Destra di Popolo.net

PERCHE’ GRILLO VUOL FAR PERDERE IL M5S A GENOVA: A CHI DEVE FARE LA MARCHETTA?

Marzo 17th, 2017 Riccardo Fucile

DOPO CHE 4 CONS. COM. SU 5 E UN CONS. REG. HANNO ABBANDONATO IL MOVIMENTO, OGGI LA FARSA DI CACCIARE UNA CANDIDATA SINDACO ELETTA DALLA BASE… MA DIETRO C’E’ DELL’ALTRO

Spesso qualcuno ci rimprovera di essere troppo critici verso i Cinquestelle, assimilandoli agli altri partiti.
In parte costoro hanno ragione, perchè in realtà , anche se ce ne vuole, sono anche peggio.
E non ci riferiamo ovviamente alla base grillina, animata sicuramente dal desiderio di cambiare in meglio il nostro Paese, ma ai vertici aziendali della struttura.
Forse ci facilita il fatto di essere concittadini del proprietario del partito e di averne potuto seguire l’iter personale e politico: per quest’ultimo in ogni caso è sufficiente chiedere a chi ha mosso a Genova i primi passi con lui e trarne le conseguenze.
Non a caso oggi assistiamo a quanto segue: in una città  dove il M5S ha preso 36.579 voti (13,9%) alle ultime comunali del 2012, saliti a 72.310 voti (29,6%), primo partito in città  alle Regionali 2015, hanno votato appena in 700 per decidere chi portare come candidato sindaco alle prossime amministrative.
Si è assistito a una diaspora che ha portato 4 consiglieri comunali su 5 e 1 consigliere regionale a lasciare il partito, insieme ad alcune centinaia di iscritti.
Nell’unica uscita pubblica in città , in occasione dell’alluvione, Grillo è stato contestato al grido di : “vieni a spalare invece che parlare”. Tanto per capire quanto sia amato.
Dopo aver “costretto” Putti, capogruppo al Comune e persona perbene, a fare i bagagli perchè interprete del M5S delle origini, Grillo e la capogruppo in Regione Alice Salvatore avevano deciso che il candidato sindaco doveva essere tale Pirondini, agente di commercio, fedele alla linea.
Sconfessati dalla base che ha votato la docente Cassimatis, siamo arrivati al golpe: si rifanno le votazioni per dire solo   si o no a Pirondini.
Ma cosa si cela dietro questa figura da cioccolataio di Grillo?
Il colpo finale di immagine al Movimento che non arriverà  così neanche al ballottaggio.
Perchè Grillo non vuole governare Genova, città  in crisi e dalle mille problematiche, troppo rischioso prendere misure impopolari (vedi privatizzazioni) col rischio di trovarsi contestatori sotto casa e sputtanarsi in tutta Italia.
E che dire dell’opposizione solo di facciata che il MS5 sta facendo in Regione alla giunta Toti?
La mossa di Grillo è un ottimo assist per le speranze del Centrodestra di vincere le elezioni a Genova, quanto meno di arrivare al ballottaggio.
Poi ci penserà  Grillo ad attaccare il Pd negli ultimi 15 giorni, dimenticando di rivolgere analoghe critiche al centrodestra.
Le origini sono quelle, le carte ora sono scoperte.
Il bluff è finito.

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VOTATA E CACCIATA DAL GERARCA, LA BASE M5S INSORGE: “IL CAPO PREGIUDICATO HA DECISO”, L’EX PUTTI: “GLI ITALIANI DEVONO AVERE PAURA, GRILLO HA GETTATO LA MASCHERA”

Marzo 17th, 2017 Riccardo Fucile

ORA NON SI ESCLUDONO VIE LEGALI: LA VOTAZIONE ON LINE AVEVA CERTIFICATO LA VITTORIA DI MARIKA CASSIMATIS… LA SUA CANDIDATURA ERA REGOLARE AVENDO RACCOLTO LE FIRME RICHIESTE

Clamoroso a Marassi: dopo aver vinto le Comunarie, Marika Cassimatis non sarà  candidata del MoVimento 5 Stelle a Genova. Beppe Grillo la caccia oggi con un comunicato sul blog accusandola di aver tenuto “comportamenti contrari ai principi del MoVimento 5 Stelle” e invita, lasciando la possibilità  di votare, gli attivisti cittadini a decidere se presentare la lista di Luca Pirondini, sponsorizzata da Alice Salvatore, o a non presentarsi nella città .
Dopo l’esito delle votazioni di martedì, infatti, mi è stato segnalato, con tanto di documentazione, che molti, non tutti, dei 28 componenti di questa lista, incluso la candidata sindaco, hanno tenuto comportamenti contrari ai principi del MoVimento 5 Stelle prima, durante e dopo le selezioni online del 14 marzo 2017. In particolare hanno ripetutamente e continuativamente danneggiato l’immagine del MoVimento 5 Stelle, dileggiando, attaccando e denigrando i portavoce e altri iscritti, condividendo pubblicamente i contenuti e la linea dei fuoriusciti dal MoVimento 5 Stelle; appoggiandone le scelte anche dopo che si sono tenuti la poltrona senza dimettersi e hanno formato nuovi soggetti politici vicini ai partiti. Questa decisione è irrevocabile. Se qualcuno non capirà  questa scelta, vi chiedo di fidarvi di me. Non ho nessun interesse se non il bene del MoVimento 5 Stelle. Siamo la forza politica su cui i cittadini ripongono le proprie speranze per un’Italia migliore, per una Genova migliore. Non possiamo permetterci nessuna sbavatura. Non possiamo permetterci di candidare persone su cui non siamo sicuri al 100%. Vi garantisco che non accadrà , nè a questa tornata delle comunali, nè alle politiche.

