Gennaio 17th, 2017 Riccardo Fucile
LA “PIU’ AMATA DAGLI ITALIANI” IN REALTA’ NON MANTIENE LE PROMESSE, COMPRESA QUELLA DI RIDURSI LO STIPENDIO…DECISIONI SPESSO SULLA SCORTA DELLA CONTINUITA’ CON FASSINO
Ieri un sondaggio di IPR Marketing per il Sole 24 Ore ha rivelato che Chiara Appendino, la sindaca
Cinque Stelle di Torino, è al primo posto nella speciale classifica dell’indice di gradimento dei sindaci italiani.
Stranamente di questa notizia non c’è traccia sul blog di Beppe Grillo o sulla pagina Facebook del capo politico del MoVimento.
Non c’è da sorprendersi più di tanto per la scelta di oscurare la notizia.
Non tanto perchè Virginia Raggi è al penultimo posto (con Filippo Nogarin di Livorno poco sopra) quanto perchè al terzo posto si è piazzato Federico Pizzarotti, il sindaco di Parma da tempo in rotta con la leadership del MoVimento.
La promessa non mantenuta della riduzione dello stipendio
Lasciamo da parte le notizie non date dal sito che dà le notizie “che nessun giornale ha il coraggio di dare” e parliamo di quella che alcuni giornali hanno già soprannominato “la sindaca più amata dagli italiani”.
Nonostante risulti essere una sindaca molto gradita ai cittadini (addirittura guadagnando consensi rispetto all’esito delle amministrazione) quando la Appendino in questi primi sei mesi di mandato ha dovuto affrontare alcune questioni spinose l’ha fatto in una maniera forse poco consona rispetto allo standard (ammesso che esista) del suo partito.
Questo non significa che la Appendino stia governando male la città ma non è possibile non rilevare che rispetto a certe tematiche lo sta facendo con gli stessi metodi di chi l’ha preceduta.
Anche qui niente di male, naturalmente, se non fosse che proprio su alcune delle decisioni prese da Appendino il MoVimento prima di andare al governo di Torino la pensava in maniera diversa.
Già la partenza non è stata delle migliori: Appendino aveva promesso in campagna elettorale che avrebbe tagliato il suo stipendio e quello degli assessori.
Una promessa in pieno stile M5S che però non è stata mantenuta e la sindaca non si è ancora decurtata lo stipendio da novemila euro, in linea di quello percepito da Virginia Raggi a Roma (lo stesso dei suoi predecessori).
La guerra “culturale” con Milano, l’inceneritore e gli insediamenti commerciali
Forse però la sindaca di Torino ha avuto poco tempo per concentrarsi su quanto guadagnava perchè c’erano da prendere importanti decisioni per la città .
Ad esempio le nomina di Renato Boero, ingegnere torinese che a Milano ha gestito il termovalorizzatore Silla 2 di Amsa, alla guida di Trm, la società che gestisce l’inceneritore di Gerbido a Torino.
Una nomina non molto gradita visto che Boero si è affrettato a ribadire l’importanza dei termovalorizzatori per chiudere il ciclo dei rifiuti nelle grandi città .
Anche se Appendino non aveva espressamente promesso di chiudere l’inceneritore di Gerbido (memore forse delle promesse fatte da Grillo a Parma) e quindi la sua decisione è senza dubbio più pragmatica di tanti proclami non è possibile non ricordare come una delle grandi battaglie del M5S sia proprio quella contro gli impianti di termovalorizzazione e che negli anni scorsi quello di Gerbido sia stato al centro di una battaglia portata avanti da alcuni consiglieri comunali pentastellati. Meno pragmatica invece è stata la battaglia sulla mostra su Manet prodotta da Skira con il Musèe d’Orsay che era stata annunciata da Piero Fassino durante l’inaugurazione di quella di Monet, poi arrivata a 300mila visitatori.
Skira però ha avuto qualche difficoltà a dialogare con la sindaca e così Torino ha perso la mostra che ha traslocato a Milano dove le opere del maestro degli impressionisti verranno esposte a Palazzo Reale.
La guerra con Milano si combatte anche sul fronte del Salone del Libro che il sindaco Sala ha scippato alla città sabauda e che nel 2017 si terrà a Milano.
