Febbraio 28th, 2021 Riccardo Fucile
LA RIUNIONE E’ INZIATA IN TARDA MATTINATA, BOCCHE CUCITE… ECCO LE MOSSE PER PERMETTERGLI DI FAR CAMBIARE PELLE AL M5S
Alla fine il vertice tra i big del Movimento 5 Stelle si terrà . Quello in programma oggi sarà un incontro a
porte chiuse con il fondatore Beppe Grillo per uscire dal pantano in cui è piombato il partito dopo la crisi di governo, tra espulsioni, pendenze legali e un nuovo capitolo all’interno dell’altrimenti improbabile compagine del nuovo governo Draghi.
Sull’appuntamento era calata una coltre di silenzio, dopo la rabbia del garante per la fuga di notizie che lo avevano preceduto.
La riunione si sta tenendo all’hotel Forum di Roma, mentre le prime indiscrezioni raccontavano che si sarebbe svolta in videoconferenza con il fondatore del Movimento collegato dalla Toscana. Grillo invece è arrivato all’hotel bardato con un casco simile a quello di un palombaro.
Oltre a Grillo, c’è anche l’ex premier Giuseppe Conte — vero protagonista dell’appuntamento — insieme all’ex capo politico Luigi Di Maio, l’attuale reggente Vito Crimi, il presidente della Camera Roberto Fico, Paola Taverna, Alfonso Bonafede, Riccardo Fraccaro e i capigruppo a Camera e Senato Ettore Licheri e Davide Crippa. Davide Casaleggio, pure invitato, avrebbe altri impegni.
E lo stesso Grillo, in questi giorni, secondo più ricostruzioni, sarebbe stato molto prodigo di telefonate per sedare i mal di pancia dopo la nomina della squadra di sottosegretari e sottosegretarie del governo Draghi. Ma su tavolo resta il futuro di un Movimento spaccato, orfano di Alessandro Di Battista, su cui pendono cause legali e che ha all’attivo un’emorragia di ben 36 espulsioni, spesso eccellenti, che non hanno votato la fiducia al nuovo esecutivo di Mario Draghi.
Un futuro fatto prima di tutto di modifiche al famoso Statuto del Movimento, con l’introduzione di un direttorio di cinque persone al posto del capo politico, ma anche — scrive ancora il Corriere — l’ipotesi di introdurre la figura di un presidente M5S con ampie deleghe e co-adiuvato dai vice.
Per permettere a Giuseppe Conte, non iscritto al M5s, di correre per queste figure apicali, in ogni caso, basterebbe anche una modifica al regolamento. Di certo, se l’operazione dovesse andare in porto, la modifica potrebbe essere data in pasto all’approvazione di Rousseau: un voto che diventerebbe un test sull’effettivo gradimento dell’ex premier e avvocato del popolo tra i grillini.
Conte ha sempre portato a casa sondaggi lusinghieri, negli ultimi tempi: inevitabile contare su un suo effetto pacificatore nella bufera che ha travolto il Movimento che fu, ma anche contare su un suo potenziale di allargamento delle simpatie elettorali.
«Sono convinto, ora più che mai, che la sua figura debba essere centrale nel progetto di rilancio del M5s e io sono pronto a essere al suo fianco anche in questa fase. Coraggio», dice Stefano Buffagni.
E Casaleggio? «Esistono sempre soluzioni diverse a quelle che abbiamo utilizzato fino ad oggi: Rousseau sta costruendo un processo di de- centralizzazione per dare agli attivisti sempre più strumenti per autodeterminarsi e incidere sulla vita politica», dice il presidente dell’Associazione Rousseau. Senza nominare il Movimento.
(da agenzie)
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Febbraio 24th, 2021 Riccardo Fucile
LUI CI PENSA, MA VUOLE APRIRE ALLA SOCIETA’ CIVILE, IL M5S AL BIVIO
Il professore Giuseppe Conte è pronto per tornare a insegnare. Già venerdì, quando terrà la lectio
magistralis che segnerà il suo ritorno all’Università di Firenze. Ma l’altro Conte, l’ex presidente del Consiglio, è pronto a rilanciarsi al tavolo della politica. Ovvero a prendere le redini del M5S lacerato dal sì al governo di Mario Draghi, il tecnico che ha preso il suo posto a Palazzo Chigi.
“Giuseppe si sta convincendo” dicono fonti di peso del Movimento. Le interviste al Fatto di due big come Alfonso Bonafede e Paola Taverna gli hanno dimostrato che i contiani sono ancora forti, dentro i 5Stelle. E poi c’è il chiaro segnale lanciatogli su Facebook da Luigi Di Maio, l’unico possibile avversario interno: “Spero che il Movimento possa accogliere Conte a braccia aperte, il prima possibile”.
