Gennaio 29th, 2017 Riccardo Fucile
L’EX CAPO DI GABINETTO DELLA RAGGI ACCUSA LA SENATRICE DI AVER COPERTO MARRA E LA RAGGI
Repubblica in un articolo a firma di Giovanna Vitale pubblica oggi una serie di scambi via sms tra Paola Taverna, ex componente del direttorio romano che doveva vigilare su Virginia Raggi oltre che senatrice della Repubblica, e Daniela Raineri, ex capo di gabinetto della sindaca poi dimessasi dopo gli scontri con Romeo e Marra.
I messaggi attraversano la giornata del 31 agosto e il 3 settembre e nell’articolo si sostiene che la Taverna «non solo era al corrente della manovra (per far fuori la Raineri), ma sembra agire per tutelare Raffaele Marra, all’epoca vice-capo di gabinetto e già fedelissimo di Raggi».
In giornata le due si sentono perchè la Raineri, a quanto si sostiene, ha intenzione di sostituire Marra con un ufficiale dei carabinieri di sua fiducia; la Taverna le chiede di attendere l’incontro con “V.” (ovvero Virginia), come da accordi con Minenna.
Poi la Raineri viene convocata dalla sindaca per il parere dell’ANAC sul suo compenso, scoppia la lite e arrivano le dimissioni della magistrata.
Il 3 settembre la Raineri scrive un sms alla Taverna nominando anche il suo compagno Stefano Vignaroli:
Raineri, 3 settembre, ore 17,10: «Desideravo congratularmi con te e Stefano per le belle interviste a sostegno di Virginia! Fra le tante delusioni questa non l’avevo messa in conto!».
Taverna, 17.14: «Parliamoci chiaro. Nessuna intervista se non due righe rubate. Io e il direttorio romano siamo gli unici ad aver mantenuto il punto e saremo i prossimi ad essere impallinati. Poi sei donna troppo intelligente per non capire la mia posizione, dove alla fine sarà tutta colpa mia che fortemente vi ho voluto con buona pace di tutti».
Taverna, 17,18: «Spero ti sia chiaro e se ciò che hai conosciuto di me ti fa pensare differentemente io come penso anche tu vado a dormire con la coscienza a posto».
La Raineri però non replica. L’altra insiste.
Taverna, 18.47: «Mò sono diventata lo sfogatoio di tutti e poi non merito nemmeno risposte?».
Raineri, 18.53: «Che vuoi che ti dica Paola. Ho letto sconcertata! Qualunque commento sarebbe offensivo e preferisco tacere!».
Taverna, 18.59: «Ti sei fatta la tua opinione per due righe di giornale». 19.00: «Ma cosa vuoi che ti dica. Va bene così». 19.01: «Pensa di me quello che vuoi. So di essere stata sempre una persona corretta». 19.15: «Io ho una responsabilità enorme nei confronti del Movimento 5S nazionale». 19.16: «Carla sono sufficientemente provata e penso anche tu. Lasciamo stare che è meglio». 19.17: «Mo la stronza sono io. Va beh meglio che taccia anch’io».
Raineri 19.22. «Direi che è proprio meglio lasciar stare. Mi chiedo soltanto perchè ci avete così tanto voluti! (il riferimento è a lei e a Marcello Minenna ndr) Io non vi avevo mai cercati! Non si chiamano i magistrati e le persone oneste a condividere centri di malaffare!».
Taverna, 19.24 «Condividere i centri di malaffare?».
Raineri, 19.24: «Proprio così! Cara Paola dopo quello che è successo l’unica cosa decente da fare era prendere le distanze dalla sindaca non certo sostenerla!».
Dopo questi scambi le due non si sentiranno più.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 28th, 2017 Riccardo Fucile
LA RAGGI RITORNA SU UN FATTO GIA’ CHIARITO OLTRE DUE ANNI FA… UN MESCHINO PRETESTO CHE MOSTRA SOLO UN LIVORE PERSONALE
Maria Elena Vincenzi su Repubblica racconta con dovizia di particolari le parole di fuoco della sindaca su
Roberta Lombardi.
