Febbraio 22nd, 2013 Riccardo Fucile
ATTESA PER L’ENDORSEMENT DI CELENTANO IN FAVORE DEL CANDIDATO DEL CENTROSINISTRA MENTRE MOLTI MONTIANI LO SCEGLIERANNO IN CHIAVE ANTI-MARONI
Disgiunto o utile, che dir si voglia: mai come questa volta più che sul voto in sè si ragiona sugli effetti che le scelte elettorali avranno sugli scenari politici.
Vuoi per le complicate conseguenze della peggior legge elettorale della storia, vuoi perchè nell’incertezza del trapasso della Seconda Repubblica, si fanno i conti con fantasmi di varia natura: il redivivo B. e, alle celtiche latitudini, la Lega 2.0 di Bobo Maroni.
Adriano Celentano ha pubblicato sul suo blog un brano che invita i cittadini a votare. E anche qualcosa di più: “Ci stanno rubando il mondo però si dice in giro che fra i partiti c’è un’onda nuova che è partita dal niente, una valanga che sta avanzando come un ciclone per abbattere il marcio della nazione. Se non voti ritornano ancora”.
Della sua vicinanza con Grillo si è scritto molto, tanto che si dà per certa (anche se per ora non lo è) la sua partecipazione all’evento del Movimento Cinque Stelle in piazza San Giovanni, domani a Roma.
Grillino ma non a tutti i costi, se come scrive l’Unità , sembra intenzionato a scegliere il figlio dell’Eroe borghese per la corsa al Pirellone,
Il giuslavorista Pietro Ichino senatore Pd folgorato sulla via della Scelta civica da Mario Monti — ha fatto sapere che alle regionali anche lui voterà Umberto Ambrosoli. Come lui altri montiani, in funzione anti-Lega, hanno deciso di fare la croce sulla lista Ambrosoli piuttosto che sul candidato di bandiera, l’ex sindaco Gabriele Albertini.
E qui sta in parte la chiave della rimonta del candidato del centrosinistra.
Ma il rebus vero sono i grillini lombardi.
Il dilemma è importante: sostenere il loro candidato governatore Silvana Carcano o scegliere Umberto Ambrosoli?
Non ci sarà nessuna defezione, è la tesi di molti militanti a Cinque Stelle.
E naturalmente di Silvana Carcano: “Abbiamo già detto più volte che la scelta è tra continuare o no sulla strada del degrado politico cui abbiamo assistito fino ad oggi. Chi ha abbracciato il Movimento 5 Stelle ha colto la proposta di fare un salto in direzione contraria. E personalmente non ho avuto la percezione di ‘diserzioni’ in favore di un presunto voto utile”.
Di avviso contrario il beneficiario del suddetto voto utile, Umberto Ambrosoli: “Sui social network ho ricevuto messaggi di elettori grillini che alla Regione voteranno per me. Non so quanto sia un campione rappresentativo, ma il senso dei loro discorsi è scegliere un cambiamento e non la continuità con la giunta precedente. Del resto ci sono affinità con il movimento di Grillo: abbiamo scelto anche noi di fare le primarie, abbiamo preso impegni seri sui tagli ai costi della politica e costruito un programma di governo con un sistema, liquid-Feedback, usato anche da loro”.
Il ragionamento che molti fanno è votare per non rischiare.
E allora arrivano mail che fanno più o meno così: “Assieme al voto disgiunto per la presidenza della Regione Lombardia da parte degli elettori della lista Monti per il Parlamento, c’è necessità di un voto utile anche da parte di chi non è in particolare sintonia con Umberto Ambrosoli e la sua coalizione, ma non sta a destra. L’alternativa, infatti, è Maroni e non altro”.
Spiega l’autore, Sergio Vicario, imprenditore della comunicazione: “Ho scritto questa mail perchè parlando con diverse persone, ho avuto la sensazione che il voto disgiunto sia una possibilità realistica. Anche se il meccanismo, con tre schede per Camera, Senato e Regione è tutt’altro che semplice”.
Silvia Truzzi
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Febbraio 19th, 2013 Riccardo Fucile
VOTO DISGIUNTO ANCHE PER IL GIUSLAVORISTA: “UNA SCELTA CHE DERIVA DALLA ANTICA AMICIZIA CHE MI LEGA ALLA FAMIGLIA E A UN UMBERTO, CEMENTATA DAL DOLORE PER L’ASSASSINIO DI SUO PADRE”
Ambrosoli incassa il voto e il sostegno di Pietro Ichino. 
Il giuslavorista, già esponente del Pd, scioglie la riserva e annuncia che voterà il candidato del centrosinistra, Umberto Ambrosoli, alle regionali lombarde.
