Gennaio 4th, 2013 Riccardo Fucile
UDC, FLI (CON I PROPRI SIMBOLI) E “SCELTA CIVICA CON MONTI” ALLA CAMERA… LISTA UNITARIA AL SENATO…I CRITERI DI CANDIDABILITA’ SARANNO MOLTO SEVERI
Mario Monti, con un gesto agile e 45 minuti di ritardo rispetto all’orario fissato (le 18), toglie il drappo di broccato rosso che nasconde il simbolo con il nome della lista nata dalla galassia di forze politiche e civiche che lo sostengono.
Alla presenza di un centinaio di giornalisti accreditati e decine di troupe televisive assiepate nel romano hotel Plaza, luogo simbolo dei socialisti craxiani, ecco infine svelato l’arcano.
Si chiama “Scelta civica con Monti per l’Italia” il simbolo scelto dal Professore per gareggiare alle prossime elezioni politiche.
Graficamente essenziale: sfondo bianco, nastro tricolore e scritta in stampatello. Il logo è stato ideato dalla stessa agenzia pugliese, la Proforma, che cura la comunicazione di Nichi Vendola.
La lista al Senato sarà unica e non avrà la scritta “scelta civica” ma solo “con Monti per l’Italia”, mentre alla Camera ce ne saranno tre in coalizione fra loro.
Una, composta da esponenti della società civile, che non includerà parlamentari, con il logo di Monti nella sua dicitura completa.
Le altre due rispettivamente di Fli, con il nome Fini, e Udc, con il nome Casini.
Le liste centriste di Casini e Fini dovranno dunque correre senza il simbolo di Monti in calce sulla scheda.
Monti, che al Plaza si presenta da solo senza l’accompagnamento degli altri leader centristi, chiarisce poi che nei prossimi giorni saranno comunicati i criteri di candidabilità a cui saranno tenuti coloro che vorranno candidarsi nelle sue liste, criteri che “saranno più esigenti rispetto alla normativa attuale”.
Il premier uscente sottolinea che i criteri saranno riferiti a “condanne e processi in corso, conflitti di interesse, antimafia, limiti legati all’attività parlamentare pregressa con massimo due deroghe per ciascuna lista”.
La conferenza stampa si chiude dopo appena dieci minuti, senza che il Professore dia la possibilità ai giornalisti di porre domande.
Ma un tweet sul profilo del premier annuncia che domani alle 11 Monti risponderà “live” via Twitter alle domande.
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Gennaio 3rd, 2013 Riccardo Fucile
“STA PORTANDO IL PDL SU POSIZIONI SETTARIE”
Dallo studio di Uno Mattina Mario Monti sottolinea che “ci sono molte posizioni nel Pdl che hanno impedito riforme per iniettare più concorrenza nei mercati delle libere professioni. Per esempio, dal punto di vista economico generale, penso all’onorevole Brunetta”.
Ed all’ex ministro della Pa, Monti si riferisce osservando che “sta portando, con l’autorevolezza di un professore di una certa statura – sottolinea – accademica, il Pdl su posizioni piuttosto estreme e, se posso permettermi di dire, settarie” .
Sono ormai note le quotidiane prese di posizione dell’ex ministro Brunetta contro il governo Monti.
Oggi il premier, con il suo humor britannico, gli ha riservato una risposta.
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Gennaio 3rd, 2013 Riccardo Fucile
SI INIZIA CON TESTIMONI, SI DIVENTA ARTEFICI, SI PUO’ ARRIVARE A DIVENTARE ALFIERI E PORTABANDIERA: QUESTA LA TRAFILA PER DIVENTARE “PALADINO” DI MONTI
Neanche Grillo ha fatto mai qualcosa del genere!”.
Nel quartier generale della lista civica per Mario Monti, l’euforia è alle stelle.
Dicono che in due giorni 12mila persone hanno cliccato su peragendamonti.it, che ci sono già 200 proposte, 300 commenti e 600 voti.
E la campagna elettorale su Internet è appena cominciata.
A Grillo non è venuto in mente, a Berlusconi invece sì. Ma i suoi ‘promotori della libertà ‘, il salto di carriera potevano farlo solo a campagna elettorale finita.