Come spesso succede in politica, la Raggi utilizza una vecchia storia per attaccare la deputata romana: «Lei è proprio l’ultima dalla quale accetto lezioni di moralità . Da quella poco di buono che ha fatto passare la baby sitter come assistente parlamentare, facendola pagare con i soldi dei cittadini. Lei di certo non si può permettere di giudicare me».
L’argomento della Raggi è puerile: a parte la definizione di “poco di buono”, anche se la Lombardi avesse fatto qualcosa di male questo non precluderebbe la sua libertà di criticare qualcos’altro.
In ogni caso la vicenda riguarda una storia che risale al maggio 2014 e che fu rivelata da Claudio Marincola sul Messaggero: parlando della proposta della Vezzali di istituire un nido a Montecitorio la Lombardi sostenne che lo spazio-bimbi sarebbe stato aperto «per tutti i lavoratori della Camera», e che il personale sarebbe stato «a carico dei deputati».
Poi la bomba:
«Un post del genere lo trovo surreale, linkato da te, parlamentare oltremodo benestante», le hanno sparato addosso le mamme grilline. Un nido in Parlamento striderebbe «con gli altri nidi dove i bimbi stanno nella m….».
Replica della Lombardi: «Ognuna di noi mamme si è organizzata come può: io ad esempio ho assunto un’assistente personale attivista che mi cura l’agenda, le mail, risponde alle telefonate, mi prepara i fascicoli dei dossier e quando scappo in aula per votare o quando sono in riunione mi cura la bimba».
Il post della Lombardi su Facebook scatenò all’epoca una serie di accuse nei confronti della deputata, incentrate soprattutto sul fatto che «con uno stipendio di 7000€ non ce la fa con l’asilo normale?».
Ebbe anche uno strascico giudiziario non ancora concluso.
Oggi si scopre che la Raggi utilizza l’argomento per silenziare la Lombardi eppure all’epoca non rilasciò mai una dichiarazione pubblica sulla vicenda.
Come mai, se le ha dato così fastidio?
Non sarà che l’argomento viene utilizzato per perpetrare l’infinita lotta tra lombardiani e “Raggio Magico” all’interno del MoVimento 5 Stelle romano, e che ha già fatto tante vittime a colpi di dossier?
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 28th, 2017 Riccardo Fucile
IL CONSIGLIERE REGIONALE LIGURE: “SONO AL SERVIZIO DEI CITTADINI, NON DI BEPPE GRILLO”
«Putti è sulla strada giusta. Il Movimento quella strada, invece, l’ha persa. E non ho paura a dirlo: non rinuncio per nessun motivo al diritto di parola, anche se i post scriptum sul blog di Grillo dicono che non posso farlo. Rendo conto soltanto al programma e ai cittadini che mi hanno votato: in Regione non faremo alcun gruppo alternativo al M5S, almeno finchè non mi cacceranno dal Movimento»: Francesco Battistini è portavoce in consiglio regionale del Movimento Cinque Stelle.
Dice così, poche ore dopo lo strappo dell’ex capogruppo in consiglio comunale, Paolo Putti, che ieri è uscito dal M5S con altri due consiglieri comunali.
Paolo Putti con Emanuela Burlando e Mauro Muscarà hanno fondato un nuovo gruppo in consiglio comunale, “Effetto Genova”, e Battistini ha pubblicato su Facebook un post in cui rivolge tutta la sua solidarietà a Paolo Putti: «Per me Paolo è e resterà un fratello. Non è un logo che fa i valori, ma sono gli ideali di democrazia diretta, partecipazione, solidarietà , eguaglianza, tutela del lavoro, del territorio, salvaguardia dell’ambiente, cura degli ultimi. Paolo è quei valori».
E il suo compagno “di banco” in Regione, Gabriele Pisani, l’altra sera era alla riunione convocata dallo stesso Putti per spiegare agli amici la ragione dell’uscita dal M5S.
Battistini, condivide la scelta di Paolo Putti?
«Tutti noi, Paolo compreso, abbiamo intrapreso un sentiero che ci portava verso una direzione. Adesso il M5S, secondo me, questo sentiero lo sta abbandonando e lo ha abbandonato. Paolo invece sta continuando a camminare sulla strada giusta, Paolo sta mettendo in campo la coerenza».