In un editoriale postato sul suo sito, l’ex esponente democratico, ora candidato nella lista ‘Scelta civica’ di Mario Monti al Senato (Toscana e Lombardia), annuncia la sua scelta, spiegando di credere nel carattere “civico” della candidatura di Ambrosoli.
La decisione del giuslavorista segue l’invito al voto disgiunto di altri esponenti ‘montiani’, come Ilaria Borletti Buitoni, capolista per ‘Scelta civica’ nella circoscrizione Lombardia 1 alla Camera, malgrado gli appelli del presidente del Consiglio che ha più volte chiarito che il suo candidato è Gabriele Albertini.
“In un’intervista a Repubblica della settimana scorsa — ha scritto Ichino — ho detto che ‘le figure di Albertini e Ambrosoli rappresentano due aspetti e due tendenze di una stessa società civile ambrosiana, onesta, laboriosa, europeista, convinta della necessità di riformare profondamente il nostro paese per fargli raggiungere i migliori parametri europei’.
La Lista Monti — ha proseguito — si propone di unire e rappresentare, sul piano nazionale, entrambe queste parti della società civile; cioè unire tutti i fautori della ‘riforma europea’ dell’Italia, quale che sia la loro provenienza secondo le vecchie geometrie politiche”.
A pesare sulla decisione di Ichino anche le parole dello stesso Ambrosoli che ieri, dalle colonne della Stampa, aveva dichiarato: “Io non mi sento il candidato di Bersani. La mia candidatura non nasce dalle segreterie di partito, ma da un patto civico. E poi la mia coalizione ha confini diversi, più ampi. E’ così: tra coloro che hanno scelto da tempo di votare per Ambrosoli, in questo ultimo mese, molti nelle elezioni politiche nazionali voteranno per Monti”.
“Tra gli elettori che domenica prossima compiranno questa stessa scelta ci sono anch’io — annuncia Ichino, confermando la scelta del voto disgiunto — è una scelta che nel mio caso nasce dall’antica amicizia che mi lega alla famiglia Ambrosoli e a Umberto, cementata dal dolore per l’assassinio di suo padre; dalla mia amicizia e stima per Umberto è nato anche, nell’autunno scorso, il mio impegno pubblico a sostegno della formazione della sua lista civica e della sua candidatura”.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Febbraio 11th, 2013 Riccardo Fucile
“L’IMPORTANTE E’ SCONFIGGERE LA LEGA”… SEMPRE PIU’ ADESIONI AL VOTO DISGIUNTO: FRONTE UNITO CONTRO LE PALLE DEL MESTIERANTE MARONI
«Il dottor Ambrosoli poteva essere un ottimo candidato di Scelta Civica. Ha uno stile moderato e rappresenta bene la nostra determinazione nella volontà di cambiamento in Lombardia».
Con queste parole Andrea Olivero conferma (e non in una forma implicita) il sostegno sostanziale dei montiani al candidato del centrosinistra per il Pirellone.
Ex presidente delle Acli, Olivero è il fondatore del partito del Professore, insieme con Mario Monti, Andrea Riccardi e Luca di Montezemolo.
E non solo difende i civici lombardi che hanno “mollato” Albertini per appoggiare Ambrosoli.
Da lui arriva quasi un incoraggiamento.
Che succede nel Centro? Si spacca ancora prima del voto?
«La Lombardia simboleggia bene le differenze che esistono nel nostro movimento. I tre capilista vengono da esperienze diverse, in alcuni casi opposte: Mario Mauro dal Pdl, Pietro Ichino dal Pd, lo stesso Albertini da una posizione critica dentro il centrodestra. Dobbiamo fare una sintesi tra varie culture politiche ma nessuno vuole sfasciare il giocattolo».
Lei da che parte sta?
«Quello che posso dire è che scegliere Ambrosoli o Albertini va nella stessa direzione: evitare la vittoria di Maroni che noi consideriamo una sciagura. È il motivo per cui abbiamo deciso di sostenere la candidatura dell’ex sindaco di Milano. Per impedire alla Lega di conquistare il governo della regione. In questa logica ci sono delle forze vicine a Scelta Civica e a Monti che si trovano più vicine, per affinità culturale e politica, ad Ambrosoli. Mi viene in mente Pezzotta che ha una consolidata esperienza di collaborazione con il candidato di centrosinistra».
Questa equidistanza non mette in imbarazzo Albertini? Tanto vale ritirarsi se lo abbandonate così.
«Guardi che non stiamo liquidando Albertini. Sarebbe un errore politico colossale. Lo si pagherebbe a caro prezzo e lo pagherebbe non solo la nostra lista ma tutto il fronte anti-Lega».
Perchè?
«Perchè nel momento in cui Albertini fosse scaricato, una parte del suo elettorato voterebbe Maroni ».
Come si fa allora a tenere in equilibrio per due settimane una posizione così vaga?