Di Maio sa che l’avvocato può essere l’unico mastice possibile per un M5S esploso in troppe schegge. E teme che la segreteria prossima ventura, dove molti gli chiedono di entrare, possa nascere già debolissima.
Così si torna a Conte, il federatore, l’uomo naturalmente “di centro” (e questo a Di Maio non può che andare bene). L’unico che possa tenere aperto il canale con il Pd che pure non se la passa affatto bene, tra tensioni pre-congressuali e la solita guerra di correnti.
“Serve Giuseppe” ripete d’altronde Beppe Grillo, il fondatore, da settimane. Ma come fare? Innanzitutto, Conte dovrebbe iscriversi. Ma serve molto altro.
Fonti qualificate spiegano che, a fronte di un regolamento per la votazione della segreteria già diffuso, ora deve essere proprio Grillo a scrivere una nuova rotta per cambiare le regole e consegnare le redini all’ex premier.
Nel dettaglio, serve un comunicato formale con cui il Garante annunci la volontà di fermare il percorso verso la segreteria, l’organo collegiale, nominando Conte capo politico e affidandogli il compito di riorganizzare il M5S. Un’investitura che dovrebbe essere comunque approvata su Rousseau.
Ma certo il punto non è solo quello. Perchè nella riflessione che Conte sta facendo, c’è di più. C’è innanzitutto una revisione dei legami con la piattaforma: lui che non ha rapporti con Davide Casaleggio, potrebbe accelerare quel percorso già avviato verso il “contratto di servizio” che sfila il Movimento dalla casa madre milanese.
Ma soprattutto, al di là della forma, il M5S che Conte immagina di guidare è un partito “aperto”, “plurale”, che allarga il suo orizzonte alla società civile e alle “migliori energie del Paese” che in questi anni di governo si sono avvicinate all’esperienza giallorosa, ma che non possono essere strette nelle maglie di quel M5S che ora ha attivisti e meet up a fare da filtro.
Deve aprirsi, in sostanza, a tutti quelli che adesso vorrebbero mettersi a disposizione, ma non sanno a chi rivolgersi. L’ex premier insomma vuole le chiavi di un progetto nuovo, che al centro abbia sì i temi fondanti dei 5Stelle — l’ambiente, la legalità , la trasparenza — ma che sia anche disposto a “contaminarsi” con la società . Un’idea maturata negli ultimi giorni, dopo la partenza in salita dell’intergruppo parlamentare giallorosa.
Se prima l’ex premier, ragionava di un progetto proprio, una sua lista che facesse da ponte tra Pd e M5S, ora teme che il “suo” partito possa avvelenare il clima: non solo nei 5Stelle in crisi, ma anche nei dem dove la linea di Zingaretti uscirebbe ulteriormente indebolita dalla nascita di una formazione che andrebbe a pescare pressochè nello stesso bacino elettorale.
Per questo, assumere la guida M5S potrebbe essere il modo per salvare quanto costruito nell’ultimo anno e mezzo. E sarebbe anche una via per ripescare quell’Alessandro Di Battista che si è cancellato da Rousseau.
E magari anche qualcuno degli espulsi: due sere fa, nell’assemblea dei senatori, Alessandra Maiorino ha proposto una tregua: anzichè espellere chi ha votato no, date le “circostanze eccezionali”, i parlamentari potrebbero essere sospesi per alcuni mesi, messi alla prova e magari riammessi nel M5S. È una proposta, a oggi non contemplata dallo Statuto. Ma chissà che Conte non abbia voglia di ricucire certe ferite.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Febbraio 23rd, 2021 Riccardo Fucile
LO STESSO SLOGAN SCANDITO DAI “RIBELLI” IL GIORNO DELLA FIDUCIA AL GOVERNO… AL SENATO IL SIMBOLO SARA’ QUELLO DELL’IDV, RAGGIUNTO L’ACCORDO
Il nuovo gruppo degli ex 5S alla Camera prende forma. È nata la componente degli ex grillini nel gruppo
Misto a Montecitorio: si chiama “L’alternativa c’è” e, per ora, è composta da 13 deputati dissidenti (ma potrebbero presto aggiungersene altri), espulsi per aver votato contro la fiducia al governo Dragh.
Il nome ‘L’alternativa c’è’ è riferito allo slogan scandito da diversi ribelli il giorno della fiducia in Aula per esprimere il proprio dissenso al nuovo esecutivo guidato da Mario Draghi. E così oggi, dopo i lavori in Aula sul decreto milleproroghe, i dissidenti si sono riuniti per dare vita alla nuova “alternativa”.
In Senato, invece, una pattuglia di ribelli prepara le carte bollate per impugnare l’espulsione dal Movimento, mentre un’altra parte sta cercando di creare un gruppo grazie all’utilizzo dei simbolo di Italia dei valori.