Qui invece la corsa parte da lontano.
Si inizia come “Testimoni“, si diventa “Artefici“, si può arrivare a diventare “Alfieri” e perfino “Portabandiera“.
È questa la trafila per diventare paladino della “montietà ”: da uomo senza bocca e con le mani legate “stufo di stare a guardare” fino alla salita in politica: “Libera le tue energie”.
Funziona così.
Chi vuole contribuire alla nascita della ‘Terza Repubblica’ si iscrive al sito: nome, cognome, e-mail.
Basta questo per diventare un “Testimone”, che potrà votare e commentare le proposte altrui.
L’obiettivo però è partecipare o, come dicono loro, “metterci le mani e la testa”.
Si fa in fretta: alla prima proposta si è già “Artefice”.
Se poi quella proposta la leggono in 200 e viene votata da 50, l’insegna cambia: “Alfiere”.
Giusto per impratichirsi con le questioni future, anche fondare un gruppo e trovare 20 persone vale lo stesso titolo. Come alla Camera.
Tanti piccoli capigruppo crescono: gli “Alfieri” hanno già il potere di “organizzare eventi e incontri sul territorio”. Per adesso, a spese loro.
Ma quelli sono solo incontri informali. Gli eventi ufficiali possono intestarseli solo i “Portabandiera”.
E per diventarlo, bisogna che la propria proposta venga letta da almeno 500 persone e votata da 251. Se si fonda un gruppo servono 100 adesioni. Se si fa un incontro devo partecipare almeno in 200.
Dietro la campagna ci sono Stefano Ceci, Andrea Romano e Carlo Toscan, tutti e tre della montezemoliana Italia Futura.
Hanno registrato tutte le declinazioni possibili dell’agenda del professore (a parte il più semplice agendamonti.it, che si è aggiudicato Aldo Torchiaro, portavoce di Oscar Giannino e di “Fermare il declino”).
E mentre il sito ufficiale del premier (www.agenda-monti.it  by Betty Olivi) funziona come vetrina, piuttosto scarna, dei discorsi di super Mario, qui l’interazione è al primo punto.
Via Twitter Monti ha avvertito i giornalisti della conferenza stampa in cui ha annunciato la candidatura. Con questo nuovo sito comincia ad assemblare la rete che potrebbe riportarlo a palazzo Chigi.
Prima però, i paladini della montietà devono vedersela con la raccolta firme per presentare liste alla Camera.
Ne servono solo 30mila ma il tempo è pochissimo. Per questo su puoicontarci.org sono partite le “pre-firme”: si dà la propria disponibilità a firmare e poi si viene avvertiti su dov’è il banchetto più vicino.
Monti nel frattempo si allena a a fare il candidato.
Stamattina è ospite di Radio anch’io, ieri invece ha diffuso i dati dell’analisi di un anno di governo: dallo spread ai tagli ai costi della politica, tutto quello che i tecnici hanno fatto o avrebbero voluto fare se non ci fosse stata la politica a mettersi di traverso.
Ma ormai il muro è saltato.
E Monti è nel mirino come gli altri. “Ha trasformato l’ufficio stampa di palazzo Chigi nell’ufficio propaganda della sua campagna elettorale”, lo accusa la Pdl Annamaria Bernini.
Paola Zanca
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 2nd, 2013 Riccardo Fucile
TRICOLORE STILIZZATO NEL LOGO… IL PROFESSORE SI E’ RIVOLTO ALL’AGENZIA DI CREATIVI PUGLIESI CHE HA LAVORATO PER VENDOLA
Il colore è il bianco. Il nome della lista è «Con MONTI per l’Italia», dove il leader
della coalizione spicca in caratteri maiuscoli.
E, a caratterizzare il logo, c’è il tricolore, che incornicia il simbolo sotto forma di bandiera stilizzata.
Il logo per il listone del Senato – che sarà riprodotto in piccolo nei simboli delle liste alla Camera – è pronto. Aspetta solo il definitivo via libera di Mario Monti, al quale i bozzetti sono stati consegnati poche ore prima del brindisi di fine anno, lunedì.