«Concentrando gli sforzi, andando a smascherare tutte le ambiguità della candidatura Maroni, contrastando quella strana e assurda alleanza tra Pdl e Lega che ha come collante solo la conservazione del potere e nascondere la corruzione della Regione».
Albertini sostiene che lei e Riccardi siete cattolici vicini alla sinistra. Esiste una faida con Cl in Lombardia?
«Siamo tante persone diverse che si ritrovano nel segno del riformismo rappresentato da Monti. Una faida tra cattolici? Ma siamo seri. Le faide interne a una partito sotto elezioni non portano a nessun risultato».
Se ci saranno altre defezioni nella vostra lista a favore di Ambrosoli, Monti interverrà ?
«Ogni singolo cittadino è libero di votare come vuole. Noi proporremo ai cittadini di scegliere in alternativa a Maroni. Il voto disgiunto proposto da Borletti Buitoni, Dellai, Pezzotta e da altri, da questo punto di vista, lo consideriamo molto positivo. Manifesta l’intendimento di andare contro la Lega, non può essere un danno».
Goffredo De Marchis
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Febbraio 6th, 2013 Riccardo Fucile
SI COMINCIA FINALMENTE A PARLARE DELLA NECESSITA’ DEL VOTO DISGIUNTO PER I MONTIANI: ALLA REGIONE VOTO PER IL GOVERNATORE AD AMBROSOLI
Lo dice con un tweet: «Umberto Ambrosoli ha ragione, voto disgiunto ipotesi utile per
la Lombardia».
Ilaria Borletti Buitoni, capolista di «Scelta Civica con Monti per l’Italia» nella Circoscrizione Lombardia 1 per la Camera, raccoglie il sasso lanciato qualche giorno fa dallo stesso Ambrosoli e lascia intendere che molti sostenitori dell’ex premier potrebbero, in Lombardia, votare il candidato governatore del centrosinistra invece di Gabriele Albertini.
L’ex sindaco, che in due circostanze diverse ha avuto l’endorsement a suo favore del premier, replica sempre via twitter: «Monti lo ha detto volendomi capolista al Senato: il vero voto utile è per Albertini».
Reazioni a catena. Roberto Maroni, candidato governatore per il centrodestra ironizza: «Vorrei sapere come si sente Albertini, ora che è stato scaricato anche dai suoi».
E Albertini: «Maroni stia sereno, sono forte dell’ appoggio esplicito del presidente Monti» e «le parole a titolo personale di una candidata non cambiano la forza del nostro progetto: prima di parlare Maroni guardi in casa sua le rivolte e le fughe di deputati, amministratori locali e simpatizzanti che non si riconoscono più in questa Lega cialtrona».
Come giudicare l’uscita della Borletti Buitoni?
Una «posizione personale», come sostiene l’ex sindaco, o c’è una strategia precisa e condivisa al vertice?
Dallo staff della ex presidente del Fai viene argomentata la dichiarazione, che non ha mancato di far discutere: «Il vero nemico è l’asse Maroni-Formigoni e, considerati i sondaggi che danno Albertini intorno al 6 per cento, è chiaro che non potrà essere lui a contrastare questa alleanza. L’unico che può farlo è Ambrosoli».
Di qui, il voto disgiunto: una croce al candidato della lista Monti e una all’avvocato sostenuto dal Patto Civico.
Elisabetta Soglio
(da ” il Corriere della Sera“)
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Febbraio 5th, 2013 Riccardo Fucile
LA BATTAGLIA DEI CENTOMILA VOTI: SI DECIDERA’ SUL FILO DI LANA LA CORSA AL PIRELLONE
«Come va la campagna? Fa on frecc de biss» sibila il compagno deputato Daniele Marantelli, da sotto la sciarpa del Varese Calcio, un attimo prima che un colpo di tramontana trasformi il gazebo del Pd in una serpe impazzita nel centro di Varese.
Sarà .
Nelle piazze, ai mercati, ai cancelli delle fabbriche, i candidati inseguono gli elettori che corrono a casa davanti alle televisioni, mai così padrone del gioco, neppure quando Berlusconi era davvero Berlusconi e non la maschera di Carnevale di se medesimo.
Se poi al dato meteorologico si aggiunge il clima politico, l’inverno dell’antipolitica e una certa algidità dei candidati, tira davvero un freddo da biscia.
Non ho mai visto in tanti anni in Lombardia una campagna elettorale così decisiva eppure tanto fredda, pallida e smorta.
Il voto dell’Italia si decide in Lombardia e quello lombardo in un’area pedemontana di quattro milioni di abitanti.
Alla fine, spiegano gli esperti, significa che il futuro governo del Paese, maggioranza e minoranza in Parlamento, spread e compagnia, tutto può essere deciso da centomila voti nella fascia di paesotti da Varese a Brescia.
