Destra di Popolo.net

PIU’ POTERE PER BEPPE: LE PROSSIME MOSSE NELLA QUOTIDIANA GUERRA TRA GRILLO E LA LEGALITA’

Aprile 11th, 2017 Riccardo Fucile

IL M5S STUDIA NUOVE REGOLE DOPO IL CASO GENOVA: CASALEGGIO GARANTE?

Più pelo per tutti, ma soprattutto più poteri per Beppe.
Nello Stato Libero del MoVimento 5 Stelle il dittatore Grillo si è messo in testa un’idea meravigliosa (cit.) per uscire dall’angolo dopo che il tribunale civile gli ha spiegato che non è carino violare il proprio regolamento.
E così, al netto del baldanzoso post uscito ieri sera in cui, a veder bene, si potevano notare tranquillamente i segni dei denti sull’html, un articolo di Annalisa Cuzzocrea su Repubblica ci svela le prossime mosse nella quotidiana guerra tra Beppe Grillo e la legalità :
Per questo, l’idea è quella di scegliere un gruppo più ampio di persone che segua da vicino i gruppi e le candidature. In modo che in casi come Genova si arrivi ad agire prima e non dopo il voto.
Ma il regolamento dovrebbe cambiare soprattutto nelle prerogative affidate al capo politico, che dovrà  avere l’ultima parola in modo più netto. Assumendo quel ruolo di garante super partes previsto dal codice etico sottoscritto dagli eletti al momento dell’accettazione della candidatura.
Beppe Grillo è consapevole che degli errori sono stati fatti.
Nel mirino dei vertici — ieri — sono entrati anche gli avvocati che si sono occupati della vicenda. Perchè il quesito sottoposto al voto sul blog era tutto sbagliato, in palese conflitto con quanto previsto da quel regolamento che i 5 stelle hanno scritto sull’onda dei ricorsi di Roma e Napoli. E che ora sono pronti a cambiare.
Come lo vogliono cambiare? Con un atto di democrazia diretta che lèvati: fare garante Davide Casaleggio.
Con la possibilità  — ancora solo allo studio — di estendere il ruolo di garante anche a Davide Casaleggio. L’imprenditore la settimana scorsa, al Senato, ha visto a lungo uno degli avvocati che si è occupato del caso Genova, Andrea Ciannavei.
Che alla domanda, «come mai ha parlato con lui e non con Grillo?», rispondeva: «Perchè è uno dei garanti». Estendendo automaticamente al figlio di Gianroberto Casaleggio quello che fu il ruolo del padre.
La successione dinastica, del resto, è prevista dal comma 89029230890509 del codice di Beppe Grillo.
Che problema c’è?

(da “NextQuotidiano”)

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“VI SPIEGO COSA RISCHIA BEPPE GRILLO SE NON CANDIDA LA CASSIMATIS”

Aprile 11th, 2017 Riccardo Fucile

L’AVV. BORRE’ A RADIO ANCH’IO: “LO STATUTO, ALL’ART 3, OBBLIGA GRILLO A PRESENTARE IL CANDIDATO SCELTO CON LA VOTAZIONE ON LINE, SE NON LO FA AZIONE CIVILE PER CONFLITTO DI INTERESSI E RISARCIMENTO DANNI”… “GRILLO STA NEGANDO QUELLA DEMOCRAZIA DIRETTA CHE A PAROLE DICE DI RAPPRESENTARE”

