Febbraio 21st, 2011 Riccardo Fucile
IL GOVERNO ITALIANO SI SCHIERA COL BOIA GHEDDAFI: “L’EUROPA NON ESPORTI LA DEMOCRAZIA”…. IN IRAQ E IN AFGHANISTAN ANDAVA BENE BOMBARDARE LA POPOLAZIONE CIVILE, ORA PER SPORCHI INTERESSI ECONOMICI E RAZZISTI FRATTINI DIFENDE CHI HA IMPICCATO CENTINAIA DI STUDENTI: E’ LA DEMOCRAZIA DEL BUNGA BUNGA?
Il video gira su You Tube. 
Un mercenario, assoldato in Ciad da Gheddafi, è catturato dalla folla a Bengasi e ammette: «Ci ordinano di sparare sulla folla».
Ma mentre Francia e Germania assumono una posizione fortemente critica nei confronti del regime libico, il governo italiano “non interferisce” e diffida addirittura l’Europa dall’imporre il proprio modello a Tripoli.
“L’Europa non deve esportare la democrazia”.
Ne è convinto il ministro degli Esteri Franco Frattini che, a margine della riunione dei capi delle diplomazie europee a Bruxelles, è intervenuto sulla situazione libica.
Una dichiarazione lontanissima dalle posizioni espresse dai leader degli altri paesi europei, soprattutto alla luce del fatto che le forze armate italiane sono state mandate a “esportare la democrazia” in Iraq (per ben due volte) e in Afghanistan.
Una presa di posizione da vigliacchie complici degli eccidi.
La linea del titolare della Farnesina sulla pesantissima crisi politica e sociale in Libia è quindi quella della non interferenza: “Noi vogliamo sostenere il processo democratico — continua il ministro — ma non dobbiamo dire ‘questo è il nostro modello europeo, prendetelo’. Non sarebbe rispettoso dell’indipendenza del popolo, della sua ownership”.
Una posizione che stona con quanto espresso dai titolari della diplomazia di tutti i paesi europei e degli Stati Uniti.
Solo per fare qualche esempio la Germania, per voce del ministro degli Affari europei Werner Hoyer, si è detta “preoccupata e indignata” per “la violenza impiegata dalle autorità dello Stato in Libia e in altri stati” del Nord Africa.
Una posizione condivisa anche dalla Francia che con il ministro per le Politiche europee, Laurent Wauquiez, ha condannato l’uso della forza in Libia, definendolo “totalmente sproporzionato” e aggiungendo che i morti negli scontri fra dimostranti e polizia sono “assolutamente inaccettabili”.
Insomma, ancora una volta la diplomazia italiana non perde l’occasione di fare brutta figura davanti al mondo.
Quella che sembrava solo un’infelice battuta di Silvio Berlusconi, che nei giorni scorsi aveva dichiarato “non voglio disturbare Gheddafi”, in realtà era una linea programmatica.
Che poi per Frattini Muammar Gheddafi sia un modello di democrazia è cosa nota da tempo.
In un’intervista concessa a Claudio Caprara del Corriere della Sera il 17 gennaio 2011 e pubblicata sul sito del Mae (ministero degli Affari esteri) il capo della diplomazia italiana definisce il rais un modello di dialogo con le popolazioni locali per un paese arabo.
Nonostante la comunità internazionale condanni senza se e senza ma la violenta repressione in atto in Libia, il governo italiano sembra più preoccupato ad assecondare gli avvertimenti di Gheddafi sulle possibili ripercussioni sulle ondate migratorie provenienti dalla sponda sul del Mediterraneo.
A tale riguardo, l’Unione europea ha riferito di aver ricevuto vere e proprie “minacce” arrivate da Tripoli che avrebbe convocato l’ambasciatore ungherese (paese presidente di turno dell’Ue), per riferire che il Paese non è più disposto a collaborare sul fronte dell’immigrazione se l’Europa continuerà a sostenere i manifestanti.
Minacce simili, ha sempre riferito l’ambasciatore, sarebbero arrivate anche ad altre rappresentanze Ue in Libia.
Le dichiarazioni di Frattini hanno provocato un vespaio di polemiche fra i banchi dell’opposizione. ”.
Le opposizioni chiedono a Frattini di venire in aula a riferire e ad “assumersi la responsabilità del patto d’acciaio stretto per assecondare e proteggere Gheddafi” .
Sulle strette relazioni che legano la leadership libica con il nostro paese è intervenuto anche Enrico Jacchia, responsabile del Centro di Studi Strategici, che in una nota mette in guardia il presidente del Consiglio dall’accogliere e ospitare in Italia il colonnello Gheddafi.
“Se noi lo ospitassimo ci metteremmo in una situazione impossibile con il resto del mondo. Ma le alternative per Gheddafi sono poche”.
Secondo lo studioso di strategia e difesa è molto probabile che il rais, nel caso sopravviva e riesca a scappare da Tripoli, chieda asilo a Roma proprio in virtù dello stretto rapporto che lo lega con Berlusconi.
E un’eventuale decisione del premier di accoglierlo “ci metterebbe in una situazione impossibile con il resto del mondo”, dice Jacchia.
