questi 8.800 sono l’indennità di carica più il rimborso spese fisso di 4.884 euro netti, cifra che è esente da oneri fiscali.
Il consigliere semplice si deve “accontentare” di 8.800 euro lordi di indennità di carica più 2.200 euro netti di rimborsi.
Non solo: in Liguria per uno strano meccanismo che coniuga distanze e cariche, sono riusciti a guadagnare quando Toti anche la vice leghista Sonia Viale, il fratello d’Italia Gianni Berrino e il forzista Marco Scajola.
Vincenzo Galliano
(da “il Secolo XIX”)
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Gennaio 4th, 2016 Riccardo Fucile
LA GIUNTA SFASCIO-LEGHISTA PREMIA I DIRIGENTI A PIOGGIA: BONUS EXTRA PER TUTTI
Elevati e immutabili, a dispetto di una crisi che non risparmia quasi nessuno. Merito anche di
un “bonus” quasi sicuro, salvo penalizzazioni.
Sono gli stipendi dei dirigenti della Regione Liguria e del consiglio regionale, da anni anime distinte della stessa medaglia.
Retribuzioni che, soprattutto ai massimi livelli, ne fanno i principi indiscussi delle tante burocrazie liguri.
Peraltro al pari, com’è noto, dei loro compagni di viaggio politici – assessori e consiglieri – i cui emolumenti fanno impallidire i compensi di qualunque amministratore locale, dal sindaco del capoluogo in giù .
Il punto di riferimento non è casuale, anzi.
Il Comune di Genova ha attuato da tempo una politica di rigore anche nella corresponsione della cosiddetta retribuzione di risultato.
Un surplus che spetta ai dipendenti pubblici, ed è assai più alto per i dirigenti, in funzione di alcuni obiettivi “strategici” e del comportamento tenuto dal dipendente. Uno sforzo che, senza voler entrare nel merito delle singole valutazioni, ha prodotto non solo risparmi notevoli, ma sfocia anche in un’immagine più verosimile dei rendimenti effettivi di ciascun graduato: da poco più di 16mila euro e rotti fino a 0 è la forbice, ampia, dei premi distribuiti in Comune e riferiti alle prestazioni nel 2014.
Un divario che racconta da un lato come il tentativo di cucire i bonus sul reale rendimento esista davvero.
E di come i dirigenti del Comune, pur conservando stipendi di tutto rispetto, a causa della riduzione del “tesoretto” che alimentare i premi, negli ultimi abbiano perso per strada fino a 20 mila euro lordi e più.
Evidentemente Toti e leghisti al seguito hanno preferito continuare sulla strada di Burlando: todos cabelleros, altro che meritocrazia annunciata.
(da “il Secolo XIX”)
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Gennaio 2nd, 2016 Riccardo Fucile
NIENTE ALTA VELOCITA’, COMPAGNIE AEREE IN FUGA, LAVORI DECENNALI E PENDOLARI PENALIZZATI
Il governatore della Liguria, Giovanni Toti, l’aveva ribattezzato pomposamente “Padania Express“.
Senonchè il viaggio sperimentale del presunto convoglio superveloce di Trenord fra Genova e Milano si è risolto in un flop e si è perso nella nebbia.
Per coprire i 148,79 chilometri del tragitto fra le stazioni di Genova Principe e Milano Centrale, con fermata a Rogoredo,- il treno ha impiegato un’ora, trenta minuti e 27 secondi.
Tre minuti in più del Thello, il convoglio più veloce attualmente in servizio fra Genova e Milano, che compie due fermate intermedie, anzichè una.
Iniziato fra squilli di fanfare, rulli di tamburi e la rituale bottiglia di spumante stappata in carrozza, il viaggio voluto dai governatori Toti e Maroni — a bordo del treno Coradia Meridian di Alstom — con codazzo di assessori e funzionari e stampa al seguito, si è risolto in una delusione. Impossibile abbreviare i tempi di percorrenza.
La linea ferroviaria fra Genova e Milano è afflitta da quattro “colli di bottiglia” e da un volume di traffico straordinario fra Pavia e la capitale lombarda. Altro che i 55 minuti favoleggiati dal governatore Maroni.
Ripiegate le insegne Toti e Maroni hanno convenuto che se ne riparlerà fra 18 mesi.
Nel frattempo si dovrà correggere alcuni difetti sulla linea e trovare quasi 90 milioni di euro.