Gli stessi centomila voti indecisi che da settimane fanno ballare la bilancia dei sondaggi, ora dalla parte del centrosinistra, ora sull’asse Pdl-Lega, un punto o due al massimo.
Con una simile posta in gioco, ti aspetti di assistere a una battaglia campale, pancia a terra, comune per comune, quartiere per quartiere.
Tanto più che per la prima volta mancano le due macchine da guerra che hanno dominato la scena lombarda e non solo degli ultimi venti anni, Roberto Formigoni e Umberto Bossi. Formidabili animali da campagna elettorale, capaci di battere ogni borgo pur di ramazzare un altro pugno di voti.
Oggi Formigoni passa la giornata a twittare con rancore e il Senatur a casa ad arringare il Trota. Il campo è libero. Ma nessuno se lo prende.
Il candidato del primo centrosinistra che potrebbe vincere la Lombardia, l’avvocato Umberto Ambrosoli, ha finora svolto una campagna definita dai giornali di Varese e Bergamo «milanocentrica », il che da queste parti equivale a un insulto.
Ambrosoli si è sforzato di tenere fuori i partiti, circondato da un pezzo di società civile milanese, nomi peraltro non famosissimi neppure in città , e di non usare mai la memoria del padre Giorgio, eroe boghese di un’altra Italia.
Nobile scrupolo, non fosse che qui nella grande provincia già molti non ricordano Giorgio Ambrosoli e scambiano il cognome con «quello delle caramelle », abituati a vedere figli di industriali nelle schiere del centrosinistra.
È difficile avvistare oltre la cerchia dei Navigli pure Gabriele Albertini, che sembra correre ancora per la poltrona di sindaco e non per il Pirellone.
In compenso si vede dappertutto il faccione di Roberto Maroni, con i suoi manifesti tre per sei su sfondo azzurro e una vagonata di soldi a disposizione, «grazie ai fondi di Roma ladrona» come dice Albertini.
Ma nei comizi «l’è minga il Bossi» sospirano i militanti.
C’è poi la candidata del Movimento 5 Stelle, la quarantenne Silvana Carcano, accreditata di un 10 per cento, in disciplinata attesa dell’avvento di loro signore Beppe Grillo, l’unico che riempia le piazze a qualsiasi temperatura.
In mancanza di una campagna elettorale degna di questo nome, accade quel che può ed era prevedibile.
Ogni settimana il vantaggio del centrosinistra, regalato dai disastri della giunta Formigoni, si è limato fino a scomparire, sotto i colpi della danarosa offensiva leghista e degli scandali e scandaletti.
Quello grosso del Monte dei Paschi e quello minimo della Nutella, forse il più scemo della lunga storia degli scandali nazionali.
I magistrati hanno mandato una raffica di avvisi di garanzia ai consiglieri del Pd in regione per rimborsi impropri, un paio per cifre superiori ai centomila euro, altri per quattro soldi compresa la Nutella («devo giustificare 3 mila euro in cinque anni, un euro e mezzo al giorno» fa il conto Pippo Civati), più sette avvisi di garanzia a consiglieri Pd per la somma di zero euro.
Proprio così, zero euro, ma il fascicolo era già aperto.
Ognuno può fare i dovuti paragoni con i 4,5 miliardi di multe regalati dalla Lega agli evasori delle quote latte e pagate dai contribuenti italiani, con i fantastiliardi spariti nei meandri della sanità «d’eccellenza» di Formigoni, con le tangenti rosse e milionarie del «sistema Sesto», con gli appalti loschi della ‘ndrangheta e perfino coi diamanti del «cerchio magico» di Bossi.
Ma tanto basta, nel carrozzone di anti e telepolitica, per mettere tutti quanti nel mucchio dei ladri.
Nella casa piacentina, un passo dalla terra da sempre straniera per la sinistra, Pierluigi Bersani non si dà pace e prepara la controffensiva. «Ai miei ho detto di alzare la voce. Non è possibile che un barattolo di Nutella cancelli vent’anni di disastri, sprechi e furti.
Non dobbiamo inseguire gli imbonitori, perchè su quel terreno vincono loro.
Ma neppure assistere da signori del fair play a questa indegna asta per l’ultimo voto.
Berlusconi promette 30 miliardi di sgravi fiscali, più il rimborso dell’Imu. Maroni, invece di nascondersi per lo scandalo delle quote latte, rilancia con l’abolizione dell’Irap, dell’Imu e il bollo auto gratis.
Grillo annuncia un salario garantito a tutti di mille euro al mese per tre anni, al modico costo di 100 miliardi per le casse dello stato. Più che la Lombardia del 2013, pare la Napoli del dopoguerra, con la differenza che almeno il comandante Lauro il pacco di pasta e la seconda scarpa poi glieli portava. Ma io mi rifiuto di credere che i lombardi abbocchino. Se gli facciamo discorsi seri sul lavoro, il credito, l’innovazione, ci seguiranno e si può vincere».