Ecco perchè secondo lui dovrebbe essere convocata una sessione di emergenza del Parlamento o almeno della commissione Esteri.
Questo governo fantoccio affaristico- razzista ha oggi svelato il suo vero volto: ma che destra, sono solo degli ignobili servi di un assassino che paga persino dei mercenari per massacrare il suo popolo.
La destra vera sta col popolo libico, non con Gheddafi e i suoi servi italiani.
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Febbraio 21st, 2011 Riccardo Fucile
MENTRE L’INTERO POPOLO LIBICO SI STA SOLLEVANDO CONTRO IL REGIME DELL’ASSASSINO GHEDDAFI E IL RAIS VIENE DATO IN FUGA, SOLO IL VERGOGNOSO GOVERNO ITALIANO DIFENDE IL TIRANNO… A BERLUSCONI, FRATTINI E MARONI VERREBBE MENO L’AFFOGATORE DEI PROFUGHI… 5 MILIARDI ITALIANI REGALATI A UN ASSASSINO
Quasi trecento morti. I cecchini sparano sulla folla. 
Al Jazeera: “Il rais in Venezuela”.
Saif Al Islam, figlio di Gheddafi, evoca scenari da guerra civile e smentisce la fuga del padre: “Il colonnello guida la lotta da Tripoli”.
Testimoni oculari hanno detto che a Tripoli i soldati si sono uniti ai manifestanti anti-Gheddafi.
Il palazzo del popolo, uno dei principali edifici del governo, è in fiamme nel centro della capitale libica Tripoli.
Lo hanno riferito fonti giornalistiche presenti alla scena, secondo cui “ci sono numerosi vigili del fuoco che stanno tentando di estinguere” il rogo.
L’emittente satellitare araba Al Jazeera riferisce che la rivolta ormai dilaga anche nella capitale libica.
Escalation di sangue in Libia, ma la tensione rimane alta in tutto il mondo arabo ed anche in Iran.
A quanto riferiscono le agenzie, lo scalo aereo di Bengasi, seconda città del Paese, è in mano ai manifestanti, tanto che a un aereo della Turkish Airlines, giunto in Libia per rimpatriare i cittadini turchi, è stato negato il permesso all’atterraggio.
Situazione sempre più tesa anche nella Capitale dove la folla ha dato l’assalto alla sede della televisione nazionale pubblica.
Razziati e dati alle fiamme anche altri edifici governativi a Tripoli.
Intanto si contano le vittime della giornata di ieri.
Quella domenica di sangue che ha segnato il sesto giorno di proteste e l’ulteriore inasprimento del confitto in atto.
Secondo l’organizzazione umanitaria Human Rights Watch, dall’inizio delle proteste, lo scorso 17 febbraio, i morti sono 233. 60 nella sola Bengasi.
Ed è proprio lì che si sono registrati gli episodi più gravi.
Nonostante alcuni esponenti delle forze di polizia si siano unite ai manifestanti, le forze di sicurezza hanno aperto il fuoco sulla folla arrivando a colpire anche un corteo funebre.
La brigata responsabile della sicurezza in città , al-Fadil Abu Omar, ha usato contro i manifestanti anche razzi Rpg e armi anti-carro.
”La maggior parte delle persone uccise in questi giorni a Bengasi sono state ferite da colpi d’arma da fuoco al cuore o allo stomaco”, ha riferito il medico dell’ospedale al-Jala di Bengasi, Mohammed Mahmoud, nel corso di un collegamento telefonico con la tv araba al-Jazeera.
Nel frattempo è giallo sulla possibile fuga dal Paese del colonnello Gheddafi. Secondo la televisione del Quatar il Rais sarebbe fuggito in Venezuela. Notizia smentita dal secondogenito Saif Al Islam che dice che “Muammar Gheddafi sta guidando la lotta a Tripoli e vinceremo”.
Il figlio del rais evoca scenari da guerra civile e il ritorno del potere coloniale. “La Libia è a un bivio — dice Saif — Se non arriviamo oggi a un accordo sulle riforme, non piangeremo solo 84 morti, ma migliaia e in tutta la Libia scorreranno fiumi di sangue”.
Anche la Francia, dopo Gran Bretagna e Germania, ha fermamente condannato l’uso della violenza, mentre l’Italia, dopo l’infelice battuta di Berlusconi (“Non voglio disturbare Gheddafi”), non ha ancora preso una posizione ufficiale.
Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, si è limitato a esprimere preoccupazione per la crisi in Nordafrica.
L’Italia “sottoscriverà qualsiasi tipo di dichiarazione che promuova la stabilità , la sicurezza e la prosperità nel Mediterraneo”, ha detto confermando che i timori sono legati, come già espresso da Roberto Maroni, alle “ripercussioni sulle situazioni migratorie nel sud del Mediterraneo”.
Mentre c’è un popolo che sta lottando per la libertà , pagando un tributo di centinaia di morti, il nostro Governo si preoccupa del flusso degli immigrati.
Che vergogna, che ribrezzo: siamo davvero diventati la feccia d’Europa, altro che “riforme liberali”, preferiamo far massacrare la gente del popolo basta non disturbare i nostri equilibri.