La Liguria rimane dunque nel suo isolamento logistico tutt’altro che dorato. Fra Genova e Milano si continuerà a viaggiare con tempi di percorrenza simili a quelli del 1938.
L’Alta Velocità , causa Appennino, resta un miraggio. Toti vorrebbe agganciarla istituendo sulla tratta Genova-Roma un collegamento rapido (tre ore e mezzo) via Firenze con la Capitale. RFi sarebbe favorevole a liberare gli slot nel nodo di Firenze.
La regione Toscana frena, teme di perdere le frequenze del collegamento sulla linea tirrenica che però impone ai viaggiatori diretti da Genova e Roma (e viceversa) un viaggio di oltre quattro o addirittura di cinque ore.
L’altro nodo indistricabile del traffico ferroviario sta sulla riviera di ponente, fra Finale Ligure e San Lorenzo al Mare, 44 chilometri a binario unico in direzione della Francia. Cose da Medioevo.
Il tratto fra Andora e San Lorenzo al Mare (di 19 chilometri di cui 16 in galleria, con la nuova stazione di Imperia), sta per essere completato e dovrebbe entrare in esercizio a giugno 2016. I treni sfrecceranno a 180 chilometri l’ora dai 90 attuali. Resta da raddoppiare il tratto Andora-Finale Ligure.
La legge di stabilità ha destinato 15 milioni di euro annui per 15 anni per iniziare gli interventi propedeutici all’opera principale. il 17 gennaio 2014 a causa una frana un treno deragliò all’altezza di Andora, i collegamenti ferroviari si interruppero spezzando in due la Liguria.
Dice a IlFattoQuotidiano.it il senatore di Liguria Civica Maurizio Rossi, membro della commissione trasporti: “Quei 225 milioni di euro possono essere spesi non in dieci ma in soli due anni per le opere preliminari. Sarà essenziale che la finanziaria 2016/17 stanzi i fondi per la realizzazione dell’opera, 32 km in variante di cui 25 in galleria, per un investimento di 1,2-1,3 miliardi di euro e nove anni circa di lavori”. Campa cavallo…
In attesa del Terzo Valico (i cantieri liguri procedono con stop and go continui causa amianto) che non sarà pronto prima di 8-10 anni e sarà comunque assegnato principalmente al traffico merci.
L’abbandono dei collegamenti aerei Genova-Roma da parte della compagnia Vueling ha rimesso Alitalia in posizione di monopolio, subito sfruttato alzando le tariffe fino a 900 euro andata e ritorno con la capitale.
Ciò costituisce un ostacolo alla mobilità , aerea e ferroviaria, da e per la Liguria e configura la condizione per stanziare i finanziamenti. La Sardegna lo ha fatto con venti milioni di euro.
L’aeroporto Cristoforo Colombo è un’altra spina nel fianco della logistica ligure. Inchiodato sotto il milione e mezzo di passeggeri/anno, è stato declassato e la sua privatizzazione si è bloccata per l’ennesima volta dai dissensi dei soci, l’Autorità portuale, la Camera di Commercio e la Società Aeroporti di Roma.
Intanto i pendolari sono in rivolta contro l’orario feroviario invernale che ha soppresso diversi collegamenti a medio e corto raggio, alle Cinque Terre sono preoccupati. Trenitalia vuole cancellare l’accordo sulla card Treni multiservizi che consentiva fino all’estate scorsa ai turisti — due milioni e mezzo nei cinque borghi dello spezzino — di circolare con una tessera giornaliera del costo di appena 12 euro.
Renzo Parodi
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Dicembre 25th, 2015 Riccardo Fucile
MENTRE LA REGIONE AUMENTA L’IRPEF A 400.000 LIGURI E TAGLIA I FONDI AI PARCHI, IL GOVERNATORE E I LEGHISTI VIALE E RIXI NON BADANO A SPESE, TANTO SONO SOLDI PUBBLICI
Toti 22.671,47 euro. Burlando 1287 euro.
Ecco la differenza, in cinque mesi e mezzo, tra le spese relative a “importi di viaggi di servizio e missioni pagati con fondi pubblici” tra il governatore Giovanni Toti, Fi, e il suo predecessore, Claudio Burlando, Pd.
E il rapporto è 4 a 1. Ecco la prima rendicontazione delle spese di viaggio istituzionale della nuova giunta regionale.