L’avvocato Lorenzo Borrè, intervenendo a Radio Anch’io su Radio 1, ha oggi spiegato cosa potrebbe succedere se Beppe Grillo non concedesse il simbolo del MoVimento 5 Stelle a Marika Cassimatis dopo l’ordinanza del tribunale civile di Genova.
“Si dirà : ma Grillo ha detto che non concederà  il simbolo e che in virtù della sospensione di giovedì non si potrebbe candidare. A parte che se non fosse la Cassimatis non potrebbe esserlo comunque Pirondini visto che l’ordinanza ha stabilito che non può, il regolamento attualmente in vigore prevede che il Capo Politico sia svincolato dalle scelte della comunità  locale. Nel caso di Pirondini la votazione è stata fatta a livello nazionale. Ma se Grillo non dà  il simbolo rischia, visto che dal 2015 non è più di proprietà  di Beppe Grillo come deciso sul blog. È stata fatta una votazione online. Se si legge lo statuto dell’Associazione Movimento 5 Stelle, che è distinta da quella a cui è iscritta la Cassimatis, si vede, all’articolo 3, che le finalità  statutarie prevedono che questa miniassociazione ha come fine la presentazione dei candidati scelti con la votazione: negando il sindaco negherebbe le proprie finalità  statutarie”, spiega Borrè.
“A mio avviso avrebbe diritto a candidarsi con il 5 Stelle”, continua l’avvocato che ha già  vinto altri ricorsi in tribunale in quel di Roma e Napoli. E che si riferisce alla mini-associazione registrata nel 2012 a Genova dallo stesso comico, dal parente avvocato Enrico Grillo e dal commercialista Andrea Nadasi. Se Grillo si rifiutasse di concedere il simbolo alla lista Cassimatis, la Cassimatis potrebbe promuovere un’altra causa civile per conflitto di interessi con l’apertura di scenari incerti sul futuro della gestione del simbolo, senza considerare che cosa potrebbe succedere sotto il profilo risarcitorio, laddove venisse accertato che il provvedimento fosse illegittimo, concretizzando un danno non da poco di cui sarebbe responsabile l’associazione con la v minuscola.
Borrè poi spiega che il regolamento attualmente in vigore prevede che le decisioni dei votanti abilitati siano vincolanti nei confronti del capo politico: “Questo è il principio della democrazia diretta. Non riconoscere la decisione degli iscritti di Genova significa negare i principi che si sono voluti dare”.

(da “NextQuotidiano”)

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LISTA GRILLO GENOVA: L’INCIUCIO CON TOTI E SALVINI E’ UN ANTICIPO DI QUELLO NAZIONALE, MA NON CONVIENE A NESSUNO AMMETTERLO

Aprile 10th, 2017 Riccardo Fucile

COSA SI NASCONDE DIETRO IL CASO CASSIMATIS: UN DISEGNO PRECISO PER FAVORIRE LA NUOVA MADONNA BUCCI DA PORTARE IN PROCESSIONE CON I POTERI FORTI

La vicenda Cassimatis potrebbe apparire un ennesimo capitolo delle tragicomiche avventure del M5S e della incapacità  di rispettare le regole interne da loro stessi approvate.
Nessuno avrebbe infatti impedito ai Cinquestelle di indicare un nominativo a loro gradito come candidato sindaco di Genova, come peraltro fanno tutti i partiti.
Ma dato che i militanti vivono nell’illusione della democrazia diretta, dell’uno vale uno, ecco la pagliacciata delle votazioni “modello Genova”.
In realtà  da tempo il candidato “unto dal Signore” doveva essere tale Pirondini, fedele alla linea di Grillo e della sua “creatura” Alice Salvatore, un agente   di commercio che piazza polli per la città  e che è stato indicato come “tenore del Carlo Felice” perchè fa più chic, anche se suona la viola e ha contratti da precario con enti musicali.