Hanno regalato 5 miliardi a Gheddafi perchè affogasse i profughi per conto terzi e ora gli viene meno il boia…poveretti.
Noi preferiamo invece preferiamo che il boia faccia la fine che merita.
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Novembre 29th, 2010 Riccardo Fucile
GIUDIZI IMPIETOSI SUL PREMIER ITALIANO “PORTAVOCE DI PUTIN” , RIVELAZIONI SU CINA, IRAN, GUANTANAMO….CRITICHE A GERMANIA E FRANCIA, STRATEGIE PER BLOCCARE L’IRAN
Il sospetto per la politica autoritaria di Vladimir Putin. La sfiducia in Silvio Berlusconi, portavoce della Russia in Europa segnalato per le sue “feste selvagge”.
Il fastidio per come Sarkozy, chiamato “imperatore nudo” contrasta la politica statunitense. Ma anche le strategie per bloccare l’Iran e arginare la Cina, gli avvertimenti alla Germania sul contrasto alle “rendition”, lo spionaggio nei confronti dell’Onu.
Faranno discutere per settimane, o forse per mesi, i documenti riservati della diplomazia americana diffusi oggi da Wikileaks e rilanciati su internet da El Pais, New York Times, Guardian e Le Monde.
Oltre 200mila documenti, di cui 3.012 sull’Italia, destinati a incidere in maniera indelebile sulle relazioni diplomatiche internazionali. Ecco le pagine più significative.
Berlusconi incapace, portavoce di Putin.
“Incapace, vanitoso e inefficace come leader europeo moderno”: questo il giudizio dell’incaricata d’affari americana a Roma Elizabeth Dibble sul presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
Non solo: il presidente del Consiglio italiano è un leader “fisicamente e politicamente debole” le cui “frequenti lunghe nottate e l’inclinazione ai party significano che non si riposa a sufficienza”.
Secondo i documenti svelati da Wikileaks, il premier italiano è visto con scarsa fiducia, se non con aperto sospetto, per i suoi rapporti con Vladimir Putin, di cui viene definito il “portavoce in Europa”.
I rapporti americani parlano di rapporti sempre più stretti tra i due leader, conditi da “regali sontuosi” e da “contratti energetici lucrativi”. I diplomatici segnalano anche la presenza di “misteriosi intermediari”.
Nei documenti appare anche il ministro degli Esteri Franco Frattini, che avrebbe espresso “frustrazione per il doppio gioco di espansione verso l’Europa e l’Iran da parte della Turchia”.
Putin maschio alfa, Merkel evita i rischi.
Vladimir Putin definito “alpha dog”, il maschio dominante: è una delle colorite espressioni contenute dei cablogrammi del Dipartimento di Stato.
Nei documenti giudizia anche sul rapporto tra il Putin e il presidente russo Dmitri Medvedev.
In uno di questi rapporti, della fine del 2008, si afferma che Medvedev, ufficialmente di rango maggiore, “fa la parte di Robin rispetto al Batman di Putin”. I leader russi sono solo due dei leader mondiali che vengono etichettati senza peli sulla lingua dai diplomatici di Washington: il presidente afghano Hamid Karzai è “ispirato dalla paranoia”, mentre il cancelliere tedesco Angela Merkel “evita i rischi ed è raramente creativa”.
Durissime accuse alla Russia sulla mafia.
La Russia “è virtualmente uno Stato della mafia”. La Russia e le sue agenzie usano i boss della mafia per effettuare le loro operazioni, la relazione è così stretta che il Paese è divenuto “virtualmente uno stato della mafia”.
Gli avvertimenti alla Germania citando Abu Omar.
Nel 2007 a Berlino venne intimato di non emettere mandati di arresto nei confronti di agenti Cia coinvolti nel sequestro e nella deportazione in Pakistan di un cittadino tedesco la cui unica colpa era quella di portare lo stesso nome di un sospetto terrorista.
“Il nostro intento non è minacciare la Germania”, spiegava nell’occasione un diplomatico americano, “ma di fare in modo che il governo tedesco valuti attentamente le implicazioni delle sue azioni. Visto cosa è successo all’Italia con Abu Omar?”.
L’ipocondria di Gheddafi e la sua infermiera.
Fra le note filtrate dagli armadi riservati della diplomazia americana, fra “le più delicate” El Pais cita questa sera quelle sul leader libico Muammar Gheddafi. Nei suoi messaggi, secondo ElPais, l’ambasciatore americano a Tripoli “racconta che Gheddafi usa il botox ed è un vero ipocondriaco, che fa filmare tutti i suoi controlli medici per analizzarli dopo con i suoi dottori”.
Il New York Times riferisce invece della curiosità suscitata dalla vistosa infermiera ucraina dalla quale il leader libico non si separa mai.
La Cina dietro gli attacchi a Google.
Le carte di Wikileaks confermano che le intrusioni nei computer di Google sono state dirette dal governo cinese.
L’aggressione informatica è parte di una campagna che ha coinvolto funzionari governativi, esperti di sicurezza e cybercriminali. Gli attacchi informatici vanno avanti dal 2002 e avrebbero permesso di entrare nei sistemi informatici del governo americano, di alcuni alleati e anche in quelli del Dalai Lama.
