Marzo 24th, 2017 Riccardo Fucile
SETTE AFFIDAMENTI DIRETTI SENZA FARE UN PUBBLICO APPALTO, CON LA SOLITA SCUSA, TIPICA DELLA KASTA, DI FARE IN FRETTA
I 5 Stelle di governo continuano a sorprendere per la capacità di adottare gli stessi metodi
amministrativi dei vecchi partiti e delle amministrazioni precedenti.
Nel Municipio XI di Roma Capitale, retto da una giunta a 5 Stelle, l’amministrazione municipale ha fatto affidamenti diretti per lavori di manutenzione del patrimonio per un importo complessivo pari a 270.000 euro opportunamente frazionando gli importi in contratti di 39.900 euro per rimanere sotto la soglia dei 40 mila euro che permette di poter affidare i lavori senza gara.
Niente di illegale o di illecito quindi, perchè è il codice sugli appalti a consentire gli affidamenti diretti a imprese differenti se l’importo non supera quella cifra, ma non è possibile non notare come in campagna elettorale il MoVimento avesse promesso di non ricorrere agli affidamenti diretti.
Questi affidamenti diretti hanno gratificato sette imprese che nel gennaio 2017 hanno svolto quelli che vengono definiti come lavori di ripristino in seguito agli eventi sismici del 30/10/2016.
Peccato che quei lavori non abbiano niente a che vedere che il terremoto dell’ottobre 2016 perchè nel novembre dello stesso anno il Presidente del Municipio Mario Torelli chiariva che i sopralluoghi effettuati dopo il sisma gli edifici pubblici del Municipio XI non avevano rilevato alcuna criticità strutturale conseguente al terremoto e che le eventuali problematiche emersa non compromettevano la tenuta strutturale degli immobili ed erano da attribuirsi ad una carenza di manutenzione ordinaria che non era stata effettuata nel corso degli anni precedenti.
Insomma il terremoto non c’entra nulla e mancava quindi il carattere d’urgenza per non bandire una gara d’appalto pubblico.
Il Municipio XI però ha preferito rivolgersi direttamente a sette imprese scelte non si sa bene con quale criterio.
Inoltre gli atti amministrativi di affidamento — in nome della trasparenza — non sono nemmeno stati pubblicati sul sito del Municipio XI ma sono stati “seppelliti”all’interno dell’elenco, obbligatorio per legge, di tutti i bandi del municipio XI, che è un file Excel di 900 righe, non è ordinato neppure cronologicamente che rende se non altro poco agevole e difficoltoso tenere traccia de
Il MoVimento ha replicato con una nota nella quale (ti pareva…) addossa alla precedente amministrazione la situazione disastrosa del patrimonio immobiliare pubblico alla quale l’attuale amministrazione ha tentato di mettere mano proprio con quelle sette assegnazioni dirette: “a fine 2016 nel bilancio era emersa l’esistenza di soldi non spesi che potevano essere utilizzati per la manutenzione scolastica, per non perdere quei fondi è stato deciso quindi di procedere d’urgenza ”
Al di là del fatto che la procedura sia legittima (anche se forse la Conte dei Conti potrebbe aver qualcosa da ridire sul frazionamento degli importi) rimane la questione dell’opportunità di ricorrere agli affidamenti diretti e di come siano state scelte le imprese, questo il M5S lo chiarisce.
Inoltre non è possibile non notare come Roma abbia affrontato in tempi recenti uno scandalo dovuto agli affidamenti diretti di denari pubblici e come il Comune sia attualmente in difficoltà di fronte alla questione posta dagli affidamenti diretti — anch’essi legittimi — di spazi pubblici alle Onlus e alle associazioni no profit che sono sotto sfratto.
Fino ad ora la risposta dell’Amministrazione comunale è sempre stata quella di promettere l’apertura di bandi di gara per sanare quelle problematiche. Forse, anche se legale, non è stato poi così politicamente opportuno ricorrere agli affidamenti diretti. Infine come mai il Municipio si è accorto a solo dicembre di avere dei fondi disponibili quando la nuova amministrazione a 5 Stelle si è insediata a luglio 2016?
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 24th, 2017 Riccardo Fucile
L’ATTO DEPOSITATO OGGI, ORA CI SARA’ DA RIDERE
Marika Cassimatis, l’ex candidata sindaco di Genova per il M5S, votata dagli attivisti e poi
sconfessata da Beppe Grillo , ha presentato querela per diffamazione nei confronti del garante del movimento, Beppe Grillo, e del deputato del M5S Alessandro Di Battista.
La querela è stata depositata oggi in Procura a Genova.
In particolare Cassimatis – che resta chiusa nel suo silenzio stampa – contesta a Grillo di averle attribuito comportamenti scorretti che invece la ormai ex candidata dei 5 Stelle non avrebbe tenuto.
L’ipotesi di diffamazione riguarderebbe i contenuti di quanto lo stesso Grillo ha scritto sul suo blog il 17 marzo accusando Cassimatis e i candidati della sua lista di aver «ripetutamente e continuativamente danneggiato l’immagine del MoVimento 5 Stelle, dileggiando, attaccando e denigrando i portavoce e altri iscritti, condividendo pubblicamente i contenuti e la linea dei fuoriusciti dal MoVimento 5 Stelle; appoggiandone le scelte anche dopo che si sono tenuti la poltrona senza dimettersi e hanno formato nuovi soggetti politici vicini ai partiti».