La Cassimatis ha risposto con un comunicato su Facebook: «Apprendo ora che la mia lista , ancora fantasma in quanto non pubblicata, uscita vincitrice da una votazione democratica, è stata sconfessata da Beppe Grillo. Ne prendo atto».
La Cassimatis non ha fatto sapere se ha intenzione di ricorrere alle vie legali per ribaltare la decisione, anche se qualche spazio in teoria dovrebbe esserci: «Bisognerebbe approfondire la validità  della clausola di riserva e, se ritenuta valida, se il comportamento della Cassinatis integri o meno quelle violazioni dei principi del movimento richiamati nella clausola. Io la decisione la impugnerei», fa sapere l’avvocato Lorenzo Borrè, che ha portato in tribunale a Roma e a Napoli i leader M5S, ottenendo i reintegri per i suoi assistiti.
La decisione ha del clamoroso non soltanto per quel che riguarda la Cassimatis: lo stesso Pirondini, nei giorni scorsi, aveva infatti chiesto che venissero resi pubblici i nomi e numeri dei votanti candidati consiglieri
Ma per lui non c’è stata nessuna sanzione, anzi: c’è stato il premio della possibilità  di candidarsi con sponsorizzazione ulteriore del blog.
La Cassimatis invece ieri aveva pubblicato questo status in cui si difendeva dalle accuse di Pirondini, secondo il quale aveva fatto “comunella” con gli esclusi:
Gira nei social un link ad un evento al quale ho partecipato a Parma sul bilancio partecipato nel 2014 ( ribadisco 2014, Pizzarotti e la sua giunta erano, allora, ancora saldi sotto la bandiera a Cinque stelle e le tempeste successive erano lontane all’orizzonte.) Vi erano anche numerosi portavoce M5S, ancora portatori sani di Movimento e affatto traditori, come Silvana Carcano e Giulia Sarti, tra quelli che ricordo. Facciamo un paragone: come dire che dal 2013 al gennaio 2017, chi a Genova ha lavorato con Paolo Putti e gli altri portavoce comunali fuoriusciti, era da condannare. Chiariamoci bene: chi non ha lavorato con i consiglieri comunali in quegli anni, significa che NON ha mai fatto attivismo sul territorio, banchetti e manifestazioni comprese perchè Paolo Putti era il portavoce e ogni azione politica passava attraverso la sua concessione del logo. Direi di aver detto tutto quello che c’è da dire”.
Pirondini infatti nel giorno del voto aveva parlato, riferendosi alla Cassimatis, di chi “fino a qualche giorno fa faceva comunella con i voltagabbana che hanno usato il M5S per darsi visibilità  e poi creare altre liste”, ovvero Paolo Putti e gli altri consiglieri che avevano lasciato il M5S o erano stati esclusi.
La Cassimatis invece ieri aveva condiviso una chat pubblicata da un attivista in cui Alice Salvatore alla vigilia del voto assicurava il massimo impegno per il candidato sindaco, chiunque fosse. La condivisione oggi non appare più sul suo profilo.
Si vota fin quando non vince quello che dico io!
Sulla pagina FB di Grillo i commenti si dividono, per ora, tra favorevoli e contrari alla decisione del padrone.
Giusto ieri invece la Salvatore, dopo un lungo silenzio in seguito ai risultati sgraditi, era tornata a parlare sulla sua pagina facebook postando un’intervista a Repubblica Genova in cui sosteneva di non aver endorsato ufficialmente nessuno (vero, ma le foto di lei e Pirondini erano presenti ovunque) e complimentandosi con la Cassimatis per la vittoria, assicurandole anche il sostegno.
Sul profilo facebook della Cassimatis invece, in calce a un post che parla di altro, i sostenitori dell’ormai ex candidata sono molto arrabbiati: «Ci sarà  sicuramente un errore. Altrimenti sono esterrefatto», dice Luca;   «Ti hanno cacciata , il capo pregiudicato ha deciso», scrive Roberto.
Paolo Putti, consigliere comunale genovese fuoriuscito a fine gennaio dal Movimento 5 Stelle di cui era capogruppo e candidato sindaco nel 2012, in rotta di collisione con la gestione di Beppe Grillo e Alice Salvatore, contattato dalla “Dire”, ha invece molto da recriminare: “Chiedo agli italiani di avere paura e di reagire rispetto a questo quadro. Hanno gettato la maschera. È terribile: c’è da avere paura. Spero che sia l’inizio della fine. Mi dispiace moltissimo per Marika Cassimatis che è una brava persona e a me interessa che ci siano persone per bene. Ma temo che non sarebbe mai riuscita a contrastarli vista la potenza di fuoco che possono mettere in campo”.