E allora, lei, cosa farà ?
«Io mi voglio occupare dei problemi dei cittadini, portare avanti il mandato, siamo stati eletti»
Che i rapporti tra i portavoce in consiglio regionale non siano idilliaci è ormai chiaro a tutti: ha intenzione di andarsene dal M5S?
«Non ho intenzione di far nascere alcun gruppo, ma sono concentrato soltanto sul mio lavoro, sul bene della comunità . Ma, sia chiaro, sono al servizio dei cittadini, mica di Beppe Grillo. Il mio cervello non è in vendita: nessuno mi può dire cosa dire e cosa no. Che tra i portavoce regionali, ci sia una spaccatura a livello personale è evidente al mondo intero. Io però voglio concentrarmi l per lavorare per la comunità . Se il Movimento sterza…».
A destra?
«Non mi importa se destra o sinistra: il problema è che sta prendendo un assetto autoritario. Il post di Grillo che ci impone di passare dal capo della comunicazione prima di rilasciare alcuna dichiarazione sennò sarà tolleranza zero con i trasgressori è inaccettabile per quanto mi riguarda. Infatti, le sto rispondendo senza avere chiesto il permesso»
Non ha paura che la possano cacciare?
«Io non ho paura. Per questo ho fatto miei gli ideali primi del Movimento e mi sono messo a disposizione dei cittadini, per me il loro mandato è l’unica cosa cui rendere conto».
E perchè non se ne va, come ha fatto Putti?
«Perchè voglio portare avanti il mandato che mi hanno dato glie elettori. Fino in fondo».
Se la cacciassero, però formerà un gruppo nuovo, nascerà “Effetto Liguria”?
«Se mi cacciano, devo poter portare a termine il mio incarico».
È mai stato richiamato per sue dichiarazioni?
«Durante il referendum costituzionale ho aderito a una manifestazione per il No, organizzata da Possibile, con Pippo Civati. Da Rocco Casalino, referente della comunicazione M5S, mi è stato intimato di non partecipare. Ho risposto che la Costituzione e più alta delle differenze politiche».
E lei cosa ha fatto?
«Sono andato lo stesso. Nessuna reazione».
In consiglio regionale lei ha già preso le distanze da alcune scelte del gruppo: sulle riparazioni navali lei si è messo dalla parte dei lavoratori. Sconfessando il documento della portavoce Alice Salvatore.
«Ogni volta che riterrò che il Movimento si allontani dal mandato ricevuto, prenderò sempre le distanze come l’ho fatto quella volta. È successo anche prima di Natale».
Cosa?
«In aula, davanti a Pd e Rete a Sinistra, Alice mi ha minacciato, dicendo che col nuovo anno non avrei più potuto votare in disaccordo il gruppo. Le ho già detto che non rinuncerò mai alla mia libertà di voto».
Michela Bompani
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 28th, 2017 Riccardo Fucile
I DELUSI DEL MOVIMENTO NELLA CITTA’ CHE HA VISTO NASCERE IL M5S
«Abbiamo cominciato a fare le prime feste e iniziative anni fa e coinvolgevamo anche i migranti,
parlavamo di integrazione… Prova a farlo adesso: impossibile», racconta Stefano Camisasso, un Cinque Stelle della prima ora che, adesso, si ritrova relegato ai margini del Movimento. Genova – la città di Beppe Grillo – paradigna perfetto del cambiamento di pelle, di cultura politica, di parole d’ordine e infine anche di uomini e donne del M5S
L’addio di Paolo Putti, Emanuela Burlando e Mauro Muscarà non è un abbandono come un altro.
È l’ultimo tassello della mutazione genetica cominciata nel 2013, l’anno del vero esordio nei palazzi del potere dei Cinque Stelle, seppure scegliendo di restare all’opposizione. Mutazione sul quale altare sono stati sacrificati i pionieri del “primo Movimento”, che era nato – non sempre e non ovunque, ma spesso – come reazione alla sfiducia e insofferenza verso la vecchia sinistra che aveva perduto la propria carica critica e radicale.
