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CASO MURARO: “VIGNAROLI FECE PRESSIONI SULL’AMA DI FORTINI”

Agosto 6th, 2016 Riccardo Fucile

FORTINI DENUNCIA IL CINQUESTELLE: “CHIESE A TRONCA DI SILURARE IL DG FILIPPI”

Mentre prosegue l’inchiesta giudiziaria sulle consulenze milionarie Ama della neo assessora grillina all’ambiente, ombre di intrighi si allungano anche sui rapporti tra il M5S e la municipalizzata dei rifiuti capitolina.
Al punto che si annunciano, per settembre, nuove audizioni alla commissione bicamerale Ecomafie e nuovi interrogatori alla procura di Roma.
A questo proposito, scottanti novità  emergono dalla recente audizione all’Ecomafie di Daniele Fortini, appena dimessosi dal ruolo di amministratore delegato Ama per i contrasti con la Muraro.
Affermazioni così delicate da essere stata secretate.
La prima, riguarda la rimozione di Alessandro Filippi ex direttore generale dell’Ama. Ebbene, secondo Fortini non sarebbe stato riconfermato «per le pressioni esercitate sul commissario straordinario Francesco Paolo Tronca da parte di Stefano Vignaroli». Proprio quel Vignaroli, vice della commissione Ecomafie nonchè esponente di spicco del movimento pentastellato, che insieme alla senatrice Paola Taverna ha sponsorizzato alla Raggi la nomina della Muraro.
Ci sono altri motivi dietro queste presunte pressioni su Tronca per far fuori l’ingegner Filippi?
Fu proprio quest’ultimo a ridimensionare la Muraro, bloccando l’assegnazione di lavori a società  esterne senza gara d’appalto.
Filippi era troppo “fastidioso” per vedersi rinnovato l’incarico?
I dettagli della presunta battaglia di Vignaroli contro di lui sono secretati, anche in ragione di una sua possibile futura audizione sia all’Ecomafia (dove sarà  sentito anche Tronca) sia in procura.
Coperte dal segreto anche le rivelazioni di Daniele Fortini in merito a un incontro avvenuto tra maggio e giugno scorso «a cui ho partecipato anche io, fuori dall’Ama insieme a Virginia Raggi, Stefano Vignaroli e Paola Muraro».
E poi c’è il capitolo delle indagini dei carabinieri del Noe e della polizia tributaria della finanza.
La perizia tecnica sulla base delle ispezioni e del materiale sequestrato negli impianti di Salaria, Rocca Cencia e Malagrotta confermano pesanti anomalie nella compilazione del Fir, il Formulario identificazione rifiuti.
Per ogni smaltimento della spazzatura si devono completare quattro copie del Fir: da parte di chi produce i rifiuti, dal trasportatore, al momento della pesa e in quello, eventuale, del dirottamento del materiale verso un impianto esterno.
E spesso le quattro copie, invece di essere identiche, presenterebbero correzioni e sostituzioni. Ne dovrà  rispondere Paola Muraro che era l’addetta a definire la qualità  e la quantità  dei rifiuti in ingresso e in uscita dagli impianti.
Molto imbarazzo ma nessun elemento di rilevanza penale – almeno per ora – per i tre colloqui tra l’assessora e il ras delle cooperative Salvatore Buzzi, dominus nell’inchiesta Mafia Capitale, insieme all’ex Nar Massimo Carminati. Buzzi, in qualità  di socio della Cns di Bologna, chiedeva informazioni alla Muraro su un appalto da 21,5 milioni per la raccolta rifiuti. Non è escluso che ora questi colloqui possano essere riletti dalla procura sotto una luce diversa.
Rivelano la disponibilità  della Muraro, per conto di Giovanni Fiscon (poi travolto da Mafia Capitale) di offrire informazioni a Buzzi.
Nelle 1.737 pagine dell’informatica di Ros si legge che il 2 settembre 2013 «Salvatore parla con Paola Muraro, quest’ultima dice che ha avuto il suo numero da Fiscon, spiega che nella richiesta non riesce a leggere il numero di protocollo, hanno provveduto a sistemare la cosa con la segreteria».
Il 19 settembre 2013 «Salvatore parla con Muraro di Ama, quest’ultima dice che la richiesta di chiarimenti è stata inviata dal Cns di Bologna ed entro domani alle ore 12 dovranno pervenire i chiarimenti ed alle ore 13 sarà  aperta la busta “B”, Salvatore conferma, avviserà  subito».
E infine il 20 settembre 2013 «Buzzi viene chiamato da Lucci Raniero il quale riferisce di aver parlato con la dottoressa Muraro, la quale ha riferito che è inutile che ci vada in quanto “..l’avrà  mandato..” chiamerà  Casonato e si farà  dire qual è il quesito per il quale entro domani mattina occorrerà  rispondere. Buzzi dice che il quesito riguarderà  il fatto se “..Indeco ha i codici…” e Lucci riferisce che li ha».