(da “NextQuotidiano“)

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UN BLOG SENZA RESPONSABILI, SALVO CONVENIENZA: QUESTA E’ L’IMMAGINE DEI CINQUESTELLE

Marzo 17th, 2017 Riccardo Fucile

PUO’ AMBIRE A GUIDARE IL PAESE CHI NASCONDE CIO’ CHE DOVREBBE ESSERE PUBBLICO E TRASPARENTE?

L’inestricabile incastro di scatole cinesi dietro il quale si nasconde il Movimento 5 stelle è inaccettabile per una democrazia compiuta che si vuole definire tale.
La vicenda del blog di Beppe Grillo, della querela del Partito democratico e della incredibile difesa del fondatore (in sintesi: “Il blog chi?”), ha fatto molto ridere e molto incazzare.
In sintesi: il Pd ha denunciato un post pubblicato su beppegrillo.it, e i legali del fondatore si sono difesi spiegando che nulla sa e nulla c’entra il buon Beppe con quel che viene pubblicato.
Al di là  delle ironie e delle reazioni di bottega, tuttavia il campanello d’allarme è serio. Ed è l’ultimo di una lunga serie.
L’opacità  e la viscosità  dei meccanismi di funzionamento del Movimento, uno dei principali player dello spazio pubblico italiano, sono cose che riguardano tutti.
E non è sufficiente il manierismo della linea difensiva dei colonnelli 5 stelle (riassumendo: “Guardate la nostra pagliuzza, non le travi degli altri”) a derubricarne la rilevanza nella discussione politica e civile del nostro paese.
Nè tantomeno la sostanziale insensibilità  del loro elettorato, mobilitato su issues ideologico-fideistiche.
I meccanismi di funzionamento del Movimento sono imperscrutabili.
Fino ad arrivare al punto che il suo fondatore rifiuta di riconoscere la paternità  di quel che esce sul blog, fonte di diritto primaria della sua creatura politica. E si spinge a rinnegare anche di quel che viene pubblicato sui suoi profili social, che portano il suo nome e sono certificati rispettivamente da Facebook e da Twitter.
In punta di diritto, la difesa di Grillo sembra funzionare. Caterina Malavenda, luminare del diritto dell’informazione, su queste colonne spiegava come la responsabilità  in solido di blog, post e tweet sia dell’autore che materialmente li scrive.
Ma il pilatesco rinnegamento dell’intero impianto normativo-culturale su cui si fonda l’avventura politica del Movimento lascia basiti.
Anche perchè non è l’ennesima provocazione, l’iperbole brandita come strumento di comunicazione di massa, alla quale il lessico dell’ex comico ci ha abituati.
Il vederlo certificato sulla carta di un documento ufficiale, nel burocratese di una memoria difensiva, ricorda quel che diceva Lebedev ne L’idiota di Dostoevskij: “Ogni fatto reale ci appare quasi sempre incredibile e inverosimile. E quanto più è reale, tanto più talora ci appare inverosimile”. Più prosaicamente: quando la realtà  supera la fantasia.
Tra le righe, la realtà  diventa ancora più inverosimile. Perchè tra i metatag del post querelato (sulla vicenda di Tempa Rossa), in effetti c’è un campo “author”.
Mistero svelato? Per nulla, perchè ci si infila nell’ennesimo vicolo cieco. L’autore viene identificato da un link. Quello dell’account Google plus di Grillo.
Al quale è applicabile lo stesso discorso illustrato dall’avvocato Malavenda per Facebook e Twitter. Morale della favola, risalire all’autore materiale del post è impossibile.
E non per una fortunata coincidenza, o per qualche bug del web. Ma per un sistema di livelli sovrapposti ed elusivi costruito così bene che non può essere scardinato.
Un fumo che pervade l’intera struttura organizzativa del partito. Non è dato sapere quanta pubblicità  fattura il blog, ed è impossibile risalirvi anche per per l’assenza della partita Iva pubblicata a piè di pagina.
Non si sa chi scriva i post, chi ne decida la linea, con chi vengono concordati.
Grillo scarica sulla Casaleggio, Casaleggio (Gianroberto) diceva che erano concordati con Grillo (al Fatto diceva “Sono tutti nostri. Ci sentiamo sei-sette volte al giorno per concordarli, poi io o un mio collaboratore li scriviamo, lui li rilegge. E vanno in rete”), lo statuto 5 stelle dice che il responsabile è Grillo, che però rifiuta di essere considerato il titolare, sia legale sia politico, di quel che vi viene scritto.
Fatti reali, incredibili e inverosimili.
Che fanno il paio con le lettere di diffida, ammonimento, sospensione ed espulsione che arrivano via mail firmate da “Lo staff”.
E ci sarà  da ridere, e tanto, quando qualcuno querelerà  l’estensore di una di quelle mail. Perchè sarà  costretto a sporgere denuncia contro ignoti, non essendo firmate, non assumendosene nessuno la responsabilità .
Per maggiori dettagli citofonare Pizzarotti. O con un collegio di probiviri tirato su in fretta e furia, votato plebiscitariamente via blog, non per costruire una sana e robusta vita democratica all’interno del Movimento, ma per la stanchezza del fondatore di essere il destinatario delle cause delle denunce.
Per tacere del nulla assoluto intorno alle votazioni online, all’elaborazione dei risultati, alla certificazione esterna.
E pensare che si era partiti, quattro cinque anni fa, con i vertici che discutevano dell’opportunità  di rendere pubblico o meno il codice del blog, di adottare piattaforme come Liquid Feedback per l’elaborazione collettiva delle proposte politiche.
Siamo finiti con un garante non responsabile, con uno statuto e con un non statuto, con un Direttorio, con due blog (oltre a beppegrillo.it è nato da qualche mese il blog delle stelle) incastrati tra di loro, alimentati sull’asse Genova-Milano ma, a quanto pare, senza responsabili effettivi, con staff senza volto, con procedimenti decisionali che si sa come finiscono, ma non si capisce mai fino in fondo come nascono e come si sviluppano.
Un caos che sommerge le stelle danzanti, in cui nessuno si assume responsabilità  se non quando gli conviene per il momento per cui gli conviene.
Tutto il resto è nascosto da livelli concentrici di protezione, penetrati i quali spesso si viene rimandati al punto di partenza con un pugno di mosche. Il problema è che il caos sembra organizzato scientemente.
Può il nostro sballottato sistema democratico permettersi un partito che gioca a rimpiattino se si prova a penetrarne i meccanismi di funzionamento?
Può il nostro paese consentire che vada al governo chi nasconde ciò che dovrebbe essere pubblico e trasparente dietro una cortina di firewall?

