Gennaio 3rd, 2017 Riccardo Fucile
BRAVO CHICCO, E’ ORA DI FINIRLA CON I PREGIUDICATI CHE INSULTANO E MINACCIANO TRIBUNALI DEL POPOLO… ANCHE PERCHE’ CHI LI HA VOLUTI SPESSO E’ FINITO CON UNA CORDA AL COLLO
Enrico Mentana querela Beppe Grillo. 
A innescare la reazione (legale) del direttore del Tg La7 è stato il post pubblicato sul blog dal leader del Movimento 5 Stelle nel quale lanciava la proposta di una giuria popolare per valutare le bufale in rete.
Nel suo articolo, Grillo si scaglia in maniera generalizzata contro tutti i quotidiani, gli organi di informazione e i telegiornali.
“I giornali e i tg sono i primi fabbricatori di notizie false nel Paese con lo scopo di far mantenere il potere a chi lo detiene. Sono le loro notizie che devono essere controllate”, ha scritto il guru M5S allegando una foto con il logo di molte testate giornalistiche: tra queste anche quella del Tg di La7.
“In attesa della giuria popolare chiedo a Grillo di trovarsi intanto un avvocato”, scrive Enrico Mentana su Facebook.
“Fabbricatori di notizie false è un’offesa non sanabile a tutti i lavoratori del tg che dirigo, e a me che ne ho la responsabilità di legge. Ne risponderà in sede penale e civile”, conclude il suo post il direttore.
Anche il direttore de L’Espresso Tommaso Cerno attacca il leader M5S: “I giornali da quando sono nati hanno una giuria popolare, quella dei lettori, con la quale si confrontano. E’ nella natura stessa dell’informazione che non può nascere senza, è automunita di giuria popolare”, afferma all’Adnkronos Cerno, sottolineando che nel suo blog di oggi “Grillo, da capo politico, in fondo mette i panni di Robespierre per dire una banalità che avrebbe potuto dire già Gutenberg. Non sprecherei i soldi in avvocati”, ha concluso.
Fnsi: “Proposta di Grillo danneggerebbe la libertà di stampa”.
“Vorremmo rassicurare Beppe Grillo: se fosse approvata la sua proposta l’Italia non occuperebbe più il 77°, ma il 154° posto nella classifica sulla libertà di stampa nel mondo”. Lo affermano, in una nota, il segretario generale e il presidente della Fnsi, Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti.
“Quello che il leader del Movimento 5 Stelle fa finta di non capire, lanciandosi in un linciaggio mediatico di stampo qualunquista contro tutti i giornalisti, è che sono le minacce e le intimidazioni, come quelle che lui velatamente lascia trasparire, a far precipitare il Paese nelle classifiche internazionali – prosegue la nota -. Sarebbe molto più opportuno che Beppe Grillo utilizzasse le proprie energie per impegnarsi affinchè in Parlamento venga rapidamente abrogato il carcere per i giornalisti e approvata una norma che scoraggi il fenomeno delle querele temerarie. Altrettanto impegno, in particolar modo sul versante del contrasto alla diffusione di notizie false, sarebbe gradito nell’approvazione in tempi rapidi del Giurì per la lealtà dell’informazione, strumento di garanzia nei confronti dei cittadini che hanno diritto ad una informazione libera e corretta”.
(da “Huffingtnopost“)
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Gennaio 3rd, 2017 Riccardo Fucile
GLI ATTIVISTI SUL BLOG: “ABBIAMO MESSO ALLA GOGNA IL PD PER GLI STESSI MOTIVI”
Il popolo grillino è disorientato.
A frastornare la base è la svolta garantista impressa da Beppe Grillo, che divide gli animi del partito. «Finalmente un codice etico! È dal caso Quarto che avremmo dovuto adottarne uno», è la linea condivisa da molti iscritti sul blog di Grillo, ma altrettanto decise e numerose sono le perplessità sollevate in Rete, terra patria del Movimento, per «l’ennesima scelta calata dall’alto».
«Andiamo avanti, ma Luigi Di Maio — ricorda un grillino su Twitter — non sosteneva che con un avviso di garanzia ci si dovrebbe dimettere?».
«Non capisco — interviene un altro attivista su Facebook – un anno fa, con un post sul blog, mettevamo giustamente alla gogna gli indagati del Pd. Ora invece i nostri li salviamo».
