Luglio 7th, 2016 Riccardo Fucile
I SUOI COLLEGHI AVREBBERO VOTATO CONTRO PER NON PERDERE LA FACCIA
Il Pd era già partito all’attacco a testa bassa nei confronti del senatore M5s. Giarrusso aveva
annunciato di voler usufruire dell’articolo 68 della Costituzione, quello che stabilisce: “i membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni”.
Giarrusso intendeva chiedere l’applicazione di questa regola costituzionale per non finire sotto processo a Enna, dove è stato denunciato per diffamazione dalla deputata pd Maria Greco, che di fatto viene accusata proprio dal senatore di contiguità con ambienti mafiosi.
“Per non finire sotto processo – ha detto Ettore Rosato, presidente dei deputati del Pd – il senatore Giarrusso chiederà l’immunità parlamentare. Aveva accusato la deputata pd Maria Greco di “contiguità con ambienti mafiosi. Accusa falsa da cui lei voleva difendersi in tribunale, avendolo denunciato per diffamazione”.
“Alla faccia dei proclami di Di Maio che fino a qualche giorno fa dichiarava che mai e poi mai i parlamentari 5 Stelle avrebbero fatto ricorso a immunità e insindacabilità . Questa è la nuova casta grillina: fino a ieri l’immunità parlamentare era un privilegio da cancellare, oggi cade pure questo tabù. Una metamorfosi stellare”.
Per Emanuele Fiano i grillini “prima lanciano accuse tremende, poco importa se vere o false, affinchè la cosa resti nella testa delle persone, poi sfuggono alle proprie responsabilità , separandosi dai cittadini normali. I 5 Stelle sono peggio della casta. Di giorno criticano il cosiddetto sistema, ma di notte ci sguazzano alla grande”.
Secca la vicesegretaria del Pd, Debora Serracchiani, su twitter. “In campagna elettorale – dice – Di Maio categorico: non useremo mai l’immunità . Finita la propaganda ecco la #coerenza5stelle”.
Agire così, ha detto David Ermini, responsabile Giustizia del Pd, è “troppo facile. Prima si fanno i proclami per dire che i 5 Stelle sono diversi e poi ci si comporta in modo opposto. Proprio come la casta”.
Per Ermini “si insinua, si accusa e poi si scappa. Questi sono i metodi nuovi? sono vecchi…Terribilmente vecchi. Chiedere coerenza ai 5 Stelle è complicato ma almeno evitino queste figuracce”.
L’esponente M5s Luigi Di Maio ha liquidato la vicenda con un “non conosco i dettagli”.
In mattinata lo stesso Giarrusso sul blog aveva spiegato il suo punto di vista.
Rifarsi all’insindacabilità delle opinioni espresse dai parlamentari nell’esercizio delle loro funzioni, come prevede l’articoolo 68, “non è un privilegio” ma rappresenta la possibilità di poter “denunciare il malaffare, la corruzione e la mafia”.
Perchè poi è questo il motivo per cui “voi ci avete mandato in Parlamento”.
Dalla lettura dell`imputazione di diffamazione emerge, aveva spiegato Giarrusso, che l`espressione “esibire in maniera plateale comportamenti e soggetti denotanti contiguità con gli ambienti mafiosi” era volta a denunciare la possibilità che “soggetti che abbiano intrattenuto rapporti con la criminalità organizzata potessero essere interessati” alla campagna elettorale locale in Sicilia, “addirittura presenziando in pubblico accanto ad esponenti politici”.
Per Giarrusso quindi “non si tratta di un privilegio, ma della tutela della libertà di portavoce dei cittadini di poter chiamare le cose col proprio nome senza dover subire tentativi di censura a mezzo denunce e cause di risarcimento”.
Ma evidentemente la posizione non era condivisa dal Movimento.
Di qui il rischio dell’isolamento e il dietrofront prima della prova della giunta.
A fine giornata, il voto: la giunta per le immunità del Senato ha detto dice sì alla sindacabilità nel caso di Michele Giarrusso.
Dieci i voti a favore, quattro i contrari, del centrodestra.
(da “La Repubblica“)
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Luglio 6th, 2016 Riccardo Fucile
IL CONSIGLIERE RAI IN QUOTA GRILLINA: “LA SINDACA E’ ACCERCHIATA”
Dice Carlo Freccero che quel che sta succedendo a Roma, tra i 5 stelle, è l’effetto «di un partito che vince col 70 per cento e in cui tutti si ritrovano a chiedere posti di potere».