(da “Huffingtonpost”)

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IL VINCITORE NON PIACE A GRILLO, A GENOVA SI RIVOTA: LA BASE NON CONTA UN CAZZO

Marzo 17th, 2017 Riccardo Fucile

QUESTA E’ LA DEMOCRAZIA DEL PADRONE DELL’AZIENDA: DOVEVA USCIRE IL PROTETTO DELLA SALVATORE, GLI ISCRITTI HANNO VOTATO INVECE LA CASSIMATIS CHE ORA DIVENTA IMPROVVISAMENTE “NON CANDIDABILE”… MA FINO A IERI LO ERA

“In qualità  di garante del MoVimento 5 Stelle, al fine di tutelarne l’immagine e preservarne i valori e i principi, ho deciso, nel pieno rispetto del nostro metodo, di non concedere l’utilizzo del simbolo alla lista di Genova con candidata sindaco Marika Cassimatis”.
Lo scrive sul blog Grillo secondo il quale “molti” esponenti della lista di Cassimatis “hanno ripetutamente e continuativamente danneggiato l’immagine del MoVimento 5 Stelle”.
Grillo indice quindi nuove Comunarie a Genova, con votazione dalle 10 alle 19.
“Se qualcuno non capirà  questa scelta, vi chiedo di fidarvi di me”, continua il comico, spiegando la decisione di non permettere la candidatura di Marika Cassimatis, vincitrice delle Comunarie per Genova.
“Non possiamo permetterci di candidare persone su cui non siamo sicuri al 100%. Vi garantisco che non accadrà , nè a questa tornata delle comunali, nè alle politiche. Le nostre selezioni rispetteranno il voto online, ma saranno rigorose. Non c’è più spazio per chi cerca solo poltrone”, scrive ancora Grillo.
Proprio nella giornata di ieri, il tenore Luca Pirondini, sconfitto al ballottaggio delle Comunarie da Cassimatis nonostante fosse favorito, ha annunciato di voler chiedere la pubblicazione dei nomi di chi ha votato alle primarie grilline.
“Apprendo ora che la mia lista, ancora fantasma in quanto non pubblicata, uscita vincitrice da una votazione democratica, è stata sconfessata da Beppe Grillo. Ne prendo atto”.
È quanto scrive Cassimatis sulla sua pagina Facebook dopo l’annuncio sul blog di Beppe Grillo.

