Gennaio 8th, 2017 Riccardo Fucile
RISCHIO EURO, RAPPORTI CON LA RUSSIA DI PUTIN, FAKE NEWS: LE ANALISI DEL FINANCIAL TIMES, DEL GUARDIAN E DI BUZZFEED
C’è un crescente interesse, ma anche una forte, concorde preoccupazione all’estero per quello che è il M5S oggi.
BuzzFeed, New York Times, Cnn (con Christiane Amanpour di fronte a un Di Maio esitante), Guardian, Der Spiegel hanno posto molte domande inevase ai cinque stelle. Come si spiega, per esempio, il richiamo alla partecipazione diretta e una governance integralmente nelle mani di un’azienda privata?
Quanti, e quali siti e pagine e gruppi facebook (e account twitter) gestisce, direttamente o indirettamente, la Casaleggio?
Altri siti sono fonte di ricavi pubblicitari, oltre blog di Grillo?
Perchè il M5S, che anni fa stava con le Pussy Riot, dal 2014 bruscamente vira su Putin?
Quali sono esattamente i rapporti tra il Movimento e gruppi d’interessi del centrodestra, che tornano sempre, dalla storia Raggi-Previti-Sammarco ad altre?
E se il Movimento andasse a Palazzo Chigi, le cose andrebbero male come a Roma?
Il M5S chiederebbe, con modifica costituzionale, un referendum sull’euro?
BuzzFeed il 29 novembre pubblicò un articolo di Alberto Nardelli e Craig Silverman («Movimento cinque stelle leader in Europa nella diffusione di notizie false e propaganda russa») in cui tra l’altro si citava una fonte esclusiva di Google Ads: «Un ex-dipendente del team di Google Ads ha paragonato la rete di siti M5S ai siti di notizie false pro-Trump lanciata da un unico paese della ex-Repubblica iugoslava di Macedonia.
“Il M5S parla molto di trasparenza, ma poi come parte del mio lavoro mi sono reso conto che questi stanno guadagnando molto da questa cosa”, ha detto.
“I dirigenti del partito stanno facendo soldi tramite un aggregatore di notizie false. È come se Trump possedesse i siti macedoni”».
Il New York Times ha dedicato due inchieste di Jason Horowitz alla crescita ma soprattutto alle ombre M5S.
In uno di questi articoli, Marco Canestrari, uno dei fondatori dei meetup, per 4 anni in Casaleggio, ha certificato, mai smentito: «Dipendenti (della Casaleggio associati. ndr.) gestiscono sistematicamente siti italiani che producono notizie distorte o fake news, screditando Renzi e altri avversari del Movimento».
Sul Guardian Stephanie Kirchgaessner ha raccontato la svolta putiniana del M5S, ponendo domande sulla natura di questo rapporto Putin-M5S, con diverse fonti diplomatiche internazionali.
Sul Financial Times James Politi ha scritto di un M5S etichettato come «il principale facilitatore di fake news in Italia, attraverso il blog del suo fondatore Grillo, e un network di siti affiliati al partito». Der Spiegel parla, in un pezzo severo, di «ideali traditi».
Abbiamo cercato questi reporter per capire le ragioni di questa percezione sempre più negativa del Movimento all’estero.
James Politi, capo dell’ufficio del Financial Times a Roma, ci dice: «La crescita del M5S è vista con crescente preoccupazione tra tanti funzionari e investitori internazionali principalmente per la loro promessa di fare un referendum sull’euro, che potrebbe essere fatale all’integrazione europea».
Stephanie Kirchgaessner, corrispondente del Guardian da Roma, pensa ai legami internazionali che collocano il M5S in un universo preciso: «Penso che sia importante guardare al M5S attraverso la lente del mondo post-Brexit e post-Trump in cui ci troviamo. Si tratta di un movimento populista, nuovo, con poca esperienza di governo, ma che è in una forte posizione per influenzare la politica italiana e internazionale». Perciò, dice, bisogna porgli delle domande: «A chi è fedele e chi sono i suoi alleati? È vero che non è nè di destra nè di sinistra come dicono? Penso che non sia così; e quindi il mio lavoro è puntualizzare le contraddizioni quando le vedo».
Quando Jason Horowitz, proprio da ieri capo dell’ufficio del New York Times a Roma, chiese a Davide Casaleggio, tra le altre cose, dei presunti legami con la Russia, ottenne una non risposta: «Oh, per favore!».
Il problema è proprio questo, secondo Nardelli, Europe editor a BuzzFeed : «Nel 2016 c’è stata una crescita globale nell’interesse verso i movimenti anti-establishment. In questo contesto è normale che l’interesse verso il M5S dall’estero si sia rinnovato. Da una curiosità accademica si è passati ad una perplessità diffusa. Da queste inchieste sono emerse una serie di questioni che vengono percepite come anomale, come ad esempio il rapporto tra il partito e un’azienda privata, la governance del partito, e la mancanza di chiarezza in alcune politiche specifiche. Per un partito che parla così tanto di trasparenza sono molte le domande alle quali il M5S non risponde».
Varrà la pena continuare a porle.
Jacopo Iacoboni
(da “La Stampa”)
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Gennaio 8th, 2017 Riccardo Fucile
IL GRILLINO SU TWITTER INSULTA IL DIRETTORE DEL TG-LA7, IL DELIRIO CONTINUA
“Quando gli indichi la luna, lo stupido vede solo la scia chimica”. 