Il consigliere di amministrazione Rai in quota 5 stelle promuove a pieni voti le mosse di Chiara Appendino a Torino, ma ha qualche dubbio su quelle di Virginia Raggi nella capitale e, soprattutto, sul gruppo di supporto che le è stato affiancato dai vertici del Movimento
Cosa pensa dello stallo dei primi giorni sulla giunta?
«Credo che sia quel che accade quando ci sono vittorie grosse, inaspettate e per questo difficili da gestire. Ci sono cose però che mi creano tensione».
Quali?
«Un personaggio come Roberta Lombardi, il suo ruolo, la sua figura mi fanno pensare che ci siano delle lotte interne che mi sarei augurato non facessero parte del nuovo corso. Il momento è delicato, devono fare in fretta per dimostrare di essere all’altezza della prova che così tanta gente ha affidato loro».
Stanno cercando le persone giuste, serve tempo no?
«Per ora l’unico nome che conosco è che mi convince è quello di Paolo Berdini, assessore all’urbanistica. Sul resto sono al buio, un po’ distaccato. Attendo qualcosa di forte e di preciso».
Se le chiedessero un consiglio?
«Non li sento, dico sempre che da quando sono qui a viale Mazzini non ho ricevuto dal Movimento nessuna richiesta, pressione o telefonata. Quel che credo e che direi loro è che debbano stare attenti a non riciclare la gente. E poi…».
Cosa?
«Lei, Virginia Raggi intendo, mi sembra molto accerchiata e questo non è positivo per il Movimento. Quel che emerge è che a Roma ci siano guerre intestine e che questo possa comprometterne l’operato. L’esperienza di Torino mi sembra invece molto diversa».
Crede che Chiara Appendino abbia agito meglio?
«Direi che ha superato gli esami, è stata brava e dà l’idea di essersi preparata molto bene».
(da “La Repubblica”)
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Luglio 6th, 2016 Riccardo Fucile
L’AUTORE DI UN VIDEO COMICO COPERTO DI INSULTI SU FB
No, ai 5 stelle la satira non fa ridere. 
Il video comico su Virginia Raggi e Alessandro Di Battista pubblicato da Claudio Colica sulla sua pagina Facebok e ripreso dall’Espresso, ha scatenanto un’ondata di veri e proprio insulti che sono stati raccolti ironicamente in un post dal titolo ‘Offensiva grillina’.
«Facciamo questo post per ringraziare tutti quelli a cui è piaciuto il video ma soprattutto per un altro motivo: ci ha sorpreso il numero di minacce e insulti che abbiamo ricevuto» scrive Colica.
E cercando di smorzare i toni aggiunge: «Ragazzi, è uno sketch comico, alcuni dei realizzatori del video stesso hanno votato m5s. à‰ satira politica! Molto più leggera, oltretutto, di quella che lo stesso Beppe Grillo faceva un po’ di anni fa e di cui pensiamo che lui stesso andrebbe fiero! È incredibile come certa gente non accetti un qualcosa che vada “contro” (tra tante virgolette) i suoi ideali (…) Evviva la democrazia! Evviva la trasparenza! Evviva la satira!»
(da “L’Espresso”)
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Luglio 5th, 2016 Riccardo Fucile
BRUTTA FIGURA PER DI MAIO: HA PRESENTATO UNA PROPOSTA DI LEGGE REGIONALE PER LA SANITA’ CHE E’ LA FOTOCOPIA DI QUELLA AVVIATA DA SCOPELLITI
La conquista elettorale di una delle regioni nelle quali il Movimento è in affanno prova ad appoggiarsi su una proposta di legge che, nelle intenzioni, dovrebbe rivoluzionare la sanità regionale, commissariata ormai da più di sei anni.
«Secondo le stime delle autorità , siamo circa 5mila. La notizia interessante è che servono 5mila firme per presentare la proposta di legge di iniziativa popolare», dice alla folla l’uomo del Direttorio.
Il guaio, però, è che le firme dei cittadini non servono. Per un semplice motivo: quel testo di legge, mai approvato, esiste già , e dal lontano 2012.
Un modello di quattro anni fa
Lo avevano presentato 4 consiglieri regionali dell’allora maggioranza di centrodestra, guidata dal governatore — ex An, Pdl e Ncd — Giuseppe Scopelliti.
La nuova proposta del Movimento, per la quale si sta battendo in prima linea la deputata calabrese Dalila Nesci, è praticamente identica.
Cambia il nome (“Riassetto istituzionale del Servizio sanitario regionale”, quello del M5S e “Istituzione delle Aziende sanitarie territoriali e delle Aziende sanitarie ospedaliere”, quello del centrodestra), ma il testo è del tutto sovrapponibile.