Molti dei dissidenti ex M5S sono sul piede di guerra. E, oltre ad avviare un ricorso legale, potrebbero chiedere anche un risarcimento danni. “Non lo escludiamo – dice l’avvocato dei senatori ‘cacciati’, Giovanni Granara – Certamente atti illegittimi producono danni, quanto meno di immagine ed esistenziali”.
Gli ex deputati grillini, quindi, non hanno perso tempo. La decisione di dar vita a una componente del Gruppo Misto è arrivata dopo una riunione oggi a Montecitorio.
Tredici i deputati confluiti in ‘L’alternativa c’è: Baroni, Cabras, Colletti, Corda, Giuliodori, Maniero, Paxia, Sapia, Spessotto, Testamento, Trano, e Vallascas. Si dovrebbe aggiungere anche Paolo Romano.
La richiesta dovrebbe essere comunicata dai deputati al termine dell’esame del Milleproroghe La formazione della nuova componente rappresenta uno strumento parlamentare utile per poter intervenire con maggior forza (per tempi e presentazione di emendamenti) sul merito delle questioni che il Parlamento sarà chiamato a discutere ed approvare.
Non si tratta ancora di un partito, anche se i ribelli non escludono di andare presto dal notaio per fondare l’associazione con tanto di simbolo, ma di una “sponda parlamentare con cui intendiamo dare un aiuto modesto e paziente alla costruzione di una opposizione in Italia. Un’alternativa politica, plurale”, precisa il deputato Pino Cabras.
‘L’alternativa c’è’ sarebbe, comunque, all’opposizione con Fratelli d’Italia, unico partito finora ad aver negato il suo appoggio al nuovo governo.
“Noi vogliamo essere un’alternativa credibile per dare voce a tutti gli italiani che non si sentono rappresentati da questo governo. Non solo quindi un’alternativa al M5S. Ognuno di noi porterà le proprie competenze all’interno di questo progetto e la nostra sarà un’opposizione costruttiva – osserva Maria Laura Paxia, anche lei tra gli espulsi dal Movimento – La nostra ambizione è quella di crescere. Di Battista? Questo progetto non è stato fatto guardando a lui. Il suo – prosegue la deputata siciliana – sarebbe un supporto graditissimo, se vuole dare una mano siamo contenti ma in prima linea ci siamo noi in Parlamento: dobbiamo dimostrare di saper fare opposizione”.
“L’alternativa c’è” dunque come la nuova casa dei dissidenti M5S. Presto altri grillini potrebbero lasciare il Movimento per migrare nel nuovo gruppo: “Ci sono colleghi che osservano con interesse le nostre mosse. Penso che a breve arriveranno altri parlamentari”, conclude Paxia.
Di certo, gli ex vogliono accelerare perchè nei prossimi giorni, sottolinea ancora Cabras, “ci sono appuntamenti importanti”. In altre parole, puntano alle presidenze delle Commissioni di garanzia, che ora sarebbero tutte appannaggio del partito di Giorgia Meloni. “Non solo Vigilanza Rai – ammette Cabras – vorremmo dire qualcosa anche su Copasir e Cassa depositi e prestiti”.
In tutto, sono 21 i deputati ex M5S espulsi per non aver votato la fiducia al nuovo esecutivo. La decisione è stata riferita ieri all’Aula della Camera dal presidente di turno, Fabio Rampelli: “Comunico che, con lettera pervenuta il 19 febbraio, il presidente del gruppo Movimento 5 Stelle ha comunicato l’espulsione dei deputati Massimo Enrico Baroni, Pino Cabras, Andrea Colletti, Emanuela Corda, Jessica Costanzo, Francesco Forciniti, Paolo Giuliodori, Alvise Maniero, Rosa Menga, Maria Laura Paxia, Raphael Raduzzi, Giovanni Russo, Francesco Sapia, Doriana Sarli, Michele Sodano, Arianna Spessotto, Guia Termini, Rosa Alba Testamento, Andrea Vallascas, Alessio Villarosa, Leda Volpi, ai sensi dell’articolo 21 dello statuto del gruppo. Pertanto, a decorrere dalla medesima data, i deputati suddetti cessano di far parte del gruppo Movimento 5 Stelle e si intendono conseguentemente iscritti al gruppo Misto”.
Una parte dei senatori espulsi sta provando a creare un gruppo grazie all’utilizzo dei simbolo di Italia dei Valori. È in via di definizione l’accordo con Idv per la cessione del simbolo del vecchio partito di Di Pietro necessario, almeno a Palazzo Madama, anche per costituire una nuova componente dentro i gruppi del Misto.
La trattativa con Ignazio Messina, detentore del simbolo Idv, è a buon punto avendo Messina posto come unica “condizione” per la cessione del simbolo la creazione di un gruppo che abbia un progetto con alla base valori condivisi.
In Senato sarebbero già otto i parlamentari disposti a dare vita alla componente (ne servono 3 di base) che, grazie anche al “prestito” di IdV, si dovrebbe chiamare, appunto, “Alternativa c’è”.