È la replica di Enrico Mentana al tweet — oggettivamente offensivo — di Carlo Sibilia, deputato del M5S.
Commentando la presenza di Mentana e dell’editorialista di Repubblica, Francesco Merlo, al programma In Mezz’ora, di Lucia Annunziata, il deputato grillino ha scritto su twitter: “Tre giornalisti falliti si autointerrogano sui motivi del loro fallimento. Pubblicamente. Senza che nessuno glielo abbia chiesto #inmezzora”.
Da qui la reazione del direttore del Tg di La 7, arrivata sulla sua pagina facebook.
Il botta e risposta tra Mentana e Sibilia arriva a pochi giorni dall’infuocata polemica che aveva contrapposto proprio il direttore del Tg La 7 a Beppe Grillo.
Il leader del M5s in un post sul blog aveva attaccato giornali e tv, accusati di essere “i primi fabbricatori di notizie false nel Paese con lo scopo di far mantenere il potere a chi lo detiene”.
Era il post in cui si proponeva di istituire una giuria popolare per “smascherare le bufale dei giornali” e che era stato illustrato da un collage composto dai loghi di varie testate italiane. Tra queste anche il simbolo del Tg di La 7.
Era per questo motivo che Mentana aveva replicato, annunciando querela al fondatore del M5s. “Permettetemi di dire che questa (cioè la dichiarazione di Grillo ndr) è una solenne fesseria. La cosa, per di più, ci tocca direttamente perchè in quella immagine c’è anche il logo del nostro telegiornale. È una diffamazione nella diffamazione. Quindi noi, in attesa di vedere questa giuria popolare, siccome esiste già la giustizia in Italia, penale e civili, abbiamo deciso di querelare per diffamazione il garante del M5S, cioè Beppe Grillo, nonchè l’autore di questo testo”, era stato l’annuncio di Mentana durante il tg.
Il giorno dopo, quindi, Grillo aveva precisato che “il logo del Tg La 7 era stato utilizzato per par condicio”, augurando a Mentana “di continuare a fare informazione che sia rispettosa della verità e dei cittadini ancora a lungo”.
A quel punto il popolare anchorman aveva annunciato l’intenzione di non depositare la querela nei confronti del comico.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 8th, 2017 Riccardo Fucile
IN NOME DELLA TRASPARENZA E L’INCUBO DELLE CHAT SU WHATSAPP
Un incubo di brutte sorprese. Questo pensano i vertici del MoVimento 5 Stelle a proposito delle famigerate chat dei quattro amici al bar (Frongia, Raggi, Marra, Romeo) su cui si è abbattuta la scure degli omissis della procura e che però su richiesta dell’avvocato di Marra potrebbero essere desecretate.
Secondo Annalisa Cuzzocrea e Giovanna Vitale su Repubblica nel MoVimento c’è chi vorrebbe la pubblicazione di quelle chat per chiudere la vicenda:
«Dobbiamo capire se possiamo reggere questa cosa — dice chi ha parlato in questi giorni con i diarchi del Movimento — il codice etico ci consente di salvare o scaricare Virginia, tutto dipende da cosa c’è in quegli omissis. Una cosa è certa però: se solo emergesse un rapporto confidenziale con Marra, vorrà dire che la sindaca ha mentito ai cittadini, nel momento in cui lo ha definito “uno dei 23mila dipendenti del Comune”».
Anche per questo, nella sua trasferta, Casaleggio potrebbe essere accompagnato da alcuni legali che stanno seguendo la vicenda romana.
In modo da capire quel che rischiano i 5 Stelle dalle rivelazioni attese nei prossimi giorni e quel che rischia Raggi non solo a livello giudiziario — sarebbe imminente un avviso di garanzia per falso e abuso d’ufficio — ma anche a livello di immagine.
In più, in Campidoglio potrebbe compiersi l’ennesimo passo indietro, stavolta sulla procedura di interpello che aveva portato alla rotazione dei dirigenti della macchina comunale (e alla promozione del fratello di Raffaele Marra, Renato):
Il Movimento pensa di invalidarla completamente, per tutelarsi davanti ai rilievi dell’Anac e alle eventuali contestazioni della Procura: perchè dalle chat intercettate tra Marra e Romeo risulterebbe che quegli spostamenti sono stati tutti decisi dall’allora capo del personale, mentre con una lettera all’Authority di Raffaele Cantone la sindaca se ne era assunta la piena responsabilità .
Cancellare tutto e tornare indietro ancora una volta. Sarà probabilmente questo il consiglio degli emissari Bonafede e Fraccaro, vicini a Luigi Di Maio.
Mentre il fronte ortodosso si prepara ad attaccare non appena arriveranno notizie più chiare dalle inchieste in corso. E racconta, nei colloqui privati, che una delle prime conversazioni attese è quella in cui Marra dice a Raggi di voler promuovere il fratello.
Con lei che inizialmente si irrigidisce, per poi cedere e convincere l’assessore Adriano Meloni ad averlo come capo del dipartimento del Turismo.
«Se sei Santa Maria Goretti della trasparenza, perchè non tiri fuori le chat?» chiede polemico un deputato che sul caso ha le idee molto precise.
«Se qualcuno ha sbagliato deve pagare ed essere allontanato dal Movimento».
Il malcontento non è quindi sedato dal lavoro ai tavoli sul programma, considerato da alcuni troppo burocratico.
