Marzo 15th, 2017 Riccardo Fucile
I LEGALI ORA CERTIFICANO CHE IL GIOVANOTTO CHE DEFECAVA DAGLI ALBERI E’ UNA MASCHERA VUOTA
Nel lontano 1986, l’allora vignettista principe Giorgio Forattini schizzò su La Repubblica il presidente
Usa Ronald Reagan, in vena di gag muscolari, come un incartapecorito reduce dalla guerriglia vietnamita alla Sylvester Stallone, intitolando la vignetta “Rimba”.
Trent’anni dopo sono gli avvocati difensori del Padre fondatore dei Cinquestelle, nel processo per diffamazione intentatogli dalle “vergini dai candidi manti del Pd”, a gratificarlo indirettamente dell’identico epiteto, dichiarando nella memoria difensiva che «Beppe Grillo non è responsabile, quindi non è autore, nè gestore, nè moderatore, nè direttore, nè provider, nè titolare del dominio, del blog nè degli account Twitter e Facebook, non ha alcun potere di direzione nè di controllo su tutto ciò che viene postato».
Insomma, qualcosa tra l’ologramma ululante e lo speaker inconsapevole; un po’ come lo era il caro Ronnie, fungendo da megafono delle argomentazioni e delle battute predispostegli dai think tanks della Destra oltranzista NeoCon/NeoLib.
Una considerazione che giro a tutti i “tagliatori di teste” grillini (i cosiddetti “thugs”, di salgariana memoria) che da tempo mi bersagliano di insulti quando esercito attitudini critiche nei confronti della cabina di comando pentastellare; il sancta santorum laddove si determina inflessibilmente il pensiero pensabile del Movimento; l’ortodossia che diventa verità indiscutibile per fedeli fortemente esposti al rischio incombente del settarismo.
Forse qualcuno (se in buonafede) dovrebbe scusarsi della sua aggressiva dabbenaggine, tradotta in insulto da stadio nei confronti dell’osservatore distaccato. Ossia chi analizza le sorti del soggetto politico che intercetta in Italia l’area dell’indignazione; considerandolo — al tempo stesso — l’unica speranza di alternativa alla collusione mucillaginosa dell’attuale corporazione di partito.
Dunque, Grillo è certificato dai suoi stessi legali come una maschera vuota. Rivelazione che non sorprende chi conosce per contiguità territoriale questo invecchiato giovanotto; che di suo non è mai riuscito a concepire un pensiero che non gli fosse suggerito dal ghost writer di turno.
Un ragazzo di periferia che — come ha raccontato nel suo ultimo one-man-show — aveva già allora nei confronti dell’informazione un singolare rapporto: arrampicarsi sugli alberi ad alto fusto della genovese piazza Martinez e da lì provare a centrare la “X” nella testata del quotidiano Il Secolo XIX steso sul selciato, defecando dai rami. Del resto, in quanto a qualità dell’analisi politica, da allora non sembra avere fatto molta strada.
Sempre dipendendo dall’autore di turno dello script. Per cui è passato dalla distruzione in scena dei computer al fondamentalismo internet inoculatogli da Casaleggio sr.
Dunque un guinzaglio strettissimo, ora nelle mani di Casaleggio jr., che presidia in penombra le sorti aziendali; in una logica business oriented ai cui i giovani colonnelli romani si sono immediatamente allineati.
Con risultati piuttosto infelici: subendo lo stallo romano (con la Virginia Raggi che lucra della rendita posizionale per restare abbarbicata alla poltrona di sindaco), inducendo secessioni, come a Parma e Liguria.
Tutto questo a scapito di un potenziale di rinnovamento politico reso sostanzialmente inerte in quanto impigliato nelle teatralizzazioni.
Che si traduce in episodi — non si sa ancora quanto destinati a riprodursi — come nelle prossime amministrative genovesi.
Dove emergono atteggiamenti più critici nei riguardi del vertice. Qui lo staff della Casaleggio & Associati non ha supportato la candidatura ortodossa di Luca Pirondini, sponsorizzata da Alice Salvatore. Come stavolta non si segnalano manine informatiche all’opera per aggiustare la consultazione interna a danno della candidatura di Marika Cassimatis.
A differenza di episodi anche del recente passato.
Pierfranco Pellizzetti
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 15th, 2017 Riccardo Fucile
PIU’ L’ACCUSA AGLI AVVERSARI E’ VIOLENTA ANCORCHE’ SENZA PROVE, PIU’ GLI UTENTI PLANANO A FROTTE E PIU’ SOLDI ARRIVANO DALLA PUBBLICITA’
Se il ridicolo non risparmia la Casa Bianca di Washington, figuriamoci la Casa Rosa di Bibbona.