L’acqua pubblica e i beni comuni, la salvaguardia del paesaggio, la democrazia diretta e la partecipazione anche attraverso la Rete (e i “meetup”): «La sinistra aveva lasciato libero lo spazio per parlare di certe cose. Noi lo riempimmo. Non essendo necessariamente di sinistra, ma ritrovandoci su questioni specifiche», ricorda Camisasso. Parafrasando Putti, «siamo partiti che dovevamo promuovere la consapevolezza dei cittadini, oggi sembra ci venga richiesto di raggiungere il consenso che dà il potere».
Nel “primo movimento” c’era Manuela Cappello, assessora con Marta Vincenzi e in quota Italia dei Valori; partecipava una leader del Comitato referendario per l’acqua pubblica, Silvia Parodi; e poi un bel pezzo dei “No Gronda” – lo stesso Putti, ex verde arcobaleno, viene da lì – i quali in quegli anni portarono uno di loro in Consiglio regionale, Alessandro Benzi (Rifondazione comunista).
Sono passati degli anni, la stagione degli albori è finita, così compresa anche quella della militanza fine a se stessa; ed è nata una generazione di “nativi Cinque Stelle”, senza esperienze pregresse, totalmente post-ideologica.
Come la candidata presidente alle scorse regionali Alice Salvatore, che può vantare un rapporto strettissimo e diretto con Grillo
Tra lei, Putti e tutta la vecchia guardia non è mai corso buon sangue. «Si detestano», dicono un po’ tutti quelli che conoscono entrambi. Alla Salvatore viene contestata la fedeltà assoluta, acritica, al verbo di Beppe e Casaleggio – prima quello senior e adesso quello junior.
Se oggi il Movimento è per la decrescita, bene, è l’ora di postulare la bontà della decrescita; se domani la parola d’ordine sarà lo sviluppismo, pazienza, basta un post o una direttiva dello staff per abbracciare lo sviluppismo.
Adesso in Consiglio comunale rimangono solo in due: Andrea Boccaccio e Stefano De Pietro.
Il primo sogna di diventare parlamentare, il secondo ancora non lo sa ma – come vuole la regola del M5S, sempre che non cambi un domani – c’è il vincolo dei due mandati e la “cartuccia numero 2” va sparata con una certa attenzione.
Entrambi sono attivisti della generazione “primo Movimento” e infatti il loro addio a Putti e company non è stato bilioso, anzi: «Ringraziamo Paolo, Emanuela e Mauro per il tanto proficuo lavoro svolto assieme, agli attivisti e a tutti i cittadini in questi quattro anni e mezzo d’incarico», hanno scritto sulla pagina Facebook ufficiale.
E le parole “tanto” più “proficuo” non sono state messe lì a caso. Come a dire: sappiamo, abbiamo capito, ma noi per ora non ce la sentiamo.
Lo stesso De Pietro, solo cinque giorni fa, sulla propria pagina social citava Pier Paolo Pasolini: «In questo mondo di vincitori volgari e disonesti, di prevaricatori falsi e opportunisti, della gente che conta, che occupa il potere, che scippa il presente, figuriamoci il futuro, a tutti i nevrotici del successo, dell’apparire, del diventare. A questa antropologia del vincente preferisco di gran lunga chi perde. È un esercizio che mi riesce bene. E mi riconcilia con il mio sacro poco».
Molto poco in linea con il nuovo M5S, oggi costretto a inseguire l’aria che tira per vincere, costi quel che costi.
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 28th, 2017 Riccardo Fucile
LA CHAT TRA VIRGINIA E IL SUO CERCHIO MAGICO METTE IN IMBARAZZO IL M5S
“Lei è proprio l’ultima da cui accetto lezioni di moralità . Da quella poco di buono che ha fatto passare la
baby sitter come assistente parlamentare, facendola pagare con i soldi dei cittadini”.
Così – scrive Repubblica – Virginia Raggi parlava della sua compagna di partito e acerrima nemica Roberta Lombardi nella chat ‘Quattro amici al bar’, ora agli atti della Procura per l’inchiesta sulle nomine che vede la sindaca di Roma indagata per abuso d’ufficio e falso in atto pubblico per l’incarico di falso in atto pubblico per l’incarico di capo della direzione Turismo a Renato Marra, fratello del suo ex braccio destro.