(da “Huffingtonpost”)

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QUANDO GRILLO DICEVA: “IL RESPONSABILE DEL BLOG SONO ESCLUSIVAMENTE IO”

Marzo 16th, 2017 Riccardo Fucile

SPUNTA UN POST DEL 2012 FIRMATO DA GRILLO CON IL QUALE SOSTENEVA L’ESATTO OPPOSTO DI QUELLO CHE HA DETTO IERI PER SALVARSI DALLA QUERELA DEL PD

Il post del 2012: “Il responsabile sono io”. E così è lo stesso Grillo, con un post firmato del suo blog, a smentire se stesso.
Il leader 5 Stelle, evidentemte, dimentica, o finge di dimenticare quanto aveva scritto quattro anni fa, in quell’editoriale con il quale precisava di essere il responsabile editoriale del suo blog.
E quindi anche dei post non firmati.
Secondo quanto affermato dallo stesso fondatore 5 Stelle, sarà  dunque lui a risponderne in Tribunale.
Ecco cosa scriveva Grillo nel 2012. “Vorrei ricordare, ancora una volta, che la responsabilità  editoriale del blog è esclusivamente mia. Beppe Grillo”
La difesa dalle querele pd. In queste ore Grillo si difende così: “Il Blog beppegrillo.it è una comunità  online di lettori, scrittori e attivisti a cui io ho dato vita e che ospita sia i miei interventi sia quelli di altre persone che gratuitamente offrono contributi. Il pezzo oggetto della querela del Pd – scrive – era un post non firmato, perciò non direttamente riconducibile al sottoscritto. I post di cui io sono direttamente responsabile sono quelli, come questo, che riportano la mia firma in calce”.
La coerenza non pare essere di questa terra…

(da agenzie)

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ALTRA GRANA PER LA RAGGI: SI DIMETTE IL MINISINDACO M5S DEL MUNICIPIO DELLA GARBATELLA

Marzo 16th, 2017 Riccardo Fucile

ESPLODE LA GUERRA INTERNA TRA GLI ORTODOSSI DELLA LOMBARDI E I SEGUACI DELLA RAGGI

La notizia era nell’aria da qualche giorno e ora è divenuta ufficiale: nella Capitale, con la caduta della Giunta dell’VIII municipio (Garbatella e Ostiense), si è consumata la prima crisi politica conclamata dovuta alle divisioni interne a M5S.
Stamani infatti il minisindaco Paolo Pace ha deciso di gettare la spugna e di rassegnare le proprie dimissioni, in aperta polemica coi consiglieri “ortodossi” vicini alla deputata Roberta Lombardi, che in consiglio municipale avevano messo in minoranza i “governativi” fedeli al presidente e leali nei confronti della sindaca Virginia Raggi.
Un esito che la prima cittadina, consapevole delle ripercussioni che avrebbe potuto avere a livello cittadino e nazionale, aveva tentato in ogni modo di scongiurare, nominando una task-force di consiglieri capitanata dal capogruppo in Campidoglio Paolo Ferrara, con la missione di far siglare un compromesso alle parti, capace di riportare la situazione alla normalità .
Missione che, lungi dall’appianare le divergenze, ha ulteriormente esacerbato gli animi (si parla di contatti fisici e di strattoni nel corso del tentativo di mediazione la settimana scorsa nella sede del municipio) e ha portato Pace ad usare parole al vetriolo nei confronti degli ortodossi per motivare la scelta di dimettersi.
Pace ha parlato di “una maggioranza che si comportava costantemente da opposizione, controllando e criticando ogni atto della giunta prima ancora che venisse prodotto, effettuando veri e propri blitz negli uffici amministrativi e producendo così una indebita e inaccettabile ingerenza”.
Lo strappo tra la giunta e i consiglieri si è prodotto sulla questione dell’area degli ex-mercati generali, per la quale la giunta cittadina ha avallato il progetto di riqualificazione già  approvato dalla giunta Marino.
Scelta a sua volta approvata dal municipio, contro cui però si sono schierati gli ortodossi, chiedendo che si ridiscutesse il tutto e si ripartisse da una consultazione dei residenti.
Ma al di là  del casus belli, la situazione era apparsa complicata per l’incompatibilità  delle diverse visioni e sensibilità  messe in campo dalle due “correnti”: i consiglieri ortodossi erano arrivati a chiedere a Pace di non utilizzare il simbolo pentastellato nelle sue uscite pubbliche, e hanno mantenuto una linea aspramente critica sul progetto del nuovo stadio della Roma, tanto da appoggiare la contestazione in Campidoglio alla sindaca da parte del tavolo urbanistica del movimento, capeggiato da Francesco Sanvitto, che non a caso si è occupato anche dei mercati generali.
Ora che la crisi è deflagrata sul piano politico, su quello formale ci sono 20 giorni da far trascorrere nel caso vi fosse un ripensamento del presidente dimissionario, dopodichè la gestione del municipio passerà  direttamente nelle mani della sindaca, che potrà  decidere la data delle elezioni (si pensa ad un mini election-day assieme a Ostia).
Resta, in ogni caso, il vulnus all’amministrazione cittadina, e una situazione interna al Movimento preoccupante, se si considera che proprio in questi giorni si dovrebbe assistere al rush finale sul nuovo progetto di stadio a Tor di Valle, per il quale dovrà  poi necessariamente giungere il via libera dell’aula Giulio Cesare, in uno scenario che a questo punto non risulta dei più rassicuranti.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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LO STATUTO M5S INCHIODA GRILLO “TITOLARE E GESTORE” DEL BLOG, LA CAUSA E’ IN ATTO, NON E’ VERO CHE E’ STATA CHIUSA, IL PD CHIEDE 1 MILIONI DI DANNI