Class action contro le espulsioni
Un altro gruppo di ribelli in Senato, invece, è pronto alla battaglia, intenzionato a fare ricorso per impugnare l’espulsione dal Movimento. Azioni legali, quindi, che stanno prendendo piede in Parlamento per promuovere una “class action”. Un gruppo di 5 senatori ha infatti iniziato una raccolta di deleghe per avviare un ricorso collettivo in Tribunale e chiedere una sospensiva dei provvedimenti di espulsione dal Movimento.
A presentare l’istanza sarà l’avvocato genovese Daniele Granara, che domani pomeriggio vedrà i ribelli grillini, almeno quelli che gli hanno affidato il mandato di procedere contro il Movimento 5 Stelle chiedendo l’annullamento della delibera di espulsione.
“Credo che votare in dissenso sulla fiducia a un Governo motivandolo con il programma sulla base del quale si è stati eletti, fermo restando che si può durante il mandato cambiare opinione, sia legittimo. Mi pare che una espulsione di questo tipo – spiega Granara – sia un’autentica forzatura che contrasti anche con i principi costitutivi stessi affermati da sempre dal Movimento 5 Stelle”.
Al gruppo iniziale di senatori che hanno contattato l’avvocato genovese dovrebbero aggiungersi altri parlamentari anche della Camera. “L’incarico mi è stato affidato dal senatore Elio Lannutti. Fino a ieri sera erano di sicuro 5 i senatori intenzionati a far partire la causa, ma oggi so che si sono aggiunte altre persone – fa sapere l’avvocato Granara – È fermo intendimento a presentare un ricorso sia contro il provvedimento di espulsione dal gruppo parlamentare, sia contro l’espulsione dal Movimento”.
Si tratta di due impugnazioni: la prima di fronte alla Commissione contenziosa del Senato, la seconda davanti al Tribunale civile di Roma.
Non è esclusa poi la richiesta di un risarcimento danni. “Il danno di immagine c’è senz’altro: i parlamentari che fanno ricorso si sentono indubbiamente parte del loro Movimento, ne hanno condiviso i principi e le idee”, continua il legale genovese.
Discorso a parte per i senatori Nicola Morra e Barbara Lezzi che puntano ad avere un ruolo nella nuova governance, anche se la stessa piattaforma Rousseau precisa che non sono candidabili “gli iscritti che siano sottoposti ad un procedimento disciplinare e/o che abbiano subito la sanzione (eventualmente anche in via cautelare) della sospensione”.
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 18th, 2021 Riccardo Fucile
E ORA NASCERA’ UN NUOVO GRUPPO CHE PARTE CON GLI STESSI PARLAMENTARI DI FDI E CHE POTREBBE NEL TEMPO AGGREGARE ALTRI EX GRILLINI
Il governo Draghi incassa una maxi-fiducia anche alla Camera. I sì sono 535. Il margine è evidentemente
larghissimo, come già alla vigilia suggeriva il sostegno di tutti i gruppi più numerosi di Montecitorio, anche anche se c’è chi partì meglio: Mario Monti nel 2011 arrivò al record di 556, Giulio Andreotti nel 1978 toccò quota 545. L’altro dato politico della lunga giornata dell’emiciclo della Camera è lo smottamento di una parte del gruppo dei Cinquestelle, così com’era avvenuto al Senato mercoledì.
La cifra è comunque significativa: sono per ora 32.
I No dichiarati sono stati 16, gli astenuti 4, sono usciti dall’Aula in 12
Molti di loro avevano annunciato il proprio no alla linea di Beppe Grillo nei giorni scorsi ma anche nel dibattito in Parlamento a ridosso della votazione, negli interventi a titolo personale e in dissenso dal gruppo: Corda, Sapia, Spessotto, Testamento, Volpi, Baroni, Cabras, Colletti, Costanzo, Forciniti, Giuliodori, Maniero, Russo, Sarli, Termini e Vallascas.
A questi si aggiungONO 4 astenuti (tra cui l’ex sottosegretario Alessio Villarosa) e una dozzina di non partecipanti al voto: Corneli, Ehm, Menga, Romaniello, Maria Edera Spadoni (che è vicepresidente della Camera), Tucci, Di Lauro, Masi, Penna, Scutellà , Suriano e Zanichelli.
Infine, altri due parlamentari erano in missione, Mammì e Vianello.
(da agenzie)
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Febbraio 18th, 2021 Riccardo Fucile
TRA POCO SARA’ UN PROBLEMA PURE TROVARNE CINQUE
Ieri Rousseau ha parlato di nuovo. Sempre con meno voti da parte degli iscritti, ma ha comunque
parlato. E su un tema anche abbastanza importante e caro al Movimento 5 Stelle. Ovvero: Capo politico o direttorio a 5? Ecco, a questa domanda gli iscritti hanno risposto decidendo di rompere col passato.