Oltre che i temi, si studiano gli organigrammi dei ministeri per capire quante persone servono, con quali competenze, e quante di queste figure sono soggette a spoil system. Alla politica, torna invece a pensare dopo la pausa guatemalteca Alessandro Di Battista, che si prepara a girare l’Italia ancora una volta con un tour su economia e reddito di cittadinanza.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 8th, 2017 Riccardo Fucile
FRACCARO E BONAFEDE SONO I DUE DEPUTATI “INVIATI” DA GRILLO IN CAMPIDOGLIO PER TENERE SOTTO CONTROLLO LA SINDACA
Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro sono i due deputati che Beppe Grillo ha inviato in Campidoglio per
“controllare” il lavoro di Virginia Raggi dopo le dimissioni e le vicende giudiziarie che hanno colpito la Giunta. Andrea Arzilli sul Corriere della Sera ci racconta che i due fungeranno da “tutor” per la sindaca:
Negli accordi di Raggi con Grillo e Casaleggio, infatti, non c’era solo la rimozione di Daniele Frongia dal ruolo di vicesindaco, di Salvatore Romeo dalla segreteria e di Renato Marra, fratello di Raffaele promosso al Turismo e oggi ricollocato alla Polizia municipale.
Ma soprattutto la ricomposizione della squadra secondo coordinate precise: uomini di fiducia del Movimento e professionisti di comprovata esperienza, meglio se pescati al di fuori del circuito romano.
Per questo Bonafede e Fraccaro lavorano da settimane anche sui nomi.
Sul capo di gabinetto ci sono riflessioni in corso, l’incarico è delicato e i curricula li sta vagliando direttamente la Raggi.
Ma quello del 56enne Franco Giampaoletti per il posto da direttore generale è particolarmente caldo: l’idea sarebbe quella di affiancare l’ex city manager del Comune di Genova al segretario generale Pietro Paolo Mileti, già insediato a Roma, per ricomporre la coppia che ha retto la giunta di centrosinistra del capoluogo ligure.
Secondo il Corriere le due nomine servono a legare a doppio filo rosso Genova (ovvero Beppe) e Roma:
A dicembre, in sostituzione di Paola Muraro all’Ambiente, era arrivata Pinuccia Montanari, anche lei con un’esperienza recente a Genova. Il filo rosso che lega Roma alla città del Garante potrebbe rinforzarsi ulteriormente.
Ma sull’investitura del nuovo direttore generale insistono ancora due questioni.
La prima riguarda l’attuale occupazione di Giampaoletti che, i primi di dicembre, ha lasciato il Comune di Genova per entrare in Unicoop Tirreno con incarico apicale al Personale. «Ma nel caso lascerebbe Unicoop», Bonafede ha tranquillizzato il M5S, confermando la svolta «nordista» del Campidoglio, iniziata con l’ingaggio del veneto Massimo Colomban. La seconda è sullo stipendio di Giampaoletti che a Genova percepiva 132 mila euro lordi: si vuole schivare una nuova grana sui maxistipendi.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 8th, 2017 Riccardo Fucile
ALCUNI BIG CINQUESTELLE INVITANO A VOTAR CONTRO
Sono passati pochi minuti dalla pubblicazione del sondaggio con cui Beppe Grillo invita a fare le valige e
traslocare nell’Europarlamento dall’Efdd all’Alde, e la prima bomba deflagra in casa 5 stelle. “Votare informati è importante”.
Lo scrive su Facebook Carlo Sibilia, deputato M5s.
“Ecco- aggiunge- cosa diceva il gruppo Alde di noi meno di 3 anni fa: ‘per completezza, si segnala che anche ‘alleanza dei liberali e democratici per l’europa (Alde)’, il gruppo più europeista e federalista esistente al Pe, ha espresso una posizione unitaria, la quale tuttavia ha considerato i sette punti per l’europa del m5s come ‘completamente incompatibili con la loro agenda pro-europa’ definendo ilMm5s ‘profondamente anti europeo’ e il suo programma ‘irrealistico e populista’.
Alde è anche favorevole alla clausola Isds nel Ttip. E quindi al Ttip stesso. Del resto se si definiscono liberali ci sarà un motivo”.
E ancora: “Alde ha boicottato tutte le candidature del M5s alla presidenza e alla vicepresidenza di commissioni del parlamento europeo”.
Ecco, conclude Sibilia, “decidete se meglio soli (vi ricordo che il parlamento europeo non ha iniziativa legislativa, cioè, per intenderci i deputati non possono proporre leggi) o male accompagnati e un po’ ipocriti. Buon voto”.
Posizione confermata dal senatore Nicola Morra, che ha twittato: “La nostra identità la costruiamo anche con le frequentazioni. Meglio soli che male accompagnati in Europa come in Italia”. Dello stesso parere l’ex capogruppo Riccardo Nuti: “Se per contare qualcosa bisogna perdere la propria anima, la propria coerenza, la propria faccia forse meglio da soli ma con dignità . Non so chi consigli queste cose a Beppe (i democristiani nel M5s sono tanti) ma forse meglio non andare con Alde evitando così di assomigliare agli altri”.
A quanto apprende l’Adnkronos, la votazione avviata oggi sul blog di Beppe Grillo ha colto di sorpresa molti europarlamentari M5S. I più non sapevano dell’improvvisa accelerazione, anche se il ‘divorzio’ con l’Ukip era nell’aria ormai da tempo e i tentativi portati avanti con i Verdi a dicembre, e poi falliti, resi noti a tutti.