Dopo l’addio al M5S del capogruppo in comune Putti (persona perbene) e di altri tre consiglieri genovesi, uno in Regione e uno a La Spezia, il Movimento era alla frutta .
Quindi dato che bisognava mettere in scena la farsa delle comunarie per incoronare Pirondini, andava bene che ci fosse almeno un’altro candidato: la vittima sacrificale della democrazia diretta doveva essere Marika Cassimatis.
Ma qualcosa è andato storto, hanno votato appena 700 iscritti genovesi e ha vinto chi doveva perdere, segno di quanto contino Grillo e la Salvatore in città .
Da qui il dramma o la farsa di queste settimane, con la povera Marika accusata di collusione con il nemico e inverencondi tentativi di farla fuori con palesi violazioni del regolamento, ovviamente cassati oggi dal tribunale.
Il più clamoroso, anche se il meno citato, è stato quello di far ripetere la votazione facendo esprimere gli iscritti di tutta Italia quando il regolamento prevede tassativamente che possano votare solo i genovesi.
Perchè questo errore? Perchè il rischio della seconda votazione era che Pirondini non raccogliesse neanche i 300 voti del primo turno e la figura sarebbe stata catastrofica.
Ma solo chi conosce un po’ l’ambiente genovese ha capito che l’obiettivo è un altro: non presentare la lista. Ed è stato ormai raggiunto.
Per quale motivo? Essenzialmente due, collegati tra loro.
1) Perchè Genova è in fase di implosione sociale (vedi caos su privatizzazione Iren) e il M5S non ha interesse, prima delle politiche, di ritrovarsi un altro caso Raggi, con realtivo calo di consensi e perdita di immagine. Meglio non governare che farsi conoscere.per quello che si è.
2) Fare un favore al centrodestra e alla linea sovranista di Toti e leghisti , quelli con cui Grillo pensa di governare un domani, anche perchè da solo non andrebbe da nessuna parte. State certi che Grillo, da qui a giugno, non dirà  mai di votare Bucci (cdx), ma attaccherà  ogni giorno Crivello (csx), un modo soft per indicare “chi non preferisce”.
E’ interessante notare che Bucci, manager ammanigliato coi poteri forti (ma su questo torneremo a tempo debito) è ormai portato in processione per Genova come la Madonna dalle truppe più svariate: si alternano come portatori della statua i leghisti che a parole predicano contro le multinazionali e che sono i suoi pricipali sponsor, i fratellini d’Italia sovranisti che sperano nella poltroncina di vicesindaco, fino agli amichetti di Alfano e a quelli di Fitto, nonchè ai questuanti della sedicente destra identitaria di Alemanno.
Con la regia del Gabibbo Bianco Toti, che ha firmato più “convenzioni del nulla” in due anni a favore di telecamere che il presidente degli USA.
E Grillo non poteva che trovare in questo ambiente la sua collocazione naturale, basta conoscere come la pensa, cosa che ai genovesi meno distratti è ben nota.
Un investimento per il futuro, una cambiale da riscuotere sul tavolo nazionale, altro che perderci nella disamina del caso Cassimatis.
Sono scelte aziendali, la politica è altra cosa.
Non è obbligatorio capirlo a tempo, ma ci sarà  sempre un tempo per capirlo.
Anche se sarà  troppo tardi per riprendersi la scheda nell’urna.