Quanto al merito, la riforma grillina prevede l’istituzione di tre Aziende sanitarie territoriali (Ast) e di tre Aziende sanitarie ospedaliere (Aso).
Ovvero il medesimo schema organizzativo teorizzato dall’amministrazione di centrodestra.
Sospetto copiaincolla
Coincidenze o plagio bello e buono? Già l’incipit della proposta suscita più di qualche sospetto. M5S: «Il presente disegno di legge è finalizzato ad armonizzare le disposizioni contenute nelle leggi vigenti, in particolare nella legge regionale 12 novembre 1994, n. 26, e nella legge regionale 11 maggio 2007, n. 9 e smi, con l’assetto territoriale determinato dal Dpgr n. 18/2010».
Centrodestra: «Il presente disegno di legge è finalizzato ad assicurare l’armonizzazione delle disposizioni contenute nelle leggi vigenti, e in particolare nella legge regionale 12 novembre 1994, n. 26 e nella legge regionale 11 maggio 2007, n. 9 e smi, con il nuovo assetto territoriale che si è venuto a determinare a seguito dell’approvazione del decreto del commissario ad acta per l’attuazione del Piano di rientro dai disavanzi del Servizio sanitario regionale n. 18/2010».
La versione a Cinquestelle
Certo, può anche essere un caso, ma il testo presenta altre analogie che fanno pensare a una scopiazzatura neanche troppo mascherata.
«Il presente progetto di riordino del Ssr — si legge nella proposta 5 Stelle — prevede una diversa e più funzionale configurazione degli ambiti organizzativi e territoriali delle Aziende sanitarie e ospedaliere regionali. Con tale riordino si vuole concretizzare il procedimento di scorporo ospedale/territorio, attraverso la ridefinizione territoriale delle Aziende sanitarie locali e la conseguente riaggregazione, per funzioni assistenziali, alle Aziende ospedaliere dei presidi ospedalieri precedentemente afferenti alle Aziende sanitarie provinciali».
La versione centrodestra
«Il nuovo progetto di riordino del sistema sanitario regionale — argomentavano invece i consiglieri di centrodestra — prevede una diversa configurazione degli ambiti organizzativi e territoriali delle Aziende sanitarie e ospedaliere regionali. Con esso si vuole concretizzare il procedimento di scorporo ospedale-territorio attraverso la ridefinizione territoriale delle aziende sanitarie locali e la conseguente riaggregazione per funzioni alle aziende ospedaliere dei presidi ospedalieri che erano precedentemente afferenti alle Asp».
Leggi interscambiabili
Le due proposte sono, insomma, sovrapponibili: una vale l’altra.
Le variazioni riguardano solo qualche parola e qualche data, per il resto i testi sono sostanzialmente uguali.
Perfino la denominazione delle nuove Aziende, ospedaliere e territoriali, è la stessa. Nel 2012 la mappa sanitaria veniva divisa in aree (Nord, Centro e Sud), come ipotizzato dalla proposta del Movimento.
E resta confermata, oggi come ieri, l’istituzione dell’ospedale universitario “Mater Domini” di Catanzaro. Qui il giro di frase scelto dal M5S è leggermente diverso, ma il concetto è esattamente quello.
Le dichiarazioni
«Si tratta di un testo di legge regionale costruito insieme a esperti, attivisti e cittadini di ogni parte della Calabria», puntualizzava poche settimane fa la Nesci.
Che ha trovato pure il tempo per attaccare l’attuale governatore: «Dato l’immobilismo di Oliverio e della sua maggioranza rispetto alle urgenze della sanità , pur non avendo esponenti 5 Stelle in consiglio regionale, abbiamo definito una proposta concreta e importante, che modifica l’assetto istituzionale della sanità , separando l’assistenza ospedaliera dalla medicina del territorio e dagli altri servizi».
Pure Di Maio, accolto a Lamezia con tutti gli onori, mostrava l’ottimismo del rivoluzionario pronto a sovvertire l’ordine costituito: «L’obiettivo è quello di far saltare lo schema di potere nella sanità oggi. La nostra legge calabrese sulla sanità , infatti, impedisce la gestione dei potentati».
E ancora: «Con la nostra proposta metteremo mano al sistema della sanità calabrese. Firmatela, così questa sera chiudiamo la pratica e iniziamo a metterli alla prova». La campagna per la sottoscrizione continua. Anche se non serve.