Ma in molti, tra i 5 Stelle, non vedono di buon occhio un’alleanza con l’Alde, caldeggiata sul blog da Beppe Grillo. Che domani nel pomeriggio, a quanto apprende l’Adnkronos, dovrebbe raggiungere Bruxelles con Davide Casaleggio proprio per affrontare il nodo politico con i suoi.
Il portavoce dell’Ukip intanto ha fatto sapere che alcuni eurodeputati sarebbero orientati a restare nel gruppo di Farage. “Sia Ukip sia 5 stelle sono liberi di scegliere di rimanere o andarsene da una relazione politica. E’ interessante il fatto che alcuni eurodeputati 5 stelle desiderano fermamente stare nel gruppo Efdd. Comunque auguriamo loro il meglio, qualsiasi cosa facciano”, ha spiegato.
L’eurodeputato del M5s Marco Zanni ha invece ribadito seccamente di essere rimasto all’oscuro e di aver votato per la permanenza nell’Efdd: “Apprendo dal Blog di Beppe Grillo che oggi, domenica 8 gennaio, si vota per decidere se confluire nel gruppo politico dell’ALDE, rimanere nell’attuale gruppo EFDD o andare nei non iscritti. A chi me l’ha chiesto rispondo anche qui: io come eurodeputato del M5S non ne sapevo niente e come voi attivisti e non, ho appreso la notizia, con sorpresa e sconcerto, questa mattina. Il gruppo EFDD non si è sciolto e probabilmente potrà vivere fino alla fine di questa legislatura, nel 2019. Perciò da iscritto, contro il metodo utilizzato, che non ha nulla a che fare con democrazia diretta, e contro un gruppo come l’ALDE che rappresenta il liberismo e l’eurismo più sfrenato, ho votato per la permanenza nel gruppo EFDD”.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 8th, 2017 Riccardo Fucile
FINO A IERI ERA UN “COLLEZIONISTA DI POLTRONE”
Non c’è sempre stato feeling tra il Movimento 5 Stelle e l’Alde, il gruppo parlamentare a cui gli eurodeputati hanno scelto di volere aderire.
Non solo perchè l’Alde aveva espresso parole molto critiche verso il Movimento, ma lo stesso Movimento aveva pesantemente il suo leader Verhofstadt, spingendosi persino a chiederne l’espulsione dal Parlamento Europeo insieme ad altri politici definiti “impresentabili”.
Guy Verhofstadt è il politico che più dentro al Parlamento europeo incarna l’euroStatocentrismo.
Eletto in Belgio, capogruppo dei liberali dell’Alde”, scriveva il Movimento sul proprio sito, pubblicando ampi stralci del dossier dossier “Whose representatives?” commissionato dalle tre ONG europee Friends of the earth Europe, Corporate Europe Observatory e LobbyControl, in un post in cui si definiva Verhofstadt “l’eurodeputato che colleziona poltrone”
Verhofstadt ha dichiarato di far parte di sette fra Comitati e consigli di amministrazione, incarichi che gli portano in tasca un reddito complessivo non inferiore a 12.003 euro al mese, inclusi i compensi che provengono da due grandi società belghe, Exmar e Sofina (ndr. secondo il Codice di condotta del Parlamento europeo i deputati non sono ob
Exmar è un gruppo armatoriale belga che opera nel trasporto internazionale di gas e petrolio e, in particolare, è specializzato nel trasporto di gas liquefatto.
Il ruolo di Verfhofstadt è di direttore indipendente, una carica remunerata con un assegno inferiore ai 5 mila euro al mese. Sebbene Exmar non abbia ufficialmente dei lobbisti accreditati al Parlamento europeo, i suoi interessi economici sono certamente influenzati dalle leggi e dai regolamenti europei
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 8th, 2017 Riccardo Fucile
VOTO IMPROVVISO ON LINE TRA GLI ISCRITTI PER CAMBIARE GRUPPO IN EUROPA… MOLTE VOCI CRITICHE NEL M5S
M5S di nuovo alle ‘urne’. Questa volta, e con un preavviso nullo (“le consultazioni saranno aperte dalle 10 alle 19 di oggi 8 gennaio e dalle 10 alle 12 di domani”), Beppe Grillo chiede di scegliere le alleanze politiche in Europa per stabile quale futuro avrà a Strasburgo il Movimento. E indica in maniera netta di lasciare l’alleanza con l’Ukip di Farage e far nascere un nuovo gruppo con Alde (Alleanza dei liberali e democratici per l’Europa), di cui è capogruppo Guy Verhofstadt, oggetto di durissimi attacchi da parte di Grillo a luglio 2015.
Verhofstadt veniva annoverato tra gli impresentabili del parlamento Ue “L’eurodeputato che colleziona poltrone” e riportando ampi stralci del rapporto di tre Ong europee riferiva che “Verhofstadt ha dichiarato di far parte di sette fra Comitati e consigli di amministrazione, incarichi che gli portano in tasca un reddito complessivo non inferiore a 12.003 euro al mese, inclusi i compensi che provengono da due grandi società belghe, Exmar e Sofina”, società delle l’esponente politico farebbe gli interessi. Per non parlare, poi, dell’appoggio al “controverso” Trattato di libero scambio fra Europa e Stati Uniti (il Ttip).
Tanti i malumori tra i parlamentari 5 Stelle, a Bruxelles come a Roma, colti di sorpresa dal cambio di passo.