Sulla sua pagina Facebook, Cassimatis ha reiterato questo messaggio:
«Ripeto questo post perchè non ho ancora ricevuto notizie da Beppe Grillo. Lista non idonea?
1) fedina penale linda e pulita
2) militanza con altri partiti? Non pervenuta
3) precedenti candidature in liste concorrenti al M5s? Non pervenute
4) anni di attivismo sul territorio? Pervenuti
5) lavoratori e lavoratrici economicamente indipendenti? Pervenuti
…ma allora? Di che stiamo parlando? …»
(da “il Secolo XIX”)
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Marzo 24th, 2017 Riccardo Fucile
IL DIRETTORE DEL “FATTO” AUSPICA UN PATTO TRA GRILLO E MDP CON UN “PROGRAMMA SERIO E REALISTICO”
Nell’editoriale di oggi sul Fatto Quotidiano Marco Travaglio prende sul serio le parole di Pierluigi
Bersani a proposito di un avvicinamento al MoVimento 5 Stelle per scongiurarne la deriva a destra e la probabile alleanza con Meloni e Salvini dopo le elezioni.
E arriva a spingersi più in là , proponendo un patto con MDP per scrivere programmi seri, realistici e almeno in parte compatibili già prima delle elezioni
Travaglio parte da un dato di fatto difficilmente confutabile, ovvero che, secondo i sondaggi odierni (ad esempio quello di Demopolis per Otto e Mezzo), sono possibili solo due maggioranze (in realtà , quasi-maggioranze) alla Camera: una è quella formata da M5s, Fratelli d’Italia e Lega Nord che porterebbe 309 deputati; l’altra è quella che vede in campo Partito Democratico, Forza Italia, MDP, AP e altri delle minoranze linguistiche.
Segnala poi che la situazione di Luigi Di Maio (o del candidato premier dei 5 Stelle) il giorno dopo le elezioni potrebbe essere simile proprio a quella che dovette affrontare Bersani nel 2013, quando il PD arrivò primo ma non vinse: ovvero il suo partito era quello che disponeva del maggior numero di deputati e senatori, ma questi non bastavano per avere la maggioranza in entrambe le Camere.
La scena si ripeterebbe tale e quale dopo l’eventuale incarico a Di Maio. Il quale, se i 5 Stelle prendessero più voti di tutti, dovrebbe concordare prima con qualcuno degli altri partiti, se non la lista dei ministri, almeno il programma.
Ed è evidente che dovrebbe scegliere se farlo con la nuova sinistra (semprechè Mdp, SI, Possibile e Pisapia si mettano insieme) o con la veterodestra di Salvini & Meloni. Semprechè, si capisce, sia la nuova sinistra sia la nuova destra fossero disponibili a parlare con lui.
Salvini (ti pareva… ha già detto di sì, ma Grillo ha ufficialmente rifiutato qualsiasi contatto perchè la Lega è una diretta concorrente. Almeno fino ad elezioni avvenute.
Sostiene Travaglio (e qui non sbaglia, almeno per i due terzi dell’elettorato) che la base grillina è molto più vicina ai valori della sinistra tradita (ambientalismo, lotta alle mafie e alla corruzione, legalità , beni comuni, protezione sociale, pacifismo) che a quelli della vetero destra.
E dice che un’alleanza con la “nuova destra” di Salvini e Meloni (il patto di Neanderthal) sarebbe invisa ai tanti parlamentari grillini che vengono e verranno dal Sud.
E qui sta il vero problema del disegno che ha in mente Grillo e i suoi burattinai esteri: allearsi con la becerodestra creerebbe una profonda spaccatura del movimento, quanti deputati non lo seguirebbero in questo suicidio politico?
Con una maggioranza M5S-Lega-Fdi i grillini non dovrebbero perdere neanche uno dei 195 deputati di cui i sondaggi li accreditano, ma il rischio è di vederne sparire almeno la metà .
D’altro canto però c’è la questione dei numeri. Ovvero la possibilità (meglio dire la quasi certezza) che MDP non possa fungere da ago della bilancia alla Camera come al Senato perchè le percentuali che oggi le vengono attribuite dai sondaggi sono troppo basse.
Dunque, anche se il dialogo col M5S andasse in porto, i suoi voti non basterebbero a fare maggioranza. In ogni caso, tutti questi “se ”e “ma” lasceranno il tempo che trovano fino alla sera delle elezioni: prima, nessuno avrà interesse a scoprire le carte per non regalare voti agli avversari.
Una cosa però, se davvero fossero interessati almeno a provarci, i 5Stelle e la nuova sinistra potrebbero fare subito, di qui alle elezioni: scrivere programmi seri, realistici e almeno in parte compatibili. E smussare le rispettive proposte dalle punte più impraticabili, velleitarie e ideologiche.