Donald Trump attribuisce spesso agli avversari reati gravissimi. Lo fece più volte con Hillary Clinton, con risultati positivi.
Il 4 marzo ha “rivelato” con un tweet che Barack Obama aveva spiato le comunicazioni in entrata e uscita dal quartiere generale newyorkese del trumpismo, sulla Quinta Strada, durante la fase finale della campagna elettorale.
Quand’è stato accertato che qualcosa del genere non è mai accaduto, il presidente ha fatto dichiarare al suo portavoce Sean Spicer di “non aver mai pensato che Obama abbia agito personalmente”.
Il consigliere per le comunicazioni Kellyanne Conway ha aggiunto che si può sorvegliare qualcuno anche attraverso un forno a microonde opportunamente modificato. Ecco pertanto la nuova versione presidenziale della presunta aggressione telematica alla Trump Tower: Obama spiava il suo successore quando, appena sveglio, tostava il pane da imburrare.
Riesce a fare di meglio un professionista come Beppe Grillo, che sul ridicolo ha costruito una carriera e una fortuna.
Solito com’è a lanciare da Villa Corallina accuse sanguinose ai poteri palesi e occulti, s’è posto per tempo il problema di come evitare la sciagura che più teme: pagare di tasca propria eventuali condanne per diffamazione o calunnia per quanto postato sul blog beppegrillo.it.
La soluzione è stata dichiarare, tramite i propri legali, di non essere “responsabile, nè gestore, nè moderatore, nè direttore, nè provider, nè titolare del dominio del blog, nè degli account Twitter” e di non avere “alcun potere di direzione nè di controllo sul blog, nè sugli account Twitter, nè sui tweet e tanto meno su ciò che ivi viene postato”. Testuale.
L’impunità assoluta gli è garantita dall’onnipresente e ingegnosa Casaleggio & Associati, che lo protegge con un sistema di scatole cinesi digitali, e da alcuni prestanome disposti a immolarsi al posto suo.
Così può negare di aver scritto sul blog, riguardo alla vicenda dei pozzi d’estrazione in Basilicata, che nel PD sono “tutti collusi. Tutti complici. Con le mani sporche di petrolio e denaro”.
Dice, ora, di non c’entrare alcunchè con quelle parole pubblicate a sua insaputa. Ridicolo come il corregionale Claudio Scaiola al quale qualcuno comprò a tradimento una casa vista Colosseo, ridicolo come la grillina Virginia Raggi che si scoprì inconsapevole intestataria di polizze regalatele da un adorante funzionario comunale.
Ma non è solo questione di ridicolo.
Il fatto è che, sia nel caso di Trump sia in quello di Grillo, spararle grosse è una strategia raffinata che nell’ecosistema della comunicazione digitale e social rende politicamente e, soprattutto, economicamente.
La costellazione di siti di notizie inventate (le cosiddette “fake news”) che ruota intorno al sole Breitbart.com (il sito controllato da Steve Bannon, potentissimo consigliere ultraconservatore di Trump) e quella che trae energia dalla luce della stella beppegrillo.it si sostengono grazie alla pubblicità .
Per ottenerne a sufficienza bisogna convogliare tanto traffico.
Breibart.com, beppegrillo.it e migliaia di attivisti smanettoni possono contare sulle legioni di fan e creduloni pronti a bersi ogni storia verosimile – “Trovato il bunker da dove Obama trama contro Trump” oppure “Controllano ciascuno di noi con microspie che ci inoculano nelle vene” – e a sottoscrivere ogni invettiva facendo gara a commentare e darsi digitalmente di gomito.
Più l’accusa agli avversari politici è violenta ancorchè senza prove, più gli utenti planano a frotte sui siti e sulle pagine di Facebook che la rilanciano, più soldi arrivano dalla pubblicità .
È un circolo informativamente truffaldino eppure lucroso.
Per Trump, per la Casaleggio e per gli aspiranti autocrati di mezzo mondo, le notizie false e le ingiurie diffuse via Internet sono oggi il mezzo più efficace per autofinanziarsi e per finanziare i siti sostenitori.
Ma prima o poi l’inganno non funzionerà più.
Questione di tempo.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 15th, 2017 Riccardo Fucile
L’ESPERTO SCORZA: “UN SISTEMA DI SCATOLE CINESI FATTO PER NASCONDERE LA TITOLARITA’ DEL BLOG”… UNO SCONOSCIUTO MODENESE PROPRIETARIO, LO SCHERMO DELLA CASALEGGIO E DELL’ASSOCIAZIONE ROUSSEAU… MA ORA CHE IL CASO E’ ESPLOSO, GRILLO E’ ALL’ANGOLO
Beppe Grillo gioca a nascondino. E non da ora. 