Duro il commento del deputato M5s Carlo Sibilia (ex componente del direttorio) che su Facebook definisce Alde come “il gruppo più europeista e federalista esistente al Pe” che ha considerato “i sette punti per l’Europa del M5s come ‘completamente incompatibili con la loro agenda pro-Europa’ definendo il M5s ‘profondamente anti Europeo’ e il suo programma ‘irrealistico e populista’”. E conclude: “Decidete se meglio soli o male accompagnati e un po’ ipocriti”.
Il blog di Grillo.
“I recenti avvenimenti europei, come la Brexit – sottolinea Grillo – ci portano a ripensare alla natura del gruppo Efdd. Con lo straordinario successo del Leave, Ukip ha raggiunto il suo obiettivo politico: uscire dall’Unione europea. Parliamo di fatti concreti: Farage ha già abbandonato la leadership del suo partito e gli eurodeputati inglesi abbandoneranno il Parlamento europeo nella prossima legislatura. Fino ad allora, i colleghi inglesi saranno impegnati a valorizzare le scelte che determineranno il futuro politico del Regno Unito”.
“Alde – aggiunge Grillo – conta 68 eurodeputati e con la presenza del Movimento 5 Stelle diventerebbe la terza forza politica al Parlamento europeo. Questo significa – sottolinea – acquisire un peso specifico di notevole importanza nelle scelte che si prendono. Significa in molti casi rappresentare l’ago della bilancia: con il nostro voto potremo fare la differenza e incidere sul risultato di molte decisioni importanti per contrastare l’establishment europeo. Non rinneghiamo le scelte del passato che ci hanno portato dove siamo oggi. Vogliamo affrontare nuove sfide con maggiore determinazione”.
“Far parte di un gruppo politico – sottolinea Grillo – significa avere diritto di parola durante le sessioni plenarie del parlamento, essere rappresentati all’interno della conferenza dei presidenti, avere la possibilità di seguire l’iter legislativo come autori di regolamenti europei, ottenere fondi da spendere sul territorio, per le numerose attività d’informazione e formazione, rivolte ai cittadini italiani ed europei. Rifiutare di appartenere a un gruppo politico significa confluire nel raggruppamento dei non iscritti e perdere ognuna di queste opportunità . Significa occupare una poltrona con le mani legate: significa non poter lavorare”
Ora, prosegue il leader 5 Stelle, “i recenti avvenimenti europei, come la Brexit, ci portano a ripensare alla natura del gruppo Efdd. Con lo straordinario successo del Leave, Ukip ha raggiunto il suo obiettivo politico: uscire dall’Unione europea. Parliamo di fatti concreti: Farage ha già abbandonato la leadership del suo partito e gli eurodeputati inglesi abbandoneranno il Parlamento europeo nella prossima legislatura. Fino ad allora, i colleghi inglesi saranno impegnati a valorizzare le scelte che determineranno il futuro politico del Regno Unito”.
Poi dice ancora: “Abbiamo studiato le percentuali di voto condiviso con Ukip e le altre delegazioni minori: la cifra non supera il 20%. Molto poco. Rimanere in Efdd equivale ad affrontare i prossimi due anni e mezzo senza un obiettivo politico comune, insieme a una delegazione che non avrà interesse a portare a casa risultati concreti. Ci ritroviamo nelle condizioni di rimanere in parlamento con le prerogative derivanti dall’appartenenza a un gruppo politico, ma senza la possibilità di fare il massimo per realizzare il programma del Movimento 5 stelle in Europa. Non nascondiamo anche un certo disagio rispetto all’utilizzo improprio di capitali delle fondazioni (a cui noi abbiamo rinunciato e continueremo a rinunciare) da parte di alcuni colleghi di Efdd, in riferimento alle notizie pubblicate e da cui prendiamo le dovute distanze”.
Ecco dunque che, prosegue Grillo, “oggi abbiamo, per la seconda volta in tempi ravvicinati, l’opportunità di scegliere se e come dare un futuro al Movimento 5 stelle in europa. Come sempre accade, a metà di una legislatura (dopo due anni e mezzo dall’inizio della stessa) si aprono i negoziati tra gruppi politici. Anche noi ne abbiamo valutati alcuni e tra quelli che ci interessavano, gli unici ad aprire il dialogo con noi sono stati gli eurodeputati di Alde. Abbiamo fatto un tentativo di dialogo anche con il gruppo dei Verdi, che ha rifiutato la nostra richiesta di confronto. Ci è stato comunicato che un eventuale ingresso del Movimento 5 stelle nel gruppo dei Verdi avrebbe infatti ‘sbilanciato’ gli equilibri del gruppo stesso”.
Poi precisa che “le condizioni politiche alla base dei negoziati con Alde sono molto chiare: condivisione dei valori di democrazia diretta, trasparenza, libertà , onestà ; totale e indiscutibile autonomia di voto; partecipazione dei cittadini nella vita politica delle istituzioni europee; schieramento compatto nelle battaglie comuni come la semplificazione dell’apparato burocratico europeo, la risoluzione dell’emergenza immigrazione con un sistema di ricollocamento permanente, la promozione della green economy e lo sviluppo del settore digitale e tecnologico con maggiori possibilità occupazionali”. Insomma, “il Movimento 5 stelle manterrebbe la sua piena autonomia con l’opportunità di dare vita a una nuova identità europea, che chiameremo Ddm (Direct democracy movement) un progetto ambizioso che apre a un futuro in cui sempre più realtà europee condivideranno il valore della democrazia diretta”.
