Marzo 19th, 2017 Riccardo Fucile
DEPUTATI FURIOSI, SCONTRO CON L’UFFICIO COMUNICAZIONE
La Stampa di oggi racconta in un retroscena che i deputati del MoVimento 5 Stelle, furiosi per il caso Cassimatis a Genova, avrebbero chiesto la testa di Rocco Casalino e Ilaria Loquenzi.
Tutto parte dal racconto di uno sfogo di Alessandro Di Battista negato su Facebook dall’interessato:
Si racconta che Alessandro Di Battista venerdì mattina sia stato visto in un autobus romano, il 303, che dalla Cassia porta al centro, parlare concitatamente al telefono e ripetere queste frasi: «Perchè è stato commesso questo errore, io non ce la faccio più a tenere unito il movimento. A Genova rischiamo di prendere una sberla. Questa volta gli elettori potrebbero non capire».
Di Battista, ieri mattina, per allontanare i sospetti in un post su Facebook ha provato a smontare le indiscrezioni: «I “retroscenisti” (l’ultima evoluzione di quei giornalisti incapaci di trovare notizie) si occupano di me sostenendo che avrei finito la pazienza con Beppe, avrei dubbi sul Movimento, avrei smesso di avere voglia di lottare. Cosa non si fa per coprire le vergogne dei partiti non è vero? Volate alto, sono gli ultimi colpi di coda di un sistema morente».
Casalino è finito spesso nelle polemiche sui giornali per il suo ruolo all’interno dello staff comunicazione, ma mai nessuno ha messo pubblicamente in dubbio la sua funzione, anche di fronte a polemiche come quella scatenata da Enrico Mentana qualche tempo fa.
Ma qui il tema della discordia è più prosaico e riguarda il rischio di non essere ricandidati, paventato anche da Grillo nel post in cui scaricava la Cassimatis:
In realtà il pasionario grillino non solo crede che la scelta di Genova possa rivelarsi un boomerang, ma è il megafono di un malcontento ben più vasto che serpeggia all’interno della galassia pentastellata.
Intimoriti e dunque spaventati di esprimere le proprie opinioni, i parlamentari preferiscono il silenzio, si nascondono dietro un «no comment».
La linea bassa scelta, come ha raccontato ieri La Stampa, è il prodotto di un timore che va al di là del pasticcio di Genova. Ovvero, il pericolo di non essere ricandidati.
A farlo trapelare è stata una fonte dell’ufficio di comunicazione.
Da mesi infatti si consuma uno scontro tra i parlamentari e appunto l’ufficio di comunicazione: uno è inviso all’altro e viceversa.
Per frenare questa fuga di notizie i deputati sembra si siano sfogati nelle chat interne. Si racconta pure che abbiano chiesto la testa dell’ufficio di comunicazione — ovvero il licenziamento di Ilaria Loquenzi e Rocco Casalino — o in subordine una smentita totale da parte dell’ufficio stesso.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 19th, 2017 Riccardo Fucile
“COME FA A NON CAPIRE CHE STA NUOCENDO AL MOVIMENTO L’USO ASSOLUTISTICO DEL SUO BLOG?”
Anche Enrico Mentana oggi scende nell’agone della polemica sul blog a sua insaputa di Beppe Grillo
e su Genova, dove il caso Cassimatis potrebbe finire in tribunale. Mentana segnala che nella politica italiana vige il principio del non prendersi mai le proprie responsabilità : dalla casa a sua insaputa di Claudio Scajola ai 101 del PD che segarono la corsa di Romano Prodi al Quirinale.
Un principio perfettamente implementato anche nella “nuova politica”:
Su un piano diverso, ma con la stessa inverosimiglianza, come fa Beppe Grillo a non rendersi conto di quanto nuoccia profondamente alla sua credibilità , e quindi a quella del Movimento che ha fondato, l’uso assolutistico del suo blog, come scettro di Salomone, per validare o invalidare elezioni, per dare la linea, proclamare e sconvocare a giro di ore consultazioni e referendum. Il tutto senza mai rendere conto a nessuno, su scelte e numeri, inappellabile.
E poi però, di fronte a una querela, scivere che lui, Grillo “non è responsabile, nè gestore, nè moderatore, nè direttore, nè provider, nè titolare del dominio del blog nè degli account Twitter, nè dei tweet e Facebook e non ha alcun potere di direzione nè di controllo sul blog nè sugli account twitter e Facebook e tanto meno di e su ciò che ivi viene postato”.
