Novembre 26th, 2010 Riccardo Fucile
ESCE OGGI IN LIBRERIA “MIGNOTTOCRAZIA” DI PAOLO GUZZANTI (ALIBERTI EDITORE)…IL RAPPORTO DEL PREMIER CON LE DONNE COME UN MODO PER RACCOGLIERE CONSENSO…ALCUNI STRALCI: “MA LE HAI MESSO LE MANI SUL CULO?”
Esce oggi nelle librerie l’ultimo libro di Paolo Guzzanti, “Mignottocrazia”, (Aliberti editore). Ne pubblichiamo alcuni stralci.
“Quando Berlusconi, di fronte al caso della ragazza Ruby afferra i microfoni dei cronisti e scandisce il fatto che lui fa e intende seguitare a fare come gli pare, a condurre lo stile di vita che vuole e che in quello stile di vita c’è la festa, le donne e il piacere, non fa una dichiarazione impudente o imprudente. Fa una dichiarazione politica. La dichiarazione politica è anzi ideologica. (…) Berlusconi si fa forte del disprezzo popolare – in Italia e soltanto in Italia – per tutte le forme di controllo. Quando lui definisce i controlli e i contrappesi «lacci e lacciuoli», chiama l’applauso dello stesso pubblico televisivo ed elettorale che apprezza, loda e anzi si entusiasma per le sue attività sessuali vere o presunte, per il suo disprezzo per le regole e lo stile di vita che dovrebbe essere consono a un capo di governo”
“Le regole della vita civile come le regole della vita democratica sono faticose, pedanti, poco agili e create con l’esperienza di secoli proprio allo scopo di impedire che prevalgano gli istinti, la forza, la sopraffazione e anche un eccesso di carisma personale in competizione con le regole e che tende a soffocarle, ucciderle, deriderle. La mignottocrazia come sistema di potere ha esattamente questo scopo ideologico: assuefare l’opinione pubblica con un continuo e rivendicato stupro delle regole, delle norme, delle consuetudini, introducendo una prassi apparentemente anarchica, l’esibita passione per le feste piene di ragazze in attesa del loro regalino, ma in realtà funzionale al mantenimento del potere”
“In tutte le salse le sue avventure o supposte tali sono state difese con una sloganistica semplificata: la sinistra protegge e si identifica con omosessuali di ogni varietà , transessuali, travestiti e comunque persone sessualmente ambigue, mentre la destra berlusconiana spiccia e casereccia si identifica con il maschio standard, quello delle barzellette cui piace fondamentalmente “la fica”. Daniela Santanchè, che come avversaria di Berlusconi aveva denunciato anche lei la maniacale sessualità di quest’ultimo specificando di non aver mai ceduto alle sue seduzioni, una volta tornata all’ovile berlusconiano con una carica da sottosegretario si è sbracciata nella difesa di Berlusconi come maschio sanamente affamato di sesso femminile”
“Eravamo seduti e si svolse il rituale comizio del Cavaliere il quale sa avere con la folla il rapporto carnale che è un parafrasi dell’atto sessuale (…) Berlusconi sceso dal palco si stava dirigendo verso il punto dove ero seduto io (…) una folla a poltiglia si spalmò sulla mia fila di sedie e vari corpi mi si appiccarono contro (…). Fu a quel punto che il presidente del Consiglio dei Ministri del governo italiano, con un coup de thèatre dei suoi aprì il sipario dei corpi umani e apparve a pochi centimetri dalla mia faccia, raggiante, compagnone, studentesco e mi disse con un sorriso a quarantadue denti: “Bè? Ma l’hai toccata? Hai visto che gnocca che ti è venuta addosso? Le hai messo almeno le mani sul culo?”