Almeno dal 2012 tutte le denunce per calunnia e le querele per diffamazione rimbalzano contro un sistema di scatole cinesi destinate a creare confusione, nella migliore delle ipotesi.
A schermare l’effettiva titolarità del Blog, a voler pensare male.
Sta di fatto che individuare la reale titolarità della pagina web tra le più cliccate e politicamente attive d’Italia è un po’ come «andare alla ricerca del Sacro Graal», per dirla con l’avvocato Guido Scorza, uno dei massimi esperti di diritto delle nuove tecnologie, sulla scia della vicenda portata alla luce dal tesoriere Pd Francesco Bonifazi con la querela seguita alle pesanti accuse rivolte al partito per la vicenda petrolio e ministro Guidi di un anno fa.
Col conseguente muro opposto dal capo dei Cinque Stelle e dai suoi avvocati che hanno “contestato la riconducibilità ad esso del blog”, come si legge nella loro difesa.
Grillo, attraverso la stessa pagina, in queste ore si difende: “Il Blog beppegrillo.it è una comunità online di lettori, scrittori e attivisti a cui io ho dato vita e che ospita sia i miei interventi sia quelli di altre persone che gratuitamente offrono contributi. Il pezzo oggetto della querela del Pd – scrive – era un post non firmato, perciò non direttamente riconducibile al sottoscritto. I post di cui io sono direttamente responsabile sono quelli, come questo, che riportano la mia firma in calce”.
Da sinistra a destra lo prendono di mira. “Quindi chi decide? Ridicoli e inquietanti”, attacca il presidente Pd Matteo Orfini su Twitter, “vigliacco e bugiardo”, rincara Bonifazi. “Beppe Grillo non esiste, verrebbe da dire, ormai siamo al trash”, dice Stefano Maullu di Fi.
Il blog come fosse una community, dunque, in cui lui il capo dirige soltanto il traffico. Ma è realmente così? La vicenda è solo l’ultima.
E quella che a differenza di altre è emersa dall’anonimato.
Primo indizio.
Il registro nazionale dei nomi a dominio (“Whois”) dice che il dominio non fa capo in effetti al comico. «E’ almeno dal 2012 che la contraddizione è esplosa», racconta l’avvocato Scorza. «Cinque anni fa, un analogo processo si è tenuto a Modena perchè è emerso che il sito è intestato allo sconosciuto signor Emanuele Bottaro, residente a Modena, almeno stando a whois.net».
In quell’occasione, guarda caso, a difendere davanti ai giudici il signor Bottaro è stato l’avvocato del foro di Genova Enrico Grillo, cugino del più noto Giuseppe.
Il secondo indizio porta al titolare dei diritti d’autore della pagina “Beppegrillo.it”. Ebbene il soggetto che imputa a sè quei diritti è la Casaleggio Associati.
«Una eventuale azione risarcitoria non investe necessariamente il titolare di quei diritti, ovvero dei credits, come si dice in gergo — spiega Scorza — Ma a è pur vero che il titolare dei credits sta al blog come l’editore a un giornale”.
Ecco il secondo passaggio. Non è detto che il gestore dei diritti d’autore debba rispondere di tutti i contenuti pubblicati on line sul sito.
Terza scatola
Quella che porta alla policy privacy. Basta cliccare sull’omonimo link della pagina del leader Cinque Stelle per scoprire chi sia il “titolare del trattamento” del blog, il deus ex machina, diremmo: è lui.
Ma quella titolarità Grillo la delega in qualche modo, anche qui, a Davide e alla società ereditata dal padre.
“Titolare del trattamento ai sensi della normativa vigente è Beppe Grillo – si legge sul blog – mentre il responsabile del trattamento dei dati è Casaleggio Associati srl, con sede in Milano, Via G.Morone n.6”.
Come se non bastasse, entra in gioco un terzo soggetto: l’Associazione Rousseau. Chiamata in causa con una contorsione anche grammaticalmente complicata, forse non a caso. «I dati acquisiti — si legge infatti – verranno condivisi con il “Blog delle Stelle” e, dunque, comunicati alla Associazione Rousseau, con sede in Milano, Via G. Morone n.6 che ne è titolare e ne cura i contenuti la quale, in persona del suo Presidente pro-tempore, assume la veste di titolare del trattamento per quanto concerne l’impiego dei dati stessi”.
Un labirinto, insomma, all’interno del quale anche i più esperti fanno fatica a districarsi.
“Questo della policy privacy è un altro elemento che non fa chiarezza ma aggiunge confusione perchè in genere il titolare del trattamento dei dati personali è anche il gestore del sito internet”, spiega l’avvocato Scorza.