Sempre sul versante culturale i cittadini sono ancora in attesa che vengano nominati dalla sindaca i presidenti di due importanti realtà torinesi: Fondazione Musei e il Museo del Cinema.
Che sia un modo per dire che a Torino il vento sta cambiando?
Una cosa è bluffare sul TAV, facendo credere agli elettori che uscire dall’Osservatorio sulla Torino-Lione possa in qualche modo cambiare le cose o fermare il tracciato dell’Alta Velocità , non dopo aver siglato con la Regione un patto per chiedere al Governo lo stanziamento di fondi (per un totale di 3.2 miliardi di euro) per la realizzazione di interventi importanti sulle infrastrutture la Stampa riferisce che nel patto tra Regione e Comune sono compresi interventi sul sistema ferroviario torinese:
C’è l’ammodernamento del sistema ferroviario metropolitano di Torino (più le fermate Dora e Zappata, interamente da finanziare con 75 milioni) e di molte linee ferroviarie: Torino-Modane, Torino-Pinerolo, Torino-Trofarello, Torino-Pont, Torino-Genova.
C’è il miliardo e 200 milioni per costruire la linea 2 del metrò, su cui al momento ci sono appena 10 milioni. E ancora, il prolungamento della linea 1 verso Rivoli per cui mancano 180 dei 340 milioni necessari.
Non sempre però la Appendino ha cercato di invertire la rotta rispetto all’amministrazione precedente, lo dimostra ad esempio la concessione dell’autorizzazione per la costruzione del centro commerciale sull’area ex- Westinghouse.
La Sindaca Appendino ha giustificato la decisione spiegando che il Comune potrà così incassare 19,6 milioni di euro che potranno essere così messi a bilancio e utilizzati per sostenere il capitolo cultura e altre iniziative del Comune.
Casualmente si tratta della stessa spiegazione data nel 2014 dall’allora assessore all’Urbanistica Stefano Lo Russo che in un’intervista su Repubblica aveva motivato così la decisione della giunta Fassino
Il Comune non ha i soldi per le tante opere necessarie. Ad esempio per il nuovo centro congressi nell’area ex Westinghouse, 5.000 posti per un’infrastruttura di livello europeo. Ma servono fondi privati e per questo è stato aperto un bando per valorizzare tutta la zona. La proposta che ci è arrivata è quella di realizzare un centro commerciale.
Certo, durante la precedente consiliatura la Appendino e il M5S si erano detti fermamente contrari ad un progetto simile, ma un conto è stare all’opposizione un altro è governare una città .
Del resto anche su SMAT, la spcoetà partecipata che gestisce i servizi idrici in città , Appendino ha smentito sè stessa (quando era consigliera della Commissione Bilancio) e ha seguito la linea già tracciata da Fassino richiedendo l’acquisto di 31mila azioni della società e soprattutto ha chiesto all’assemblea dei soci (che comprende diversi comuni della cintura) la redistribuzione delle riserve accantonate dalla società nel corso del 2015 (si tratta di 15 milioni di euro).
La Appendino (a luglio) ha chiesto che ad eccezione di 5 milioni che verranno impiegati per acquistare le azioni in mano dei privati, il 100% della riserva venga destinato ai comuni per esigenze di bilancio; vista la partecipazione azionaria del Comune di Torino in SMAT alla giunta Appendino dovrebbero arrivare qualcosa come otto milioni di euro che la Sindaca ha intenzione di utilizzare per appianare i buchi di bilancio.
E qui sta l’unica vera differenza con quanto chiesto già in passato dall’amministrazione precedente che aveva chiesto invece di poter accedere — tra le polemiche dell’opposizione e dei comitati — all’80% delle riserve di SMAT.
Alla fine però Appendino non è riuscita nemmeno ad ottenere quanto voleva perchè non è stato raggiunto un accordo con gli altri soci.
Molto meno reattiva si è dimostrata invece la giunta guidata dalla Appendino sul caso delle palazzine ex-MOI occupate dai migranti.
Infine di questi ultimi giorni è la polemica sui voucher che il Comune di Torino vorrebbe utilizzare per pagare alcuni giovani che svolgerebbero la mansione di mediatore culturale.