Grazia Longo
(da “La Stampa”)

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ROMANI SCONTENTI DI VIRGINIA: 6 CITTADINI SU 10 BOCCIANO LA SINDACO, PESA LA VICENDA RIFIUTI

Agosto 6th, 2016 Riccardo Fucile

SONDAGGIO SCENARI POLITICI: GIUDIZIO NEGATIVO SUI PRIMI TRENTA GIORNI

Giudizio negativo. Il primo mese della giunta M5S guidata da Virginia Raggi nella Capitale non ha lasciato un buon segno nei cittadini romani, tutt’altro.
Secondo un sondaggio di Scenari Politici condotto per l’Huffington Post, sei romani su dieci valutano negativamente i primi trenta giorni della sindaca grillina.
Pesa quindi il presunto conflitto di interessi dell’assessore all’Ambiente Paola Muraro, diventato bersaglio di attacchi politici quotidiani per le consulenze prestate per 12 anni all’Ama (con cui ha aperto anche due contenziosi), la società  che si occupa di raccolta rifiuti nella Capitale.
E di certo non ha aiutato la telefonata emersa in queste ore tra l’assessore e Salvatore Buzzi, il ras delle coop rosse finito al centro dell’inchiesta su Mafia Capitale. Nulla di penalmente rilevante, ha precisato la Procura, ma un episodio che presta comunque il fianco agli attacchi degli altri partiti, in primis il Partito Democratico.
Tra gli elettori del Movimento 5 Stelle la valutazione sull’operato del sindaco Raggi è diametralmente opposta: nove su 10 infatti hanno apprezzato i primi provvedimenti della giunta targata 5 Stelle.
Sul fronte della fiducia, al momento la cittadinanza romana resta divisa, con i giudizi sfavorevoli leggermente in vantaggio: il 46 per cento ha tra la “molta” e “abbastanza” fiducia nel sindaco mentre il 54 per cento ne ha poca o per nulla.
Discorso diverso per gli elettori M5S che ripongono ancora tutta la loro fiducia nel sindaco Raggi: solo il 7 per cento dice di averne poca o per nulla.
Infine, quanto alle intenzioni di voto, il sondaggio di Scenari Politici non registra particolari mutamenti rispetto alla settimana precedente.
In caso di ballottaggio, il Movimento 5 Stelle batterebbe il Partito Democratico, con il 55 per cento dei voti, guadagnando così mezzo punto percentuale rispetto a sette giorni fa.

(da “Huffingtnopost”)

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CASO MURARO, IL DIRETTIVO: “SE LA RAGGI NON HA UNO SCATTO ANDIAMO VERSO IL PATATRAC”

Agosto 5th, 2016 Riccardo Fucile

SE LA MURARO VERRA’ INDAGATA IL M5S PRONTO A SCARICARLA: “FINO A QUANDO POSSIAMO REGGERE IN QUESTE CONDIZIONI?”