Le reazioni dei parlamentari M5s. Secondo l’Adnkronos, la votazione avviata oggi sul blog di Beppe Grillo ha colto di sorpresa molti europarlamentari M5s: i più non sapevano dell’improvvisa accelerazione, anche se il ‘divorzio’ con l’Ukip era nell’aria ormai da tempo e i tentativi portati avanti con i Verdi a dicembre, e poi falliti, resi noti a tutti. Ma in molti, tra i 5 Stelle, non vedono di buon occhio un’alleanza con l’Alde, caldeggiata sul blog da Beppe Grillo. Che domani nel pomeriggio, a quanto apprende l’Adnkronos, dovrebbe raggiungere Bruxelles con Davide Casaleggio proprio per affrontare il nodo politico con i suoi.
A dar voce al malcontento ci pensa per primo Carlo Sibilia, deputato M5s ed ex componente del direttorio: “Votare informati è importante”, scrive su Facebook il parlamentare pentastellato, sottolineando che meno di 3 anni il gruppo Alde definiva il M5s “profondamente anti Europeo” e il suo programma “irrealistico e populista”. “Alde – dice ancora Sibilia – è anche favorevole alla clausola Isds nel Ttip (che prevede la creazione di un tribunale ad hoc per la risoluzione delle controversie tra Stati e investitori all’interno del Ttip ndr). E quindi al Ttip stesso. Del resto se si definiscono liberali ci sarà un motivo”.
E ancora: “Alde ha boicottato tutte le candidature del M5s alla presidenza e alla vicepresidenza di commissioni del parlamento Europeo”. Ecco, conclude Sibilia, “decidete se meglio soli (vi ricordo che il parlamento Europeo non ha iniziativa legislativa, cioè, per intenderci i deputati non possono proporre leggi) o male accompagnati e un po’ ipocriti. Buon voto”
Sulla stessa lunghezza d’onda la deputata M5s Claudia Mannino “La nostra memoria corta non deve averla vinta in scelte del genere! io preferisco non aderire a nessun gruppo!” e la collega Mirella Liuzzi che scrive su Twitter: “Meglio soli che male accompagnati, visti i precedenti”
Anche Nicola Morra, senatore M5s, non nascoinde il malumore: “Europa o Italia, siamo nati per essere una rivoluzione culturale prima ancora che politica. Se questo comporta un lungo attraversamento del deserto, non ci sono problemi. La solitudine della marcia non ci spaventa”.
E la lista si allunga con il deputato Daniele Pesco: “Se siamo coloro che chiedono il rilancio dell’istruzione pubblica, della sanità pubblica, della salvaguardia e tutela dei beni comuni, del no a diversi vincoli dei trattati europei non possiamo stare con gli iperliberisti alla base dell’establishment istituzionale europeo”, scrive su Fb il deputato M5s Michele Dell’Orco. “Io dico no. In alde no”, aggiunge Carlo Martelli, senatore M5s
“Ho appreso la notizia, con sorpresa e sconcerto, questa mattina”, scrive su Fb Marco Zanni, eurodeputato M5s. “Il gruppo Efdd – aggiunge – non si è sciolto e probabilmente potrà vivere fino alla fine di questa legislatura, nel 2019. Perciò da iscritto, contro il metodo utilizzato, che non ha nulla a che fare con democrazia diretta, e contro un gruppo come l’Alde che rappresenta il liberismo e l’eurismo più sfrenato, ho votato per la permanenza nel gruppo Efdd”.
“Non so chi consigli queste cose a Beppe (i democristiani nel M5s sono tanti) ma forse meglio non andare con Alde evitando così di assomigliare agli altri”, scrive su Facebook Riccardo Nuti, deputato M5s che oltre all’hashtag #Barradritta lancia anche #dituttoperqualchepoltrona.
Più cauta Laura Ferrara, capogruppo uscente del M5s a Bruxelles, che pur riconoscendo le differenze, ammette che allearsi con l’Alde a Bruxelles “è l’unico modo per continuare ad avere un peso in Europa”.
Si allinea invece con Grillo il deputato M5s Danilo Toninelli, che su Twitter scrive: “Ai detrattori M5s dico che in Alde avremo nostra autonomia e comunque votiamo se entrarvi. Elettori Pd hanno forse votato per entrare in Pse?”.
La precisazione dei Verdi Ue.
“In merito a quanto dichiarato da Beppe Grillo sul mancato ingresso del M5s nel gruppo Greens-European Free Alliance (Greens/Efa) confermo i contatti e il dialogo intercorso – fa sapere Monica Frassoni, copresidente del Partito Verdi Europei e fondatrice di Green Italia – Le relazioni con i membri del M5s al Parlamento europeo su diversi temi, tra cui l’ambiente, il climate change, le questioni fiscali, sono positive e ci auguriamo possano continuare. Il gruppo dei Verdi europei ha detto no ad un ingresso del M5s per le posizioni da esso espresse in merito al processo di integrazione europea, alle politiche sull’accoglienza e l’immigrazione, sulle funzioni dei membri del Parlamento europeo in relazione ad una società esterna privata, la Casaleggio associati”
(da agenzie)
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Gennaio 7th, 2017 Riccardo Fucile
PER BRIATORE L’ALLOGGIO DI BEPPE NON E’ DI LUSSO: 3.500 A PERSONA PER MEZZA PENSIONE ( TARIFFA SUL SITO DELL’HOTEL) PER LUI E’ UNA CIFRA ALLA PORTATA DI TUTTI…MA VEDI DI ANDARE A AFF…
Flavio Briatore difende Beppe Grillo a Malindi. 