Il premier doveva sciogliere la riserva ieri pomeriggio, ma poi ha deciso di prendersi qualche ora di riflessione in più.
Ma il tempo stringe e oggi stesso Monti dovrebbe presentare nome e logo.
Scartata la proposta di Italia Futura, con le stelle dell’Europa e la scritta «Agenda Monti», sul tavolo del premier resta il simbolo realizzato da una nota agenzia di giovani creativi pugliesi, gli stessi che hanno ideato altre campagne vincenti (e controcorrente) di leader di sinistra, da Michele Emiliano a Nichi Vendola.
Sulle prime i pubblicitari avevano progettato un logo molto più «frizzante», ma il Professore, com’è nel suo stile, ha optato per un messaggio graficamente più sobrio che esprime rigore, affidabilità e senso dello Stato.
Ogni riferimento all’agenda è sparito e così la parola «presidente», che sembrava dover accompagnare il nome di Monti.
Lo staff del Professore medita di renderlo pubblico oggi stesso, per poi stamparlo e avviare immediatamente la raccolta delle firme per la presentazione delle liste.
L’ipotesi più probabile è che lo schieramento montiano si presenti a Montecitorio con una formazione a tre punte: la lista della società civile che fa capo, tra gli altri, a Montezemolo e Riccardi, quella dell’Udc e quella di Fli.
Su quest’ultima però la riflessione è ancora aperta, perchè nell’entourage di Monti il partito di Fini è visto come uno scoglio.
Il presidente ha ancora qualche dubbio sull’assetto da dare all’alleanza.
Monti ha infatti preso in considerazione l’ipotesi di presentare alla Camera addirittura cinque liste, così da moltiplicare le forze sul territorio.
L’ipotesi allo studio è di affiancare alle sigle fondatrici una lista di ex pdl e un’altra di ex pd, alla quale stanno lavorando quei parlamentari cattolici che hanno lasciato Bersani al seguito di Lucio D’Ubaldo: il senatore ha depositato il simbolo «Democratici popolari con Monti», però con buona dose di realismo ammette che «in dieci giorni fare 27 liste per le 27 circoscrizioni sarebbe complicato».
Diversi ministri hanno fatto sapere di essere pronti a candidarsi, da Mario Catania a Giulio Terzi di Sant’Agata. Altri invece sono in ritirata.
Il premier ha chiamato per gli auguri Corrado Passera e ha provato a convincerlo a tornare in corsa al suo fianco. Ma il ministro dello Sviluppo ha tenuto il punto, convinto com’è che la coalizione di Monti debba presentarsi alla Camera in formazione unitaria.
(da “il Corriere della Sera“)
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Gennaio 2nd, 2013 Riccardo Fucile
A SINISTRA TROPPI CONSERVATORI, IO STO DALLA PARTE DELLE RIFORME
“Vendola e Fassina? Conservatori”. “Bersani? Io sto dalla parte delle riforme”. “Una commissione d’inchiesta sul governo? Stravagante”.
Giusto il tempo del brindisi di capodanno, forse nemmeno quello, e la campagna torna, con il primo vero attacco di Mario Monti da leader di una coalizione candidata alle elezioni.
E’ il premier dimissionario la vera incognita dei prossimi giorni. Anche se il professore non sembra sentirsi a disagio nel ring politico. Dopo l’autoanalisi del governo — “tagliare un punto di tasse” — il presidente del Consiglio stamattina è tornato a parlare, ospite di Radio Anch’io su Radio Uno.
”D’ora in poi — ha detto Monti — l’obiettivo sarà la crescita. Bisognerebbe coalizzare chi è per le riforme e non per la conservazione”, dice l’ex premier ricordando che per alcune leggi, come quella sulla legge elettorale, “serviranno maggioranza larghe”. “Ora la distinzione fondamentale — ha aggiunto tirando una stoccata alla coalizione di Bersani — è tra chi vuole cambiare il Paese e chi a sinistra, mi riferisco a Vendola e a Fassina, e a destra, si oppone a questo cambiamento”.