Per la brutta vicenda genovese Grillo ha scritto “fidatevi di me”.
Di me chi? Ecco, il partito dei 101 anonimi e il movimento di Nessuno sono le forze principali del nostro paese.
(da “Huffingtonpost“)
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Marzo 19th, 2017 Riccardo Fucile
“ORMAI SOLO REGOLE AD PERSONAM”
“A Genova è stato toccato il punto più basso del Movimento”, “è la dimostrazione di quanto abbiamo denunciato a suo tempo, la creazione di continue regole ad personam. La cosa che mi sorprende di più però leggendo i commenti online davanti a una votazione invalidata quando era già chiusa, escludendo delle persone solo sulla base della fiducia del capo, sono coloro che continuano a giustificarlo. Quelli che dicono: ‘Se Beppe dice che ci sono dei motivi, è sicuramente così'”.
Lo dice a Repubblica Federico Pizzarotti, sindaco di Parma.
“La fiducia è un ottimo sentimento, quando è corroborata dai fatti”, spiega.
“Nel Movimento non è così da molto tempo. E questo può portare a finire male. Noi abbiamo scelto un’altra strada, quella della coerenza e della libertà . Regole chiare a partire da valori chiari, quelli che nei 5 stelle continuano a mancare. Nonostante gli attivisti-fan che non fanno che applaudire”.
“Per ora siamo concentrati sulle amministrative e su Parma. Tra pochi giorni presenteremo il programma, che speriamo possa ispirare altri gruppi in giro per il Paese”, afferma sul suo Effetto Parma.
“Vogliamo metterci insieme e cercare di fare rete. Solo questo, per ora. Una rete fisica, non virtuale. Fatta di contatti veri, incontri. Quello che doveva essere all’inizio – e non è stato – il Movimento”.
Pizzarotti aggiunge che se il M5s andrà al governo, “non ci saranno più scuse. Non hanno ancora spiegato come faranno a preparare una squadra di ministri, sottosegretari, dirigenti, mentre in città come Roma non riescono a trovare neanche un capo di gabinetto”.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 18th, 2017 Riccardo Fucile
I NEOFITI FANATIZZATI SONO ADEPTI ASSATANATI DI UN CREDO INIZIATICO… E A GENOVA IL CERVELLO ALL’AMMASSO DIVENTA DELIRIO COLLETTIVO
Era stato proprio Paolo Putti a raccontarmi che i quadri Cinquestelle provenienti da antiche militanze nel sociale definivano “thugs” — teppisti — i neofiti fanatizzati del Movimento.
Come gli antichi strangolatori indù, seguaci non di un disegno politico quanto adepti assatanati di un credo iniziatico, in cui l’adesione comporta l’immediata sottomissione adorante alla suprema volontà del leader divinizzato.
Del resto taluni di loro avevano attraversato, quale passaggio intermedio alla conversione, una precedente passione dipietrista; in modalità credenti tanto acritiche quanto ringhiose, che già evidenziavano il manifestarsi di un culto fideistico del Capo.
Cervello all’ammasso, che ora diventa delirio collettivo e persegue la purificazione del mondo perseguitando i non sufficientemente determinati nella lotta ai miscredenti, virata in guerra di religione.
Una spirale di impazzimento da mettere paura, che ora trova la sua ennesima manifestazione a Genova con la defenestrazione di Marika Cassimatis.
Cinquestelle della prim’ora, scelta dal voto online quale candidata sindaco alle imminenti amministrative locali.
Dopo l’ostracismo dei guardiani della fede, che l’accusavano di tiepidezza nei confronti degli eretici alla Pizzarotti e varia apostasia, nelle vesti di Kalì è sceso dalle alture di Sant’Ilario Beppe Grillo in persona; per celebrare il sacrificio della reproba sotto forma di ritiro del sacro simbolo di appartenenza.
Confesso di essere senza fiato, un po’ perchè tempo fa avevo bisticciato con la Cassimatis in un’occasione pubblica proprio per il suo (ai miei occhi) eccessivo allineamento al Verbo pentastellare.
Anche se, successivamente, avevo accettato — come dice lei — di “fumare il calumet della pace; per via di comuni amicizie ambientaliste.
Fermo restando che continuava ad apparire ai miei occhi critici un po’ troppo ortodossa. Però salvata da una certa attenzione rispettosa nei confronti delle posizioni altrui: quell’atteggiamento che fungeva da antidoto al settarismo e al culto di Kalì che ora l’ha condotta al rogo mediatico.