Ma Travaglio sembra far finta di non sapere che gli imput della azienda Grillo-Casaleggio sono ben altri e per realizzarli hanno bisogno di 195 deputati “soldatini”.
(da NextQuotidiano)
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Marzo 24th, 2017 Riccardo Fucile
IL PRIMARIO DI ORTOPEDIA DELL’OSPEDALE PINI, ARRESTATO PER TANGENTI E LESIONI SUI PAZIENTI, E’ STATO OSPITATO SUL BLOG DEL M5S DI MILANO… MA NON ERANO CONTRO LA KASTA?
L’arresto del primario di ortopedia dell’ospedale Gaetano Pini di Milano, Norberto Confalonieri, che
raccontava di aver “provocato la rottura di un femore a una paziente 78enne, operata” nella struttura pubblica, “a suo dire per ‘allenarsi’ con la tecnica d’accesso anteriore ‘bikini’” in vista di un “intervento privato” ha suscitato indignazione e scalpore.
Pochi sanno però che il dottor Confalonieri nel 2010 era stato intervistato dal blog www.5stellemilano.org, al riguardo della chirurgia ortopedica computerizzata.
Fu lo stesso Confalonieri, infatti, a pubblicare il video dell’intervista sul suo profilo YouTube. Il video è ancora on-line.
Non solo la famigerata TV di Stato, quindi, massacrata dai grillini dopo l’arresto del professionista, aveva dato ampio spazio al chirurgo arrestato e accusato di essere “al soldo delle multinazionali e della Casta”, ma pure il blog grillino di Milano.. Sembrano ignorarlo – o glissare sapientemente al riguardo – anche gli stessi consiglieri regionali pentastellati lombardi che, indignati sull’accaduto, hanno attaccato in una dichiarazione la Regione Lombardia.
Sulla sovraimpressione, insieme al simbolo del MoVimento 5 Stelle, si vede l’indirizzo internet www.5stellemilano.org, che però non è più attivo.
Secondo quanto si legge, dal 6 dicembre 2010 il sito doveva essere il sito della lista civica del MoVimento 5 Stelle Milano e in effetti anche l’intervista hostata su Youtube risale al 10 dicembre 2010.
È probabile quindi che l’intervista sia stata pubblicata e che il relativo post sia sparito quando è scaduto il dominio.
Considerando che i pm hanno parlato di spazi pubblicitari comprati dalle multinazionali del farmaco per sponsorizzare il dott. Confalonieri, sarebbe interessante sapere se anche questo spazio è stato assegnato dai grillini milanesi on seguito a un regolare contratto pubblicitario o meno, e a nome di chi.
(da agenzie)
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Marzo 24th, 2017 Riccardo Fucile
LA FARSA DEL “LIBRO BIANCO PER L’EUROPA” COMPOSTO DA SOLE 15 PAGINE… I NETWORK RUSSI DIFFONDONO LE BALLE GRILLINE, COME SI FA A NON RESTITUIRE LORO LA MARCHETTA?
Ilario Lombardo sulla Stampa racconta oggi un dettaglio molto significativo del Libro Bianco per l’Europa presentato ieri dal MoVimento 5 Stelle e che ha già causato un piccolo incidente diplomatico con un inviato di Arte, tv franco-tedesca, che chiedeva dove fosse il libro visto che si trattava di 15 pagine.
Il quotidiano invece nota la posizione presa dal M5S su Putin e sulla propaganda europea:
E’ scritto a chiare lettere a pagina 11 del “Libro a 5 Stelle dei cittadini per l’Europa”: «Abolizione dei finanziamenti destinati alla propaganda Ue (moneta unica, propaganda contro la Russia, fake news e altro)».
Il libro, illustrato ieri a Roma dall’onnipresente Luigi Di Maio, è una summa del grillo-pensiero sull’acciaccata Unione: reddito di cittadinanza europeo, no all’esercito comune, revisione dei vincoli economici contenuti nei trattati e del regolamento di Dublino sui richiedenti asilo, referendum sull’euro.
Insomma, il ricettario di soluzioni che il M5S ha via via costruito negli anni.
E così non potevano mancare anche i sentiti richiami alla Russia contro la quale l’Europa sta combattendo una battaglia di egemonia culturale.
Alla ribadita rimozione delle sanzioni a Mosca, i grillini aggiungono anche il taglio dei fondi destinati alla lotta contro la propaganda anti-Ue.
Il riferimento è alla risoluzione, passata a maggio 2016, «sulla comunicazione strategica dell’UE per contrastare la propaganda nei suoi confronti da parte di terzi».
Lombardo fa notare che, per dare un colpo al cerchio e uno alla botte, nel libro bianco è citata anche la strategia mediatica di Putin:
I grillini, cultori del web come mondo parallelo dove le idiozie hanno lo stesso diritto di cittadinanza delle notizie, votarono contro quello che definirono il «MinculPop made in Europe» che «dietro il sostegno alla stampa indipendente autorizzerebbe le ingerenze per censurare le notizie scomode».