“Ho sempre pensato che Berlusconi sarebbe caduto sulle donne. L’ho pensato negli anni in cui ero parlamentare di Forza Italia, quando accettai la candidatura per poter proseguire la mia inchiesta sul dossier Mitrokhin, e l’ho pensato quando ho lasciato lo stesso partito, prima che si compisse il rito equivoco dell’unificazione fra Alleanza nazionale e il partito di Berlusconi. (…) Un comportamento aziendale, padronale, fintamente paterno, segnato dal più profondo disprezzo per l’altro sesso, un disprezzo nasalmente negato nel modo più sinceramente sfrontato: «Io odiare le donne? Ma tu sei pazzo! Io amo le donne, corteggio le donne perchè le adoro e loro lo sanno”
“Molti anni fa Berlusconi disse a Beppe Piroddi, un celebre playboy degli anni Ottanta: «Il denaro, i mega-affari e il potere? Certo, caro Beppe, sono importanti, ma per me contano in quanto mi permettono di competere con te e i tuoi colleghi nella conquista delle più belle donne del mondo”
“Si vantava di massacrare due donne al giorno con una pillola che non era il Viagra perchè l’episodio è di molti anni fa. Ciò dimostra che per lui è più importante far sapere agli altri che è uno scopatore irrefrenabile, più che un conquistatore di donne, un amante desiderabile e desiderato. (…) La sua ex consorte Veronica Lario parla di lui come dell’imperatore, o del drago al quale vengono sacrificate legioni di vergini. In realtà , più modestamente, sullo scannatoio sacrificale del lettone di Putin vengono portate spesso delle puttane in offerta speciale”
“Bella ragazza e testa vuota Il sistema mignottocratico consiste nel creare una classe dirigente di esseri umani clonati, robotici, composta prevalentemente da donne ma non soltanto, selezionati secondo criteri di sex appeal. Che poi ci siano o non ci siano incentivi sessuali alla carriera, questo è un optional. Secondo la bibbia del berlusconismo, una bella ragazza con la testa vuota è sempre meglio di una brutta ragazza con la testa piena di idee e di cultura”
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Novembre 8th, 2010 Riccardo Fucile
I CONDIZIONAMENTI DI UNA SOCIETA’ CHE FINGE DI DARTI LA MASSIMA LIBERTA’ E INVECE TI DA’ IL MASSIMO CONDIZIONAMENTO… L’INCONTRO DELLO SCRITTORE CON GLI STUDENTI AL FESTIVAL DI ROMA: “IN RAI HO LAVORATO SENZA CENSURE, OGGI E’ PIU’ DIFFICILE”
«Si può dire ad un giovane solo di essere se stesso, di farsi condizionare il meno possibile da una società che finge di darti la massima libertà , e invece ti dà il massimo condizionamento. Io sotto il fascismo ero più libero di voi oggi».
Lo ha detto lo scrittore Andrea Camilleri nell’incontro con i ragazzi, organizzato dalla sezione `Alice nella città `, al Festival di Roma.
Durante la conversazione, alla quale ha partecipato anche Michele Riondino, l’attore che interpreterà il giovane Montalbano in una fiction Rai, l’autore siciliano ha anche parlato della Rai, rispondendo ad una domanda dal pubblico: «Ho lavorato in Rai 35 anni, ho esordito come funzionario ed ho sempre rifiutato di esserne dirigente. Vuole che le dica che era meglio ieri di oggi? Sì, era meglio ieri, anche con Bernabei. Io ero comunista tesserato e non ho mai avuto fastidi da Bernabei. Ho sempre lavorato senza censure, oggi è un pò più difficile».
Lo scrittore, che durante l’incontro ha parlato del suo rapporto con il cinema commentando le scene di vari film legati alla sua giovinezza, ha aggiunto: «Quando mi è stato detto che volevano fare una fiction su Montalbano giovane ho provato un minimo di commozione, era come se il personaggio non ringiovanisse ma avesse creato un erede e che continuasse a vivere attraverso la mia scrittura. E questo mi ha commosso».