Mentre il consiglio regionale ha approvato il Bilancio di previsione, il primo di Toti, in cui taglia finanziamenti a Comuni, Parchi, e soprattutto introduce l’Irpef per 400.000 liguri, e ammette che «i tagli nazionali si abbattono sulla Liguria per 65 milioni di euro», non bada però alle spese per missioni istituzionali.
I suoi primi cinque mesi valgono il quadruplo di ciò che Burlando spendeva in un anno.
Il presidente Pd ha rendicontato 6357 euro da gennaio a dicembre 2013, 6006 euro da gennaio a dicembre 2014 e 1287,01 nei primi quasi sei mesi del 2015, fino alla fine, cioè, del mandato (in cui era pure in campagna elettorale).
Toti, dall’11 giugno 2015 al 30 novembre 2015, accumula i suoi quasi 23.000 euro.
Schizza in su anche la somma di tutte le spese di viaggio per fini istituzionali della giunta (presidente e assessori) nel primo periodo di mandato : nello stesso arco di tempo, 11 giugno-30 novembre, viaggiano per 39.908,74 euro.
Analogamente, nei primi cinque mesi dell’anno, la giunta Burlando compie viaggi istituzionali per 20.267,81 euro. Quasi la metà .
Non solo si è scelto una nuova Bmw come autoblu, non solo non vuole mollare la sede di piazza De Ferrari, che costa quasi due milioni all’anno, ma non bada a spese quando viaggia.
Tra gli assessori della giunta Toti, per i primi cinque mesi e mezzo, c’è il caso Marco Scajola. Il più virtuoso, non ha speso nulla.
Nessuno raggiunge il presidente, la più onerosa pare la leghista Sonia Viale, Sanità , che rendiconta 4600 euro, poi Ilaria Cavo, con deleghe a Cultura e Formazione, 3726 euro.
L’assessore alla Protezione civile, Giacomo Giampedrone, ha speso 3418 euro, l’assessore allo sviluppo economico, Edoardo Rixi, 2.685, poi la classifica prosegue con Gianni Berrino, Tursimo e Trasporti, con 1707 e infine Stefano Mai, Agricoltura, 1084.
Michela Bompani
(da “La Repubblica”)
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Dicembre 24th, 2015 Riccardo Fucile
INVITA I GIORNALISTI ALLA “PRIMA”, MA IL TRENO VELOCETTO DI TRENORD VA PIU’ LENTO DI UN THELLO… E ALLA FINE TOTI E’ COSTRETTO ALLA RETTIFICA
Viaggio inaugurale del treno che c’è già . Con gaffe.
Cose che possono accadere solo nel regno fantastico del Gabibbo bianco.
Il presidente della Regione, Giovanni Toti, ha invitato stampa e politica a partecipare, il 28 dicembre, al «primo viaggio dimostrativo di un treno Trenord sulla tratta ferroviaria ad Alta Velocità Genova-Milano».
Doveva essere il treno “velocissimo-Genova-Milano-in-un’ora”, che poi è diventato “in-un’ora e venti” . Alla fine ci mette quanto gli altri, perchè partirà da stazione Principe alle 15.20 e l’arrivo è «previsto a Milano Centrale alle ore 16.50», senza fermate.
Un’ora e mezza.
Il treno veloce di Toti in realtà è l’Intercity di sempre e impiega persino più del Thello che corre in un’ora e 27, e si ferma pure a Voghera e Pavia.
E poi nell’invito c’è l’Alta Velocità che non esiste.
Alla fine dalla mail del presidente arriva la rettifica: «Non esiste l’Alta Velocità , utilizzeremo la tratta ordinaria».
Ecco, qualcuno glielo deve aver detto.
Magari qualcun altro potrebbe anche informare Toti che percorrrere la tratta Genova-Milano in treno in un’ora è impossibile perchè la linea non è attrezzata.
Genova Principe e Milano Centrale distano 154 chilometri e gli Intercity impiegano un’ora e 30′. Togliendo qualsiasi fermata (tra perditempo di frenata, accelerazione e sosta) si scenderebbe a un’ora e 24′.
Per arrivare a soli 60 minuti si dovrebbe viaggiare a una media impensabile.
Attualmente, Intercity e Frecciabianca, in rango C di velocità , toccano i 160 solo tra Voghera e Lungavilla (meno di 10 km) e in prossimità di Rogoredo, i 155 tra Cassano Spinola e Tortona e alle porte di Arquata, i 150 tra Bressana Bottarone e Pavia (13 km scarsi) e brevissimamente vicino a Locate Triulzi.