In realtà , i timori sulla strategia mediatica di Vladimir Putin è citata chiaramente al punto 4 della risoluzione dove «si riconosce che la Russia ha impiegato in modo aggressivo un’ampia gamma di strumenti e meccanismi, come fondazioni speciali (Russkiy Mir), stazioni televisive multilingue (Russia Today, RIA Novosti), agenzie d’informazione (Sputnik), gruppi sociali e religiosi (compresa la Chiesa ortodossa), social media e troll della Rete per sfidare i valori occidentali, dividere l’Europa, raccogliere sostegno».
È il network di propaganda filo-russa che da sempre dà grande spazio ed esalta i politici del M5S, siti online ricambiati con comode interviste dove alla fine si ripete che la Russia deve tornare a essere un alleato.
(da “NextQuotidiano“)
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Marzo 23rd, 2017 Riccardo Fucile
IL PASTICCIO DI GENOVA DA’ FORZA AI DISSIDENTI CHE HANNO UN PIANO B… E SPUNTA LA FOTO COMPROMETTENTE DELLA SALVATORE CON PIZZAROTTI, MENTRE C’E’ CHI LE RINFACCIA DI NON TAGLIARSI LO STIPENDIO DI CONSIGLIERA REGIONALE
Beppe Grillo ha imposto la dura legge del Blog sui 5 Stelle genovesi dopo l’esito sgradito delle
votazioni online per la scelta del candidato sindaco del MoVimento a Genova.
Dalle comunarie, svoltesi con il “Metodo Genova” che prevedeva una serie di votazioni e graticole prima di arrivare al voto finale, era uscita vincitrice Marika Cassimatis. Ma il voto è stato annullato e così le seconde “grillarie” (come le chiamava qualche giorno fa Marco Travaglio sul Fatto) estese tra l’altro a tutti gli iscritti pentastellati e non solo ai genovesi hanno deciso che il candidato sindaco sarà Luca Pirondini, lo sconfitto del primo ballottaggio.
Alcuni dissidenti hanno tirato fuori la foto di Alice Salvatore con Federico Pizzarotti durante una festa del M5S a Lerici nel 2014
Tra i motivi che hanno portato Beppe a chiedere ai suoi di “fidarsi di lui” (per la gioia della senatrice Elena Fattori, più realista del re) e ad annullare il risultato delle votazioni ci sono voci che danno la Cassimatis vicina a dissidenti ed eretici; fuoriusciti del MoVimento ligure che in questi mesi si sarebbero avvicinati alla candidata sindaca e si sarebbero infiltrati per ribaltare l’esito di un voto che alla vigilia appariva scontato dal momento che Pirondini era il favorito della consigliera regionale Alice Salvatore (e di conseguenza di Beppe Grillo).
Luigi Di Maio, sul quale a dirla tutta dovrebbe pesare gran parte della responsabilità dell’accaduto visto che quando esisteva il Direttorio era il responsabile per gli enti locali e per il territorio (i meetup invece sono affidati a Roberto Fico), ha spiegato che “il nostro sistema è aperto ma dobbiamo proteggerlo dagli approfittatori”.
La Salvatore invece ha spiegato che non è stata estromessa la candidata nè sono state annullate le votazioni (davvero?) ma il problema era nella lista della Cassimatis al cui interno c’erano troppi “non idonei”.
È andata davvero così?
I comuni mortali sanno solo che dei 700 votanti che hanno partecipato alla votazione online 362 hanno votato per la Cassimatis e 338 per Pirondini. Grillo — che ne avrebbe la possibilità — non ha parlato di chi ha votato chi e fornito prove circa la distribuzione dei voti quindi non è possibile dire con certezza (come invece fanno Pirondini e i suoi dal momento dell’annuncio dei risultati) che quei 24 voti di scarto sono tutti o in parte attribuibili ai dissidenti.
Certo, i dissidenti potrebbero essere anche di più, ma questo significherebbe che la linea ufficiale del partito è stata messa — democraticamente, elettronicamente — in minoranza.
Il punto è che all’interno del MoVimento genovese i dissidenti — che in realtà sono persone che fanno ancora parte a pieno titolo del MoVimento — non sono una pattuglia organizzata e compatta.
C’è chi è nostalgico della guida di Gianroberto Casaleggio e c’è chi invece semplicemente lotta per un M5S che sia più movimentista e dove gli attivisti e la base possano tornare ad avere quel ruolo fondamentale che hanno avuto dal 2008 ad oggi.
I dissidenti insomma non sono fuoriusciti e se hanno votato è perchè è stato loro consentito, e se è stato loro consentito significa che quello che hanno detto, scritto o fatto non è in contrasto con il regolamento del partito altrimenti sarebbero stati espulsi.
Ma quanti sono numericamente e sono davvero in grado di condizionare una votazione?
Fermo restando che gli attivisti che partecipano regolarmente a riunioni e assemblee sono poco più di un centinaio (quindi una minoranza rispetto ai 700 votanti) i cosiddetti dissidenti sono ancora meno, poco più di una decina pare.
Non abbastanza per far vincere — da soli — la Cassimatis.
Pare quindi che Grillo abbia agito non in base ai dati ma proprio perchè alcuni esponenti importanti del MoVimento genovese non gradivano la Cassimatis.