Soprattutto mi stupisce l’evidente autolesionismo, apparentemente inspiegabile, delle scelte di chi “puote ciò che si vuole”: la Cassimatis, proprio per la sua personale storia politica, era la migliore scelta per riassorbire in sede elettorale le recenti fuoriuscite dal Movimento che hanno dato vita a “Effetto Genova” ed “Effetto Liguria”.
Mentre il rito sacrificale messo in atto produce l’effetto immediato di mettere fuori gioco il M5S nella consultazione del prossimo giugno.
Con Palermo, la più significativa dell’anno.
Seppure — a dire il vero — l’autogol trova la propria specularità in una ricca serie di corse al massacro sulla pelle della cittadinanza genovese: il Pd che si aggira alla ricerca di un candidato introvabile; Silvio Berlusconi che gioca una partita personale per screditare l’ex delfino Toti, nelle sue ambizioni di federatore a destra in prospettive anche nazionali, contrapponendo ai candidati del governatore un improbabile aspirante sindaco paracadutato da Milano.
Ma per Grillo-Kalì le motivazioni sono ancora più profonde.
Tutto ruota attorno all’appuntamento del 2018, quando si ritiene certa la conquista del governo nazionale e l’elezione a premier di Luigi Di Maio. E nulla deve disturbare il disegno.
Per cui si subisce ogni pasticcio romano di Virginia Raggi e si depura il movimento di ogni possibile bastian contrario. Come la Cassimatis.
Niccolò Machiavelli diceva che “il fine giustifica i mezzi”. Albert Camus replicava: “Chi giustificherà i fini?”.
Pierfranco Pellizzetti
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 18th, 2017 Riccardo Fucile
SIAMO ARRIVATI AL PUNTO CHE IL CANDIDATO SINDACO DI GENOVA E’ STATO SCELTO DAI MILITANTI DI ALTRE CITTA’: E UN INSULTO A GENOVA
Ma il successo alle elezioni politiche del febbraio 2013 ha segnato il trionfo del Movimento Cinque
Stelle o l’inizio della sua fine?
È una domanda che dobbiamo porci tutti, soprattutto i tanti sostenitori entusiasti degli M5S. Senza pregiudizi. Senza partigianerie.
Il Movimento ha grandi meriti. È riuscito a dare voce alla rabbia, senza sconfinare nella violenza, nel razzismo come è successo in Francia, Grecia, Olanda e Germania
Una sfida che poteva essere utilissima anche ai grandi partiti, come il Pd. Che, invece, l’hanno ignorata.
Ma in quel giorno di febbraio è cominciata la vera sfida del Movimento: entrare in contatto con il potere, senza venirne corrotti. Senza cambiare faccia. Selezionare una classe dirigente nuova, dando finalmente spazio al merito e non alla sudditanza. Perchè sono capaci tutti, o quasi, a restare puri quando sei forza di opposizione e non devi vedertela con le poltrone, le ambizioni.
Venerdì a Genova è andata in scena una delle pagine più oscure della breve storia del M5S.
Questione di merito e di metodo, che in questo caso diventa anche sostanza. Il risultato delle selezioni online e la volontà dei militanti sono stati cancellati con un blitz che ha offerto la vittoria al candidato preferito dai vertici locali e nazionali del Movimento.
Siamo arrivati al punto che il candidato sindaco di Genova è stato eletto dai militanti di tutta Italia.
Così il dissenso locale è stato cancellato e il primo cittadino genovese è stato scelto da altri.
Un insulto alla città , non solo agli amici dei Cinque Stelle.
Affari interni, potrebbe essere liquidata così la questione. E invece no, perchè qui entra in gioco il destino di tutti. In questo caso di Genova e dei suoi cittadini.
Da mesi a Genova andava in scena uno spettacolo penoso: il Movimento si dilaniava tra correnti e ambizioni personali, dimenticando il destino di una città .
Fino a dover ascoltare il candidato vincitore che in un discorso faceva un elogio dell’appartenenza rispetto alla competenza.
Nemmeno Dc e Psi degli anni d’oro arrivavano a tanto. Proprio ciò che il M5S ha sempre detto di voler combattere.
Ecco il punto: barattare l’interesse di una città e della sua gente per quello di un partito. Se fosse così, sarebbe il tradimento più grave che una forza politica possa compiere.
Il Movimento Cinque Stelle si è posto obiettivi ambiziosi nel programma. Ma ce n’è uno perfino più grande: rappresentare la speranza.
Tradire una speranza, soprattutto se tanti cittadini la considerano l’ultima, è una colpa imperdonabile.