Per il resto la linea consente un massimo di 120 km/h con due micidiali attraversamenti di stazioni, quelli di Ronco Scrivia (non si può andare oltre i 60) e di Tortona (80): per velocizzarli servirebbe la totale rivoluzione del piano binari.
Otto anni fa il treno no-stop Principe-Rogoredo impiegava 1 ora e 10′ ricorderà qualcuno. Ma, primo, il chilometraggio era più basso, e, secondo, fu il costante ritardo giornaliero di almeno 10 minuti, oltre agli orari poco appetibili dai viaggiatori, a decretarne vita breve per la bassissima frequentazione:
Direte: un treno che non ferma ovunque può superare gli altri. No, perchè fra Pavia e Milano Rogoredo non esiste più un solo binario di precedenza, tutti sacrificati allo sciagurato piano nazionale “Rete snella” messo in opera dagli anni Novanta per tagliare progressivamente il personale, disabilitando le stazioni ed eliminando migliaia di scambi.
Dunque, per poter andare da Genova a Milano in ferrovia in un’ora occorre innanzitutto che la linea Pavia-Rogoredo sia quadruplicata, riservando ai treni “veloci” i nuovi binari e facendo loro guadagnare almeno 10 minuti di percorrenza: il progetto giace da anni, dimenticato, presso il Comitato Interministeriale Programmazione Economica, e al di là delle dichiarazioni di facciata nè Trenord nè Regione Lombardia hanno particolare interesse a togliervi da sopra la polvere.
Ed è indispensabile che divenga operativo tra Genova e Novi Ligure il Terzo Valico (dove si potranno toccare i 250 km/h di velocità ) col successivo raddoppio fino a Tortona.
Tutto il resto è sogno (o presa in giro).
Il fantastico mondo del Gabibbo bianco.
(da “la Repubblica“)
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Dicembre 22nd, 2015 Riccardo Fucile
LA GIUNTA FORZA-LEGHISTA RIDUCE DA 800 A 500 EURO AL MESE IL CONTRIBUTO MASSIMO DEGLI ASSESSORI PER FARSI SCARROZZARE A CASA… E LA BMW DI TOTI CI COSTA 32.000 EURO IN LEASING
Il regalo di Natale la giunta Toti se lo fa con un emendamento alla legge di bilancio. Poche righe,
approvate in commissione con i voti contrari dell’opposizione, che rimettono in tasca degli assessori almeno 300 euro al mese perchè dal prossimo anno il loro contributo massimo per l’uso dell’auto blu non potrà superare i 500 mensili contro gli 800 previsti dalla giunta Burlando.
A mettere mano al contributo per l’auto blu, la maggioranza aveva cominciato qualche settimana fa discutendo l’assestamento di bilancio: una norma aveva infatti previsto che il presidente della giunta (Giovanni Toti) e quello del consiglio (Francesco Bruzzone) potessero usare l’auto blu anche per andare e tornare da casa, pagando un contributo di 7 euro al chilometro.
L’emendamento di queste ore estende il beneficio anche al vicepresidente Sonia Viale e agli altri assessori della giunta Toti.
E aggiunge lo sconto comitiva: «La trattenuta acquisita a bilancio regionale non potrà superare i 500 euro», si legge nell’emendamento della giunta.
Per capire di cosa si parla, bisogna fare qualche esempio
Giacomo Giampedrone, che è residente ad Ameglia, distante da Genova 106 chilometri, avrebbe dovuto pagare un contributo di 742 euro
per Marco Scajola, che sta a Imperia, il contributo sarebbe stato di 840 euro.
Entrambi, invece, pagheranno al massimo solo 500 euro.
E lo stesso, ovviamente, vale per i due presidenti, Toti e Bruzzone.
Il primo, peraltro, qualche settimana fa ha rottamato il leasing della vecchia Lancia Delta del predecessore Burlando per passare a una ben più “performante” Bmw Serie 3: 32mila euro di affitto in 36 mesi.