“Per altro quest’ultimo passaggio supporta la tesi secondo cui in un modo o in un altro il gestore del sito internet sia proprio Beppe Grillo. Più che di scatole cinesi, una dentro l’altra, in questo caso sembra piuttosto che le scatole siano state poste una accanto all’altra quasi a creare un labirinto, appunto».
Non appena è esploso il caso, il deputato renziano del Pd Ernesto Carbone ha pubblicato via Twitter uno stralcio del documento con cui Beppe Grillo, dopo fughe, strappi e polemiche interne aveva rivendicato la sua esclusiva potestà del sito, pur concedendo una pagina interna al Movimento.
«Giuseppe Grillo, in qualità di titolare effettivo del blog raggiungibile dall’indirizzo www.beppegrillo.it, nonchè di titolare esclusivo del contrassegno di cui sopra, mette a disposizione della costituita Associazione la pagina del blog www.beppegrillo.it/movimento5stelle. Spettano dunque al Signor Giuseppe Grillo titolarità , gestione e tutela del contrassegno, titolarità e gestione della pagina de blog».
Sembrerebbe la rivendicazione autografata dal diretto interessato.
I suoi avvocati, di fronte all’ennesima querela però, dicono ora che non è.
Sarà un giudice — una volta per tutte – a scoprire e rivelare chi si nasconda realmente dietro le scatole.
(da “La Repubblica“)
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Marzo 15th, 2017 Riccardo Fucile
IERI SI E’ SCOPERTO CHE QUALCUNO HA APERTO UN BLOG E UN ACCOUNT TWITTER ALL’INSAPUTA DI GRILLO CHE PERO’ NON PUO’ FARE NULLA PER IMPEDIRLO… CHI STA USANDO LA SUA IMMAGINE?… CHI STA MANGIANDO LA MARMELLATA?
Per anni, prima che iniziasse l’avventura del MoVimento 5 Stelle tutti hanno creduto che quello che veniva pubblicato sul blog di Beppe Grillo fosse scritto da Grillo stesso.
Non tutto ovviamente, perchè spesso Grillo ospita sul suo blog gli interventi dei portavoce, degli attivisti o di esperti di varie discipline.
Poi ad un certo punto è comparso “lo staff” ovvero una serie di autori che ha il compito di curare la pubblicazione di una parte dei contenuti (e scrivere agli attivisti quando venivano espulsi).
Inoltre nonostante sia un blog e lo spazio dei commenti sia da sempre aperto Grillo non ha mai risposto ad un solo commento degli utenti, una strategia che ha adottato anche quando è arrivato su Facebook e su Twitter.
Nessuno però ha mai avuto dubbio che Beppe Grillo fosse autore del blog (anche perchè alcuni post sono suoi video-interventi) o che non avesse un controllo su quello che viene quotidianamente pubblicato.
Ieri però grazie ad un post su Facebook di Francesco Bonifazi abbiamo appreso che Beppe Grillo “non è responsabile, quindi non è autore, nè gestore, nè moderatore, nè direttore nè titolare del dominio, del blog nè degli account twitter, nè dei tweet e Facebook, non ha alcun potere di direzione e controllo sul blog nè sugli account twitter e su ciò che viene postato”.
Insomma, Grillo ha un blog con il suo nome (che per inciso è anche l’house organ del partito di cui è Capo Politico, Garante e Umile Portavoce) ma è a sua insaputa.
Si tratta per la verità di un semplice escamotage per evitare problematiche economico-legali, la dichiarazione infatti è contenuta nella memoria difensiva presentata dall’avvocato di Grillo in una delle tante cause per diffamazione intentate finora dal PD nei confronti del leader del MoVimento 5 Stelle.
Non sarebbe del resto la prima volta che grillo si avvale della possibilità di “farla franca” facendo finta di niente.
Ad esempio tra il 2002 e il 2003 Beppe Grillo e suo fratello Andrea si sono avvalsi per due volte del cosiddetto “condono tombale” varato da Berlusconi e Tremonti per sanare la posizione, fino ad allora fuorilegge, degli immobili della società Gestimar (il 99% della società è di Beppe) che possiede una decina di proprietà immobiliari.
All’epoca Andrea Grillo spiegava che anche se ritenevano di aver fatto tutte le cose bene e secondo la legge preferivano avvalersi della possibilità di condonare gli abusi.