Spiati Ban Ki-moon e i diplomatici Onu.
Hillary Clinton in una nota del 31 luglio 2009 decise di mettere sotto osservazione i diplomatici stranieri presso le Nazioni Unite. La nota inviata dalla Clinton ha come titolo National Humint Collection Directive.
Nella nota si chiede di raccogliere informazioni sui piani dell’Onu e sulle intenzioni del segretario Onu Ban Ki-Moon e del suo segretariato su temi specifici come l’Iran. La nota è stata inviata a 30 ambasciate americane da Amman a Berlino fino a Zagabria.
Gli Usa pronti alla guerra con l’Iran.
In un dispaccio si parla di colloqui confidenziali di funzionari Usa con il principe ereditario di Abu Dhabi, Mohammed Bin Zayed in cui secondo il principe “una rapida guerra convenzionale con l’Iran sarebbe meglio delle conseguenze a lungo termine di un conflitto nucleare”.
Secondo il generale americano David Patraeus l’Iran sarebbe per gli Stati Uniti “il migliore strumento di reclutamento”, mentre “il numero di alleanze e di accordi per un sostegno militare tra Usa e partner arabi nel Golfo è considerevolmente aumentato”.
In altri documenti si afferma che l’Iran ha ottenuto sofisticati missili dalla Corea del Nord in grado di colpire l’Europa occidentale.
I timori per il nucleare pakistano.
Fin dal 2007 gli Usa hanno avviato azioni segrete, finora senza successo, per rimuovere da un reattore nucleare del Pakistan uranio altamente arricchito che “funzionari americani temevano potesse essere utilizzato per un ordigno non lecito”.
Gli scenari in caso di collasso nordcoreano.
Tra Stati Uniti e Corea del sud si è discusso dell’eventualità di una Corea riunificata nel caso Pyongyang dovesse implodere per le difficoltà economiche e della transizione politica al vertice dello stato.
A preoccupare sarebbe soprattutto la reazione della Cina, che secondo i funzionari di Seul potrebbe essere superata con i giusti accordi commerciali.
I detenuti di Guantanamo come merce di scambio.
Quando gli Stati Uniti si sono trovati di fronte alla necessità di chiudere il carcere di Guantanamo, i presunti terroristi detenuti sono diventati moneta di scambio con gli alleati minori: alla Slovenia è stato detto di prendersi un prigioniero in cambio di un incontro con il presidente Obama.
All’isola di Kiribati sono stati offerti incentivi milionari per convincerla ad imbarcare un gruppo di detenuti.
Anche al Belgio sarebbe stato detto che prendersi qualche prigioniero sarebbe stato un sistema valido e poco costoso per diventare più importante in Europa.
Gli arabi e la guerra al terrorismo.
I donatori sauditi restano i principali finanziatori di Al Qaeda, che pure ospita molte basi statunitensi, viene definito il peggior paese della regione per quanto riguarda la lotta al terrorismo.
Gli Stati Uniti, riferiscono i documenti, non riescono a evitare che la Siria fornisca armi a Hezbollah in Libano.
A una settimana di distanza dalle solenni promesse del presidente Assad di non inviare nuove armi, i rapporti riferiscono che la Siria continua a consegnare ai libanesi dispositivi sempre più sofisticati.
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Settembre 26th, 2010 Riccardo Fucile
PUBBLICHIAMO LA LETTERA PIENA DI AMAREZZA DI UNA NOSTRA CONNAZIONALE CACCIATA DALLA LIBIA NEL 1970, INSIEME AD ALTRI 20.000 ITALIANI, CUI GHEDDAFI RUBO’ TUTTI I BENI…. IL PAVIDO GOVERNO ITALIANO NON SOLO NON HA CHIESTO I DANNI ALLA LIBIA, MA DA ANNI PROMETTE AI NOSTRI PROFUGHI UN RISARCIMENTO CHE POI NEGA NEI FATTI…TREMONTI SONO DUE ANNI CHE DEVE FIRMARE: E QUESTO SAREBBE UN GOVERNO DI DESTRA?
Sono una dei ventimila italiani che nel 1970 furono cacciati dalla Libia colpevoli solo di essere italiani, in violazione della risoluzione ONU 388, del trattato Italo-Libico del 1956 e della legge di ratifica 843/57.
Lo Stato Italiano che avrebbe dovuto tutelarci e far rispettare gli accordi ci chiese di avere pazienza perchè i giusti risarcimenti dovevano attendere gli accordi internazionali ed intanto i profughi della Libia morivano disillusi e trattati da stranieri nella propria patria.
Nel 2008 arrivò il tanto atteso accordo internazionale e insieme ad esso la delusione per non esserne stati inclusi, vanificando trentotto anni d’attesa senza nemmeno l’ombra delle scuse per come fummo trattati.
Anche le promesse inserite nella legge di ratifica n. 7 del 6 febbraio 2009, (Gazz. Uff., 18 febbraio, n. 40), dove, all’art. 4, si parla degli indennizzi spettanti a noi profughi. restano ad oggi solo promesse non mantenute
In ogni caso si parla di un indennizzo che forse arriverà a qualche percento del valore dei beni confiscati illegalmente nel 1970.