La deputata Dalila Nesci (M5S) ha in sostanza ammesso che “a scrivere la bozza della proposta di legge popolare sul riassetto della sanità calabrese sono stati i dirigenti medici Tullio Laino e Gianluigi Scaffidi; il secondo dirigente regionale dall’allora governatore Giuseppe Scopelliti”, da cui poi si staccò per divergenze.
Pietro Bellantoni
(da “La Stampa”)
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Luglio 5th, 2016 Riccardo Fucile
IL RETROSCENA: GRILLO CHIAMA LA RAGGI E LE CHIEDE DI RINUNCIARE ALLE NOMINE DI FRONGIA E MARRA… E’ LA SCONFESSIONE DELLA LINEA DI DI MAIO
Il grande freddo tra Beppe Grillo e Luigi Di Maio arriva in pieno luglio, alla vigilia dei trent’anni del vicepresidente della Camera (li compirà domani) e sullo sfondo di quella battaglia romana che è diventata il crocevia delle correnti del Movimento 5 Stelle.
Il fondatore, ancora detentore di un simbolo da cui ha tolto il nome, ma che rimane di sua proprietà , ha chiamato Virginia Raggi per chiederle di fare un passo indietro sulla nomina di Daniele Frongia a capo di gabinetto e di Raffaele Marra come suo vice.
Lo ha fatto perchè per gli “ortodossi” nominare qualcuno che avrebbe un potere dimezzato per via della legge Severino (Frongia) e un vice che ha avuto a che fare con l’ex ad di Ama Panzironi, oltre che con Gianni Alemanno e Renata Polverini, era impensabile.
Lo ha fatto nonostante la sindaca di Roma fosse stata coperta dalle parole pubbliche, a Spoleto, di Luigi Di Maio. “Non abbiamo pregiudizi su chi ha lavorato in altre amministrazioni”, rispondeva l’esponente del direttorio a una domanda su Marra.
E invece, quei pregiudizi, gran parte del Movimento li ha.
Così, è servito l’intervento di Grillo a sconfessare la linea sempre più pragmatica del candidato premier in pectore Di Maio, che tra un pranzo all’Ispi alla presenza – il 22 aprile scorso – dei vertici di aziende e istituzioni (tra cui Pirelli, Intesa Sanpaolo, A2A, ENI e l’ex premier Monti), una cena riservata con imprenditori italiani a Londra, una colazione privata con tutti gli ambasciatori dell’Unione e un invito in Israele già questa settimana, tesse una tela che per molti movimentisti della prima ora non è esattamente quella di un perfetto 5 stelle.
La distanza tra Grillo e Di Maio si era già manifestata, viene da lontano.
Nei mesi scorsi l’ex comico spesso si era lamentato con un “non mi fido”.
Una sfiducia nascosta dai toni – sempre in bilico tra commedia e politica – del fondatore del Movimento, ma evidente ai più e, soprattutto, palese ai nemici interni di Di Maio che vorrebbero fermarne la corsa a Palazzo Chigi.
Nell’ottobre del 2014 al Circo Massimo, ad esempio, nei giorni in cui si parlava di un'”incoronazione” come leader politico del vicepresidente della Camera, Grillo prendeva la parola dopo di lui sul palco con una battuta: “Era un ragazzo napoletano che diceva poche parole in un paesino della Campania…ora è un mostro, anche gli altri, mostri, io e Casaleggio finiremo al Parlamento europeo con Mastella”.
E il 24 gennaio 2015, alla Notte dell’Onestà a Roma, il fondatore ringraziava “i ragazzi” definendo Di Battista “il nostro guerriero” e Di Maio “un politico straordinario che piace alle mamme e ai bambini” (“”Un politico” – notava in diretta un detrattore – capito che ha detto?”).
Va peggio il 18 ottobre 2015: alla kermesse di Imola, dal titolo programmatico “Il Movimento 5 stelle al governo”, Beppe Grillo spiegava, fuori dal suo albergo: “Non si tratta di Di Maio o Di Battista. Nel Movimento ci sono decine di persone pronte. Perchè dobbiamo candidarle attraverso la tv? Su questo la gente deve maturare”.
E sul palco, sempre arrivando dopo di lui: “È una macchina da guerra, ma quando lo abbiamo preso parlava come Bassolino. Io gli dicevo: “Luigi come va? E lui: “O nun me romp u cazz””. Quel giorno, a domanda diretta sul futuro di Di Maio da candidato premier, Gianroberto Casaleggio aveva risposto tra i banchetti: “Non è certo, decideremo in rete”.
Poco dopo sono arrivati il passo sempre più di lato di Grillo, la morte di Casaleggio, una campagna per le comunali giocata da Di Maio tutta in prima linea, in tv e nelle piazze. E quella distanza dal fondatore, l’esponente del direttorio grillino, non l’ha più subita, ma ha addirittura cominciato a ostentarla.