L’asticella è stata fissata, per capire fino a quando Paola Muraro, col suo ingombrante passato di “consulente” di Ama nell’era delle Giunte travolte da Mafia Capitale, resterà  assessore.
Ed è legata alle carte in possesso della procura di Roma. Se dovesse essere indagata, allora le sue dimissioni sarebbero un tema all’ordine del giorno.
È di questo che ormai si parla ai massimi livelli del Movimento: “Fino a quando si può reggere in queste condizioni?”.
Imbarazzo, silenzio pubblico e tensione nelle segrete stanze. Il nome di Buzzi legato a un assessore della giunta Raggi ha un effetto deflagrante.
Per un giorno sembra di assistere a un copione già  visto, ma a parti invertite. Con quelli del Pd che “fanno i grillini coi grillini” e l’ufficio comunicazione pentastellato nei panni garantisti: “È solo una telefonata”, “Non c’è nulla di penalmente rilevante”; “Non mi dimetto” dice la Muraro.
Le telefonate risultano tre e sebbene, come precisa la procura, non ci sia nulla di penalmente rilevante, c’è molto di politicamente “ingombrante”.
Perchè la Muraro appare molto più che una consulente in Ama. Ed è a lei che Buzzi si rapporta, così come faceva con i vertici delle aziende e addirittura col sindaco di Roma Gianni Alemanno per le questioni più delicate.
Ecco il punto, sussurrano preoccupati del direttorio: “Fino a che punto sapeva cose che riguardavano gli appalti e che ruolo giocava?”.
Sotto osservazione ci sono i rapporti che Paola Muraro aveva, da consulente dell’Ama, con Manlio Cerroni, il ras delle discariche, detto “il Supremo”, pluri-indagato per associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di immondizia.
In particolare il ruolo che la Muraro ha avuto nella nota (a Roma) vicenda di Rocca Cencia, su cui è aperta un’indagine della procura che ipotizza reati pesantissimi: “Truffa, frode e associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti”. L’ipotesi al vaglio degli inquirenti è che gli impianti di trattamento meccanico biologico, due dei quali di proprietà  dell’Ama e quindi controllati dall’assessore che allora era consulente, abbiamo smaltito meno rifiuti di quanto avrebbero dovuto.
Di conseguenza il rallentamento avrebbe favorito lo smaltimento della “monnezza” nel tritovagliatore di Rocca Cencia, di proprietà  proprio di Cerroni.
A destare sospetto negli ambienti della procura, è stata poi una delle prime mosse della Muraro, appena diventata assessore della giunta pentastellata: la proposta di utilizzare proprio l’impianto di Rocca Cencia, inattivo da marzo perchè sotto inchiesta.
Ed proprio su questo filone di indagine che negli ultimi giorni, i vertici pentastellati stanno prendendo informazioni.
Per capire se la Muraro sarà  indagata.
“Reset” è la parola che ha usato la Raggi in più conversazioni negli ultimi giorni. “Reset” nel senso che ad agosto si chiuderà  in Campidoglio per raddrizzare la falsa partenza, verificando uomini e programmi.
Al momento continua a fidarsi della Muraro, ma sente di essere sotto osservazione dai vertici del Movimento.
Sa che la domanda sta diventando un’accusa: ma chi governa davvero a Roma? Il sindaco? Lo studio Sammarco? Ambienti della destra?
Raffele Marra dirigente di peso legato ad Alemanno, è ancora vice-capo di gabinetto del sindaco nonostante l’impegno a rimuoverlo; a capo della segreteria c’è Salvatore Romeo, già  funzionario del Campidoglio; poi c’è l’ingombrante passato della Muraro, con le telefonate con Buzzi e la paura di un coinvolgimento nell’inchiesta.
A parti invertite, i pentastellati avrebbero scatenato l’inferno.
Prosegue l’autorevole esponente del direttorio: “Roma è Roma, ed è evidente che certi ambienti ti avvolgono e si infiltrano, e di questo non si sa fino a che punto Virginia sia consapevole. Certo è che se a settembre non esce con uno scatto andiamo verso il patatrac”.

(da “Huffingtonpost”)

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BUSINESS RIFIUTI E M5S, QUEL FILO TRA IL “RE DELL’IMMONDIZIA” CERRONI E I CINQUESTELLE

Agosto 4th, 2016 Riccardo Fucile

IL MOVIMENTO CHE AUSPICA “DIFFERENZIATA E RIFIUTI ZERO” HA NEL SUO NETWORK L’IMPRENDITORE BIG DEI RIGASSIFICATORI, AMICO STORICO DI CASALEGGIO

Cos’ha a che fare, direttamente o indirettamente, Manlio Cerroni, «il re dei monnezzari», e il suo business sui rifiuti, con il mondo del Movimento cinque stelle, le sue idee e poi le sue pratiche?
Anche su questo c’è una storia che va raccontata.
La domanda che qualunque militante sincero dei cinque stelle si sta ponendo in queste ore per ricostruire il faticoso puzzle che è la verità  a Roma, può trovare qualche traccia interessante in una storia illuminante di questi anni, che siamo in grado di svelare.
Negli anni a cavallo tra il 2012 e 2013 Gianroberto Casaleggio, in parallelo con la costruzione del Movimento cinque stelle – le avvisaglie del «boom», che in tanti non avevano sentito, c’erano già  state nelle amministrative del 2012, e ovviamente in tutto l’autunno e inverno dello Tsunami Tour – fondò assieme ad alcuni suoi amici un network parallelo al Movimento, chiamato Think Tank Group.
C’erano fin dalla fondazione alcuni imprenditori, professionisti, e in seguito anche parlamentari del M5S di strettissima fiducia della Casaleggio (David Borrelli, che oggi è europarlamentare e è forse l’uomo più fidato di Davide Casaleggio, e Vito Crimi) e della Lega.
Ma soprattutto, assieme a Casaleggio e a Grillo – i cui nomi in un secondo momento furono tolti dalla schermata del Think Tank Group – fondatore del gruppo fu Antonio Bertolotto, presidente della Marcopolo engineering. Marcopolo è l’azienda leader italiana di rigassificatori, anche se ha chiesto da poco il concordato preventivo.
Si occupa da trent’anni della «messa in sicurezza della discarica attraverso la captazione, la depurazione e distruzione del biogas che viene valorizzato come combustibile per produrre energia verde».
Possiede più di quaranta impianti, e alcuni anche nell’area di Roma. In particolare ad Albano.
In pratica Bertolotto ha lanciato il business (pionieristico, trent’anni fa) degli impianti che trasformano in biogas i gas delle discariche e del processo di compostaggio dei rifiuti.
Un’azienda green, cos’ha a che fare con Manlio Cerroni?
Ad Albano la Marcopolo ha, in modo del tutto legittimo, operato in stretta partnership con la Pontina Ambiente, assieme alla Colari una delle società  di compostaggio di Cerroni.
Cerroni smaltisce i rifiuti, e Bertolotto ci estrae biogas.
Il legame era talmente stretto e strutturale che Marcopolo, che ha sede legale in provincia di Cuneo, a Roma risponde al medesimo indirizzo e numero civico (sulla via Ardeatina) e allo stesso numero di telefono dell’azienda di Cerroni.
Altro particolare interessante, nell’elenco dei fondatori di Think Tank Group Bertolotto compare come presidente di una onlus, la Sosesi.
Come se il rapporto tra quel network – così vicino ideologicamente e materialmente al neonato Movimento – e il business dei rifiuti non fosse proprio coincidente con la propaganda cinque stelle sui rifiuti zero e la raccolta differenziata al 90%.
Non c’è nulla di male naturalmente a lavorare con Cerroni (che è indagato, ma per l’impianto di trattamento meccanico di Rocca Cencia, quello che la neo assessora Paola Muraro chiese a Daniele Fortini di utilizzare, ottenendone un sacrosanto, legalitario rifiuto).
Ma il cortocircuito è incredibile: il M5S, che ha fatto tutta la propaganda pubblica e l’ascesa politica con le campagna sul blog (della Casaleggio) sui rifiuti zero e la differenziata, ha nel suo network (tra i fondatori) l’imprenditore big dei rigassificatori, amico storico di Gianroberto Casaleggio, con cui cofondò il Group.
Una volta scoperchiato, il vaso di Pandora degli intrecci tra partito e aziende, e dei conflitti d’interessi potenziali o attuali, non smette di spargere l’odore della politica che cela il mondo degli affari.