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COSA NON DICE GRILLO NELLA SUA RISPOSTA ALLA CASSIMATIS

Aprile 10th, 2017 Riccardo Fucile

NON FIRMA IL POST, NON PARLA DI PIROPOLLO, NON DICE NULLA SU COSA INTENDE FARE…SE LE NEGA IL SIMBOLO, GRILLO VA INCONTRO A UNA RICHIESTA DI RISARCIMENTO DANNI, ARGOMENTO A CUI E’ NOTORIAMENTE SENSIBILE

Come una mosca intrappolata in un bicchiere che continua a sbattere sul vetro, il blog di Beppe Grillo ha pubblicato in serata un post sull’ordinanza Cassimatis che ha dato ragione alla candidata sindaca eliminata dal Capo Politico nonchè Garante del MoVimento 5 Stelle.
Il tono arrogantello delle quindici righe vergate non deve ingannare, perchè è più utile notare quello che manca nel post rispetto a quello che c’è.
Ad esempio salta subito all’occhio che, mentre i precedenti post sulla vicenda erano firmati da Beppe Grillo, questo porta la dicitura “di MoVimento 5 Stelle”: forse un riconoscimento indiretto alla validità  dell’ordinanza con la quale il giudice Roberto Braccialini ha spiegato chi era e chi non era legittimato a decidere.
In secondo luogo salta subito all’occhio che per tutto il post si nomina ampiamente la Cassimatis ma non si parla mai di Luca Pirondini, che pure Beppe Grillo aveva indicato come il suo candidato preferito per la poltrona di sindaco di Genova.
Il M5S si sente talmente nel giusto nella vicenda che in nessun punto delle quindici righe del post nomina il candidato sindaco nè specifica o ribadisce che lo sarà .   Mentre si annuncia con una certa sicurezza che la Cassimatis «non è nè sarà  candidata» con il M5S alle elezioni dell’11 giugno — il che, per carità , è probabile —   non si fa nemmeno un cenno a chi sarà  il candidato grillino.
Ma qualche indizio possiamo ricavarlo dal fatto che Pirondini era atteso oggi ad un confronto pubblico con i candidati sindaco di centrodestra Marco Bucci e centrosinistra Gianni Crivello, organizzato dall’emittente locale Primocanale, ma non si è presentato.
Nel post, poi, si sostiene che «non possiamo non rilevare come in nessun passo della predetta sentenza si sostenga che la Cassimatis è la candidata sindaco del MoVimento 5 Stelle, come lei ha affermato». Il che è vero.
Ma questo succede perchè a decidere chi doveva essere la candidata sindaca del M5S a Genova sono stati gli attivisti certificati genovesi, come da regolamento del M5S: a ben guardare, il tribunale ha deciso di cassare le decisioni di Grillo contrarie all’esercizio di democrazia diretta da parte del blog di Grillo.
Non ha deciso chi deve essere il candidato in primo luogo perchè non poteva deciderlo (e, d’altro canto, non poteva farlo nemmeno Grillo), e in secondo luogo perchè era stato già  deciso.
Infine il post ricorda che la votazione del 14 marzo è stata annullata dal blog, evitando di ricordare che l’ordinanza spiega che quella decisione non viene discussa perchè è arrivata a ridosso dell’udienza — casualmente — e i ricorrenti debbono ancora presentare le loro obiezioni nel merito.
Certo, se quella decisione fosse considerata valida, visto che si basa sul fatto che mancava il preavviso di 24 ore prima del voto, di conseguenza si dovrebbero annullare tutte le comunarie del 2017 votate sul blog (Palermo, Verona, Padova, Piacenza) dato che anche in quelle occasioni si è votato senza preavviso di 24 ore.
Ma la verità  è che nel post il M5S non spiega in alcun modo cosa ha intenzione di fare. Perchè, molto probabilmente, ancora non lo sa.
E allora proviamo a fare qualche pronostico.
A due mesi dalla data delle elezioni, il M5S ha quindici giorni di tempo per chiedere al tribunale di annullare la decisione del giudice Braccialini.
Se l’appello venisse proposto il tribunale avrebbe altri venti giorni per decidere. Il 12 maggio è il giorno in cui scade il termine per la presentazione delle liste per le amministrative. Teoricamente ce la possono fare.
Nella pratica se la sentenza desse ancora una volta torto a Beppe sarebbe un disastro. C’è però una strada più veloce da prendere: visto che titolare del simbolo non è l’associazione a cui è iscritta la Cassimatis ma quella che fa capo a Grillo, a suo nipote e al suo commercialista (bella la democrazia diretta, vero?), Grillo potrebbe negarle l’uso del simbolo.
E attendere poi l’ennesima pronuncia del tribunale sulla vicenda quando probabilmente i termini saranno già  scaduti.
Ma esponendo l’associazione a una richiesta di risarcimento danni se i giudici dovessero ancora dare ragione alla professoressa di geografia.
A meno che una delle due parti non ceda — o la Cassimatis non decida di correre sotto un altro simbolo dicendo addio alla fase processuale e autoescludendosi così dalla contesa — la situazione è questa.
Ovvero, come spesso accade in Italia, è disperata, ma non seria.

(da “NextQuotidiano”)

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DOPO GENOVA, PADOVA: IL SECONDO ARRIVATO ALLE COMUNARIE M5S CHIEDE DI ANNULLARE LA VOTAZIONE

Aprile 10th, 2017 Riccardo Fucile

FORNER: “INDETTE A SORPRESA SENZA IL PREAVVISO PREVISTO DAL REGOLAMENTO, MOLTE IRREGOLARITA'”