D’altronde, è proprio l’annus horribilis delle vicende giudiziarie rovesciatesi sul Movimento, con la questione romana sempre aperta, ad aver dato una forte accelerazione alla nascita di un codice di comportamento, che oggi verrà votato online.
Il passato meno recente, però, non viene dimenticato e il nome del sindaco di Parma Federico Pizzarotti, epurato proprio per un avviso di garanzia, viene più volte rievocato.
«Aveva ragione Pizzarotti: chiunque può essere indagato, ma questo non significa dover essere cacciato dal Movimento», commenta un iscritto al blog di Grillo, seguito da chi sostiene che si debba «rimettere in discussione il suo allontanamento».
Le critiche più aspre, però, colpiscono proprio Grillo, chiamato personalmente a valutare la condotta degli iscritti.
L’accantonamento dell’«uno vale uno» e il ridimensionamento del voto online e delle decisioni della Rete, sono passi che incontrano un diffuso malcontento nella base. «Avrei lasciato meno spazio a quattro soggetti in croce con larghe possibilità decisionali e discrezionali», si legge in molti commenti sul blog dell’ex comico.
E qualche attacco arriva anche alla Casaleggio associati, unica titolata (dallo stesso codice etico) ad essere informata di eventuali avvisi di garanzia giunti a carico di un portavoce pentastellato.
«Chi è eletto, e quindi è figura costituzionalmente pubblica — scrive ad esempio Tommaso, attivista di lunga data – non può e non deve rispondere politicamente ad un’azienda privata».
I dubbi che assalgono alcuni grillini, però, vengono dalla maggioranza degli altri iscritti sistematicamente delegittimati: «Ecco i troll del Pd», rispondono in coro.
Ma sono numerosi gli appelli all’unità e alla «fiducia in Beppe», rifugio di ogni incertezza.
Federico Capurso
(da “La Stampa“)
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Gennaio 3rd, 2017 Riccardo Fucile
NELLA MEMORIA DEI LEGALI DELLA RAGGI SI DICE CHE IL CONTRATTO FIRMATO DAL SINDACO E’ DA CONSIDERARE NULLO
Il Messaggero torna oggi sulla storia del ricorso contro l’elezione di Virginia Raggi a sindaca di Roma
presentato al tribunale civile di Roma dall’avvocato Venerando Monello e che mette sotto accusa il contratto firmato dagli eletti M5S in Campidoglio e dalla prima cittadina con il MoVimento 5 Stelle.
La tesi dell’accusa è che il contratto sia nullo e quindi sia nulla anche l’elezione.
Ma ora si scopre che qualcosa di molto simile è scritto anche nella memoria che Raggi ha inviato al Tribunale civile di Roma in vista dell’udienza del prossimo 13 gennaio. La prossima settimana, infatti, il Tribunale dovrà pronunciarsi nel merito di una causa, intentata da Monello appunto, che ruota intorno a due richieste: l’annullamento del contratto nel quale si prevede una penale da 150mila euro per i consiglieri eletti coi 5 Stelle in caso di violazione dei principi del Movimento oppure, in alternativa, la decadenza del sindaco che lo ha firmato.
Nella memoria presentata in vista dell’udienza, parlando di «Incompatibilità della domanda di decadenza», i legali di Raggi dicono esplicitamente che il contratto firmato dal sindaco può essere considerato nullo.
Insomma, sempre secondo i legali della Raggi, in caso di lite del sindaco con i responsabili dei 5Stelle non sarebbe la Raggi a decadere ma, al contrario, il primo cittadino rimarrebbe al suo posto senza dover rispondere della firma di un contratto considerato illegittimo: «In virtù del noto principio vigente nel nostro ordinamento secondo cui “quod nullum est nullum producit effectum” — si legge nella memoria — l’eventuale dichiarazione di nullità del codice di comportamento accerterebbe in automatico l’inesistenza ex tunc di qualsivoglia obbligo in capo a Virginia Raggi in virtù della sottoscrizione del suddetto codice».
Gli avvocati di Raggi nella loro memoria conclusiva riprendono un principio di base del codice civile, ovvero che nessuno può essere vincolato ad un contratto illecito o “immorale”:
Vale a dire, per stare sul paradosso, che l’accordo in cui si vende un arto del proprio corpo non può essere fatto valere in nessun grado di giudizio.