Quale cambiamento? Per il presidente del Consiglio, l’obiettivo è quello di ”ridurre la tassazione sul lavoro e parallelamente la spesa pubblica.
Servono — dice — alleggerimenti di situazioni per le famiglie, soprattutto quelle numerose, un sistema sanitario che funzioni ancora meglio e a costi minori e ci stiamo lavorando, e un sistema fiscale che consenta una redistribuzione del reddito dai più ricchi ai più poveri. Per questo il sistema fiscale deve funzionare”.
Quanto alla politica, per Monti “ora occorre togliere certi privilegi alla cosiddetta casta”, il problema è che “i partiti della strana maggioranza hanno guardato alla propria tutela e alla propria protezione. C’è da parte dei cittadini una sete di sangue contro la politica, qualunque taglio non sarebbe sufficiente”, ha sostenuto il Professore, “ma c’è ancora molto da fare”.
Monti è tornato anche a parlare dello scenario che lo voleva futuro presidente della Repubblica. ”Non è mai stato un mio obiettivo — ha detto — ricordando che sono stati gli osservatori a parlare di una sua candidatura al Colle. Ora, poi, l’”obiettivo è meno probabile”.
Il presidente del Consiglio ha poi replicato alle parole del segretario del Partito democratico, che due giorni fa lo aveva invitato a schierarsi: “A Bersani dico che io sto per le riforme che rendano l’Italia più competitiva e creino più posti di lavoro; ma è difficile ragionare su dove uno sta. Io scendo in campo non schierandomi pro o contro singoli partiti ma fortemente per difendere determinate idee”.
Ironia, invece, per replicare a Silvio Berlusconi, che pochi giorni fa aveva annunciato una commissione di inchiesta sulla caduta del suo governo: ”La trovo un’idea stravagante, tardiva, interessante. Ben venga…”, ha detto il premier.
Quanto all’accusa di non avere dedicato spazio ai temi etici nella sua agenda, il premier ha ammesso: ”Per ora non saranno al centro del programma” di un eventuale nuovo governo.
”Il nostro — ha detto — è un movimento di cattolici e laici con sensibilità diverse e che dà un valore centrale alla persona. Per costruire una coalizione larga i temi a valenza etica, pur essendo più importanti che creare lavoro, fanno meno parte dell’urgenza. Ora bisogna lasciare più spazio alle coscienze individuali e al Parlamento. Per ora, ferma restando vigorosissima tutela persona e vita, i temi etici non saranno al centro del programma”.
“In generale — ha detto l’ex rettore della Bocconi — Berlusconi ha usato contro di me armi improprie, come i valori della famiglia. La cosa si commenta da sè. Berlusconi mi confonde sul piano logico e mi confonde a tratti sul piano dell’eccessivo elogio. In altri momenti, forse allora ero un leaderone e non un leaderino, mi ha offerto di prendere la guida del fronte dei moderati. Poi — ha aggiunto — ha detto che il governo ha fatto solo disastri, poi che ha fatto tutto il possibile. Spero gli elettori siamo meno confusi di me”.
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Gennaio 2nd, 2013 Riccardo Fucile
PRONTO IL SIMBOLO “CON MONTI PER L’ITALIA”, IL BRAND SARA’ PRESENTE ANCHE NEI SIMBOLI DI UDC E FLI
«Con Monti per l’Italia». Il premier si rigira a lungo tra le mani il bozzetto con il simbolo della lista unica che dovrà condurre la battaglia elettorale al Senato.
Sarà il simbolo del movimento.
Pomeriggio di festa, studio della casa milanese di Mario Monti.
Gli sherpa di Udc, Fli, Italia Futura e altri uomini vicini al Professore che fino al 31 hanno lavorato a nome e simbolo, gli recapitano entro l’1 il risultato di vertici e analisi di mercato.
L’ipotesi di logo che sembra prevalere vede campeggiare la scritta in alto su un tricolore stilizzato.
Se il premier darà il suo ok definitivo, il brand campeggerà in piccolo anche nella parte inferiore dei simboli di Udc e Fli alla Camera (ma la presentazione della squadra finiana è ancora incerta).