Invece Michele Riondino ha detto di essersi «molto spaventato quando mi è stato offerto il ruolo, come quando esci da scuola di recitazione e ti offrono subito Amleto. L’idea di poter avere a che fare con Camilleri, le sue storie e il fatto che approvasse la mia scelta, però, mi hanno convinto a buttarmi. Anch’io mi sono commosso».
Lo scrittore ha anche accennato all’attuale situazione del cinema italiano: «L’altro giorno mi hanno fatto vedere `Noi credevamo’ il film sul Risorgimento di Mario Martone, e si ha l’impressione che il cinema italiano sia in ottima salute, ma non è vero. La fatica di produttori e registi è duplice, non solo per fare i loro film, ma per le difficoltà che si frappongono, la scarsità dei mezzi e una certa sottovalutazione dell’importanza della cultura”.
In `Noi credevamo’, un film straordinario che considero uno dei migliori che ho mai visto, si mostrano già le crepe di questa apparente unità d’Italia.
Poi si arriva a `La scomparsa di Pato’` (il film di Rocco Mortelliti), tratto da un romanzo dell’autore, presentato al Festival di Roma, ndr), dove il potere gia’ cerca di bloccare un’inchiesta. Anche se non c’è una telefonata alla questura, c’erano già gli ordini dall’alto».
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Luglio 3rd, 2010 Riccardo Fucile
PER L’APERTURA DI “CAFFEINA FESTIVAL” A VITERBO, BATTE FORTE IN PIAZZA IL RICORDO DI FALCONE E BORSELLINO, DUE UOMINI “GIUSTI” CHE HANNO DECISO DI “VIVERE E MORIRE DA UOMINI”… EMERGE L’ITALIA CHE HA SETE DI VALORI COMUNI, INTORNO A IDEE CHE NON SIANO “CONTRO”, MA “PER” QUALCOSA
Pubblichiamo il commento di Filippo Rossi, direttore del webmagazine, di area finiana,
“FareFuturo” sull’intervento di Roberto Saviano alla prima giornata inaugurale del Festival “Caffeina Cultura” che si tiene a Viterbo fino al 17 luglio.
C’era l’Italia, ieri sera, su quella piazza. A sentire Roberto Saviano, nel cuore di Viterbo per l’apertura di Caffeina, c’era davvero tutta l’Italia. L’Italia vera, quella che non conosce barricate, quella che non vive di etichette, di ideologie, di “scelte di campo”. Un’Italia che, a vedertela lì di fronte, come fosse un unico corpo di migliaia di persone, non potevi — neanche volendo — “identificare”. Chi è di destra? Chi è di sinistra? Inutile provare a rispondere: c’era, sul serio, solo l’Italia.
C’era quell’Italia che ha sete di valori comuni, che ha voglia di abbracciarsi attorno a idee che non siano “contro” ma “per”, che vuole crescere su fondamenta che non siano di divisione ma di condivisione. C’era quell’Italia che ha fame di luce sulle troppe ombre che ancora la inquinano, che ha fame di trasparenza, di onestà , di responsabilità .
Quell’Italia che, per questo, non può che commuoversi mentre scorrono le immagini e le parole di Giovanni Falcone e di Borsellino, di quei due “giusti” (non per forza “eroi”, come ci tiene a sottolineare Saviano) che, da persone normali, con le loro fragilità e i loro dubbi, i loro slanci e le loro debolezze, hanno deciso di “vivere e morire da uomini”. Quell’Italia che non può non applaudire, quando l’autore di Gomorra risponde a chi — con fini più o meno limpidi — gli dà del “professionista dell’antimafia” (la stessa accusa che troppe volte è suonata come una condanna a morte): «Meglio professionista dell’antimafia, che dilettante dell’antimafia». E come non dargli ragione. Continua »
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Luglio 2nd, 2010 Riccardo Fucile
ORGANIZZATO DAI FINIANI DI “FAREFUTURO”, PREVEDE 15 GIORNI DI GRANDI APPUNTAMENTI CON OSPITI BIPARTISAN: TRA QUESTI BUTTAFUOCO, DACIA MARAINI, CARDINI, LUCIA ANNUNZIATA, BEPPE ENGLARO, ALBERTAZZI, MARGHERITA HUCK, CRISTICCHI, BRUNO GUERRI, GAD LERNER, GIORELLO, SCUDATI, ERRI DE LUCA, VAURO… L’ATTACCO DE “IL GIORNALE” E LA REPLICA DI “CAFFEINA”
E’ iniziato l’altro ieri sera a Viterbo, in una splendida cornice di pubblico, il festival
“finiano” denominato “Caffeina Cultura”, con la partecipazione alla serata inaugurale di Roberto Saviano che aveva rilasciato un’intervista esclusiva al primo numero di “Caffeina magazine”, la rivista diretta da Filippo Rossi, scrittore e già direttore di FareFuturoweb Magazine, il periodico della Fondazione di Gianfranco Fini, spesso al centro del dibattito politico.