Il soccorso rosso dell’amico imprenditore arriva dopo le polemiche per il post sulla povertà e il contemporaneo Capodanno di lusso. Che però, secondo Briatore, tanto di lusso non è.
Briatore difende il comico, che due anni fa a Capodanno fu fotografato proprio nel suo resort: «La storia non è come l’hanno dipinta i giornali. Malindi non è Sankt Moritz, o Courmayeur. Soggiornando in una casa a Malindi si spende il dieci per cento rispetto a Cortina, i prezzi sono modesti».
A giudicare dalle immagini che girano sui siti Grillo non è stato «pizzicato» in un posticino modesto.
«Tutte balle, io so esattamente dove alloggia». La villa sulla spiaggia di Malindi acquistata nel 2012 dalla signora Grillo?
«Si tratta di un residence con appartamenti uno vicino all’altro, niente di lussuoso. Proprio come il mio Lion in the Sun, non è un posto inaccessibile. Senza le cure, una vacanza da me si può fare con 600 euro».
Fuori stagione, forse.
Ieri i prezzi sul sito del raffinato hotel nato dalla ex villa di Briatore, dove hanno alloggiato Berlusconi e Naomi Campbell, Fernando Alonso e Paolo Bonolis, erano diversi: circa 3.500 euro a persona in mezza pensione (volo escluso), con spa e centro benessere.
Ma il patron del Billionaire insiste: «Hotel di lusso? Mi viene da ridere, il lusso a Malindi non esiste, si può mangiare con 19 euro. Io in Africa porto mio figlio a vedere gli orfanotrofi».
La gente che scrive sui social è imbufalita con Grillo, non hanno ragione?
«No, dov’è lo scandalo se Grillo fa il bagno in Sardegna? Anche in Costa Smeralda ci sono case da 200 mila euro e ville da milioni».
Vero, ma tanti italiani che la casa al mare non possono permettersela faticano a comprendere come si possa vivere da nababbi e predicare una vita francescana, scrivendo sul blog «povertà è godere di beni minimi e necessari, quali il cibo necessario e non superfluo, la casa necessaria e non superflua…».
(da “NextQuotidiano“)
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Gennaio 7th, 2017 Riccardo Fucile
A CHIOGGIA UN DEPOSITO DI GPL METTE IN CRISI LA GIUNTA DOPO APPENA SEI MESI
Il problema è che qui, nella piccola Venezia, dove i leoni sulle colonne bianche delle piazze sono grandi come gatti, fanno storicamente fatica a mettersi d’accordo.
O anche, come dice il consigliere della Lega Nord, Marco Dolfin: «Se si andasse a votare tre volte nella stessa settimana eleggeremmo tre sindaci diversi». Forse.
Solo che in questo caso tra i pescherecci e le spiagge di Chioggia, 49 mila abitanti che vivono di vongole, stabilimenti balneari, alberghi e campi da coltivare nella nebbia, non c’è aria da commedia goldoniana – «Sior sì balemo, devertimose, za che semo novizzi» – piuttosto da melodramma mariomeroliano.
Uno scenario reso ancora più cupo dal freddo polare della laguna che ha trasformato in pochi mesi l’aria inebriante del cambiamento elettorale in un muro di sospetti e rancori.
Doveva essere una rivoluzione limpida e veloce quella del governo a 5 Stelle dell’architetto Alessandro Ferro, si sta trasformando in una via crucis che inchioda il neo sindaco a due problemi antichi – la gestione degli immigrati e la messa in sicurezza della Romea – e a uno emerso di recente, ma diventato decisivo per il cambio di guardia avvenuto sei mesi fa al palazzo del Comune: i tre bomboloni del deposito di Gpl piazzati all’improvviso tra il porto e le case, monumento indecente a tutto ciò che non si vuole, non si dovrebbe fare e che dunque si farà .
A che cosa serve? Chi l’ha voluto in questa terra di baruffe, capace di votare indifferentemente a sinistra, a destra, adesso Grillo, ma rimasta democristiana nel profondo?
E, soprattutto, quanto è pericoloso?
«Potenzialmente molto e di certo non l’abbiamo voluto noi», dice il sindaco, che in campagna elettorale, sostenuto dal vice presidente della Camera Luigi Di Maio, aveva giurato che se avesse vinto lui l’impianto sarebbe sparito da Chioggia.
«Era una speranza». E adesso? «Bisogna fare i conti con la legge. E non è semplice». Già sentita, questa.
I tre bomboloni
Il passaggio dalla promessa alla speranza non è piaciuto al comitato «No Deposito Gpl» che, forte delle sue undicimila firme (una valanga), aveva sostenuto Ferro nel ballottaggio con il sindaco uscente Giuseppe Casson, capace di ottenere il 35% dei voti (contro il 22% grillino) alla prima tornata.
E qui servirebbe una parentesi.
Perchè Casson, che aveva aperto la legislatura con il Pd, era riuscito a chiuderla con la Lega Nord, accorgendosi con ritardo, ritenuto a dir poco colpevole, della nascita dell’ecomostro voluto tecnicamente da Romano Tiozzo, sindaco prima di lui, da sempre vicino a Comunione e Liberazione.
Vi state perdendo? Normale. Perchè il miscuglio di tradimenti, incoerenza, dribbling e riposizionamenti, tra queste calli di aria salata, è indescrivibile ma da record mondiale e comunque, stringendo, ha fatto sì che al momento decisivo i due terzi di Chioggia sbattessero Casson fuori dal Palazzo.