Dopo Beppe Grillo, Luigi Di Maio e Vito Crimi, ora è l’ora che a guidare e a rappresentare il partito siano in 5.
Ma subito è arrivato lo stop, e non uno stop qualsiasi, ma quello del comico fondatore dell’M5s.
Come a dire: ora non è il momento, già abbiamo tanti problemi, troppi per poterci mettere a riflettere su questo e raccogliere candidature. Infatti il Movimento non se la sta passando un granchè bene in questo momento: ieri sera in 15 non hanno votato la fiducia, in 6 non si sono presentati perchè “malati”. Alessandro di Battista ha lasciato, il Movimento si è spaccato sulla maggioranza a Draghi, e così anche i suoi iscritti (il 40 per cento era contrario). E poi le critiche per essere stati con tutti, proprio tutti al governo.
Ma la cosa più simpatica è che chi era in pole per candidarsi nel direttorio, verrà espulso a breve. Parliamo di Barbara Lezzi e Nicola Morra, che oggi Vito Crimi (ancora capo politico — lui lo sottolinea), ha annunciato che saranno espulsi. Perchè? Proprio perchè non hanno dato la fiducia a Draghi, e come loro due anche gli altri 13. Anche se questi si sentivano protetti, sapevano che Vito Crimi avrebbe preso la decisioni di tirarli via dal Movimento, ma credevano che dal voto di Rousseau lui non fosse più nel potere di farlo. Così aveva fatto credere anche la piattaforma, che aveva scritto. “Da oggi termina l’esperienza del capo politico”. Ma non è così: Vito Crimi sarà “leader” fino all’elezione dei 5. Che — come scrive Repubblica — non ha più il senso di un anno fa. Lo fa dire a una fonte anonima, dirigente dell’M5s: “Questo direttivo è nato morto. Doveva arrivare un anno fa e fermare la scissione, ma la scissione è qui. Non ha più senso”.
(da agenzie)
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Febbraio 9th, 2021 Riccardo Fucile
“PER VOTARE BISOGNA PRIMA CONOSCERE IL PROGRAMMA CHE INTENDE ATTUARE” (E SU QUESTO HA RAGIONE, NON BASTA ASCOLTARE, NON SIAMO IN UN CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE, I VOTI SI PRENDONO SUL PROGRAMMA)
Beppe Grillo esce dal colloquio con Mario Draghi e ferma la fuga in avanti: per il voto si dovrà
aspettare. Occorrono elementi in più, bisogna avere chiaro quale sarà il programma, e quale tipo di squadra il presidente incaricato metterà in piedi.
Per questo niente consultazione su Rousseau, almeno fin quando “Draghi non dirà in pubblico le stesse cose che ha detto a noi”, dice un esponente di governo, perchè, spiegano dal Movimento, “non si possono costringere gli attivisti a votare al buio”.
È insieme una frenata tattica per avere margini di trattativa e non cedere di schianto a un governo con Matteo Renzi, Silvio Berlusconi e Matteo Salvini, e una mossa di riguardo nei confronti del premier incaricato, il destino della cui maggioranza sarebbe stato legato alla consultazione sul blog.
“Mi aspettavo il banchiere di Dio, ma l’ho visto quasi grillino”, dice Grillo in un video pubblicato a tarda sera. Strizza l’occhio a Draghi, spiega che gli ha detto che “il Movimento 5 stelle ha cambiato la politica”, che il reddito di cittadinanza ci vuole. Poi la frenata: “È sincero? Finge o non finge? Io aspetterei che faccia le dichiarazioni che ha fatto a noi in modo pubblico. Aspettiamo un attimo a votare su ste robe, perchè ancora non ha le idee chiare, vi chiedo di aver pazienza”.
Dice poi di “non volere la Lega”, ma solo nel ministero della Transizione ecologica che ha proposto a Draghi, spiegano i suoi, mentre Salvini coglie la palla al balzo e attacca: “Incredibile Grilllo che vorrebbe imporre governo senza noi, ma andiamo avanti tranquilli nello spirito che ha chiesto Mattarella”.
In giornata era arrivata la smentita di un contrasto tra lo stesso Grillo e Davide Casaleggio. Pomo della discordia la tempistica di una consultazione sulla quale avrebbe spinto fortemente il figlio del fondatore, in asse con Vito Crimi, che ha fatto storcere a larga parte della truppa parlamentare.
Il rinvio certifica che il passo è stato più lungo della gamba. Si voterà probabilmente quando Draghi scioglierà la riserva, almeno con la lista dei ministri in mano, e pazienza se non è assolutamente chiaro su quale perimetro potrà essere costruito il governo con questa spada di Damocle puntata sul collo.