Alessandra Costante
(da “il Secolo XIX”)
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Dicembre 11th, 2015 Riccardo Fucile
SU FB IL POST DEL GOVERNATORE CHE SI APPROPRIA DELLA FONTANA DI PIAZZA DE FERRARI COME SE L’AVESSE FATTA COLORARE LUI IN ONORE (SI FA PER DIRE) DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE LOMBARDIA… MA NON SI ACCORGE CHE ALLA BASE C’E’ UNA TARGHETTA CHE LO RIDICOLIZZA
La visita di Maroni a Genova per l’ennesima sceneggiata sulla “sinergia” tra Liguria e Lombardia stavolta non si è tinta di giallo, ma di verde.
Più che di verde speranza però si tratta di verde miseria, tanto risulta squallido il servilismo sciocco di Toti nei confronti del suo ospite.
Per celebrare degnamente la comparsata, Toti all’ora di pranzo posta la foto della fontana di Piazza di De Ferrari, prospiciente la sede della Regione Liguria, tinta di verde con la seguente frase: “Il nostro “benvenuto” a Maroni nel giorno in cui si insedia la cabina di regia tra Liguria, Piemonte e Lombardia. ‪#‎ilventoècambiato‬”.
Sarà anche cambiato il vento, ma non le palle che Toti continua a raccontare ai liguri, visto che il tentativo di accreditarsi la colorazione della fontana naufraga miseramente davanti alla realtà .
E’ sufficiente leggere la targhetta alla base della fontana (foto a destra) per capire che la nuova tinta “speranza” è in occasione dell’iniziativa “Doniamo colore”, una raccolta fondi a favore di Unitalsi, l’Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari.
Una iniziativa che nulla ha a che vedere con la visita di Maroni quindi e con l’appropriazione indebita di Toti.
L’unico trait-d’union rimane il richiamo tra i miracoli di Lourdes e uno sprovveduto miracolato che per grazia ricevuta è divenuto governatore della Liguria.
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Dicembre 5th, 2015 Riccardo Fucile
LA CORTE DEI CONTI CONDANNA ALLA RESTITUZIONE DI OLTRE 320.000 EURO UN PRIMO BLOCCO DI CONSIGLIERI
Il concerto di Baglioni a Roma, i taxi fantasma, i giornali mai acquistati, i biglietti dei parcheggi, i manifesti (per un’associazione culturale) mai stampati, le notti in alberghi a cinque stelle e i viaggi per andare a trovare i parenti.
E chi più ne ha più ne metta, l’importante è non pagare e farsi rimborsare le spese.
Non è il manuale del perfetto scroccone, ma la lista parziale delle “spese pazze” dei consiglieri regionali che, dopo speso senza risparmiare e aver ottenuto rimborsi farlocchi, ora sono finiti nelle grinfie della corte dei Conti che ha iniziato a tirare le somme (finora 320 mila euro più gli interessi e le spese) e a chiedere i soldi indietro a quattro ex consiglieri di due gruppi (Udeur-Sinistra indipendente, Unione a sinistra e Sinistra europea), e novità nazionale, anche agli otto consiglieri che, come rappresentanti della commissione, avrebbero dovuto controllare, ma non lo hanno fatto, oppure hanno chiuso gli occhi.
Il bello, anzi il brutto della vicenda è che siamo soltanto all’inizio; il pubblico ministero Claudio Mori (sempre sostenuto in ogni sua iniziativa dal procuratore regionale Ermete Bogetti) ha presentato il conto a due gruppi consiliari della Regione su diciassette finiti sotto inchiesta per il 2008 (il terzo anno del primo mandato della giunta Burlando).
È ancora aperta l’indagine sugli altri anni in cui spiccano, per completare un quadro desolante, i rimborsi per l’abbigliamento intimo, i profumi e la parrucchiera per arrivare alle bottiglie di champagne e ai “gratta e vinci”.
Nella prima puntata della prima tranche il conto è stato presentato a Roberta Gasco, nuora di Clemente Mastella (eletta con l’Udeur e poi passata nella legislatura successiva a Forza Italia), a Lorenzo Castè (entrato con Rifondazione e poi passato a Sinistra Indipendente), a Franco Bonello (Unione a Sinistra) e all’ex presidente del consiglio regionale Giacomo Mino Ronzitti: ai primi due è stato chiesto di risarcire (in proporzioni diverse) oltre 136 mila euro, e oltre 69 mila euro al duo Bonello-Ronzitti.