Come sottolinea Saviano nell’intervista “questo è un paese di contrade, come diceva il Guicciardini, dalla divisione trae sempre beneficio il singolo, mai il Paese intero. Non realizzi nulla, quindi non sbagli”.
“Caffeina” è anche la testata del festival ricco di ospiti che si alterneranno sul palco dal 30 giugno al 17 luglio, personaggi sia di destra che di sinistra, senza imprigionare la cultura.
Come scrive nella brochure di presentazione Filippo Rossi: “Di tutte le sostanze, droghe e spezie che da secoli animano gli usi e i commerci degli uomini, la caffeina è senz’altro la più popolare. E’ l’unica sostanza stimolante che sia riuscita ad abbattere resistenza e pregiudizio, si tratta di un eccitante potentissimo chiamato “creatività “.
L’iniziativa è stata ovviamente subito criticata dai “guardiani della rivoluzione mai fatta” de “il Giornale” di Perdente Feltri che hanno posto l’accento sui troppi ospiti di sinistra. Pubblichiamo di seguito la risposta di Stefano Petroselli di FareFuturo alle osservazioni del quotidiano dei falchi berlusconiani, in modo che possiate farvi un’opinione anche sullo spirito che anima “Caffeina cultura”
Sulle pagine del Giornale “Caffeina cultura” è stata definita una «sagra del pugno chiuso», con una retorica che forse nemmeno in pieni anni Settanta veniva utilizzata con questa veemenza inquisitoria.
Nessuna attenzione alla cultura, nessuna attenzione alle soluzioni, nessuna attenzione alla qualità : quel che conta è solo la barricata, è solo l’intelligenza considerata come arma propagandistica.
Il merito non conta, conta solo il grado di fedeltà al partito, alla causa, al capo.
In una declinazione della cultura come “strumento di lotta” che tanto, troppo, assomiglia a un totalitarismo delle idee che, forse, dovrebbe appartenere a tradizioni politiche diverse dal giornale che fu di Indro Montanelli.
Una tradizione che ama dividere il mondo in nostri e loro, che ha bisogno di commissari politici i quali, occhialetti inforcati, sottolineano col rosso i nomi che non vanno, li escludono, li depennano.
È una tradizione che non dovrebbe appartenere a chi dice di credere alla libertà individuale e di pensiero, a chi dovrebbe odiare ogni etichettatura militante. Continua »
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Aprile 19th, 2010 Riccardo Fucile
“CERTI FILM E LIBRI FANNO CATTIVA PUBBLICITA’ AL NOSTRO PAESE” DICE IL PREMIER…LE STESSE COSE CHE AVEVA DETTO IL BOSS MICHELE GRECO: “E’ COLPA DEL “PADRINO” SE IN SICILIA SI FANNO I PROCESSI PER MAFIA”… PAOLO BORSELLINO, DA UOMO DELLO STATO, DISSE INVECE: “PARLATE DELLA MAFIA: ALLA RADIO, IN TV, SUI GIORNALI, PERO’ PARLATENE: NON BASTA LA REPRESSIONE, OCCORRE UN MOVIMENTO CULTURALE E MORALE CHE COINVOLGA TUTTI”
Pochi giorni fa, al termine di un Consiglio dei ministri, in sala stampa, il premier aveva espresso per la seconda volta il medesimo concetto: “La mafia in Italia? Sono i libri, i film e le fiction a farle promozione. La mafia italiana è la sesta al mondo, ma è la più conosciuta grazie al supporto promozionale che ha ricevuto dalle otto serie tv della Piovra e anche dalla letteratura, come nel caso di Gomorra”.