In considerazione della possibilità concessa dalla legge finanziaria 2003 di definire la propria posizione fiscale con riferimento ai periodi di imposta dal 1997 al 2001, fermo restando il convincimento circa la correttezza e la liceità dell’operato sinora seguito, si è ritenuto opportuno avvalersi della fattispecie definitoria di cui all’articolo 9 della predetta legge (condono tombale)
Per quanto riguarda invece la memoria difensiva resa pubblica ieri la causa per diffamazione si riferisce a questo tweet — e al relativo post sul blog di Beppe Grillo — pubblicato nel marzo dell’anno scorso — in cui si parlava dell’indagine sul petrolio in Basilicata e delle dimissioni della ministra Guidi:
La Guidi chiese l’avvallo della Boschi che — per blindarlo e assicurarsi che tutto andasse come doveva — inserì l’emendamento incriminato nel testo del maximendamento su cui poi, con il consenso del Bomba, pose la questione di fiducia. Un meccanismo perfetto ai danni dei cittadini. Tutti collusi. Tutti complici. Con le mani sporche di petrolio e denaro. Ora si capisce perchè il Pd ed il governo incitano illegalmente all’astensione sul referendum delle trivelle in programma il prossimo 17 aprile: intacca gli interessi delle compagnie petrolifere e tutela i cittadini e l’ambiente. Il Bomba non può permetterlo.
Che il dominio www.beppegrillo.it non sia intestato al comico, ma ad Emanuele Bottaro, ex presidente di un’associazione di consumatori, che si definisce amico del comico è un dato di fatto: «Ho chiesto a Beppe se potevo registrare il suo nome nel 2001 prima che qualcun altro lo facesse» spiegava qualche tempo fa a Panorama «ed è rimasto a me. Ho una delega ma non ho accordi di tipo economico o di tutela legale. Nel mio piccolo, partecipo in questo modo al movimento».
Questo però non significa che il blog di Grillo non appartenga a Beppe Grillo, perchè nell’atto costitutivo dell’associazione Movimento 5 Stelle è scritto chiaro e tondo che Beppe è proprietario del blog.
Per completezza l’associazione Movimento 5 Stelle, nata nel 2012, è l’associazione che di fatto controlla l’omonima associazione MoVimento 5 Stelle.
Esistono infatti due distinte ed omonime associazioni “MoVimento 5 Stelle”, una fondata nel 2009 (quella alla quale sono iscritti gli “iscritti certificati”) e una nel 2012 costituita da Beppe Grillo, Enrico Grillo e Enrico Maria Nadasi che è la titolare del simbolo del partito.
L’associazione nata nel 2012 è anche quella proprietaria del simbolo del MoVimento, simbolo nel quale fino a poco tempo fa figurava la dicitura “beppegrillo.it” e che ora è stato sostituito con la dicitura “movimento5stelle.it” (sempre di proprietà dell’associazione del 2012).
L’associazione del 2012 non ha solo la funzione di “controllare” il marchio del partito e di fare da garante dei principi descritti nel cosiddetto “non statuto” (quello dell’associazione del 2009) ma ha anche una funzione più operativa, da quanto si evince dallo statuto sarebbe della seconda associazione (non del partito del 2009) il compito di svolgere gli adempimenti tecnico burocratici necessari a consentire la presentazione alle elezioni politiche ed europee delle liste di candidati scelti in Rete dagli aderenti al MoVimento.
Con l’approvazione del nuovo regolamento con le espulsioni votato dagli attivisti lo scorso anno alcuni compiti operativi — ad esempio la notifica dei provvedimenti di espulsione — sono demandati al gestore del sito, ovvero la Casaleggio Associati nella persona di Davide Casaleggio.
Inoltre nel 2008, quindi un anno prima della nascita ufficiale del MoVimento 5 Stelle Grillo spiegava di aver comprato casa a Lugano per evitare che gli venisse oscurato o censurato il blog: «Sì, ho comprato un appartamento a Lugano perchè se mi oscurano il blog sono pronto a ripartire il giorno stesso con Beppegrillo.ch o Beppegrillo.eu. Sono un po’ preoccupato perchè ogni mese c’è qualche leggina, qualche decretino che riduce le libertà e che viene annunciato sempre per il bene della Rete…».
A chi diceva che in realtà l’operazione immobiliare aveva solo lo scopo di “fuggire” dal fisco italiano Grillo rispondeva così: «È una mossa per tutelarmi. Se mi dovessero impedire di continuare scrivere quello che voglio, lo trasferirei. Mi sto attrezzando per andare avanti.Tutto qui».
Insomma all’epoca Grillo non aveva alcun problema ad ammettere di essere l’autore e il gestore del blog, al punto da poter disporre di spostarlo dove voleva per poter continuare scrivere quello che voleva senza bavagli.
Due anni fa Grillo ha poi venduto la casa di Lugano e questo ci fa pensare che forse la democrazia e la libertà di stampa non sono più così in pericolo nel nostro Paese.
Tutto bello, ma i social?
Qualcuno su Twitter ha fatto notare che l’account Twitter di Beppe Grillo — attivo dal 2009 — ha il badge di account verificato.