Jacopo Iacoboni
(da “La Stampa”)

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VIRGINIA AI RAGGI X: A CASA DI BATTISTA SUPER VERTICE CON IL DIRETTORIO

Agosto 3rd, 2016 Riccardo Fucile

SINDACO SOTTO TORCHIO, IL DIRETTORIO CONTRO L’INFLUENZA DI MARRA E   ROMEO

Virginia Raggi sotto esame. Si potrebbe dire anche sotto torchio, considerata la raffica di domande che il Direttorio ha posto al sindaco di Roma.
L’hanno convocata all’ora di cena, non negli uffici della Camera nè sono andati a trovarla in Campidoglio, ma il luogo del super vertice è stato casa Di Battista, nel quartiere Flaminio della Capitale tra l’Auditorium e il Maxxi.
Mancavano in questa seduta cruciale solo Beppe Grillo e Casaleggio junior, segno che il Direttorio è sempre più al vertice del Movimento.
Loro c’erano tutti, con tutte le loro ansie riguardanti la Capitale: il padrone di casa, Luigi Di Maio, Carlo Sibilia, Roberto Fico e Carla Ruocco.
Con Raggi è arrivato il vicesindaco Daniele Frongia.
Mentre Direttorio e primo cittadino discutono di immondizia e soprattutto di ruoli all’interno del Campidoglio – ovvero dello strapotere dell’ex alemanniano Raffaele Marra e del suo sodale Salvatore Romeo – il presidente di Ama Daniele Fortini sta riferendo davanti alla commissione d’inchiesta Ecomafie e gli ospiti di casa Di Battista seguono via agenzie l’audizione.
Fortini davanti ai parlamentari attacca l’assessore all’Ambiente, Paola Muraro, e non il sindaco: “Perchè – chiede retoricamente – il primo blitz viene fatto a Rocca Cencia e non a Salario? Raggi è estranea a questi atteggiamenti. È stata manipolata da iniziative non sue”.
Parole che a casa Di Battista vengono accolte con scetticismo. Qualcosa non torna agli occhi del Direttorio. Che vuole capire alcuni passaggi e alcune scelte o non scelte di quella che è diventata di fatto la grillina più importante d’Italia, cioè la Raggi, e da cui dipendono buona parte delle sorti del Movimento in vista delle elezioni politiche, quando ci saranno.
Il tono con cui si rivolgono alla sindaca di Roma non è prevenuto ma è molto fermo: “Virginia, perchè non hai mandato via subito Fortini?”, hanno chiesto i leader pentastellati al primo cittadino.
È qui che c’è stato infatti il cortocircuito, con Fortini che in questi giorni è sempre in tv, ancora da presidente seppur dimissionario, a parlare del lavoro svolto e ad attaccare Muraro, l’assessore scelto dal grillino vice presidente della commissione Ecomafie, Stefano Vignaroli, e non da Raggi.
Sarebbe stato il capo della segreteria del sindaco, Salvatore Romeo, di cui la Raggi si fida ciecamente, a frenare la cacciata di Fortini.
Anche la conferenza stampa del primo cittadino, inizialmente programmata tre ore prima dell’audizione del presidente di Ama per passare all’attacco, alla fine non si è fatta. Non solo. Sul tavolo della cena a casa Di Battista, è arrivata anche la storia del premio di produzione da 113 mila euro che venne dato a Fortini nel 2014 da una commissione ad hoc tra i cui membri c’era anche Romeo. Vicenda che il Direttorio non conosceva e che è venuta fuori attraverso gli organi di stampa.
Quindi, sotto accusa c’è lo strapotere assunto in Campidoglio da Romeo e Raffaele Marra, l’ex alemanniano, la cui nomina a vice capo di gabinetto doveva essere revocata dopo le tante polemiche e invece sarebbe in odor di promozione.
All’asse Romeo-Marra, che è esterno al grillismo ma che la Raggi e Frongia hanno valorizzato secondo molti in maniera eccessiva, il Direttorio vorrebbe contrapporre Marcello Minenna, l’assessore al Bilancio voluto fortemente da Di Maio e molto gradito anche a Carla Ruocco, che invece avrebbe delle riserve proprio su Romeo e sull’influenza che quest’ultimo ha sul sindaco. Ecco qui lo scontro di potere ai vertici non solo del Campidoglio ma anche del Movimento 5 Stelle.
Nella riunione a casa di Di Battista è stato chiesto alla Raggi di non lasciarsi influenzare da quello che viene considerato il non grillismo e di arginare il potere del tandem Marra-Romeo. Quanto a Muraro – così è stato ribadito – la difesa sarà  a oltranza.
Sono pronti interventi in tv per blindare ancora di più l’assessore, che intanto è stata convocata anche lei, questa volta negli uffici della Camera, dal Direttorio che vuole approfondire ogni aspetto delle sue consulenze in Ama.
Alla Raggi i vertici pentastellati hanno rinnovato la sua fiducia, anche perchè un fallimento a Roma aprirebbe le porte a una debacle alle politiche.
Ma dopo oltre due ore di domande e risposte la cosiddetta ‘quadra’ è riassumibile così: il Direttorio ha comunicato alla Raggi che la vittoria grillina appartiene ai grillini e il governo di Roma non può essere in mano a chi non è del Movimento.