Il piano di Bersani prevede un’invasione negli ultimi giorni.
Lui stesso partirà per un giro della pedemontana, sulle tracce di quella via dei distretti attraversata per anni con Enrico Letta, in una delle poche iniziative efficaci del centrosinistra nel Nord.
Dice di aver parlato «quasi soltanto di Lombardia» nell’incontro fiorentino con Matteo Renzi, il quale ha accettato subito di lanciare la sfida nella tana del nemico, nella Varese della Lega e ora anche di Mario Monti.
Si mobilita anche Nichi Vendola, che ha deciso di trascurare la sua Puglia per trasferirsi nella settimana decisiva al Nord: «Il paragone della Lombardia con l’Ohio delle elezioni americane è sbagliato per difetto — nota il governatore — La Lombardia è l’Ohio più la Florida più la Virginia. Si decide tutto là ».
Daniele Marantelli, detto il leghista rosso, che dirige il traffico della campagna del Pd nella pedemontana, saluta con sollievo gli annunci: «Questa è un’occasione unica per il centrosinistra. Come quando leggi in autostrada: prossima uscita 300 chilometri. Non capisco perchè i leader del centrosinistra non abbiano già trasferito qui il quartier generale ».
A voler combattere, gli argomenti non mancherebbero.
Le promesse mancate del federalismo, il disastro delle politiche industriali di Berlusconi e Tremonti, gli scandali dell’era Formigoni, le decine di migliaia di aziende costrette a licenziare o a chiudere, il flop della Malpensa e così via.
Senza contare lo spettro del fallimento dell’Expo 2015, un appuntamento al quale i lombardi continuano a credere meno degli stranieri, che si sono già iscritti in massa, con il record di 120 paesi partecipanti e oltre 20 milioni di visitatori previsti.
Alla fine saranno centomila voti a decidere il governo della Lombardia e dell’Italia, più o meno gli abitanti di Varese città .
Se la campagna elettorale non si scalda, se la gente rimane a casa a guardare le televisioni, non c’è neppure bisogno di sprecare i soldi dei sondaggi per sapere fin d’ora chi sarà il vincitore.
Curzio Maltese
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Gennaio 31st, 2013 Riccardo Fucile
INDAGATI I CAPIGRUPPO DELL’OPPOSIZIONE… CONTESTATO ANCHE UN BARATTOLO DI NUTELLA
Sospendere la campagna elettorale o proseguire seguendo la linea Ambrosoli: dimissioni in caso di rinvio a giudizio.
Il centrosinistra lombardo prova una difesa tra imbarazzi e confusione.
Le spese contestate ai consiglieri dell’opposizione, 29 in tutto quelli iscritti dalla Procura di Milano, sono di entità inferiore, per esempio, rispetto ai 6000 euro spesi (e poi restituiti) dal leghista Galli per il matrimonio della figlia o i quasi 1000 euro spesi dalla Minetti per una cena al Principe di Savoia.
Ma pongono immediatamente un dilemma morale e politico: si può fare la campagna elettorale con un avviso di garanzia in tasca?
Il centrosinistra dovrà stabilire se un invito a comparire davanti ai magistrati è una patente di impresentabilità tale da compromettere le candidature, quelle regionali ma soprattutto quelle per un seggio a Roma che sono vincolate alle preferenze.
Sul punto i diretti interessati pesano le parole e fanno valere come un mantra la linea tracciata dall’avvocato candidato al Pirellone.
Ma il problema della credibilità dei candidati che affrontano le urne resta e sarà oggetto di riunioni nei prossimi giorni.
Il centrosinistra, del resto, ha l’esigenza di marcare una differenza dal centrodestra caduto su creme di bellezza, cene da migliaia di euro e cartucce da caccia rimborsate come attività di rappresentanza.
Ma al momento le poche informazioni non lo consentono e a prevalere è l’imbarazzo
Ci sono i capigruppo di Pd, Sel, Idv, Pensionati e Udc al Pirellone tra i ventinove indagati nell’ambito dell’inchiesta della procura di Milano con al centro l’ipotesi di peculato sui presunti rimborsi sospetti.
Secondo quanto si apprende tra gli indagati figurano Luca Gaffuri (Pd), Chiara Cremonesi (Sel), Stefano Zamponi (Idv), Elisabetta Fatuzzo (Pensionati) e Gianmarco Quadrini (Udc).
Dei 29, sette non hanno ricevuto un invito a comparire, perchè la loro posizione viene ritenuta più leggera vista la scarsa rilevanza delle spese effettuate coi soldi pubblici: per loro si va quindi verso l’archiviazione.