In teoria il M5S è contrario all’uso dei buoni lavoro, eppure il Comune di Torino li utilizza. La Appendino in questo caso si è difesa spiegando che si tratta di una decisione della Giunta precedente, tanto per cambiare…
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 17th, 2017 Riccardo Fucile
TRA POCHE ORE IL PRONUNCIAMENTO DELLA SEZIONE CIVILE DI ROMA… IL VINCOLO DEGLI AMMINISTRATORI E LA SANZIONE DA “ALMENO 150.000 EURO” ALLA PROVA DELLA LEGGE
Tre paginette, dieci punti e alcune raccomandazioni finali sotto il titolo “Codice di comportamento per i
candidati eletti del M5S alle elezioni amministrative di Roma”. Eccolo il famoso “contratto” sottoscritto da Virginia Raggi ed i consiglieri comunali romani grillini con la Casaleggio Associati su cui in queste ore è chiamato a decidere il Tribunale Civile di Roma: è breve, ma giuridicamente e politicamente pesante.
Ma verdiamo cosa prevede e perchè il pronunciamento dei giudici è così importante. Soprattutto per chi quella carta l’ha firmata e dai togati potrebbe essere adesso “liberato”.
Fari puntati sui punti 2 e10 del contratto. In pratica il candidato sindaco, i consiglieri e anche i futuri assessori, si impegnano a sottoporre allo staff, “gli atti di alta amministrazione e le questioni giuridicamente complesse”.
Ovvero le scelte rilevanti dell’amministrazione capitolina dovevano passare da Grillo e Casaleggio. E in caso di violazione del codice, i candidati si dichiarano “consapevoli” che la violazione dei principi previsti dal codice di comportamento prevedeva “l’impegno etico alle dimissioni dell’eletto dalla carica ricoperta e/o il ritiro dell’uso del simbolo e l’espulsione dal M5S”.
E visto, il possibile “grave danno” arrecato all’immagine del Movimento, gli eletti caduti in fallo si impegnano a risarcire una somma che “si quantifica in almeno euro 150.000 mila”.
Sanzioni che, all’epoca, potevano essere decise sempre da Grillo e Gianroberto Casaleggio (ora il primo e il figlio Davide) o dopo voto online.
Con i soldi pagati dai colpevoli destinati ad associazioni benefiche.
La questione è diventata subito argomento di scontro politico e appena reso noto il contenuto del contratto l’avvocato Venerando Monello, un iscritto al Pd, ha presentato ricorso, convinto che il “contratto” vìolasse il principio costituzionale sull’assenza di mandato per gli eletti previsto dall’articolo 67 della Costituzione per i parlamentari e l’analoga norma prevista all’articolo 3 dal Regolamento del Consiglio comunale di Roma. Monello considera lesi anche l’articolo 3 e 97 della Costituzione.
La battaglia dell’avvocato però va ben oltre la questione della incandidabilita della Raggi e oggi, della sua decadenza.
Punta invece all’essenza stessa del Movimento Cinque Stelle e al suo rapporto con la Casaleggio Associati, considerata un’associazione segreta.
La questione poi è tornata alla ribalta anche dopo le vicende sulla collocazione europea del Movimento. Due eurodeputati grillini hanno infatti lasciato il gruppo e Grillo ha minacciato di chiedere una “penale” di 250 mila euro.
Adesso il tribunale di Roma dirime la questione.
Grillini liberi tutti o prigionieri per sempre.
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 16th, 2017 Riccardo Fucile
ASSISTENTE DI PECORARO SCANIO, POI PASSATO AL CENTRODESTRA E ORA NEOGRILLINO
Mastella, Pecoraro Scanio, Rutelli, Balducci, Di Maio, Raggi.
Quale filo conduttore lega tutti questi nomi?
Lui, Vincenzo Spadafora da Afragola ma residente a Cardito, non laureato, eppure catapultato ai vertici della vita politica italiana a livello locale e nazionale, nonchè dell’Unicef e dell’Autorità Garante dell’infanzia, carica cucitagli addosso nel 2011 grazie agli auspici di Gianfranco Fini e Renato Schifani, all’epoca presidenti della Camera e del Senato.
Un’ascesa folgorante quella di Spadafora, “volenteroso ragazzetto campano” come lo definisce Dagospia, che inizia come volontario dell’Unicef per poi diventarne qualche anno dopo addirittura Presidente.