(da “Huffingtonpost“)

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“IL M5S HA PROPOSTO UN’INTESA A FORZA ITALIA IN SICILIA”

Agosto 2nd, 2016 Riccardo Fucile

MICCICHE’ RIVELA: “ERANO D’ACCORDO AD ELIMINARE I BALLOTTAGGI SE SI SUPERA IL 35%”

Quello che le parole di Gianfranco Miccichè descrivono è un’incredibile offerta di Patto siciliano.
Il Movimento cinque stelle, acerrimo nemico di Forza Italia, telefona al partito di Berlusconi per chiedere di cogestire l’importantissima legge elettorale per eleggere i sindaci dei maggiori comuni sull’isola, un passaggio chiave nella costruzione del futuro assetto di potere in Sicilia.
Ieri la legge è stata approvata in Commissione, con voto contrario del M5S, e rispedita adesso all’aula dell’Ars, l’assemblea regionale siciliana, che ha facoltà  legislativa.
Ma in realtà , dice Miccichè, il M5S era d’accordo per abolire – a certe condizioni – il ballottaggio. Cancelleri nega: «L’unica cosa vera è che ho chiamato il loro capogruppo. Gli ho solo chiesto che non mettesse la firma su una legge contro di noi, altrimenti arriviamo davvero al famoso 50 per cento più uno. Il vero patto ce l’hanno loro col Pd». Come stanno davvero le cose?
Proviamo a spiegare.
«Cancelleri ha chiamato Marco Falcone, il nostro capogruppo all’Assemblea regionale siciliana, e proposto una specie di desistenza», sostiene Miccichè, che attualmente è commissario di Forza Italia sull’isola.
«La verità  è che il M5S a parole attacca ed è più puro dei puri, nella prassi tratta accordi su tutto e dappertutto».
Secondo la sua versione, all’inizio della settimana scorsa Cancelleri – che non solo è la figura di spicco del Movimento siciliano, ma è anche, stando ai sondaggi, il favorito futuro governatore, e un amico personale di Di Maio – ha convenuto con Falcone che «una soluzione si può trovare, insieme, e senza danneggiare nessuno, senza farsi la guerra», per usare la frase di Miccichè.
Il punto è decisivo. La legge elettorale siciliana attuale prevede il ballottaggio, e Forza Italia e il Pd si stanno attivando in maniera trasversale per abolirlo, «perchè è chiaro che in un sistema tripolare il ballottaggio finisce per premiare quasi sempre la forza che sta tra sinistra e destra, cioè in Italia il Movimento Cinque stelle», spiega Miccichè.
Il Movimento, ovviamente, andrà  in tv dicendo «vogliono farci fuori» (a Roma già  lo sta facendo Danilo Toninelli).
In realtà  stava trattando, e aveva una sua proposta. Poichè passare a un ballottaggio a tre sarebbe stato estremamente negativo per il M5S, visto che azzera il possibile effetto Parma del ballottaggio a due, l’idea su cui i cinque stelle stavano ragionando era eliminare il ballottaggio, ma solo se si fosse raggiunta una certa soglia.
«Il M5S era d’accordo a eliminare il ballottaggio solo se un candidato avesse superato la soglia del 35%», sostiene Miccichè.
In Commissione è stata votata una bozza diversa: elimina il ballottaggio punto e basta, e fissa una soglia del 40 per cento per attingere al premio di maggioranza.
Però Fausto Raciti, il segretario regionale del Pd, nel pomeriggio ha detto: «Soglia dei ballottaggi al 40%: la nostra proposta sulla riforma elettorale era e rimane questa».
Quindi Cancelleri lo accusa: «Sconfessa i suoi deputati, che hanno votato un’altra cosa, l’eliminazione sic et simpliciter del ballotaggio».
Morale: il M5S controaccusa Forza Italia e Pd, ma Forza Italia svela che i cinque stelle predicano bene ma razzolano come gli altri, proponendo intese politiche, peraltro normalissime, ma non per loro.
Beppe Grillo, nell’ottobre 2012, dipinse sul blog Miccichè come il rappresentante tipo della politica morta, pubblicando un video in cui il candidato di Forza Italia parlava a una piazza vuota a Santa Caterina Villarmosa.
«Gianfranco Miccichè è stato coordinatore siciliano di Forza Italia, deputato, sottosegretario e pure ministro. Ora si candida a presidente della Regione Sicilia. E lo fa arringando piazze vuote, animate solo da qualche contestatore, da un trespolo. Sotto al palco non c’è nessuno. Qualcuno avvisi Miccichè e lo accompagni dietro le quinte. Sarà  un atto di grande umanità ».
Già  il fatto che ora il Movimento telefoni a Forza Italia di Miccichè ha dell’incredibile: non erano morti?