Ora sono due anni che manca solo una forma per dare il via all’iter, quelle di Giulio Tremonti.
Da cittadini italiani rispettiamo le leggi che il parlamento promulga e il capo dello Stato ratifica, ma con profonda amarezza vediamo che lo Stato può impunemente ignorarle perchè nessuno le fa rispettare nell’indifferenza dei mezzi d’informazione e delle istituzioni.
Vanessa Giuliano
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Settembre 16th, 2010 Riccardo Fucile
AL FRESCO DEL GIARDINO SULLA NOMENTANA, VANNO A BACIARE LA MANO ALL’AMBASCIATORE LIBICO ANCHE MANGANELLI E DE GENNARO, D’ALEMA E LA TORRE, VALENTINO PARLATO E LA BIANCOFIORE, CARRA E PISANU, LA TODINI E LA MARZOTTO, LA PARIETTI E DINI… CONFINDUSTRIA, MILITARI E POLITICI, TUTTI A CELEBRARE il 41° ANNIVERSARIO DELLA RIVOLUZIONE
L’ipocrisia della classe politica italiana si era già potuta notare ieri mattina a Montecitorio, quando Elio Vito, ministro per i Rapporti con il Parlamento, ha letto in Aula la relazione del governo sulla sparatoria di cui è rimasto vittima il peschereccio italiano ad opera della motovedetta libica in acque internazionali (oltre 30 miglia dalla costa).
Una relazione taroccata che tende a sminuire le responsabilità libiche, in nome della real politik e degli interessi economici.
Da segnalare lo squallido gioco delle parti ad opera della Lega; prima Maroni aveva quasi giustificato i libici, colpevoli “solo” di aver scambiato il peschereccio italiano per un una nave che trasportava clandestini, poi il leghista Stefani sulla Padania invece sosteneva la linea dura al grido “le scuse non possono bastare”, infine Cota che difendeva Maroni e, in preda ad allucinazioni, lo definiva “un grande ministro”.
Anche un grave incidente, dove i nostri marinai hanno rischiato di morire assassinati, viene utilizzzato per le lotte interne alla Lega tra le varie correnti.
In Parlamento l’umore sulla vicenda libica oscillava invece tra l’imbarazzo e lo sdegno per il comportamento dei seguaci di Gheddafi.
Ma il meglio della farsa doveva ancora arrivare: sarebbe andata in scena la sera in via Nomentana, presso l’Ambasciata libica a Roma, dove si celebrava il 41° anniversario della Grande Rivuluzione del 1 settembre, ovvero la commemorazione di un colpo di Stato, quello con cui Muammar Gheddafi prese il potere nel 1969.
Una festa che celebra l’apologia della dittatura in uno Stato dove vengono negate le libertà fondamentali, dove gli oppositori vengono eliminati fisicamente, dove i profughi vengono abbandonati nel deserto, quando non vengono imprigionati o affogati in mare.
E a poche ore dalle mitragliate sparate ad altezza d’uomo contro i nostri marinai, senza alcun soprassalto di dignità , ecco sfilare il gotha imprenditoriale, politico e militare del nostro Paese, per chinarsi a baciare la mano all’ambasciatore libico a Roma.
Politici che avrebbero potuto essere a far finta di piangere ai funerali dei nostri connazionali, ora si abbuffano nei giardini ben curati sulla Nomentana.
Un party raffinato cui hanno pensato bene di non mancare il nostro ministro degli Interni Maroni, il capo della Polizia, Antonio Manganelli, il direttore del Dipartimento informazioni per la sicurezza, Gianni De Gennaro.
I quali non si sono posti la domanda se lo loro prsesnza fosse cosi opportuna in questo momento, per rispetto al popolo italiano ancora indignato dal comportamento dei libici e in attesa di spiegazioni.
Ma non erano i soli: pronti ad omaggiare Gheddafi vi erano anche Enzo Carra e Pisanu, i piediellini Biancofiore e Pianetta, i Pd Massimo D’Alema e Nicola La Torre, fino a Valentino Parlato del Manifesto e a Lamberto Dini.
Tra il ghota industriale non mancavano la Marzotto, Colaninno e la Todini, con cotorno di militari, peones e veline.
Una bella serata, insomma, per festeggiare chi non rispetta i diritti umani, chi non riconosce il limite delle 12 miglia di acque territoriali, chi spara ai nostri lavoratori.
Complimenti a tutti.
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Settembre 15th, 2010 Riccardo Fucile
SOPRANNOMINATO AL’ESTERO V.P. (VUOTO PNEUMATICO), SI DISTINGUE IN ITALIA PER DIFENDERE GLI INTERESSI DI GHEDDAFI, GIUSTIFICANDO PERSINO CHE I NOSTRI CONNAZIONALI VENGANO MITRAGLIATI…. E’ RIUSCITO A SOSTENERE DUE BUGIE: CHE I LIBICI AVEVAVO SPARATO IN ARIA E CHE GLI ITALIANI PESCAVANO… I GLORIOSI PRECEDENTI
Chissà che nei colloqui riservati tra Silvio e Gheddafi nella tenda beduina, i due leader non
abbiano trattato anche la compravendita di ascari, cammelli e ministri degli esteri in esubero.