Nell’invito a comparire al consigliere Pd Carlo Spreafico gli vengono contestate le richieste di rimborso seguenti: una Nutella a 2,70 euro, il dvd di un corso d’inglese a 146,80 euro, un aperitivo a 6 euro e la quota associativa all’Ordine dei Giornalisti della Lombardia anno 2008, 101 euro.
E poi 4000 euro per due quadri del pittore lecchese Romano Tojani, una videocamera da 1058 euro, una fotocamera reflex digitale da 953,60 euro, un Blackberry per 399 euro, il dvd di «Hercules» e una tv per 168,90 euro.
Tra le altre spese sospette anche 160 euro dal gommista e acquisti per 126 e 66 euro in cartolibreria.
A Giuseppe Civati viene contestata una somma complessiva di 3145,99 euro negli anni 2008, 2009, 2010, 2011, 2012 per spese – si legge nell’invito a comparire – «estranee all’espletamento del mandato».
Tra queste vengono segnalate molte corse in taxi, qualche posteggio, biglietti ferroviari, francobolli, pernottamenti in hotel.
Tra gli indagati anche Alessandro Alfieri (Pd), Angelo Costanzo (Pd), Chiara Cremonesi (Sel), Enrico Marcora Udc), Carlo Porcari (Pd), Francesco Prina (Pd) e Antonio Viotto (Pd).
I capigruppo regionali dei partiti, favorevoli alla proposta avanzata da Ambrosoli, hanno dichiarato che i candidati consiglieri alle elezioni regionali di Pd e Idv si impegnano a rassegnare le dimissioni, se una volta eletti dovessero essere rinviati a giudizio.
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Gennaio 30th, 2013 Riccardo Fucile
ORA TOCCA AGLI ESPONENTI DELL’OPPPOSIZIONE GIUSTIFICARE SPESE SOSPETTE… GIA’ COINVOLTI 62 ESPONENTI DI PDL E LEGA
Sono in tutto 29 gli avvisi di garanzia che gli uomini della polizia giudiziaria di milano stanno notificando ad altrettanti consiglieri regionali dei partiti di opposizione (Pd, Idv, Sel e Udc) accusati di peculato nell’ambito dell’inchiesta sulle spese fatte con i rimborsi regionali.
Insieme all’avviso di garanzia molti indagati riceveranno anche un invito a comparire, vale a dire l’atto di convocazione in Procura necessario per chiarire la propria posizione davanti ai magistrati.
Nel mirino del pool di inquirenti coordinati dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo ci sono le spese effettuate dai diversi gruppi consiliari nel quadriennio 2008-2012.
Il sospetto della Procura è che molti rimborsi, giustificati come attività politica, riguardassero invece spese personali.
La stessa inchiesta vede ndagati 62 consiglieri dei partiti di maggioranza (Pdl e Lega).
Gli importi contestati sono generalmente più bassi di quelli scoperti nei conti del centrodestra.
Ma se non figurano acquisti del tutto incongrui, come i videogiochi acquistati da Renzo Bossi o i lecca lecca di Pierluigi Toscani, su molte spese la “finalità istituzionale” va quanto meno spiegata.
Ad esempio, i 960 euro spese in cadeau dal Pd nel giorno della festa della Donna.
O i 134 euro per le cialde del caffè e i 250 euro per un pranzo a un sushi bar spesi da Sel.
Oppure, ancora, i 431,20 spesi dall’Idv per il Ficus Robusta e le altre piante comprate per arredare gli uffici del gruppo regionale.
Sel e Idv hanno già reso noto alla stampa le loro spese.
Il Pd le ha pubblicate sul suo sito Internet, alla voce trasparenza.
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Gennaio 26th, 2013 Riccardo Fucile
PIU’ DELLA META’ DEI FONDI DESTINATI RESTANNO INTATTI PER MANCANZA DI PROGETTI PADANI
La buona notizia è che la Lombardia, rispetto alle altre regioni italiane, è una di quelle che ne ha spesi di più.
Ma la cattiva è che, arrivati all’ultimo anno di programmazione dei fondi europei (2007-2013), degli oltre 1,3 miliardi di euro a disposizione ne sono stati spesi, finora, poco meno della metà .
Sarà una corsa contro il tempo riuscire a portare a termine le migliaia di progetti messi in cantiere, anche se per farlo l’Unione Europea mette a disposizione tutto il 2014 e il 2015; ma c’è un’altra sfida che la macchina regionale e la futura nuova amministrazione hanno davanti, e qui i tempi sono davvero strettissimi: entro giugno si dovrà convincere l’Europa a rifinanziare con gli stessi soldi (o magari di più) la programmazione 2014-2020.