Jacopo Iacoboni
(da “La Stampa”)

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ROMA, TRUFFA SUI RIFIUTI, INDAGATI ALL’AMA, BUFERA SULL’ASSESSORA DEL M5S PAOLA MURARO

Luglio 29th, 2016 Riccardo Fucile

GLI IMPIANTI AVREBBERO DOVUTO ESSERE VIGILATI DALLA MURARO, RESPONSABILE FINO AL 30 GIUGNO DEI TNB DELLA CAPITALE

Fortini, numero uno dimissionario della municipalizzata, cinque ore in procura. Inchiesta a tutto campo. Nel mirino gli impianti vigilati da Paola Muraro. A Rocca Cencia e in via Salaria si sarebbe smaltita meno immondizia di quella prevista dal contratto di servizio
Mentre l’immondizia sta soffocando Roma e i proclami della giunta Raggi di una città  pulita “il prossimo mercoledì” (ovvero tre mercoledì fa) sono caduti nel vuoto, ieri altri due impianti per lo smaltimento dei rifiuti della municipalizzata Ama sono finiti sotto inchiesta.
Si procede per truffa nei confronti di nuovi indagati, funzionari dell’azienda, proprio ieri iscritti nel registro dalla procura.
I loro nomi sono al momento top secret. Le centinaia di carte sequestrate in mattinata dai carabinieri del Noe nei due Tmb – impianti di trattamento meccanico biologico – Ama di Rocca Cencia e di via Salaria raccontano che si sono smaltiti meno rifiuti di quanto prescritto dalla normativa e dal contratto di servizio.
Se questo sia avvenuto con la complicità  o con la sciatteria di responsabili dell’azienda non è dato ancora saperlo.
Ma che l’assessora all’Ambiente Paola Muraro, sia stata per 12 anni consulente e fino al 30 giugno scorso responsabile proprio dei Tmb capitolini con la mansione specifica di controllare il rispetto delle prescrizioni Aia (autorizzazione integrata ambientale) è un dato inoppugnabile.
E ora i riflettori sono puntati proprio su quegli impianti su cui lei vigilava.
Già  la prima polemica si era scatenata sulla Muraro qualche giorno fa, quando si presentò armata di telefonino nel quartier generale Ama, immortalando in streaming la strigliata ai vertici dell’azienda a cui ha imposto a gran voce che si usi il tritovagliatore di Rocca Cencia, di proprietà  del plurindagato re delle discariche Manlio Cerroni: “Deve essere utilizzato!”.
Peccato che quell’impianto sia al centro di un’altra inchiesta i cui indagati sono accusati di reati pesantissimi: truffa, frode e associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti.
Ma questo, malgrado gli anni passati nella municipalizzata, lei non lo sospettava.
Ieri non è stata solo la giornata dei nuovi sequestri di carte e degli indagati.
Alle 15 si è chiuso nella stanza del pm Alberto Galanti il numero uno di Ama, ora dimissionario, Daniele Fortini.
La sua audizione-fiume, come persona informata sui fatti, è durata cinque ore. Un tempo infinito che la dice lunga sulle cose da spiegare che hanno portato una città  al collasso.
Non solo Mafia Capitale, che ha prosciugato il Campidoglio con appalti assegnati alle cooperative di Buzzi e Carminati, ma anche funzionari e responsabili di settori nevralgici di Ama che hanno contribuito allo sfacelo.
Tanto che Fortini, pochi mesi dopo il suo insediamento, ha raccolto documenti e ha tirato fuori 14 dossier degni di essere sottoposti all’attenzione della magistratura. Su quei 14 esposti è stato ascoltato fino alle 20.
“Ho rappresentato una situazione anomala e per certi versi stravangate. C’erano dissintonie nella consequenzialità  degli atti. Mai un contratto tra Ama e Colari (socio di Cerroni, ndr) per l’uso del tritovagliatore di Rocca Cencia, mai una gara d’appalto”.
Fortini ha spiegato di aver depositato un’ulteriore documentazione al pm a sostegno dell’esposto che presentò nella primavera del 2015. “Quando una cosa non torna dal punto di vista del procedimento amministrativo o dei rapporti finanziari o nelle relazioni dell’azienda con fornitori e partner è opportuno che intervenga la magistratura”.
E sulle responsabilità  della Muraro? Fortini si trincera dietro un “non posso dire niente”.
Dopo il tritovagliatore di Rocca Cencia, fortemente voluto dall’assessora all’Ambiente grillina, nel giro di 48 ore sono finiti nel mirino della magistratura anche i due Tmb Ama più gli altri due di Cerroni che sono Malagrotta 1 e 2.
Un’inchiesta monstre che ormai coinvolge tutti e quattro gli impianti di trattamento meccanico biologico dei rifiuti, realizzati dalla stessa azienda, la società  Sorain Cecchini riconducibile al re della spazzatura.
E intanto, tra scarti non a norma e anomalie sui quantitativi di pattume smaltiti, i romani continuano a navigare nella sporcizia.