Questo significa che Twitter ha appurato che le informazioni fornite da Grillo corrispondono alla persona di Beppe Grillo, non a caso nella bio del profilo il Capo Politico del MoVimento indica il sito beppegrillo.it come prova dell’autenticità dell’account (per verificare la quale il social potrebbe aver richiesto a Grillo di inviare una copia della sua Carta d’Identità ).
Insomma, di nuovo il leader di quello che è uno dei principali partiti italiani continua a voler evitare le proprie responsabilità , un po’ come quando dice qualcosa che non va e si giustifica dicendo di aver fatto una battuta perchè in fondo è un comico, mica un politico.
E allora perchè dovremmo prenderlo sul serio quando parla di immigrazione, economia o di come vorrebbe cambiare l’Italia.
Del resto a quanto pare non è nemmeno lui a parlare tramite il blog. Che sia un pupazzo di un ventriloquo?
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 15th, 2017 Riccardo Fucile
PER LA PRIMA VOLTA LA BASE NON SEGUE LE INDICAZIONE DEI VERTICI E SCEGLIE UNA CANDIDATA CHE NON SI ALLINEA
Se volete sapere chi ha vinto la corsa per il candidato sindaco a Genova non andate sulla pagina di
Alice Salvatore: la consigliera regionale tanto cara a Beppe Grillo ha annunciato l’apertura del voto ma non i risultati, e si intuisce facilmente il perchè: a vincere alla fine è stata Marika Cassimatis, docente laureata in geografia, contro Luca Pirondini, che era il favorito della vigilia e soprattutto della Salvatore.
Cassimatis ha ricevuto 362 voti, mentre il suo antagonista ne ha incassati 338.
La Salvatore a 40 minuti dalla chiusura delle urne aveva pubblicato un post in cui, senza mai nominarli, tornava ad attaccare i consiglieri fuoriusciti nei mesi scorsi dai 5 Stelle e, indirettamente, la Cassimatis che era finita sotto accusa anche da parte di Pirondini all’apertura del voto, che accusava la Cassimatis di fare “comunella con i voltagabbana che hanno usato il Movimento per darsi visibilità e poi creare altre liste”:
A Genova ci sono state situazioni davvero imbarazzanti negli ultimi tempi, la responsabilità va ricercata in tutti noi, che per anni abbiamo subito “portavoce” genovesi che disprezzavano il MoVimento 5 Stelle, infatti adesso lo hanno abbandonato. La responsabilità sta anche in chi 5 anni fa per la pura smania di presentare una lista a tutti i costi si è rivolto a persone esterne al gruppo di attivisti 5 Stelle (i soli che potevano incarnare i valori del MoVimento), forse perchè si sentivano inadeguati, forse perchè effettivamente inadeguati lo erano, mettendo su, al posto loro (da codardi e incapaci mi sento di dire), proprio quei portavoce che oggi hanno tradito tutto e tutti nel MoVimento 5 Stelle.
Alcuni di questi soggetti ancora oggi, assaliti dalla smania di farcela ad ogni costo continuano a condurre battaglie personali contro portavoce che credono nel MoVimento con tutto il cuore, che fanno tutto quello che possono per realizzare il sogno di Gianroberto, solo per motivazioni irrazionali ed egoistiche.
La Salvatore aveva difeso Fulvio Utique, attivista storico dei 5 Stelle, che oggi si era schierato con Pirondini: «Mi dispiace Marika ma sono troppi i candidati consiglieri che hanno espresso solidarietà agli ex e che oggi ti hanno scelto come candidato sindaco pertanto non voterò per voi».
Molto sportivamente poi Utique si è complimentato con Cassimatis per la vittoria. La Salvatore invece è rimasta in silenzio dopo la pubblicazione dei risultati anche se qualcuno ne ha approfittato per sfotterla (“colpita e affondata“) dopo l’ufficializzazione. La stessa sorte è toccata a Pirondini:
Più comprensibile invece l’esultanza della Cassimatis: «Noi siamo portatori sani di Idee rivoluzionarie, idee che stanno scritte sulla Carta di Firenze e nelle Cinque Stelle e che ci impegneremo a portare avanti e a concretizzare per cambiare la nostra Genova e risollevarla, dopo decenni di malgoverno e partitocrazia. Tutti insieme, cittadini e attivisti, coesi verso un obiettivo comune. A riveder le stelle!!».
Si chiude così una fase molto controversa per i 5 Stelle genovesi, che ha visto abbandoni clamorosi e severe critiche nei confronti della gestione di Beppe Grillo proprio nella sua città .
Che alla fine, per la prima volta, si è ribellata alle “indicazioni di voto” — palesi o occulte — e ai consigli più o meno interessati.
È il metodo Genova, bellezza. E tu non puoi farci niente.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 15th, 2017 Riccardo Fucile
MANICOMIO CINQUESTELLE: MA NON POTEVA PENSARCI PRIMA?