La sua carriera politica inizia a Cardito, un comune a nord di Napoli. Segretario particolare del mastelliano Andrea Losco ex sindaco DC di Cardito poi presidente della regione Campania, approda nell’area di Sinistra grazie al ribaltone che porta Losco nella Margherita e poi nel PD.
Dopo uno sventurato tentativo di capeggiare una lista civica cui non aderisce anima viva, Spadafora viene notato da Alfonso Pecoraro Scanio, di cui diventa segretario particolare, e quindi da Francesco Rutelli, che lo nomina Capo di Gabinetto al Ministero dei Beni Culturali.
Dall’area di Sinistra veleggia leggiadro verso Forza Italia, e — come ricorda Franco Bechis su “Libero” — tramite Mara Carfagna si lega al partito tanto da ottenere, grazie a Fini e Schifani, la poltrona di Garante per l’infanzia, che gli frutta — secondo Dagospia — circa 200mila euro l’anno.
Spadafora finisce anche coinvolto nelle intercettazioni di Angelo Balducci, della famigerata “cricca” degli appalti, che porta all’arresto di Diego Anemone e Angelo Balducci, il cui figlio Spadafora fa assumere all’Unicef.
Spadafora, scrive Bechis su Libero, “era più volte al telefono con Balducci, e gli inquirenti annotarono «numerose conversazioni, sintomatiche di un loro rapporto di amicizia»”.
Il passato e il presente
La presenza nei brogliacci delle intercettazioni di Balducci, gentiluomo del Papa e sposato con prole finito parallelamente in uno scandalo di prostituzione di seminaristi in Vaticano, tuttavia, non scalfisce nè la reputazione nè la carriera di Vincenzo Spadafora, ma la sua dichiarazione a favore delle adozioni gay, quale Garante per l’infanzia, scatena una bagarre nella Destra italiana che ne chiede la testa.
Personaggio di prestigio negli eventi mondani che contano, ritratto a fianco di star e celebrità , ultimamente, si è insediato alla corte di Luigi Di Maio, virgulto pentastellato e aspirante premier, diventandone il responsabile per le relazioni istituzionali. Spadafora è onnipresente accanto a Di Maio, che — dicono i bene informati — non fa un passo senza di lui.
Ma la longa manus dell’ex Presidente dell’Unicef sul m5s non si esaurisce con il vicepresidente della Camera. È di pochi giorni fa, infatti, la nomina di Trianda Loukarelis, giovane italo-greco ex collaboratore di Spadafora, a responsabile delle relazioni esterne della Sindaca Raggi.
Ma qual è il segreto di Vincenzo Spadafora?
Cos’è che gli ha permesso di bruciare le tappe di una carriera politica così folgorante? Sicuramente, qualcosa d’irresistibile, per aver conquistato i duri e puri pentastellati al punto da convincerli a reclutarlo come uomo di fiducia della promessa Di Maio, malgrado i trascorsi con tutta la vecchia politica italiana e la “piccola disavventura superata agevolmente” nel caso Balducci, come la definisce Franco Bechis.
E siamo sicuri che il “talento di mister Spadafora” ci riserverà moltissime sorprese nella galassia pentastellata.
Forse una candidatura, o — chissà — un importantissimo incarico in un possibile governo a guida Di Maio.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 16th, 2017 Riccardo Fucile
NEL MUNICIPIO DI ZONA A ROMA LA GIUNTA M5S DECIDE DI FARE IL CENTRO RACCOLTA RIFIUTI NEL GIARDINO DI UN ESPONENTE M5S A SUA INSAPUTA
Una strana storia arriva dal Municipio XV: la maggioranza M5S di zona ha messo nero su bianco di voler fare l’Isola Ecologica che deve fungere da centro di raccolta AMA nel giardino del presidente del Comitato di Quartiere Erminio D’Agostino, vicino al M5S, che dice di cadere dalle nuvole e di non saperne niente
In una proposta di risoluzione protocollata il 12 gennaio scorso (la numero 2047) i consiglieri grillini invitano il minisindaco, Stefano Simonelli, a realizzare due nuovi centri di raccolta Ama a Roma Nord.
Uno su via della stazione di Cesano, all’incrocio con la via Braccianese.