(da “La Repubblica“)

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FICO GARANTE AL POSTO DI GRILLO, DI MAIO CANDIDATO PREMIER E DI BATTISTA UOMO TV

Luglio 27th, 2016 Riccardo Fucile

DEFINITI I RUOLI DEL TRIUMVIRATO DOPO L’INCONTRO CON GRILLO

I ruoli sono stati assegnati. Luigi Di Maio corre verso la candidatura a premier. Roberto Fico sarà  il nuovo garante del decalogo pentastellato e del simbolo, e Alessandro Di Battista farà  quello che gli riesce meglio: l’uomo-immagine, il megafono, il trascinatore di folle.
I tre amici del direttorio sono i volti più noti e spendibili del quintetto che guida il M5S. Ognuno secondo la propria indole.
«Dibba» andrà  dove sono le telecamere. Il sempre più istituzionale Di Maio continuerà  nella sua personale costruzione di un leader. Mentre Fico, il più «purista» nella cerchia al vertice, è il prescelto per il ruolo più delicato.
Dovrebbe essere lui, se tutto sarà  confermato, l’uomo che scioglierà  le controversie, che decreterà  le espulsioni, che assegnerà  il simbolo.
Una parte contesa da Roberta Lombardi, altro nome sul tavolo, che così tornerebbe protagonista dopo l’uscita dal mini-direttorio romano per le liti con Virginia Raggi. Ma è Fico ad avere più chance. Ha il placet di Beppe Grillo e Di Maio ha fatto sapere di non essere interessato, le sue ambizioni sono altre, come dimostra il percorso di accreditamento a più livelli che sta affrontando.
Dopo il viaggio in Israele, l’incontro riservato con le lobby, ieri ha avuto il primo confronto con un alto prelato, e non uno qualsiasi: don Antonio Spadaro, gesuita vicinissimo al Papa.
Dunque è su Fico che si concentrano le speranze dei molti 5 Stelle in Parlamento che lo considerano meno avvezzo alla ribalta mediatica e portatore del verbo originario, poco contaminato da tre anni di vita nei Palazzi.
Prenderebbe il posto di Grillo che via via si sfilerà  dalla gestione diretta del M5S. Ancora non si sa se lo farà  subito o a poco a poco.
Quel che è certo, e che il viaggio a Genova la scorsa settimana ha sancito, è che i giovani leader entreranno nell’Associazione M5S nata nel 2013 e avranno potere sul simbolo.
Che nelle dinamiche del Movimento vuol dire tanto. Perchè attraverso la revoca del simbolo si può decidere di non candidare qualcuno. Una leva che di solito si usa di fronte alle ingestibili divisioni tra meet-up.
E Fico, nel direttorio, è quello che più ha il polso del territorio, essendo proprio lui il responsabile dei meet-up.
Non solo. Le vesti da garante, dicono ancora, gli calzerebbero alla perfezione anche perchè è lui che Gianroberto Casaleggio considerava il più fedele alla visione politica della democrazia orizzontale, con buona pace degli attivisti reintegrati dal Tribunale di Napoli che in Fico vedono il responsabile delle loro espulsioni.
Nelle nuove vesti il deputato partenopeo avrebbe questa e altre grane da affrontare.
Il caso di Federico Pizzarotti, prossimo all’addio, e ora anche il possibile guaio di Pisticci, il Comune della Basilicata dove la neo-sindaca grillina Viviana Verri ha nominato assessore al bilancio Rocco Giuseppe Lettini, ex Forza Italia già  incaricato con lo stesso ruolo nella giunta di centrodestra dal 1998 al 2001.