Non correrà .
Doride Falduto ha rimesso la sua disponibilità a candidato sindaco di Monza, per “sopraggiunti impegni personali”.
È quanto si legge sulla pagina Facebook del Movimento 5 Stelle di Monza. Falduto, 37 anni, aveva vinto le comunarie del movimento la scorsa settimana con soli 20 voti.
Un numero così risicato, nella terza città della Lombardia, che il fatto aveva aperto alcune polemiche interne tra gli stessi grillini.
Ad eleggerla soltanto 60 elettori e la Falduto aveva vinto per soli tre voti rispetto a Giovanni Danilo Sindoni, che ha preso 17 preferenze.
Ora bisognerà capire se sarà quest’ultimo a farsi carico del ruolo di candidato sindaco.
Falduto aveva fatto sapere di voler mettere a disposizione della città il suo “bagaglio che voglio far fruttare, perchè quello che si impara a scuola e nella vita si cerca di farlo fruttare” ma poi, come detto, questa praticante avvocato ha deciso di ritirarsi.
Meglio non commentare.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 14th, 2017 Riccardo Fucile
PER EVITARE UNA QUERELA DEL PD BONIFAZI LA CLAMOROSA AFFERMAZIONE: “NON SONO RESPONSABILE, AUTORE, GESTORE, DIRETTORE, TITOLARE DEL BLOG BEPPE GRILLO”
Francesco Bonifazi, tesoriere del Partito Democratico, ha pubblicato su Facebook una pagina tratta dalla memoria difensiva dell’avvocato di Beppe Grillo in una delle tante cause per diffamazione intentate finora dal PD nei confronti del leader del MoVimento 5 Stelle.
Nella memoria difensiva dell’avvocato di Grillo — che dovrebbe essere il nipote Enrico — si sostiene che Beppe “non è responsabile, quindi non è autore, nè gestore, nè moderatore, nè direttore nè titolare del dominio, del blog nè degli account twitter, nè dei tweet e Facebook, non ha alcun potere di direzione e controllo sul blog nè sugli account twitter e su ciò che viene postato”.
La causa per diffamazione si riferisce a questo tweet — e al relativo post sul blog di Beppe Grillo — pubblicato nel marzo dell’anno scorso — in cui si parlava dell’indagine sul petrolio in Basilicata e delle dimissioni della ministra Guidi
La Guidi chiese l’avvallo della Boschi che — per blindarlo e assicurarsi che tutto andasse come doveva — inserì l’emendamento incriminato nel testo del maximendamento su cui poi, con il consenso del Bomba, pose la questione di fiducia.
Un meccanismo perfetto ai danni dei cittadini. Tutti collusi. Tutti complici. Con le mani sporche di petrolio e denaro.
Ora si capisce perchè il Pd ed il governo incitano illegalmente all’astensione sul referendum delle trivelle in programma il prossimo 17 aprile: intacca gli interessi delle compagnie petrolifere e tutela i cittadini e l’ambiente. Il Bomba non può permetterlo.
Scrive Bonifazi: «Leggendo la memoria difensiva con cui il comico rispondeva alla denuncia, ho creduto di essere di fronte al copione del suo nuovo spettacolo ma il mio avvocato ha confermato: “è la sua memoria difensiva”.
E lo volete sapere cosa dice il comico? Che il comico “non è responsabile, nè gestore, nè moderatore,
nè direttore, nè provider, nè titolare del dominio, del Blog, nè degli account Twitter, nè dei Tweet e non ha alcun potere di direzione nè di controllo sul Blog, nè sugli account Twitter, nè sui tweet e tanto meno su ciò che ivi viene postato.” Cioè scrive insulti e poi finge di non sapere chi è stato?».
Tra l’altro, è vero che il dominio www.beppegrillo.it non è intestato al comico, ma è di proprietà di Emanuele Bottaro, ex presidente di un’associazione di consumatori, che si definisce amico del comico: «Ho chiesto a Beppe se potevo registrare il suo nome nel 2001 prima che qualcun altro lo facesse» spiegava qualche tempo fa a Panorama «ed è rimasto a me. Ho una delega ma non ho accordi di tipo economico o di tutela legale. Nel mio piccolo, partecipo in questo modo al movimento».
La scelta, così come la questione della titolarità degli account social (che sono gestiti dalla Casaleggio Associati), sembra più che altro un espediente per evitare problematiche economico-legali.