A In mezz’ora, il 30 maggio scorso, spiegava che Grillo è il garante delle regole, ma aggiungeva: “Lo avete più visto su un palco? Lo avete più visto parlare a nome del Movimento? Eppure questo era impensabile tre anni fa. Il passo di lato è nei fatti, senza il famoso parricidio di cui tutti parlavano”.
Ancor più netto, in una conferenza stampa in cui presentava i candidati sindaci del Movimento, a una domanda sull’uscita di Grillo che prefigurava un “algoritmo” per far espellere i politici traditori, Di Maio tagliava corto: “È solo la battuta di un comico”.
La freddezza è certificata. Il futuro non ancora.
Le lotte dei 5 stelle, non solo a Roma, sono appena cominciate.
(da “La Repubblica”)
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Luglio 4th, 2016 Riccardo Fucile
GIUNTA IN ALTO MARE DOPO GLI SCONTRI DI VIRGINIA CON LOMBARDI E TAVERNA… SOSPETTI SULLE INVASIONI DI CAMPO DI DI MAIO
Una gita in campagna. Per far sbollire la rabbia, per ripensare alla sua strategia, per riflettere sulle prossime mosse.
Nel mezzo della bufera a 5 Stelle, quando mancano tre giorni alla presentazione della giunta e ancora almeno tre caselle da completare, Virginia Raggi si prende ventiquattr’ore di vacanza e passa la domenica fuori Roma, in campagna, in compagnia del figlio
Oggi sarà di nuovo in città dove l’attende – stasera – una riunione decisiva con il “mini-direttorio”, i 4 portavoce romani che il Movimento le ha messo accanto ufficialmente per sostenerla nella sua attività .
Una convivenza già a dir poco complicata, viste le frizioni con la deputata Roberta Lombardi e l’attivismo della senatrice Paola Taverna, le due donne forti del “gruppo di sostegno” alla sindaca.
Ma diventata ora quasi insostenibile con liti continue, scontri sulle nomine da fare, prese di posizione durissime: la sindaca ha cercato di scrollarsi di dosso un controllo che vive come improprio rafforzando il suo asse con il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio.
Non è un caso che mentre infuriava la polemica sulle nomine fatte senza consultare nessuno (quella del fedelissimo Daniele Frongia a capo di gabinetto e di Raffaele Marra come suo vice) sia stato proprio il candidato premier in pectore del Movimento a dare una copertura politica all’operato di chi considera, a tutti gli effetti, un’alleata: «Noi non abbiamo pregiudizi verso nessuno – ha detto venerdì al festival dei due mondi di Spoleto – chi ha distrutto il Paese non fa parte dei nostri progetti, ma chi ha operato bene, anche in altre forze politiche, può e deve essere coinvolto».
Peccato che mentre pronunciava quella frase, dando il via libera a una nomina su cui il minidirettorio aveva già posto un altolà (e cosa ben strana, non era neanche stato consultato), Beppe Grillo in persona chiamava Virginia Raggi costringendola al passo indietro.
Avallando così la linea ortodossa di Lombardi e Taverna contro quella pragmatica di chi ormai si sente alla guida dei 5 stelle.
Mentre Alessandro Di Battista da mesi in asse con Di Maio e grande sponsor della sindaca – si tiene stranamente defilato, lontano da una battaglia cui avrebbe preferito non assistere.
«Non possiamo permetterci di avere in squadra uno così», è stata la sostanza del ragionamento di Grillo, riferito soprattutto ai passati incarichi di Marra: già collaboratore di Gianni Alemanno al ministero dell’Agricoltura e di Renata Polverini alla regione Lazio.
Ma soprattutto in forza all’Unire con l’ex ad di Ama – finito nell’inchiesta Mafia Capitale – Franco Panzironi. Lo stesso Panzironi la cui segretaria Gloria Rojo è stata per qualche mese con la Raggi ai vertici di una società di recupero crediti, la Hgr, una delle cose che non erano state inserite nel curriculum.
E così, l’incarico di Marra, nel giro di 48 ore è diventato «temporaneo».
Quasi un flash, visto che il dirigente capitolino dovrebbe durare in quel ruolo meno di una settimana.
Spostato «ad altro incarico», filtrava ieri dal Campidoglio, anche per evitare che possa intentare un’azione legale (un ricorso? una richiesta di risarcimento?) dopo la sua rimozione.