Il problema però è che a utilizzare questo argomento, facendo capire che la possibilità della nullità esiste eccome, è lo stesso sindaco di Roma.
Un dettaglio non da poco, visto che gli avvocati di Beppe Grillo, pure costituiti in giudizio, non toccano proprio l’ipotesi della nullità .
Ad animare la battaglia che potrebbe portare all’annullamento del contratto di Raggi (e di tutti quelli firmati da consiglieri e parlamentari) è stato l’avvocato Venerando Monello del foro di Roma.
«Ho letto del contratto a febbraio scorso e dopo le elezioni ho deciso di avviare il ricorso»,spiega: «E’ il diritto che stabilisce i confini in cui si muove la politica ed è al diritto che dobbiamo rivolgerci tutte le volte che subiamo o notiamo un abuso. Un fondamento delle democrazie occidentali che ai miei occhi ha sempre avuto un certo peso è che chi lotta per un proprio diritto lotta per far valere i diritti anche degli altri».
In realtà , come si capisce dal documento pubblicato, gli avvocati della Raggi sembrano invece fare un’ipotesi per assurdo allo scopo di spiegare che la decadenza dalla carica di sindaco di Roma, chiesta da Monello, non sarebbe valida anche se il contratto dovesse essere nullo.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 3rd, 2017 Riccardo Fucile
CONTATTI DELL’AZIENDALISTA GRILLINO CON L’AD DELLA BANCA ONLINE DEL MONTE DEI PASCHI
Il Giornale apre oggi con un articolo di Giampiero Timossi che racconta di un incontro tra Davide Casaleggio e Andrea Cardamone, amministratore delegato di Widiba, banca online del Monte dei Paschi di Siena.
Il titolo, forzato, del quotidiano, è «Grillo vuole una banca», che ricorda la frase di Piero Fassino «Allora abbiamo una banca?» rivolta a Giovanni Consorte nel 2005 nell’intercettazione pubblicata illegalmente dal quotidiano all’epoca diretto da Vittorio Feltri
Dal flashmob al rendez-vous, l’incontro tra Casaleggio e Cardamone, amministratore delegato della banca che ha ancora il Monte quale socio unico.
Si sono dati appuntamento a Milano, a pochi passi da parco Sempione, due giorni prima di capodanno.
Neppure due settimane dopol’ultima iniziativa perchiedere «chiarezza e giustizia» sul futuro del più antico istituto di credito italiano. Di cosa si è parlato? Dagli ambienti bancari nulla trapela sull’argomento della chiacchierata, c’è chi parla di un «incontro cordiale, molto cordiale, durante il quale Cardamone ha spiegato a Casaleggio i prossimi obiettivi della banca e quali nuove iniziative si potranno mettere in campo per venire sempre più incontro alle esigenze dei giovani che vogliono affidarsi a Widiba per acquistare casa o per avviare una nuova start-up».
L’articolo si conclude con un aneddoto che riguarda proprio Davide Casaleggio:
Ora c’è chi ricorda un’altra vicenda, quella raccontata dal Giornale il 31 dicembre 2005. La trascrizione di una telefonata tra Piero Fassino e Giovanni Consorte, durante la quale l’allora segretario dei Ds chiede all’allora amministratore delegato di Unipol: «Ma abbiamo una banca?».
Quella domanda fa riferimento ai tentativi di acquisizione da parte di Unipol della Banca Nazionale del Lavoro.
«Questa è tutta un’altra storia, un incontro e una pubblicità alla luce del sole», già fanno sapere i fedelissimi di Grillo e Davide Casaleggio.
Ma tra i fuoriusciti dal Movimento c’è subito chi ricorda, con astio e una certa sete di vendetta, una frase ricorrente di Davide.
Usata spesso per declinare inviti a colazione, pranzo e cena. La frase: «Che interesse ho io a pranzare con te?».
Con Andrea Cardamone qualche interesse c’è.
(da “NextQuotidiano“)
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Gennaio 2nd, 2017 Riccardo Fucile
LA NUOVA MORALE: SCHERZA CON I FANTI MA LASCIA STARE I SANTI (FONDATORI)
« È facendo i garantisti con i politici che abbiamo rovinato lo Stato Italiano. Altro che
presunzione di innocenza. Io per questa gente vedo solo presunzione di indecenza»: era il 14 dicembre del 2014 quando Luigi Di Maio spiegava la sua concezione di una società civile che — diciamo — non sembrava proprio in grande sintonia con la grande tradizione giurisprudenziale italiana e napoletana.