Marzo 16th, 2017 Riccardo Fucile

DOPO LA DENUNCIA PER DIFFAMAZIONE, SCARICABARILE DI GRILLO CON LA CASALEGGIO E CON CHI GESTISCE MANUALMENTE SOCIAL ED ACCOUNT

È una vicenda che, assieme ad altre, può entrare nel cuore della cyberpropaganda pro M5S e diventare un caso di scuola.
Nella memoria difensiva per una nuova querela per diffamazione arrivata a Beppe Grillo dal Pd (il blog e tweet diedero sostanzialmente dei corrotti a Renzi e Boschi per Tempa Rossa, i due non furono mai neanche indagati; ora il Pd chiede un milione di danni), gli avvocati del capo del M5S scrivono: Grillo «non è responsabile, quindi non è autore (suo sinonimo), nè gestore, nè moderatore, nè direttore, nè provider, nè titolare del dominio, del blog, nè degli account twitter (corsivi nostri), nè dei tweet e facebook, non ha alcun potere di direzione nè di controllo sul blog nè sugli account twitter, nè dei tweet o facebook, e tanto meno di, e su, ciò che ivi viene postato».
Grillo scarica addosso ad altri eventuali denari da pagare, separandosi da ciò che avviene in suo nome nello spazio cibernetico.
Ma addosso a chi? Alla Casaleggio? Al dipendente che gestisce i suoi social? A uomini della comunicazione ufficiale, o dell’Associazione Rousseau?
E «gli account», quali sono esattamente? Gli avvocati non usano il singolare (eppure l’account in causa qui è solo quello di Grillo). Usano il plurale.
La memoria è firmata da tre legali, Enrico Grillo, Guido Torre, Michele Camboni.
Il primo è il nipote di Beppe e, soprattutto, è tra i firmatari (assieme al comico e Enrico Maria Nadasi) di un atto storico, il cosiddetto statuto di cui il M5S si dovette dotare (nel dicembre 2012 a Cogoleto, vicino a Genova) per evitare, disse il fondatore M5S, di correre il rischio di non potersi presentare alle elezioni.
Oggi Grillo dice: «Rispondo solo dei post firmati».
Tuttavia in quell’atto fondativo, all’articolo 4, è scritto il contrario: «Giuseppe Grillo, in qualità  di titolare effettivo del blog raggiungibile all’indirizzo www.beppegrillo.it (…) , mette a disposizione dell’Associazione Movimento cinque stelle la pagina del blog».
La conclusione: «Spettano quindi al signor Giuseppe Grillo (…) titolarità  e gestione della pagina del blog».
Peraltro, nella memoria difensiva attuale Enrico Grillo è difensore di Beppe Grillo; nello «statuto» del M5S è, circostanza mai smentita, vicepresidente M5S.
Nella pagina del blog, invece, sta scritto che Grillo è titolare per la privacy, e la Casaleggio è titolare del trattamento dei dati. L’intestatario formale è (cosa nota) tale Emanuele Bottaro.
È un sistema che rende difficile, ma non impossibile, accertare responsabilità  di testi, e favorisce le anonimizzazioni; facebook e account su twitter pongono più problemi di individuazione.
Oggi gli avvocati di Grillo scrivono anche (al punto D): «Orbene, il blog citato dall’attore (…) è gestito dalla Casaleggio Associati srl, e non da Giuseppe Grillo».
Grillo ci sta dicendo, insomma: prendetevela con ciò che avviene in Casaleggio?
Sarebbe la rottura di un vecchio patto che aveva; ma con Gianroberto; non con Davide. Marco Canestrari, ex di quell’azienda, spiega: «ll blog è il centro di un progetto di cui Grillo non è ideatore nè amministratore, ma testimonial. Per un po’ Grillo è stato tenuto al corrente delle iniziative della Casaleggio. Poi si è solo fidato. Ora non lo riguardano. O così vorrebbe. In diverse circostanze, il ruolo di chi si offre di accollarsi determinati oneri è detto “prestanome”».
Gianroberto Casaleggio – al Fatto che gli chiedeva «quanti post del blog sono suoi e quanti di Grillo?» – rispose: «Sono tutti nostri. Ci sentiamo sei-sette volte al giorno per concordarli, poi io o un mio collaboratore li scriviamo, lui li rilegge. E vanno in rete». Scomparso lui, cosa è successo?
Mesi dopo la sua morte, con lo spettro di dover pagare tanti risarcimenti danni, Grillo si sta separando dall’azienda, e dalla cyberpropaganda pro M5S?
La causa, contrariamente agli alternative facts esposti ieri sul blog, è in piedi.
È stata solo riassunta da Genova a Roma, da qui a tre mesi.