Il secondo, su un terreno privato in prossimità del chilometro 5 di via di Valle Muricana.
Un’idea singolare di per se, visto che normalmente i centri di raccolta vengono allestiti su terreni pubblici, in maniera tale da non gravare sulle tasche dei cittadini.
Stavolta però gli amministratori del Movimento sono andati oltre indicando con precisione anche le particelle catastali dell’area interessata.
E la particella 214 di via di Valle Muricana corrisponde con la proprietà del presidente del comitato di quartiere “Karol Wojtyla”, Erminio D’Agostino, vicino al M5s e in ottimi rapporti con il presidente municipale
Simonelli assicura di ignorare la proposta presentata dalla sua maggioranza.
«Cado dalle nuvole – esclama – questa storia mi risulta nuova, non ne sapevo nulla. O si sono sbagliati a scrivere il testo, oppure è una follia. Domani (oggi, OES) indagherò».
La prima occasione pubblica per chiarire la vicenda è la commissione Ambiente convocata per domani.
«Ci aspettiamo delle spiegazioni approfondite – afferma il consigliere Dem, Marcello Ribera, che è anche vicepresidente della commissione – questo atto, se portato fino in fondo, è da denuncia alla Corte dei Conti».
Per poter aprire il centro di raccolta, «i terreni individuati andrebbero frazionati, espropriati e pagati a prezzo di mercato – aggiunge la consigliera del Pd, Gina Chirichizzi – un’assurdità ».
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 15th, 2017 Riccardo Fucile
I MEDIA DEVONO CHIEDERE SCUSA PER LE BUFALE, MA I GRILLINI SONO ESENTATI… IL POST DELLA CHIMIENTI FATTO SPARIRE
“Nella vita di errori se ne fanno tanti, e chiedere scusa è doveroso per chi svolge un ruolo di servizio.
Quando ho sbagliato mi sono sempre scusato, e non mi formalizzo se a segnalarmi un errore è una parte politica. Quindi fallo pure senza problemi. Aspetto con pazienza. E però — già che ci sono — ricambio in anticipo e ti segnalo un caso in cui a chieder scusa dovrebbero essere sia alcuni media sia il tuo movimento. È il caso di Ilaria Capua, una signora che illustra il nostro paese e che è stata infamata ingiustamente da giornalisti e da parlamentari suoi colleghi, e segnatamente dagli eletti m5s. Chiunque voglia può trovare sul web tutta la sua storia, se interessato. Che ne dici, Beppe, vuoi dare il buon esempio, senza bisogno di tweet, post e hashtag #ChiedeteleScusa?
Di cosa sta parlando Mentana?
Della vicenda di Ilaria Capua, scienziata e all’epoca parlamentare di Scelta Civica e presidente della Commissione Cultura coinvolta dapprima e poi scagionata nella vicenda di un’indagine per traffico di virus.
Quando la Capua venne scagionata si dimise .
Paolo Mieli sul Corriere della Sera scrisse che Silvia Chimienti del M5S, che aveva chiesto le dimissioni, aveva poi telefonato alla Capua per “esprimerle il proprio rammarico” per la posizione espressa due anni prima:
Un ultimo elemento di questa vicenda può offrire uno spunto di riflessione al mondo della politica. Ieri all’alba la parlamentare del Movimento Cinque Stelle di cui si è detto poc’anzi, Silvia Chimienti (quella che aveva chiesto le dimissioni immediate) ha telefonato oltreoceano alla Capua per esprimerle il proprio rammarico per la sua presa di posizione di oltre due anni fa. Lei lo ha fatto. Altri no.
Ma sulla bacheca della pagina Facebook di Silvia Chimienti e sul sito del MoVimento 5 Stelle c’era un comunicato in cui si diceva tutt’altro:
Ci rallegra la notizia del proscioglimento della deputata e collega e in commissione Cultura Ilaria Capua dall’accusa di essere coinvolta in un presunto traffico illegale di virus. Umanamente non potevamo che sperare che la vicenda si concludesse con un esito positivo e così è stato, per cui auguriamo a Capua di superare quanto prima le difficoltà e le angosce che le sono derivate a causa di questa vicenda.