Parole meditate che già si scontrerebbero con il fatto che la sua famiglia produce e edita quei film e quei libri.
Ma parole troppo simili a quelle espresse da Michele Greco, boss di Cosa Nostra, morto in carcere, (“è tutta colpa del film ‘il Padrino’ se in Sicilia vengono istruiti i processi per mafia”), per non destare allarme.
E ancora il boss Nicola Schiavone quando afferma che “la camorra esiste solo nella testa di chi scrive”.
Eppure è risaputo che la mafia ha un volume d’affari di 100 miliardi l’anno, superando di gran lunga le più solide aziende italiane.
L’affondo del premier contro scrittori e registi eccheggia da giorni nei Palazzi della politica ed è sintomo di una mentalità secondo la quale è meglio il silenzio e chi racconta il potere della criminalità organizzata fa solo cattiva pubblicità al Paese e peggiora la sua immagine.
A parte che riteniamo che siano altre le vicende che fanno precipitare la considerazione del nostro Paese e delle nostre istituzioni nel mondo, non ultime le dubbie frequentazioni e gi interessi privati di certi esponenti politici, fa specie che certe frasi arrivino proprio in un momento in cui le mafie si stanno infiltrando nei sistemi economici e finanziari occidentali sempre più a fondo e in cui il livello di guardia debba semmai essere alzato.
L’Italia è il Paese che, grazie a tanti magistratie giuristi, ha messo a punto la migliore legislazione antimafia del mondo, da cui attingono i nuclei antimafia di tutti i Paesi.
Certo essere additati come mafiosi quando si varca il confine non fa piacere, ma non è certo con il silenzio che mostriamo di essere diversi. Continua »
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Febbraio 11th, 2009 Riccardo Fucile
SI CAVALCA ANCHE LA SOFFERENZA E LA MORTE? …”ELUANA, LA LIBERTA’ E LA VITA”, SCRITTO DA PAPA’ BEPPINO, DIVENTERA’ UN BEST SELLER…UNA NOTA STONATA: LA PUBBLICITA’ DEL LIBRO IL GIORNO DELLA MORTE
Ha suscitato imbarazzo, il giorno della morte di Eluana, il modulo pubblicitario
in basso a destra sulla prima pagina del Corriere della Sera.
Rappresentava il volto sorridente di Eluana sulla copertina del libro ” Eluana, la libertà e la vita”, la versione libraria, edita Rizzoli, dell’intera vicenda che ha commosso l’Italia, raccontata da papà Beppino in prima persona e da Elena Nave.
Accanto alla notizia in prima pagina della sua tragica scomparsa.
Marketing è marketing, sosterrà qualcuno. Specie quello editoriale e specie quello della Rizzoli che, di questi tempi, abbisogna di grandi sforzi. Non è certo scandaloso pubblicizzare un saggio che, uscito a novembre scorso, a dramma umano e querelle istituzionale ancora lontana, può trasformarsi in best seller.
Spesso l’anima commerciale di un giornale affianca quella di servizio, certo. Non è frequente nei casi di gravi delitti o di eventi luttuosi, ma può accadere.
Come nel caso Cogne con il libro “La verità “, scritto da Anna Maria Franzoni, in attesa della sentenza definitiva per la morte del figlioletto.
La Franzoni si presentò in Tv giusto per parlare del suo libro e la cosa fu giudicata perlomeno inelegante. Continua »
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