Ferruccio Sansa
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 18th, 2017 Riccardo Fucile
POCHI FILTRI, NESSUNA VERIFICA, MIGLIAIA DI INATTIVI, NON CI SONO TESSERE E QUOTE DI ISCRIZIONE
Pochi filtri e nessun rinnovo periodico.
Da quando è nato il Movimento 5 stelle, nel 2009, non è mai stata fatta una verifica complessiva degli iscritti.
Per questo nella base esiste una quota di inattivi, ossia persone che hanno tutti requisiti per partecipare a decisioni interne, anche le più importanti come la selezione dei propri candidati, ma che di fatto sono lontane dalla vita politica dei 5 stelle.
Alcuni hanno aderito anni fa, ma poi hanno abbandonato. Basti pensare che alla votazione per aggiornare il Non statuto, una di quelle con l’affluenza più alta, si sono espressi 87mila militanti, su un totale di oltre 135mila.
Si stima che gli iscritti “dormienti” siano migliaia.
Per questo a Milano si lavora per individuare il modo più adatto per conciliare l’idea di movimento aperto con una selezione interna della propria base. Una via per valutare l’effettiva attività di un iscritto, “pulire” le liste da quelli invisibili, e mettere un freno a dissidenti e critici.
Se per gli altri partiti le sottoscrizioni sono annuali e la tessera va rinnovata ogni 12 mesi, nel Movimento 5 stelle la procedura è diversa.
Non ci sono tessere, nè quote di iscrizione. Così come non è mai stato stato chiesto un rinnovo delle adesioni. Per diventare un iscritto certificato la strada da seguire è sempre la stessa da anni. Ed è molto lineare.
Basta compilare un modulo sul sito, con i propri dati anagrafici, inviare la copia del proprio documento di identità e dichiarare di “non essere iscritto a partiti politici” o associazioni in contrasto con i principi del Non Statuto.
“Alle votazioni in rete — si legge nel regolamento — sono ammessi gli iscritti dalla data indicata nel sito del Movimento 5 Stelle, aggiornata almeno una volta l’anno”.
Per quanto riguarda gli argomenti di interesse regionale o locale sono ammessi al voto i “residenti nell’ambito territoriale interessato”.
Per gli iscritti sono previste sanzioni disciplinari: il richiamo, la sospensione o l’espulsione.
Esiste poi un collegio di probiviri “composto di tre membri, nominati dall’assemblea mediante votazione in rete su proposta del capo politico” e scelti “tra i componenti dei gruppi parlamentari del Movimento”.
Ma se un militante non viene segnalato difficilmente la sua posizione sarà valutata dallo staff. E può quindi contribuire a definire l’indirizzo politico del Movimento e partecipare alle votazioni in rete.
È questo uno dei nodi che preoccupa di più diversi esponenti del Movimento, convinti che il meccanismo vada perfezionato.
E che non sia più adatto a una realtà che negli ultimi anni ha visto una rapidissima crescita di consensi.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 18th, 2017 Riccardo Fucile
“NE RESTERA’ UNO SOLO”: AVEVA RAGIONE GRILLO, A GENOVA RIMARRA’ SOLO LUI E LA SUA PICCOLA CORTE DEI MIRACOLATI
Marika Cassimatis, la grillina che aveva vinto le Comunarie a Genova per poi essere definita
incandidabile da Beppe Grillo perchè con alcune posizioni avrebbero danneggiato il M5s, attacca.
E attraverso Facebook lancia l’hashtag #effettodomino #m5s #genova2017 che affianca i commenti di chi si è schierato dalla sua parte.
Il caso Cassimatis provoca addii tra i grillini. Cassimatis rivela che «il Municipio della Valpolcevera ha perso 3 consiglieri su 4».
E pubblica il comunicato del Meetup Valle Stura a 5 Stelle che annuncia «un arrabbiatissimo addio» al Movimento.
“Per ora non penso ad adire le vie legali. Sto aspettando che lo Staff, al quale ho chiesto di vedere i documenti inviati contro di me, mi risponda» prosegue Cassimatis. «Siamo stati accusati in modo generico e pesante – ha detto Cassimatis -, io e le 28 persone della lista. Voglio sapere cosa c’è scritto in quei documenti. Li ho chiesti, aspetto risposte. Per ora non ho ricevuto nulla: nè documenti, nè una telefonata da Grillo».
La Cassimatis cerca di stanare Grillo affinchè metta nero su bianco le accuse per poi scatenare la contraerea.