Dice a microfoni spenti uno degli alti funzionari della Regione che proprio dei fondi europei si occupa: «I soldi veri, ormai, arrivano solo da Bruxelles»: già , perchè mentre lo Stato tende a tagliare ovunque possa, di spending review in spending review, i finanziamenti europei sono lì, già stanziati, che aspettano solo di essere spesi.
E magari bene.
Sono di due tipi: l’Fse, per prevenire e combattere la disoccupazione e sviluppare risorse umane e integrazione sociale nel mercato del lavoro, e il Fesr, per promuovere la coesione economica e sociale correggendo i principali squilibri regionali nell’Ue.
In Lombardia 798 milioni sono stati stanziati per il primo fondo e 532 per il secondo.
Per il Fse – seguito a livello governativo dai tecnici del ministero del Lavoro – si sono spesi ad oggi 411,6 milioni.
Ha dato una mano l’accordo nazionale nel 2009, quando la crisi cominciò a farsi sentire: parte dei soldi andò a finanziare la cassa integrazione.
Utilizzata, cioè, in stato di emergenza. Per questo motivo, se si scorre la lista dei beneficiari dal 2010 in poi, quasi tutti hanno tra le varie voci, ben nutrita, la «dote ammortizzatori sociali»: i percorsi formativi, di specializzazione e sperimentali hanno così lasciato il posto alle misure di sostegno.
Ma, nonostante questo, un quarto dei quasi 800 milioni deve essere ancora impegnato entro la fine dell’anno.
Del poco più di mezzo miliardo di euro del Fesr, invece, sono state certificate spese per 230 milioni (il 43 per cento) ma ad essere vincolati in progetti approvati dagli uffici regionali ce ne sono 496.
Quasi tutti, insomma.
Le voci del fondo sono cinque: innovazione, energia, mobilità sostenibile, tutela del patrimonio ambientale e assistenza tecnica (questa voce si riferisce agli strumenti affidati alla Regione per rendere operativo il fondo: soldi, cioè, spesi per riuscire a spendere i soldi).
I ritardi maggiori sono proprio sulla mobilità sostenibile, a favore della quale erano stati stanziati 139 milioni: solo il 3,7 per cento della somma (5,15 milioni) è stata pagata. «Tutte le attività previste risultano attivate – spiega un documento del ministero dello Sviluppo economico, che segue i fondi Fesr – anche se è basso il livello di attuazione principalmente a causa di criticità tipiche delle misure infrastrutturali».
Ma perchè è così difficile spendere i soldi che vengono dall’Europa?
I motivi sono principalmente due: primo, «la complessità delle procedure burocratiche necessarie per mettere in piedi i progetti» spiega Luigi Reggi, uno degli economisti più esperti del settore; e poi, anche se sembra un controsenso, l’arrivo della crisi: «Quando si pensarono le linee guida operative le imprese potevano permettersi di investire in innovazione – dice Giorgio Martini, dirigente del ministero dello Sviluppo e responsabile dei programmi comunitari per le Regioni del centronord – ora invece le aziende non ricevono più dalle banche il credito necessario per accedere ai fondi, che finanziano solo una parte delle spese».
Altra nota dolente: chi controllerà l’efficacia della spesa, terminato il ciclo 2007-2013?
«La regione non ha gli strumenti per valutare se gli interventi finanziati serviranno oppure no – evidenzia Fulvia Colombini, esperta della Cgil – insomma non basta spendere, serve saper spendere».
Matteo Pucciarelli
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Gennaio 14th, 2013 Riccardo Fucile
“SE BASTA UNO SHOW TV PER FARLO RIMONTARE, POVERA ITALIA”
Il Pantheon di Gabriele Albertini lo riconosci subito entrando nel suo ufficio di Milano, e ti fa capire perchè tra quest’uomo e Silvio Berlusconi era destino che finisse.
C’è una lettera 22 che gli regalò Montanelli e c’è una bacchetta dono del maestro Muti: presto sarà esposta anche una Bibbia del cardinal Martini.
Poi ci sono le foto appese: lui con Gianni Agnelli, lui con la regina Elisabetta, lui con il Cavaliere ma in bianco e nero e in un angolino.
È domenica pomeriggio e l’ex sindaco di Milano è al lavoro: ultime formalità della raccolta firme per la sua lista alle regionali.
È l’atto che sancisce ufficialmente il suo divorzio da Berlusconi.
Albertini, è il secondo divorzio in pochi giorni, per il Cavaliere… Anche se questo non prevede alimenti.
«Umanamente mi dispiace. Ci conoscemmo nel ’97. Furono Romiti e Confalonieri a portarmi da lui. “Faccia il sindaco di Milano”, mi chiese. Gli risposi di no per quattro volte, anche per iscritto».
Come fece a farle cambiare idea?