Marra potrebbe a questo punto rientrare al dipartimento delle Partecipate che ha guidato fino al 2013. Un ruolo di peso, ma non certo così vicino al sindaco come prima. E lì potrebbe ritrovarsi come assessore proprio Frongia, architetto dell’operazione che Grillo ha fatto saltare.
Per non rompere tutto, il minidirettorio avrebbe dato il via libera al cambio, con la promozione di Frongia nel ruolo di vicesindaco “politico”. Ma resta vuoto il posto di capo di gabinetto del sindaco.
Come restano ancora scoperti gli assessorati alla Mobilità e al Commercio. Al Bilancio sembra confermata la scelta di Daniela Morgante, ex assessore di Ignazio Marino. Mentre rispunta il nome di Marcello Minenna, dirigente Consob: potrebbe andare alla Ragioneria generale del Campidoglio.
(da “La Repubblica”)
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Luglio 4th, 2016 Riccardo Fucile
DOCUMENTO ESCLUSIVO: URBANISTICA, PATRIMONIO, BILANCIO, TUTTI I NOMI NELLE COMMISSIONI PER ACCERCHIARE LA RAGGI
La partita dell’accerchiamento a Virginia Raggi, che abbiamo denunciato per tempo giovedì e
venerdì, è giunta a due nodi cruciali: le nomine delle commissioni, vero asse del potere e sottopotere capitolino, e un attacco molto forte sferrato contro Daniele Frongia, da poco nominato capo di gabinetto e già in bilico.
Sulle commissioni, La Stampa è venuta in possesso di un documento notevole, una specie di manuale Cencelli con tutte le caselle, di cui possediamo copia, che fotografa quanto sia accerchiata in questo momento Virginia Raggi.
Un Cencelli di cui daremo tutti i nomi, e la spiegazione delle dinamiche di fondo ad essi sottese.
Il punto di fondo è che la Lombardi (la ex Faraona tornata molto in spolvero, bisogna dargliene atto, e capace di legare con Luigi Di Maio) ha messo gli occhi su tre commissioni chiave: Urbanistica, Patrimonio e Casa e Bilancio.
Nella prima ha stravinto: Virginia incassa, sì, la presidente, Donatella Iorio, architetto competente ma non politicamente abilissima, ma circondata da figure o lombardiane, o di quella vasta zona grigia – la corrente centro Movimento – abbastanza disponibile a trattative politiche al ribasso.
Simona Ficcardi è della corrente Marcello De Vito (il braccio armato della Lombardi). Daniele Diaco, bravo ragazzo, tende però a seguire le indicazioni di Luca Marsico. E chi è Luca Marsico? Ex aspirante sindaco, voleva sfidare De Vito ma fu a suo tempo silurato brutalmente dalla Lombardi.
Con queste modalità : salì a Nervi da Grillo portandosi il figlio piccolo. L’incontro fu assai umano e finì a pacche sulle spalle.
Seguì giro di telefonate da Roma a Milano e Genova, risultato: Marsico, dopo l’incontro assai umano, fu silurato selvaggiamente, eppure oggi è diventato esecutore della Lombardi; una triste vicenda sintomatica delle dinamiche umane nel Movimento.
Annalisa Bernabei è un caso incredibile: da non molto nei cinque stelle, ha rinunciato alla corsa da sindaco e preso poi un boom di voti personali per una new entry; come se avesse ricevuto grossi consensi di legittimi gruppi d’interessi.
Poi c’è Fabio Tranchina: durante il confronto su Sky, Roberto Giachetti denunciò il video del consigliere M5S che abbandona la commissione municipale subito dopo aver firmato la presenza.
Tranchina ha resistito a quella bufera su di lui, è considerato nelle logiche interne un centrista – esistono i centristi anche nel M5S – molto disponibile alla trattativa.
E questa sarà la commissione urbanistica del nuovo comune.
Alla presidenza della commissione Patrimonio e casa doveva andare Valentina Vivarelli, una talebana, rigida ma indipendente; si è scambiata con Maria Agnese Catini, nome molto più giocabile per la Lombardi, che presidia poi i sei posti per commissario del M5S anche con Marcello De Vito in persona, e di nuovo con la Ficcardi (che sarà oltretutto vice).
Alla commissione Bilancio il presidente Marco Terranova è della Raggi, ma è anche legato a Luca Marsico (leggete sopra).
Lombardi piazza anche qui De Vito, e c’è Monica Montella, ricercatrice Istat ma in rotta con Daniele Frongia (l’uomo più vicino alla Raggi).
Anche qui grandi margini di manovra per la Faraona (gli altri nomi non paiono in grado di incidere, Coia non versato nelle decisioni, Angelo Sturni appartenente – con Calabrese e Angelo Diario – a quella corrente “utopica” del Movimento molto rispettabile, ma poco incisiva nelle dinamiche).