In tal caso l’operazione sarebbe fattibile: la cessione senza diritto di riscatto di Franco Frattini alla Libia a titolo gratuito.
In fondo è quello che già fa.
Definito in ambito internazionale V.P. (Vuoto Pneumatico) , il buon Frattini non ci ha stupito più di tanto quando, nei giorni scorsi , in seguito all’attacco libico al nostro peschereccio, dimenticando che la sua cessione alla Libia non era stata ancora perfezionata, ha difeso le presunte ragioni del governo di Tripoli. Arrivando a sostenere persino il falso, ovvero che dalla motovedetta libica erano partiti solo colpi sparati in alto e che il peschereccio italiano “pescava illegalmente”, quando è invece risaputo che non pescava affatto e che si trovava in ogni caso in acque internazionali.
Che Frattini sia predisposto a figure miserrime lo ha dimostrato persino il suo nuovo datore di lavoro: quando il 29 agosto Gheddafi è sceso dall’aereo a Roma e Frattini gli era andato incontro per porgergli il benvenuto, dopo pochi secondi il leader libico gli aveva già girato la schiena per andaresene per i fatti suoi.
Il meglio di sè Frattini lo ha dato quando Gheddafi ha avanzato la richiesta, non pago dei 5 miliardi che gli ha regalato l’Italia, che anche l’Europa metta mano al portafoglio: 5 miliardi l’anno per controllare l’emigrazione clandestina.
Mentre piovevano critiche verso questo assurdo ricatto da tutto il mondo civile, ecco l’ineffabile Frattini ergersi a difesa del diritto di Gheddafi a non fare il gendarme gratuitamnete.
E come dimenticare certe sue esibizioni nel recente passato?
Quando vi fu la persecuzione contro “Emergency” in Afghanistan, Frattini si affrettò a prendere le distanze dalla struttura sanitaria, dichiarando che “non è riconducibile alle attività italiane finanziate dalla Cooperazione”, in pratica segnando una possibile fine della presenza di Emergency a Lashkar.
Quando Bertolaso, dopo una visita ad Haiti, si permise di criticare l’efficacia dei metodi di soccorso americani, Frattini scattò come una molla a difesa della politica americana di intervento.
Anche se gettavano i soccorsi a casaccio dagli aerei generando solo risse, per Frattini era la cosa giusta.
Ora si è pure esibito contro degli italiani innocenti, invece che contestare alla Libia il fatto di avere unilatarmente portato a 50 miglia il limite delle acque internazionali, ivece delle 12 miglia vigenti in tutto il mondo (e il peschereccio che non pescava stava oltre le 30 miglia).
Non ci resta che augurarci che Frattini compia il suo destino a breve e salpi per Tripoli (possibilmente non a bordo di una nostra motovedetta), certi che Gheddafi saprà apprezzare le doti del suo umile servitore.
In fondo farebbe un affare anche Silvio: si libererebbe di un anti-italiano e vi sarebbe un posto da ministro libero per qualche ascaro da comprare.
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Settembre 14th, 2010 Riccardo Fucile
PER FRATTINI, I LIBICI HANNO SPARATO IN ARIA: PECCATO CHE 50 FORI DEI PROIETTILI DIMOSTRINO CHE HANNO SPARATO AD ALTEZZA D’UOMO…PER MARONI “ERANO STATI PRESI PER CLANDESTINI”: SMENTITO SUBITO DAL COMANDANTE…PERCHE’ GLI ITALIANI A BORDO DELLA NAVE LIBICA NON HANNO REAGITO
La vicenda del peschereccio di Mazara del Vallo che, mentre navigava in acque internazionali
senza esercitare neanche la pesca, è stato mitragliato dalla motovedetta libica che il nostro Paese aveve pure regalato alla Libia e con a bordo un ufficiale della Guardia di Finanza, sta assumento aspetti grotteschi.
A bordo dell’unità libica era infatti presente un ufficiale italiano in funzione di osservatore, untitamente a personale tecnico italiano che assiste i libici nel pilotaggio.
Il comando è sempre affidato a un ufficiale libico.
Gli italiani presenti a bordo non hanno potuto reagire nè proteggere i nostri connazionali imbarcati sul peschereccio Ariete perchè sono stati costretti dai libici a scendere sottocoperta.
L’ufficiale da lì si è messo in contatto con con il Comando generale, chiedendo istruzioni.
Gli è stato semplicemnete risposto di non partecipare all’azione, non di opporsi a mitragliare i nostri connazionali.
Nella serata di ieri, il ministro Frattini ha fatto il primo scivolone, sostenendo che i libici avrebbero sparato in aria a scopo intimidatorio: grave che un ministro dichiari il falso, visto che esistono le prove fotografiche che i libici hanno sparato ad altezza d’uomo svariate raffiche di mitra.
O forse Frattini deve mentire per non suscitare lamentele da parte dei potenziali assassini del governo di Gheddafi?
Stamane arriva Maroni e spara la sua: gli italiani erano stati presi per clandestini, per quello i libici hanno sparato.
Doppia gaffe: da un lato si giustificherebbe che, qualora fosse stato un barcone di profughi, sarebbe stato legittimo sparare agli uomini a bordo.