“La Lombardi mi è antipatica e non la sopporto”, scriveva Raggi a proposito di Roberta Lombardi, che per alcune settimane faceva parte del mini direttorio chiamato a supportare il lavoro della sindaca.
In altri passaggi della discussione telematica, Raggi parla anche dell’oramai ex assessore all’ambiente, Paola Muraro affermando di “non averla scelta” lei ma di “avere apprezzato il lavoro svolto”.
Nella chat il primo cittadino giudica Raffaele Marra un punto di riferimento in tema di macchina amministrativa.
Ed è sulla nomina del fratello del suo ex braccio destro, Renato Marra, a capo del dipartimento Turismo, che Raggi sarà ascoltata lunedì dalla procura con l’accusa di abuso d’ufficio e falso.
(da “Huffingtonpost“)
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Gennaio 28th, 2017 Riccardo Fucile
PER LA SERIE: NE AZZECCASSE MAI UNA
Il gesto è simbolico: l’abbonamento gratuito ai disastrati mezzi della Capitale per i sopravvissuti della
Shoah.
Dieci i superstiti residenti a Roma, erano undici fino all’altro ieri quando Umberto Aboaf, uno dei pochi tornati dal campo di Buchenwald, è morto.
L’investimento, a conti fatti, è di 1.500 euro ma il Comune di Roma ha pensato di dover ricorrere a un’operazione di co-marketing, una sponsorizzazione, per coprire il costo delle tessere.
Il rischio di una gaffe (in una fase già tormentata per il governo della città ) non era stato preso in considerazione: l’amministrazione grillina nel giorno della Memoria regala ai superstiti dell’Olocausto un abbonamento che in realtà già hanno.
Il ticket annuale per metro, autobus, tram e alcune ferrovie regionali è da sempre gratuito perchè le pensioni dei superstiti, come deportati o perseguitati razziali, sono equiparate alla prima categoria delle pensioni di guerra che prevedono una serie di agevolazioni come l’abbonamento per i trasporti pubblici.
Un dono simbolico, quanto vano.
E la presidente della comunità ebraica di Roma, Ruth Dureghello, avanza l’idea di un’iniziativa decisamente più sostanziosa e che somigli meno a uno spot: “Sarebbe bello se si potesse fare qualcosa anche per i perseguitati di guerra, che sono tantissimi in Italia”.
Forse più utile per i dieci over 70 se il Campidoglio avesse previsto un risarcimento per il tempo passato ad aspettare un bus alla fermata.
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 27th, 2017 Riccardo Fucile
IL LEADER GRILLINO GENOVESE HA LASCIATO IL M5S: “I VERTICI ORMAI PENSANO SOLO AL MARKETING E ALLA COMUNICAZIONE”
“Adesso mi riprendo la libertà di realizzare il programma deciso con i cittadini che ci hanno eletto nel movimento e che, da dentro il M5S invece, non potevamo più portare avanti: noi pensiamo ancora al bene comune, dentro ormai pensano solo al controllo e al marketing”: Paolo Putti, candidato sindaco cinque anni fa per il M5S a Genova, uno dei pionieri del grillismo nella città di Beppe Grillo, anima di uno dei primi comitati anti-Gronda, capogruppo in consiglio comunale, se ne è andato.
Con altri due consiglieri, è uscito dal M5S e ha formato un nuovo gruppo in Comune, “Effetto Genova”.
In aula, a Palazzo Tursi, i grillini rimangono smozzati, in due, a quattro mesi dalle elezioni amministrative. Su Facebook ha postato il suo addio al M5S citando Guccini, e le cinque anatre.
Proprio quanti i consiglieri grillini in Comune “cinque anatre andavano a sud: forse una soltanto vedremo arrivare, ma quel suo volo certo vuole dire che bisognava volare, bisognava volare, bisognava volare”.
Putti, perchè esce dal M5S alla vigilia della campagna elettorale?
“Perchè non ci riconosciamo più nel Movimento che voleva produrre un cambiamento radicale, invece pensa ad altro. Proprio perchè abbiamo ancora quattro mesi, e importanti delibere su cui batterci, contro la privatizzazione dell’azienda dei rifiuti ad esempio, era urgente poter agire liberamente, sennò avremmo tradito il mandato dei nostri elettori”.