Padova dopo Genova. Non bastava il caso dell’espulsione di Marika Cassimatis e successiva riabilitazione a mezzo giudici. Anche nella città  veneta lo spettro delle irregolarità  investe le comunarie del Movimento 5 stelle.
Il secondo arrivato, Leonardo Forner, ha infatti scritto allo staff della Casaleggio Associati per chiedere l’annullamento del voto interno del 29 marzo, che ha indicato in Simone Borile il candidato.
Il caso è “diverso da quello di Genova”, però se nel capoluogo ligure le comunarie sono state annullate perchè non è stato dato il necessario preavviso di 24 ore, bisogna considerare che “anche a Padova è successa la stessa cosa”.
“Le comunarie sono state indette a sorpresa, tanto che molti iscritti hanno ricevuto la mail che li informava della votazione in corso a mezzogiorno, due ore dopo l’inizio delle consultazioni. Se a Genova si è deciso di annullare tutto per questo motivo, va fatto lo stesso pure qui”, ha detto.
“Non possono infatti esserci due pesi e due misure a seconda dell’esito delle comunarie: non si possono certo annullare soltanto perchè le ha vinte chi non doveva vincerle e, allo stesso tempo, non si possono valutare legittime soltanto perchè le ha vinte chi le doveva vincere”, ha aggiunto parlando col Corriere del Veneto.
Ma già  nei giorni precedenti alle ‘comunarie’ Forner aveva avuto toni polemici.
Il 29 marzo, giorno del voto, ha infatti scritto su Facebook che “ce l’abbiamo fatta, siamo riusciti a portare un voto quando i giochi sembravano già  conclusi. Siamo riusciti con le nostre forze a portare trasparenza, confronto, e alternanza. Hanno fatto di tutto per escludere me e la mia squadra, andando in TV dicendo menzogne, escludendomi dallo streaming online e non partecipando ai confronti da me convocati”.

(da “Huffingtonpost”)

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CINQUESTELLE SULL’ORLO DELLA CRISI DI NERVI, SUL WEB INSULTI AI GIUDICI CHE HANNO ACCOLTO IL RICORSO DELLA CASSIMATIS: “GIUDICI CORROTTI E COMUNISTI”

Aprile 10th, 2017 Riccardo Fucile

LA INCAZZATURA DEL “MOVIMENTO DEGLI ONESTI” CHE NON SONO IN GRADO DI CAPIRE CHE CHI HA VIOLATO LA LEGGE SI CHIAMA BEPPE GRILLO

Marika Cassimatis ha vinto il ricorso contro Beppe Grillo che l’aveva espulsa dal MoVimento 5 Stelle dopo l’esito delle votazioni delle comunarie per la scelta del candidato sindaco del M5S di Genova.
Il decreto del Tribunale civile di Genova sospende (qui parliamo del merito dell’ordinanza) quanto stabilito da Grillo il 14 marzo quando aveva chiesto ai suoi di “fidarsi di lui” e aveva indetto una nuova consultazione in seguito alla quale era stato deciso che il candidato del MoVimento a Genova sarebbe stato Luca Pirondini.
La banda degli onesti non conosce la legge (e nemmeno il regolamento)
Non si sa ancora cosa succederà , ovvero se Grillo farà  correre la Cassimatis con il simbolo del MoVimento o se il M5S si ritirerà  dalla corsa per la poltrona di sindaco di Genova.
Per il momento Marika Cassimatis è a tutti gli effetti il candidato sindaco dei 5 Stelle ma il fatto che questa decisione sia stata presa da un giudice e non dagli attivisti (che in realtà  l’avevano già  presa visto che la Cassimatis aveva vinto le comunarie) non va giù ai duri e puri del partito di Beppe.
In attesa di scoprire quello che succederà  a Genova gli attivisti a 5 Stelle si interrogano sul significato profondo della decisione del giudice.
A molti — che evidentemente preferiscono ancora fidarsi di Grillo — la cosa non sembra poi così regolare. Perchè un giudice si è immischiato nelle votazioni di un’associazione privata? A che titolo? Con che diritto?
Secondo molti utenti che commentano la notizia della vittoria della Cassimatis sulle varie bacheche del MoVimento e dei giornali il giudice che ha emesso il decreto di sospensiva che annulla la decisione di Grillo di non candidare la Cassimatis è palesemente un “corrotto” e “di sinistra”.
Siamo qui dalle parti del complotto delle toghe rosse quando si tratta di commentare decisioni sgradite.
Non sappiamo se qualcuno a Genova si è già  messo all’inseguimento del giudice Roberto Braccialini per scoprire di che colore sono i calzini che indossa ma il clima che si respira è lo stesso.
I 5 Stelle non vogliono ammettersi di essersi fidati della persona sbagliata e quindi per forza di cose ci sono oscuri poteri che tramano nell’ombra per impedire al MoVimento di andare al governo sotto la Lanterna.
Chi paga il giudice? Chi paga la Cassimatis?
È sospetto, per gli attivisti, che il giudice non sia intervenuto per le porcate delle primarie del PD e soprattutto è singolare, sempre secondo loro, la rapidità  con cui si è arrivati al decreto di sospensione quando ci sono cittadini che da anni aspettano giustizia per vicende ben più gravi.
Anche la Cassimatis ovviamente sarebbe colpevole perchè con il suo ricorso ha ulteriormente sovraccaricato il sistema giuridico italiano.
Non solo non è un’attivista onesta (ovvero una che dice sì a tutto quello che decide Beppe) ma è anche una cittadina poco coscienziosa perchè non ha a cuore il bene comune e la sorte di tanti italiani che soffrono di malagiustizia.
Naturalmente tutto questo è stato possibile perchè la Cassimatis è stata pagata da qualcuno che aveva intenzione di indebolire il M5S e impedire al partito di Grillo di espugnare la roccaforte del Partito Democratico.
Alcuni elettori pentastellati sono particolarmente sconvolti dall’accaduto e notano inquietanti parallelismi. Così come con la legge sul divorzio i giudici sono entrati “nella camera da letto” delle persone per stabilire chi dei due coniugi avesse ragione e chi torto con il caso Cassimatis la sospensiva entra “a gamba tesa nella camera da letto di tutti gli italiani”.
Non vi sentite anche voi violati nel vostro intimo? Questi giudici oltre ad essere dichiaratamente “di sinistra” sono anche degli inguaribili guardoni e manipolatori del processo della democrazia partecipativa in Rete. Non come Grillo.
Alcuni attivisti sono sconvolti: come fa un giudice ad arrogarsi il diritto di dettare al MoVimento la sua linea politica?
Perchè il giudice sovverte le regole che il MoVimento si è dato? Difficile, una volta che ci si è fidati di Grillo, capire che il giudice non ha “sovvertito” alcunchè anzi ha rilevato che a sovvertire le regole del partito (ad esempio non annunciando le votazioni con il dovuto preavviso) è stato proprio il Capo Politico nonchè Garante del M5S.
Ma questi sono dettagli. O no?