Del resto la candidata, prima di arrivare al ballottaggio, è passata attraverso un il complicato procedimento del “Metodo Genova” che prevedeva che i candidati sindaci venissero scelti dai candidati consiglieri e successivamente sottoposti alle “graticole” prima di poter accedere al ballottaggio.
Possibile che nessuno, durante questo laborioso e sofisticato processo anti-truffa e anti-infiltrati si sia accorto che la Cassimatis era “una spia” al soldo di pizzarottiani e altri dissidenti? Sembra davvero difficile.
Del resto dov’era il Garante del MoVimento quando succedeva tutto questo?
Forse era impegnato a sbrogliare le grane di Roma, non si può negare che Grillo ha avuto tutto il tempo per bloccare la candidatura della Cassimatis per tempo, prima che si arrivasse al voto online, eppure non l’ha fatto.
C’è chi sostiene che in realtà il voto elettronico questa volta “sia sfuggito di mano” agli uomini della Casaleggio che non si sarebbero accorti di quanto stava accadendo e che il favorito sta perdendo. Certo, ci vorrebbe un ente certificatore del voto elettronico che lo verificasse in maniera indipendente.
In mancanza di certezze c’è spazio per retroscena e retroscenismi, c’è chi sostiene che la Cassimatis sia stata in realtà “punita” per aver sottoscritto nel 2015 una lettera (firmata all’epoca da una trentina di attivisti) nella quale si criticava l’atteggiamento della Salvatore rispetto alla promessa — non mantenuta — di ridursi lo stipendio da consigliere regionale.
Un altro appunto fatto alla Salvatore era la nomina (avvenuta nel 2015) di Enrico Maria Nadasi, commercialista di Grillo e uno dei tre soci dell’Associazione Movimento 5 Stelle che di fatto controlla il partito, nel Cda di Filse, la società partecipata della Regione Liguria per l’attuazione della politica regionale in campo economico e sociale (ovvero la finanziaria della Regione Liguria).
Radio l’Onta, la voce della dissidenza
Ma dove stanno questi dissidenti che hanno “fatto vincere” la Cassimatis?
L’abbiamo chiesto direttamente a uno di questi non molto misteriosi dissidenti, quale ci ha spiegato che un buon punto di partenza per scoprirlo è la pagina Facebook di Radio l’Onta dove vengono pubblicati comunicati “in codice” rivolti ai “resistenti espulsi o autosospesisi dal MoVimento.
Radio l’Onta dice infatti di essere “un sevizio di coordinamento e informazione riservato ai Resistenti espulsi o autosospesisi dal MoVimento 5 Stelle ligure ed ai loro fiancheggiatori.
Ad intervalli regolari verranno trasmessi comunicati in codice il cui significato apparirà chiaro solo ai Resistenti. È bene che i messaggi abbiano massima diffusione anche se non compresi“. Uno degli ultimi messaggi pubblicati da Radio l’Onta è emblematico:
— Il Cantante non ha voce
— A Sant’Ilario hanno la roba buona
— La Gita a Roma non è stata una passeggiata
— Certe cose sono destinate a “frinire”
Il Cantante ovviamente è Pirottini e Sant’Ilario è dove Grillo ha la residenza. Ma cosa significa che la gita a Roma non è stata una passeggiata?
A quanto pare Grillo è andato a Roma per mettere in riga alcuni parlamentari, soprattutto Alessandro Di Battista che avrebbe detto “sono stanco di metterci la faccia”, un’esternazione prontamente raccolta da Annalisa Cuzzocrea e poi smentita — pare — proprio dopo la gita a Roma del Garante che avrebbe un bel da fare a tener buoni Di Maio, Di Battista e Fico che con la testa sono già alle prossime elezioni politiche.
Nei giorni scorsi dissidenti delusi del M5S su Radio l’Onta hanno parlato di mercato delle vacche, di tradimenti e di mancanza di fiducia nella leadership e del Garante. Tutte cose che più o meno si leggono sulle bacheche degli (ex) pentastellati genovesi e che aggiungono poco al quadro generale se non la conferma che la decisione di sbarazzarsi sia soprattutto dettato da logiche di spartizione interne che poco hanno a che vedere con i reali “crimini” della Cassimatis nei confronti del MoVimento.
Anche se Putti ha detto di voler accogliere a braccia aperte la Cassimatis (che nel frattempo annuncia una battaglia legale nei confronti del M5S) il lavoro dei fuoriusciti dal MoVimento si concentra sul progetto Effetto Genova.
La frantumazione del MoVimento continua e più a lungo Grillo continuerà con questa linea maggiori saranno le defezioni e minori le possibilità di contare qualcosa nella politica genovese.
Radio l’Onta intanto ha già iniziato a “fare scuola” ed è comparsa da poco una pagina leccese delle gole profonde del M5S dedita a sbugiardare i comportamenti scorretti dei portavoce.
Ma cosa vogliono i dissidenti genovesi?
In due parole: più democrazia. Che è esattamente quello che chiedono molti degli attivisti che sono stati espulsi in questi anni. I dissidenti non sono vicini — o meglio non sono così interessati — ad Effetto Genova il movimento fondato da Paolo Putti con Emanuela Burlando, Mauro Muscarà e Stefano De Pietro ovvero tre dei quattro consiglieri comunali del M5S che hanno lasciato il MoVimento.