Tutti contro uno. Contro. Non pro. «Ma oggi dubito che i 5 Stelle vincerebbero ancora», dice l’avvocato Giuseppe Boscolo, che oltre a essere il legale dei No Gpl è anche il portavoce del comitato Romea Sicura, che da anni si batte per rivedere il percorso della strada più pericolosa d’Italia.
«Anche su questo Ferro ci ha voltato le spalle». Ma lei lo ha votato? «In effetti non ero ostile». E oggi? «Direi che sono degli incompetenti».
Un amore finito male. Perchè, giura Boscolo, il sindaco, che un tempo passava le giornate a battagliare con loro, adesso non li ascolta più. «E’ il comitato che pretende di dettare legge», replica Ferro.
Intanto i tre bomboloni, odiati da tutti con l’eccezione del Vescovo, restano lì (pronti a essere riempiti già all’inizio di maggio) occupando uno spazio di novemila metri cubi destinato al Gpl che le navi gasiere porteranno dal Medio Oriente.
«L’impianto è pericoloso. Si ricorda che cosa fece un vagone solo di gpl alla stazione di Viareggio? La legge prevede che una struttura così dovrebbe stare ad almeno due chilometri dalle case. E invece questo è a duecento metri», dice Roberto Rossi, presidente del comitato.
«Non basta. Lo spazio era destinato a rifornire di carburante la marina, poi, senza nessun cambiamento di destinazione d’uso, è stato allargato in maniera abnorme e predisposto per stoccare il Gpl che servirà tutto il Nord Italia. Secondo il governo è un’opera strategica. Secondo noi impedirà ai pescherecci di entrare in porto e ne ucciderà le attività . Sono a rischio pesca e turismo. Non volevamo le gasiere, ma le grandi navi». Non esattamente la stessa cosa. «Io non so se qualcuno ha preso delle tangenti come mormorano in tanti, ma mi piacerebbe che un’inchiesta della magistratura andasse a fondo», dice Maria Rosa Boscolo, pasionaria ex infermiera che oggi guida le manifestazioni di piazza.
«Nella vita ho sempre votato a sinistra. Stavolta 5 stelle, perchè c’era bisogno di riempire un vuoto. Spero di non avere sbagliato». Così a soli sei mesi dall’insediamento il Movimento – incendiario all’opposizione, pompiere al governo – è già sotto processo.
E ad attaccarlo non sono solo i comitati.
Guerra agli immigrati
Quando ha sentito l’oggetto dell’ordine del giorno, Maria Chiara Boccato, ventinovenne al primo mandato in consiglio, ha pensato a uno scherzo.
«Mica voteremo questa robaccia?». Votata. A larghissima maggioranza. Con il Movimento compatto e una sola eccezione. Lei. Ma compatto su cosa? Su un documento presentato dalla Lega che in premessa – con la inevitabile imprecisione della sintesi – diceva: siccome gli extracomunitari portano disordine e malattie, non solo è il caso che non li facciamo salire sugli autobus con noi, ma ci organizzeremo affinchè sia impedito loro di arrivare nel nostro territorio. Letto e ratificato. Gorino ha fatto scuola anche qui, a pochi chilometri da Cona.
«Una cosa indecente». Boccato dice che i suoi colleghi grillini sono diventati arroganti e sospettosi, neanche fossero guardie di frontiera al controllo passaporti.
E che fanno fatica a parlare con la stampa e con chi non li ama. «Ma noi non siamo così e dobbiamo ricordarci che non abbiamo preso il 67% dei voti, ma il 22»,
E quando parla dà l’impressione di restringersi sempre di più per effetto del freddo.
Fedelissimi
A Palazzo Comunale Gilberto Boscolo, ex consigliere e ora segretario di Ferro, ma secondo molti vero sindaco di Chioggia destinato presto a correre per un seggio romano, spiega che il successo 5 Stelle è semplice.
«Casson era immobile. Noi no». Di fronte a lui Ortensio Crepaldi, ex infermiere ed ex sindacalista, accanito sostenitore di Grillo, alza un muro contro l’offensiva degli ex amici diventati nemici. «Oggi in Comune c’è qualcuno che ci ascolta. Certi attacchi sono strumentali. I 5 Stelle sono giovani. Bisogna dare loro il tempo di crescere».
E se intanto l’impianto Gpl apre? «Vedremo. Di certo il sindaco e i suoi collaboratori hanno individuato i problemi: la Romea, l’impianto, il turismo e l’agricoltura». Facile. «Non è vero prima i problemi li nascondevano. E magari qualcuno sul Gpl ci ha pure guadagnato».
Divaga sugli albergatori che non sanno stare uniti e sui pescatori di frodo che grazie alle vongole hanno bagni firmati Valentino e si comportano come pistoleri in un saloon di Dodge City. Baruffe. Sempre baruffe. Inevitabili baruffe.
Questa è Chioggia. «I 5 Stelle però hanno la forza per cambiare. Ora devono dimostrarla». Se no? «Vedremo». Di nuovo.
E magari ha ragione don Angelo Busetto, parroco del Duomo, quando stigmatizzando la supposta superficialità dei suoi diocesani dice: «La verità è che a Chioggia la gente non cambia mai idea, cambia solo bandiera».
Sipario.
Andrea Malaguti
(da “La Stampa“)
argomento: Grillo | Commenta »