Dall’altro viene subito smentito dal comandante dell’Ariete.
“Ma quale incidente, Maroni dica quello che vuole. Ma non possono averci scambiato con una barca di clandestini o con altro. Io ho parlato con il comandante della nave libica in Vhs e gli ho detto con chiarezza che eravamo italiani e che stavamo lavorando”.
Gaspare Marrone, comandante del motopesca “Ariete” crivellato dai colpi della mitragliatrice del guardiacoste italo-libico, non ci sta alla teoria dell’incidente che il ministro Maroni ha sostenuto a Canale 5.
“Ora è chiaro, su quella nave c’erano nostri militari della Guardia di finanza – commenta Marrone – quando io ho mi sono rivolto a quell’uomo che parlava perfettamente la nostra lingua, gli ho chiesto se fossero italiani. Mi ha detto che era un guardiacoste libico, se mi avesse detto che era italiano avrei subito fermato le macchine”.
Anzichè chiarire quanto successo, ora le dichiarazioni del titolare del Viminale sembrano complicare l’intera faccenda: perchè, se la motovedetta libica era perfettamente a conoscenza – come sostiene Marone – di trovarsi di fronte a pescatori italiani, ha aperto il fuoco?
E perchè i sei militari italiani non lo hanno impedito ai loro “colleghi” libici che fanno parte dell’equipaggio misto?
Quelle motovedette, in base al Trattato dell’Amicizia, devono contrastare il fenomeno dell’immigrazione clandestina, non impedire ai pescatori italiani la pesca nelle acque internazionali del golfo della Sirte che i libici ritengono di loro proprietà .
“Era impossibile scambiarci per altri – incalza il comandante dell’Ariete – la nostra è una barca di 36 metri attrezzata con macchinari da pesca modernissimi, impossibile fare confusione. Loro invece hanno sparato ad altezza uomo. Se avessero voluto intimidirci, sparavano in aria, in acqua. Invece la mia barca ha 50 fori da una paratia all’altra. Ma che comportamento è questo? E Maroni lo chiama un incidente? Dica quello che vuole, ma le cose non stanno così, quelli sparavano per ammazzarci, ad altezza uomo. E sapevano che eravano pescatori”.
In poche ore due ministri della nostra sgangherata Repubblica hanno sostenuto il falso, quiesta è l’unica certezza.
Per difendere i killer e il loro mandante.
In un paese civile oggi entrambi, di fronte alle prove documentali, avrebbero dovuto rassegnare le dimissioni, perchè non si possono accreditare versioni fasulle dei fatti.
Doppi ministri, doppia vergogna per un governo di servi.
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Settembre 13th, 2010 Riccardo Fucile
GRAZIE SILVIO: SOLO TU E MARONI POTEVATE TANTO….IL PESCHERECCIO CHE NON ERA IN BATTUTA DI PESCA E’ STATO COLPITO SENZA MOTIVO, MARINAI SOTTO CHOC…E NOI RICEVIAMO CON TUTTI GLI ONORI IL DITTATORE LIBICO, PROSTRANDOCI AI SUOI PIEDI
Un motopeschereccio della flotta di Mazara del Vallo, l’Ariete, è approdato stamane intorno
alle 7,30 nel porto di Lampedusa dopo essere stato mitragliato da una motovedetta libica che potrebbe essere una delle imbarcazioni della guardia di finanza cedute dall’Italia al paese di Gheddafi. Un’inchiesta è stata aperta dalla Capitaneria di Porto Empedocle che sta cercando di verificare la dinamica dei fatti.
Il peschereccio presenta diversi fori su una delle fiancate.
L’incidente è avvenuto 31 miglia al largo di Al Zawara, località libica quasi al confine con la Tunisia, nota perchè è da qui che partivano le carrette del mare dirette verso Lampedusa.
Il motopeschereccio, come riferisce l’armatore, stava incrociando, non era in corso alcuna battuta di pesca.
A mitragliare il peschereccio potrebbe essere stata una delle sei motovedette della guardia di finanza, consegnate dalle autorità italiane a quelle libiche nell’ambito dell’accordo di cooperazione stipulato tra i due paesi nel 2008.
A sostenere questa ipotesi è uno dei componenti dell’equipaggio, Alessandro Novara. “L’unità militare che ci ha mitragliato – spiega il marittimo – era identica a quelle utilizzate in Italia dalla guardia di finanza, anche se batteva bandiera libica”.
Secondo la Capitaneria di Porto, i libici “hanno sparato per colpire”.
I proiettili, sottolinea dal comando generale della Guardia costiera il comandante Vittorio Alessandro, “sono ben distribuiti lungo tutta la fiancata, dal pelo dell’acqua fino alle sovrastrutture, cioè le parti abitate dall’equipaggio”.
Insomma, chi era sul peschereccio “è stato molto fortunato”.
A bordo del peschereccio c’erano dieci persone, tre delle quali di nazionalità tunisina.
Tutti i membri dell’equipaggio stanno bene ma sono ancora sotto shock.
“Il mio motopeschereccio stava incrociando e non stava pescando”, afferma l’armatore Vincenzo Asaro.