Se Effetto Genova guarda a Federico Pizzarotti e ad Effetto Parma i dissidenti genovesi non hanno alcuna intenzione di lasciare il M5S. La loro è una lotta dall’interno per chiedere in buona sostanza che il MoVimento torni alle origini.
Ma a quanto pare Grillo non sa che farsene di loro perchè non è con gli attivisti che si va al Governo del Paese.
Se domani Pirondini e la Salvatore decidessero che anche i cosiddetti dissidenti possono essere coinvolti nella stesura del programma molti di loro probabilmente tornerebbero all’ovile.
Perchè a creare i dissidenti non è stata la loro voglia di spaccare il MoVimento per vedere l’effetto che fa ma il metodo adottato dai vertici pentastellati per controllare il partito annullando i principi fondativi dell’uno vale uno e della democrazia diretta. Due precetti che non sono però mai stati applicati ma che per i dissidenti che continuano a vivere l’illusione del 5 Stelle sono fondamentali e vitali.
Chi sono i responsabili? In molti puntano il dito contro i “veri padroni del M5S” ovvero il triumvirato composto da Massimo Bugani, David Borrelli e Davide Casaleggio alla guida dell’Associazione Rousseau.
Ce la faranno i custodi della rivoluzione a 5 Stelle a non farsi epurare dalla nuova classe dirigente che hanno contribuito a creare?
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 23rd, 2017 Riccardo Fucile
AL MUNICIPIO XII DI ROMA VA IN ONDA UN SINGOLARE CONFLITTO DI INTERESSI: TIPICO CASO IN CUI I GRILLINI GRIDEREBBERO ALLO SCANDALO (SE NON RIGUARDASSE LORO)
Elena Panarella sul Messaggero di oggi racconta la storia del nido di via Francesco Aquilanti, costato 1,2 milioni di euro e frutto di un accordo tra il Comune e il consorzio Solari: il cantiere è concluso e la scuola è pronta, ci sono banchi e sedie e cucina e palestra, e può ospitare una sessantina di bambini.
Ma resta ancora chiuso:
I residenti sono sul piede di guerra: «Cosa aspettano che qualcuno entri e porti via le cose o distrugga l’edificio? Bisogna ridurre le liste d’attesa ed agevolare le politiche per le famiglie, non complicarle». E così la lista dei nidi e delle scuole fantasma si allunga. Succede sempre più spesso, e succede in periferia dove le liste d’attesa sono così lunghe da portare le famiglie all’esasperazione. «E alla fine andiamo ci rivolgiamo direttamente alle strutture private».
Ma in questo caso c’è qualcosa in più.
Durante un servizio televisivo (di qualche settimana fa) il presidente del consiglio del XII Municipio, Massimo Di Camillo, precisava: «Nella zona abbiamo un altro asilo che attualmente non è occupato. Questo fa venire dei dubbi su facoltà o legittimità di aprire un nuovo asilo. Aspettiamo il nuovo bando e vediamo quante richieste ci saranno».
Fin qui sembra una classica storia romana, ma poi arriva il colpo di scena.
Ma la faccenda si complica, come si legge sulla situazione patrimoniale (in ottemperanza dell’art. 14 d.lgs 33/2013) del presidente Di Camillo, dove dichiara lui stesso di essere l’amministratore della RO.MA.Srl edi detenere il 50% delle quote della stessa società .
E cioè per dirla in parole povere una società titolare di un asilo nido privato in convezione a poca distanza da quello comunale di via Aquilanti.
Due strutture vicine con la competenza di due municipi.
Più precisamente osservando la visura storica della società , si chiarisce che Di Camillo detiene a tutt’oggi ancora il 50% delle quote, ma dal 3 ottobre 2016 non è più l’amministratore di questa società .
Il fatto è estremamente grave, tutto il M5S sapeva, ma in 7 mesi nessuno ha speso una parola per fare chiarezza.
Tipico atteggiamento della kasta…
(da “NextQuotidiano“)
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Marzo 23rd, 2017 Riccardo Fucile
I VITALIZI SONO STATI ABROGATI NEL 2012 ATTRAVERSO UNA RIFORMA CHE HA INTRODOTTO IL CALCOLO CONTRIBUTIVO… E SUL PREGRESSO FA RISPARMIARE LA PROPOSTA RICHETTI NON QUELLA DI MAIO
Ieri la Camera dei Deputati ha approvato la proposta di legge del Partito Democratico per la riforma
dei vitalizi dei parlamentari, grande cavallo di battaglia del MoVimento 5 Stelle contro la tanto odiata casta (della quale — loro malgrado — i portavoce a 5 Stelle fanno parte).
Dal momento che ieri non è passata la loro proposta ma quella del PD i grillini, evidentemente poco avvezzi alle regole del procedimento democratico, hanno scatenato una battaglia dentro e fuori dall’Aula di Montecitorio.
Non si è trattato di una legittima “guerriglia parlamentare” ma di un vero e proprio scontro fisico, culminato con l’irruzione dei deputati pentastellati nell’Ufficio di presidenza della Camera (irruzione durante la quale due commessi sono rimasti feriti).