Al contempo però non possiamo condividere alcuni giudizi espressi da Capua nei nostri confronti e rispedire al mittente le accuse che ci sono state rivolte da alcuni suoi colleghi di partito.
Quando, nel 2014, la deputata di Scelta Civica venne iscritta nel registro degli indagati dalla Procura di Roma noi chiedemmo soltanto una cosa: che Capua lasciasse il ruolo di vice presidente della commissione Cultura. Questo per due ragioni: il primo di opportunità politica, il secondo perchè eravamo già privi della presidenza, a causa delle note vicende che avevano coinvolto Giancarlo Galan e, dunque, la situazione rispetto alle cariche di commissione presentava una situazione critica.
Dunque, nessun giustizialismo, attacco violento o ostracismo da parte nostra nei confronti della collega. Un fatto comprovato anche dall’atteggiamento tenuto nei suoi confronti negli ultimi due anni: più di una volta in commissione c’è stato infatti modo di confrontarci positivamente e di collaborare con la collega.
Ovvero ci si rallegrava per il proscioglimento ma contemporaneamente si precisa che si respingono le accuse “rivolte da colleghi di partito” della Capua, ribadendo che all’epoca il M5S chiese “soltanto” le dimissioni da vicepresidente della Commissione cultura.
Il che pare leggermente diverso dall’”esprimere il proprio rammarico per la presa di posizione” dell’epoca.
Curioso, no?
E altrettanto curioso è chela Chimienti abbia cancellato dal suo sito il post (ancora per qualche giorno raggiungibile via cache di google) in cui chiedeva le dimissioni della Capua dalla commissione cultura.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 15th, 2017 Riccardo Fucile
SI SPRECANO I GIUDIZI SUL “QUASI LAUREATO” IN GIURISPRUDENZA
Ieri la triplice gaffe sui congiuntivi del leader del MoVimento 5 Stelle ha fatto ridere mezza internet. 
Oggi persino il Fatto Quotidiano si accanisce sul povero vicepresidente della Camera quasi laureato in Giurisprudenza:
Di Maio è uomo portato alla riflessione, all’ozio, al riposo post-prandiale. E invece le diavolerie del web sono elettriche, velocissime, istantanee: non fai in tempo a dire una cazzata che già la sanno tutti.
In principio fu la dittatura di Pinochet in Venezuela, poi correttamente riportata in Cile.Tra giovedì e venerdì, invece,è stata la volta del congiuntivo: una strage in tre mosse.
La prima, su Twitter: “Se c’è rischio che soggetti spiano massime istituzioni dello Stato qual è livello di sicurezza che si garantisce a imprese e cittadini?”.
Sarebbe “spiino”, congiuntivo, ma l’uso ormai è invalso.
Luigino, però, è preciso e quindi prova a correggere.
Ancora su Twitter: “Se c’è rischio che massime istituzioni Stato venissero spiate . . .”.
Sarebbe “vengano”, ma Di Maio stavolta individua il problema: Twitter.
E allora passa a Facebook: “Se c’è il rischio che due soggetti spiassero…”. V
abbè, “spiino” non gli è noto.
Quel che non sapete è che “non bisogna farne un dramma”. Lo ha detto di recente il presidente dell’Accademia della Crusca Sabatini: “È l’uso. In inglese, spagnolo e francese il congiuntivo non c’è più”.
Capito? Di Maio è un leader europeo.
Il vicepresidente della Camera è stato pizzicato ieri: ha aggiornato tre volte il suo stato (due sul profilo Twitter e una su Facebook) cambiando la coniugazione del verbo usato ma scrivendolo sempre sbagliato.
E la perculata è partita poderosa: c’è chi ha proposto un referendum abrogativo del congiuntivo, molti hanno citato Paolo Villaggio e i problemi del ragionier Fantozzi con la lingua italiana.
Tra gli sberleffi – numerosi – nei confronti dell’esponente pentastellato c’è anche spazio per qualche detrattore politico.
Come Alessia Morani, che punge: «Essenziale continuare ad investire sulla scuola altrimenti rischiamo di avere altri vicepresidenti della Camera così #Terminator #DiMaio».