(da “Il Secolo XIX“)
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Marzo 18th, 2017 Riccardo Fucile
LA RABBIA DEI DISSIDENTI: NEL MIRINO ALICE SALVATORE, LUOGOTENENTE DI LUIGI DI MAIO A GENOVA
Era di appena tre giorni fa il clima di gioia tra i parlamentari che tiravano sospiri di sollievo perchè il ribaltone imprevisto a Genova, dove aveva vinto l’eretica Marika Cassimatis contro il candidato dei vertici, sembrava premiare la libertà del voto e la democrazia.
«Hai visto che alla fine funziona il nostro metodo? – gongolava Nicola Morra in Senato – Questo voto dimostra che non è vero che ci impongono le scelte dall’alto o per pressione di chi vorrebbe comandare sui territori come a Genova Alice Salvatore».
Passano 48 ore e lo stesso senatore, sbigottito, reagisce così: «Non rilascio alcuna dichiarazione».
Per capire lo scompiglio creato tra i parlamentari del M5S, compreso un insospettabile come Alessandro Di Battista, bisogna prendersi una licenza sulla frase con cui Beppe Grillo liquida la candidata vincente: «In qualità di garante del M5S, ho deciso, nel pieno rispetto del nostro metodo» (qui finisce la sua frase) «di fare come pare a me» (questo è quello che è accaduto).
Dopotutto lo ha teorizzato lo stesso Grillo assieme agli strateghi comunicatori della Casaleggio dopo le prime espulsioni: «Basta strapparsi il cerotto, lì per lì fa male, poi non senti nulla». E una conferma alle sue teorie il comico l’ha sempre trovata nei sondaggi: si fa un po’ di chiasso sui media dopo queste rotture così drastiche, ma poi tutto torna alla tranquillità e il M5S non cala.
Inutile chiedere commenti a Roberto Fico, a Roberta Lombardi, o a chi, come loro e come Morra, sperava che la lezione di Genova potesse essere un segnale per la ritrovata democrazia dal basso. Il silenzio imposto viene rispettato.
Solo qualche deputato accetta di rispondere sotto anonimato e spiega: «Questo è un altro chiodo sulla bara in cui stanno seppellendo il M5S».
Di certo si mette fine alla finzione della democrazia diretta in cui gli attivisti decidono liberamente sul blog. E se è comprensibile l’imbarazzo di chi si vede scippata anche l’ultima briciola di un’utopia, meno lo è l’insistente mutismo con cui ormai viene digerita qualsiasi decisione di Grillo se non è inquadrato in quel clima che i partiti avversari definiscono da «soviet stalinista».
Ma c’è dell’altro e lo spiega una fonte dell’ufficio di comunicazione: «Tra qualche mese si vota. Nessuno più farà apertamente delle critiche. Hanno troppa paura di non essere ricandidati».
L’ala movimentista del M5S è in un angolo. I dissidenti o scelgono di andar via, come sta avvenendo nei territori, o si piegano incondizionatamente a Grillo per un altro giro in Parlamento.
Anche se non convincono le spiegazioni arrivate a Roma. C’era una dissidenza organizzata che ha condizionato il primo voto di Genova?
È stato segnalato a Grillo, come dice lui nel post, «con tanto di documentazione, che molti dei 28 componenti della lista hanno tenuto comportamenti contrari ai principi del M5S»? Se così fosse, chi lo ha segnalato a Grillo – si chiedono i deputati – se le liste dei candidati non erano pubbliche e le conoscevano in pochi?
Un nome su tutti finisce sotto accusa: Alice Salvatore.
Consigliera regionale, ambizione sfrenata, ex candidata in Liguria, avversaria di Cassimatis, Salvatore è una fedelissima di Luigi Di Maio, con cui ha avuto un incontro a Imola due sabati fa assieme a uomini della Casaleggio.
Gli attivisti liguri e alcuni deputati non faticano a definirla «non solo divisiva ma distruttiva».
Come mai, si chiedono i parlamentari, a differenza della Lombardi che contro Virginia Raggi a Roma è stata brutalmente stoppata da Grillo che le ha detto di occuparsi solo di Parlamento, Salvatore può ficcare il naso nelle elezioni di Genova ?
(da “La Stampa”)
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Marzo 18th, 2017 Riccardo Fucile
“MI REPUTO UNA MILITANTE ORTODOSSA, CREDO NEL M5S”
«Poteva succedere a tutti, tranne che a uno». L’amarezza è nei dettagli. 