Per anni i pentastellati ci hanno detto che era ora di abolire i vitalizi per i parlamentari, questo nonostante i vitalizi siano stati di fatto aboliti nel 2012, quindi durante la scorsa legislatura, con una riforma che ha introdotto il metodo di calcolo contributivo: oggi il diritto al trattamento pensionistico si matura al conseguimento di un duplice requisito, anagrafico e contributivo.
Il che significa che il parlamentare avrà diritto alla pensione una volta raggiunti i 65 anni di età e a condizione di aver svolto un mandato di almeno quattro anni e mezzo. Rimanevano però in essere i vitalizi di tutti gli ex parlamentari che hanno cessato il mandato prima del 2012.
Una situazione che è stata sanata ieri quando l’Ufficio di Presidenza ha approvato all’unanimità (ad eccezione del M5S) una proposta avanzata da Marina Sereni (PD) che va a toccare i vitalizi di circa 2500 ex deputati: nei prossimi tre anni verranno tagliati dal 10% al 40% i vitalizi.
Si parte con il 10% per i 506 ex deputati che percepiscono tra i 70 e gli 80 mila euro l’anno, il 20% per coloro che arrivano a 90 mila euro e il 40% per i circa 200 ex deputati che hanno un reddito superiore ai 100 mila euro.
Fino al dicembre 2016 il contributo di solidarietà che gli ex parlamentari erano tenuti a versare corrispondeva al 6% dello stipendio e solo per i redditi superiori ai 90 mila euro.
Questo taglio ai vitalizi comporterà un risparmio pari a 2,4 milioni di euro l’anno.
I 5 Stelle invece volevano che venisse deciso di applicare la legge Fornero ai deputati che andranno in pensione in futuro e per questo motivo hanno scatenato la bagarre in Aula e successivamente in Piazza Montecitorio dove si era radunata una folla che voleva “circondare il Parlamento” e che è stata arringata da Di Battista e Di Maio che armati di megafono sognavano di diventare i capopopolo di una rivoluzione come quella di qualche settimana fa in Romania.
Il problema è che la proposta di applicare la Fornero ai deputati (di oggi, non di ieri) non si poteva approvare intervenendo sul regolamento della Camera (come si è fatto ieri in ufficio di Presidenza e come per mesi i 5 Stelle hanno chiesto di fare) ma sarebbe stata necessaria una legge.
Perchè la proposta del MoVimento 5 Stelle non abolisce nessun privilegio
Al grido di si tengono il privilegio i deputati pentastellati hanno “denunciato” le manovre della casta che si vuole tenere il vitalizio mentre loro proponevano di abolirlo. Inutile far notare che il vitalizio è stato già abolito e che la famosa proposta di riforma avanzata da Luigi Di Maio non avrebbe abolito nessun vitalizio perchè non andava a toccare i vitalizi (quelli sì esistenti) che sono già in essere e come è facile intuire costituiscono la parte più consistente della spesa per i vitalizi visto che il numero di chi li percepisce è maggiore di coloro che invece percepiranno la pensione da parlamentare (900 euro dopo i 65 anni di età ) dopo la riforma 2012.
Come ha spiegato il Presidente dell’INPS Tito Boeri qualche tempo fa inoltre la proposta di Di Maio non abolisce i vitalizi oggi in essere perchè per quelli ci vuole, invece, una legge.
Secondo Boeri, infatti, se è possibile modificare gli assegni dei parlamentari attraverso il regolamento della Camera, diventerebbe più complicato se venissero equiparati ad altre pensioni e accumulati a quelli di altre gestioni previdenziali.
Per farlo, servirebbe una norma di legge, oltre che una specifica gestione presso l’Inps o qualche cassa ad hoc dove accreditarli: nella loro proposta, i 5 Stelle non affrontano il nodo, ma lo rimandano ai questori delle Camere e a successivi decreti attuativi.
Una proposta di legge in tal senso per altro c’era già ed era quella — sorpresa — di un parlamentare della casta ovvero il Dem Matteo Richetti.
La proposta di legge di Richetti, firmata da altri 74 parlamentari del Partito Democratico, prevede il ricalcolo di tutti i vitalizi con il sistema contributivo (che quindi dovrebbe comportare una riduzione anche per gli assegni pensionistici che già vengono erogati).
Esattamente la stessa cosa che chiede la petizione online promossa dal Fatto che al primo punto infatti prevede di “ricalcolare tutti i vitalizi attualmente in essere con il sistema contributivo in vigore a Montecitorio e Palazzo Madama dal 2012“.
Quanti risparmi avrebbe prodotto la proposta di legge di Di Maio, che ieri fuori da Montecitorio arringava la folla spiegando che la casta non voleva abolire un privilegio medievale?
È presto detto: nessuno perchè semplicemente avrebbe semplicemente spostato più in là negli anni (ovvero dopo il raggiungimento di 43 anni di contributi) il termine a partire dal quale i deputati avrebbero potuto percepire la pensione.