Jacopo Iacoboni
(da “La Stampa“)

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PIETRO DETTORI: CHI E’ L’UOMO DELLA CASALEGGIO DIETRO AL BLOG “DI BEPPE GRILLO”

Marzo 16th, 2017 Riccardo Fucile

CHI SCRIVE GLI ARTICOLI? IL GHOSTWRITER E’ DETTORI, UOMO DI FIDUCIA DELLA CASALEGGIO E SOCIAL MEDIA MANAGER DI GRILLO

Ieri Beppe Grillo ci ha spiegato che non è lui l’autore del post sull’ex ministro Federica Guidi per il quale il PD ha intentato causa, non è lui ad averlo scritto perchè “quello è un post non firmato, perciò non direttamente riconducibile al sottoscritto”. Grillo lo ha scritto su quel blog che porta il suo nome ma che non gli appartiene e che non ha modo di controllare o gestire.
Forse è per questo motivo che Grillo non ha detto chi sia l’autore (perchè uno deve pur esserci) del post non firmato.
In mancanza di altre spiegazioni i sospetti si sono concentrati su Pietro Dettori che oggi sulla Stampa Ilario Lombardo definisce “il manovale” del blog.
Anche Luigi Di Maio intervistato ieri a CorriereTV ha parlato del blog come di uno spazio che ospita tante persone, ciascuna delle quali si firma.
Secondo Di Maio in passato è capitato che ci fossero dei post non firmati ma «ora i post non firmati non ci sono più».
Ora bisogna ricordare a Di Maio che i post che in passato non erano firmati non sono un paio e non sono nemmeno marginali: prendiamo ad esempio i famosi “comunicati politici” (qui il primo, datato 2008) con i quali Grillo (?) ha tracciato la linea dell’azione politica del MoVimento, ad esempio annunciandone la partecipazione alle elezioni politiche del 2013.
Allo stesso modo non erano firmate le liste di proscrizione dei “giornalisti del giorno” che sono state pubblicate sul blog di Grillo per mettere all’indice i giornalisti sgraditi al MoVimento.
Certo, Grillo ha firmato dei post anche in passato, ad esempio questo nel quale ricordava ai suoi “che la responsabilità  editoriale del blog è esclusivamente mia, che il programma comunale e regionale non è scritto da me o dallo staff, ma direttamente dalla lista”.
Infine è vero che da qualche tempo (non molto per la verità ) i post non firmati non ci sono più ma è anche vero che quelli non firmati sono ora a firma di “MoVimento 5 Stelle”.
Chi li scrive? Il gruppo comunicazione della Camera e del Senato?
Oppure è sempre lo staff, quello che un tempo rispondeva a Gianroberto Casaleggio e che ora fa capo al figlio Davide e all’Associazione Rousseau?
Su questo possiamo solo fare delle ipotesi ed è qui che spunta il nome di Dettori che dell’Associazione Rousseau è responsabile editoriale.
Da inizio maggio del 2016 è lui il referente della piattaforma che dovrà  permettere a chiunque si iscriva di proporre e votare leggi da presentare poi in Parlamento.
Dettori è spesso descritto come uomo di fiducia dei Casaleggio e della Casaleggio Associati per la quale svolgeva il ruolo di social media manager.
E in quanto social media manager aveva il compito di curare i contenuti del blog “di Grillo” e degli account social del Capo Politico del 5 Stelle.
È Dettori “lo staff” del blog, quello al quale Gianroberto Casaleggio e Grillo avevano demandato la stesura dei post da pubblicare.
Non mancano nemmeno le ipotesi più stravaganti: secondo le rivelazioni di un ex Casaleggio, Marco Canestrari, raccolte da Jacopo Iacoboni della Stampa, Dettori sarebbe addirittura al vertice della cosiddetta Struttura Delta della Casaleggio, il cuore dello staff che sarebbe costituito da tre persone (oltre a Grillo e allo stesso Casaleggio):
Alla Casaleggio tre persone hanno tenuto in mano operativamente la cosa, nel corso di questi anni in varie fasi: Pietro Dettori, che gestisce anche gli account twitter di Grillo, e molto spesso è autore materiale dei post (Grillo incredibilmente lascia fare anche quando poco o nulla sa di ciò che viene scritto, anche delle uscite più tremende), figlio di un imprenditore sardo legato in precedenza a Casaleggio. Biagio Simonetta, un giornalista, esperto di new media. Marcello Accanto, un social media manager. E, ultima entry, Cristina Belotti, che si occupa della tv La Cosa, una bella ragazza cresciuta curiosamente alla più pura scuola del centrodestra milanese, la scuola di Paolo Del Debbio — lavorava nella redazione del suo programma — e arrivata alla Casaleggio attraverso il network dei fratelli Pittarello
Ora la vera domanda, visto che i post “non firmati” non ci sono più è se Dettori continua ad essere l’autore dei contenuti del blog.
Grillo, in nome della trasparenza ha accuratamente evitato di spiegare come funziona il blog (e del resto pare che non sappia nemmeno di averne uno, di blog).
C’è poi la questione che riguarda chi paga (e ha pagato) Dettori. Se ora non lavora più per la Casaleggio ma per l’Associazione Rousseau è logico supporre che sia in qualche modo pagato direttamente dal partito MoVimento 5 Stelle, ovvero dai parlamentari del M5S, in qualità  di addetto alla comunicazione del partito di Grillo (quello sì   siamo sicuri sia suo).
Ci verremmo però così a trovare nella spiacevole situazione di dover rilevare che i portavoce del 5 Stelle hanno a libro paga una persona (o molto più probabilmente più persone) che dal blog “di Grillo” attaccano violentemente gli avversari politici.
Se così fosse allora si potrebbe ragionevolmente supporre l’esistenza di un disegno politico ben preciso dietro quello che viene pubblicato, non firmato, sul blog.
La tanto paventata struttura occulta della propaganda pentastellata, che secondo Iacoboni coinvolgeva l’account Twitter “Beatrice Di Maio” sarebbe in realtà  molto meno occulta e più semplice del previsto.