(da “NextQuotidiano“)

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ORA IL M5S RISCHIA DI SCOMPARIRE DALLE ELEZIONI COMUNALI A GENOVA

Aprile 10th, 2017 Riccardo Fucile

LA CASSIMATIS SOSPESA, L’AGENTE DI COMMERCIO CHE NON HA PIU’ DIRITTO A CORRERE CON IL SIMBOLO… COSA PUO’ ANCORA SUCCEDERE

A Genova adesso il simbolo del Movimento Cinque Stelle rischia di scomparire dalle elezioni amministrative dell’11 giugno.
Marika Cassimatis è stata di fatto ritenuta legittimamente indicata dagli attivisti alle prime “comunarie”, il 14 marzo, come unica candidata per correre alle elezioni comunali e quindi utilizzare il simbolo, secondo quanto indica il Tribunale di Genova nell’ordinanza di sospensiva.
Cassimatis però è stata “sospesa” dal Movimento Cinque Stelle, e deferita ai Probi Viri, quindi Beppe Grillo, dal suo blog, le ha tolto la possibilità  di utilizzare le “insegne” del Movimento.
Quello che è certo è che Cassimatis, dopo il riconoscimento del Tribunale non ha alcuna intenzione di sganciarsi dal simbolo sotto il quale è stata eletta, e dunque è intenzionata ad andare avanti, mettendo in conto che sia lo stesso Beppe Grillo a dover rivolgersi al Tribunale per sottrarle il marchio M5S.
Di fatto l’altro candidato, Luca Pirondini, eletto dalle “comunarie” convocate successivamente, ed estese a tutto l’elettorato grillino accreditato, a livello nazionale, non ha diritto a correre sotto le insegne del Movimento.
Il giudice Roberto Braccialini evidenzia infatti che “alle votazioni su tematiche locali possono partecipare solo gli iscritti residenti in quell’ambito territoriale. Le votazioni nazionali possono solo confermare o meno votazioni già  prese”: insomma se le votazioni del 14 marzo, le prime, svolte a livello locale, incoronarono Cassimatis, nessuna altra platea può sconfessare quel risultato.
Cassimatis, come ha già  chiarito, vuole andare avanti: “Sono io la candidata del Movimento Cinque Stelle – dichiara – spero che ci sia un incontro di chiarimento con lo staff e con Beppe Grillo”. Se Grillo però non le restituirà  il simbolo, Cassimatis dovrà  andare avanti nella competizione elettorale con la sua lista, senza simbolo del Movimento.
A questo punto Grillo non ha altri candidati da schierare nell’agone.
A meno che non decida di riaprire le urne: per farlo però dovrà  “sgomberare” il campo dalla Cassimatis, espellendola dal Movimento (Cassimatis è già  stata sospesa da Grillo e deferita ai Probi Viri).
A quel punto dovrebbe re-indire nuove consultazioni comunarie, raccogliendo le firme e riaprendo le urne.
In un intervallo di tempo però in cui la stessa Cassimatis potrebbe opporsi all’espulsione. E il Movimento si avviterebbe in un ginepraio di aule di Tribunale, rischiando che nel frattempo scadano i tempi tecnici per poter effettivamente partecipare alle elezioni comunali.
Pirondini potrebbe però decidere di candidarsi sindaco, senza simbolo (se lo usasse violerebbe la decisione del Tribunale): ma se la campagna elettorale venisse portata avanti dallo staff del Movimento, dallo stesso Grillo e dalla portavoce regionale Alice Salvatore anche in questo caso si violerebbe ciò che il giudice ha stabilito.