Ma la stangata è arrivata anche agli otto rappresentanti delle due commissioni per più di 110 mila euro (più gli interessi) a Rosario Monteleone – già figura centrale dell’inchiesta penale coordinata dal pm Massimo Terrile – Francesco Bruzzone, Giacomo Conti, Franco Rocca, Giancarlo Manti, Ezio Chiesa, Matteo Marcenaro e Alessio Saso.
Guido Filippi
(da “il Secolo XIX”)
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Dicembre 2nd, 2015 Riccardo Fucile
CLAMOROSO ASSIST AL PD CHE AVEVA PREANNUNCIATO DI RINUNCIARE ALL’INUTILE SONTUOSA SEDE DI RAPPRESENTANZA… E PER FARE BUON PESO TOTI TAGLIA PURE I FONDI AI PARCHI
Niente trasloco: la sede della Regione Liguria rimane a piazza De Ferrari. Non c’è spending
review che tenga, il presidente della Regione Giovanni Toti non è disposto a lasciare la sede di rappresentanza, anche se la giunta Burlando aveva preparato l’ exit strategy dai costi aggiuntivi.
E intanto la Regione toglie i soldi ai Parchi per soccorrere i Vigili del Fuoco. E la maggioranza presenta un proprio emendamento al Piano Casa che dà più spazio ai Comuni e ai Parchi, cui spetta l’ultima parola prima di procedere ad autorizzare le costruzioni. «Una marcia indietro», ghigna il Pd.
La sede di rappresentanza della Regione, in piazza De Ferrari, costa circa 1 milione e mezzo all’anno: in Bilancio quel costo rimarrà , «almeno per ora – ha chiarito il presidente Giovanni Toti – ma nel Growth Act abbiamo previsto la razionalizzazione dei canoni di locazione”.
L’ex presidente Burlando alla vigilia delle elezioni aveva annunciato che con la rescissione del contratto di affitto si sarebbe liberato il bilancio di un costo oneroso, e la Regione sarebbe tornata in via Fieschi, nella terza torre.
A scegliere la nuova sede nel palazzo dell’ex Fondiaria, in piazza De Ferrari, era stato il precedente governatore di Forza Italia, Sandro Biasotti, tanto che quando si era insediato tutti indicavano la nuova sede istituzionale come “la reggia”, per la cura delle ristrutturazioni e la raffinatezza dei materiali utilizzati.
«Ridiscuteremo il contratto di affitto, ma abbiamo bisogno di una sede di rappresentanza: finchè non ne troviamo un’altra», ha chiarito Toti, ieri, al Pd che lo rintuzzava proprio davanti alla presentazione del Bilancio.
E così, come la re-istituzione della casa Liguria a Bruxelles, cancellata “per spending review” da Burlando, Toti ripercorre la traccia segnata dal suo predecessore Biasotti.
«I denari che Toti impegna nel Bilancio nel mantenere la sede dorata di De Ferrari – attaccano Raffaella Paita, capogruppo Pd in consiglio regionale e il vicepresidente del consiglio, Pippo Rossetti, Pd, che aveva curato il dossier sulla dismissione – si potrebbero dirottare sulla Sanità , sul Welfare, un milione e mezzo è una cifra importante».
Proprio dal Bilancio, finora, anche se pochi, arrivano segnali poco confortanti anche dal comparto ambientale: «Dai Parchi vengono sottratti 400.000 euro, in Bilancio, per dirottarli, tutti, sulla salvaguardia del corpo dei Vigili del Fuoco», attaccano le opposizioni, Pd in prima fila.
«Ma è Robin Hood al contrario – dice la capogruppo Paita – noi siamo convinti che sia necessario intervenire sulla situazione d’emergenza che vive il comparto dei Vigili del Fuoco, ma non con i soldi destinati ai parchi liguri, peraltro investiti, anche, nella prevenzione degli incendi».
E sull’ambiente ligure, altre voci del bilancio vengono rosicchiate, per essere dirottate su altri comparti: «I finanziamenti per la salvaguardia del sistema di sentieri dell’Alta via dei Monti liguri vengono dimezzati di netto – attacca Gianni Pastorino, consigliere regionale di Rete a Sinistra – passano da 100.000 euro del Bilancio di quest’anno, a 50.000 euro del nuovo documento finanziario. Ancor peggio va per il sentiero botanico del Parco del Beigua, peraltro da poco investito dall’investitura Unesco: dei 20.000 euro, già pochini in verità , di finanziamento, si passa a un clamoroso zero”.
Michela Bompani
(da “la Repubblica”)
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