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 15th, 2017 Riccardo Fucile
COMANDA, NON ELETTO, SU UN ELETTORATO TETRAGONO
Aldo Grasso sul Corriere della Sera parla oggi di Davide Casaleggio, dipinto come “guru dinastico” che comanda non eletto su un elettorato “tetragono” (come era stato definito da Pagnoncelli ieri):
Già , ma a quale titolo Davide C. impone ai pentastellati strutture (la piattaforma Rousseau che gestisce tutte le votazioni), strategie di rete e obiettivi politici?
A uno solo, quello dinastico.
Il partito della democrazia diretta, della trasparenza, dell’onestà si fonda semplicemente su una struttura feudale e su un’azienda privata.
Davide C. viene descritto come un solitario, un sospettoso, un abitudinario (a pranzo solo brioche e succo di pera), un mezzo guru (il guru dimezzato).
Comunque, per farla breve, nel M5S comanda lui, il non eletto, il figlio di.
Nonostante questi travisamenti, l’elettorato pentastellato appare tetragono, integralista, insensibile alle vicende che riguardano il Movimento.
Non è più solo il partito del vaffa, del populismo, della cultura del No. È anche l’italianissimo partito del Nonostante.
(da agenzie)
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Gennaio 15th, 2017 Riccardo Fucile
A PALERMO CONTINUA LA GUERRA DEGLI INQUISITI PER LE FIRME FALSE CONTRO LE COMUNARIE
I giornali sono cattivi, dicono bugie, inventano storie sulle firme false per screditarci. Anzi no. I giornali
sono buoni e giusti e il MoVimento 5 Stelle di Palermo è un disastro.
A spiegarci che quello che raccontano i media è vero nella misura in cui conviene che lo sia è l’onorevole Chiara Di Benedetto, che sulla sua pagina Facebook un paio di giorni fa ha continuato la guerra ingaggiata dagli inquisiti per le firme false contro le comunarie del M5S dopo la morìa di candidati che sta mettendo in difficoltà la lista di candidati per la corsa a sindaco della cittadina, dove rimangono in corsa il poliziotto e sindacalista Igor Gelarda e l’odiatissimo (dai nutiani) fondatore di Addiopizzo Ugo Forello, accusato anche di un non meglio precisato complotto sulle firme false insieme ad altri portavoce regionali che hanno deciso di non avvalersi della facoltà di non rispondere e di rilasciare il saggio grafico alla procura di Palermo.
La Di Benedetto, che non si è per nulla scandalizzata per il silenzio dei suoi colleghi di militanza davanti ai magistrati, si scandalizza oggi per i ritiri e sostiene che le comunarie costituiscano oggi “una grossa presa in giro nei confronti dei cittadini palermitani”, forse dimenticando che fino a qualche tempo fa il M5S espelleva chi osava mettere in dubbio la regolarità delle votazioni:
Sono molti gli articoli di stampa in questi giorni che definiscono a rischio la presentazione della lista del Movimento 5 Stelle a Palermo in seguito alle defezioni e ritiri dalla competizione di alcune donne candidate al consiglio comunale. Ciò che viene prospettato dai giornali, e finora mai smentito dai Portavoce regionali che stanno gestendo questa fase di creazione della lista palermitana, ovvero di richiedere a Casaleggio e a Beppe Grillo una deroga per inserire in lista delle candidate dell’ultimo minuto, delle riempi-lista insomma, sarebbe gravissima oltre a costituire un precedente nella storia del Movimento 5 Stelle.
A questo si aggiunge che, sempre secondo articoli di stampa, l’Arch. Giulia Argiroffi e l’Ing. Giancarlo Caparotta, avevano già comunicato allo Staff di Beppe Grillo l’intenzione di ritirarsi dalla corsa per il candidato sindaco alcuni giorni prima della graticola, ma che è stato chiesto loro di partecipare ugualmente al confronto pubblico per evitare che l’evento venisse annullato. Inoltre, è stato riportato da diversi giornali, anche qui senza alcuna smentita, che le rinunce dell’Argiroffi e di Caparotta siano finalizzate a convogliare i voti verso il candidato Ugo Salvatore Forello.