(da “La Repubblica”)

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“GRILLO VANIFICA IL DIRITTO DI CANDIDARSI, NON AVEVA TITOLO, SPETTAVA SOLO ALL’ASSEMBLEA LOCALE”: LE MOTIVAZIONI DEL GIUDICE CHE HA DATO RAGIONE ALLA CASSIMATIS

Aprile 10th, 2017 Riccardo Fucile

“L’OPERATO DI GRILLO ALTERA IL RAPPORTO DI COMPETENZE DECISIONALI TRA GLI ORGANI STATUTARI”… “IL REGOLAMENTO INTERNO ESCLUDE CHE GRILLO ABBIA DIRITTO ALL’ULTIMA PAROLA, ILLEGGITTIMO FAR RIVOTARE TUTTI GLI ISCRITTI IN ITALIA, E’ PREVISTO IL SOLO VOTO DEGLI ISCRITTI LOCALI”

La decisione presa da Beppe Grillo di privare Marika Cassimatis e la sua lista dell’uso del simbolo e del nome del Movimento 5 Stelle alle prossime elezioni comunali “inibisce il diritto dei candidati della lista Cassimatis di vedere riconosciuta la loro rappresentatività , più o meno consistente, da parte degli organi decisionali di natura assembleare del Movimento nella loro dimensione plenaria; e soprattutto vanifica il diritto del singolo aderente di candidarsi alle elezioni”, riconosciuto dal regolamento. È quanto scrive il giudice Roberto Braccialini, della prima sezione del tribunale civile di Genova, nelle motivazioni che hanno portato all’accoglimento dell’istanza di sospensiva presentata da Marika Cassimatis contro le decisioni di Beppe Grillo sulle “comunarie” del capoluogo ligure.
L’operato di Grillo, scrive ancora il magistrato, “altera il rapporto delle competenze decisionali tra gli organi statutari, perchè è stata in tal modo obliterata completamente la decisione dell’assemblea territoriale e si è impedito al massimo organo decisionale di esprimersi in rete sulla precisa alternativa locale che andava rimessa in discussione”.
Inoltre, per Braccialini, la decisione di Grillo “realizza (per invalidità  ‘derivata’) un procedimento di esclusione di una lista regolarmente votata dall’assemblea locale, anticipando misure sostanzialmente sanzionatorie che – in materia – non sembrano nella disponibilità  del solo capo politico del Movimento”.
Secondo il giudice, Grillo non era legittimato ad annullare l’esito del ballottaggio del “metodo Genova” con cui, il 14 marzo, Cassimatis era stata eletta a candidata sindaco per il capoluogo ligure.
Per il giudice, stando alle regole del Movimento, l’autoannullamento poteva essere disposto solo “dalla stessa assemblea locale” che aveva dato vita al voto e non da Grillo, garante e capo politico del movimento, che tuttavia non si specifica in quale qualità  avrebbe preso questa decisione.
Secondo i regolamenti interni, infatti, le decisioni assunte dagli organi assembleari con riguardo alla materia elettorale “sono vincolanti per il capo politico del Movimento 5 Stelle e gli eletti sotto il simbolo” che, dunque, non ha alcun diritto di ultima parola a riguardo.
Ma illegittima è anche la scelta di far decidere all’assemblea nazionale, il 17 marzo, la candidatura di Pirondini dopo l’esclusione di Cassimatis, valutazione che in ogni caso sarebbe dovuta spettare nuovamente agli iscritti genovesi.
L’assemblea nazionale, infatti, specifica Braccialini, “non è competente per decisioni del livello locale, se non in sede di convalida o meno”.