Anzi: all’epoca Luigi Di Maio nemmeno credeva alle autosospensioni:
Le “autosospensioni”, i “commissariamenti” e le teste di legno come Marino, sono solo prese in giro. Questa gente ha già fatto troppi danni con i soldi delle tasse degli italiani per pretendere da noi garantismo. Soprattutto poi se a chiederlo sono partiti come il Pd che dal 41% sono passati al 41 bis.
Altri tempi.
Oggi il codice di comportamento per gli eletti M5S in caso di iniziative giudiziarie è necessariamente molto più lasco, anche perchè altrimenti molte delle amministrazioni a 5 Stelle finirebbero a carte 48 prima di subito.
E infatti con il nuovo codice arriva il concetto di autosospensione dal M5S e il MoVimento sposa anche elementi di garantismo che arrivano proprio a ridosso di situazioni che potrebbero coinvolgere in futuro gli amministratori pentastellati.
“La ricezione, da parte del portavoce, di “informazioni di garanzia” o di un “avviso di conclusione delle indagini” — si legge infatti sul blog — non comporta alcuna automatica valutazione di gravità dei comportamenti potenzialmente tenuti dal portavoce stesso”.
Essere indagati non è insomma di per sè decisivo per le sorti di un amministratore, l’importante è avvertire Beppe e Casaleggio: ha “l’obbligo di informare immediatamente e senza indugio il gestore del sito”.
Scherza coi fanti, ma lascia stare i santi fondatori.
(da “NextQuotidiano“)
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Gennaio 2nd, 2017 Riccardo Fucile
IL CODICE ETICO SPUNTATO SUL BLOG SANCISCE CHE DECIDE LUI LA “GRAVITA'” DELL’AVVISO DI GARANZIA… UN PENOSO TENTATIVO DI SALVARE LA RAGGI
Quella di Beppe Grillo non è una svolta garantista. Il codice etico spuntato sul blog senza autori e senza firma dice varie cose.
Nessuna di queste a garanzia della presunzione di innocenza di eventuali esponenti del Movimento 5 stelle sotto indagine.
L’unica forma di tutela prevista è quella all’autonomia decisionale del leader fondatore e di un gruppetto a lui vicino votato plebiscitariamente dall’ennesima riedizione digitale della legge Acerbo a uso e consumo degli iscritti al portale.
Il tono dello scarno documento di poco più di una paginetta e le interpretazioni autentiche degli esponenti stellati di queste ore hanno un che di inquietante.
Una costituzioncina etica octroyèè, che dice di voler puntare a rendere più trasparente e lineare il rapporto tra responsabilità politica e responsabilità giudiziaria di portavoce e iscritti, ma ha come ultimo fine la creazione di uno stato di diritto interno al Movimento.
Un sistema nel quale non ci sono garanzie per chi finisce nel tritacarne di un processo mediatico (chiedere a Federico Pizzarotti, che ancora attende risposte alle controdeduzioni che pure era stato invitato a fornire), se non quella dell’umore o della convenienza politica del capo.
Grillo – finalmente – fa carta straccia dell’equivalenza indagine/avviso di garanzia/qualcosa da nascondere/colpevolezza morale della quale i suoi sono stati alfieri sin dagli albori del grillismo.
Forse lo fa perchè si è accorto che l’esercizio del potere è cosa più complicata e probante dall’andare in piazza e fanculizzare il primo che passa perchè ti va.
E richiede di sporcarsi le mani, immergerle nel mare di cavilli e norme sovrapposte (o sovrapponibili dalla procura di turno) che possono lasciare schizzi di melma al riemergere.
Probabilmente lo fa per fermare sul nascere l’ordalia internettara dell’attivista più puro dei puri che chiederebbe le dimissioni di Virginia Raggi non appena – come si scrive da più parti in questi giorni – venisse raggiunta da un’indagine per l’esercizio delle sue funzioni da sindaco di Roma.
Ma al macero, oltre all’equivalenza di cui sopra, va anche il garantismo, qualunque sfumatura e peso si voglia dare al termine.
Un avviso di garanzia non ti bolla come reprobo. Solo perchè Grillo avoca a se e al suo tribunale del popolo (i probiviri) la decisione di distribuire le lettere scarlatte.