L’Ariete, iscritto al compartimento marittimo di Mazara, è un peschereccio di 32 metri ed è comandato da Gaspare Marrone.
Già lo scorso 10 giugno sempre al largo delle coste libiche altri tre pescherecci mazaresi – l’Alibut, il Mariner 10 e il Vincenza Giacalone – erano stati sequestrati mentre erano impegnati in una battuta di pesca nel Golfo della Sirte.
Il sequestro era avvenuto a circa trenta miglia dalla costa, in una zona considerata dai libici di propria esclusiva competenza, nonostante le norme del diritto marittimo internazionale.
Il nostro governo è riuscito in un ‘impresa unica al mondo: far mitragliare un peschereccio italiano da una motovedetta da noi costruita e poi regalata al governo dittatoriale libico perchè faccia il lavoro sporco contro i profughi.
Ora sono arrivati a mitragliare non solo le carrette del mare, ma anche una nostra nave da pesca che non pescava, ma solo circolava in acque internazionali.
Questo è il ringraziamento che l’amico dei terroristi Gheddafi ha riservato al nostro Paese, dopo averci preso per il culo per tre giorni, durante la sua visita in Italia, tra inviti a convertirci, sfilata di miss e tende da circo.
E noi gli abbiamo pure regalato 5 miliardi per tenercelo buono.
E questo sarebbe un governo di destra?
Un governo che non sa farsi rispettare da un dittatore che viola le norme del diritto internazionale e che mette a rischio la vita di nostri connazionali?
Vergogna.
argomento: Berlusconi, Costume, denuncia, Esteri, governo, LegaNord, Libia, PdL, Politica, radici e valori | 1 Commento »
Agosto 31st, 2010 Riccardo Fucile
IL LEADER LIBICO E IL PREMIER ITALIANO IN SOCIETA’, ATTRAVERSO FININVEST E LAFITRADE, IN QUINTA COMMUNICATIONS, LA SOCIETA’ DI COMUNICAZIONI DI BEN AMMAR… LA LIBIA HA SPESO 2,5 MILIARDI PER ENTRARE IN UNICREDIT, HA L’1% DI ENI, IL 14,8% DI RETETIL, LAVORA CON ANSALDO, FINMECCANICA, IMPREGILO…. E COSI’ SILVIO PUO’ ENTRARE NEI SALOTTI BUONI DELLA FINANZA
La visita di Gheddafi in Italia è continuata anche ieri tra le polemiche e le provocazioni del leader libico e il silenzio interessato del nostro governo. Gheddafi, non pago dei 5 miliardi regalatigli dall’Italia per fare il lavoro sporco di affogamento dei profughi, ha sostenuto che anche l’Europa gli deve dare 5 miliardi di euro l’anno per porre un freno al fenomeno migratorio.
Ha poi sostenuto che “le donne in Libia sono più libere che in Occidente” perchè possono stare a casa a preparare il pranzo ai mariti e anche a fare la calzetta, per concludere in serata con l’apologia di chi ha “giustiziato Mussolini” senza processo.
Detto da un assassino di studenti e oppositori, nonchè da un finanziatore del terrorismo internazionale, è indubbio che il soggetto avesse sicuramente tutte le credenziali per sostenere una tesi del genere.
Nel corso della cena con 800 invitati era stato persino severamente vietato porre al leader libico domande sui diritti umani e la tutela dei profughi in Libia. “Chi non capisce appartiene al passato”, ha spiegato il premier.
L’idea di islamizzare l’Europa non lo turba, in fondo basta che resista all’assedio il perimetro di Villa Certosa e sia garantito il pass alle veline in tubino nero.
Del resto sai che gliene frega.
Se poi i giudici, una volta islamizzati, non portassero a fondo i suoi processi ancora meglio, si convertirebbe subito all’Islam.
I più seri, in fondo, si sono dimostrati i carabininieri che hanno preteso per il loro tradizionale Carosello di non avere “nessun contatto” con la sceneggiata berbera.
Mentre molti, anche nella maggioranza, hanno parlato di una sceneggiata ignobile a danno del nostro Paese, è continuato il pellegrinaggio degli imprenditori alla tenda di Gheddafi ( in realtà dorme in un comodo letto all’ambasciata libica).
Perchè sono gli affari il vero motivo dell’amicizia tra il leader libico e Berlusconi.
Vediamo di approfondire quali.
Gli affari diretti ufficiali sono pochi. Gheddafi ha un tesoretto personale di 65 miliardi di dollari, sottratti al popolo libico evidentemente, visto che si tratta di petrodollari e non c’è scritto da nessuna parte che a lui spettino per la carica che ricopre in modo dittatoriale.
Attraverso Fininvest e Lafitrade, Gheddafi e Berlusconi, hanno una bella quota entrambi di Quinta Communications, società di produzione cinematografica di Tarak Ben Ammar, l’imprenditore franco-tunisino socio di Silvio in parecchie iniziative.
In realtà l’interesse è reciproco: Silvio ha sdoganato la Libia sui mercati internazionali e ne ha pilotato gli investimenti ad uso e consumo dei suoi interessi, politici e imprenditoriali, in Italia. Continua »
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