Una lettura delle parole di Grillo, di difficile interpretazione anche all’interno del Movimento, è che Draghi abbia spiegato al garante che il suo sarà un governo di soli tecnici: “Altrimenti non si capirebbe come fa a coinvolgerci prima ancora che noi gli diciamo sì o no”. Tra i 5 stelle è il caos.
“Io domani voto no, non dimentico quel che Mario Draghi ha fatto da direttore generale del Tesoro”. Alessandro Di Battista, prima che si sapesse del rinvio, aveva preso una posizione secca, inequivocabile. No al premier incaricato, no alla maggioranza che lo sostiene: “Siamo stati insultati e vilipesi, come facciamo a sederci insieme a chi ci ha trattato in questo modo”, ha detto in un’intervista ad Andrea Scanzi (“Iniziative destabilizzanti”, schiuma rabbia un deputato) mettendo in fila Renzi, Berlusconi e Salvini. Lo ha detto proprio negli stessi minuti in cui Grillo era entrato a colloquio con Draghi, una calata a Roma improvvisa e tenuta nascosta anche a gran parte dei vertici 5 stelle, “perchè di Vito [Crimi] non si fida”, come dice un parlamentare di lungo corso. Ma anche per dare un altro, ennesimo segnale che questo governo s’ha da fare, “è la soluzione migliore dopo il tradimento subito da Conte”, come ha ripetuto ancora una volta alla delegazione 5 stelle che ha riunito per qualche minuto al quarto piano di Montecitorio.
È una battaglia politica senza esclusione di colpi, uno psicodramma, come lo definiscono tanti onorevoli pentastellati. Alla riunione convocata su Facebook dal titolo inequivocabile, “V-Day, no governo Draghi”, partecipano una quindicina di portavoce, il dissenso è più ampio dell’iceberg che prende una posizione pubblica, “anche se lo stiamo contenendo”, spiegano dai vertici. Un senatore che appena lo scorso venerdì era schierato convintamente per il no oggi spiega: “Draghi ha già vinto, che stiamo a fare fuori con il rischio che facciano porcate?”.
Crimi aveva assicurato tutti quelli che lo avevano sollecitato sul punto: “Ho sentito ieri Draghi per informarlo che avremo dato la parola agli attivisti”, una telefonata definita serena, e come potrebbe essere altrimenti. Nel Movimento i vertici spingevano per il sì, buona parte della base è schierata sul no.
Nelle considerazioni del rinvio anche il timore concretissimo che l’esito non sarebbe stato quello sperato. “La votazione darà come esito, magicamente, sì a Draghi. Non serve mica per far decidere agli iscritti, ma solo per blindare ulteriormente i parlamentari”, era sicura Giulia Di Vita, in Parlamento per M5s la scorsa legislatura. “Ma se Beppe non fa il suo appello la vedo molto dura per il sì” confidava un ministro
Grillo si è defilato dopo l’incontro con Draghi, ha scelto di non metterci la faccia, non subito almeno, non davanti taccuini e telecamere che così poco gli vanno a genio. Si chiude a registrare un video, il sostegno a Draghi, la frenata su Rousseau, poi una lunga riunione con tutto lo stato maggiore. Il Movimento è una babele. Elio Lannutti usa la mano pesante: “Draghi è qui per completare il programma lacrime e sangue imposto dalla Troika”. Carlo Sibilia si sbilancia fino al punto di dire che “l’idea di futuro di Draghi coincide con la nostra”. Nel mondo alla rovescia Grillo e Silvio Berlusconi solcano i marmi dello stesso palazzo per andare a dire all’ex presidente della Bce un sì convinto. L’ex comico e lo “psiconano”, come veniva bollato il leader di Forza Italia appena qualche tempo fa non si incontrano.
Ad incrociare la delegazione M5s che entra per il colloquio è quella del Pd che esce, con tanto di scambio di saluti tra il fondatore e Nicola Zingaretti, poi Grillo prosegue verso un incontro che durerà quasi un’ora, parlando nel tragitto di “evoluzione delle batterie” con Andrea Cioffi, vicepresidente del gruppo al Senato.
“Mi darebbe molto fastidio vedere ministri del Movimento 5 Stelle sedersi accanto a ministri di Forza Italia”, contrattacca Di Battista. Che continua: “Mi auguro che questa scelta non si farà , in caso contrario rifletterò su quello che dovrò fare io”. Non parla apertamente di scissione, non la esclude ma non la alimenta. Il clima è incandescente.
A metà pomeriggio, per cercare di placare il dissenso interno, il Movimento dirama una lunghissima nota per definire “il perimetro politico e le priorità ” fondamentali per M5s, che si conclude così: “Ascolteremo con attenzione e senza pregiudizi, cercando di raccogliere ogni elemento utile per formarci un’opinione chiara e consapevole, basata su cose concrete, che ci consenta di comprendere se davvero possiamo prendere parte in modo incisivo a un nuovo governo”.