(da “NextQuotidiano”)

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INTERVISTA AL TITOLARE DEL DOMINIO DI GRILLO: “IL SITO E’ MIO MA NON C’ENTRO NULLA”

Marzo 16th, 2017 Riccardo Fucile

EMILIANO BOTTARO: “NON SONO UN PRESTANOME, L’HO REGISTRATO PER TOGLIERLO DAL MERCATO, POI BEPPE MI HA DETTO DI TENERLO PERCHE’ SI FIDA DI ME”

“È vero, il dominio è intestato a me dal 2001, è un dato pubblico: sono io”.
C’è un certo Emanuele Bottaro dietro il blog più famoso d’Italia. Modenese, classe 1965, lavora per una società  di comunicazione che si occupa di ambiente.
È lui uno dei tasselli del complicato castello costruito attorno alla voce ufficiale del Movimento 5 Stelle: un sistema di scatole cinesi in cui si fatica a trovare il nome di Beppe Grillo.
A quello di Bottaro invece si arriva subito: basta visitare il registro nazionale dei nomi a dominio, anche se lui non ha mai amato farsi pubblicità .
“Io mi rendo conto che è difficile capire – spiega – ma ho un rapporto personale con Beppe, punto e basta. Qualcuno può pensare che io gli faccia da prestanome, che abbia dei vantaggi o che ci guadagni, ma non c’è niente di tutto questo. Io dal blog non ho mai preso un euro”.
Bottaro, scusi, ma allora perchè lei ha accettato di intestarsi il dominio?
“Stiamo parlando del 2001, in quel periodo Beppe non pensava alla politica e il dominio era libero: io gli ho detto “prendilo” ma a lui non interessava, così l’ho fatto io. L’ho registrato solo per toglierlo dal mercato, il blog è venuto dopo. L’ho intestato a me prima ancora che arrivasse Casaleggio”.
E non le dà  fastidio mettere la faccia su una cosa che, a quanto dice, non la riguarda? E che soprattutto non controlla
“Ogni tanto ci ho pensato, ma ho un sacco di altre cose per la testa. A volte se n’è anche parlato, di intestare il blog a qualcun altro, poi Beppe mi ha detto: se non ti dà  fastidio io mi fido di te, così tutto è rimasto com’era. E se sono ancora qua c’è un motivo. Beppe è un amico da vent’anni”.
Quindi se domani lei decidesse di chiudere il blog potrebbe farlo
“Oddio non lo so, sicuramente i suoi avvocati si farebbero sentire”.
Ha avuto problemi per quest’ultima querela del Pd?
“No, non mi è arrivato niente”.
E in passato?
“Sono stato citato in giudizio due volte, su decine di querele arrivate a Grillo. Ma i suoi avvocati hanno sempre spiegato che io non c’entro coi contenuti ed è finita lì. Io proprio non ho nessun tipo di rapporto con l’attività  del blog, non so niente, non sono neanche iscritto, non mi sono mai candidato coi 5 Stelle”.
E la polizia postale? L’ha mai contattata?
“A volte mi telefonano, mi chiedono l’identificativo di chi ha fatto un commento sul blog e io gli do il nome del provider, la società  che gestisce il server, tutto qui”.

(da “La Repubblica”)

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