«Mi telefonò e mi disse: la sinistra candida un imprenditore e voglio un imprenditore anch’io. Se lei mi dice ancora di no è come se io fossi ferito in un incidente stradale, lei mi passa accanto e non si ferma; sarebbe un’omissione di soccorso».
Com’è stato con lei quando faceva il sindaco? La trattava come un suo dipendente?
«Affatto. Mi ha sempre dato la massima autonomia. E copertura, anche. Una volta nominai un manager e nel partito brontolavano. Lui mi disse: fammelo conoscere, così poi io dico al partito che l’ho scelto io».
Perchè è finito l’amore?
«Lui è cambiato. Mi sembra un personaggio da tragedia greca: a un certo punto si è considerato al di sopra della legge, degli uomini e degli dèi. Berlusconi ha un ego fortissimo che è stato anche la sua fortuna, ma che adesso rischia di diventare il motivo della sua distruzione. Arriva un momento in cui gli dèi puniscono».
Alcuni dicono che il Cavaliere è sempre stato com’è adesso.
«Non è vero. Era sinceramente convinto di poter trasformare il Paese in senso liberale. Poi forse gli attacchi giudiziari e la continua conflittualità l’hanno convinto che aveva ragione Mussolini quando diceva che governare gli italiani non è impossibile ma è inutile. E allora si è messo a pensare prevalentemente ai propri interessi».
Quando l’ha sentito per l’ultima volta?
«Il 28 dicembre. Mi ha telefonato – ed era la seconda volta che lo faceva – per chiedermi di ritirare la candidatura in Regione. In “cambio” mi offriva il posto di capolista al Senato. Aveva accenti, diciamo così, molto intensi. Accorati».
E lei?
«Gli ho risposto per lettera il giorno dopo, con dolore perchè s’interrompeva un’amicizia. Mi spiace, ma l’ultimo Berlusconi mi ricorda il dottor Jekyll e Mister Hide. Era Jekyll il 9 ottobre quando, da Palazzo Grazioli, parlava da statista: faccio un passo indietro, resto nel partito come padre nobile, ci saranno le primarie, il governo tecnico ha salvato l’Italia anche grazie al nostro appoggio, spero che Monti resti premier. Ed era Hide il 27 ottobre quando, da Villa Gernetto, parlava da pifferaio magico demagogo: antitedesco, antieuro… E io mi sono messo da parte perchè non posso più essere connivente».
L’ha visto da Santoro?
«Ho visto la parte finale, quella della gag contro Travaglio. Ha guadagnato punti nei sondaggi? Se davvero, con tutti i problemi che ci sono, gli italiani cambiano idea per una buona performance televisiva, sono molto preoccupato per il Paese».
A proposito di sondaggi. Quello del Corriere di oggi dà il centrodestra in vantaggio in Lombardia.
«E la nostra lista civica quasi all’undici per cento, solo tre punti meno della Lega. Inutile che le faccia presente la differenza tra i mezzi e l’organizzazione della Lega e quelli della nostra, che non ha alcun partito alle spalle. Sa che cosa dimostra questo, fra l’altro? Che Formigoni ha sbagliato a non insistere nell’appoggiarci».
Perchè?
«Perchè se una modesta persona come me, che non è neanche più sindaco e da ben sei anni, ha quasi gli stessi voti della Lega, vuol dire che il Pdl poteva abbandonare Maroni al suo destino. Formigoni aveva avuto una buona idea. Peccato l’abbia accantonata».
Non ha avuto coraggio?
«In parte è quello. E poi forse ci sono altre ragioni ma non le dichiaro».
Oggi Formigoni l’ha bacchettata sulle dita: «Albertini cerca un posto sicuro», ha detto.
«Formigoni stia attento perchè io non voglio far del male a nessuno, purchè non se ne faccia a me».
Non gli replica sul punto della seggiola sicura?
«No. Ma se continua mi tolgo i guanti».
Gli riconosce almeno di essere stato un buon governatore?
«La sua amministrazione è stata appannata dagli scandali nel finale di partita, ma ha ottenuto traguardi importanti. Lo dimostrano i servizi ai cittadini e i conti in attivo, soprattutto nella sanità ».
E allora perchè non rivotare la maggioranza uscente, Pdl-Lega?
«Perchè il Pdl non è più quello di prima. È ostaggio della Lega. Non ho nulla di personale contro Maroni, ma le sue proposte sono pericolose per il Paese: secessione fiscale, uscita dall’euro, macroregioni ben diverse da quelle ipotizzate da Miglio…»
Chi vincerà le regionali?
«Penso Ambrosoli».
E se vincesse lei?
«Darei ad Ambrosoli un posto nella mia giunta. Ma la compagine che lo sostiene è da paura».
Al Senato in Lombardia come finisce?
«Lì invece il premio di maggioranza lo prendono Pdl e Lega».
Michele Brambilla
(da “La Stampa“)
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