Di Battista si definisce “europeista”, spiega di aver “cambiato idea”, ma sul governo non fa marcia indietro: “Quando i miei colleghi hanno detto mai più con Renzi io l’ho condiviso. Non ho cambiato la mia linea”. Crimi dopo le consultazioni spiega di aver avuto rassicurazioni su un ministero dello Sviluppo sostenibile, sul reddito di cittadinanza, sugli investimenti del Recovery plan, sul Mes nemmeno menzionato nel colloquio. “Decideranno i nostri iscritti”, chiosa. O forse no.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 3rd, 2021 Riccardo Fucile
IL FONDATORE DEL M5S DETTA LA LINEA DI COERENZA
“Leali a Conte, no al governo tecnico guidato da Draghi”.
Sono queste le istruzioni che Beppe Grillo dà al Movimento 5 stelle, secondo quanto apprende l’AdnKronos.
Dunque nessun sostegno all’ex numero 1 della Bce. Questa, a quanto apprende l’Adnkronos, la posizione di Beppe Grillo, espressa ad alcuni big del M5S che lo hanno sentito in queste ore.
Il garante del Movimento, viene spiegato, avrebbe approvato la linea indicata dal capo politico Vito Crimi, ovvero nessun sostegno a un governo tecnico presieduto da Draghi.
Ai suoi la raccomandazione di continuare a sostenere il premier uscente, Giuseppe Conte.
(da agenzie)
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Dicembre 4th, 2020 Riccardo Fucile
“CONTE HA CHIARITO CHE DISPONIAMO DI ALTRE RISORSE”: PECCATO CHE NON DICA CHE LE ALTRE RISORSE SONO SOLDI PRESTATI DALLA BCE A UN INTERESSE PIU ALTO E CHE A FORZA DI SPUTTANARE SOLDI PER TUTTI I QUESTUANTI SALTERA’ IL BANCO
Beppe Grillo detta la linea al Movimento sul Mes: “Strumento inadatto e inutile”. È così che lo definisce in un post pubblicato sul suo blog, dal titolo evocativo “La Mes è finita”, in cui prova a mettere la parola fine al dibattito interno sul fondo Salva-Stati, dopo la lettera ai vertici dei parlamentari 5S contrari anche alla riforma europea di questo strumento.
“Non starò qui ad elencare le mille ragioni che fanno del Mes uno strumento non solo inadatto ma anche del tutto inutile – scrive il fondatode del M5S – per far fronte alle esigenze del nostro Paese in un momento così delicato. A farlo, ogni qualvolta gli viene messo un microfono sotto al naso, ci ha già pensato il nostro Presidente del Consiglio Conte dicendo più e più volte che ‘disponiamo già di tantissime risorse (fondi strutturali, scostamenti di bilancio, Recovery Fund ecc..) e dobbiamo saperle spendere’.
Dunque non è una questione di soldi, che sembrano esserci, ma come e dove usarli”.
Grillo poi lancia due proposte alternative al Mes. La prima è di imporre “una patrimoniale ai super ricchi”. La seconda è quella di far pagare “l’Imu e l’Ici non versata sui beni immobili alla Chiesa”.
Sul blog si legge: “Da giorni ormai rimbalza sui social come sui giornali l’ombra nefasta dell’avvento di una patrimoniale sui beni mobili e immobili degli italiani.E se per una volta, invece che sovraccaricare di tasse la classe media che sta lentamente scomparendo, si procedesse a tassare soltanto i patrimoni degli italiani più ricchi? Nel nostro Paese, secondo l’ultimo rapporto sulla ricchezza globale del Credit Suisse, ci sono 2.774 cittadini con un patrimonio personale superiore a 50 milioni di euro; se sommati, i loro patrimoni, ammonterebbero addirittura a circa 280 miliardi”.
Grillo poi si chiede: “Non sarebbe più equo, dunque, rivolgersi a loro piuttosto che al resto della popolazione già stremata da un anno tragico dal punto di vista finanziario, oltre che sanitario? Un contributo del 2% per i patrimoni che vanno dai 50 milioni di euro al miliardo genererebbe un’entrata per le casse dello Stato poco superiore ai 6 miliardi.
Uno del 3% dato dai multimiliardari potrebbe fruttare circa 4 miliardi ulteriori. Una patrimoniale così concepita – conclude – significherebbe per le casse dello Stato un’entrata garantita di almeno 10 miliardi di euro per il primo anno, e di ulteriori 10 se la misura venisse confermata anche per il 2022”.
Insieme alla richiesta di far pagare l’Imu e l’Ici non versata sui beni immobili alla Chiesa, si tratta per Grillo di “due proposte assolutamente praticabili, sacrosante e soprattutto non vincolanti (che non prevedono alcun tipo di indebitamento per l’Italia) che porterebbero un sacco di miliardi nelle casse dello Stato in poco tempo, semmai ce ne fosse bisogno. Se sommate, le due proposte, porterebbero nel biennio 2021/2022 all’incirca 25 miliardi di euro subito spendibili e liberi da vincoli di rientro”.