E poi, sotto il simbolo della lista più direttamente “montiana” (e di Montezemolo) per Montecitorio, che richiama nel titolo il concetto – caro a entrambi – di “Lista civica”.
Quel che è certo è che da oggi il premier si getta a capofitto nella campagna mediatica, prima della tagliola della par condicio.
Questa mattina sarà ospite di “Radio Anch’io”, ben avviate le trattative per un intervento domani a “Uno Mattina”, dove ha fatto la sua comparsa nei giorni scorsi Berlusconi.
Ecco, agli attacchi ormai frontali e quotidiani del Cavaliere, raccontano i collaboratori più fidati, Monti non replicherà se non indirettamente.
Sorride e scrolla le spalle, raccontano, alla minaccia della commissione d’inchiesta. Ma la presa di distanza dalla parte politica che ha decretato la fine anticipata del suo governo sarà marcata. In radio e tv il Professore sponsorizzerà il suo «manifesto» politico in sette punti pubblicato sul web a capodanno.
Inviterà a «superare i due blocchi della conservazione».
Ribadirà l’intenzione di andare «oltre» la destra e la sinistra (intesa come radicale e dunque vendoliana). Ma alzerà pure il tiro contro un centrodestra che lo ha messo nel mirino.
Il movimento, sta scritto anche nel documento in sette punti, nasce soprattutto «in contrapposizione alle forze conservatrici, prone a interessi particolari, a protezioni corporative, addirittura anti-europeiste».
Con un richiamo solo in parte implicito al Pdl berlusconiano. Il Professore punterà però soprattutto la campagna in chiave propositiva, spiegando di non aver potuto realizzare il suo programma per l’emergenza “baratro” affrontata nei 13 mesi e perchè vincolato dai tre partiti della strana maggioranza.
Chiede voti e mani libere, adesso.
Ma come scrive il Financial Times, «la nascita della coalizione Monti si sta rivelando un passaggio difficile».
Il “tagliatore di teste” Enrico Bondi non ha ancora completato il lavoro sulle candidature, che si registrano già frizioni con l’Udc di Casini.
La “black list” è in cantiere ma comprende parecchi nomi centristi, alla luce dei due criteri (meno di 15 anni di legislatura e fedina penale pulita). Il premier avrebbe individuato a sua volta una scala di priorità nella selezione: primo, assenza di carichi pendenti; secondo, assenza di conflitti di interesse; solo terzo, gli anni in Parlamento. Ci saranno delle deroghe per i leader, ma per pochissimi altri casi, ha già fatto sapere Monti.
Di certo per Fini e Casini (possibile capolista al Senato nelle regioni del Sud), ma le legislature inchiodano gli udc Delfino, Volontè, Buttiglione, Lusetti, Tassone.
Il nome di Adornato sarebbe cerchiato per la storia dei finanziamenti al quotidiano Liberal (già oggetto di accertamenti da parte della Gdf), quello di Cesa per il reato prescritto.
E poi quelli di Gabriella Carlucci e Patrizia Binetti per altre ragioni, provenienza politica e anagrafica. In via Due macelli, sede Udc, sono pronti a dare battaglia e chiedono più chiarezza sui criteri.
«Ma se vogliono il bollino Monti sotto il loro simbolo – ragiona chi a quel timbro sta lavorando – dovranno accettare le regole».
E Casini all’Avvenire dice: «Per cambiare il Paese serve ancora il Professore al timone. Bersani premier? Solo se avrà la maggioranza a Camera e Senato».
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)
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Dicembre 31st, 2012 Riccardo Fucile
“SIAMO UN MOVIMENTO CIVICO, APERTO ALLA SOCIETA’ CIVILE, NON UN PARTITO, EQUIDISTANTI DALLE CONCEZIONI SUPERATE DI DESTRA E SINISTRA”… “MODERATI SOLO NEI TONI, MA RIFORMISTI ED EUROPEISTI NEI FATTI”
“Un movimento civico, popolare, responsabile è la nostra proposta per cambiare l’Italia e
riformare l’Europa”. Mario Monti annuncia su Twitter il programma di governo della sua coalizione e lo presenta in un nuovo articolo pubblicato oggi sul sito internet inaugurato per il lancio dell’agenda Monti lo scorso 23 dicembre (www.agenda-monti.it).