La distruzione dell’automatismo – discutibile, deprecabile, a volte osceno – lascia posto non all’attesa che chi viene coinvolto si difenda fino all’ultima istanza, ma a una totale discrezionalità .
Sancita dall’enunciato distopico “presunzione di gravità “.
Testuale: “Il Garante del MoVimento 5 Stelle, il Collegio dei Probiviri o il Comitato d’Appello, in virtù e nell’ambito delle funzioni attribuite dal Regolamento del MoVimento 5 Stelle, valutano la gravità dei comportamenti tenuti dai portavoce, a prescindere dall’esistenza di un procedimento penale”.
Non è l’innocenza fino a prova contraria, non sono nemmeno i bizantinismi della legge a decidere del destino di chi abita nell’universo stellato.
È la struttura che ha il dito sospeso sul tasto rosso e sul tasto verde, l’attivazione dei quali non passa nemmeno da una valutazione di carte, cavilli, accertamenti, approfondimenti.
Ma da quel che Grillo e i pretoriani presumeranno sia grave o meno grave, sconveniente o meno sconveniente all’ecosistema interno.
Nulla di nuovo nella fattoria delle stelle, dove tutti gli astri brillano, ma alcuni brillano più degli altri.
Più che garantista, la svolta di Grillo è orwelliana.
Pietro Salvatori
(da “Huffingtonpost“)
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Gennaio 2nd, 2017 Riccardo Fucile
CLASSICI DELLA PITTURA ACCOMPAGNATI DA FRASI IRRIVERENTI, MA COPIATI DALLA FANPAGE “SE I QUADRI POTESSERO PARLARE”, IL CUI AUTORE DICE: “ALMENO POTEVO CHIEDERMELO”
Divertente, simpatica e di sicuro impatto. Purtroppo quel che manca è l’originalità . Perchè la campagna del Comune di Roma per promuovere i musei della Capitale nel periodo natalizio si ispira (per usare un eufemismo) ai contenuti di una notissima pagina Facebook.
Un plagio evidente, che non è sfuggito agli utenti dei social network causando l’ennesimo imbarazzo per il Campidoglio.
La campagna “Natale nei musei”, diffusa su autobus, cartelloni pubblicitari, quotidiani, si basa sull’idea di accostare i quadri classici a frasi divertenti.
Una trovata brillante, che però è difficile attribuire ai creativi del Comune di Roma, in quanto già ampiamente sperimentata e utilizzata negli anni passati da Stefano Guerrera, ideatore della pagina da oltre un milione di like su Facebook Se i quadri potessero parlare.
“Per me, da una parte, è totale motivo d’orgoglio – spiega Stefano – sono fiero di essere stato fonte d’ispirazione per una campagna pubblicitaria così grande. La cosa che mi dispiace è che avrebbero potuto contattarmi in qualche modo, il Comune di Roma mi segue anche nelle mie pagine social”.
Al telefono Stefano sembra meno arrabbiato rispetto a quanto ci si potrebbe aspettare da un ragazzo che ha avuto un’idea originale – con oltre 100 mila copie vendute per il suo libro – e che ora se la ritrova ovunque, fulcro di un’iniziativa pubblicitaria palesemente “ispirata” che non l’ha minimamente coinvolto nè tantomeno citato.
“All’inizio ho pensato: ‘non è possibile’. Poi, molti utenti hanno iniziato a contattarmi e a chiedermi spiegazioni, ma non sapevo cosa dire. Mi sarebbe bastata una mail, ma anche un messaggio su Twitter, o ancor più semplicemente un tag. Avrei potuto aiutarli, fare parte di questo progetto, se me lo avessero chiesto. Quella che vorrei difendere è la proprietà intellettuale del mio lavoro. Questa idea è mia, ed è – a detta di molti – palesemente copiata”.
(da agenzie)
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Gennaio 2nd, 2017 Riccardo Fucile
COLORITO SFOGO DELL’ATTIVISTA M5S: “HAI ROTTO IL CAZZO, SEMBRI UNA BAMBINA DEFICIENTE. NON VOGLIAMO BUTTARE ANNI DI LOTTE PER UNA TESTA DI CAZZO CHE SOFFRE DI MANIE DI PROTAGONISMO”
“Ti attaccano tutti e sei in mezzo al marasma ma me sembra il minimo. Il problema è che per le
tue scelte del cazzo nel marasma ci stiamo anche e soprattutto noi”.