Non sono solita dare credito ai giornali e a notizie come questa, anche perchè il Movimento non ha mai portato avanti, finora, comportamenti simili ma è evidente che il risultato ultimo di tutto questo sia una clamorosa presa in giro per i cittadini palermitani, sia quelli che hanno seguito la graticola dal vivo, sia quelli che l’hanno seguita on line e ne hanno letto sui giornali, sia quelli che credono nel M5S, e che questi atteggiamenti e giochetti non appartengano in nessun modo al Movimento 5 Stelle per come l’ ho conosciuto, quando le elezioni erano un momento marginale, una piccola parentesi di un lavoro e un progetto grande e bellissimo di rivoluzione sociale e culturale
Come mai tutto questo astio?
Il problema, come spesso succede in questi casi, è politico: dopo i ritiri dei tanti candidati infatti Cancelleri ha ricevuto il mandato di risolvere la grana “quote rosa”, ovvero delle sole nove donne in lizza (devono essere un terzo dei candidati) che potrebbe costringere i 5 Stelle a presentare una lista con soli 27 nomi.
Si ipotizzano, scrive oggi Repubblica Palermo, due soluzioni: riaprire le “comunarie” soltanto per le donne oppure lasciare al candidato sindaco la possibilità di rimpinguare la lista con altre candidature. E infatti anche Riccardo Nuti ha parlato di “presa in giro” in riferimento alla graticola andata in scena a inizio settimana:
Intanto probabilmente lunedì si aprirà il voto.
Poi sarà il momento della Notte dei Lunghi Coltelli.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 15th, 2017 Riccardo Fucile
CONTINUANO LE LITI TRA CINQUESTELLE NELLA CITTA’ DI GRILLO
Dopo l’addio di Paolo Putti in polemica con Alice Salvatore il MoVimento 5 Stelle di Genova torna a litigare.
La Salvatore stavolta è nella bufera per aver organizzato una riunione con una sessantina di attivisti dove a prendere la parola per primo è stato Luca Pirondini, professore d’orchestra al Carlo Felice e vicinissimo alla Salvatore che così ha steso un bel tappeto rosso sulla sua candidatura che, guarda caso, non era emersa a ottobre.
Ad accusarla il suo collega in Regione Francesco Battistini, in un lungo post su Facebook:
Non so se si siano stipulati accordi tra pochi (“carbonari”) che peseranno poi sulle spalle dei tanti… ma qualche cosetta la so…
1. Abbiamo sempre avuto un regolamento che, da portavoce eletti, ci diceva di non occuparci dei candidati, o meglio, di non occuparci della loro sponsorizzazione.
2. L’Assemblea dei gruppi locali è sovrana, li vi regna la discussione ed il principio dell’1 vale 1.
3. Come portavoce dobbiamo essere a disposizione di chiunque venga scelto dall’Assemblea degli attivisti senza se e senza ma, ed è per questo che non ci si deve schierare sponsorizzando questo o quel candidato e si deve essere semplicemente equidistanti… altrimenti verrebbe meno il principio dell’1 vale 1, appunto
Qui, il grosso del problema si chiama “PS filoguidato a poche ore da una decisione” e a nulla potranno valere le riunioni carbonare per fare la pacina, come all’asilo, se non si ritornerà a rispettare le decisioni delle Assemblee dei Gruppi (meetup) e se non si tornerà a rispettare la regola dell’1 vale 1.
L’Assemblea, a meno che non esista un percorso già standardizzato come avviene per Europee, Politiche o Regionali (elezioni sovraordinate) sceglie il metodo di votazione ed il percorso per decidere il proprio candidato, elegge il proprio candidato, sostiene, unita, il proprio candidato.
Dietro lo sfogo c’è l’atteggiamento della Salvatore, che a molti attivisti sembra sempre più determinata a imporre il suo candidato.
E non possono che tornare a mente proprio le parole di Putti sul tema: «Ero entrato qui perchè mi avevano detto che non importava quanti voti prendevamo, ma dovevamo rendere la gente consapevole. Se domani un venditore più bravo di me gli vende una roba che non mi piace, cosa faccio? E io non voglio allevare consumatori di voti, non mi interessa. Questa è la grave difficoltà che io ho avuto col MoVimento». «Io ho degli amici, una famiglia, un lavoro: posso permettermi di scegliere. Se scelgo il MoVimento è perchè mi piace, non perchè mi piace il potere. A me non interessa sostituire un potere di qualcuno con un potere inconsapevole di molti»
(da “NextQuotidiano”)
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