La professoressa Marika Cassimatis è nella sua casa di Albaro, il quartiere borghese della città . Un tavolo, due tazzine di caffè.
Tanta voglia di chiamare le cose con il loro nome, frenata solo dalla timidezza congenita che coglie le persone travolte da fama e vicende di più grandi di loro.
Il metodo Genova era stato creato per far vincere Luca Pirondini, prescelto da Beppe Grillo e dalla sua proconsole Alice Salvatore.
Il superamento delle graticole, ovvero l’esame preventivo da parte dei militanti, e l’abbinamento con 28 aspiranti consiglieri comunali, erano prerequisiti che dovevano portare al candidato unico. Lo sapevano tutti.
L’unica a far finta di niente è stata lei, insegnante di geografia all’Istituto tecnico commerciale Rosselli, neofita della politica, fulminata sulla via di Beppe Grillo nell’ormai lontano 2012. «Che delusione. Credevo nella democrazia, e per questo mi ero messa in gioco. Evidentemente mi sbagliavo».
Che cos’ha fatto di male, professoressa?
«Me lo chiedo anch’io. Mi reputo una militante ortodossa, credo profondamente nei valori del Movimento. Pensavo di avere la carte in regola ma così non è. Ultimamente mi devo essere persa qualche passaggio».
Suvvia, non è bello cospirare con il nemico interno...
«Per carità . Mi accusano di avere avuto rapporti con Paolo Putti, il nostro ex candidato sindaco che di recente ha lasciato il Movimento».
Confessa?
«Beh, certo. È stato il portavoce di M5S Genova fino al febbraio 2017. Era difficile non averci a che fare. Per me e per chiunque altro».
Ma lei è una sua quinta colonna?
«Quando se ne è andato, non ha ceduto il posto di consigliere comunale a chi veniva dopo di lui. Una cosa che andava contro i miei principi. Ho contestato apertamente la sua scelta, anche su Facebook».
E di Pizzarotti che mi dice?
«Mi dichiaro colpevole. L’ho incontrato, è vero. Nel 2014, a una convention organizzata dal comune di Parma su ambiente e innovazione. In rete c’è anche il video. Mi sembra che all’epoca fosse ancora dei nostri, quindi era tutto legale. Finito con l’interrogatorio?».
Allora perchè l’hanno fatta fuori?
«Proviamo a capirlo insieme. Se c’era un ostacolo o un pregiudizio c’era tempo per valutarli insieme. Sono o no la stessa persona che venne candidata alle Europee del 2014 e alle Regionali del 2015?».
Le credo, sulla fiducia.
«Grazie. Se io sono quella di sempre, significa allora che sono cambiati i termini della competizione. Qualcuno ha introdotto il numero chiuso senza dirlo a nessuno. Infatti sono intervenuti solo a votazione conclusa».
Veniamo al dunque?
«Mi sembra una opzione valutabile quella che io abbia partecipato a una gara che prevedeva un solo vincitore, scelto in precedenza dai vertici nazionali e regionali di M5S».
Un noto musicista cittadino?
«Sulla notorietà ho qualche dubbio. Ma insomma, sì, Luca Pirondini. Per quello dico che la mia sorte poteva toccare a tutti, tranne che a lui».
Ha chiesto lumi ad Alice Salvatore, la plenipotenziaria ligure di M5S?
«Lei è la sponsor principale, e unica, del mio sostituto. Anzi, meglio che gli faccia lei la domanda. Con noi semplici militanti non parla».
Ma che bell’ambientino.
«La simpatia reciproca può anche non esserci. Quel che dovrebbe contare è il programma. Perchè M5S non è proprietà privata. Così mi è stato insegnato».
Si sente tradita?
«Con questa decisione hanno tradito M5S e i suoi principi, a cominciare da quello fondamentale della trasparenza. Per la prima volta hanno interrotto dall’alto un processo democratico. Non era mai successo prima. Uno spartiacque».
Colpa di chi?
«Qualcuno ha sbagliato. Non so se Beppe Grillo si è fatto mal consigliare. Comunque, questo errore rimarrà . E avrà un effetto boomerang».
Finisce qui?
«Con i 5 Stelle è finita, certo. Sono stata diffamata senza alcun riscontro. Ci vediamo in tribunale. Il mio attivismo continua. Vado avanti. Cercherò di dare voce a chi la sta perdendo, magari cominciando da queste amministrative».
M5S 2, la vendetta?
«Non dica così, che mi viene da piangere».
(da “il Corriere della Sera”)
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