Nell’articolo viene chiarita meglio la natura della formazione politica che si presenterà alle prossime elezioni sotto la sua guida.
Monti specifica che si tratterà di un movimento aperto alla società civile, non di un partito, e sottolinea la volontà di mantenersi equidistante sia dalla destra che dalla sinistra “tradizionali”.
Un soggetto nuovo, di segno marcatamente europeista, che non vuole però rappresentare un “nuovo centro”.
La definizione di “moderati”, infatti, si può applicare ai toni ma non ai programmi, improntati a un incisivo riformismo.
“Le elezioni parlamentari del 2013 – si legge nell’articolo – decideranno se l’Italia continuerà ad essere una grande nazione al centro della politica europea e internazionale, o se invece il nostro paese scivolerà verso uno scenario di marginalità e isolamento sulla spinta dei populismi di destra e di sinistra. Per questo abbiamo deciso di offrire alle italiane e agli italiani la possibilità di dare il proprio voto ad una formazione politica diversa da quelle che hanno animato il ventennio della seconda repubblica, i cui risultati sono oggi di fronte agli occhi di tutti. Un movimento che nasca dall’unione tra l’associazionismo civico, che testimonia della vitalità della società civile, e la politica più responsabile”.
Monti specifica che “non intende collocarsi al centro tra una destra e una sinistra ormai superate, bensì costituirsi come elemento di spinta per la trasformazione dell’Italia, in contrapposizione alle forze conservatrici, prone ad interessi particolari, a protezioni corporative o addirittura dichiaratamente anti-europeiste”.
E aggiunge che la definizione di “moderati” può adattarsi ai toni ma non ai programmi.
“Questa nuova forza politica sarà certamente moderata nei toni; ma non nel programma perseguito, che si caratterizza invece per l’incisività delle riforme che intende realizzare”.
La pacatezza dei toni implica, inoltre, “il rifiuto di qualsiasi faziosità “.
Sottolinea, poi, il carattere laico e pluralista del movimento, quasi a voler prendere le distanze dal recente endorsement del Vaticano: “La nuova formazione politica – si legge ancora nell’articolo – unisce intorno a un programma impegnativo per la crescita del Paese persone di buona volontà , credenti e non credenti, impegnate ciascuna con la propria cultura e competenza specifica a far maturare un più alto livello di etica pubblica condivisa. Laddove, su singole questioni di rilievo etico, si determinassero diversità di valutazione, ci si impegnerà a cercare insieme la soluzione più coerente con i valori della Costituzione, nella comune promozione della dignità della persona, ferma restando la libertà di coscienza”.
Quanto ai rapporti con le altre forze politiche, l’obiettivo del Professore è di cercare “la convergenza con le forze politiche che adottino una linea d’azione compatibile con la nostra strategia europea, anche allo scopo di fare argine al populismo antieuropeo che sta crescendo in Italia in modo preoccupante”.
I candidati, infine, dovranno essere figure competenti e responsabili ma radicati nel territorio ed espressione della società civile.
Banditi i conflitti di interesse, “che rappresentano la minaccia più grande per ogni società liberale”.
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Dicembre 30th, 2012 Riccardo Fucile
TRA ANSIE E PATTI DELLA MOZZARELLA, SPERANDO DI SUPERARE IL VAGLIO DI BONDI
Via dei Prefetti, angolo via Metastasio. Un ristorante specializzato in succulenti menù
a base di mozzarella.
Una tavolata di politici che, un tempo, furono di strettissima osservanza berlusconiana.
C’è Isabella Bertolini, una forzista della prim’ora, all’epoca davvero una dura e pura, e poi ci sono Gaetano Pecorella e Roberto Tortoli, Alfredo Mantovano e Giorgio Stracquadanio (se si esclude Mantovano, sono tutti componenti di «Italia libera»: il movimento che dieci ex pidiellini hanno costituito nel gruppo misto alla Camera)
Si stanno scambiando gli auguri per il nuovo anno? No.