Lei è stato uno dei primi grillini a Genova e in Italia: cosa le ha fatto decidere di lasciare definitivamente il M5S?
“Dopo il guaio in Europa, al Parlamento, non sopportavo più la raffica di comunicati diramati da Roma, dove si dice che si deve riferire a qualcuno, prima di dichiarare qualsiasi cosa. C’è chi invece fa passare Trump e Putin per due statisti senza però rendere conto di quel che dice. Non ci sto”.
Il Movimento è andato a destra?
“Non è più un movimento. Anzi, non siamo noi ad essere usciti dal Movimento è il movimento che è uscito dal tracciato e noi in quella direzione non vogliamo andare. Non siamo stati eletti per quello. Quando ci siamo candidati, nel M5S ci sgridavano perchè puntavamo al 51% e invece dicevano che l’obiettivo era fare crescere nelle persone la consapevolezza, non la performance elettorale. Adesso vale soltanto la comunicazione, l’obiettivo è solo convincere: come se volessimo vendere un prodotto. Noi invece rimaniamo a quell’origine: finiamo il mandato facendo l’interesse della comunità “.
La portavoce regionale, Alice Salvatore, dice che lei si sarebbe dovuto dimettere dal consiglio comunale. L’accusa di usare i voti M5S per salvarsi la poltrona. E magari lanciare una candidatura alle prossime amministrative con qualche altro partito della sinistra
“Non mi interessa. Abbiamo scelto di stare in consiglio proprio per finire il lavoro e onorare fino in fondo l’impegno preso con i cittadini. Il mio servizio in politica finisce qui, alla fine del mandato ritorno alla mia famiglia e al mio lavoro di educatore. Tutto il resto si commenta da sè”.
Si è scontrato duramente con Salvatore, l’ha accusata di “fare la politica dei selfie”. È anche per i rapporti con il regionale che ha deciso di uscire?
“Quella è una delle dimostrazioni del mutamento genetico del M5S. È la politica dei comunicati e dei selfie, del convincere, sempre più lontana dai territori e dalla gente. Senza più confronto, continuo, con i cittadini che invece chi ha fortuna di poter entrare nell’amministrazione deve fare”.
Il nuovo gruppo consiliare si chiama “Effetto Genova”, come “Effetto Parma”, il gruppo dei transfughi grillini che sosterranno la lista civica di Federico Pizzarotti contro il candidato M5S: lei è sicuro di non candidarsi?
“Nè io nè gli altri due consiglieri abbiamo intenzione di proseguire con la politica. Pizzarotti ha riunito una bella squadra e fa bene a candidarsi. Abbiamo chiamato il gruppo “Effetto Genova” perchè speriamo che il lavoro fatto in questi cinque anni, il sogno che avevamo, possa continuare: per noi, se un documento presentato in consiglio era giusto, lo votavamo, indipendentemente dal fatto che lo presentasse Forza Italia o la lista del sindaco arancione. Invece ora il M5S deve andare sempre contro tutti. Adesso parla alla pancia della gente, si fa i selfie, invece di fare l’interesse dei cittadini. Noi ci siamo tagliati il gettone, abbiamo versato l’intero contributo del gruppo consiliare al movimento: non mi risulta che questa sia più la preoccupazione di chi è rimasto nel M5S”.
Nel consiglio comunale della città di Beppe Grillo, rimangono due consiglieri invece di cinque, nel gruppo M5S: perchè sono rimasti?
“Sarebbe stato bello finire tutti e cinque il lavoro cominciato insieme, non se la sono sentita. È andata così: bisognava volare”.
Michela Bompani
(da “La Repubblica“)
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Gennaio 27th, 2017 Riccardo Fucile
CHIESTO UN FACCIA A FACCIA CON DI MAIO… SECONDO I MEDIA GLI INCONTRI FURONO TRE E NON UNO SOLO
In un attimo i 5Stelle sono ripiombati a qualche mese fa. Esattamente a quando, nel pieno del caso
Muraro, si è scoperto che Luigi Di Maio sapeva che l’allora assessore all’Ambiente di Roma era stata iscritta nel registro degli indagati e non aveva detto nulla agli altri componenti del Direttorio.