(da agenzie)
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Settembre 15th, 2020 Riccardo Fucile
CHAT INTERNE INCANDESCENTI CON GRILLO CHE PROVA A MEDIARE FINO ALLE REGIONALI
È un divorzio storico. Le nozze tra il Movimento 5 Stelle e la Casaleggio associati non hanno resistito
al tempo. Ora le chat sono incandescenti.
C’è chi parla di scissione, chi di querela, fino ad arrivare a chi invoca una class action contro il figlio del co-fondatore.
Questa volta si sono arrabbiati tutti, anche chi non è moroso. “La sua è una ripicca perchè si sente estromesso dal governo”, si legge nelle chat. E poi ancora: “A lui l’alleanza con il Pd non è mai piaciuta. Dobbiamo denunciarlo — scrivono i più inferociti — ha utilizzato la mail del Movimento 5 Stelle e tutti i contatti per minacciarci. A che titolo?”.
Al centro della questione c’è la mail che Davide Casaleggio ha inviato a tutti gli iscritti del Movimento 5 Stelle, avvertendoli senza giri di parole che è pronto a tagliare i servizi di Rousseau. Ciò segna un punto di non ritorno. Casaleggio jr accusa per iscritto tutti coloro che non hanno rendicontato le spese, quindi non hanno restituito i soldi, e neanche hanno versato i 300 euro a testa in favore della piattaforma. Insomma è sui soldi che si sta consumando la disfida e la disfatta.
“Da martedì 22 può succedere di tutto”, aggiunge un altro deputato grillino. Si tratta del giorno successivo al referendum e alle elezioni regionali.
Ed è in vista dell’appuntamento elettorale imminente che Beppe Grillo, collegato in streaming con il Senato, nel corso di una conferenza stampa organizzata dai 5 Stelle, prova a mediare ricordando agli esponenti grillini l’importanza dello strumento di cui il Movimento si è dotato: “I cittadini devono poter dire la loro con sistemi tecnologici che noi per primi al mondo abbiamo fatto. Non è una difesa di Rousseau ma di una tecnologia che abbiamo fatto noi e dobbiamo ringraziare le persone che l’hanno fatta, Casaleggio padre e figlio”.
Alle orecchie di tanti le parole del Garante o meglio dell’Elevato suonano come un modo per mettere pace in un Movimento in frantumi nella settimana cruciale di campagna referendaria, durante la quale il partito sta dando un pessimo spettacolo di sè.
Un assaggio del divorzio storico tra la dinastia dei Casaleggio e il Movimento 5 Stelle lo si ha avuto nell’ultimo tour a Roma di Davide, l’erede di Gianroberto. Ha chiamato tutti, ma nessuno lo ha ricevuto, perchè tutti i big da Di Maio a Fico sono affaccendati con questioni di governo o istituzionali.
Lo vede Vito Crimi, il capo politico senza potere, ma perfino lui, riferiscono a Montecitorio, lo riceve brevemente e quasi di malavoglia.
Oggi Grillo si è presentato molto diplomatico tra mozione degli affetti (Casaleggio jr) e tatticismo da politico puro per provare a tenere ancora insieme il Movimento. Ma “il rapporto di fiducia con Casaleggio si è rotto”, dice chi sarebbe pronto a lasciare il partito per fondarne un altro sempre a sostegno del governo ma lontano dalla piattaforma Rousseau.
La tensione interna è alta. L’intervento di Casaleggio contro gli inadempienti ha mandato su tutte le furie molti eletti, che da tempo provano a ridisegnare i confini del rapporto tra Movimento e Rousseau e a ‘depotenziare’ il ruolo del guru.
C’è anche chi accusa i gestori del sito ‘Tirendiconto’ di aver cambiato le carte in tavola per quanto riguarda le scadenze delle restituzioni.
In una lettera aperta a Casaleggio postata sui social il senatore Mattia Crucioli definisce “scorretta e fuorviante” la email inviata agli attivisti dal dominus di Rousseau, perchè, sottolinea il parlamentare ligure, “omette che le date delle restituzioni sono sfalsate rispetto a quelle per il sostentamento di Rousseau: le prime sono trimestrali e vanno pagate entro le date di volta in volta indicateci, le seconde sono mensili e vanno pagate il 10 di ogni mese”.
Molti guardano agli Stati Generali del M5S – appuntamento congressuale invocato a gran voce dagli eletti grillini e più volte rimandato a data da destinarsi – come sede per regolare i conti con la creatura di Casaleggio. Il Movimento si presenta spaccato. Intanto non non si sa ancora se si andrà verso una gestione collegiale, come vorrebbe Luigi Di Maio, è verso un capo politico, come prevede l’assetto attuale.
(da “Huffingtonpost”)
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