Stracquadanio fa un po’ il vago. «Ci sarebbe ancora un po’ di burrata?».
Ma poi le facce e il tono della voce basso (siamo a due passi da Montecitorio, e non puoi mai sapere chi è seduto nel tavolo dietro al tuo) sono piuttosto eloquenti.
«Okay, va bene: stiamo ragionando, riflettendo, ipotizzando su cosa sia più opportuno fare nei prossimi giorni», ammette alla fine Stracquadanio (che mollò Berlusconi già a luglio, esausto e deluso, lui che pure l’aveva difeso sempre, persino nei giorni cupi dei bunga bunga).
Può essere più preciso?
«Allora: noi siamo usciti dal Pdl sperando in una rifondazione del centrodestra e, a questo punto, siamo tutti con Monti e con la sua Agenda. L’abbiamo spiegato in un comunicato e scritto nel blog che abbiamo sull’ Huffington Post . Ora però c’è il problema delle liste».
Prosegua.
«Monti stesso sostiene che per lui la lista unica anche alla Camera sarebbe la soluzione più efficace. Solo che Casini vuole andare per conto suo, e al massimo, come sappiamo, può accorparsi con Fini… poi c’è la lista di Montezemolo…».
Insomma voi rischiate di restare fuori dai giochi.
«No, guardi: che noi si resti tagliati fuori è escluso. Primo: perchè dopo le elezioni il Pdl tirerà le cuoia definitivamente, e quindi uno spazio politico da ricostruire non solo c’è, ma ci sarà anche dopo a maggior ragione. Secondo, perchè magari possiamo dar vita noi stessi a una lista di sostegno a Monti…».
Non fosse che suona male, si potrebbe titolare dicendo che stanno stringendo «il patto della mozzarella» (o della burrata).
Il gruppetto spiega che il loro pontiere tra i montiani è Mario Mauro, e che ai dieci di «Italia libera» è opportuno aggiungere oltre a Mantovano, che è già qui attovagliato (cit. Dagospia ), anche altri ex pidiellini, a cominciare da Frattini e Cazzola, «con i quali ci teniamo in contatto strettissimo».
La Bertolini ci mette un filo di polemica.
«No, ecco… vorrei solo dire che non siamo dei poveri profughi, come qualche giornale della famiglia Berlusconi tende a definirci… siamo invece gente che fa politica sul territorio da vent’anni e non ci spaventa il rischio di non essere rieletti: perchè a noi interessa ricostruire il centrodestra e aiutare Monti. E per questo siamo pronti a metterci la faccia. Sia con una lista nostra, sia in un listone unico alla Camera, che sarebbe la soluzione più strategica».
Quest’idea di un listone alla Camera continua a piacere proprio tanto tra quelli che, vedendo arrivare la carrozza di Monti, e non in familiarità con i tre cocchieri (Casini, Montezemolo e Fini) temono di non riuscire a salir su.
Piace, per dire, anche a quattro che, pur di farsi trovare pronti al passaggio della carrozza, non hanno esitato a lasciare il Pd.
Sono: Lucio D’Ubaldo, Benedetto Adragna, Giampaolo Fogliardi e Flavio Pertoldi (avrebbero persino registrato un logo: «Popolari democratici»).
D’Ubaldo (viene dalla Margherita) ha quel modo pratico di ragionare che lascia nella melassa dialettica molti suoi colleghi.«Sa cosa farei io se fossi Monti?».
Cosa farebbe?
«Io conterei le liste che, intorno a lui, si stanno formando. Allora: ci siamo noi, perchè è chiaro che noi una lista siamo pronti a farla. Poi c’è quella di Casini, quindi c’è quella di Fini, posto che Fini non pensi di accorparsi con Casini… poi ancora c’è Montezemolo… A quante liste siamo?».
A quattro: ma ha dimenticato la lista che sono pronti a varare pure gli ex pdl, come Bertolini e Stracquadanio
«Eh… Insomma: se Monti si mette a contare, io credo che finirà anche con il ragionare sul rischio pratico, concreto, che una eccessiva frammentazione può comportare».