In questo quadro, sa di vittoria marginale che Virginia si sia assicurata quasi integralmente la commissione scuola (Maria Tereza Zotta presidente) con commissari suoi come Terranova e Iorio, e indipendenti come Vivarelli e Gemma Guerrini, una di sinistra; specie se pensiamo che poi, per dire, all’Ambiente (altra commissione cruciale, a Roma) ci sarà Diaco presidente (leggete sopra), e certo sarà assai attivo Paolo Ferrara, consigliere M5S di Ostia, molto discusso, e interessatissimo indovinate a cosa? Naturalmente, alle spiagge.
Ferrara, uomo totalmente della corrente Lombardi, è stato tra parentesi assai attivo in queste ore a fare telefonate per sondare la disponibilità di qualche personaggio a fare il capo di gabinetto. Ma come, direte, un capo di gabinetto non c’è già ?
A Daniele Frongia, lo possiamo dire con certezza, è stato chiesto di entrare nella giunta, con una carica di assessore alle partecipate.
È difficile che finisca per fare quello, sarebbe troppo un downgrade, per uno che era stato già nominato capo di gabinetto.
Ma insomma, la dinamica è chiara: l’asse che parte da Lombardi e trova sempre più ascolto in Di Maio non si fida della sua estraneità alla cordata.
Frongia vicino alla Raggi rende Virginia troppo slegata; stessa ragione per cui Augusto Rubei, il candidato naturale designato a fare il portavoce, è stato calunniato dai nemici di Virginia.
La contromossa Virgi non ce l’ha, a meno che non sia stata in un incontro a cena, sabato sera, Raggi-Di Maio. Da soli.
Jacopo Iacoboni
(da “La Stampa”)
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Luglio 3rd, 2016 Riccardo Fucile
SILURATO DALLE FAIDE INTERNE DEI GRILLINI ROMANI TIENE DURO: “GRILLO VALUTI IL MIO CURRICULUM”
La telefonata di Beppe Grillo a Virginia Raggi ha messo la parola “fine” alla resistenza del sindaco
che voleva Raffaele Marra vicecapo di gabinetto vicario, colui che in pratica avrebbe avuto il potere di firma su tutti i capitoli di spesa del Comune. Decisione che ha scatenato l’ira della base e soprattutto dello staff romano, con Roberta Lombardi e Paola Taverna in testa, poichè Marra ha collaborato con Gianni Alemanno quando era ministro ed è entrato in Campidoglio con Ignazio Marino. Adesso “sarà spostato ad altro incarico”, fa sapere l’entourage del primo cittadino.
In pratica, per il dirigente del Comune, niente più promozione a vicecapo di gabinetto nonostante l’ordinanza triennale del sindaco firmata pochi giorni fa.
Ma Marra, che spiega di essere vincitore di concorso pubblico nel 2006 e dirigente capitolino dal 2008, non molla.
Contattato al telefono dall’Huffpost dice: “Sfido chiunque a vedere le mie carte, il mio curriculum e tutte le denunce che ho fatto in questi anni”.
Sfida anche Beppe Grillo e Luigi Di Maio, che ha fatto da mediatore in questa storia? “Sì, sono pronto a pagare io il pool di avvocati che il Movimento vorrà scegliere affinchè io venga valutato per quello che ho fatto. E dico anche, se il Movimento ha come via maestra la legalità io mi definisco lo spermatozoo che ha fecondato l’ovulo del Movimento. Sono uno di loro”.
Ma la nomina di Marra non è stata l’unica a far discutere.
Nei fatti due sono stati fino ad ora gli incarichi conferiti dal sindaco ed entrambi sono saltati nel giro di pochi giorni.
Anche Daniele Frongia, scelto capo di gabinetto però “dimezzato”, cioè senza potere di firma a causa della legge Severino, sembra ormai destinato a un altro incarico. Frongia è infatti finito sotto accusa poichè sarebbe stato lui a contattare Marra, con il quale ha stretto contatti durante lo scorso mandato.
Per il braccio destro della Raggi ci sarebbe adesso l’idea di una nomina ad assessore al Patrimonio immobiliare nonchè a vice sindaco.
Alla fine Raggi, dopo lotte intestine e veti incrociati tra le varie correnti, ha dovuto cedere anche su Frongia e sacrificarlo perchè il rapporto troppo stretto tra i due non viene visto di buon occhio dal resto del Movimento.