In ogni caso nell’atto costitutivo dell’associazione Movimento 5 Stelle è scritto chiaro e tondo che Beppe è proprietario del blog (come da foto a corredo dell’articolo)
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 14th, 2017 Riccardo Fucile
CLAMOROSO FLOP DI PIRONDINI: AVEVANO FATTO DI FATTO PER FARLO VINCERE… L’ESITO DEL VOTO: 362 A 338
Gli iscritti a beppegrillo.it hanno deciso: Marika Cassimatis sarà la candidata sindaco dei Cinque Stelle. A sorpresa esce sconfitto il super favorito Luca Pirondini, fedelissimo della consigliera regionale Alice Salvatore, a sua volta plenipotenziaria del Movimento a Genova e in Liguria.
“Hanno partecipato alla votazione 700 iscritti certificati – si legge sul sito di Grillo – Cassimatis Marika ha ricevuto 362 voti, Pirondini Luca 338. Grazie a tutti coloro che hanno partecipato”.
Non una riga di più. Cassimatis, 53 anni, due lauree, in Scienze Politiche e Geografia, un dottorato in Scienze geografiche, dal 2001 insegna geografia presso l’Istituto Tecnico Commerciale Statale C.Rosselli di Genova Sestri Ponente.
Parla inglese, francese e greco moderno, secondo quanto ha scritto sul suo curriculum, ed è attivista del M5S dal novembre 2012. Non ha mai reciso i contatti con i transfughi capitanati da Paolo Putti.
Per il gruppo più ortodosso capitanato da Salvatore (con l’appoggio di Grillo) questo voto rappresenta senza ombra di dubbio una sconfitta bruciante.
(da agenzie)
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Marzo 14th, 2017 Riccardo Fucile
COME NEI VANGELI E’ GIA’ TUTTO SCRITTO, ANCHE QUI CONTA LA CHIAMATA DEL(LA) SALVATORE
Luca Pirondini contro Marika Cassimatis. Il Movimento 5 Stelle di Genova va al ballottaggio per decidere il candidato sindaco alle prossime elezioni amministrative di giugno nel capoluogo ligure.
La comunicazione attesa già ieri, è arrivata questa mattina sul blog di Beppe Grillo. Attraverso il regolamento previsto dal “Metodo Genova”, sono stati solo due gli aspiranti sindaco passati attraverso le “graticole” ad aver ottenuto almeno 27 preferenze da parte dei candidati consiglieri e presidenti Municipio necessari per proseguire la lotta verso l’investitura finale.
Le votazioni online avranno luogo oggi dalle 10 alle 19.
Luca Pirondini è il candidato preferito di Alice Salvatore. Lui è attivista e maestro di musica (ma i maligni dicono che in realtà vive grazie alla professione di rappresentante di commercio).
La sua ascesa nel MoVimento cittadino è stata osteggiata dai vecchi consiglieri eletti a Genova e in Regione, che recentemente hanno rumorosamente abbandonato il M5S sbattendo la porta e contestando la leadership della Salvatore nella diaspora che ha portato un centinaio di attivisti ad abbandonare il MoVimento nel capoluogo ligure.
Dietro l’addio c’è l’atteggiamento della Salvatore, che a molti attivisti è sembrata sempre più determinata a imporre il suo candidato.
E non possono che tornare a mente proprio le parole di Putti sul tema: «Ero entrato qui perchè mi avevano detto che non importava quanti voti prendevamo, ma dovevamo rendere la gente consapevole. Se domani un venditore più bravo di me gli vende una roba che non mi piace, cosa faccio? E io non voglio allevare consumatori di voti, non mi interessa. Questa è la grave difficoltà che io ho avuto col MoVimento». «Io ho degli amici, una famiglia, un lavoro: posso permettermi di scegliere. Se scelgo il MoVimento è perchè mi piace, non perchè mi piace il potere. A me non interessa sostituire un potere di qualcuno con un potere inconsapevole di molti»
Marika Cassimatis invece è insegnante ed era stata anche candidata in Regione Liguria.
La Cassimatis è stata spesso critica contro il nuovo gruppo dei grillini genovesi emergenti che fanno capo a Alice Salvatore e Marco De Ferrari e l’anno scorso aveva suscitato polemiche rivelando che i 5 Stelle eletti in Regione non avevano ancora versato la parte dello stipendio che si erano impegnati a versare durante la campagna elettorale.
E infatti oggi proprio Pirondini, parlando di lei, la apostrofa così: «Oggi siamo chiamati a fare una scelta netta, di campo. Stare con chi crede fortemente, da sempre, nel MoVimento 5 Stelle o con chi fino a qualche giorno fa faceva comunella con “i voltagabbana” che hanno usato il MoVimento per darsi visibilità e poi creare altre liste».
Il riferimento, chiarissimo, è a Effetto Genova, il gruppo creato dai fuoriusciti dal M5S in Comune sulle orme di Pizzarotti.
Inutile dire chi vincerà .
(da “NextQuotidiano”)
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