La battaglia dei 5 Stelle si rivela quindi per quello che è: una battaglia demagogica (i video di Di Battista ieri che filmava da sotto i banchi della Camera per non farsi “censurare” dai commessi sono esilaranti) che viene condotta solo in favore delle telecamere e di una folla sempre più inferocita dai loro alternative facts.
Peccato solo che questi indefessi apritori di scatolette di tonno che vogliono abolire qualcosa che è già stato abolito cinque anni fa li paghiamo con i nostri soldi, altrimenti ci sarebbe da ridere.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 23rd, 2017 Riccardo Fucile
E’ AGENTE DI COMMERCIO DI POLLI E MUSICISTA CON CONTRATTI DI LAVORO A TEMPO: LE DUE ATTIVITA’SECONDO LA LEGGE SONO INCOMPATIBILI
Un nuovo fronte si apre nel M5S a Genova.
Racconta oggi Repubblica che il candidato sindaco “incoronato” dalle urne (digitali) nazionali, Luca Pirondini, dopo che il leader Beppe Grillo, nella veste di garante, ha invalidato le “comunarie” che avevano invece scelto l’attivista di lungo corso Marika Cassimatis, svolge due attività lavorative che però, secondo la legge, non sarebbero compatibili:
Luca Pirondini è infatti registrato alla Camera di Commercio di Genova come “agente di commercio di carni e pollame surgelato”, dal 2010, e la sua impresa risulta attiva: questo però sarebbe irregolare, secondo la legge del 3 maggio 1985, perchè incompatibile con i suoi numerosi e ripetuti incarichi, con contratti di tipo subordinato, a tempo, nelle orchestre di Genova, al teatro Carlo Felice e a Sanremo, presso l’orchestra sinfonica, come violista “di spalla” e “di fila”.
Pirondini, ccome raccontava qualche giorno fa Il Secolo XIX, per lavoro suona la viola e fa il tenore anche al Carlo Felice di Genova, ma il suo contratto è con la Sinfonica di Sanremo il qualità di prima viola.
In passato ha suonato per dieci anni con l’orchestra Luigi Cherubini diretta dal maestro Riccardo Muti. Ma i suoi detrattori nel MoVimento hanno, dai primi giorni della sua candidatura, ricordato come parte del suo reddito derivi anche dall’attività di rappresentante di carni per la Amadori.
Da qui il soprannome di “Piropollo”. E tra gli attivisti, o meglio tra gli ex attivisti dopo la cacciata della Cassimatis, c’è chi non gliela vuole far passare liscia:
Caro Luca Pirondini i vegetariani e vegani di Genova,tra cui molti sono elettori del 5stelle,non hanno gradito che tu candidato sindaco non abbia fatto presente nel tuo CV pubblico che sei un commerciante di Carni,inoltre vorremmo tutti sapere come mai non figuri nell’elenco degli orchestrali, coristi, maestri vari del Carlo Felice, non eri un dipendente come abbiamo letto sui giornali?
Strano peraltro che lo fossi ,visto che l’agente o rappresentante di commercio non può svolgere contemporaneamente un’altra attività alle dipendenze di persone, associazioni, enti pubblici o privati
Nell’articolo di Michela Bompani per Repubblica Genova si specificano meglio i termini della questione:
Presso l’orchestra sinfonica di Sanremo Pirondini ricopre proprio il ruolo di prima viola, peraltro circondato da grande stima, con diversi contratti a termine di tipo subordinato. Uno lo firma proprio in quest’anno, così come dichiara il candidato sindaco. Così pure presso la Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova, lo stesso Pirondini siede nella fila delle viole, per periodi diversi, sempre avendo contratti di natura subordinata a tempo, come “aggiunto”, secondo una graduatoria interna così come accade per le “sostituzioni” o le “integrazioni” in orchestra. Ultimamente ha lavorato alla produzione della 9.a sinfonia di Mahler, diretto dal maestro Fabio Luisi, lo scorso 11 febbraio, come ha ampiamente documentato lo stesso Pirondini con foto dal palco e dietro le quinte, in cui invitava i genovesi a scegliere una serata alternativa al derby, proprio al Carlo Felice.
C’è però la legge del 3 maggio 1985 articolo 5 comma 3 recita che regola la “Disciplina dell’attività di agente e rappresentante di commercio che evidenzia come “L’iscrizione nel ruolo (degli agenti di commercio, OES) è in compatibile con l’attività svolta in qualità di dipendente da persone, associazioni o enti, privati e pubblici”. Come sono il Carlo Felice, o l’orchestra sinfonica di Sanremo.
Anche il successivo decreto legislativo 59 del 2010, nella sezione “requisiti necessari allo svolgimento dell’attività di agente o rappresentante di commercio, posseduti dal titolare” viene indicata, tra altre richieste, la dichiarazione, consapevole delle “responsabilità penali cui può andare incontro”, di “non svolgere alcuna attività in qualità di dipendente da persone, associazioni o enti, privati o pubblici”.
Il primo effetto dell’incompatibilità tra l’iscrizione al registro delle imprese dell’agente di commercio e la sottoscrizione di diversi contratti di natura subordinata potrebbe essere una mossa della Camera di Commercio, che potrebbe cancellare il candidato sindaco dal registro.
(da “NextQuotidiano”)
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