In questo modo verrebbe facilitata la formazione della squadra che verrà presentata il 7 luglio durante il primo consiglio comunale. Sarà una corsa contro il tempo.
Negli ultimi giorni si era parlato di uno slittamento al 12 luglio, ma da più parti, compreso da Grillo, al sindaco è stato fatto notare che non è opportuno, considerate le critiche di questi giorni e l’essere venuta meno alle promesse della campagna elettorale.
Nel frattempo sono in corso ancora le ultime riunioni.
L’entourage spiega che non ci sarebbero caselle di assessorati che rischiano di rimanere vuote, ma casomai solo opzioni diverse per alcune di loro.
Marcello Minenna, l’ex dirigente Consob che ha denunciato Giuseppe Vegas, sarebbe tornato in partita e sembra che abbia sciolto la riserva.
Potrebbe quindi ricoprire l’incarico di assessore al Bilancio, al posto di Daniela Morgante, nome dato per certo invece pochi giorni fa.
C’è anche però chi vede Minenna come possibile capo di gabinetto.
La confusione è tanta e ancora nulla è stato deciso ufficialmente.
Soprattutto adesso che rimane vacante la poltrona di capo di gabinetto. E sarà attorno a questa carica che si consumerà un’altra battaglia.
La corrente guidata da Roberta Lombardi e Marcello De Vito, il cui nome è apparso anche in un dossier creato contro di lui da Raggi e Frongia, vorrà avere l’ultima parola.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 3rd, 2016 Riccardo Fucile
FRONGIA NON SARA’ CAPO DI GABINETTO, MA ASSESSORE AL PATRIMONIO IMMOBILIARE… LA MEDIAZIONE DI GRILLO E CASALEGGIO
C’è aria di tregua a Roma e, dopo un pasticciato avvio, la sindaca Virginia Raggi deve scendere a compromessi per non rischiare che la faida interna al M5S butti al macero l’utopia pentastellata in Campidoglio.
Le prime nomine, osteggiate dalla fronda che fa capo alla deputata Roberta Lombardi, stanno per diventare un ricordo e il passo indietro è una concessione alle ragioni degli avversari.
Daniele Frongia, divenuto capo di gabinetto con codazzo di polemiche sulla sua incompatibilità perchè ex consigliere, diventerà assessore al Patrimonio immobiliare. Vicinissimo alla sindaca lascerà il posto di uomo-ombra a qualcun altro.
Anche Raffaele Marra, dirigente comunale in quota 5 Stelle ma con una storia che affonda le radici nel tanto odiato mondo di Alemanno, abbandonerà la carica di vice-capogabinetto, per un ruolo che in queste ore i pentastellati stanno definendo con l’aiuto del direttorio e, sulla parte dell’impatto mediatico, della Casaleggio.
È un siluramento morbido, per uscire dall’angolo dove la prima cittadina aveva portato il Movimento.
«Virginia, è una questione di opportunità politica» le hanno detto più volte, insistendo per giorni, martellando sui suoi primi atti formali da sindaca: «Lo vedi come ci stanno addosso i giornali? Hai fatto due nomine ed entrambe ci hanno creato problemi».
Due nomi, due fedelissimi a cui Raggi non voleva rinunciare, anche per far scudo al fuoco amico della Lombardi e del suo protetto Marcello De Vito, il 5 Stelle più votato, molto poco in sintonia con Raggi, che sarebbe stato al centro del dossieraggio che negli ultimi giorni ha svelato i veleni nel M5S capitolino.
Di fronte alla paralisi romana Beppe Grillo e Davide Casaleggio si sono allarmati. Sono loro e Luigi Di Maio ad aver facilitato la mediazione con il direttorio che ha costretto Raggi ad abbassare le resistenze.
Pare che dopo una telefonata con il comico (non confermata) e con Di Maio la sindaca abbia capitolato.
«Nessuna tensione» dissimula intanto lei. In realtà , il passaggio di Frongia da capo gabinetto ad assessore le dovrebbe facilitare le cose per completare la squadra.
I grillini tengono coperti gli ultimi due nomi, mentre la docente del Politecnico di Torino, Cristina Pronello, destinata ai Trasporti, si prenderà le ultime ore per decidere se mollare.
Per il 7 luglio però non tutti i tasselli saranno al loro posto: oltre alla giunta, ci sono altre nomine da fare, staff da completare e curriculum da vagliare.
In cambio delle due concessioni fatte, Raggi avrebbe però strappato l’ok a tenere come portavoce Augusto Rubei, fino a ieri inviso al capo comunicazione dei parlamentari Rocco Casalino.
Ilario Lombardo
(da “La Stampa”)
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