Ilario Lombardo
(da “La Stampa”)

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M5S, LO SFOGO DELLL’EX CAPOGRUPPO BERTOLA CONTRO LA APPENDINO: “DELUSO, MERITO E DEMOCRAZIA NON ESISTONO PIU'”

Luglio 23rd, 2016 Riccardo Fucile

“NON MI PENTO DI AVERVI AIUTATO, MA UMANAMENTE FATE SCHIFO”

Usa Facebook Vittorio Bertola, ex capogruppo al consiglio comunale di Torino per il Movimento 5 Stelle (di cui è tra i fondatori cittadini), per esprimere la sua delusione nei confronti di chi lo ha messo da parte.
I toni nel suo commento – in risposta a un post di Xavier Bellanca, uno dei membri dello staff della sindaca Appendino – sono forti, carichi di amarezza.
“Perchè forte è la delusione” spiega lo stesso Bertola all’Huffington Post, riferendosi al comportamento umano che la nuova squadra pentastellata ha avuto verso di lui.
Si pente solo di aver offeso, ma non di aver scritto quella che è la sua verità .
Sicuro di aver subito anche le antipatie personali di alcuni, e sicuro di essere “stato sfruttato fino all’ultimo per poi improvvisamente staccare il telefono, non rispondere più alle mail e ai messaggi” e scoprire la verità  da terzi.
Tramite i giornali o tramite chi – spiega – “mi ha chiamato per dirmi che in quel famoso raduno del 16 luglio avevano addirittura messo ai voti se potessi meritare o meno un ruolo”.
Ma è sul concetto di democrazia che incalza e insiste. Su Facebook: “Questa sarebbe meritocrazia?… È falso che il Movimento 5 Stelle sia una squadra… È falso che gli attivisti contino qualcosa”.
Vittorio Bertola oggi si chiede “che fine hanno fatto la democrazia e il dialogo che hanno riempito la campagna elettorale di Chiara Appendino?”
Il merito, che Bertola ritiene di avere più di chiunque altro, non solo per l’attività  politica fatta con il Movimento 5 Stelle in questi anni e ne consegue quella che reputa quantomeno esperienza e competenza, anche per quelle skills riconosciute sul piano nazionale e internazionale che lo potevano collocare in un settore come quello dell’innovazione o in quella mancata investitura ad assessore ai “Sistemi Informativi” nella nuova Giunta Appendino.
Oltre ad essere stato candidato a sindaco di Torno nel 2011, risultando il terzo più votato con oltre 22.400 voti, pari a circa il 5%, in passato è stato partner o socio fondatore di varie startup legate a Internet.
Si occupa inoltre da molti anni delle politiche di Internet a livello nazionale e internazionale: membro del Working Group on Internet Governance (WGIG) delle Nazioni Unite, su nomina del Segretario Generale Kofi Annan, e membro del Comitato Consultivo per la Governance di Internet del governo italiano.
È tra gli inventori dell’Internet Governance Forum (IGF) delle Nazioni Unite, dove ha coordinato il comitato della società  civile e guidato la campagna per la Carta dei Diritti di Internet, promossa da Stefano Rodotà .
Guardando il suo curriculum le competenze non mancherebbero: curriculum che, come richiesto, lo stesso Bertola aveva inviato per poter essere scelto.
Il rapporto con Chiara Appendino non è mai stato idilliaco e conseguente il dissenso poi di molti militanti del Movimento.
“Non è soltanto la rabbia a farmi parlare – prosegue – ma la consapevolezza che questa scelta sia uno spreco di risorse. Due terzi del lavoro l’avevo fatto io, forse nessuno è indispensabile, ma utile sì. Conosco quello che è stato fatto e quello che c’è ancora da fare, per questo mi sembra insensato tale comportamento inteso almeno nel senso civico e nel bene per la città ”.
Su Facebook augura di “fare bene perchè ora governate la mia città , non mi pento di avervi aiutato perchè Torino aveva bisogno di rinnovamento…” e auspica che la nuova squadra, seppur con meno competenze e con una diversa esperienza possa davvero riuscire a mantenere le promesse fatte agli elettori e ai cittadini.
“Forse è proprio vero che nessuno è profeta in Patria – conclude – bisogna comunque lasciar lavorare, ma già  nei primi mesi un primo risultato si vedrà . Il giudice sarà  appunto il merito”.

(da “Huffingtonpost“)

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