Soprattutto aveva mentito dicendo che invece era all’oscuro di tutto salvo poi essere incastrato da una email e dalle chat.
Ecco, questa mattina, alla lettura dei giornali, nel mondo pentastellato è scoppiato di nuovo il panico.
Secondo alcuni quotidiani, infatti, il vicepresidente della Camera e leader in pectore del Movimento 5 Stelle avrebbe incontrato almeno tre volte Raffaele Marra, ora in carcere con l’accusa di corruzione, per concordare insieme a lui e a Virginia Raggi alcune nomine.
I più ortodossi del Movimento erano pronti a chiedere pubblicamente chiarimenti, ma Di Maio ha anticipato la mossa e con un post ha spiegato che si tratta di “informazioni false, nessuna prova documentale, solo chiacchiere da ubriachi.
“L’unica volta che ho incontrato Marra l’ho fatto nel mio ufficio della Camera in totale trasparenza (l’incontro è stato regolarmente registrato) e non avendo nulla da nascondere sono stato io stesso a darne notizia oltre un mese fa, raccontandone anche i contenuti. A parte questo incontro non ci ho mai parlato, non ho autorizzato nulla, tantomeno atti da spedire ad Anac”.
Gli animi della fronda grillina si sono calmati un po’ ma i dubbi sono rimasti.
Tanto che, secondo i ben informati, non è escluso che l’ala che fa capo a Roberto Fico possa chiedere un incontro, un faccia a faccia a Luigi Di Maio, anche per decidere cosa fare dopo che lunedì Virginia Raggi sarà interrogata dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e dal pubblico ministero Francesco Dall’Olio per la nomina di Renato Marra, fratello di Raffaele, a capo del dipartimento turismo.
Ed è proprio per questa nomina che potrebbe profilarsi un danno erariale. Sono infatti all’attenzione anche dei giudici della Corte di Conti gli atti del procedimento penale che vede indagata la prima cittadina per abuso d’ufficio e falso.
Spetterà adesso ai magistrati contabili verificare se la promozione di Marra ‘senior’ possa avere rappresentato un danno alle casse dell’erario e procedere, eventualmente, a una contestazione.
Ormai da giorni sia in Campidoglio i consiglieri che hanno come punto di riferimento Marcello De Vito, sia a Montecitorio coloro che vorrebbero il passo indietro della Raggi anche in caso di rinvio a giudizio, chiedono al sindaco di pubblicare interamente le chat del gruppo “Quattro amici al bar” di cui facevano parte, oltre al sindaco e a Marra, anche Salvatore Romeo, ex capo della segreteria, e l’ex vicesindaco Daniele Frongia. “Solo così sarà possibile capire chi ha davvero responsabilità “, dicono alcuni parlamentari.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 27th, 2017 Riccardo Fucile
“MI PIACEREBBE CONFRONTARMI CON GRILLO IN UNA PIAZZA, ANCHE DAVANTI AI SUOI FEDELISSIMI, SUL CARATTERE DEMOCRATICO DEL SUO MOVIMENTO”
“Lo statista forte, Grillo, ha impedito a Di Maio di venire in trasmissione. E’ bastata una telefonata del soliti Casalino, ieri sera attorno alle 22.30 . Un vicepresidente della Camera che agisce a comando come un soldatino, sono 30 anni che calco queste scene, non l’avevo mai incontrato”.
Così Michele Santoro, aprendo la puntata del suo nuovo programma Italia, ha commentato la marcia indietro di Luigi Di Maio che era atteso come ospite per la puntata di giovedì sera ma ha deciso di non partecipare.
Una vicenda imbarazzante che dimostra come la “libertà di espressione” all’interno del M5S sia soggetta sempre a una ratifica dalla Casaleggio e dal suo staff.
Il che ha indotto Santoro a lanciare una sfida che sa di provocazione politica, atta a stanare i censori.
“Mi piacerebbe confrontarmi con Grillo in una piazza, anche davanti a tutti i suoi fedelissimi, mi piacerebbe che desse risposta a qualche domanda sul carattere democratico del suo movimento”, ha aggiunto Santoro.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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