(da “Huffingtonpost”)

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ORA GRILLO DOVREBBE ANNULLARE TUTTE LE COMUNARIE: LA LEGGE DEL PADRONE NON E’ UGUALE PER TUTTI?

Aprile 10th, 2017 Riccardo Fucile

IL MANCATO PREAVVISO DI 24 ORE NON RIGUARDA SOLO GENOVA, MA ANCHE PALERMO, PADOVA E VERONA… TRA GLI ATTIVISTI C’E’ CHI SE N’E’ ACCORTO E CHIEDE DI VOTARE DI NUOVO

La Legge del Padrone è uguale per tutti o no?
Giovedì sera, alla vigilia dell’udienza al tribunale civile di Genova sul caso Cassimatis, Beppe Grillo ha annunciato di aver annullato la votazione che ha visto vincere la professoressa di geografia sul pupillo di Alice Salvatore Luca Pirondini perchè questa non sarebbe stata indetta con un preavviso inferiore al termine minimo di 24 ore prescritto dall’articolo 3 del MoVimento 5 Stelle per le votazioni nella scelta dei candidati alle elezioni.
Ora, a parte la curiosa circostanza di un ente che annulla una votazione indetta da lui per una presunta irregolarità  commessa sempre da lui, qualcuno nel MoVimento 5 Stelle si è accorto del fatto che non la votazione di Genova, ma tutte le votazioni di questi ultimi tempi sul blog di Beppe Grillo sono state indette senza il preavviso di 24 ore che il Capo Politico nonchè Garante del M5S ha citato per togliersi le castagne dal fuoco nel caso Cassimatis.
È il caso ad esempio di Padova e Piacenza, dove il 29 marzo si è votato in giornata.
E dove Leonardo Forner, che ha perso piuttosto nettamente contro Simone Borile, ha contattato lo staff di Beppe Grillo per ottenere l’annullamento delle Comunarie citando proprio il post sul caso Cassimatis.
«Anche a Padova è successa la stessa cosa — ha detto Forner al Corriere del Veneto domenica — Le comunarie sono state indette a sorpresa, tanto che molti iscritti hanno ricevuto la mail che li informava delle votazioni in corso a mezzogiorno, due ore dopo l’inizio delle votazioni. Se a Genova si è deciso di annullare tutto per questo motivo, va fatto lo stesso anche qui».
C’è da premettere che si capisce perfettamente il motivo alla base della necessità  di indire la votazione con questo scarso preavviso, ed è una scelta intelligente da parte di Grillo e dello staff: in questo modo diventa molto più difficile attivare le cosiddette “cordate” di attivisti che votano per un candidato invece che per l’altro.
Si è sempre fatto così, da ben prima dell’approvazione del regolamento di ottobre.
Ma adesso la decisione di Beppe potrebbe diventare un problema per il MoVimento 5 Stelle.
Perchè si è votato senza il preavviso di 24 ore anche per il candidato sindaco di Palermo all’epoca delle ben note polemiche per le firme false. Ebbene, uno degli attivisti di Palermo schierati con i parlamentari accusati dalla procura qualche giorno fa ha ricordato su Facebook che anche quella votazione allora dovrebbe essere considerata irregolare.
E se la decisione di Beppe dovesse essere convalidata dal tribunale — potrebbe invece essere disapplicata dal giudice vista la palese strumentalità  nel caso Cassimatis — questo metterebbe a rischio tutte le votazioni effettuate nei mesi scorsi proprio perchè in nessuna era presente il preavviso di 24 ore che il Capo Politico nonchè Garante del MoVimento 5 Stelle ha citato per invalidare quella di Genova. Insomma, un bel guaio. In cui Grillo si è infilato da solo. Sarà  difficile adesso urlare al complotto e dare la colpa a qualcun altro.
Anche a Verona si è votato senza preavviso di 24 ore

(da “NextQuotidiano”)

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