Il bersaglio dell’invettiva, decisamente colorita, è Virginia Raggi e il commento appare su Facebook a firma di Annalisa Taverna, attivista 5 Stelle e sorella della sanguigna senatrice M5S Paola Taverna, ex componente di quel “mini-direttorio” che più volte si è scontrato con la sindaca di Roma.
Come già era accaduto in passato per la sorella di Marcello De Vito, il presidente dell’Assemblea capitolina, considerato vicino all’altra “nemica” di Raggi, la deputata Roberta Lombardi, Annalisa Taverna affida al social network un pesante sfogo contro la prima cittadina romana, responsabile, a suo dire, delle difficoltà che attraversa il Movimento alla prova di governo della capitale.
Il commento (che sta circolando in queste ore sul web) risale al 23 dicembre, nel giorno in cui sul blog di Beppe Grillo venivano rilanciate le immagini della sindaca ritratta da sola durante il ricevimento al Quirinale per lo scambio d’auguri con il Capo dello Stato.
Ma se quello scatto, per il leader del Movimento, era un motivo di orgoglio, per l’attivista Annalisa Taverna diventa altro: “Sembri cappuccetto rosso sperduto tra i lupi cattivi”, scrive, aggiungendo un inciso: “Però quando hai scelto i tuoi collaboratori contro tutto e tutti la parte del lupo t’è riuscita benissimo”.
E prosegue: “Ogni tua mossa – scrive Taverna – è sempre sembrata fatta apposta per farti cacciare a calci in culo e farci perdere Roma… bene… è arrivato il momento che invece di lodarti il popolo 5 stelle ti dica che hai rotto er cazzo”.
L’invettiva va avanti: “Applica le regole del Movimento. Ascolta Beppe e i nostri parlamentari – si legge in un passaggio del commento – smetti de fa la bambina deficiente con manie de protagonismo e deliri de onnipotenza e comportati da 5 Stelle perchè ti abbiamo votato pensando che lo fossi altrimenti chi te se cagava. Datte na calmata e non rompere i coglioni altrimenti t’appendemo pe le orecchie ai fili dei panni sul balcone fino a che non rinsavisci perchè non abbiamo nessuna intenzione di perdere un sogno, anni di lotta, sudore e sangue pe na testa de cazzo”.
(da “Huffingtopost”)
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Dicembre 30th, 2016 Riccardo Fucile
IN FONDO E’ NORMALE CHE QUALCUNO DIFENDA IL FATTURATO
Una rete di agenzie pubbliche dei Paesi Ue contro le `bufale’ online che fissino regole per evitare che la rete continui a essere una sorta di Far West.
Lo propone il presidente dell’Antitrust, Giovanni Pitruzzella, in un’intervista al Financial Times, provocando la reazione furiosa di Beppe Grillo, che sul suo blog associa Pitruzzella a Gentiloni e Renzi, definendoli «i nuovi inquisitori del web», desiderosi di «un tribunale per controllarlo e condannare chi li sputtana».
L’obiettivo del ragionamento di Pitruzzella è lottare contro la diffusione in rete delle notizie false.
A suo giudizio, questa opera di smascheramento delle bufale è più efficace se viene affidata agli Stati.
«Ritengo che dobbiamo fissare queste regole e che spetti farlo al settore pubblico», aggiunge il presidente dell’Autorità , evidenziando che gli utenti continuerebbero «a usare un Internet libero», ma beneficerebbero di un’entità «terza», indipendente dal governo, «pronta a intervenire rapidamente se l’interesse pubblico viene minacciato». «La post-verità – è la tesi centrale di Pitruzzella – è uno dei motori del populismo ed è una minaccia per le nostre democrazie».
Ma è proprio sul tema del controllo della rete che Grillo sferra il suo attacco: «Vogliono fare un bel tribunale dell’inquisizione, controllato dai partiti di governo, che decida cosa è vero e cosa è falso».
In serata, Pitruzzella torna sull’argomento su Skytg24: «La mia non è una proposta volta a creare forme di censura, ma a rafforzare la tutela dei diritti nella rete».
Contro Grillo, il Presidente del Pd, Matteo Orfini: «Caro Beppe Grillo. Nessuno attacca la rete. Attacchiamo i cialtroni che la inondano di bufale e bugie. A proposito, ne conosci qualcuno?».
(da “La Stampa“)
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