Quindi lei pensa che…
«Guardi, io e Adragna l’abbiamo spiegato con chiarezza in un articolo pubblicato dal Foglio : Monti cita De Gasperi, no? Ebbene, al pari di De Gasperi egli ha la responsabilità di chiamare a raccolta uomini e donne di questo Paese che intendono concorrere alla ricostruzione di un’Italia civile e moderna…».
Le parole sono queste, in un miscuglio diffuso (tra ex pdl ed ex pd) di ansia, speranza e timore. I bacilli che alimentano il terribile virus dell’incertezza.
Nelle ultime ore, il virus si sarebbe diffuso anche nel corpo molle (ed elettoralmente debole) di Fli.
C’è infatti questa voce che Fini, volentieri, andrebbe in lista con l’Udc (chiedendo di portarsi solo quattro, cinque dei suoi).
Italo Bocchino, lei è sicuro di esserci? Teme che…
«Io non temo proprio niente!».
Fabrizio Roncone
(da “il Corriere della Sera”)
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Dicembre 29th, 2012 Riccardo Fucile
FA FOTO CON IL CELLULARE, ALLOGGIA IN UNA PENSIONE A TRE STELLE, GIOCA COI NIPOTINI E NON RISPONDE ALLE INGIURIE DEL CAVALIERE
Il presidente del Consiglio Mario Monti è tornato a Venezia per trascorrere gli ultimi giorni del 2012 assieme alla famiglia.
Ha preso alloggio alla pensione Accademia, un albergo a tre stelle vicino alle Gallerie e al ponte dell’Accademia.
Verso le 11.45 è uscito dall’hotel ed è andato in piazza San Marco dove si è fermato davanti al campanile, poi ha raggiunto il vicino museo Correr dove è aperta una mostra sul pittore Francesco Guardi.
In piazza si muove sempre tenendo la mano al nipotino e scattando foto del campanile, della basilica e delle Procuratie con il cellulare, come un normale turista. «Il 2013? Speriamo che sia stupendo come questa giornata veneziana L’Italia? Credo che migliorerà se tutti lavoriamo». Queste le sole dichiarazioni strappate ai cronisti in pizza San Marco.
Durante la visita alla mostra la signora Elsa ha «fatto la nonna» coi nipotini in piazza San Marco. Poi la famiglia ha pranzato all’Hostaria da Franz, nel sestiere di Castello, vicino all’Arsenale e a cinque minuti da San Marco.
Si tratta di un ristorantino che propone prevalentemente pesce, già frequentato dai grandi attori di Hollywood quando arrivano a Venezia. Vi hanno pranzato Brad Pitt e Angelina Jolie, Zac Efron, Nicholas Cage e, per restare in Italia, Riccardo Scamarcio e Valeria Golino.
Monti dopo pranzo non ha replicato ai nuovi attacchi arrivati dall’ex premier Silvio Berlusconi: «Ho parlato anche troppo» si è limitato a dire.
Il premier, sollecitato dai cronisti, ha anche commentato la sua vacanza nella città lagunare: «una vacanza low cost ma high quality» ha detto. Il senatore in serata parteciperà a una celebrazione eucaristica.
L’albergo dove alloggia il professore non è certo uno tra gli alberghi più lussuosi e conosciuti di Venezia. Si chiama pensione Accademia, è un piccolo albergo di charme ristrutturato recentemente.
Discreto, è molto amato dai turisti inglesi.
Dall’albergo il senatore si è mosso in taxi scortato da 15 agenti di polizia.
Monti era arrivato a Venezia giovedì assieme alla moglie, ai figli e al nipote.
Si era concesso una passeggiata in città prima di lasciare i famigliari e tornare a Roma per l’incontro con le forze politiche stanno appoggiando l’Agenda Monti.
Dopo la conferenza stampa dal Senato, il senatore è rientrato a Venezia, dove dovrebbe rimanere per tre giorni. In mattinata il sindaco Orsoni aveva fatto arrivare alla signora Elsa Antonioli, moglie del premier, un mazzo di fiori.
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